sabato 28 ottobre 2017

INTEGRAZIONE E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI


NO! Non siamo ancora soddisfatti,
e non lo saremo finché la giustizia
non scorrerà come l’acqua e il diritto
come un fiume possente.
(Marthin Luther King)
Questa settimana sul sito federale sono state pubblicate due decisioni. Nonostante siano diverse per l’oggetto e per l’esito hanno in comune qualcosa.
La prima decisione riguarda la querelle FIS – ANS. Come ormai arcinoto, i signori MAFFEI, BASILE, GRUMETTI e TIBALDI, tesserati  FIS e componenti il Direttivo dell’Accademia Nazionale di Scherma, su segnalazione del Segretario Generale della FIS al Procuratore federale, sono stati sottoposti ad indagine per la possibile violazione di alcuni articoli del Regolamento di Giustizia e dello Statuto,  per aver preso parte al Consiglio di Amministrazione dell’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli ed aver in quella occasione, presumibilmente, espresso il loro consenso a che l’ANS presentasse ricorso al TAR del Lazio avverso le decisioni assunte dalla Federazione, in particolare  l’impugnazione dei bandi d’esame per tecnici di scherma di II e III livello e del provvedimento di modifica del Regolamento attuativo SNaQ della FIS.
l’Organo inquirente dopo l’attività di indagine, tendente a valutare eventuali rilievi disciplinari della condotta da loro tenuta, ha DEFERITO gli stessi al Tribunale federale. In data 11 ottobre si è svolto il dibattimento, al termine del quale, come già preannunciato in altro articolo, è stato stabilito che il vincolo di giustizia opera nei soli confronti degli affiliati e dei tesserati della FIS, ma non è previsto nei confronti dei Membri d’Onore, quale è l’Accademia Nazionale di Scherma. Il Tribunale ha, altresì, statuito che lo Status di Membro d’Onore non coincide in via automatica e diretta con quello di affiliato o tesserato stabilendo così che è il tesseramento e non la qualifica di Membro d’Onore a sancire l’appartenenza alla FIS ed il conseguente assoggettamento alle disposizioni federali. Il Tribunale ha chiarito che non è stata violata alcuna norma disciplinare da parte degli imputati in quanto agli stessi era contestato il loro assenso a che l’ANS presentasse un ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo. Insomma MAFFEI, BASILE, GRUMETTI e TIBALDI non hanno commesso alcunché ed il Tribunale federale ha dichiarato l’infondatezza degli atti di riferimento.
Questo, in sintesi, il fatto puramente tecnico, ma cosa ha comportato siffatto provvedimento? Certamente un danno economico e di immagine per gli accusati, ma anche per la FIS. A mio avviso si poteva evitare tutto ciò con un semplice ma più serio esame della questione: e sì che in Consiglio siedono dirigenti con significative conoscenze in campo giuridico, oltre a potersi avvalere della consulenza legale dell’avv. Guarino. Probabilmente il Consiglio preso da una sorta di onnipotenza e volendo dimostrare che non si può impunemente far valere le proprie ragioni, ha inteso dare mandato al Segretario Generale di interessare la Procura federale affinché trovasse validi elementi per perseguire le suddette persone. Gli è andata male! Peraltro il verdetto di assoluzione emesso dal Tribunale Federale, ha contraddetto la memoria difensiva che il Presidente Scarso ha firmato e presentato al TAR del Lazio per contestare il ricorso prodotto dall’Accademia. Infatti in quella sede il Presidente afferma che l’ANS è assoggettata alle disposizioni federali poiché, in quanto Membro d’Onore, fa parte della FIS e, pertanto, l’istanza presentata al TAR avrebbe dovuto essere espressa prima avanti il Tribunale Federale. Mi domando: come può un non tesserato/affiliato adire la Giustizia Sportiva Federale? È mai possibile fare così marchiani errori, errori che costano una miriade di euro? E’ possibile conoscere i costi sostenuti dalla FIS per le questioni legali? A me sembra di vedere il bambino capriccioso che volendo imporre al compagnuccio la propria volontà e non riuscendovi gli fa il dispetto di buttargli a terra la merenda, causandogli un danno sia dal punto di vista fisico (non mangia), morale (arrabbiatura) ed economico (comprare una nuova merenda). Se l’intento della FIS era questo gli è riuscito benissimo, ma quanto le è costato? Denaro ovviamente pubblico.
