22 marzo 2014

CODICE ETICO: censura alla libera manifestazione del pensiero?


Gent.mo sig. Rinaldi, lo scorso 5 marzo è stato promulgato il Codice etico Fis con vigore dalla data della pubblicazione. Ho notato con piacere che il fatto non è passato sotto silenzio. I post sul suo blog e, soprattutto, il contatore degli accessi, dimostrano che si tratta di una questione che sta molto a cuore al "popolo della scherma". Anche io, per parte mia, l'ho letto con molto interesse e, devo confessarle, ne sono rimasta, a dire poco delusa.
Infatti, malgrado la finalità dichiarata nell’art. 2, non mi sembra affatto che il Codice esprima quali siano i valori di riferimento della Fis, e gli impegni e le responsabilità etiche nella conduzione delle attività connesse alla vita federale, sia in ambito strettamente sportivo che sociale, così come un codice etico dovrebbe fare.
Al contrario, esso si riduce ad uno stringato corpo regolamentare, volto ad integrare, quanto alla previsione delle infrazioni, il vigente Regolamento di giustizia, senza peraltro innovare granché.
Il codice contiene un numero assai limitato di disposizioni, sostanzialmente ricalcanti quelle già contenute nel Codice di comportamento sportivo Coni e nel già citato Regolamento di giustizia Fis.
Qualche punto di novità sembrerebbe trovarsi soltanto nelle disposizioni di cui agli artt. 8 e 9; e qui il condizionale è d’obbligo, perché a mio sommesso parere, l’unica lettura di queste norme che sia coerente con la normativa vigente esclude, anche in questo caso, ogni elemento di novità.
Mi spiego meglio.
Sia l’art. 7 del Codice di comportamento sportivo Coni che gli artt. 2, comma 2, e 32 del Regolamento di giustizia attribuiscono rilievo disciplinare all’espressione pubblica di giudizi o rilievi lesivi dell’immagine, della reputazione del decoro e della dignità di altri soggetti che operano in ambito sportivo, siano essi semplici tesserati, organi federali, o la Federazione nel suo complesso.
Giacché le dichiarazioni rilasciate a organi di stampa, così come quelle pubblicate su media e social network, sono per definizione pubbliche, le puntualizzazioni di cui agli artt. 8 e 9 del codice etico appaiono, allora, inutilmente superflue, a meno di non volergli attribuire un significato diverso o più ampio rispetto a quello già esplicitato dal codice Coni e dal Regolamento.
L’art. 8 precisa che i tesserati e tutti coloro che operano all’interno della FIS devono astenersi dal rilasciare dichiarazioni o comunicati che possano in qualsiasi modo ledere l’immagine della FIS e/o dei suoi organi e/o di altri tesserati e/o affiliati e/o dei soggetti di cui all’art. 2.
Orbene, comparando tutte le norme sin qui citate, il punto di differenza si esaurisce nella locuzione “che possano in qualsiasi modo ledere l’immagine”. Espressione questa, che parrebbe adombrare l’anticipazione della soglia di tutela dell’immagine e della reputazione della Fis al mero rischio di lesione e una sua salvaguardia oltre il limite del danno ingiusto.
Per dirla più chiaramente, un’interpretazione letterale della norma sembrerebbe suggerire che in ambito federale è stato abrogato il diritto di critica. Posto, infatti, che qualunque critica è idonea a incidere in qualche modo in senso negativo sull’immagine  e sulla reputazione di qualcuno, la mera espressione di un’opinione contraria all’operato Fis basterebbe  ad integrare l’infrazione di cui all’art. 8 codice etico.
Ma ciò significherebbe negare il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero se non nel caso in cui  esso consista in approvazioni all’operato della Fis e non in critiche.
E questo la Federazione non può farlo.
Credo che oramai tutti sappiano che il diritto alla libera manifestazione del pensiero è un diritto inviolabile, costituzionalmente garantito, e che il diritto di critica può essere esercitato utilizzando espressioni di qualsiasi tipo anche lesive della reputazione altrui, purché siano strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall'opinione o dal comportamento preso di mira e non si risolvano in un'aggressione gratuita e distruttiva dell'onore e della reputazione del soggetto interessato.
E credo anche che tutti sappiano che le Federazioni sportive, che hanno natura giuridica di diritto privato, sono, come tutti, soggette al rispetto delle leggi di questo paese, prima tra tutte la Costituzione.
Non posso, per conseguenza, ritenere che la Commissione statuto e Regolamenti abbia inteso redigere una norma illegittima.
Non credo, infatti, (o almeno lo voglio sperare), che la Federazione, in persona del suo presidente, abbia inteso introdurre con queste disposizioni un limite alla libertà di manifestazione del pensiero dei propri associati.
Sarebbe stato un atto di tale arroganza e, al contempo, di tale debolezza che, sono fermamente convinta, nessuno avrebbe mai potuto avere l'intenzione e la dabbenaggine di compiere.
Probabilmente chi ha redatto la norma e chi poi l'ha promulgata è persona talmente in buona fede da non sospettare neppure il significato illegittimo ed eversivo che essa appare avere.
Sono quindi fermamente convinta che questa stessa buona fede eviterà a chiunque di cadere nella tentazione di irrogare sanzioni disciplinari a colui che, legittimamente secondo i canoni dell'ordinamento italiano, esprima pubblicamente critiche sull'operato federale.
Se così non fosse, v'è comunque rimedio.
In primo luogo, ogni associato potrà impugnare (e lo può sin d'ora) la deliberazione del Consiglio che ha approvato il Codice etico dinanzi all’autorità giudiziaria competente e, ove gli fosse comminata una sanzione disciplinare, potrà chiedere la condanna della Federazione al risarcimento del danno.
Vale, infatti, la pena di ricordare da un lato che "l’obbligo assunto dagli associati di adire gli organi della giustizia sportiva non può riguardare in nessun caso i diritti inviolabili dell’uomo, che debbono essere direttamente tutelati dall’ordinamento statale anche all’interno delle formazioni sociali e non possono costituire oggetto di accordi tra gli associati".
 E dall’altro che secondo l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2, commi 1, lett. b), e 2, del D.L. 19 agosto 2003, n. 220 in materia di giustizia sportiva, suffragata di recente dalla Corte costituzionale, "il giudice amministrativo può conoscere delle sanzioni disciplinari inflitte a società, associazioni ed atleti, in via incidentale ed indiretta, al fine di pronunciarsi sulla domanda risarcitoria avanzata dal destinatario della sanzione". E su questo punto la giurisprudenza è unanime nel ricondurre l'esistenza del danno alla mera irrogazione della sanzione disciplinare
Tornando, quindi, alla mia riflessione iniziale, questo Codice, poco etico e apparentemente bulgaro, null’altro sembra essere se non un mero esercizio di stile, neppure troppo riuscito.
Sia per le infelici scelte lessicali che rendono incomprensibili precetto e ratio di talune disposizioni (artt. 12 e13), sia per l'arbitraria intromissione in questioni che nulla hanno a che fare con l'etica, e che dovrebbero essere lasciate alla libera disponibilità dei titolari dei diritti coinvolti (artt. 10 e 11), questo corpo percettivo impropriamente denominato codice etico, mi sembra soltanto l'ennesima occasione mancata.
Paola Puglisi

