venerdì 27 novembre 2020

AZZIvsMAFFEI: le squadre ed i programmi

 

Michele MAFFEI

Si scende in pedana, Paolo Azzi, il vicepresidente che ha seguito Scarso per vent’anni presenta la sua squadra e punta decisamente alla presidenza federale.
Si presenta con una lettera inviata alle associazioni d’Italia e lo fa con una missiva dal ritmo pacato che rispecchia enormemente la sua stessa personalità, da buon lucchese “dentro le mura”, riservato, prudente e mai sopra le righe. Di fatto le linee programmatiche dei suoi futuri prossimi quattro anni, sembrano essere più o meno accennate nel segno della continuità con il lavoro già svolto, parla di un “Sistema scherma italiana”, che francamente non sembra essere molto chiaro, se si riferisce al sistema scarsiano fino a ora operativo, praticamente si tratta di un meccanismo di gestione collaudatissimo che a molti, anzi moltissimi, non piace. Certo Michele Maffei, l’avversario che lo fronteggerà ha espresso chiaramente nella sua conferenza stampa che se sarà eletto, non farà grandi cambiamenti, anzi, pare che vorrà fare solo delle migliorie, tanto da far pensare che questo o quello, pari sono, fatta eccezione per i rappresentanti dei tecnici e degli atleti. Ma procediamo per gradi.
Paolo AZZI
La squadra di Azzi pare rinnovata. Infatti la formazione uscente era composta da: Scarso, Azzi, Di Bartolomeo, Randazzo, Ancarani, Buratti e Campofreda, ora, fatto scalare Azzi alla presidenza, i successivi tre restano al loro posto, e gli altri vengono rinnovati inserendo: Joëlle Piccinino, Matteo Autuori, Guido Di Guida e Sebastiano Manzoni. I tre rappresentanti degli atleti e dei tecnici, sono rispettivamente due per i primi, Valerio Aspromonte e Rossana Pasquino e uno per i secondi, nella persona di Giovanna Trillini.
Nonostante un evidente rinnovamento si ha l’impressione che vi sia soprattutto desiderio di continuità.
Certamente vi sono componenti poco conosciuti, sia a livello nazionale che regionale, a differenza di altri che lasciano la dirigenza locale per quella nazionale. Vi è poi da rilevare che alcune importanti regioni del nord non mostrano più la compattezza di un tempo e la scelta dei candidati lo dimostra.
Sarà interessante vedere cosa avranno preparato nella sacca del loro programma schermistico, perché se la scherma nazionale sarà nel solco della continuità del “Sistema scherma italiana”, le piccole società saranno sempre costrette ad arrangiarsi da sole, e quelle grandi saranno portate sempre nel palmo di una mano.
C’è molto di cui riflettere, perché già vent’anni fa, con l’avvento di Scarso, si disse che sarebbe stata ascoltata e aiutata la… “base”.
C’è da rilevare che per la composizione della squadra di Azzi sono state attuate scelte anche in funzione di un adeguata geopolitica. Infatti, gli undici componenti   rappresentano ben 10 regioni, tra le quali alcune molto importanti.
E’stato aperto https//www.schermaitalia.org nel quale sono pubblicati i nomi della squadra facente capo a Maffei ed il relativo programma. Devo complimentarmi per la grafica del sito, veramente efficace. I componenti dell’equipe dell’ex campione mondiale ed olimpico rappresentano sei regioni, avendo fatto scelte più meritocratiche che politiche. Di seguito le squadre:

SQUADRE

AZZI

MAFFEI

 

ANCARANI Alberto

COSTAMAGNA Guido

 

AUTUORI Matteo

MARTINO Renato Clemente

 

DE BARTOLOMEO Vincenzo

SCISCIOLO Marcello

 

DI GUIDA Guido

SIRENA Andrea

 

MANZONI Sebastiano

TOGNOLLI Alessia

 

PICCININO Joëlle

VISCARDI Alberto

 

RANDAZZO Maurizio

ZALAFFI Margherita

 

ASPROMONTE Valerio (Atleta)

BERTACCHINI Massimo (Tecnico)

 

PASQUINO Rossana (alteta)

BOLLATI Federico (Atleta

 

TRILLINI Giovanna (Tecnico)

QUONDAMCARLO Francesca (atleta)

 

Azzi è stato più veloce nel comunicare i nominativi del suo gruppo, Maffei più completo, poiché con- temporaneamente ha aperto il sito di Schermaitalia, pubblicato i nominativi dei componenti del suo Team ed il programma. Al momento direi 1-0 per Michele.
I lettori possono, anzi certamente, compareranno i vari candidati e la loro validità. Un primo test sarà rappresentato dalla elezione dei grandi elettori.
Tutti sanno a chi vanno i miei favori, però sportivamente in bocca al lupo a tutti i contendenti.
Ezio RINALDI