L’altra decisione riguarda, invece, le conseguenze di un cartellino nero elevato nel corso di una gara regionale gpg. I fatti, in sintesi, sono questi, avvenuti durante un assalto di eliminazione diretta tra due atleti di cui uno affetto da un disturbo neuropsicologico. L’atleta normotipo era assistito nell’assalto da un tecnico non tesserato mentre l’altro da un tecnico tesserato e da una psicologa. A quanto si capisce l’accompagnatore non tesserato avrebbe pronunciato frasi irrispettose della situazione dell’atleta avversario causando la reazione dell’altro tecnico.  Quest’ultimo ha ricevuto la sanzione della squalifica per novanta giorni mentre l’altro, non essendo tesserato non ha subito alcuna sanzione. E’ stata punita, invece la società di appartenenza con la sanzione minima di €300,00.
Non voglio entrare nel merito della ricostruzione dei fatti operata dal giudice, anche se avendo effettuato una piccola indagine personale ho maturato una mia idea. Ma voglio soffermarmi su quello che è scritto nella decisione.
In particolare mi hanno colpito tre fatti.
Il primo: la frase pronunciata dall’accompagnatore non tesserato “non mi importa della situazione, qui si fa scherma”. Questa frase, anche immaginandola pronunziata in maniera garbata e sottovoce (cosa decisamente poco credibile altrimenti non avrebbe potuto essere sentita dall’altro tecnico), mi appare di una gravità insopportabile. La “situazione” cui fa riferimento l’accompagnatore non tesserato è una situazione di disabilità, quindi l’equazione che egli intende far passare è che la scherma e la disabilità non hanno nulla a che vedere, anzi la disabilità non deve intralciare la scherma!
Converrete con me che questo concetto è un messaggio orribile, ancor più se pronunciato dinanzi ad un minore che tenta di integrarsi e ad un altro che dovrebbe aiutarlo, che confligge non soltanto con i valori umani e sportivi e con l’obiettivo dell’integrazione che vorrebbe essere il fiore all’occhiello della Federazione!
Mi sarei aspettato una punizione esemplare, quantomeno proporzionata a quella inflitta all’altro tecnico, e non il ridicolo buffetto che ha dato il giudice alla società!
Il secondo fatto, è che è stato permesso ad un soggetto non tesserato di fungere da tecnico accompagnatore per ben due giornate di gara. Non stiamo parlando di qualcuno che si è intrufolato nel parterre eludendo per un momento la sorveglianza dei responsabili, ma di una persona che pur non avendone alcun titolo ha avuto concessa la possibilità, sotto gli occhi di tutti e per ben due giorni, di fornire assistenza agli atleti di una società al pari di un tesserato. 
Chi lo ha permesso? Afferma il Giudice Sportivo che è stata la Direzione di Torneo. Anche in questo caso mi sarei aspettato di leggere, alla fine della decisione, la remissione degli atti al Procuratore Federale per accertare la responsabilità del Direttore di Torneo. Invece, silenzio assoluto, neppure un accenno di censura.
Terzo fatto. Dice il Giudice Sportivo, che il soggetto che più di ogni altro non poteva ignorare la circostanza che il proprio tecnico non fosse tesserato, e ciò nonostante gli ha consentito di accompagnare i propri atleti, è la società di appartenenza. Quindi il Giudice sportivo ha rilevato un secondo gravissimo illecito commesso dalla società che però è rimasto del tutto privo di punizione. Quale messaggio viene fuori? Che da domani ogni società potrà mandare quale accompagnatore un non tesserato con il placet della Direzione di Torneo, tanto nessuno ne pagherà lo scotto tranne gli avversari. E il giorno dopo quello stesso tecnico potrà tesserarsi senza alcun problema.
Alla fine mi chiedo, ma la reazione del tecnico che aveva titolo a stare in pedana è stata davvero esagerata? O c’è qualcosa che al Giudice non è stato raccontato? Perché a questo tecnico si è voluto dare una punizione esemplare, sproporzionata persino rispetto allo standard delle precedenti decisioni, e si è sorvolato sulle altre plateali e ben più gravi mancanze? 
Sono tutte domande che rimarranno senza risposta, ma anche in questo caso la figura più magra la fa la Federazione.