20 marzo 2014

AMMETTERE UN ERRORE AIUTA A CRESCERE

Certo che se avessimo avuto dubbi sul seguito del suo blog, sig Rinaldi, la Fis ci conferma non solo di seguirlo, ma di farlo con attenzione. Infatti, dopo i numerosi interventi sulla comunicazione o meglio pubblicità occulta, dove si denunciava una sovraesposizione del Ct della Spada al fine di imporne il consenso, allo stesso tempo l'assenza degli altri Ct, perchè non necessario. La Fis cosa fa, ci presenta la foto del Ct della sciabola legata alla presentazione della prova di Coppa a Mosca, per la spada mette Pizzo, ma Italpress agenzia legata alla Fis, ci presenta ovviamente Cuomo. Diciamo che allo stesso tempo le "convocazioni" personalistiche di Cuomo almeno a Vancouver si sono limitate ad una certa coerenza. A casa il numero 20 del ranking italiano e suo allievo e in pedana l'argento olimpico di Pechino e Campione Italiano in carica, Carozzo. Non pensiamo mai che qualcuno si voglia redimere, però ci illudiamo che forse la Fis abbia iniziato a sentire il rumore del "clacson" tanto criticato dal Clan del Ct.
...e la Fis ha iniziato a guardare???
Italo ROSSI

13 marzo 2014

CODICE ETICO: UNA PROMESSA O UNA MINACCIA?


Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accidia! [Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza di me nell'ascoltarla].
Prendo spunto da queste ultime parole di Antonello Fileccia, che con l’intervento Clacson e il Codice Etico, mi sembra trovino la giusta connotazione.
Cercando sul web, Wikipedia ci suggerisce: Dal momento che l'etica (dal greco antico ἔθος - o ήθος -, "èthos", comportamento, costume, consuetudine) è quella branca della filosofia che studia i fondamenti oggettivi e razionali che permettono di distinguere i comportamenti umani in buoni, giusti, o moralmente leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti cattivi o moralmente inappropriati, il termine ”codice etico” definisce quell'insieme di principi di condotta che rispecchia particolari criteri di adeguatezza e opportunità, in riferimento a un determinato contesto culturale, sociale o professionale.
La definizione di "codice etico" rimanda quindi all'antica e complessa problematica della morale” ovvero dell'esistenza, o meno, di principi universali ai quali dovrebbero ispirarsi le azioni dell'uomo. In particolare, il termine "codice etico" acquisisce un suo valore specifico nella contemporaneità, proprio quando, parallelamente all'indebolimento dei cosiddetti "pensieri forti" tradizionali (le ideologie politiche, filosofiche e religiose che dettavano in modo rigido le norme della convivenza sociale), si assiste alla crescente domanda di regole di “deontologia” capaci di determinare i limiti e le condizioni della prassi umana in particolari contesti.
Da questo si evince che il Codice Etico offre indicazioni sul Comportamento Umano e non Leggi. Ma la Fis nel suo “editto” lancia anche strali e prevede sanzioni per chi non rispetti il Codice. Altra incongruenza, è che si dice “emanato dal Consiglio federale”, che si è riunito a dicembre ed emana a Marzo dopo una serie di interventi, evidentemente poco graditi, sul Blog, PIAZZA SCHERMA. Una ‘scelta di tempo’ da schermitore (la sento sempre richiedere ai miei figli dal loro maestro) che al pari delle affermazioni di Scarso dopo gli Europei Cadetti e Giovani, dimostra come ci sia un ennesimo atteggiamento per imporre il silenzio.
Rimettendomi al titolo dico, ma questo Codice Etico è una ‘promessa o una minaccia’?. Se attuato per noi genitori, è una promessa e sarebbe un segnale forte se applicato, prima di tutto, ai vertici.
Infatti, leggo alcuni passaggi che mi fanno riflettere:
“chiarezza e trasparenza e prevenire il rischio di comportamenti non etici”.
Quindi nel seno della trasparenza non avremo più CT ed Arbitri anche maestri praticanti e dirigenti? Le scelte tecniche saranno rese pubbliche con le allegate motivazioni, nel segno della Trasparenza del Codice Etico? (iniziando magari dalle convocazioni ai Campionati del Mondo Junior e Giovani e magari da quelle per le gare di Coppa)
Art. 7 - Dovere di imparzialità
Tutti i tesserati F.I.S. nonché tutti i soggetti di cui all’articolo 2 devono operare con imparzialità e devono evitare trattamenti di favore o disparità di trattamento nei confronti di tutti i soggetti che a vario titolo hanno rapporti con la F.I.S…
Ritengo che leggendo il blog PIAZZA SCHERMA degli ultimi mesi e le convocazioni degli ultimi anni, questo punto cada da solo e faccia riflettere.
…I soggetti di cui al comma precedente devono, inoltre, astenersi dall'effettuare indebite pressioni e, qualora subiscano pressioni o richieste di favore inerenti alla propria o l'altrui attività e/o funzione e/o qualifica e/o carica ricoperta nell’ambito dell’organigramma della F.I.S., devono darne tempestiva comunicazione alla Segreteria Generale della FIS.
Certo se avessi un cellulare, leggendo queste righe, adesso inserirei sicuramente tante “emoction”. Perché questa norma dimostra l’entità del Codice Etico e cioè conferma chi si vuole colpire. Sicuramente non chi opera all’interno della Fis, ma chi ne è fuori. Si dice di punire i “favoritismi” ma chi controlla questo è chi, presumibilmente o li chiede o li attua.
III) – RAPPORTI FRA TESSERATI
Questo punto è il più strano. Ci narrano principi che sono appunto Etici e che dovrebbero essere insegnati ai maestri e dati per assimilati prima di rilasciare alcun titolo. Sarebbe come ricordare ad un Poliziotto o Finanziere, dopo 10anni di carriera, che non deve rubare o aiutare altri a farlo.
Al punto 2 dell’articolo 10 si dice anche che non si devono fare “pressioni”. Con questo si intende che non si deve “rapire” (consentitemi l’eccesso) un atleta o che basterebbe non lasciare intendere all’atleta che nella propria palestra si avrebbero maggiori possibilità di nazionale, magari evidenziando il proprio doppio incarico di Tecnico Federale e maestro di sala. O ancora per essere accusato di mancato rispetto della norma basterebbe aver creato la carriera ad alcuni atleti dimostrando che chi è in una determinata palestra ha più possibilità?
Il punto 4 poi mi fa riflettere e cioè, se un maestro di “Clan” afferma che quel determinato atleta non merita la nazionale, ha praticamente espresso un giudizio lesivo su un collega che non gli avrebbe dato le giuste doti tecniche?
Il pinto 5 chiude con un paradosso. La Fis non paga le spese agli atleti impegnati nelle gare all’Estero, questi poi le pagano al proprio maestro però poi il maestro deve assistere senza partecipare. Allo stesso tempo in Italia i CT o Maestri di “Clan” seguono i loro atleti direttamente e i nostri ragazzi dovrebbero poi avere fiducia di loro all’Estero?
Ovviamente la mia è una provocazione, ma da madre penso che anche un bambino capirebbe che qui c’è un principio di base forte e cioè chi controlla il rispetto di questo Codice Etico?. Il controllore è il controllato e viceversa?
Ci sarebbe da dire ancora tanto, ma la sintesi sta nelle parole d’apertura prese in prestito dall’avv. Fileccia e dall’intervento Clacson.
Mi permetto di suggerire un nuovo punto V del Codice Etico:
“E’ fatto divieto ai maestri di “clan” di seguire allievi in gare nazionali e/o di partecipare a quelle internazionali, se non espressamente convocati”.
Sarebbe un segno di trasparenza e giustizia. Abbiamo sempre difficoltà a spiegare ai nostri figli, del perché quel maestro con la tuta Italia segue alcuni bambini, mentre ai più grandi quel maestro, non convocato, è in gara a seguire i suoi atleti e il proprio maestro è rimasto in tribuna?.
Come ci tiene a precisare la Fis, niente deve essere lesivo per l’immagine della Federazione. Queste cose, come litigi fisici tra Tecnici Nazionali, si notano molto dall’esterno e ledono e come l’immagine della Fis, nel mondo ed in Italia, più di un costruttivo intervento su un Blog.
Bianca IANNUZZI
 

10 marzo 2014

L'ETICA SECONDO LA FEDERAZIONE ITALIANA SCHERMA


Gent.mo sig. Rinaldi

correva l’anno 1600  d.c.  quando il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno  venne condotto in  Campo dei Fiori per essere arso vivo dal braccio secolare della Santa inquisizione: una morsa gli serrava la bocca per  impedirgli di parlare.

L’atto d’accusa: aver sostenuto l'infinità dell'universo, la molteplicità dei mondi, la non generazione delle sostanze e il moto della Terra.

A questo punto Lei si domanderà: ma cosa c’entra la F.I.S. con Giordano Bruno e il Sant’uffizio?

 Apparentemente nulla, nei fatti parecchio!

Da qualche giorno risulta pubblicato sul sito federale un codice etico di nuovo conio.

