lunedì 31 agosto 2020

MAESTRI CAMPIONI

Dal quotidiano "LA NUOVA" di Venezia e Mestre, riporto l'articolo a firma di Simone BIANCHI, del 31 agosto 2020. Non c'è bisogno di alcun commento se non che i maestri italiani si fanno onore e si fanno apprezzare nel mondo per il lavoro che svolgono. Credo fermamente che i nostri migliori tecnici debbano rientrare in Italia  ed auspico che la nuova FIS possa riuscirci. Intanto al Maestro Massimo OMERI i complimenti della "PIAZZA" con l'auspicio di sempre maggiori successi.
Ezio RINALDI

sabato 29 agosto 2020

LA PERCENTUALE DIMENTICATA


Ciao Ezio, con la pubblicazione dell’articolo “PUNTEGGI PER ATTIVITA' AGONISTICA: le proposte del Maestro BERTACCHINI” ho ripreso con piacere a scrivere ed a esporre le mie riflessioni sul tuo Blog. Ho apprezzato molto la scelta sull’anonimato, che mi sembra sia stata quasi obbligata.
Questa volta intervengo su un argomento che speravo fosse chiaro alla FIS e che è oggetto di critiche bipartisan, da molti anni. Mi riferisco all’uso della percentuale per stabilire i numeri dei qualificati alle competizioni. La FIS da sempre usa numeri fissi e che poi si concretizzano, nella loro assurdità, nella Coppa Italia, dove i 16 posti rappresentavano il 4% nella spada Maschile e quasi il 20% nelle altre armi.
Adesso invece, nel valutare il nuovo regolamento Agonistico per la stagione prossima, chiamata di transizione, si evincono alcune criticità. Prima tra tutte quella che fa riferimento ai qualificati alle prove nazionali di Coppa Italia Assolute, Giovani e Cadetti. Il Regolamento prevede, si numeri diversi tra le diverse armi, ma rappresentano circa il 10% del Ranking di ogni categoria, molto ridotto considerando il movimento agonistico. Capiamo l’esigenza Covid per il distanziamento e il non affollamento delle palestre, ma forse ci sono numerose soluzioni per far si che l’unica gara nazionale per questi atleti, sia anche accessibile. Consideriamo che gli atleti IN saranno ammessi, poi c’è la qualificazione di un atleta per Regione, con numeri che in alcune Regioni rappresentano meno del 10% dei partecipanti.
La cosa che però stride con ogni ragionamento è che i Campionati Italiani vedranno, nelle diverse categorie, sempre 42 atleti partecipanti e che si qualificheranno solo ed esclusivamente dalla Coppa Italia, fatta eccezione per gli atleti d’Élite. Facendo due calcoli, nella sciabola con un buon girone si è qualificati anche perdendo alla prima diretta. Nella spada non basta una diretta. Rendiamoci conto della incongruenza di tutto ciò. Per la Coppa Italia i numeri tengono in considerazione la base di partecipanti, in modo ridotto, ma almeno una differenziazione si fa, mentre alla Finale si va sempre e comunque a numeri fissi.
Altra cosa che richiama l’attenzione è la novità che vede la creazione di una ‘casta’ per gli atleti d’Interesse Nazionale, che negli ultimi 20anni sono stati sempre dimenticati e trattati senza alcun privilegio, anzi spesso si è chiesta la pubblicazione dei nomi. Quest’anno, quello più complesso, hanno invece un vantaggio enorme: sono già qualificati alla Coppa Italia in ogni categoria alla quale possono accedere. Questo prima cosa risulta essere una novità assoluta, seconda cosa priva di un confronto gli atleti in uno sport dove da sempre abbiamo avuto la dimostrazione che mai niente e nessuno è dato per scontato. Non dimentichiamo che negli anni, nomi illustri non hanno conquistato la qualificazione alle prove regionali o sono usciti al primo turno alle gare nazionali. Nella sciabola da alcuni anni, per garantire i numeri alla prova nazionale assoluta, abbiamo annullato la qualificazione di zona, adesso invece lavoriamo su numeri ristretti, privilegi non coincidenti con le forze in campo e fermiamo anche la crescita del movimento in alcune regioni dove da qualche anno si investe.
Le Liste Federali non sono il Ranking, che anche se menomato dalla mancanza di gare, da una sorta di valore in campo. Le liste hanno criteri diversi e comprendono atleti di varie età che si troveranno così già in Coppa Italia nella quale con una sola diretta, conquisteranno la finale. Non dimenticando il criterio del Ranking e l’enorme vantaggio che questi avranno nella stagione post olimpica, dove avranno punti a gare di coefficiente superiore per le quali hanno avuto accesso diretto.
Massima comprensione per la gestione e stesura di un Regolamento in un momento così delicato come quello dell’era ‘pandemia’, ma forse la FIS bene avrebbe fatto ad attendere ancora qualche mese per decidere e soprattutto, magari, ascoltare qualche spunto sulla possibilità di gestire le gare in ambienti più ampi e magari anche in più giorni, pur di consentire un maggiore e migliore confronto e dare una parvenza di normalità alle competizioni ed alle classifiche.
Infatti, ho avuto modo nei mesi di lockdown di fare alcune concrete proposte, ma ovviamente la FIS è sorda ad ogni proposta e soluzione. Mi dispiace perché chiunque mi conosce sa bene che io sono una persona concreta e prima di parlare valuto sempre le mie idee nella loro realizzazione.
Ripeto le mie sono idee sono tali, ma mi dispiace che non ci sia una valutazione reale e un confronto affinché si possano presentare soluzioni che aiutino le società a non perdere allievi e garantire la sopravvivenza. Tutti i maggiori esperti di Economia precisano sempre come i contributi economici a pioggia, siano un palliativo all’agonia, ma la soluzione è sempre e solo nelle politiche adottate per contrastare il fenomeno.
Massimo BERTACCHINI