Ezio RINALDI

giovedì 26 ottobre 2017

VENGO ANCH’IO? NO, TU NO.





Arrivati nel 2017, nell’era del social-sentimento, tenersi dentro qualcosa è diventato quanto mai impossibile. Così spesso quando anch’io, come milioni d’italiani, mi collego a Facebook leggo inevitabilmente quello che i miei “amici virtuali” scrivono. Barzellette, proteste, sfottò calcistici, soddisfazioni personali o lavorative, e le immancabili poesie “copia-incolla” di quelli che pensano che basti una tastiera e un accesso col mondo per sentirsi filosofi.

Ultimamente però m’imbatto sempre più spesso in “stati” che si rivolgono all’attuale situazione della scherma italiana. Chi non è soddisfatto di un arbitro, chi di un luogo di gara, che sarebbero le solite lamentele che si sentono da anni, ma poi anche chi critica il calendario sia nelle sedi sia nella disposizione delle gare.

Oggi, anzi poco fa per me che sto scrivendo, leggo questo, scritto da una fiorettista che visti i risultati pensavo nel giro che conta, invece leggete con me il suo pensiero: “PICCOLA RIFLESSIONE: essere tra le prime 12 del Ranking Italiano (con 3 gare). Fare finale a 8 ai Campionati Italiani Assoluti e alla Prima Prova Open, eppure AAA CERCASI autorizzazioni per le gare di Coppa del Mondo. Qualquadra non cosa (segue emoticon di faccina perplessa)”

La domanda appare chiara e diretta, e la risposta può darla solo una persona: il CT del fioretto M° Andrea Cipressa. Io intanto vi spiego chi è quest’atleta. Fiorettista del 1991, sempre stata ai vertici nazionali si da U14, nel 2010 e 2011 vinceva il campionato italiano Giovani, e sempre 2011 anche il campionato del Mondo di categoria con la nazionale. Chiamata spesso per le gare di Coppa del mondo assoluta, nel 2013 aveva la sua migliore stagione internazionale con il 13° posto a Torino ed il 15° a Marsiglia (Gran Prix). Qui però la sua carriera internazionale praticamente si arrestava, difatti nelle due successive stagioni avrebbe avuto l’autorizzazione a partecipare solo alla gara di Torino, e da due anni più nulla. In mezzo anche un infortunio alla mano che l’ha tenuta ferma in concreto un anno e il lento rientro coinciso con due finali consecutive: Assoluti e Open Nazionale.

Questo post l’ho immediatamente associato ad una di quelle discussioni estive che sono passate su questa piazza, allorquando venne cambiato il regolamento per le convocazioni lasciandole tutte a discrezione del CT di arma. Adesso la cattiva associazione di idee mi porta a chiedermi perché quest’atleta non trovi spazio tra le convocate. Il curriculum non le manca, con i suoi 26 anni è sicuramente più giovane di altre ultratrentenni sempre presenti, i risultati ci sono, tira in una società di primo piano come Mestre, allora perché resta a casa?

