lunedì 10 dicembre 2018

MAESTRI, ISTRUTTORI, COLLABORATORI E PRATICONI

Aderendo alla richiesta dell'autore di restare anonimo, ricevo e pubblico il pezzo che segue.
Ezio RINALDI
"Non voglio certamente riprendere l’oramai annosa questione su chi debba, o abbia, giurisprudenza sull’abilitazione formale all’insegnamento, più che altro mi sono fermato un momento a fare un sintetico esame della situazione magistrale italiana. Non sarà nemmeno una questione di risultati, di chi va da chi, di chi è amico, per chi lavora o chi sono i suoi atleti, semplicemente mi sono chiesto: perché questa guerra? Esattamente di cosa stiamo parlando? Che dietro ci sia un inizio di business mi appare lampante, quello su cui realmente qualcuno ha voluto mettere le mani sopra non è certamente la filosofia dell’insegnamento, ma la ben più pratica formazione. Quella che si paga, cercando di ampliare a dismisura la platea dei potenziali partecipanti, ridotti al ruolo di semplici clienti. A guardare i programmi di questi corsi sembra che chissà cosa venga insegnato, a chi poi dovrà insegnare, ma tutto appare molto più chiaro ad una attenta analisi. Gli argomenti saranno anche importanti, ma il solo fatto di essere trattati per poche ore fa capire quale superficialità possa essere quella messa in pratica. Per trattare anche solo di diritto sportivo servirebbero sei mesi, altro che due ore. Non ci rimane che puntare sulla parte schermistica, ma anche lì si resta piuttosto perplessi. In realtà siamo ad un misto tra quello che potrebbe essere una scherma reale e quelli che sono i famosi trattati di scherma storica sui quali, in teoria, ci si dovrebbe poi confrontare con la commissione di esame. Quello però che emerge seriamente è che di quanto questi novelli adepti del magistero si dovranno realmente occupare nelle sale di scherma ben poco si parla. Allora queste centinaia di tecnici che ogni anno vengono sfornati dal diplomificio federale esattamente che fine fanno? La maggior parte nulla, qualcuno anche a fare danni, pochi realmente si avvieranno nella professione di “Maestro di scherma”, e di questi pochi ancora meno lo faranno aprendo una propria società. Allora ecco la mia suddivisione in quattro categoria:
I MAESTRI -  saranno quei pochi che veramente si avvieranno alla carriera. Sono ex-atleti, che la scherma l’hanno conosciuta da giovani, e magari hanno ancora una certa formazione vuoi perché indirizzati già dal loro corso di laurea, o perché si siano dati da fare successivamente con corsi e studi. L’avere fatto scherma da giovani gli ha consentito di avere una vera impostazione magistrale, che gli permette di tenere in testa, quantomeno imbastita, una progressione didattica. Sanno cosa possono ottenere da un bambino, da un adolescente, da un ragazzo e da un adulto. Hanno pazienza nell’insegnare, non guardano solo il risultato inteso come piazzamento, ma cercano l’accrescimento delle abilità nel proprio allievo. Qualche volta apriranno anche una società per conto proprio, dopo avere imparato come si gestisce presso la propria, dandosi da fare in ogni ruolo. Hanno la passione dalla loro, che gli permette di cominciare la giornata facendo da segretaria, poi passare al corso di bambini di 7 anni facendoli giocare, insegnandogli a conoscere il proprio corso e come si muove nello spazio, passeranno agli agonisti facendo lezione con eguale passione al meno dotato come al campioncino, e finiranno con l’atleta formato che deve andare alla prossima gara internazionale per centrare il risultato. Non si sentiranno mai sminuiti in nessun ruolo, e saranno amati da tutti i propri allievi. Ditemi voi di tutto questo, cosa hanno appreso nei corsi di formazione estivi.
GLI STRUTTORI – Sono quei ragazzi che cominciano ad insegnare alternandosi nel ruolo di atleta. Soci identificati con i colori sociali, che mai lascerebbero, oltre che a quello che hanno deciso sia il loro Maestro. Quest’ultimo non sempre corrisponde al primo insegnante, perché questi essendo attaccati alla società, possono anche vedere andare via i tecnici, ma loro restano. Solitamente cominciano con un accordo del tipo: “in cambio di qualche ora del tuo tempo non ti facciamo pagare più la quota”, per poi con il tempo passare nei ruoli tecnici del proprio Circolo come istruttore. Sono preparati e perfettamente integrati, hanno chiaro cosa si debba insegnare all’inizio, e quanto tempo ci voglia ad apprendere. Seguono con passione i bambini, perché molto spesso gli stessi li riconoscono come “forti”, e quindi ben volentieri seguono i loro consigli. Sono elementi giovani, e quindi utilissimi, in quanto saranno poi loro a prendere in mano le redini della società, permettendogli continuità di vita. E di questo ben poco hanno appreso nei corsi federali, visti solo come un passaggio obbligato per la loro carriera.