martedì 25 agosto 2020

PUNTEGGI PER ATTIVITA' AGONISTICA: le proposte del Maestro BERTACCHINI


Maestro Massimo BERTACCHINI
Cari amici, vorrei richiamare l’attenzione sul comunicato FIS del 30/6 e 41/20 del 5 agosto, riguardante l’assegnazione dei punti classifica Gran Premio Italia 2019-20. Il documento è una sorta di “Rivisitazione delle Modalità di Calcolo dei Punteggi” per l'assegnazione stessa dei punti e conseguentemente dei contributi. Il tutto dovrebbe tener conto dello stop anticipato della Stagione Agonistica.
1.  G.p.G.: in pratica per l’assegnazione dei punti (contributi), prendono in considerazione solo le prove di Vercelli Sp.; Lucca Sc.; La Spezia F., quindi applicando una norma retroattiva su di un programma gare che prevedeva una finale Nazionale a fine stagione (Riccione). Verificando le pre-iscrizioni a Riccione 2019 (3215) e confrontandole con quelle delle tre prove in questione (2566) il risultato parla chiaro “-649 atleti”, ovvero -20%. Ciò è giustamente determinato da una pianificazione della stagione agonistica in funzione di una finale che prevede delle prove di qualificazione (o meglio selezione), che danno priorità alle prove interregionali a discapito di quelle Nazionali (non a caso la sola partecipazione alle prove Nazionali non autorizza la partecipazione alla finale stessa) Quindi penalizzando tutti coloro che puntando ad una qualificazione interregionali, non hanno di certo partecipato alle tre prove in questione, visti anche gli alti costi di trasferta.
2. ASSOLUTI: concorrono alla formazione delle classifiche esclusivamente il Campionato Italiano U. 23 e la I° prova Open, oltre ai partecipanti alle prove di qualificazione Regionale, anche qui assegnare i punteggi riducendo una stagione agonistica, che prevede almeno 6 prove di qualificazione e dei Campionati a Sq. (punteggi in egual misura a tutte le iscritte) a due singole gare è un’operazione a dir poco stravagante. Per non parlare di quelle società che avevano atleti impegnati in prove internazionali, su convocazione federale e per i quali il punteggio è assente o meglio sostituito dalla corrispondente gara dell'anno precedente
3.  SENIORES: forse la categoria Master, è quella che in proporzione ha subito meno iniquità, infatti erano già state disputate 4 prove su 6
4.    PARALIMPICI: qui addirittura solo 1 prova su 4, ingiustizia garantita   
Prima di scrivere in pubblico, come mia abitudine, ho posto la stessa domanda a qualche esponente della Federazione e della Commissione. Mi hanno risposto che era l’unica soluzione possibile. Non mi piace criticare, ma proporre, faccio solo una considerazione, forse se non avessimo avuto fretta di essere i primi a cancellare l’attività, i primi a proporre le nuove regole e i primi a valutare i punteggi: le idee sarebbero venute e soprattutto avrebbero avuto una maturazione e una capacità di critica, superiore.
Come ho già detto sono una persona propositiva ed ho fatto alle persone su dette, come lo faccio adesso, le mie proposte, che avrebbero dato un maggiore rispetto a tutti e non pesato su chi, per ovvi motivi di costi e di logistica, concentra l’attività proprio da Febbraio a Giugno:
  • Determinare la media dei punteggi degli ultimi tre anni di ogni Club, per chi ha meno di tre anni di affiliazione la media sarà in base agli anni di affiliazione;
  • Sommare i punteggi acquisiti nell'annata 2019-20 e 2020-21, visto che anche la stessa sarà incompiuta.