Il rispondere a questa domanda aiuterebbe molti, almeno a  capire che cosa cerca questo CT negli atleti che convoca, almeno se una non possiede quella caratteristica imprescindibile se ne fa una ragione e passa a fare altro, e non mi si dica che sono i risultati o l’età perché mi pare evidente che siano passati in totale secondo piano. Io penso che la mancata comunicazione sia alla base dei malintesi: se c’è il cattivo intendimento diventa malafede, se non c’è…..come diceva un certo personaggio “a pensare male si fa peccato, ma……”
Paolo CUCCU

domenica 22 ottobre 2017

IL DISOBBEDIENTE

Cari autori, scrittori, opinionisti, pensatori, frequentatori a vario titolo del blog, che però omettono di sottoscrivere ciò che espongono, vi reco una lieta novella: finalmente, potrete (e, forse, dovrete) firmarvi.
Perché si possa comprendere il motivo per cui dico ciò, devo inizialmente citare il seguente passo, tratto da un recentissimo racconto: <<Qui è così, se non ti va bene, piglia su le tue cose e vattene in Inghilterra, vattene in Canada, vai dove c…. vuoi, ma non qui. L’Italia è il paese dei furbi; se vuoi vivere onestamente, qui, hai vita dura».
E' la frase, piena di dolore, del padre al figlio che ha fatto la cosa giusta, quella che lui stesso gli ha insegnato. Verrebbe da dire che è semplicemente stato onesto, se non fosse che, nell’Italia di oggi, per fare emergere l’onestà, questa deve spesso diventare disobbedienza.
Lo racconta bene Andrea Franzoso nel suo "Il Disobbediente", un racconto in prima persona della vicenda del perché ha scelto di diventare un whistleblower, termine che da anni fatica a trovare una traduzione adeguata in italiano, ma che serve ad indicare quel soggetto che, dall’interno di un’organizzazione, sceglie di denunciarne le malefatte, spesso pagando un prezzo altissimo in termini personali.
Il paradosso della vicenda, in questo scritto, è che Franzoso fa ciò che è esattamente pagato per fare. Nel 2015, da incaricato dell’audit interno di Ferrovie Nord, rileva le gravissime irregolarità della disinvolta gestione dell’allora presidente Norberto Achille, il quale aveva utilizzato, a fini personali e familiari, carte di credito, telefoni e auto dell’azienda partecipata, per oltre € 400.000,00.
Quando le segnalazioni interne non sembrano sortire nessun effetto, Franzoso, ex-carabiniere e novizio dei gesuiti, denuncia tutto agli ex-colleghi dell’Arma. Nel farlo commette un’imprudenza: invece di fare una denuncia anonima, per venire poi convocato a rispondere come gli altri suoi colleghi, sceglie di metterci la faccia. Una scelta che gli costerà mesi di mobbing, di spese in avvocati e, infine, il posto, ma soprattutto molte amicizie e un fortissimo scontro con la sua stessa famiglia.
Quella di Franzoso è una scelta alta e meditata, intrisa delle letture di Thoreau e Dostoyevski, ma certamente poco pratica in un paese come l’Italia dove «veni, vidi, tacqui» sembra il comportamento più saggio.
La buona notizia è che forse i prossimi “soffiatori di fischietto” italiani non dovranno più affrontare le stesse peripezie di Franzoso. È stata approvata dal Senato (e ora dovrà passare alla Camera) la prima legge italiana sul whistleblowing. Il testo, con emendamenti sostenuti sia dal Pd che dal M5S, non ha avuto finora vita facile, rischiando di arenarsi al Senato; ma, se approvato così come si presenta oggi, ci porterebbe al livello di alcune delle democrazie più avanzate.
Quattro le novità di rilievo, degne di nota:
- l’estensione della protezione dei whistleblowers anche alle aziende private;
- l’introduzione di un “fondo di ristoro” per sostenere le spese legali di chi decide di denunciare;
- la cancellazione del requisito della buona fede: non è più da considerare importante se chi denuncia ne trae vantaggio, per esempio eliminando un rivale, perché ciò che importa è che l’illecito venga rivelato;
- infine, nelle strutture pubbliche vengono inasprite le sanzioni per il responsabile che ha ignorato una segnalazione poi dimostratasi veritiera.
Concludo, quindi, con la seguente esortazione: Anonimi lealisti e non, finalmente potrete firmarvi.
Firmate, anonimi, firmate.
Cordialmente
Gaspare Fardella

venerdì 20 ottobre 2017

LE VERITA' PARALLELE DELLA F.I.S. - Seconda parte

ACCADEMIA NAZIONALE DI SCHERMA
ENTE MORALE FONDATO IN NAPOLI - 1861







Anche questa volta devo pregare i lettori di perdere un po’ di tempo e leggere fino in fondo l’articolo: credetemi ne vale la pena.