SETTORE TECNICO: le proposte del M° SPERLINGA Gianni

M° Gianni SPERLINGA
Anche in questo settore parto da una premessa: la discrezionalità, spesso fonte di vere ingiustizie e forme di iniquità, va eliminata.
Finché ci sarà anche un solo brandello di discrezionalità, non ci saranno convocazioni certe, sicure e realmente meritocratiche e quindi completamente giuste.
L’unico modo per garantire imparzialità è convocare gli atleti in base al ranking (aggiustarlo o lasciarlo com’è sarà compito della federazione).
Anche qui suggerisco uno schema oggettivo e facilmente applicabile:
si utilizzerà il ranking nazionale di categoria per le convocazioni degli atleti alla coppa del mondo (12 posti, TUTTI convocati)
si utilizzerà il ranking FIE per le convocazioni ai campionati internazionali (europei, mondiali ecc).
in aggiunta a questo, poiché ritengo sia importante dare spazio alle c.d. seconde linee propongo una soluzione che a me sembra di facile attuazione:
tenendo sempre conto del ranking FIE, i primi 4 faranno europei e mondiali, il quinto, il sesto e il settimo (e l’ottavo, se ci sono i posti) faranno quei campionati considerati minori (come i giochi del mediterraneo, da far fare ai cadetti quelli cadetti e ai giovani quelli giovani) che servono da spinta e da motivazione appunto alle c.d.  seconde linee.
In questo modo si dà la possibilità e la speranza (una speranza vera e non fasulla), a chi è immediatamente dietro i primi, di   ottenere, se riesce ad avanzare, una convocazione;
e si costringe chi è avanti a non adagiarsi sugli allori di una convocazione sicura (come è successo e succede di continuo).
Trovo, inoltre, giusta l’opinione abbastanza diffusa di dare maggior valore ai campionati U.23.
In questo modo, oltre a mantenere un alto livello, si limiterebbe parecchio la diaspora continua degli atleti di seconda linea che, non vedendo all’orizzonte nessuna luce, ad un certo punto si scocciano e lasciano la scherma.
COMMISSARIO TECNICO E STAF: secondo me, il compito del commissario tecnico, in Italia, non è quello di allenare gli atleti della nazionale e, qualora si attuassero le regole sulle convocazioni in base al ranking di cui sopra, non sarebbe neanche quello di scegliere i convocati.
E allora cosa gli resta da fare? È inutile?
Per niente! Ma ritengo che le sue mansioni, a differenza di altre nazioni che per numero di atleti e organizzazione vivono situazioni non paragonabili alle nostre, debbano essere diverse: compito del commissario tecnico sarà, dunque, quello di organizzare la stagione internazionale, organizzare le trasferte e soprattutto seguire la squadra (non scelta da lui, ma dal ranking), conoscerne i componenti, farli andare d’accordo e studiarne gli avversari.
È giusto a questo proposito considerare “squadra” non solo i primi 4 atleti ma tutti e 12 i convocati, i quali, nel corso dell’anno, potranno alternarsi nei primi 4 posti del ranking (non è detto infatti che i primi quattro all’inizio dell’anno siano gli stessi a fine anno).
Allo stesso modo è inutile la presenza di uno staff fisso i cui componenti non hanno nulla da dire o da insegnare agli atleti convocati in quanto non sono allievi loro.
Questo sistema aveva senso anni fa quando le società e i maestri importanti si contavano sulle dita di una mano, facevano quasi tutti parte della nazionale e gli atleti convocati erano quasi tutti loro. Adesso le cose sono cambiate: escono atleti validi da tante sale e ogni sala è diversa dall’altra. 
La soluzione è convocare, parlando di campionati internazionali, i maestri dei quattro atleti convocati, dei quali uno, scelto dal CT, resterà ad aiutarlo per la gara a squadre.
La stessa cosa avverrà in coppa del mondo dove, essendo più numerosi i ragazzi convocati, compito dei 4 maestri, e soprattutto del CT, sarà quello di seguire gli atleti il cui maestro non è presente.
Adesso infatti, accade spesso che molti maestri partano a spese proprie per seguire i propri allievi all’estero, rendendo così molto meno oneroso il compito dei maestri di staff.
Sarebbe una dimostrazione di grande apertura e disponibilità, oltre che un bel gesto di rispetto permettere loro di seguire i propri allievi fino alla fine; in fondo, per salvare la forma, basta fornire loro una felpa della nazionale. (lo sottolineo perché succede spesso che al maestro che parte a spese sue, dopo aver seguito il proprio allievo per tutta la gara, venga impedito di farlo se questo arriva alle fasi finali.
Gianni SPERLINGA

mercoledì 25 novembre 2020

I MASTER: veterani e anziani

I partecipanti al torneo di sciabola per professionisti del 1926.
Al centro il presidente della federazione, Giuseppe Mazzini, con
 Nedo Nadi alla sua destra.
Avevo scritto, qualche mese fa, sul blog di Piazzascherma, un articolo sulla categoria dei Master. Lo potete leggere qui:

https://piazzadellascherma.blogspot.com/2020/07/il-libro-dei-sogni.html
Sostenevo l’importanza di una categoria, quella dei Master, che a mio parere è ancora sottovalutata. Ha contribuito notevolmente alla crescita del movimento schermistico, e secondo me può farlo in misura ancora maggiore: cosa particolarmente importante in un periodo storico come quello attuale, che vede penalizzate le federazioni con basso numero di tesserati e - sempre secondo me - ha anche un gran bisogno di dirigenti animati da sana passione, e disposti ad impiegare il proprio tempo e la propria competenza a favore della scherma.
Sembra ormai aver fatto il suo tempo un modello organizzativo che vede solo nelle gare - sempre di più, sempre più dure, e soprattutto costose – il fine primario delle società e dei maestri. Non ho statistiche a dimostrazione del mio assunto, ma ho la netta impressione che questo modello limiti non poco l’aumento dei tesserati, e anzi favorisca, a lungo andare, l’abbandono di quanti non riescono a tenere il passo dell’agonismo esasperato.
Fino alla scorsa stagione il mondo dei Master è stato in piena espansione, e riprenderà a farlo - credo e spero - quando questa emergenza sanitaria allenterà la presa. Ricordo ancora quando, in Consiglio direttivo federale, si ascoltavano con malcelato fastidio le richieste avanzate da chi chiedeva, per i Master, maggiore attenzione. Le cose sono cambiate, le barriere sono in parte cadute, e la situazione politico-sportiva attuale determinerà, a mio parere, una rinnovata ed accresciuta attenzione per la categoria.
Anche i Master amano l’agonismo, e si vede! Ma tanti, fra loro, amano il semplice divertimento, le quattro botte in sala fra amici, la birra a fine allenamento, lo stare insieme: anche se le gare preferiscono non farle, o solo occasionalmente. Credo che lo stesso avvenga o possa avvenire a tutte le età, cosa che porterebbe facilmente ad un aumento dei numeri, a un miglioramento economico della situazione delle sale di scherma, e ad uno spostamento reale dell’attenzione verso gli aspetti educativi e culturali del nostro bellissimo sport.
Quasi per caso, tra una ricerca e l’altra, mi è capitato sotto il naso un articolo di Nedo Nadi, pubblicato su “La Stampa” il 12 marzo 1933. Manco a dirlo, parla di veterani, come allora si chiamavano, e ne parla con affetto, rispetto e ammirazione.
Giancarlo TORAN
Veterani e anziani
Il titolo è preso a prestito dalla qualifica d'un torneo disputato a Torino nel gennaio di quest'anno. C'è, dunque, un'età in cui uno schermidore ha diritto di esser chiamato “anziano” ed un'altra età alla quale diventa addirittura “veterano”? Un limite vero e proprio non lo conosciamo, ma gli organizzatori torinesi risolsero il problema per conto loro e lo risolsero benissimo. A quarant'anni, nessuno può negare l'anzianità, oltre i cinquanta, anche per uno sport come la scherma, si passa alla “Terribile”. Non che in guerra le care pipe rosse dei camerati dai capelli grigi non abbian dato in più d'una circostanza dei punti ai ragazzi del '99, ma, insomma, erano occasioni rare, casi sporadici, come sarebbe quello di vedere un cinquantenne sulla pedana con la velleità di battere un campione all'apogeo della sua forza. Fra tutti gli sport, la scherma è forse quello in cui più a lungo si può mantenere la piena efficienza. Se un pugilatore è vecchio a trent'anni, uno schermidore raggiunge soltanto verso questa età il massimo del suo rendimento e per lungo tempo può mantenere la sua forza, avvantaggiandosene anche, fino a che al miglioramento del “tempo”, alla maggiore, esperienza e al più sottile ragionamento non faccia riscontro l'inevitabile declino delle forze fisiche. Dove la parabola dello schermidore tocchi esattamente il suo vertice nessuno può dire, ma se volessimo fissare un punto di riferimento saremmo forse nel vero stabilendo che la efficienza d'uno schermidore intelligente può

considerarsi in continuo progresso fino al giorno in cui i muscoli ed i nervi non palesino i primi sintomi di logoramento. Quando la parabola inizia il suo corso discendente, lo schermidore che non abbia un gloriosissimo passato sportivo mal si rassegna a disertare le competizioni e sarà, d'altronde, l'ultimo a convincersi che i mezzi fisici hanno iniziato il fatale declino. Perché impedirgli allora di dare sfogo alla sua passione? La scherma è uno sport aristocratico — si dice da tutti —, ma l'aristocrazia non è quella dei suoi praticanti. È nello sport stesso, nei suoi bisogni, nelle sue regole, nel suo fascino, nella sua stessa impopolarità. Chi vede giocare a football intende la fatica del calciatore, chi assiste ad un incontro di pugilato si rende conto dello sforzo, dell'audacia, della tecnica degli avversari, ma quanti profani intendono lo spasimo a cui è condannato lo schermidore sotto la maschera? Dolce, dolcissima fatica quando si domina; amaro, amarissimo supplizio quando si è dominati. Al profano sfugge ogni cosa, ma chi ha provato, un giorno, la gioia della battaglia, chi ha sentito la beatitudine della vittoria — sia pur questa umilissima - è, come dicevamo poc'anzi, preso nel gorgo. A cinquant'anni diventerà veterano - ci dicono i torinesi che hanno fatto la prima esperienza - ma sulla pedana il cuore sarà rimasto ventenne. Non è raro vedere nelle sale di scherma, specialmente in quelle straniere, i vegliardi che ancora si dilettano nel gioco amichevole senza che l'amor proprio abbandoni la stretta. Abbiamo visto in tutti i Paesi del mondo fior d'uomini d'ingegno farsi le più beate illusioni. “Io faccio..., io posso”. E se il veterano sbuffa ed è piegato, annientato, ridotto all'impotenza magari da un giovane che non ha cuore né pietà, ecco la frase classica: “Ai miei tempi...”. C'è chi sorride, chi pensa in cuor suo che la scherma fa dei pazzi, ma non è così.
Noi, che vecchi ancora non siamo, non sorridiamo. Questa passione, quando non è inquinata dalla vanità, ci esalta e ci commuove. Quanti gloriosi settantenni vivono, d'altronde, per l'arte e dell'arte? Tutti i maestri degni di questo nome sono dei poeti che hanno cantato a pieni polmoni e che nella decadenza trovano ancora la strofa, gentile come un madrigale. Che volevamo dire con queste righe? Forse questo, ecco: che ogni età ha le sue gioie, ma che per la scherma tutte le età sono buone. Finché brillerà negli occhi senili l'entusiasmo per una nobile battaglia, la giovinezza non sarà spenta del tutto. È la scherma, dunque, il segreto del benessere, l'elisir di lunga vita? Non vogliamo, a mo' di conclusione, tirar l'acqua a un mulino che ci è caro. Invece di dire la scherma, diciamo pure lo sport. Certo, giocare al calcio o far dello sprint a sessant'anni non è concepibile. Ma, comunque, guardiamoci dal considerare con sopportazione l'uomo dai capelli bianchi che gioca al golf o che impugna un fioretto. Questi sportivi, anche se non conquistano un record, sono tutt'altro che inutili. Sono un esempio vivente d'una passione che gli anni non hanno potuto estinguere, sono l'incitamento d'una generazione al tramonto che, invece di cadere esausta sotto il peso della fiaccola sacra, la porge nelle braccia della generazione all'aurora perché la faccia splendere di una luce più ferma e più alta. Ad essi tutto il nostro rispetto.
NEDO NADI

