domenica 25 aprile 2021

A PROPOSITO DELL'ULTIMA SENTENZA DEL TAR DEL LAZIO


Il Dr. FUMO Maurizio, ex Presidente del 5^ Sezione della Suprema Corte di Cassazione ed attuale vice Presidente dell'Accademia Nazionale di Scherma, ha pubblicato sul sito dell'ente partenopeo il suo pensiero sulla recente sentenza del TAR del Lazio, con la quale è stato rigettato il ricorso dell'A.N.S. contro lo statuto federale. Interessantissima lettura che, dopo aver ricevuto l'autorizzazione dall'autore, ritengo di dover pubblicare sulla "Piazza".

"Nota del vicepresidente su Sentenza TAR per ricorso statuto FIS
A PROPOSITO DELL’ULTIMA SENTENZA DEL TAR LAZIO
Il TAR Lazio, con la sentenza 4592/2021, pubblicata il 19.4.2021, ha rigettato il ricorso dell’Accademia Nazionale di Scherma avverso il nuovo statuto federale.
L’ANS aveva adito il giudice amministrativo in quanto la federazione “leggeva” il nuovo statuto (per la verità non un capolavoro di chiarezza) nel senso che tanto l’ANS, quanto la FIS dovevano ritenersi soggetti legittimati al rilascio del titolo professionale (sia pure, forse, con diversa valenza). Tale interpretazione era chiaramente violativa del giudicato (TAR n. 2191/2019, pubblicata 18.2.2019, Consiglio di Stato 2993/2019, pubblicata 16.3.2020), che - ricordiamolo - avevano definitivamente chiarito che solo l’ANS era competente al rilascio del titolo. Conseguentemente i titoli rilasciati dalla FIS erano stati annullati e la federazione era stata condannata a risarcire il danno all’ANS (cosa che ha fatto).
Dunque, aveva sostenuto (e sostiene) l’Accademia, non può certo essere l’atto unilaterale di un ente privato (il nuovo statuto FIS) a sovvertire il dictum (definitivo) dell’autorità giudiziaria.

Peraltro nel (nuovo) giudizio innanzi al TAR si è costituito anche il CONI, la cui posizione, come enunciata nei suoi scritti, è apparsa significativamente diversa da quella espressa dalla FIS. Ha infatti sostenuto il CONI che, ferma restando la competenza dell’ANS al rilascio del diploma magistrale (e quindi alla organizzazione e gestione degli esami), la FIS era viceversa competente per il rilascio della abilitazione (licenza SNaQ) all’insegnamento in ambito federale.
Tale impostazione non è affatto contraria alla “posizione” dell’Accademia, che intende unicamente rivendicare la sua esclusiva potestà al rilascio del titolo (e non della abilitazione sportiva)
Ora, come è noto, l’abilitazione è il provvedimento che permette l’esercizio di alcuni diritti (di cui il soggetto è già titolare), una volta accertata la sussistenza dei requisiti di idoneità previsti dalla legge; ebbene, normativamente, è l’ANS il soggetto che, a seguito del superamento dell’esame, conferisce il titolo e quindi radica il diritto. L’abilitazione è atto separato e successivo che ne consente l’esercizio. Vale a dire: la FIS può subordinare l’esercizio (in ambito federale) della professione alla sussistenza di determinati requisiti (eventualmente anche ulteriori rispetto a quelli accertati dall’ANS), ma, non per questo, acquisisce il potere di conferire il titolo. Ovviamente tutto era molto più semplice (e piano) quando i due Enti collaboravano e, con unico atto, conferivano titolo e abilitazione (diploma abilitante AI FINI SPORTIVI).
Orbene, la sentenza TAR dell’aprile (l’ultima) non sovverte affatto il precedente giudicato (non avrebbe potuto farlo), ma, nel rigettare il ricorso dell’ANS, semplicemente interpreta il nuovo (equivoco) statuto FIS nel senso che i due Enti sono titolari di “competenze complementari”. Si tratta, in ultima analisi, di una “lettura” non lontana (in realtà dovremmo dire coincidente) con quella fatta propria dal CONI, dal momento che “complementare” non vuol dire certo “alternativo” e nemmeno “concorrente”. Insomma la sentenza in questione non può che essere qualificata che come “interpretativa di rigetto” , nel senso che, interpretando il nuovo statuto in senso difforme dalla tendenziosa lettura della FIS, afferma che i timori dell’ANS non avevano fondamento e quindi che il suo ricorso non aveva ragion d’essere. Da qui il rigetto.

