giovedì 29 novembre 2018

APPELLO


La Piazza
L’articolo L’IGNORANZA DEGLI EPITETI” ha avuto, finora, circa 25 commenti i quali, tranne il primo, hanno deviato dalla sua sostanza spostando l’interesse su quanto successo a Berna, gara Gran prix di spada, riversando sul CT dell’arma non convenzionale le insoddisfazioni dei commentatori. Certo di fare cosa gradita ai lettori e considerata la valenza di quanto scritto, raccolgo l’invito di un anonimo frequentatore e lo posto in prima pagina affinché i vari interventi trovino la giusta collocazione.
APPELLO A RINALDI ED AI LETTORI
Se vogliamo innalzare il nostro livello di discussione dobbiamo adottare degli indicatori intelligenti, semplici, sintetici per approfondire e costruire valutazioni solide. Anche se l’argomento è percepito come complicato, è sufficiente utilizzare internet e le statistiche della FIE o della FIS. Inizio col fioretto femminile. Chi vuole analizzare le altre armi?
Dopo il rientro trionfale delle mamme Di Francisca e Batini, il predominio dell’Italia nel fioretto femminile senior come si può spiegare? Con parole molto semplici: gli altri stati non hanno i centri sportivi dei corpi dello stato. L’Italia ha oggi 24 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking FIE di coppa del mondo senior, delle quali 17 nei corpi dello stato e 1 in arruolamento. Nessun altro stato può sostenere questi numeri di partecipanti in coppa del mondo senior. Gli USA hanno oggi 8 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking. E le statunitensi sono campionesse del mondo a squadre nonostante rispetto all’Italia abbiano soltanto un terzo delle classificate nelle prime 150. Chi partecipa alla coppa del mondo senior rappresenta il vertice di una piramide di praticanti di altissimo livello. L’alto livello richiede finanziamenti continui e certi. Le atlete italiane di altissimo livello sono atlete di mestiere, perché sono lavoratrici con contratto da dipendente pubblico a tempo indeterminato. Le fiorettiste italiane senior sono stipendiate dallo stato per praticare la nobile disciplina schermistica. Le atlete italiane di alto livello possono essere arruolate a 17 anni nei centri sportivi dei corpi dello stato. I centri sportivi assicurano economicamente lo sviluppo della fiorettista di alto livello, con tutele previdenziali e assistenziali. Lo dimostrano le maternità di Elisa e Martina. La società di origine e il maestro continuano a provvedere alla qualificazione e formazione tecnica, ma lo stato assicura le tutele previdenziali e assistenziali, le quali durano nel tempo, oltre la carriera sportiva. Entrambe le forme di tutele hanno ad oggetto la tutela della lavoratrice fiorettista in ordine ai rischi inerenti ad eventuale perdita parziale o totale della capacità lavorativa per determinati eventi. La previdenza si realizza mediante mezzi finanziari forniti principalmente dai contributi previdenziali, mentre l'assistenza è assicurata in caso di infortuni, malattie, maternità, inabilità, e altro ancora. Elisa e Martina sono potute così rientrare e vincere. La federazione è unicamente beneficiaria del sistema, non è l’attrice principale e non stanno giocando un ruolo principale. Ma attenzione, le cose stanno cambiando.
L’Italia ha oggi 14 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking FIE di coppa del mondo junior. Delle quali 3 nei corpi dello stato e 1 in arruolamento. Gli Stati Uniti d’America hanno oggi 17 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking FIE di coppa del mondo junior. Si è invertita la tendenza. Gli USA hanno piazzato 3 fiorettiste nelle prime 8 ai campionati del mondo cadetti 2018, con 1 argento e 1 bronzo. L’Italia 1 bronzo. L’Italia non vince l’oro con le fiorettiste cadette dal 2012.
La federazione riceve ogni anno dal coni quasi 4,5 milioni di finanziamenti sportivi. Ma nessuno parla dei quasi 2,5 milioni di stipendi pagati ogni anno dallo stato per gli atleti schermidori dei centri sportivi dei corpi dello stato. Per non parlare degli stipendi pagati dallo stato per i tecnici dei centri sportivi o messi a disposizione della federazione. La federazione riceve ogni anno tantissimi milioni di finanziamenti sportivi direttamente dal coni o indirettamente dallo stato. I termini efficacia ed efficienza, spesso usati indistintamente come sinonimi, riflettono in realtà due concetti ben distinti. L'efficacia indica la capacità di raggiungere l'obiettivo prefissato, mentre l'efficienza valuta l'abilità di farlo impiegando le risorse minime indispensabili. C'è nella federazione italiana efficienza?
ANONIMO
Ezio RINALDI