lunedì 23 novembre 2020

CLUB, MAESTRI ED ISTRUTTORI: quali e quanti aiuti?

Vincenzo Spadafora
L’attuale emergenza pandemica, dovuta alla continua diffusione del COVID19, che, pur in presenza di segnali di rallentamento, non sembra aver perso la sua rapidità di contagio e la sua pericolosità, tanto che gli scienziati ritengono possibile una terza ondata, probabilmente a febbraio/marzo 2021, induce fondatamente a ritenere che la normalizzazione in tutti i campi/settori della vita della nazione (relazionali, sociali, economici, finanziari, commerciali, culturali e sportivi) sia ancora lontana.

Io, da uomo di sport, fortemente preoccupato delle negative conseguenze che si stanno abbattendo sul nostro mondo, e vedendo una ripresa difficile e ancora tutta da venire, ritengo che sia assolutamente necessario e doveroso impostare il futuro prossimo destinando significativi interventi a favore degli operatori sportivi.

Lo stesso competente Ministro, Vincenzo Spadafora, ha rappresentato il fatto che non esistono le condizioni per prevedere riaperture delle varie attività sportive, avendo indirettamente così risposto, nel corso della trasmissione Porta a Porta, a chi auspicava una riapertura graduale dello sport:
"Mi dispiace dare una notizia negativa, ma non esistono le condizioni sanitarie per prevedere le riaperture. Dobbiamo prepararci alla proroga delle chiusure, aiuteremo tutto il settore. Allenatori e tecnici dei centri sportivi, ma anche chi lavora nelle palestre, nelle hall per esempio, avranno altri bonus dopo quelli di marzo, aprile e maggio. Da domattina la Società Sport e Salute erogherà il bonus di novembre da 800€, potrebbe essere così anche a dicembre. Pensiamo poi alle società e per loro ci sarà il "fondo perduto", per sopperire alla spese di affitto ma anche a quelle spese fatte per mettersi in regola nei mesi scorsi. Resta il sistema dei colori e vale anche per lo sport. Nelle regioni gialle, arancioni e rosse non è possibile svolgere determinate attività e sarà difficile riaprire prima del 2021. Anche se tra due settimane i dati saranno migliori ci troveremo di fronte a mesi difficili e dovremo fare sacrifici, non sarà come in estate".

Le dichiarazioni del Ministro sono assolutamente condivisibili, in termini di salvaguardia della salute pubblica, e ciò dovrebbe far pensare ad un ulteriore rinvio delle elezioni dei grandi elettori, programmate per il 13 dicembre p.v., e ad un necessario e conseguente, ma del tutto inevitabile, slittamento di tutti gli altri momenti elettorali a seguire (regionali e nazionali) da qui a febbraio/marzo 2021.

Voglio immaginare che la Federazione Italiana Scherma ci stia pensando: se non lo facesse sarebbe completamente ingiustificabile; unica possibilità per ritenere non necessario il rinvio, e tenere così indenne la Federazione da una tale irresponsabile scelta, è che la stessa stia considerando la fattibilità di effettuare votazioni ed assemblee On-Line, attraverso l’utilizzo di piattaforme digitali che consentano lo svolgimento dell’esercizio di voto per tutti i momenti elettivi (regionali e nazionali), ma in grado di assicurare a tutti (elettori ed eletti) le consuete e dovute garanzie di anonimato e segretezza del voto, da un lato, e certezza del risultato, dall’altro, come è attualmente in uso in taluni ambienti della politica.

Passando poi all’aspetto economico, le affermazioni del Ministro evidenziano che gli operatori sportivi non hanno ricevuto il bonus per i mesi di giugno, luglio agosto, settembre, ottobre e novembre:, cioè, ben sei mesi. Ma anche i club non stanno meglio, anzi molti di loro, con allenatori e collaboratori sotto contratto, devono provvedere mensilmente al pagamento delle loro rispettive spettanze: con l’ovvio risultato che, al danno subito per il mancato introito delle quote associative, vi si aggiunge il rispetto di contratti in essere.

Nel mondo della scherma, sono pochi gli allenatori (maestri) sotto contratto, mentre vi è un gran numero di collaboratori che percepisce il solo rimborso spese, che il più delle volte non supera i 10.000 euro, soglia per la quale non viene versata la ritenuta di acconto.

Allora, la domanda sorge spontanea: ma a queste persone, che hanno come unica fonte di reddito il precitato rimborso, il quale è stato praticamente azzerato dall’evento pandemico, la nostra Federazione ha mai pensato concretamente? Ha mai pensato ad una forma di indennizzo in favore delle figure che maggiormente ne stanno risultando colpite, quasi irrimediabilmente? Al di là dell’iniziativa di aver deliberato di restituire la quota di affiliazione relativa all’anno 2019/20 ai club che si riaffilieranno per l’anno 2020/2021, la FIS ha fatto altro di ben più consistente?