Le mie due proposte, diverse proprio per dare un argomento di valutazione e discussione, rispettano comunque quello che una Società ha fatto nella sua storia e non in 2 gare o comunque valuta diversamente la prossima stagione non lasciandola “sola” considerando anche che gli atleti IN sono già nelle prove nazionali e quindi i loro punteggi non sono garantiti dai loro risultati ma da una appartenenza ad un gruppo selezionato da una persona.
Massimo BERTACCHINI

martedì 18 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: riflessioni ed appello di Mario CASTRUCCI

Mario CASTRUCCI

Il notissimo presidente della S.S. Lazio Scherma Ariccia, Mario CASTRUCCI, ha voluto manifestare il proprio pensiero sul tema in trattazione,  in particolare condividendo quanto espresso dai Maestri Toran, Coltorti e dall'avv. FARDELLA. 
Ho ritenuto che il suo contributo, ancorchè qualificato, meritasse la prima pagina poichè ci dimostra quanto sia sentito e quanto stia a cuore il settore tecnico della FIS.
Ezio RINALDI
"Condivido quanto scritto dai bravissimi Maestri Toran e Coltorti e in special modo quanto l'Avv. Fardella a suggerito, molto meno il commento sul nome del "Grande Presidente Renzo Nostini". 

Per una giusta valutazione dell'opera di Nostini, andrebbe rammentato cosa il grande Presidente aveva trovato al suo insediamento, equiparandolo a quanto ci ha lasciato.
Purtroppo dalla sua dipartita dalla "Valle di lacrime", non è iniziato quanto descritto nel blog dai due eminenti Maestri e da quanto pubblicato dall'Avv. Gaspare Farfella tramite questo
questo blog.
Condivido i suggerimenti che essi hanno pubblicato, anche se hanno dimenticato, che prima degli atleti, dei tecnici, deve esistere una società sportiva che possa riunire, innanzi tutto
i dirigenti che debbono formano una solida base per una piramide, in cui sopra vanno sovrapposti nell'ordine i tecnici, gli atleti, la federazione, il presidente, i membri del 
Consiglio Federale ecc. ecc.
E purtroppo, dal dopo Nostini, mai nessun Presidente della Federscherma ha mai messo in essere una politica atta al potenziamento delle società schermistiche, povere nel 1979, anno del mio ingresso nel mondo della scherma italiana, ed oggi ancor più povere di allora. Società non in grado di poter corrispondere un giusto compenso all'opera dei Maestri e degli Istruttori, società che non hanno possibilità di poter gratificare con dei rimborsi le spese di una lama, ne tanto meno un rimborso per una trasferta, magari terminata con un successo a nessun suo allievo.

