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13 febbraio 2026

UN RECORD DI SESSANTASEI ANNI

Sesto giorno di olimpiade invernale e scricchiola il record di Edoardo Mangiarotti delle 13 medaglie vinte in sole quattro olimpiadi, dislocate in un quarto di secolo e con una guerra mondiale nel mezzo. Oggi infatti, 12 febbraio 2026 a Milano-Cortina, Arianna Fontana ha eguagliato il grande campione della scherma italiano con tredici medaglie vinte alle olimpiadi, riuscendo nell’impresa in “solo” sei olimpiadi e dopo “soli” settantasei anni!

Questa impresa di Arianna Fontana è grandiosa, non c’è alcun dubbio e siccome siamo in attesa di altre gare che la riguardano e speriamo di altri podi, è probabile che il record del più grande schermitore di tutti i tempi, durato tre quarti si secolo, crollerà e forse, anzi ci auguriamo, che Arianna lo conserverà per molto tempo.

Una quasi identica tenuta lo ebbe il record del livornese Nedo Nadi, il quale conservava il primato di cinque medaglie d’oro in una sola olimpiade vinte nel 1920 ad Amsterdam. Questo risultato crollò a Monaco nel 1972, per mano, o se vogliamo bracciata, del nuotatore americano di origine ebraica Mark Spitz. Un muro che durava “solo” da mezzo secolo, cinquantadue anni per la precisione, che poi venne ampiamente superato nel terzo millennio da Michael Phelps, sempre nel nuoto, sempre americano.

Due italiani, due schermitori, eppure qualcuno ancora oggi mi dice che “ci vorrebbe un Sinner che sia in grado di appassionare i ragazzi per farli venire in palestra di scherma”, mentre io, quando vedo le statistiche del nostro sport, mi chiedo cosa non si debba ancora dire, per avere le palestre più piene.

Arianna Fontana spero sia destinata a diventare la più grande atleta di tutti i tempi, in quanto potrebbe raggiungere la ginnasta Larysa Latynina che detiene il primato di diciotto medaglie olimpiche, come la sciatrice norvegese Marit Biøjorgen tenendo conto che le ventotto di Phelps sono ancora molto lontane.

Forza azzurri!

Fabrizio Orsini

 

07 febbraio 2026

Un inizio magnifico – Milano Cortina 2026

L’inizio della Olimpiade Milano-cortinese, è stata un magnifico successo tanto da far scolorire la grandeur francese, grazie a una organizzazione ben più umile, e dimessa, ma di grande effetto e Marco Balich è infatti una garanzia di successo. Se solo Macron gli avesse fatto una telefonata due anni fa, la cerimonia di apertura dei Giochi parigini, non sarebbe finita in una grottesca e indigesta sceneggiata, specie per i presenti, i quali sotto la pioggia preferirono la fuga, alla presenza.

Scenografie, musiche, costumi, coreografie, canti e recitazioni, hanno saputo creare una narrazione così efficace che verrebbe voglia di farne un’altra, magari a Roma nel 2040, alla faccia della Raggi volle cancellare co’ du’ schizzi de penna, quella del 2032.

Il rischio era quello di vedere una mediocre imitazione, se non addirittura replica della cerimonia di Torino 2006, con Pavarotti, Bolle, e la Ferrari che sgommava, invece, sebbene alcuni temi sono stati comuni in modo inevitabile, la loro declinazione è stata originale e non ripetitiva. Gli ospiti, Mariah Carey, Lang Lang, non sono stati predominanti rispetto a Cecilia Bartoli e Andrea Bocelli, come invece furono Lady Gaga e Celine Dion a Parigi. Ognuno ha partecipato come comprimari adorabili dimostrando che si possa essere culturalmente inclusivi, senza strafare, ottenendo una perfetta armonia fra le parti, o meglio le sequenze, al punto che la frase dello stilista Valentino “l’eleganza è equilibrio fra proporzioni, emozione e sorpresa”, sembra essere stato il mantra di chi ha concepito tutto lo spettacolo.