Ora, pur considerando - e lo dico in tutta sincerità - apprezzabile e lodevole la succitata “restituzione” federale, a me francamente pare che ciò non sia assolutamente sufficiente a garantire la “sopravvivenza” dei sodalizi sportivi e di quelle società, specie medio-piccole, che oggi più di tutte risentono dei negativi effetti della pandemia e che, dibattendosi tra mille difficoltà e infinite traversie, si sforzano di resistere.

Penso che si possa e debba fare di più, basta volerlo; e, quindi, si debbano erogare aiuti più consistenti, attingendo a quelle risorse non utilizzate, tutt’ora esistenti ed ancora nella disponibilità delle casse federali.

Infatti, se è vero - come è vero - che le attività dei clubs sono state ridimensionate, se non del tutto annullate, anche la F.I.S., per parte sua, ha ridotto, e di molto, le proprie: si pensi ad esempio all’organizzazione dei campionati regionali e nazionali, che è stata procrastinata a gennaio 2021 e forse dovrà essere ulteriormente prorogata; all’attività agonistica internazionale, pressoché inesistente; all’avvenuta compiuta riduzione dell’attività istituzionale-funzionale e amministrativa.

Dal sito federale si apprende che i contributi integrativi 2020 sono stati decurtati del 33% rispetto a quelli ricevuti per il 2019. La decisione di "Sport e Salute" sembra sia stata assunta sulla base dei numeri, cioè gli iscritti. Si tratta, appunto, di contributi integrativi e nulla a che vedere con quelli ordinari. Spiace a tutti subire penalizzazioni però, come afferma il presidente federale, "in questo tempesta bisogna mantenere dritta la barra e seguire la rotta verso la direzione della promozione su tutto il territorio". Su tale affermazione faccio una riflessione e mi chiedo se negli anni passati su tale argomento sia stato fatto tutto il necessario: lo valuteranno gli elettori.

Come accennato precedentemente, nonostante la penalizzazione subita, il rinvio a gennaio 2021, e forse anche oltre, dell'organizzazione dei campionati regionali e nazionali e la ridotta attività internazionale ha comportato un notevole risparmio delle risorse finanziarie federali, che possono fondatamente e ragionevolmente quantificarsi - anche in una semplicistica determinazione - nell’ordine di € 1/1.500.000,00, e che potrebbe essere destinato alle società ed in particolar modo ai Maestri, istruttori e collaboratori destinatari, per il loro lavoro, di soli rimborsi spese.

Naturalmente, anche se le modalità di erogazione spettano alla FIS, mi sia consentito di precisare che - a mio sommesso avviso - detti aiuti dovrebbero destinarsi prioritariamente alle società, le quali, stabilita una quota per se stesse (affitti ed utenze varie), potrebbero stornare ai propri collaboratori la restante quota. 

Ciò sarebbe, da parte Federale, un segnale di grande sensibilità verso le precitate realtà; ma nel caso in cui l’attuale Governo federale si dimostrasse insensibile a tali necessità, auspico che Maffei o Azzi (candidati alla Presidenza) vogliano tenere conto della grande sofferenza di chi con la scherma ci deve vivere e vogliano inserire nel loro programma un piano di interventi che possa alleviare le sofferenze economiche che il movimento schermistico sta sopportando. 

MENTRE MI APPRESTO A CHIUDERE L'ARTICOLO, MI GIUNGE NOTIZIA CHE SI SONO TENUTE LE ELEZIONI NEL COMITATO INTERNAZIONALE SCHERMA PARALIMPICA (WHEELCHAIR FENCING). L’ITALIA HA CANDIDATO IL CONSIGLIERE ANCARANI IN SOSTITUZIONE DELL'USCENTE PASTORE. IL CONSIGLIERE FEDERALE ROMAGNOLO NON E' STATO ELETTO E PER LA PRIMA VOLTA NON AVREMO RAPPRESENTANTI IN QUELL'IMPORTANTE CONSESSO. 

Ho dato una occhiata sul sito federale e nessuna notizia è riportata su tale argomento, ma forse non so navigare e, quindi non sono riuscito a trovare alcun comunicato. 

Ezio RINALDI


domenica 22 novembre 2020

L'ETICA E L'ONESTA' MORALE

Riprendo da https://siciliarunning.it/2020/11/21/precisazioni-del-commissario-parrinello-sulle-misure-a-sostegno-delle-societa-siciliane/ il pensiero del Gen. G.d.F  Vincenzo PARRINELLO su eventuali contributi che avrebbe potuto, in qualità di Commissario  Straordinario FIDAL per la Sicilia, elargire alle società di atletica Siciliane. 

Precisazioni del Commissario Parrinello sulle misure a sostegno delle società siciliane