Se qualcuno "Lassù ci ama" faccia in modo che chi sarà il prossimo Presidente nel nuovo tri o quadriennio, pensi innanzitutto prima alle società e poi al resto.

Mario Castrucci" 

giovedì 13 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: il pensiero di Alberto COLTORTI


M° Alberto COLTORTI
Molti sono gli interrogativi che riguardano il settore tecnico della FIS e il post di Rinaldi, insieme agli interventi di Fardella e Toran hanno cercato di porne in rilievo i maggiori.

Come sottolineato da Fardella i tempi cambiano ma il modo di gestire il settore è rimasto più o meno invariato.

La vera, epocale novità è stata il passaggio da un commissario unico a più responsabili d'arma. Come questi fossero scelti, in base a quali esigenze, competenze e curriculum, non è dato saperlo. L'unico dato certo, ad oggi, è che si debba trattare di ex atleti ancora in forze a corpi dello stato o militari. Sarebbe importante sapere il perché di questa costante.

Indipendentemente dal fatto se i diversi CT debbano avere formazione, curriculum e competenze specifiche per il ruolo che ricoprono, penso che la loro scelta debba dipendere da un motivo fondamentale, cioè se gli atleti d'interesse nazionale debbano essere formati e allenati centralmente, dalla federazione, oppure se questo ruolo debba essere svolto dalle società.

In assenza di un qualsivoglia progetto e nella completa assenza di direttive il Commissario Tecnico diventa un piccolo ras l'esercizio del cui potere dipende soprattutto dal suo buon senso. In quest'ottica osserviamo situazioni anomale dove si associano conflitti d'interesse, nepotismi, selezione di atleti e tecnici indipendenti dal loro valore e così via.

Senza volersi addentrare in situazioni particolari penso che un direttivo federale debba avere una precisa idea, caratterizzarsi per una determinata politica sportiva in mancanza della quale tutto diventa aleatorio tanto che i risultati della gestione, in qualsiasi campo, soprattutto in quello tecnico, sono frutto del caso.

Alberto Coltorti

domenica 9 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: alcune riflessioni.