I COLLABORATORI – Qui cominciamo ad avere i primi che fanno danni. Si mettono a disposizione della società, pur non avendone pienamente il ruolo. Solitamente sono dopolavoristi, atleti oramai invecchiati che non hanno mai avuto una vera passione se non per se stessi. Non potendo più allenarsi quanto vorrebbero, cominciano a costruirsi una figura di collaboratore gratuito, e già questo è il primo danno. Primo perché danneggiano chi lavora, facendolo passare per uno che chiede soldi e non vuole bene alla società, secondo facendo passare l’errato messaggio che ad insegnare saltuariamente ci si possa mettere un “chiunque”, senza preparazione e senza futuro magistrale. Spesso si esaltano e cominciano a frequentare i corsi federali per ergersi all’interno della loro società alla pari di istruttori e tecnici, credendo che i primi due siano al di sopra nella scala gerarchica solo per il “pezzo di carta”. In breve cominceranno una loro carriera parallela, dove purtroppo troveranno genitori (di ragazzini negati, pigri, presuntuosi, ecc..) disposti a dargli corda, e questo li autorizzerà a credere di potere accedere a chissà quali vette dell’insegnamento. Questi personaggi quasi sempre finiscono o con il bisticciare e scomparire dal mondo della scherma, oppure caparbiamente ad andare a fare danni in altre società o peggio ancora ad aprirne una propria. Qualche volta, e questo va detto, riescono a vivere il loro temporaneo ruolo serenamente, consapevoli che sia solo una piccola collaborazione con il proprio sodalizio, ma sono esempi virtuosi estremamente rari. A questi i corsi federali fanno decisamente male, facendogli credere che basti uno pseudo esame per essere grandi tecnici.
I PRATICONI – Sono poi la diretta derivazione dei precedenti, ma nella versione imbruttita. In questa categoria ci troviamo per la stragrande maggioranza quelli che la scherma l’hanno iniziata da adulti. Come tutte le persone che cominciano qualcosa troppo tardi, li contraddistingue la fretta in ogni cosa. Li trovi nella tua palestra che cercano disperatamente di insegnare una finta in tempo ad un bambino di 7 anni, che già fatica anche solo a tenerlo in mano un attrezzo. Non hanno fatto la scherma da giovani, per cui non hanno la minima idea di cosa possa essere una progressione didattica, l’hanno approcciata in quei corsi serali dove spesso trovano un Maestro appassionato, così bravo ad insegnare da fare credere loro di stare apprendendo chissà cosa, ma purtroppo di essere dopo poco tempo anche in grado di insegnarlo. Li trovi sempre vicino ai bambini, o ragazzini, più bravi dando loro consigli non richiesti e spesso demenziali, dall’alto dello loro inesistente esperienza. Anche se coinvolti, per pena, nei quadri tecnici, si rivelano dopo poco inadatti ad ogni ruolo. E qui nasce poi il problema, essendo anziani, e quindi avendo fretta, non appena vengono messi anche solo a dare una mano per i bambini che iniziano a fare scherma, si avviano subito ai corsi federali, per prendere ogni abilitazione possibile, convinti che con quella guadagneranno l’autorevolezza che hanno i veri Maestri. Sarà anche la loro unica speranza di guadagno, in quanto pur di avere un ruolo saranno disposti a lavorare gratis, dimostrando anche quale sia l’esatto valore del loro lavoro: nullo. In compenso metteranno in difficoltà Maestri e Istruttori, che dovranno mettere una toppa sui loro danni, e cercare di fare capire che c’è una differenza tra un Maestro e un Praticone, per quello il primo viene pagato ed il secondo elemosina un ruolo qualsiasi gratis. Quando poi fanno il passo più lungo della gamba si ritrovano spesso messi alla porta, o quasi, e qui viene fuori il vero baco dei corsi di abilitazione federale. Con in mano un pezzo di carta, potranno aprire una loro società, continuando a perpetrare la loro impreparazione, la loro incompetenza, le loro frustrazioni verso un mondo della scherma cattivo che per invidia della loro (auto riconosciuta) bravura li ha emarginati. Facendo passare chi lavora con passione e competenza quale un ladro, perché si fa pagare. Certo, perché al contrario di loro non allena dopo il lavoro, ma deve farlo per lavoro. Questi ai corsi magistrali, che su di loro hanno avuto più l’effetto di un indottrinamento che di acquisizione di conoscenza, hanno soprattutto imparato ad invidiare e millantare. Li trovate su fb con foto continue di atleti non loro, senza scrivere nulla in proposito, facendo credere possano essere loro e sperando di trovare nei commenti tanti complimenti. Alle gare li potete riconoscere sul parterre grazie all’immancabile gillet AIMS.
Adesso ognuno si veda in una di queste quattro grandi categorie. Ci sarà chi si ritroverà nella prima, altri nella seconda, sono certo che chi si incazzerà sarà in una delle altre due, di certo c’è però un sistema magistrale che questo sta sfornando perché oramai fuori controllo. La cura sarebbe cominciare ad avere esami su base biennale, perché l’attesa già crea una certa selezione, avere accesso al secondo e (soprattutto) terzo livello a numero chiuso, ed avere come pre requisito indispensabile l’appoggio alla propria candidatura del comitato regionale di appartenenza. Questo dovrà concedere il nulla osta sulla base di un progetto reale, apertura di una nuova società o succursale non una vaga promessa di fare dei corsi qualora ci siano degli iscritti, oppure su una richiesta da parte di qualche società già costituita di un tecnico affiliante. Già questo stroncherebbe la carriera ai praticoni, o quanto meno gliela renderebbe molto difficile, cominciando a dare anche una parvenza di dignità professionale ai tecnici utili, eliminando il volontariato che distrugge una professione, e di certo non l’aiuta.
ANONIMO MAESTRO"