D’altra parte è logico che tale ultima pronuncia del TAR non può che essere letta alla luce delle precedenti (e definitive) statuizioni del giudice amministrativo. Così come la FIS non può unilateralmente porre nel nulla un giudicato che le è sfavorevole, semplicemente cambiando il suo statuto, così il giudice amministrativo, sia pure adito in un momento successivo rispetto a quello in cui fu emessa la prima decisione (Consiglio di Stato), non può né contraddirla e, meno che mai, modificarla.

Dr. Maurizio FUMO

Dunque resta fermo: a) che il titolo di maestro (e di istruttore nazionale) può essere conferito solo dall’ANS, b) che la FIS (se ritiene) può concedere la licenza SNaQ o abilitazione “endofederale” (vale a dire: l’autorizzazione a insegnare la scherma olimpica nelle società affiliate) a coloro che si sono diplomati presso l’ANS.

Inevitabile conseguenza di quanto sopra esposto è che coloro che volessero esercitare la professione di maestro (o istruttore) di scherma senza  titolo, ovvero – il che è lo stesso – con un titolo invalido, commetterebbero il reato di cui all’art. 348 cod. pen. Tanto ciò è vero che, su denuncia dell’ANS, alcuni di costoro sono stati rinviati a giudizio (il processo è fissato per il mese di ottobre).
Va da sé che, in base al “meccanismo incriminatorio” previsto dal codice penale per regolare il concorso di persone nel reato (art. 110) e, ancor più, in base al terzo comma dell’art. 348 (come modificato nel 2018) potrebbe essere chiamato a rispondere di tale reato anche chi ha consentito e reso possibile la violazione suddetta (insomma chi, consapevolmente, ha rilasciato un titolo invalido).
Sarebbe tuttavia il caso di raccogliere il chiaro invito (ma in realtà è una statuizione) del TAR che, con l’ultima sentenza, ha esplicitamente affermato che FIS e ANS  possono - e anzi devono - collaborare. Infatti – si legge – la reciproca indipendenza non sta affatto a significare che i due soggetti non debbano cooperare. D’altronde questo è ciò che i due Enti hanno fatto per oltre un secolo. Il TAR, in ultima analisi, ci ha tenuto a ribadire (più di una volta) che l’ANS ha competenza al rilascio dei diplomi magistrali e che la FIS ha competenza al rilascio delle licenze federali. Ora è evidente che “diploma” e “licenza” non sono termini equivalenti, né titoli equipollenti: il diploma attesta il possesso dei requisiti tecnici in base ai quali si può essere considerati esperti di una materia (si pensi alla laurea), la licenza conferisce il permesso di operare professionalmente in un determinato contesto (si pensi all’esame di abilitazione postlaurea).
Naufragato il disegno egemonico coltivato dal precedente vertice federale, è da augurarsi che il nuovo staff dirigenziale voglia dare un segno di discontinuità e ritornare a una collaborazione che, nel corso degli anni, ha consentito di diplomare ottimi professionisti. Se ne gioverebbe il mondo della scherma tutto, e il settore magistrale in particolare, anche in vista del riordino che il dlgs. 36/2021 sul così detto “lavoro sportivo” ha ormai introdotto.
Maurizio Fumo"
Ezio RINALDI

venerdì 23 aprile 2021

ABUSI SESSUALI NELLO SPORT


Luca GIOVANGIACOMO
Che sia di attualità l'argomento degli abusi sessuali nel mondo dello sport lo testimonia, oltre al libro di Daniela SImonetti "Impunità di gregge", anche il docufilm "Atleta A" uscito su Netflix in Italia a luglio 2020. L'autrice del libro dice infatti:  "È un problema che esiste da sempre; tuttavia si è aggravato non appena il Coni nel 2014 è riuscito a far esentare i collaboratori sportivi dall’obbligo di presentare i cosiddetti certificati anti-pedofilia. Il fatto che oggi persino un tossicodipendente arrestato in flagranza di reato con precedenti penali, possa continuare indisturbato a rivestire il suo ruolo di istruttore equestre, è inconcepibile."  Atleta A è una storia dura, truce e per stomaci forti, ma è una storia da vedere e ascoltare se non altro per il coraggio che le ragazze coinvolte hanno avuto nell’uscire allo scoperto e rivelare alcuni particolari scabrosi della loro vita, prima in una corte e poi davanti alle telecamere. Tutto nasce dalla testimonianza di Maggie Nichols nel 2015, raccolta in forma anonima, come Atleta A appunto, dal giornale IndyStar di Indianapolis che inizia a investigare su una serie di abusi sessuali avvenuti all’interno di numerose società di ginnastica in tutti gli Stati Uniti. La stessa Nichols pagò l’aver denunciato alla USA Gymnastics gli abusi subiti con l’esclusione dalla squadra nazionale per le Olimpiadi di Rio 2016 nonostante si fosse ben posizionata ai trials. Ovviamente lascio approfondire tutto con la visione del film. Nell’avvincente ricostruzione si fa luce su un intero mondo, quello della ginnastica, dove le vittime predilette sono le giovanissime atlete che oltre che fisicamente vengono anche manipolate psicologicamente. “Amiamo i vincitori in questo paese. E scarifichiamo i nostri giovani per vincere”, dice una delle ex atlete, ma fino a che punto ci possiamo spingere? E’ una analisi spietata quella che emerge dal film che, oltre a insistere sui modi illeciti del medico Nassar nel curare i numerosi acciacchi fisici alle atlete con manipolazioni del tutto illegali sul corpo inerme di minorenni, si concentra sul mondo di uno sport radicalmente cambiato con le Olimpiadi del 1976 quando una solo quattordicenne Nadia Comaneci vinse