In questi anni tanto si è detto del settore tecnico, ma poche le proposte concrete per una riforma del settore. Il mio pensiero è che intanto deve cambiare nella FIS la cultura. In altri termini, si devono superare una serie di concezioni oramai sorpassate – molte delle quali risalgono sostanzialmente all’epoca Nostini-Fini – riguardanti non solo la struttura organizzativa e operativa del Settore Tecnico, ma la vita di tutta la federazione nonché l’approccio stesso con cui si guarda alla scherma in Italia.
In parole povere, l’idea che la scherma azzurra possa rappresentare in eterno un’eccellenza nella panoramica internazionale rappresenta una pericolosa illusione, alimentata finora dalla straordinaria capacità di alcuni maestri italiani nello sfornare schermitori di talento. Ora, tutto ciò non basta più.
Innanzitutto, sta progressivamente aumentando il numero delle nazioni che riescono ad esprimere atleti competitivi in questo sport, in virtù di una crescita tecnica e organizzativa che coinvolge poco alla volta paesi di tutti i continenti, dall’Asia, al Sudamerica alla stessa Africa.
Alcuni di essi, inoltre, sono caratterizzati da una grande tradizione olimpica e, dunque, da una solida cultura sportiva – come gli USA, il Giappone, la Cina, la Corea – il cui livello schermistico è salito da diversi anni a dismisura, di pari passo con il miglioramento dei sistemi di selezione dei talenti e con lo sviluppo di metodologie di allenamento sempre più avanzate, le quali trovano peraltro terreno fertile nella mentalità  e nelle capacità applicative degli atleti di quei paesi, storicamente ben disposti a sostenere nel corso della preparazione carichi di lavoro del tutto inusuali per la mentalità italiana.  
In ultima analisi, va sottolineato come avere del talento, possedere un bagaglio tecnico-tattico di prim’ordine, essere dotati di un fisico naturalmente prestante, siano componenti che non consentono più di primeggiare in prospettive a medio-lungo termine, senza un’attenzione speciale per lo sviluppo e l’incremento delle qualità fisiche indispensabili nella scherma moderna di alto livello: senza, insomma, la messa in atto di modelli di preparazione adeguati e idonei.
Per l’esperienza che mi accompagna, tutto ciò, a mio avviso, può essere realizzato solo modificando in modo radicale la struttura e la cultura stessa del settore tecnico, che tuttora è incentrata su una figura onnipotente – quella del cosiddetto CT – alla quale si attribuiscono una serie troppo complessa e di fatto confusa di competenze, che vanno dalla selezione degli atleti per allenamenti e gare, alla gestione di un budget, alla responsabilità tecnica complessiva di un’arma in chiave di sviluppo e di formazione.
La stessa cultura parte dal presupposto che il CT debba essere quasi invariabilmente un ex schermitore di livello o tuttalpiù un ex arbitro internazionale, perché si è sempre ritenuto che solo chi abbia svolto un determinato tipo di attività possa possedere le competenze tecniche indispensabili per gestire un settore ma, diciamolo, soprattutto per coltivare alcuni rapporti internazionali ritenuti necessari per la conduzione di una gara in campo europeo e mondiale.
Ciò di sicuro risponde a una logica, che tuttavia va considerata del tutto superata, in quanto le scelte dei responsabili tecnici dovrebbero essere basate sul possesso di requisiti ben più professionali e qualificanti.
In particolare, un responsabile tecnico dovrebbe avere:
  1. capacità manageriale di gestione di un budget (caratterizzato da denaro in massima parte di provenienza pubblica) ma, in particolare, delle risorse umane;
  2. capacità di lavorare in equipe e in tal senso di favorire l’espressione migliore delle qualità individuali nonché la crescita professionale di tutti i singoli presenti nel gruppo;
  3. particolare competenza in campo sportivo – sancita da profonde e specifiche conoscenze – anche sotto il profilo biologico-scientifico;
  4. curriculum adeguato e all’altezza degli investimenti di denaro pubblico che un incarico tecnico così concepito comporta.
Nella difficoltà di reperire un professionista in possesso dei requisiti appena elencati, l’opzione più interessante potrebbe basarsi sulla attribuzione di una serie di responsabilità più strettamente manageriali a una figura di adeguata caratura ed esperienza, la quale dovrebbe essere supportata nel lavoro prettamente tecnico  da maestri responsabili d’arma, cui verrebbe attribuita la facoltà di effettuare le scelte relative alle convocazioni per allenamenti e gare, ma anche quella di gestire tutte le incombenze tecniche nel corso delle competizioni.
In altri termini, la scherma italiana è matura per un modello organizzativo del tutto sovrapponibile a quello di tutti i grandi club professionistici di calcio, basket, ecc. : modello caratterizzato dalla presenza di un general manager, di un direttore sportivo e di tre allenatori-maestri-selezionatori in senso stretto.
Ezio RINALDI