Gli artt. 8 e 9, rispettivamente rubricati come – “Rapporti con la stampa”  eMezzi di informazione” recitano che .<<i tesserati nonché tutti i soggetti di cui all’articolo 2, nell’intrattenere rapporti con organi di stampa o con altri mezzi di informazione, devono astenersi dal rilasciare dichiarazioni o comunicati che possano in qualsiasi modo ledere l'immagine della F.I.S. e/o di suoi organi e/o di altri tesserati e/o affiliati e/o dei soggetti di cui all’articolo 2. >> e che <<.. i comportamenti di cui al precedente articolo…. sussistono ancorché le espressioni vietate vengano esternate con qualsiasi mezzo, ivi compresa la introduzione e/o la partecipazione a discussioni su social network e/o blog presenti sulla rete internet.>>

Alcune domande si impongono:

  • Quando una dichiarazione può ritenersi sconveniente e lesiva  per l’immagine della F.i.s. o di un suo tesserato?
  • Sostenere che la F.I.S. non adotta i provvedimenti che le competono quando viene a conoscenza di talune condotte irregolari, è forse lesivo dell’immagine che vuole garantirsi ad ogni costo?
  • Sostenere che il presidente Scarso rimane in silenzio di fronte agli esposti che segnalano quei fatti e reclamano un suo autorevole intervento quale garante del buon funzionamento della F.I.S., è forse lesivo della sua immagine?
  • Sostenere che possano sussistere delle cointeressenze tra alcuni arbitri ed alcune società affiliate delle quali i primi sono sponsor ufficiali  o parenti di organi direttivi e/o magistrali di quelle stesse società,  è lesivo dell’immagine di quegli arbitri e di quelle società?
  • Sostenere che la pretesa di far rimuovere una legittima fotografia da un sito internet costituisca un vero è proprio abuso, è lesivo dell’immagine del pretendente?
  • Sostenere che un determinato CT non sia tecnicamente o funzionalmente adeguato a rivestire quel ruolo, è lesivo dell’immagine del CT?
    Certamente.
     Bisogna anche ammettere, però, che questo tipo di lesione è   pienamente compatibile con il diritto di critica costituzionalmente garantito.
     Il problema è soltanto quello del giusto contemperamento degli opposti interessi che la F.i.s. sembra avere abolito definitivamente : .<< i tesserati nonché tutti i soggetti di cui all’articolo 2, nell’intrattenere rapporti con organi di stampa o con altri mezzi di informazione, devono astenersi dal rilasciare dichiarazioni o comunicati che possano in qualsiasi modo ledere l'immagine della F.I.S……>>
    A questo punto non resta che ricercare il motivo di una tale decisione poiché il nostro Ordinamento Giuridico contiene già i parametri di  valutazione della legittimità dell’esercizio del diritto di critica, tenendo in debito conto l’esigenza del contemperamento degli interessi contrapposti, apprestando efficaci strumenti di tutela per chiunque voglia farvi ricorso.
    Il nuovo codice etico della F.i.s. sembra, invece, avere introdotto un principio inedito per un paese democratico: la minaccia di sanzioni disciplinari per chiunque, da oggi in poi, esterni in qualunque forma dichiarazioni o comunicati che in qualsiasi modo possano ledere l’immagine della fis o dei suoi organi e/o tesserati.
    Torniamo dunque al martirio di Giordano Bruno, l’eretico.
    In principio le eresie scaturirono dallo scontro del cristianesimo con le culture ebraica, greca e pagana, ma tante altre fiorirono come risposta alla corruzione della chiesa incorporando, in alcuni casi, stimolanti aneliti di ritorno alla semplicità evangelica ed all’amore per la verità.
    Eppure, nei primi secoli, la Chiesa delle origini contrastava e confutava le eresie con ammonimenti, esortazioni, omelie e scritti polemici, ma nessun eretico fu mai messo a morte. Solo quando il cattolicesimo diventò religione di stato, il potere iniziò a perseguitare violentemente gli oppositori,  devianti e dissidenti.
    Le estreme conclusioni a cui si giunse nel medioevo legittimarono, poi, l’intolleranza ideologica ed il fondamentalismo religioso.
    Tuttavia la storia insegna che una religione, così come un pensiero o una idea, non possono mai essere imposti fino in fondo in modo violento:  lo scopo può dirsi autenticamente raggiunto solo con la persuasività degli argomenti  piuttosto che con la minaccia delle percosse.
    Perché  allora la  F.I.S. avrebbe introdotto un principio che a dispetto del supposto contenuto etico consente di perseguire  disciplinarmente ogni forma di dissenso, ancorché riconducibile al sacro santo diritto di critica?
    Qualcosa si sta forse muovendo all’interno del mondo schermistico italiano, alla stessa stregua del movimento terrestre sostenuto da Giordano Bruno?
    Il potenziale scardinamento di assestati equilibri è forse ritenuto nocivo per la F.I.S?
    L’Ordinamento Giuridico Italiano è forse insufficiente per garantire la tutela dell’onore, della reputazione e dell’immagine così per come sembra voler pretendere la Federazione?
    E qual è la concezione che la F.i.s. ha del diritto di critica che resterebbe sacrificato sull’altare di un personalissimo senso dell’onore, della reputazione, della dignità personale e della propria immagine?
    Cosa ha determinato la F.I.S. nell’intraprendere tale cieca direzione?
    Ho fatto una ricerca in rete e non mi sembra che l’atteggiamento dei mezzi di informazione sull’attività schermistica italiana sia nel senso critico temuto dalla Federazione!
    Allora perché tanto rumore per nulla?
    Dall’inizio di quest’anno il suo blog, sig, Rinaldi, ha  toccato la punta dei 10.000 contatti. Un vero e proprio record raggiunto per l’impostazione critica, talvolta aspra ma anche costruttiva, degli argomenti trattati.
     Il suo blog costituisce quindi una nota stonata all’interno di una rasserenante melodia, una vera è propria eresia  di cui lei, oggi, appare essere il temibile Sacerdote.
    E’ per questo motivo che oggi, più che mai, all’interno della F.I.S. sembra essere stata avviata una campagna antiereticale che nel volere sottrarre  spazio e connotazione sociale a potenziali movimenti dalla stessa considerati eretici, segna chiaramente il confine tra obbedienza e  fedeltà alle gerarchie federali e la deviazione da esse, con tutto quello che ne consegue.
    Il legittimo dissenso si trasforma così in eresia e quindi  in violazione disciplinare, perseguibile con la “scomunica” o per meglio dire con una potenziale ammenda.
    I tempi sono certamente cambiati, nessuno per quanto eretico potrà più essere condannato a morte ma sembra proprio che lo spirito del cardinal Roberto Bellarmino abbia iniziato ad aleggiare anche sulla F.I.S.
    La vera libertà non sta nel dovere scegliere tra il  bianco e il nero ma nel sottrarsi a questa scelta prestabilita. E’ per questo motivo che rimetto a Lei ed ai suoi lettori ogni ulteriore riflessione, onorandomi di  ricordare la celebre frase che Giordano Bruno audacemente pronunziò all’esito della sua sentenza di condanna a morte:
     Maiori forsan cum timore sententiam in me fertis quam ego accidia! [Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza di me nell'ascoltarla].
    Cordiali saluti
     dott. Antonello Fileccia