l’oro. Erano gli anni del regime di Ceaușescu, della contrapposizione tra i due blocchi e della volontà di primeggiare dell’est sull’ovest e viceversa. L’esportazione dei metodi rigidi e dittatoriali rumeni da parte dei coniugi Károlyi (quelli che avevano portato la Comaneci all’oro) hanno contribuito a creare un modello basato sulla violenza fisica e psicologica da cui queste ragazze erano impossibilitate ad uscire e che è durato dal 1996 al 2016. 20 anni di abusi fisici e mentali ben riassunti in questa storia. Certo la storia ha fortunatamente un lieto fine, quello della condanna a più di 100 anni di carcere del medico Nassar che fu trovato anche con migliaia di foto pedopornografiche. C’è, però, ancora molto da fare in America, all’interno della USA Gymnastics che deve rigenerarsi e fare pulizia, non solo al proprio interno ma all’interno di moltissimi club sparsi per tutti gli Stati Uniti dove sono stati registrati molti altri casi simili a quelli di Nassar. Il cambiamento è solo all’inizio.

Luca GIOVANGIACOMO

sabato 17 aprile 2021

FORSE L'AMERICA CI SALVERA'

Non ho ancora finito di leggere il libro di Daniela Simonetti, “L’impunità di gregge”, ma quel che ne ho già letto è più che sufficiente per spingermi a pestare i tasti per esprimere un sentimento di ribellione che stenta a prendere la forma giusta.
L’autrice descrive un mondo, che è il nostro, quello dello sport, che si allarga inesorabilmente fino a coinvolgere tutti: atleti, operatori, famiglie. Si parla di abusi sui minori, che avvengono con la sostanziale complicità di chi dovrebbe proteggerli. È questo il succo della denuncia abbondantemente documentata nel libro.
“Se serve una comunità per crescere un bambino, serve una comunità per abusarne”: frase in epigrafe all’inizio di uno dei capitoli. La comunità siamo tutti noi. Siamo noi, quando ci voltiamo dall’altra parte per non vedere, per non sapere, e poi ci indigniamo quando sappiamo, quando la realtà ci presenta il conto, mostrandoci una vittima che amiamo, che conosciamo, che ci è in qualche modo vicina.
Lo sconforto nel leggere il primo caso riportato, che riguarda il mio sport, la scherma, è stato in breve moltiplicato, diventando insostenibile, leggendo i numerosi casi che riguardano altri sport. Non si salva nessuno, e altri stanno addirittura molto peggio. E se qualcuno sembra salvarsi, resta forte il dubbio che l’eccezione sia dovuta alla pratica diffusa di mettere l’immondizia sotto il tappeto.
Siamo tutti malati di campionismo, e l’intera struttura dello sport, certo non solo quello italiano, deriva da questo peccato originale. Senza soldi non si va avanti, e i soldi arrivano per le medaglie, in primo luogo, per i risultati agonistici. Per le medaglie si perdona tutto, e dalle medaglie nasce un mondo di piccoli e grandi privilegi: una volta che ne hai sentito il gusto, è molto difficile rinunciare. E allora è meglio voltarsi dall’altra parte, o coprire con parole vuote l’esistenza di un problema, fingendo di affrontarlo. Si crea un clima di “omertà” che diventa un muro di gomma, una diga quasi insuperabile.
Anche le dighe, però, possono crollare. Quando lo scandalo è troppo grande perché si possa ignorarlo, le coscienze si svegliano, le vittime trovano la forza di reagire, e la società, che siamo noi, fa un passo avanti. È quel che è successo in America, dove sono state comminate pene severissime ai responsabili di scandali antichi, perché frutto di azioni perpetrate per anni, a danno di un’enormità di minori. Da questa parte dell’oceano, si sa, le cose seguono con un certo ritardo: ma infine seguono, malgrado le resistenze. Speriamo di non dover attendere scandali della stessa enorme portata, per riformare il nostro sistema, la nostra giustizia, la nostra mentalità.
Intanto, troviamo la forza di leggere i libri, come questo di Daniela Simonetti, che ci costringono dolorosamente a prendere coscienza di quanto accade, e a non restare indifferenti.
 Giancarlo TORAN

