05 agosto 2026

L’inarrestabile fioretto italiano a Hong Kong – Intervista a Maurizio Zomparelli

Zomparelli Maurizio
   Hong Kong è oramai una delle più forti nazioni del fioretto mondiale, e come già sappiamo il merito è di una squadra capitanata da Greg Koenig, e coadiuvato da Maurizio Zomparelli che abbiamo nuovamente intervistato per conoscere i retroscena di un campionato formidabile.
D. Come è stato vivere il campionato mondiale in casa a Hong Kong?
R. Pieno di aspettative da parte di tutti, ma anche di emozioni da controllare a vari livelli.
D. Sapevate di essere una delle favorite vero?
R. Sì, lo sapevamo, e questo ci dava allo stesso tempo energia e ansietà, infatti la gara individuale non è andata come volevamo, per questo in quella a squadre abbiamo dovuto fare un grande reset e ripartire, dimenticando in un certo senso la gara individuale.
D. Parlaci dunque della squadra.
R. Sono stati bravi fino alla fine della gara. Nessun calo e nessun vuoto, pur avendo Rayan Choi assente per infortunio, a causa di un risentimento al bicipite femorale. Il gruppo era composto da due best e due giovani, che non hanno sfigurato, ottenendo per Hong Kong il miglior risultato di sempre in una prova a squadre. Nelle ultime gare importanti con la squadra siamo arrivati Primi al CIP di Parigi, secondi a Il Cairo, terzi in Turchia, secondi al Campionato asiatico e all’attuale Campionato del mondo. Sognavamo la finale e l’abbiamo ottenuta.
D. Alcuni grandi nomi del fioretto non hanno brillato.
R. Già. Francia sottotono nell’individuale e nella prova a squadre, gli Usa in difficoltà.
D. E i giapponesi?
R. Il Giappone ha vinto il campionato asiatico, per cui pensavamo che li avremmo visti molto in alto. Comunque le Top four o five, oramai sono note, in quanto Italia, USA, Giappone, Ungheria e Hong Kong, sono le squadre che arrivano fino in fondo e infatti.
D. Ci saremmo aspettati un risultato significativo da parte dei Russi. Tu come li hai visti?
R. Dal punto di vista individuale sempre forti e mai facile batterli, ma la squadra è complessa, forse è mancata una coesione che li avrebbe potuti portare più in alto nella classifica.
D. Tutte le nazioni hanno come obiettivo Los Angeles 2028, anche se non è vicinissima, cosa puoi dirci in merito?
R. Il regolamento parla chiaro, se si qualifica la squadra, allora la nazione può iscrivere fino a tre atleti nella gara individuale. Invece se non si qualifica, il numero scende a uno, pertanto la gara a squadre è determinante, quindi il lavoro della squadra va di pari passo con quello individuale, e centrare l’obiettivo è fondamentale.
D. Come vi ha trattato la stampa locale in questa gara?
R. Siamo molto soddisfatti delle impressioni giornalistiche. Sentiamo tutta Hong Kong molto vicina, e grazie ai risultati di Parigi, abbiamo visto una crescita nelle palestre molto significativa, e anche un aumento dei club nella città.
D. Puoi raccontarci come è strutturata la Federazione di Hong Kong, o per lo meno gli atleti di fascia alta?
R. Il Governo ha creato un Istituto per lo sport giovanile per promuovere lo sport a tutti i livelli. In questo Istituto c’è ovviamente un progetto per valorizzare i primi dieci atleti del ranking nazionale. Se quindi un atleta decide che lo sport sia il suo futuro, allora può scegliere di diventare Full time athlet, così da percepire uno stipendio, e un vitto e alloggio gratuiti per poterti occupare solo della tua passione. A questi soldi si possono aggiungere anche degli introiti da sponsor che ridefiniscono l’appannaggio in maniera significativa.
D. Quante persone ci sono in un campionato nazionale di fioretto maschile a Hong Kong?
R. Fra seniors, cadetti e giovani, si arriva più o meno a una settantina di fiorettisti.
D. Parlaci delle altre armi a livello di squadra nazionale? Come si sta organizzando Hong Kong?
R. Hanno scelto di affidarsi nuovamente a dei francesi. Per la Spada maschile hanno chiamato Gauthier, Grumet, e Thomas, per la Sciabola maschile Mion e Filmon, mentre per la Sciabola Femminile, hanno coinvolto il coreano Li, coadiuvato da un maestro giapponese.
D. Con quali altri gruppi nazionali vi allenate, in previsione delle grandi gare?
R. Non c’è un gruppo di riferimento preciso, però gli allenamenti con i giapponesi in Asia e con i Francesi in Europa sono per noi una sorta di buona abitudine.
D. In questo mondiale vediamo sempre con maggiore frequenza degli occidentali sulle panchine di nazionali asiatiche. Cosa mi puoi dire?
R. In generale, proprio dopo che io, Stefano Cerioni e Giovanni Bortolaso andammo in Russia dieci anni fa, demmo il via a una serie di migrazioni dall’Italia e dalla Francia, specie quest’ultima. Una migrazione importante, che ha fatto del bene alla scherma in generale, e sta creando dei poli schermistici di qualità.
D. Una sorta di fortuna per chi desidera vivere di scherma senza dover fare un secondo lavoro, non trovi?
R. Anche io quando ero in Italia ero costretto ad arrotondare lo stipendio di maestro di scherma, facendo il preparatore fisico per squadre di altri sport, mentre qui mi occupo solo di scherma.
D. E per fortuna siete e siamo bravi.
R. Per fortuna in Italia per diventare maestro è complesso, bisogna fare un percorso serio e anche lungo e comprovato, mentre in molte altre nazioni non è così, perché da atleta ti puoi aprire la palestra di scherma e insegnare. Da noi quindi la classe magistrale è bella, anzi una delle più belle, perché ci teniamo. Forse in Francia e anche negli Stati Uniti c’è lo stesso approccio, ma non da altre parti.
D. Diciamo che nonostante l’istruzione magistrale sia strutturata molto bene, subito dopo per poter far fruttare il titolo come se fosse una professione è difficile.
R. Bè vedi Choupenitch, per diventare un atleta di livello, ha dovuto lavorare con maestri italiani. Una sua scelta, non  di certo sbagliata.
D. E ha lavorato nei club.
R. Certo, perché in Italia il patrimonio di atleti e campioni viene dai club dove ogni maestro lavora bene sul poco e con il poco che ha. Poi ci sono club di una certa importanza che li fanno salire per poi approdare alla Nazionale. Ma sono numeri molto differenti rispetto ai nostri.
D. Un lavoro sempre in costante aumento.
R. È importante ricordare che il lavoro svolto dai maestri durante i due quadrienni di Pechino Londra, 2004-2012, ha forgiato un numero di atleti e dato uno stile di lavoro alla nazionale che poi è rimasto patrimonio del gruppo di anno in anno. Paoletti, Dio Ciolo, Bortolaso, Cerioni, Tomassini. Non c’era spazio quotidiano in cui non si parlasse di scherma, o non si affrontasse un tema anche minuscolo relativo alla scherma e che andava risolto, provato, sperimentato. Un clima schermistico maniacale, ma di livello così alto che ancora stiamo raccogliendo i risultati, per approccio ai problemi e atteggiamento in gara.
D. Una parola va spesa anche per Giacomo Fanizza, che si occupa del settore Junior Cadetti e Giovani.
R. Bè senza di lui che prepara i ragazzi a subentrare nella nazionale è praticamente difficile ottenere una continuità. Persona indispensabile in un mondo che è così fortemente in competizione. I suoi ragazzi hanno vinto il mondiale a Rio, non è quindi un segnale da trascurare.
D. Vorrei chiudere con un in bocca al lupo per la vostra attività, benchè trovarvi sul cammino delle medaglie, è sempre preoccupante per noi, come per tutti.
R. Però finché la Francia lascia uscire i suoi maestri migliori, l’Italia, ma anche Hong Kong ha un avversario in meno e credo che vada bene così.