martedì 4 dicembre 2018

LE PARTNER CITY


MI sono sempre chiesto a cosa servissero le partener city sottoscritte dalla FIS con i vari comuni italiani. A tale domanda la mia risposta è stata:” averne un vantaggio per il movimento schermistico italiano e dei club di scherma insistenti nei precitati comuni.”.  Invece, come potete leggere nel testo delle convenzione con uno dei maggiori Comuni Italiani (Torino), nulla di tutto questo.
La convenzione parla di organizzazione di eventi per i quali il Comune metterebbe a disposizione l’impianto sportivo comunale. Nell’accordo non viene specificato se detto impianto venga concesso gratuitamente o semplicemente con una riduzione degli oneri di affitto. Peraltro a beneficiarne sarebbe soltanto la società organizzatrice dell’evento. Nulla è detto sulla disponibilità degli impianti per l’organizzazione di campionati regionali o interregionali, per i quali, a quanto mi è dato sapere, la concessione delle strutture verrebbe effettuata attraverso un canone di affitto: quando va bene ci potrebbe essere una riduzione di tali oneri affittuari. Credo, ma non ci metterei la mano sul fuoco, che i comuni non possano concedere gli impianti in forma assolutamente gratuita poiché detti oneri vanno inseriti nel bilancio comunale come entrate per l’organizzazione di eventi. Su questo argomento, ripeto, non ci metterei la mano sul fuoco, però mi piacerebbe che qualcuno più informato di me mi smentisca o confermi quanto da me scritto.
A me sembra che a guadagnarci sia il Comune e non potrebbe essere diversamente considerata la atavica passività dei bilanci comunali. Quindi oso affermare che questi protocolli non servano a niente, direi che non siano affatto necessari. Peraltro volendoli realizzare sarebbe sufficiente che il Presidente del Comitato regionale, in rappresentanza della FIS, sottoscrivesse in prima persona l’impegno con la città interessata, dando così valenza al Comitato stesso, quale rappresentante della federazione, in sede locale e ciò determinerebbe un sicuro risparmio di risorse economiche non essendo più necessari i  continui  viaggi del nostro “Presidente errante” costretto a girare l’Italia in lungo e in largo per sottoscrivere le convenzioni come se fosse una attività miracolosa. Concludendo direi che queste convenzioni finiscono più per aiutare la permanente e ininterrotta campagna elettorale del Presidente, che costituire un efficace strumento preordinato a portare benefici reali alle associazioni locali che sono, e restano, comunque relegati ad un ruolo assolutamente marginale.
Poi però si chiedono continui sacrifici alle famiglie, ai maestri ed agli atleti, veri sostenitori del movimento schermistico.
Ezio RINALDI



TORINO DIVENTA LA 25ESIMA "CITY PARTNER FIS" - FIRMATO A MILANO L'ACCORDO CON IL COMUNE E CON LA REGIONE PIEMONTE
https://www.federscherma.it/homepage/media/news/14-news/top-news/28988-torino-diventa-la-25esima-city-partner-fis-firmato-a-milano-l-accordo-con-il-comune-e-con-la-regione-piemonte.html