giovedì 15 aprile 2021

OLIMPIADI,STAGIONE AGONISTICA E VIRUS LETALE

Mancano 100 giorni all’inizio delle olimpiadi giapponesi, quelle che il presidente Shinzo Abe, nel 2016 a Rio presentò con l’aiuto di Supermario, il celebre personaggio dei videogiochi nipponici.
Siamo certi che gli atleti si stiano già scaldando, che gli allenatori siano prontissimi, che l’aereo sia stato prenotato e che a causa del virus, tutto sarà all’insegna dell’igienismo più esasperato.
Il Giappone è famoso per l’estrema pulizia e perfezione in ogni cosa che fa, e anche in questo caso saranno di esempio per tutto il mondo.
Ci chiediamo però quali saranno le strategie della nuova Federazione Italiana, presieduta dal calmo e riflessivo Paolo Azzi, che a oggi non ha ancora fatto sentire la sua voce né tantomeno ha mostrato la sua faccia in giro per le gare. Ah già le gare sono centellinate e i partecipanti sono davvero pochi e, cosa ancora molto strana, non esiste un programma gare per la stagione 2021-’22. Il lettore dirà che è effettivamente troppo presto per poter parlare di gare della prossima stagione, ma rispondo serenamente che è meglio non aspettare, anzi, sarebbe bene anticipare e il perché ve lo spiego subito.
Con l’anno passato abbiamo perso non una, ma ben due stagioni agonistiche, metà di quella 2019-’20 e quasi tutta quella 2020-’21. Gpg andato in fumo, una classe agonistica saltata in pieno e rimandata senza un vero programma di ripresa delle attività; un campionato italiano poco significativo in mano alla lotteria del tampone.
Che fare? Mi sembra molto chiaro, si potrebbe, come auspico personalmente da molti anni, spostare una parte della stagione agonistica nei mesi che vanno da maggio a settembre. Più corta, più intensa, più performante e con un clima virale del tutto più controllabile del periodo freddo.
Sembra una follia eh!? Ma analizziamola bene.
I ragazzi finiscono la scuola a maggio e avrebbero più tempo, le palestre scolastiche non sarebbero intasate dagli studenti, e soprattutto ci si potrebbe allenare nei momenti meno caldi della giornata, la mattina per esempio, ottenendo una concordanza di orari fra allenamento e gara che di fatto non ha quasi nessuno.
Sarebbe un ottimo pretesto per fare mission fra i giovani che finalmente si sono liberati dalla scuola e soprattutto i genitori non sanno a chi lasciarli, niente di meglio che facciano un’attività che amano piuttosto che una palliativa e meno appetibile, ma soprattutto fidelizzerebbe i vecchi atleti e con l’ingaggio dei nuovi, potrebbero aumentare i numeri dei frequentanti nei mesi da settembre a maggio. Insomma una continuità che gioverebbe a tutti, con ampi vantaggi sulla popolazione delle città.
Vediamo i contro. Primo in assoluto è il caldo. Quasi il 100% delle palestre italiane non sono climatizzate, ma mi chiedo se potrebbe essere un valido pretesto per cominciare a parlarne. Direte voi che parlare di climatizzazione di un impianto sportivo con le amministrazioni è complicato. È assolutamente vero, ma non è impossibile, e se si muovesse una federazione in prima persona, sarebbe tutto più facile.
L’altro problema sono i costi, in quanto climatizzare è costoso, e poi comporta delle spese energetiche. Questi sono i contro della climatizzazione, ovvio che sì, ma la trasformazione comporterebbe anche molti vantaggi: la gente farebbe sport nei mesi estivi, e soprattutto aumenterebbero le ore di sfruttamento della palestra nell’arco dell’anno, con un bel vantaggio economico per le amministrazioni comunali.
Messa così sembrerebbe un gioco da ragazzi vero? Macchè. Stanziare soldi per lo studio e l’analisi costi benefici per palestra e poi per ora, quindi far partire le fasi di progettazione, e infine aprire le tasche dei comuni. Io le vedo già le palestre con pannelli solari che con il sole italiano, (che è il nostro vero petrolio energetico!) potremmo climatizzare ambienti che da giugno a settembre sono in moltissimi casi inutilizzati.
Avremmo società più attive, con più atleti e magari anche con benefici sociali di qualità.
Nel frattempo chi romperà il ghiaccio? Ma che domanda: i master! Gran parte di essi saranno vaccinata entro maggio, il che vuol dire che da maggio a settembre potranno riprendere la stagione sportiva, cosa che ci fa domandare se la FIS esordirà con un nuovo protocollo di gara.
Insomma ci troviamo di fronte a una situazione in cui non possiamo giocare d’attesa, ma di anticipo. Il reset sociale che ci ha imposto il virus, non ci farà tornare ai tempi andati, ci toccherà preparare un nuovo scenario sportivo, e lo dovremo fare tutti assieme, in una completamente nuova lunga e calda estate schermistica.
Fabrizio Orsini