martedì 4 agosto 2020

Trattativa FIS/ANS e Statuto federale


Mi sono riletto il nuovo Statuto Federale, in particolar modo l'art.1 comma 10, 11 e 12, dai quali si evincono facilmente i veri intenti federali. La parte che riguarda l'ANS non è stata concordata tra le due fazioni bensì redatta dal Commissario ad acta. E fin qui è tutto legittimo, ciò che non riesco a spiegarmi, visto che c'era una trattativa in atto tra FIS ed Accademia, è il mancato invio all'ANS dello statuto approvato dal Commissario prima che fosse approvato dalla Giunta del CONI. E sì che il documento è stato licenziato in data 20 maggio 2020 e sottoposto alla ratifica del CONI il 2 luglio 2020. In questo lasso di tempo vi è stato il silenzio assoluto. Non mi si venga a dire che la FIS non ne sapesse niente, non mi si venga dire che se anche la FIS lo avesse avuto per tempo lo statuto, (e lo ha avuto per tempo!), prima della sua ratifica, era opportuno che nessuno ne sapesse niente, per evitare polemiche ed intromissioni non opportune: vi era una trattativa in atto e credo fosse corretto che l'Accademia ne avesse avuto copia per un esame preventivo e per eventuali interventi correttivi e migliorativi per la parte che interessava sia la FIS che l'Accademia.
Come è ben noto la trattativa tra i due enti si è interrotta e pare che possano essere intraprese iniziative importanti per l'applicazione integrale delle varie sentenze (TAR e CdS) e la rimodulazione dell'art.1 dello statuto federale.
Al momento non vado oltre ma mi sembra quanto mai opportuno rinfrescare la memoria ai distratti con la nota esplicativa pubblicata a suo tempo dal dottor FUMO, sul sito dell'Accademia Nazionale di Scherma. Il dottor FUMO, già presidente della 5^ Sezione della Suprema Corte di Cassazione, nella nota espone una interpretazione giuridico legale delle varie sentenze che hanno dato conferma della legittimazione dell'ente partenopeo circa le competenze inerenti al rilascio del diploma di Maestro di Scherma.
Ezio RINALDI