domenica 25 novembre 2018

L'IGNORANZA DEGLI EPITETI

Voglio affrontare un argomento che alle orecchie di qualche puritano sembrerebbe sconveniente, in realtà è un epiteto che sovente profferiamo nei confronti di qualcuno, senza conoscerne il significato. Ebbene l’appellativo in questione riguarda il modo di dire “TESTA DI CAZZO”, si avete letto bene!
Su tale espressione Elio RIA, saggista poeta e filosofo, ha scritto un saggio che mi trova assolutamente d’accordo.
Molto spesso usiamo tale espressione più per offendere la persona apostrofata che non per la conoscenza del suo significato, insomma la utilizziamo a sproposito.
Mi è capitato, e certamente alle spalle mi capita ancora, di essere biasimato con il termine anzidetto, ma vale la pena ricordare che essere apostrofati “testa di cazzo” vuol dire che si è persona sciocca e ignorante, senza nessun valore morale. Con tale espressione si paragona il destinatario all’organo genitale maschile, in quanto situato nelle parti basse del corpo ed ha la funzione della minzione e della sessualità; insomma cose che non richiedono grandi capacità, piuttosto una semplice dimestichezza nell’uso.
Generalmente si ricorre a tale stigmatizzazione nei casi di persone presuntuose, caparbie, ignoranti, maleducati, saccenti, incapaci nel proprio lavoro e che credono in ciò che non sono.
Per la mia attività di blogger sono sicuro di essere oggetto della poco piacevole definizione, purtroppo me ne devo fare una ragione, sapendo di non essere simpatico a tutti e di aver calpestato i piedi a più di una persona, ovvero ho sempre detto ciò che penso ad alta voce, rompendo gli schemi di una sottomissione latente ed accettata passivamente.
Con un pizzico di immodestia, ritengo di non essere presuntuoso, caparbio, ignorante, maleducato, saccente ed incapace nelle mansioni a me demandate e soprattutto credo in ciò che sono e non in qualcosa che non mi appartiene.
Se personaggi, la cui posizione al momento è dominante, mi abbiano apostrofato, alle spalle, con una simile definizione, la rispedisco al mittente sapendo che il senso di frustrazione che li pervade li pone su un piano di inferiorità morale ed intellettuale dal quale è difficile risalire.
Ezio RINALDI

giovedì 22 novembre 2018

DOPING TECNOLOGICO: dove eravamo rimasti?

Ritorniamo sull’argomento già trattato, al termine degli scorsi Campionati Italiani di Verona e successivamente nel mese di luglio, in occasione dell’allenamento collegiale in previsione dei Campionati del Mondo di Wuxi.
Come ricorderete, verso la metà di luglio, in occasione dell’allenamento delle sciabolatrici, alcune di esse hanno avuto una conversazione(!?) con il Procuratore federale per alcuni chiarimenti inerenti la vicenda del doping tecnologico. Da allora nulla si è più saputo, tutti con le bocche 
cucite, quindi non si hanno notizie in merito, se non quelle finora conosciute e cioè che la Segreteria della Federazione trasmise alla Commissione SEMI tutta la documentazione inerente il caso, ritenendola per questo l’unica struttura federale preposta ad esaminare e valutare gli aspetti connessi alla vicenda. Mi domando:” allora cosa centra la Procura federale?” Ma è una domanda che rimarrà senza risposta.

Per quanto attiene invece l’atleta che, a dire di molti, si sarebbe avvantaggiata di questo fantomatico sistema di “doping tecnologico”, non possiamo far altro che prendere nota di un avvio di stagione certamente non brillante. I risultati che ha ottenuto in occasione della prima prova Open di Bastia Umbra, dove, pur essendo esentata dai gironi per la sua posizione nel ranking, non è riuscita ad andare oltre un risicato piazzamento nelle prime 32 ed alla prima prova di coppa del Mondo ad Orleans, dove è subito uscita di scena già nel tabellone di qualificazione e per mano di un’altra atleta italiana con la quale negli scontri diretti, alcuni esperti di statistiche dicono, che negli ultimi anni abbia sempre avuto la meglio. Scenario confermato ai campionati italiani U 23 di Belluno dove a dispetto del risultato decisamente migliorato ha dovuto subire nuovamente la superiorità della medesima atleta.
Seguiremo come sempre l’evoluzione della giustizia federale e le vicende dell’atleta “di cui tutti parlano”.
Ezio RINALDI

domenica 11 novembre 2018

SOGNO o.......