Dal sito della Fidal Sicilia, le precisazioni sulle misure a sostegno delle società siciliane, nelle precisazioni fornite dal Commissario straordinario del comitato regionale della Fidal Sicilia, Vincenzo Parrinello.
Gen. G.d.F. Vincenzo PARRINELLO
Commissario Straordinario FIDAL per la Sicilia
A causa della crisi epidemiologica, che ha comportato gravi danni alle nostre società, la Federazione ha varato una serie di interventi a sostegno delle stesse. Grazie poi alle economie dell’anno precedente il Comitato Regionale della Sicilia potrà contare su un significativo contributo di 30.000,00 euro.
Essendo la mia funzione, oggi, quella di Commissario Straordinario e quindi una figura che non è espressione delle società siciliane ed essendo attualmente candidato alla Presidenza della Federazione Italiana di Atletica Leggera (Assemblea 31 gennaio 2021), ho ritenuto doveroso astenermi dalla elargizione di qualsiasi contributo, conservando comunque questa somma a disposizione dei sodalizi isolani. Avrei potuto deliberare un contributo a pioggia per tutte le 180 società siciliane oppure avrei potuto invece decidere di privilegiare le società più importanti in relazione all’attività che svolgono sul territorio ed in ambito nazionale.
Sono certo che nessuno strumentalmente mi avrebbe accusato di utilizzare ai fini elettorali la situazione contingente, avrei fatto contenti tutti suscitando così un generale plauso.
Comprendo le difficoltà delle società, capisco che anche 165,00 euro, in questo frangente, potrebbero costituire un aiuto importante, ma spesso nel corso della nostra vita ci troviamo di fronte a situazioni rispetto alle quali la paura ci chiede se la decisione che stiamo per assumere sia la più sicura, l’opportunismo ci chiede se sia la più conveniente e la vanità se sia la più popolare; io ritengo invece che bisogna sempre ascoltare la propria coscienza e prendere la decisione ritenuta più giusta.
Penso infatti che sia corretto che nel mese di febbraio il nuovo Consiglio Regionale eletto dalle società possa liberamente destinare la somma in questione secondo i criteri che riterrà più idonei e più opportuni. A tal proposito mercoledì 21 ottobre u.s. alle ore 18.00 ho riunito in videoconferenza i Presidenti dei Comitati Provinciali, ho spiegato loro dettagliatamente i motivi che sottendono alla mia decisione e ho altresì pregato ognuno di loro di informare tutte le società del proprio territorio affinché ogni Presidente avesse debita contezza di tali motivi.
Mi duole costatare che alcune società non sono state informate e preoccupato del fatto che non tutti siano stati raggiunti dalle informazioni mi vedo costretto a rendere note queste mie precisazioni onde evitare inutili e strumentali polemiche.
Colgo l’occasione invece per ringraziare sentitamente la Regione Siciliana, il suo Presidente, Nello Musumeci e l’Assessore allo Sport, Manlio Messina per lo sforzo profuso a sostegno dell’Atletica siciliana.
Le nostre società tra la prima tranche (2019) di luglio e la seconda (2020) che verrà elargita entro l’anno riceveranno circa 300.000,00 euro, un importante intervento per cui mi sento di esprimere profonda gratitudine a nome di tutto il nostro movimento.
Vincenzo Parrinello
Commissario Straordinario CR Fidal Sicilia"

Non c’è bisogno di alcun commento poiché sarebbe superfluo, esprimo, però, i miei complimenti al Gen. Parrinello per la chiarezza e l’onesta morale.
Ezio RINALDI

venerdì 13 novembre 2020

PROPOSTE DELLA METHODOS S.S.D.: i passaggi di società

M° Gianni SPERLINGA
Indispensabile fare una premessa per agevolare la comprensione di quanto di seguito proposto e, concordando almeno i significati più ricorrenti, evitare facili fraintesi.

La prima cosa che bisogna modificare è la visione che si ha degli “allievi” di una società, fino ad oggi in gran parte considerati, al momento della prima iscrizione, “clienti”, quote.

Già dopo i primi mesi, certamente dopo il primo anno di frequenza, questi non possono più essere considerati semplicemente clienti, bensì come dei prodotti, (forse delle creazioni) frutto del lavoro del maestro.

L’appropriazione indebita del frutto del lavoro di altri può avere tante definizioni, sulle quali non mi soffermerò. Mi basta qui sottolineare che questo andazzo è molto diffuso e sembra che la Federazione, non ponendo in essere alcun freno, avalli se non addirittura incoraggi siffatte azioni.

Di conseguenza la seguente riflessione appare quanto mai logica: perché mai un maestro dovrebbe impegnare la sua fatica, il suo eventuale talento, per un prodotto che gli verrà prima o poi sottratto?

Trovo piuttosto deplorevole alimentare siffatti comportamenti; e mi sembra abbastanza evidente che perseverare in questo diffuso” modus operandi” porterà, alla lunga e inevitabilmente, alla fine dell’alto livello della scherma in Italia.

Nessun maestro che conservi un briciolo di dignità o di amor proprio accetterà di lavorare per il tornaconto altrui senza ricevere, insieme al riconoscimento del merito, nulla in cambio.

Per questo motivo ritengo importantissimo rivoluzionare la regolamentazione dei passaggi di società, creando un DETERRENTE che sia in grado di “tagliare le mani” alle società che vivono degli atleti altrui , offrendo loro l’opportunità di dimostrare il loro effettivo valore.

Le modalità più efficaci a mio parere sono due, che possono essere utilizzate entrambe, sia contemporaneamente (opzione consigliata) che singolarmente:

1)     Considerare gli anni di tesseramento.

In questo caso la società che vuole prendere l’atleta di un’altra, dovrà versare la somma di 500 euro per ogni anno in cui l’atleta è stato tesserato con la società di provenienza. Per evitare esagerazioni si possono considerare gli anni in cui l’atleta è agonista: Per essere chiari, da maschietti/bambine in poi scatta il cartellino.

A questi 500 euro per ogni anno, si aggiungeranno le somme (miserevoli, se non ridicole) già previste da tempo nel caso l’atleta abbia ottenuto qualche risultato.

2)     Considerare il valore dell’atleta.

In questo caso invece di considerare gli anni in cui l’atleta è stato tesserato con la società di provenienza, si considererà il suo valore agonistico, in base alla sua posizione nel ranking FINALE.