domenica 11 aprile 2021

LEALTA', CORRETTEZZA E RISPETTO

Tempo fa scrissi un articolo sull’etica e la morale, affermando che non tutti concordano sul significato effettivo di tali termini. Oggi mi cimento nello spiegare, secondo la mia visione, cosa intendo per LEALTA’, SINCERITA’ e RISPETTO ma ci aggiungo anche la RETTITUDINE.
Prima voglio precisare che il tutto nasce da una aspra quanto onesta discussione, nata, peraltro, su supposte pugnalate virtuali ricevute.
Tengo a precisare che non intendo fare la morale a chi legge né, tampoco, rivolgermi a qualcuno in particolare.
Navigando in internet mi sono imbattuto in Antonia GRAVINA, che, scusate la mia ignoranza, non conosco, ma è autrice di frasi significative e tra queste ne ho scelto una che riporto integralmente:” Essere sinceri è una virtù per pochi. Gli ipocriti continuassero pure a fingere ciò che non sono e ciò che non saranno mai.”. La cosa mi ha incuriosito e ho cercato di approfondire imbattendomi in un’altra citazione fatta da Marina IACOPINO: “Ci sono virtù che non si possono acquisire, sono come una tabula rasa. I valori come il rispetto, la lealtà, il perdono, la clemenza ce li portiamo dentro e nessuno ce li ha inculcati, ma fanno parte della nostra essenza! Il rispetto, unito alla sincerità ed alla lealtà, dovrebbe essere il pilastro su cui si basa ogni rapporto. Nel momento in cui ti rendi conto che dall’altra parte manca tutto questo, sempre con sorriso e senza fartene accorgere, tratta costoro come meritano di essere trattati.
Una frase più ricorrente, non sono riuscito a trovare l’autore, ma che mi piace moltissimo, perché mi riconosco in tale espressione, è: “Il rispetto è molto di più di una parola. Il rispetto non si pronuncia, si dimostra. Il rispetto è sincerità, coerenza e lealtà. E’ il saper guardare gli altri come guarderesti te tesso, esattamente allo stesso identico modo. Se hai sofferto e sai cosa vuol dire, non far soffrire. Se sei stato deluso, non deludere, Se sei stato ferito, non ferire.
Sono frasi che mettono in evidenza l’essenza di quei valori, come appunto lealtà, sincerità, rispetto e rettitudine, che per tutti dovrebbero rappresentare il filo conduttore degli esseri umani, nei rapporti interpersonali.
Cosa significa tutto questo? Semplicemente che, quando si vive in una comunità, fisica o virtuale, ci sono delle regole, non scritte, che ognuno di noi dovrebbe darsi e rispettare. Purtroppo, e forse anche io non sono immune da peccati, sovente si approfitta della buona fede altrui per fare i furbi o per servire uno sciocco padrone. Approfittare di un certo consesso per riferire a terzi frasi o esternazioni pronunciate da taluno facente parte di quel determinato circolo, al quale si è aderito senza alcuna costrizione, soprattutto se accettato con fiducia da quel gruppo virtuale è da persone opportuniste, ingannevoli, in buona sostanza abominevoli e subdole.
Ora, dico io, tutto si può fare, ma, in questo caso, certamente non guardarsi allo specchio senza provare disgusto e ribrezzo per se stessi.
Una delle caratteristiche significative per i militari, di qualunque grado, è la rettitudine, la quale racchiude in sé i valori di cui stiamo parlando.
Se per ingraziarsi qualcuno, magari con carica importante, si debba fare il delatore, allora i valori di cui stiamo trattando non fanno certamente parte del bagaglio umano e culturale di siffatte persone e per loro provo una gran pena. E una gran pena dovrebbe provarla anche il destinatario di tale delazione.
La schiettezza è insita nelle persone leali che vogliono vivere nelle regole sane della legge, anche nella legge di vita, la quale, secondo il mio pensiero, decreta i principi di rispetto e amore verso il prossimo con naturale espressione e senza doppi fini. Questo è per me il significato di essere leale.
Oggi sono leale verso me stesso, rispettando tutti e credendo ancora in alcune persone. Soprattutto in quelle che con autenticità e pulizia morale mi hanno sbattuto in faccia la realtà o la verità.
Non nascondo che talora faccio fatica a credere nella lealtà, soprattutto quando scopri che taluni soggetti, di cui avevi una certa fiducia, sono protagonisti di episodi biasimevoli, come la delazione. A costoro poco importa di quanto possa essere ignobile il loro comportamento e quanto danno possano arrecare.
Cionondimeno, non smetto di credere nel prossimo, ma credo meno alle parole e premio i piccoli gesti.
Non ho mai avuto paura di dire ciò che penso alla gente, avendo sempre il giusto rispetto. La trasparenza è ciò che spesso mi contraddistingue e forse per questo non capirò mai chi per dire qualcosa si nasconde dietro gesti o parole di altri. L’essere sincero mi fa sentire meglio, sapendo che darò comunque la possibilità di chiarirsi a chi è stato destinatario della mia sincerità.
La rettitudine ha un prezzo, un costo, il cui valore è però difficile da quantificare ed appartiene a quelle persone che non hanno timore di affrontare gli eventi, di qualunque natura, che la vita presenta in ogni momento del loro percorso.
Ezio RINALDI