La scherma o, meglio, la passione per la scherma riempie tanto la mia vita da imporre la sua presenza anche nei momenti più impensabili: durante il sonno!
Ho sognato, infatti di essere un CT, di godere, come tecnico, di una grande, considerazione da parte del presidente FIS, nonostante, non abbia acquisito alcun merito particolare e non abbia mai formato schermitori di rilievo.
Stupito io stesso della mia posizione, mi guardo attorno per capire come sfruttarla al meglio.
Prima di tutto decido di circondarmi di collaboratori che non discutano le mie scelte, i quali, tenuto conto della grande considerazione di cui beneficio, non potranno e non vorranno mai mettere in ombra la mia persona e il mio ruolo.
Poi (decido) di gratificare un gran numero di “operatori”, per avere una base consistente di sostenitori “interessati”.
Avendo in mente un progetto finalizzato al successo di qualche mio giovane protetto/a, cerco di condividere i meriti acquisiti da altri tecnici per farli miei, alla prima occasione, e di guadagnarmi la stima, l’ammirazione e la gratitudine dei miei protetti/e, di uno/a in particolare, agevolandone con tutti i mezzi il cammino (la carriera). E cavolo! Se no che CT sarei, se non cercassi in tutti modi di rinforzare le posizioni acquisite e di averne qualche vantaggio? Certo, i miei protetti/e sono giovani, “chiusi” da atleti/e più grandi e titolati/e di loro. Nel sogno mi sovviene una soluzione, un modus operandi che arriva tra un raduno e l’altro, che ritengo percorribile e che pochi potrebbero contestare: largo ai giovani!
Prima faccio carte false per far partecipare i miei protetti/e, e di questi uno/a in particolare, a più competizioni possibili (magari, anche ai mondiali universitari…d’altronde, cavolo, ci andranno anche loro all’università). Con tante occasioni, prima o poi, visto che in realtà sono anche abbastanza bravi/e, qualche risultato lo porteranno a casa?
E, caspita, nel sogno sta andando veramente bene. Perché, allora, non cercare di spianare la strada ad almeno uno/a di essi, quello a cui tengo di più, verso l’olimpiade? La strada più agevole sarebbe senz’altro quella dell’inserimento nella squadra assoluti. Ma come farlo/a entrare? Quella attuale ha ben fatto fino ad ora e l’atleta più avanti con gli anni (che avrei potuto mettere fuori) ha conseguito risultati di assoluto prestigio. Quindi come inserire in squadra il mio/a favorito/a? Sacrificando chi? Con quante critiche?
Ma ecco ancora l’idea risolutiva (cavolo sono proprio in gamba, peccato che è un sogno): convoco, guardando al futuro (eh,eh) due giovani, un maschio e una femmina, togliendo dalla squadra due pezzi da novanta, dimostrazione evidente della mia buona intenzione di inserire i giovani per far fare loro esperienza, che non manca certamente agli esclusi i quali, ingenuamente penseranno, per i loro precedenti, di essere al sicuro da “sorprese”.
Ciò fatto non mi resta che sperare nel mio “Culo”, che ha dato fin qui prove egregie, rendendomi protagonista di numerosi successi personali. Se la squadra dove inserisco il mio/a pupillo/a dovesse far risultato…il gioco è fatto! Chi potrà mai criticare il CT di aver dato fiducia alla squadra vincente?
Il tempo c’è, io mi sto preparando da un bel po’ e qualcuno/a grazie alle mie “cure” prima o poi comincerà a rendere meno del solito….beh, mi pare di poter nutrire fiducia.
Dimenticavo, il preparatore fisico, ormai abituato a fare gite gratis, poiché, diciamolo chiaramente, nonostante sia rifiutato da tutti i nazionali l’ho portato dappertutto, comincia a pensare di averne diritto. Ma va bene, in realtà fa parte del mio staff e può essere ancora utile.
Mi sveglio e mi accorgo che era solo un sogno….
Ugo SCASSAMAZZO


martedì 6 novembre 2018

RIDIMENSIONATO MALAGO'