Cioè, se una società vuole tesserare, a settembre, l’atleta di un’altra società, pagherà quanto deve in base alla posizione dell’atleta nel ranking finale dell’anno appena finito NELLA SUA CATEGORIA DI APPARTENENZA (se è cadetto il ranking cadetti se è giovane quello giovani se è allievo quello allievi e così via. Se a settembre l’atleta passa giovane primo anno, vale la sua posizione da cadetto terzo). In questo caso si procede per “tabelloni”, ad ogni tabellone corrisponde una somma secondo questo schema:

 

Tab. 4

Tab. 8

Tab. 16

Tab. 32

Tab. 64

Tab.128

Tab. 256 e oltre

ASSOLUTI

€15.000

€12.000

€10.000

€8.000

€6.000

€4.000

€2.000

GIOVANI

€12.000

€10.000

€8.000

€6.000

€4.000

€2.000

€1.000

CADETTI

€10.000

€8.000

€6.000

€4.000

€2.000

€1.000

€500

GPG

€8.000

€6.000

€4.000

€2.000

€1.000

€500

€300

Il pagamento obbligatorio e salato, nella sua equità, potrebbe essere il deterrente giusto per chi pensa di continuare ad alimentare “gratis” la propria attività. A queste considerazioni l’obbiezione che per prima viene sempre fatta è:” eh ma, se l’atleta si trasferisce?”.

Le risposte sono molto semplici: poiché spesso il trasferimento dell’atleta altro non è che un pretesto per seguire uno dei soliti “Maestri”, interessati padri adottivi, che vogliono accaparrarsi atleti forti, lungo tutto lo Stivale e non solo della propria città, è giusto che paghino.

Quando poi capita, perché è vero che capita, che l’atleta in questione si trasferisca per motivi reali, quali università o lavoro, la soluzione è ancora più semplice: basta ampliare la modalità - società di tesseramento/società di allenamento - tra due società civili, invece che solo tra un gruppo sportivo militare e la società civile. In questo modo la società di appartenenza rimane la stessa, per essa l’atleta tirerà, farà la squadra e prenderà i punti mentre la società di allenamento, oltre ad avere una quota sociale in più, avrà anch’essa i punti di quell’atleta e, come con i militari, nel caso le società non siano nella stessa serie a squadre e l’atleta non faccia la gara a squadre con la società di appartenenza, potrà fare la gara a squadre con la società di allenamento. Come per i militari, avvisando con un ragionevole anticipo, l’atleta potrà scegliere, nel caso debba fare la qualifica regionale, se farla nella regione della società di tesseramento o in quella della società di allenamento.

Questa scelta, anche se ufficiosamente, ha già qualche precedente

Tutto ciò non impedisce che, se una società non ha nulla in contrario a cedere il proprio atleta ad un'altra (è una cosa normale nel caso, ad esempio, in cui un ragazzino si trasferisca per via del lavoro dei propri genitori) può concedere il nulla osta senza richiedere nessun pagamento (in questo caso il passaggio avverrebbe per volontà di ENTRAMBE le società).

In QUESTO modo, e non altrimenti, si alimenteranno i buoni rapporti tra le società di cui tanto millanta la Federazione.

M° Gianni SPERLINGA

martedì 10 novembre 2020

LA PANDEMIA E LO SPORT, IN PARTICOLARE LA SCHERMA: intervista all’ex Presidente F.I.S. Prof Antonio DI BLASI

Prof. Antonio DI BALSI

Antonio Di Blasi, è stato presidente della Federazione Italiana scherma dal 1993 al 2004. Prima aveva ricoperto la carica di Vice Presidente dal 1989 al  1992. In precedenza aveva fatto parte della Commissione Arbitrale della Scherma. Egli era succeduto al grande Renzo Nostini ed ha lasciato la Presidenza nel 2004, dopo aver vinto 7 medaglie (3 ori, 3 argenti e 1 bronzo) alle olimpiadi di Atente. Oggi è Membro d’Onore della Federazione Italiana Scherma.

In questo periodo si dibatte molto sulle palestre e la loro apertura, tanti sono stati gli interventi circa la fattibilità di allenamenti e il Governo ha preso decisioni importanti ma, talvolta, molto penalizzanti per i piccoli club, soprattutto per quelli che fruiscono di palestre scolastiche.

La pandemia ha costretto il CIO ed il Comitato organizzatore del Giappone, sede delle prossime olimpiadi, a rimandare la massima competizione sportiva planetaria e con questo, in un primo momento, anche i congressi per il rinnovo delle cariche elettive erano stati previsti per dopo l’evento e precisamente ad ottobre 2021. L’intervento del Ministro Spatafora ha riportato tutto nell’alveo della legge, la quale regola lo svolgimento delle assemblee elettive al termine dei previsti 4 anni. Sono state rivolte all’ex Presidente della federazione italiana scherma, Prof. Antonio DI BLASI, alcune domande sul momento che stiamo vivendo, in relazione al movimento schermistico.

D. Presidente, ritiene adeguati i provvedimenti adottati dal Governo ed a scendere dal CONI circa lo svolgimento delle attività di allenamento ed agonistiche?

R. Senza entrare nel merito dei provvedimenti adottati dal Governo e dal CONI, ritengo sia un dovere osservarli, vuoi per una questione di responsabilità che per la tutela della salute di tutti i giovani. A mio avviso, evitando gli assembramenti e rispettando tutte le precauzioni del caso, agli atleti di interesse nazionale ed olimpico le lezioni e l’allenamento devono essere garantiti.