06 marzo 2014

CAMPIONATI EUROPEI CADETTI E GIOVANI - GERUSALEMME 2014


l’intervista rilasciata dal Presidente, inerente i campionati europei Cadetti e Giovani di Gerusalemme e pubblicata sul sito federale, la leggo come risposta ai vari  interventi pubblicati su questo Blog.
Ritengo giusto che egli, non potendo scrivere direttamente a PIAZZA SCHERMA, dia dei riscontri alle critiche partite da queste pagine, attraverso il sito federale e di questo bisogna dargliene atto.

Condividendo l’enfasi per i risultati ottenuti, dei quali certamente dobbiamo essere orgogliosi, ha ragione il Presidente quando afferma che su queste basi si può guardare al futuro con ottimismo.

Devo, peraltro, porre in evidenza che il Presidente ha parlato di investimenti sui giovani, ne deduco, quindi che per il settore assoluti non è lecito attendersi grandi risultati, proprio in virtù del ricambio generazionale. Rappresento che alle prossime Olimpiadi due armi, nelle quali a Londra siamo andati a medaglia, saranno escluse dalle gare a squadre (F.F. – Sc.M.). Le altre dovranno comunque qualificarsi e non credo che saranno buttati nella mischia i giovani U.20 e men che meno gli U.17, quindi va bene l’investimento sui giovani ma non trascuriamo gli assoluti.

Alle olimpiadi bisogna arrivarci con tutte le forze possibili. se, però, le affermazioni del massimo dirigente FIS tendono a mettere le mani avanti, allora sarebbe stato più corretto in campagna elettorale dichiarare che  tale indirizzo avrebbe comportato enormi sacrifici, anche dal punto di vista dei risultati, e quindi il rischio di una mancata qualificazione al massimo evento, che chiude un quadriennio, rientrerebbe nella logica delle cose.

Sono certo, però, che il Presidente, in quanto anche maestro, abbia valutato tutto e sappia come giungere al traguardo finale. In tale contesto però bisognava essere più chiari e forse occorreva esserlo all’inizio del quadriennio.

Quando si parla del ricambio generazionale esso non può coinvolgere solo gli atleti: molti sono i settori dove rinnovare, ma ho come l’impressione che ciò possa avvenire solo in direzione opposta alla propria, ovvero procediamo al cambiamento ma non cominciamo da me. E non mi riferisco solo al Presidente. Egli siede sulla poltrona presidenziale perché la base lo ha voluto, ma gli altri?

Comunque, al di la di queste piccole dissertazioni, i complimenti al Presidente, agli atleti, ai maestri sono d’obbligo e li faccio con assoluta sincerità, perché credo meritati.

Di seguito lo specchio riguardante le medaglie vinte, per ogni settore.
Ezio RINALDI

02 marzo 2014

VERTICE E BASE: riflessioni della Signora Bianca IANNUZZI


Mi chiedevo, parlando con alcuni amici, che sicuramente sono più addentro di me e con maggiore peso politico e continuità nella scherma (io ci sono ritornata per i miei figli) : ma Scarso quando si è candidato ha detto che avrebbe fatto la caccia alle "poltrone" e soprattutto, nel suo programma elettorale, che credo sia pubblico, c'è scritto che avrebbe dedicato solo il 20% del suo tempo alla Fis?

Dico questo perché leggendo il blog PIAZZA DELLA SCHERMA e la cronaca scopro che Scarso è: presidente Fis, vice presidente Fie e fin qui ottimo perché coerenti. Vicepresidente Coni e anche qui ci siamo, ma dobbiamo considerare che l'incarico di Vicario non è cosa da poco. Commissario per la regione Sicilia.