domenica 2 agosto 2020

ATTIVITA' AGONISTICA ANNO UNO


Abbiamo finalmente tutti gli elementi per cominciare a lavorare sulla prossima stagione agonistica, avendo la Federazione licenziato gli ultimi documenti che servivano. Sapevamo già dalle linee guida fornite dalle disposizioni per l’attività della prossima stagione, che sarebbe stata una annata particolare, ma mai ci saremmo aspettati una proposta non solo al ribasso, ma addirittura in contrasto con tutto il lavoro di sviluppo fatto sul territorio negli ultimi anni. Con questa distribuzione degli atleti qualificati si rischia seriamente di compromettere anni di investimenti e lavoro svolto dalle singole società, e molto spesso questo significa dai singoli tecnici, per sviluppare determinate armi che in quello specifico territorio sono magari scomparse, o per diminuire le drammatiche percentuali di abbandono della scherma in particolari fasce d’età, che da anni hanno uno stagnante il numero di affiliati e di partecipanti alle competizioni.
Sono stati affrontati malamente i temi più importanti dell’attività agonistica, a cominciare dall’abbandono con percentuali altissime degli atleti che passano dalla categoria “Allievi” del Gran Premio Giovanissimi al primo anno da Cadetto. Uno dei motivi è sempre stato quello della difficoltà di emergere immediatamente, essendo inseriti in una categoria che prevede tre anni di permanenza, in una fase della crescita in cui anche solo un anno di differenza può determinare tali livelli di sviluppo fisico da azzerare le differenze tecniche.
Personalmente, ma sono certo che sia un pensiero condiviso da moltissimi, non capisco quale possa essere la filosofia, la ratio del ragionamento, che possa portare a cogitare il numero di 1 atleta qualificato per una regione. Reputo che questo numero non sia nemmeno giustificabile in termini di esasperato e fanatico pensiero agonistico, appare veramente come un provvedimento mortificante. Anni di lavoro e di investimenti economici e lavorativi che si vedono vaporizzare non da una crisi sanitaria, ma da una miope visione di quella che dovrebbe essere la mission di una federazione sportiva. Quello che tutti ci auguriamo è che l’eventuale esigenza di contingentare anche i numeri del Gran Premio Giovanissimi, non porti allo stesso risultato, sarebbe una bomba atomica sull’attività degli affiliati.
A questo punto della narrazione siamo arrivati al famoso “facciamo un passo indietro nella vicenda”, e lo faccio citando l’articolo 1 dello statuto, di qualsiasi statuto federale, visto che sul tema si sono sprecati fiumi di inchiostro e parole, ma mai nessuno questo punto la ha mai messo in discussione:
“1. La Federazione Italiana Scherma (F.I.S.), fondata il 3 giugno 1909 come Federazione Schermistica Italiana, è costituita da tutte le Società, Associazioni Dilettantistiche e Gruppi Sportivi da essa affiliati o aggregati che, senza fini di lucro, hanno lo scopo di praticare, promuovere, sviluppare e diffondere la disciplina della scherma in tutte le sue forme”
Io e tantissimi altri, vorremmo capire come sia possibile “praticare, promuovere, sviluppare” la scherma se si limita ad 1 solo atleta, in una intera regione, la possibilità di concludere la stagione. Molto spesso mi chiedo se qualcuno si prende mai la briga di rileggere per intero un documento prima di licenziarlo, o se magari si eseguono delle simulazioni per capire dove si andrà a parare. Qualcuno ha pensato che se un atleta vince le prime due prove di qualificazione, e là dove il livello non è eccelso può benissimo capitare, la terza prova risulterebbe del tutto superflua ai fini della qualificazione? Che una stagione che comincia a fine novembre è già terminata a gennaio? Ma poi mettete anche il devastante effetto psicologico sui ragazzi, ancora prima di cominciare una stagione monca, dove non avranno nemmeno le garette che ogni anno permettono più o meno a tutti di portare a casa qualcosa, il minimo per motivarsi ad andare in palestra e magari riscriversi l’anno dopo, noi gli diremo che soltanto 1 potrà accedere non al campionato italiano, quelli ancora meno, anche soltanto a quella che per molti sarà l’unica gara nazionale della stagione. Come invitarli ad iscriversi ad altro sport.
Il ragionamento avrebbe dovuto seguire una linea di principio molto semplice, che da una parte garantisse il sacrosanto diritto alla partecipazione ed alla sana competizione, e che dall’altro premiasse i meriti delle regione schermisticamente più evolute e partecipate. Una base di qualificati minima pari a 3 per ogni regione, che considerando che con gli accorpamenti ne abbiamo 18, si trattava di 54 atleti. Il numero di posti necessario per arrivare alla quota prevista per ogni singola arma sarebbe stato ridistribuito con criteri di piazzamenti e numeri. Da 1 a 3 non c’è una differenza da poco, vuole dire giocarsi tutte e tre le prove di qualificazione, ampliando esponenzialmente la platea dei potenziali interessati alla qualificazione, significa dare una stagione a tutti.
Gravissimo che sulla questione “gare a squadre” ci sia stata una resa senza condizioni. Nemmeno si è voluto provare a trovare una formula per dare ai ragazzi la possibilità di giocarsi questo momento aggregativo che sentono tantissimo, e spesso aspettano tutto l’anno. Si poteva tentare una qualifica regionale e poi la relativa gara nazionale. Qui si che sarebbe stato accettabile 1 qualificato per regione. Con 18 comitati regionali, si trattava di massimo 72 ragazzini per gara da gestire nella fase nazionale, non certo un numero impossibile. Li stesso per gli atleti più grandi, e non mi si dica che mancano le risorse economiche. Con tutto quello che la Federazione ha risparmiato nella scorsa stagione, e quello che non spenderà nella prossima, tutto manca meno che le risorse.
Concludo invitando la Federazione e ritirare il Comunicato Attività Sportiva 40/20 del 31 luglio 2020, e di riproporlo rettificando i numeri dei qualificati alla Coppa Italia delle varie categorie, nonché al ripensamento di una qualche attività a squadre, alla luce dell’esigenza di salvaguardare il lavoro e gli investimenti degli affiliati nello sviluppo della pratica della scherma anche in una stagione particolarmente difficile come la prossima.
n.b. Qualcuno ha capito se i Cadetti concorrono anche nella categoria Giovani?
Paolo CUCCU