 


04 agosto 2026

L’azzurro dietro Choupenitch – Intervista ad Andrea Borella.

Il M° Andrea Boerella insieme alla moglie Francesca Bortolozzi

È il miglior risultato nella storia schermistica della Repubblica Cheka, Alexander Choupenich è campione del mondo e, come al solito, dietro questo successo c’è molta Italia, che sembra essere un risultato quasi del tutto azzurro anche questo.

D. Cosa puoi dirci di Choupenitch? Tu lo conosci bene vero?

R. Molto bene direi, visto che si è allenato con me da settembre 2022 a dicembre 2023.

D. Mi sembra di intuire che sei contento del risultato.

R. Come maestro sono molto felice che Alex abbia raggiunto questo traguardo in quanto puntava in alto da molto tempo e sentivo che prima o poi sarebbe arrivato un risultato del genere. Spiace per Filippo Macchi, che di certo si rifarà, ma Alex è un atleta esemplare, un professionista eccellente e spero che ricordi con piacere il periodo passato assieme.

D. Come mai non hai continuato ad allenarlo?

R. Le condizioni lavorative non mi permettevano di seguirlo più come prima. Andare due giorni a settimana a Praga era troppo impegnativo fisicamente.

D. Però dopo ha saputo continuare con una certa efficacia.

R. Non va dimenticato che dopo di me ha cominciato a lavorare con Giovanni Bortolaso, che ha compiuto il lavoro fino a portarlo a Hong Kong. Tieni conto che già a Tokyo, quando conquistò il bronzo alle olimpiadi, sulla sua panchina c’era Stefano Cerioni.

D. Praticamente il fioretto parla mestrino, se si sale di livello nel mondo?

R. Ebbene sì.

D. L’ultimo successo della scherma cecoslovacca, risale al 1924 con un quarto posto nella sciabola a squadre, alle olimpiadi di Amsterdam e sempre per mano di Livio di Rosa, che evidentemente, visti i risultati può essere definito il Re Mida della scherma italiana.

R. Fu Livio a dirmi di questo risultato molti anni fa, e proprio per questo andando a Praga, chiesi di visitare il vecchio club dove insegnò e lì ho toccato con mano la memoria di quanto conservato, foto, documenti, e svariate altre cose, che mi hanno molto commosso. Anche lì maestro indimenticato, anche se non fanno più scherma a un alto livello. A quel tempo i maestri erano eccellenti in tutte e tre le armi e lui lo era veramente.

D. Comunque un risultato molto italo-boemo, dopo 102 anni di distanza.

R. È un risultato denso di significato che mi riempie di orgoglio.

D. Forse se avesse continuato con te il lavoro di allenamento, a bordo pedana a Hong Kong ci saresti stato tu.

R. Chi lo sa. Magari sì.

D. Cosa stai facendo adesso, visto che è un anno che non si sentiamo.

R. Io sono stato chiamato come maestro per svariati seminari in molte parti del mondo, Bulgaria, Olanda, e negli Stati Uniti dove ho visto il circuito estivo di gare nazionali, che ritengo molto interessante sotto molti aspetti.

D. Quindi pensi di continuare andando all’estero?

R. Lo spero. Anche perché cambiare ambiente mi ha fatto bene.

D. Te lo auguriamo, e sempre con maggior soddisfazione personale.

 Fabrizio ORSINI