Ora considerando i numerosi impegni del Maestro Scarso, quanto dedica concretamente alle vicende della Scherma e soprattutto al benessere del suo movimento e della base?

Pensare sempre che se il vertice è solido diventa solida la base, è il modo per far crollare i palazzi. Certo i successi di Vezzali & co, sono il fiore all'occhiello soprattutto per diventare vicepresidente vicario Coni e piazzare persone sulle poltrone, ma senza la base e senza occasioni per tutti e senza un movimento di dirigenti e atleti e soprattutto tecnici e famiglie, soddisfatte, tutto crolla e si entra nel baratro.

Faccio notare che la Canoa, Canottaggio (fantastiche discipline, con ottimi atleti veri sportivi) e altri sport, sono entrati nel baratro per anni e forse perché si inseguivano troppo e solo i successi di Abbagnale e Rossi. Fortunatamente sono in netta ripresa e ci daranno grandi soddisfazioni.

Mi si può dire che la scherma il baratro non lo ha mai conosciuto, certo dipende come si leggono le cose. A Pechino abbiamo preso medaglie in tutte le discipline, se non ricordo male.... in ogni caso se vogliamo considerare il fatto che invece di essere sempre uno scalino sopra gli altri, adesso perdiamo dagli Stati Uniti come a Londra nella Spada e fino a qualche anno fa in Usa la scherma non esisteva. In Coppa vinciamo a 44 con il Brasile.

Certo non è baratro perché mi parlerete dei risultati dei Giochi del Mediterraneo U17 e U20, ma facciamo i seri e analizziamo concretamente le cose. Abbiamo un movimento scontento per tanti aspetti, non c'è molto ricambio vero, se non nel Fioretto e conquistato a suon di podi mondiali e non di scelte Tecniche. C'è politica nelle gare regionali come in quelle nazionali, anche il più "disattento" schermitore sa, dalle foto al resto, che deve far parte del Clan.

Non sono disfattista dico solo che le "crisi" politiche non scoppiano mai dal nulla ma solo dopo molti segnali e la capacità "politica" è capirli prima e non provare dopo a trovare inutili palliativi.

Siamo tutti amanti di questo sport e quindi vogliamo costruire e non distruggere, ma fin quando ogni intervento democratico, critico e costruttivo, viene zittito come frustrazione personale: dove andremo a finire?

Bianca Iannuzzi

 

27 febbraio 2014

CLACSON

Gentile Sig. Rinaldi,
sono uno dei più costanti frequentatori del suo blog, che apprezzo molto, soprattutto perché riesce costantemente a strapparmi un sorriso, la sera quando torno a casa dopo una giornata di lavoro tra stress e stanchezza e a farmi andare a letto la sera con maggiore serenità. Ci terrei molto che lei pubblicasse queste due righe che scrivo di seguito.
Clacson
Napoli, che è la mia città, è a detta di moltissimi una delle città più belle al mondo. Convive con migliaia di problematiche, così come la maggior parte delle grosse città, ma più pubblicizzate ed enfatizzate e quindi paragonata costantemente ad un “terzo mondo”.
Affronterò una delle problematiche più leggera, ma costantemente fastidiosa: l’utilizzo del clacson.
Se ne abusa costantemente in maniera totalmente irrazionale e spesso senza una vera motivazione. Normalmente quando si è fermi al semaforo e ben prima che scatti il verde sono in tanti ad utilizzare il clacson per un non ben specificato motivo, dal momento che spesso non hanno alcuna fretta, lo dimostra il fatto che quando ripartono ed eventualmente superano, si piantano ad una velocità impercettibile davanti “tappando” la strada. Capita anche che accostandosi al margine della strada con le quattro frecce per 2 secondi, magari per far scendere la nonna, puntuale avviene il “fastidiosissimo rito“, che ti intima di fare in fretta. O ancora quello che per salutare l’amico pedone suona all’impazzata creando disagio a tutti e non attirando l’attenzione dell’interessato.
Questo abuso è attribuito sostanzialmente a due tipologie di persone: le prime sono le ignoranti, quelli che non si rendono conto del fastidio e del danno (inteso come inquinamento acustico) che può creare il continuo suonare e in maniera del tutto ignara provocano danni, a loro stessa insaputa; ed il secondo caso attribuito alla strafottenza, ovvero persone che pur conoscendo bene i danni che provocano, ritengono giusto ugualmente farlo, perché il personale interesse va ben oltre il danno alla comunità.
Carmine CARPENITO

26 febbraio 2014

INOSSERVANZA DELLE REGOLE


Al Presidente del C.O.N.I.  Dott. Giovanni Malagò
Al blog “Piazza della Scherma”
Lettera aperta al Presidente del C.O.N.I.

Gent.mo Presidente,

con la presente, lungi dal voler segnalare ulteriormente  una vicenda già invano portata a conoscenza dei vertici della Federazione Italiana Scherma, e rinunziando fin d’ora alla pretesa di un suo cortese riscontro, intendo semplicemente sollecitare una sua riflessione su certi modi di intendere lo sport  in rapporto alla necessità del rigoroso rispetto delle regole ed alle conseguenze che ne possono scaturire nel caso in cui ciò non avvenga.

Mi rivolgo ad Ella perché, a prescindere dal prestigioso ruolo e dalle molteplici incombenze che richiedono un suo incessante impegno, ha già dato prova di  garbata disponibilità al confronto.