Infatti proprio di equilibrio si tratta, poiché quella semplicità che ha visto sfilare la Fiaccola per tutta Italia, è la stessa che ha spolverato il tram per portare gente comune, artisti, bambini e il Presidente della repubblica, seppur guidato dal sempre simpatico Valentino Rossi. Una narrazione così semplice che ha ricordato, anche se da lontano, il neorealismo semplice di Zavattini e De Sica.

I monumenti milanesi visti con nonchalance, e non eccessivo romanticismo, mi hanno fatto voglia di prendere il treno e andarci, e non ce ne frega nulla se potremmo incontrare Snoop Dog o altri poco interessanti personaggi. (PS la frottola che Skysport ha messo in rete dicendo che ci sarebbe stato Tom Cruise, è inspiegabile)

Immancabile l’Andrea nazionale Bocelli e la sempreverde “Nessun dorma” di Puccini, accanto a “Volare”, di Modugno interpretata e bene all’americana, da Mariah Carey cui va il nostro plauso per averla imparata in italiano, mentre inutile è parsa la polemica di Ghali che avrebbe voluto cantare l’inno di Mameli, soffiato (per fortuna) dall’altra nazionale Laura Pausini, che ha saputo lanciare il do con il suo petto e penso che l’abbia anche meritato, in questi trent’anni di carriera. Nulla da fare per l’italo tunisino, più tunisino che italo, visto che ha fatto parlare di sé per giorni in quanto voleva cantare in arabo, è stata destinata una perfetta poesia di Gianni Rodari sulla pace.

Stucchevole, a mio personalissimo giudizio, il ritornello sulla resilienza e l’inclusione, oramai aggettivi in dismissione, e persino la ridondanza sulla pace, cosa che i popoli vogliono sempre più, a dispetto degli sforzi dei politici. A questa ridondanza si affianca in qualche modo, anche la già vista celebrazione parigina dell’eroismo femminile, che a Milano è tornata nei militari schierati sempre in numero uguali di maschi e femmine, l’inspiegabile quadro su Margherita Hack, con Samantha Cristoforetti, seguito dal pipponcino, per fortuna breve, di Charlize Theron che ha recitato una frase di Nelson Mandela, sempre sulla pace, il tutto contornato da ballerini che figuravano una colomba della pace, sdraiandosi sul palcoscenico, riproposta dalla regia anche tramite un disegno di luce anche questo tema un tantinello ripetitivo, come a dire che i compiti a casa sono stati fatti.

Sorprendente il discorso di Giovanni Malagò, che ha soffiato la scena a Buonfiglio, in qualità di presidente del Comitato organizzatore dell’olimpiade e presenziando quindi accanto alla quarantaduenne Kirsty Coventry, presidentessa del CIO. Il suo inglese è formidabile, fluente ed efficace, al punto che sembrava addirittura leggere il gobbo. Al contrario il primo discorso olimpico della zimbabuese Coventry che è sembrata molto più emozionata dell’italiano.

Esilarante invece Brenda Lodigiani, che ha mimato, purtroppo, solo una piccola parte dei tipici gesti degli italiani che tutti conoscono, e molto simpatica Sabrina Impacciatore, trasformata in cartoon e poi in ballerina. Anche loro donne, ma evidentemente Checco Zalone non era abbastanza sportively correct.

Alla fine il toto accensione ha lasciato tutti felicemente soddisfatti, in quanto Alberto Tomba e Deborah Compagnoni hanno acceso il braciere milanese mentre quello Ampezzano è stato illuminato dalla bergamasca Sofia Goggia, alla quale avrei accoppiato in modo simmetrico Gustav Thoeni, invece di fargli fare solo il penultimo tratto.

Se questo è l’inizio, allora non vedo l’ora di vedere il resto pur sapendo che sabato e domenica ci sarà il Grand Prix Inalpi di fioretto a Torino.

Forza e sempre ai nostri Azzurri!

Fabrizio Orsini