Ezio RINALDI

PREMESSA.
Il maestro di scherma è certamente una professione sui generis, in considerazione delle prerogative, del bagaglio culturale e delle responsabilità che questo particolare istruttore sportivo assomma e per l’iter formativo e valutativo cui deve sottoporsi per ottenere il titolo abilitativo. La scherma, infatti, vera e propria arte marziale dell’Occidente, condivide con le sue “sorelle” orientali (e innanzitutto, come è ovvio, con il kendo) rituali antichi, derivanti da tradizioni pre-sportive, che non sono mere rappresentazioni folcloristiche (né come tali vengono percepite dai praticanti), ma che, per così dire, incorporano il dato culturale che a tale (particolare) disciplina inerisce. È quindi evidente che il maestro di scherma non può essere un semplice “preparatore agonistico”, ma deve avere un suo solido background culturale, appunto, che si sostanzia di preparazione storica non meno che tecnica, di conoscenze “collaterali”, oltre che specifiche; si sostanzia, in una parola, di consapevolezza del suo ruolo di guida, educatore, depositario di valori e tradizioni (dando per scontata, si intende, la preparazione tecnica e la capacità didattica).
Seconda puntata: come si diventa (legalmente) maestro e istruttore di scherma

Proprio l’origine pre-sportiva della scherma, per altro, caratterizza (ha caratterizzato fino ad oggi) il percorso di formazione e, ancor più, il momento di valutazione tecnico-attitudinale degli aspiranti professionisti. A differenza di quel che accade per gli altri sport, tali momenti sono (sono stati fino al recentissimo passato), in parte, esterni alla attività della relativa federazione (la FIS), in quanto affidati, per legge, a un ente terzo, l’Accademia Nazionale di Scherma, soggetto ben più antico della federazione (e del CONI), in quanto costituto nel lontano 1861, vale a dire nel momento storico in cui prendeva forma l’unità nazionale.

Tali - inconfutabili - dati di fatto sono stati del tutto (volutamente) ignorati, dopo decenni di “collaborazione”,  dalla FIS, che, come anticipato nella prima puntata di questa “saga”, ha deciso di organizzare “in proprio” a Roma gli esami per maestro istruttore di scherma.

A mio parere si tratta di titoli non validi; e ciò dico sulla base di precisi orientamenti della dottrina, amministrativistica e penalistica. Chi ha voglia, tempo e disposizione può leggere gli allegati articoli, a suo tempo pubblicati su autorevoli riviste giuridiche (il primo, per altro, in epoca non sospetta, vale a dire quando la controversia tra FIS e ANS non era nemmeno ipotizzabile).

Mi limito, qui di seguito a riportare le fonti normative che attribuiscono (solo) all’Accademia Nazionale di Scherma il potere di diplomare maestri e istruttori. La FIS, a tutto concedere, potrebbe, forse, creare dei meri “allenatori”.

Cominciamo …. dalla fine.
Si legge nel sito della Commissione Europea, relativo al riordino delle professioni e alla libera circolazione dei professionisti nello spazio europeo che “the fencing master coach carefully manages preparation, learning, training in fencing and its various forms, Olympic, historical or artistic (also from the psycho-physical point of view, and choreografy) for individuals practitoners or groups (athletes, students, artists, policemen, soldiers; teams, classes), coordinating other professional figures involved. Disseminates and promotes the culture of fencing, that is sport and historical artistic discipline (martial art), open to all, aiming to enhance the characteristics of each and to improve their psycho-physical well-being. The fencing master coach can operate in different contexts (artistic, historical) and recreational facilities, which may involve high levels of artistic performance, competitive sport or recreational activities, in army and police for weapons training. The fencer master coach is also en observer (artistic or sports) when selecting talent to start them on their career (artistic or competitive)”.