D. Cosa si potrebbe fare per aiutare i club in difficoltà?

R. Nell’attendere che la curva del contagio ritorni in discesa, i maestri dei vari club potrebbero svolgere lezioni a distanza in Video – Web, come mi risulta molti club già fanno. 

D. 4 regioni sono state dichiarate rosse (Valle d’Aosta, Lombardia, Piemonte e Calabria) ed altre ne seguiranno, con conseguente rigoroso rispetto delle procedure previste dai DPCM. In tale quadro non ritiene che sarebbe stato più corretto svolgere le elezioni dei grandi elettori con votazioni telematiche o postali?

R. Sicuramente si.

D. Ritiene che possa essere corretto rinviare le elezioni per il rinnovo delle cariche elettive, chiedendo una deroga di qualche settimana, ovvero andare oltre il 15 marzo 2021, nella speranza che la pandemia rallenti la sua virulenza?

R. Questo slittamento oltre il 15 marzo 2021 è opportuno attuarlo, alfine di avere più partecipazione degli aventi diritto nel momento del rinnovo delle cariche elettive.

D. E’ a tutti noto che il Presidente Scarso non si ricandiderà, ma appoggerà il suo delfino Dr. AZZI Paolo. Cosa pensa in proposito?

R. Il Presidente Giorgio Scarso non poteva fare scelta migliore nell’appoggiare l’amico Paolo Azzi, che, in questi anni di vice – presidenza, ha acquisito esperienze utili per poter svolgere bene il Suo eventuale mandato.

D. L’ex olimpionico Michele Maffei ha presentato la propria candidatura alla Presidenza FIS in concorrenza con quella di AZZI. La ritiene adeguata, nel senso che sia una proposta valida? E quante probabilità di successo potrà avere?

R. La candidatura del caro Michele Maffei è sicuramente di notevole prestigio per il nostro movimento schermistico sia in Italia che in FIE, è stato un grande campione, da sempre ha lavorato in ambito Coni e presso le Federazioni acquisendo notevoli conoscenze e maturando numerose esperienze utili per ben condurre la nostra FIS. Sulle provabilità di riuscita ritengo che tutto dipenda, anche, dalla squadra che si è creato e che Lo accompagna.

D. In questi anni la scherma italiana, sotto l’aspetto culturale, non ha fatto passi avanti: è rimasta ferma agli anni 80. Da più parti si avverte l’esigenza di guardare al futuro introducendo elementi più scientifici di modernità nella gestione degli atleti, e dal punto di vista atletico e da quello della meritocrazia: cosa pensa in proposito?

R. Lo sport è cultura, dagli anni 80 ad oggi si è sempre cercato di migliorare l’aspetto culturale guardando con la massima attenzione allo sviluppo del nostro sport e alla grande divulgazione che ha avuto in tutti i continenti. Sicuramente per stare al passo con i tempi e poter mantenere i magnifici risultati conseguiti fino ad oggi, la nostra Federazione dovrà rivedere molte cose, migliorare la gestione degli atleti, sotto tutti i punti di vista, il rispetto della meritocrazia è fondamentale e ne va sempre tenuto conto, in quanto è di stimolo al miglioramento.

D. Il modello organizzativo del settore tecnico della F.I.S. è sostanzialmente sempre lo stesso fin dagli anni settanta: quando, cioè, il responsabile tecnico unico era ancora Attilio Fini. Ora, nonostante i CT siano tre e molto ben pagati, di fatto la struttura tecnica è più o meno la stessa. Non ritiene che debba essere oggetto di una valutazione e di una ristrutturazione in chiave di modernizzazione e di riduzione delle spese?

R. La scelta, fatta a suo tempo, di avere tre CT al posto del commissario unico la ritengo ancora valida, sempre che la nomina cada su Tecnici responsabili, dediti al loro compito, di gran valore tecnico e con la collaborazione di maestri che facciano squadra. Per quanto riguarda il loro compenso sono del parere che debba essere proporzionato al loro rendimento ed ai risultati ottenuti, sarebbe opportuno che quanto erogato dalla Federazione sia il Loro unico introito.

D. Come a tutti noto il Maestro Lauria si è dimesso dalla carica di Consigliere federale (quota tecnici) e da consigliere del direttivo dell’Associazione Italiana Maestri di Scherma. Essendo un eletto non crede che sarebbe stato opportuno che avesse chiarito pubblicamente il suo atto?

R.  Mi dispiace che il M° Salvatore Lauria si sia dimesso dalle Sue cariche, sicuramente avrà avuto le Sue buone ragion. Il rendere pubblico tale atto dipende da persona a persona, sono certo che lo farà quando lo riterrà opportuno.

D. L’ex consigliere Lauria, si era occupato di un progetto scientifico riguardante i giovani che ha comportato degli investimenti di denaro pubblico da parte della F.I.S., del quale però non siamo riusciti a trovare nulla di scritto né tantomeno i risultati. Che ci può dire in proposito? Ritiene corretto non informare la base sui risultati conseguiti? Ritiene che questo tipo di iniziative siano utili per il futuro, se gestite in funzione di una ricaduta per tutto il mondo della scherma?

R. L’aver portato avanti un progetto scientifico riguardante i giovani è sempre una cosa importante e meritevole, indipendentemente dal denaro impegnato, è ovvio che a lavoro concluso i risultati devono essere portati a conoscenza di tutti. Comunque tutte le iniziative che diano una buona e giusta ricaduta nel nostro mondo schermistico sono da supportare e sempre da promuovere.

Ezio RINALDI