Il mio approccio con la schema è stato necessitato solo dalla scelta dei miei due figli di  prediligere questo sport rispetto a tanti altri. Tuttavia, alcune esperienze negative, maturate in un contesto molto poco sportivo, mi hanno spinto verso una approfondita analisi delle regole federali per comprendere in che modo certe dinamiche possano ritenersi compatibili con i  principi,  universalmente condivisi, che orientano ogni tipo di attività agonistica.

Per questo motivo farò accenno ad un singolo episodio, fra tante vicende occorse,  affinché almeno Ella, se vorrà, potrà  riflettere sulla regolarità o meno di determinate condotte  poste in essere da organi  della FIS.
Nel mese di novembre u.s., dopo avere appreso dell'esistenza di una circolare di gara relativa al GPG tenutosi a Riccione nel maggio 2013, ho segnalato al Consiglio federale FIS un caso di evidente violazione della suddetta circolare.

Ho quindi documentato che i divieti disposti con la  circolare del 10/04/2013, sottoscritta e divulgata dal Segretario Generale, Marco Cannella, erano stati deliberatamente violati in favore degli atleti, (tra cui mio figlio), allenati presso l’associazione Accademia Scherma Palermo, ente sportivo dilettantistico nel quale presta la propria attività di maestro anche un noto esponente federale che, riveste il ruolo di Presidente del Gruppo Schermistico Arbitrale.

Ho sostanzialmente chiesto ai vertici federali di verificare se la cointeressenza sussistente tra la società Accademia Scherma Palermo e il presidente del Gruppo Schermistico Arbitrale FIS, avesse in qualche modo
influenzato la condotta posta in essere da altri organi federali fino al punto da spingerli ad agire in spregio della direttiva impartita dal Segretario Generale Marco Cannella.

Ovviamente non ho ottenuto alcun riscontro neppure negativo; probabilmente perché la risposta appariva del tutto scontata.

Eppure, dott. Malagò, i vostri codici, statuti e regolamenti sono intrisi di belle parole: sportività. lealtà, rispetto delle regole, giustizia etc.etc.etc..Ma, come è noto, il problema non sono mai le belle parole quanto piuttosto coloro su cui grava l’onere e l’onore di tradurle in fatti.

Concludo con un’ultima considerazione. Recentemente Ella ha nominato il Presidente FIS Giorgio Scarso ( già vicepresidente CONI e vicepresidente FIE) anche commissario del CONI Regionale Sicilia. Una testata giornalistica locale, nel divulgare la notizia dell’insediamento, ha attribuito al neo Commissario la seguente dichiarazione "L'obiettivo primario è dare dignità allo sport dell'isola". Mi auguro che il Presidente Scarso non abbia già perso, da Siciliano accorto, una buona opportunità per intraprendere l’arduo cammino del  “rinnovamento” !
Cordiali Saluti
dott. Antonello Fileccia

21 febbraio 2014

IL SILENZIO DEL CONSENSO E DEL TERRORE

I grandi potenti ci hanno insegnato molto sul silenzio. Una forma di comunicazione molto forte, spesso più delle parole. Basta vedere la storia del silenzio dei Papi, ma anche la modernità del silenzio di Putin alle manifestazioni contro l’omofobia.
Ma per non scomodare questi personaggi, veniamo al silenzio della Fis e alla comunicazione del silenzio per trasmettere, sempre più, quel clima di ‘terrore’. Dopo circa due mesi di confronto sulle problematiche dell’incompatibilità, la Fis cosa fa, dice che non risponde perché la signora non è tesserata. Finanche il Papa risponde ai cittadini, che siano fedeli o no, e non solo ai ‘preti’.
Nel non comunicare c’è un segnale forte e basti notare che in questo clima addirittura nel blog Piazza della Scherma si ha paura di mettere “mi piace”, quando qualcuno condivide la notizia su Facebook. Una sorta di “la Fis ti osserva e non perdona”.
Ma la scelta di non ricevere critiche e di mettere sempre tutto a tacere, parte da lontano. Infatti, come si può notare sul sito Fis spariscono sempre più gli annunci di allenamenti federali e dei convocati. I nomi dei convocati ed autorizzati alle gare escono spesso dopo la chiusura delle iscrizioni internazionali. I comunicati prima delle gare dettano “gli uomini del Ct……” dopo la débâcle “gli spadisti, sciabolatori e fiorettisti (anche se per questi ultimi non succede mai) escono ai sedicesimi…” se invece c’è medaglia “gli uomini o le donne del Ct….”.
Ora capisco che gli impegni dei circa 3 dipendenti Fis della nostra terra, assunti senza concorso ed impiegati nella comunicazione, siano molteplici, ma spesso basta mettere un elenco senza commenti, ma almeno sappiamo che c’è un allenamento e chi partecipa. Certo questo potrebbe portare il telefono del presidente a diventare bollente nel chiedere spiegazioni sulle scelte dei Ct e soprattutto sui criteri. Ma, il silenzio è peggio. Il silenzio alimenta la rabbia. Capisco che così sarebbe difficile poi autorizzare chi si vuole a partecipare e bisognerebbe dare spiegazioni. Ma magari avendo parenti al Nord, mi farebbe piacere sapere che c’è la possibilità di partecipare ad un giorno di assalti.
La comunicazione, come ci ha insegnato Andreotti, è un chiaro messaggio anche nelle foto. “Non prendetemi di profilo per dimostrare che ho una postura ‘diversa’”, lo stesso Brunetta da Ministro, difficilmente lo si fotografava vicino alla scorta o altri, invece ora… Sarà quindi un caso che in gare con 600 bambini, nelle foto della Fis, non mancano mai i soliti fedelissimi del presidente o dei Ct? E ovviamente difficilmente ci sono foto di quelle società non proprio amiche del ‘clan’. Mi sia consentito il termine, ma da noi si dice clan quando la scelta è opportunistica o obbligata, staff quando è meritocratica.
Si dice che dal “basso” le cose si vedono meglio. Dal profondo Sud quindi ho una visione completa.
La Fis per rispondere al blog l’unica cosa che ha saputo produrre è un ‘notiziario’ dove si fanno interviste ai Ct su improbabili scenari dell’arma o altro. Mi chiedo, quando il presidente Scarso, che ricordiamo ottimo e vulcanico maestro di scherma, saprà rendersi conto che con il silenzio oltre che il terrore, non si ottiene nulla. Soprattutto i nostri figli sono di una generazione diversa, dove sanno bene cosa significa una foto o un silenzio e sanno comunicare meglio e velocemente. Quindi il mio appello è affinché questo silenzio finisca e soprattutto finisca il clima di ‘isolamento’ nei confronti di chi, amando la scherma e non sfruttandola, offre spunti di riflessione per non entrare nel baratro dove ci stiamo avviando.
Si è fatto tanto in questi anni, anche per merito del presidente Scarso, non perdiamo tutto perché ci si innamora delle persone e delle proprie idee. Errare umanum est, perseverare….
Bianca IANNUZZI