Più chiaro di così…..

Si tratta della direttiva 2005/36/EC, così come modificata dalla Direttiva 2013/55/UE, approvata dal D. Lsvo 9.11.2007 n. 206, che esplicitamente richiama il regio decreto 21.11.1880, con il quale, da un lato, l’Accademia Nazionale di Scherma veniva elevata a “corpo morale” (espressione che, all’epoca, equivaleva a “persona giuridica”), dall’altro, ne veniva approvato lo statuto (già deliberato dalla Assemblea generale dell’ente nella seduta del 4 luglio 1880), statuto che chiariva che compito precipuo dell’Ente era la pratica e la diffusione della scherma, nonché la formazione della classe magistrale.

La funzione e il rilievo dell’Accademia Nazionale di Scherma, infine, come ampiamente premesso, hanno ricevuto ulteriore conferma dal recente “Piano nazionale di riforma delle professioni”[1] (elaborato ai sensi dell’art. 59 della Direttiva 2005/36/CE, così come modificata dalla Direttiva 2013/55/UE). Ebbene tale direttiva a pag. 168, afferma che, per diventare maestro di scherma professionista, quale Maestro d’Armi di cui al decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato n. 708/1947 (che all’art. 3 punto 11 fa esplicita menzione di tale professione), la normativa italiana prevede che il candidato, in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore, superi l’esame abilitativo presso l’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, al quale è possibile accedere dopo la frequenza, con esito positivo, di corsi di istruzione e formazione tecnica della durata di 10 semestri, comprensivi di tirocinio non inferiore a 36 mesi, coerenti con le attività professionali connesse all’istruzione nella lotta e nel combattimento, con il controllo dell’uso delle armi bianche. Si tratta di un provvedimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che recepisce e attua le citate direttive, esprimendosi, peraltro, esplicitamente nel senso dell’adeguatezza dell’attuale disciplina rispetto al pubblico interesse e agli obiettivi del legislatore europeo e, conseguentemente, non ipotizzando alcuna modifica dell’attuale assetto. La normativa in questione è dettata, oltretutto (come si legge nel predetto documento), per la tutela della salute e della sicurezza pubblica dei consumatori/destinatari dei servizi, ciò in quanto la professione di maestro di scherma inerisce, oltretutto, all’istruzione dei minori, ma anche di soggetti maggiorenni, specie se principianti. La subordinazione dell’esercizio di tale professione al rilascio di una speciale abilitazione ha dunque solido fondamento.

Ciò consente di affermare - se pur ce ne fosse bisogno - che esiste una indubbia continuità normativa che “scavalcando” ben due secoli: il diciannovesimo e il ventesimo e che, dal 1880, arriva fino ai nostri giorni. Ma tutto ciò alla FIS interessa ….. Scarsamente.

E invece, per così dire, “il cerchio si chiude” e si ritorna, come si vede, al regio decreto del 1880, fonte prima (e, allo stato, per via del “richiamo europeo”, ultima) del potere di rilasciare il titolo professionale necessario per l’insegnamento della nostra pratica sportiva.