giovedì 8 aprile 2021

MONDIALI GIOVANI,PIRAMIDI E FARAONI

Sono passati circa 40 giorni dall’insediamento del nuovo presidente federale a Viale Tiziano, ma chi ha fatto il primo viaggio è stato il Presidente onorario che ha presenziato a il Cairo, Egitto, ai  Mondiali giovani, al cui evento per volere del Presidente Paolo Azzi, sono stati assenti gli italiani.

Motivi di salute per i nostri atleti, hanno fatto pendere il piatto della grande bilancia di Anubi verso la casa blindata dal lockdown, piuttosto che verso il faraonico regno di Ramsete II.

Alla gara hanno trionfato gli Egiziani nella sciabola maschile a squadre, battendo (meritatamente) nientemeno che i russi. Un evento epocale, che finalmente vede emergere in questo sport anche l’Africa.

Eppure, nonostante gli azzurri siano assenti, c’è un italiano presente ai mondiali: si tratta del Presidente onorario, Giorgio Scarso.

La notizia la dà direttamente lui, in una lettera di condoglianze alla famiglia del M° Antonio Zumbo della società Lame azzurre, che tristemente ci ha lasciato. Ai sentimenti di vicinanza per la grave perdita, si apprende che purtroppo non potrà partecipare alle esequie perché: “impegnato nei Campionati del mondo a Il Cairo”.

Non conosciamo i validi motivi per i quali è volato a Il Cairo, resta però sospeso il quesito che sorge spontaneo: “perché?”, e nonostante gli atleti che aspettavano il momento da tempo, non siano potuti partire, nemmeno a spese proprie od organizzandosi in gruppi autonomi. Non mi addentro nelle tariffe, ma credo che se siano riusciti ad arrivare in Egitto sia i coreani che gli americani, forse gli italiani avrebbero potuto fare uno sforzo in più.

In un’epoca attuale in cui anche gli antichi faraoni si muovono in camere pressurizzate con azoto, per raggiungere la nuova dimora (non pretendo la stessa cosa per gli atleti, sia ben chiaro), forse la FIS avrebbe potuto fare uno sforzo maggiore, dopotutto siamo così vicini.

Alla famiglia Zumbo e alla Società Lame azzurre va il cordoglio da parte di tutta la scherma italiana e di questo blog in particolare.