19 febbraio 2014

PROVOCAZIONI


Verascherma (pseudonimo di un gruppo di genitori e dirigenti che vogliono mantenere l’anonimato) espone una serie di singolarità che se dovessero corrispondere al vero meriterebbero una particolare attenzione da parte degli Organi federali.

Hanno letto con attenzione, in queste settimane, la questione relativa alla vicenda siciliana,  che a loro dire coinvolgerebbe tutta l’Italia. Alcuni di essi pur vivendola da molto vicino e condividendone la sostanza, non sono intervenuti nel dibattito per la solita paura di ritorsioni.

Vorrebbero lanciare una provocazione e chiedono a Piazza della scherma di renderla pubblica.

A loro dire ci si meraviglia  di come un arbitro possa essere maestro e viceversa, ma non piuttosto di come un maestro in attività  possa svolgere anche ruoli  di particolare rilevanza in ambito F.I.S. come C.T. o Presidente di organismi, etc. etc.

Alcuni di essi (maestri) ricoprirebbero ruoli di notevole responsabilità all’interno dei Gruppi sportivi militari o Corpi Armati dello Stato. Risulterebbe che costoro siano in attività con propri atleti e pare che ciò creerebbe non poche situazioni di disagio nelle convocazioni.  Infatti, molti schermidori convocati in nazionale appartengono a tali Gruppi e l’imbarazzo verrebbe avvertito anche nella conduzione arbitrale di  un assalto: un arbitro che sia anche maestro come si comporterebbe nella gestione dell’incontro in cui è parte uno degli allievi del C.T. o del componente la Commissione arbitrale, se non del Presidente stesso? Saprebbe mantenere la piena lucidità?

Sempre secondo Verascherma, ci sarebbero situazioni in cui i CT siano anche direttore tecnico di club. In questo caso verrebbe da pensare che alcuni allievi potrebbero essere convocati pur in assenza di risultati, mentre altri a dispetto dei risultati, non riceverebbero analogo trattamento.

Concludono con una considerazione: qualche CT rilascerebbe interviste dove verrebbe affermata la necessità di un cambiamento, lanciando progetti dispendiosi per tecnologizzare il proprio settore. Intanto convocherebbe atleti, e personale vario orbitante nella propria sfera (fisioterapisti, maestri e porta ….), pertanto la incompatibilità, se non altro da un punto di vista etico-morale, è del tutto evidente.

Verascherma afferma che in altri paesi gli atleti si allenano e se “toccano” sono in nazionale altrimenti a casa in cerca di altre possibilità;  i responsabili dei settori tecnici non sarebbero scopritori di talenti ma organizzatori dell’attività agonistica. Non ci sarebbero incompatibilità con l’incarico federale ed i successi nascerebbero dalla trasparenza posta in essere, garantendo a tutti criteri di oggettività.

A dir la verità il contenuto del loro scritto era molto più pesante, con riferimenti a precise persone.

In relazione al settore tecnico non ritengo giustificata la loro provocazione, poiché chi ricopre cariche di notevole responsabilità è stato scelto sulla base di criteri oggettivi, che comprendono il curriculum innanzitutto e la capacità gestionale, sia dal punto di vista tecnico-umano che amministrativo. La valutazione del lavoro, e questo l’ho già scritto, dovrà essere fatta sulla base dei risultati conseguiti. Continuare su questa strada lo ritengo una perdita di tempo poiché criticare ciò che deve ancora avvenire da la sensazione di voler per forza sminuire una persona ed il lavoro che sta svolgendo.

Ho scritto un articolo “FANALINO DI CODA” con il quale ho espresso compiutamente il mio pensiero, ma con altrettanta fermezza dico a Verascherma che l’onestà morale ed intellettuale impone un minimo di rispetto per le scelte operate dalla F.I.S.. la quale si assumerà l’onore e l’onere dei propri indirizzi. Cosa diversa è la valutazione sulle incompatibilità, per le quali sono assolutamente d’accordo su quanto scritto in questo blog.

Ezio RINALDI