Giovanni MALAGO'
E’ di qualche giorno fa la notizia secondo la quale il Governo abbia inserito nella legge di bilancio una riforma del CONI e che vede MALAGO’ attapirato poiché tale iniziativa, di fatto, svuoterebbe di potere il presidente e l’ente. Infatti lo strumento di controllo in mano al massimo ente sportivo, ovvero la gestione del contributo governativo, il cui importo ammonta a circa 420 milioni di euro, passerà di mano, lasciandogli poco più di 40 milioni per la preparazione olimpica, mentre tutto il resto verrebbe gestito dalla partecipata SPORT e SALUTE spa, i cui vertici saranno nominati dal Governo.
Di fatto le federazioni riceverebbero il contributo necessario alla loro sopravvivenza direttamente dallo Stato per il tramite del costituendo nuovo ente, nel quale il CONI stesso non potrà più metterci piede, grazie a clausole di salvaguardia che impediranno ai dirigenti sportivi di occuparsi ancora di denaro, anche indirettamente (almeno temporalmente).
Sembrerebbe che MALAGO’ stia cercando aiuti presso altri autorevoli personaggi affinché si possa mettere un argine alla iniziativa governativa.
Questi in estrema sintesi i fatti. Alcuni media ritengono l’intervento del Governo sacrosanto ed avrebbero auspicato che detta riforma potesse essere applicata già dal 2018 o, al massimo, dal 2019, invece lo sarebbe dal 2020.  Al di là di qualsiasi opinione che ogni lettore potrà farsi, è d’uopo soffermarsi sul perché il Governo abbia ritenuto necessario tale azione e soprattutto senza concordarla con i vertici sportivi. Si è tanto parlato dell’immobilismo, per esempio, verso l’Atletica Leggera, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti; del disastro relativo al commissariamento della Federcalcio, dove ad un certo punto non si è capito più nulla; del maldestro intervento a protezione di qualche Presidente, autore di modifiche statutarie fatte passare come refusi; delle dimissioni del super procuratore del CONI, Gen. CATALDI; delle candidature di Milano, Torino e Cortina quali sedi per le olimpiadi invernali. Insomma da tutto ciò emergerebbe una gestione autoreferenziale tendente a non modificare lo status quo, peraltro evidenziato dal fatto di concedere ai presidenti in carica che stiano terminando il terzo mandato, o che lo abbiano addirittura superato, la possibilità di un ulteriore quadriennio.
Ebbene, a chi giova tutto questo? A chi giova che lo sport rimanga in questa stagnazione? Perché affidarsi sempre a soggetti che hanno già scritto la storia qualche decennio fa e che sarebbe il caso di lasciarli alle loro incombenze private piuttosto che trasformali sistematicamente nei nuovi traghettatori?
Vale la pena ribadire (lo ha già detto qualcun altro) che lo sport italiano non sopravvive esclusivamente grazie al CONI ed ai suoi sforzi ma più strumentalmente al fatto che la presenza dei Gruppi Sportivi Militari garantisce agli sport di nicchia di essere competitivi a livello mondiale e di vincere medaglie olimpiche. In buona sostanza i dirigenti del CONI e delle varie federazioni avrebbero fatto passare il concetto per il quale il merito dei successi sia da ascriversi alla loro azione.
La realtà ci dice che laddove inizia ad esserci professionismo, lo sport italiano perde competitività. Così è successo per diversi sport: finché gli stipendi statali sono stati competitivi con un mondo sportivo mediamente povero, gli sport di nicchia, e non solo, riuscivano ad essere concorrenziali a livello mondiale. Quando i soldi hanno iniziato a circolare, all’inizio del XXI secolo, l’Italia non è stata più in grado di competere alla pari in campo internazionale. Una siffatta situazione richiedeva un intervento che potesse disciplinare meglio le attività delle varie federazioni ed è in questo senso che va letta l’iniziativa governativa.
Tutto ciò detto devo anche segnalare il fallimento della governance sportiva se si è finito per consegnare lo sport alla politica, badate bene, non allo Stato ma alla politica, perdendo così la propria autonomia, e questo potrei definirlo, anzi lo definisco tragico. Lo sport indipendente dalla politica unisce le varie anime, senza distinzioni di colore o di partito ma da ora in poi, qualora il provvedimento venisse approvato, ma non ho dubbi che lo sia, potrebbe non essere più cosi: chi vivrà vedrà. Prendiamo atto che il presidente del CONI, in futuro, non potrà più operare come nel passato e questa forse è la nota positiva della riforma.
Ezio RINALDI