ORSINI Fabrizio

martedì 6 aprile 2021

Raymond DOMENECH: nuovo direttore tecnico nazionale della scherma Francese

Raymond DOMENECH
La fonte è la pagina Facebook del club Escrime Paris Nord, dalla quale trapela la notizia che Raymond Domenech, il passato selezionatore della nazionale di calcio francese, è il nuovo Direttore Tecnico Nazionale della scherma francese.
Il ruolo di questo Direttore non si conosce appieno, ma sempre dal post compare la sua frase: “La mia grande conoscenza del calcio mi permette di agire in qualsiasi sport”. Il comunicato poi prosegue dicendo: “Il primo passo del nuovo DTN sarà l’incarico di mutare la scherma in sport da esterno, con l’introduzione di scarpe con tacchetti e divise impermeabili - ci saranno nuove innovazioni – promette il nuovo DTN.”
Fatta la tara al personaggio e al comunicato, che ha dello stravagante, c’è chi sospira di felicità, in quanto finalmente si parla di scherma, anziché di tornei, che non ci sono nemmeno più a causa del Covid e ci chiediamo il significato di questa decisione della Federatione.
I vantaggi saranno di sicuro due.
Il primo è che la scherma francese, che sembrerebbe non avere problemi di numeri, vuol puntare su un personaggio calcistico quale direttore tecnico nazionale, di certo per far parlare di sé. Anche se farà degli esperimenti, magari stravaganti, il processo mediatico sarà innescato con una certa enfasi e i giornali ne parleranno parecchio, andando in quei meandri giornalistici in cui di solito la massa dei lettori non vaa leggere e la cosa di certo porterà un notevole interesse.
Il secondo è l’innovazione in tutti i sensi. Dopo il covid, molte palestre sono state chiuse e solo gli sport all’aperto hanno beneficiato, il che vuol dire che se la scherma si fa solo al chiuso, in un nuovo evento epidemico simile a quello che stiamo vivendo, le cose si metteranno maluccio e bisognerà trovare non una soluzione, ma LA soluzione.
Sono avanti? Sono sciocchi? Sono folli? È del tutto inutile? E l’Italia andrà avanti a colpi di decreti, interpretazioni e di regolamenti e protocolli? Credete davvero che ci faranno trovare soluzioni alternative in salsa di pomodoro nostrano?
La Federatione sta cercando evidentemente di mettere le mani avanti, vuole innovare e il loro nuovo presidente Bruno Gares evidentemente non aspetta proposte, in quanto è passato ai fatti, senza tanto tergiversare.
Ci chiediamo quali invece saranno le innovazioni della FIS, che ad oggi ha pensato di chiudere la partecipazione degli italiani ai mondiali giovani de Il Cairo in Egitto, per rischio covid e non senza polemiche.
Certo se la FIS avesse un Direttore Tecnico Nazionale sarebbe una figura interessante, uno che si potrebbe occupare di controllare se tutte le società italiane, nonostante l’epidemia, siano operative, se hanno una sala scherma vera o la devono condividere con altri sport, se hanno maestri con titolo valido (ah no, questo no, scusate non volevo toccare un tasto dolente), se vi sono problemi di altro tipo che impediscano il buon svolgimento delle attività ecc. ecc….
Sarebbe come creare un potere che potrebbe in qualche modo sostituire quello del presidente.
Ah ecco perché in Italia non c’è un Direttore Tecnico Nazionale.
Fabrizio Orsini
 

giovedì 1 aprile 2021

ORGANI DI GIUSTIZIA: riforma ineludibile

Il regolamento di giustizia in vigore dal 01/04/2016 tra le tante novità ha introdotto delle modifiche in merito alla nomina dei membri degli Organi di Giustizia e della Procura Federale.
Antecedentemente il 2016 i responsabili di questi ultimi Uffici formulavano la propria candidatura nel contesto dell’Assemblea Straordinaria con cui veniva eletto il Presidente ed il Consiglio Federale cercando i consensi necessari per l’elezione nello specifico incarico.
Con l’introduzione delle nuove norme, non è più così. Tutti gli Organi di Giustizia e la Procura Federale sono nominati dal nuovo Consiglio Federale, su proposta del Presidente Federale, e nel caso della Procura anche del Procuratore Federale, previa una verifica da parte della Commissione Federale di Garanzia dei requisiti posseduti dai “nominandi”, necessari a conseguire l’idoneità alla nomina.

Gli Organi di Giustizia e la Procura Federale si compongono:

Giudici Sportivi

-      Giudice Sportivo Nazionale (1 soggetto) competente (art.53 RG):

    ·    regolarità delle gare e omologazione dei risultati;
·    regolarità dei campi e attrezzature sportive;
·    regolarità dello status posseduto dai soggetti partecipanti alle gare,
·    comportamenti dei soggetti tenuti nel contesto delle gare;
·   ogni altro fatto rilevante per l’ordinamento sportivo tenuto nel contesto delle gare;
· a giudicare su istanze di soggetto titolare di una situazione giuridicamente protetta nell’ordinamento federale comunque riferita a fatti avvenuti nel corso delle gare.

-    Corte Sportiva D’Appello (6 soggetti di cui uno con funzioni di Presidente)         competente (art.56 RG):

·    A giudicare in seconda istanza sui ricorsi avverso le decisioni del Giudice Sportivo Nazionale e sulle richieste di ricusazione del predetto Organo di Giustizia.

A fattor comune, per far parte dei predetti Organi di Giustizia è necessario essere in possesso di specifiche competenze nell’ambito dell’ordinamento sportivo ed essere inclusi nelle seguenti categorie:

-      Professori e Ricercatori universitari, anche a riposo, in materie giuridiche;
-      Magistrati, anche a riposo, della giurisdizione ordinaria, amministrativa, contabile o militare;
-      Avvocati dello Stato anche a riposo;
-      Notai;
-      Avvocati iscritti negli Albi dei relativi Consigli dell’Ordine;
-      Iscritti negli Albi dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili.

Giudici Federali

-   Tribunale Federale (5 soggetti di cui uno con funzioni di Presidente) competente (art.56 RG):

·    Su tutti i fatti rilevanti per l’ordinamento sportivo in relazione ai quali non sia stato instaurato né risulti pendente un procedimento dinanzi al Giudice Sportivo Nazionale.

-  Corte Federale di Appello (5 soggetti di cui uno con funzioni di Presidente) competente (art.56 RG):

·   Giudica in secondo grado sui ricorsi proposti contro le decisioni del Tribunale Federale ed è competente a decidere sulle istanze di ricusazione dei membri del Tribunale Federale.

A fattor comune, per far parte dei predetti Organi di Giustizia è necessario essere in possesso di specifiche competenze nell’ambito dell’ordinamento sportivo ed essere inclusi nelle seguenti categorie:

Professori e Ricercatori universitari, anche a riposo, in materie giuridiche;

-   Magistrati, anche a riposo, della giurisdizione ordinaria, amministrativa,  contabile o militare;

-   Avvocati dello Stato anche a riposo;

-   Notai;

-   Avvocati iscritti, per almeno 5 anni, negli Albi dei relativi Consigli dell’Ordine;

-    Procura Federale

La Procura Federale (1 Procuratore, 1 o più Procuratore Aggiunto e 1 o più Sostituto Procuratore sulla base del vigente Statuto Federale) è competente (art.56 RG):
Ad esercitare in via esclusiva l’azione disciplinare nei confronti di tesserati, affiliati ed altri soggetti legittimati secondo le norme della federazione quando non sussistono elementi per addivenire all’archiviazione. 
Per l’incarico di Procuratore Federale o di Aggiunto è necessario essere in possesso di specifiche competenze nell’ambito dell’ordinamento sportivo ed essere inclusi nelle seguenti categorie:

-   Professori e Ricercatori universitari, anche a riposo, in materie giuridiche;

-   Magistrati, anche a riposo, della giurisdizione ordinaria, amministrativa, contabile o militare;

-   Avvocati dello Stato anche a riposo;

-   Notai;

-   Avvocati iscritti, per almeno 5 anni, negli Albi dei relativi Consigli dell’Ordine;

- Alti Ufficiali delle Forze dell’Ordine o Dirigenti Generali della Pubblica Ammnistrazione anche a riposo.
Per l’incarico di Sostituto Procuratore Federale è necessario essere in possesso di specifiche competenze nell’ambito dell’ordinamento sportivo ed essere inclusi nelle seguenti categorie:

-   Professori e Ricercatori universitari, anche a riposo, in materie giuridiche;

-   Magistrati, anche a riposo, della giurisdizione ordinaria, amministrativa, contabile o militare;

-   Avvocati dello Stato anche a riposo;

-   Notai;

-   Avvocati iscritti, per almeno 5 anni, negli Albi dei relativi Consigli dell’Ordine;

-   Iscritti negli Albi dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili;

-   Degli Ufficiali delle Forze dell’Ordine anche a riposo;

- Dei laureati in materie giuridiche che abbiano maturato almeno due anni nell’ordinamento sportivo.
E’ necessario sottolineare che dopo l’elezione del nuovo Consiglio e Presidente federale,
i “vecchi” Organi di giustizia e Procura Federale continuano ad assicurare le loro attività in regime di “prorogatio” finchè i nuovi membri non avranno ricevuto sostanzialmente:

-   L’idoneità sui requisiti da parte della Commissione Federale di Garanzia;

-   La nomina del Consiglio Federale su proposta del Presidente e, per la Procura, anche del Procuratore.

La carica di componente di Organo di giustizia o di procuratore presso la Federazione è incompatibile con la carica di componente di Organo di giustizia presso il CONI o di componente della Procura Generale dello Sport, nonché con la carica di componente di Organo di Giustizia o di procuratore presso altre Federazioni, salvo quanto previsto all’art. 7 comma 5 dei principi fondamentali.
Questo il quadro normativo attuale. Pertanto il Presidente Federale si nomina i giudici che potrebbero giudicarlo in presenza di ricorsi degli affiliati e tesserati. In buona sostanza mi nomino i Giudici che devono rispondere a me di tutti i loro atti e se alcuni di essi dovessero divergere dalla linea federale li sostituisco quando mi pare.
Credo non sia questo il sistema migliore per garantire equità di giudizio tra Organi federali (Presidente e Consiglio Direttivo) e affiliati e tesserati.
In tale quadro una riforma che porti ad una acclarata indipendenza degli Organi di Giustizia sia quanto mai opportuna e necessaria. Ritengo, altresì che detti Organi siano tutti elettivi e che possano rimanere in carica per tutto l quadriennio olimpico, anche in presenza di una caduta dell’intero consiglio ovvero di un commissariamento da parte del CONI.
Ezio RINALDI