Analizzando più da vicino il regio decreto in questione, si deve rilevare che esso: 1) conferisce personalità giuridica all’Accademia Nazionale di Scherma, 2) approvandone lo statuto: 2-a) le riconosce (e quindi le assegna) il compito di curare l’esercizio e il perfezionamento della scherma, 2-b) la faculta alla apertura di una palestra ginnica e per il tiro a segno,  2-c) le riconosce (e quindi le assegna) il ruolo di vagliare la preparazione degli aspiranti maestri di scherma e quindi, eventualmente, di attribuire agli stessi tale titolo. Invero l’art. 29 dello statuto 1880 recitava: “La Società si occuperà pure della formazione dei maestri di scherma, tanto militari che borghesi, e rilascerà diplomi di idoneità”. Si tratta – ad evidenza – di un provvedimento abilitativo. Ora è ovvio che la approvazione dello statuto, implica la approvazione del suo contenuto e, poiché lo statuto è un corpus normativo, le relative norme vengono recepite nel provvedimento di approvazione. Si tratta del noto “fenomeno giuridico” che prende il nome di “rinvio” (sul punto, più in dettaglio, negli articoli di dottrina allegati). Alla Accademia Nazionale di Scherma viene dunque riconosciuta, in ultima analisi, potestà normativa, non solo interna, ma anche nei confronti dei non-soci che vogliano conseguire i titoli professionali che l’Ente può erogare.

Né le successive modifiche statutarie, che “traghettano” l’ANS dal 1880 ai giorni nostri, sono tali da cambiare, nelle linee essenziali, la natura dell’Ente o la struttura dell’esame[2]. Peraltro va sottolineato che la modifica statutaria del 1926 fu - addirittura - approvata a seguito di parere del Consiglio di Stato.

Ma allora è evidente (dovrebbe esserlo) che il fenomeno (la contemporanea esistenza dell’ANS e della FIS e le reciproche competenze) va ricondotto nell’ambito del variegato ordinamento sportivo italiano, ordinamento certamente settoriale, dotato di propria autonomia, che tuttavia deve rispettare la supremazia dell’ordinamento giuridico statale. Ed appunto vari piani normativi (ordinamento sportivo, ordinamento statale e, come si è  visto, ordinamento sovrastatale) si intrecciano nel caso in esame, dando vita ad una struttura normativa evidentemente “multilivello”, sul versante organizzativo.

Ciò è ovvia conseguenza dell’affidamento all’ANS (da parte dello Stato, con riconoscimento, come si è visto, in sede europea) di compiti di formazione ed istruzione. L’Accademia, dunque, può darsi statuti e regolamenti (come una qualsiasi struttura associativa), ma può dettare norme vincolanti (nel settore di sua competenza, come è ovvio) anche per i non associati, dal momento che proprio i compiti di istruzione e formazione rappresentano una delle ragioni fondamentali della nascita dell’ente e sono espressamente contemplati, sin dalla prima formulazione dello statuto (ben prima, dunque, della nascita della FIS). E va chiarito, sia pure ad abundantiam, che tale originario imprinting normativo è poi stato rinnovato di volta in volta (e comunque mai posto nel nulla) dalle susseguenti approvazioni (statali) delle modifiche statutarie che l’Ente ha ritenuto di apportare alla sua “carta fondamentale”. E ciò fino al sopraggiungere della normativa di “origine europea”, cui si è ampiamente fatto cenno.

Se dunque l’Accademia Nazionale di Scherma ha indubbiamente una sorta di “primogenitura” nella formazione degli schermitori, non si vede come la FIS possa pretendere di aver “delegato” alla stessa la funzione di organizzare e svolgere gli esami per istruttore e maestro di scherma (e quindi come possa riappropriarsene). Si può delegare un potere che si ha, non certo un potere che altri hanno. Per altro, nel caso di specie, il delegatario sarebbe lo stesso originario titolare (dal 1880) del potere delegato. Qui non solo si calpesta il principio di non contraddizione, ma si cade nell’assurdo.

Nella “prima puntata” ho ricordato che lo statuto della FIS, per vero, prevede una sorta di delega  all’Accademia per quel che riguarda gli esami (l’art. 1 comma 12 infatti afferma che l’Accademia “è riconosciuta dalla F.I.S. al fine del rilascio dei diplomi magistrali”) e ho anche espresso l’opinione che tale tesi sia del tutto campata in aria in quanto una federazione non può certo, con una sua norma interna, disapplicare un atto statale avente forza di legge. Invero la gerarchia delle fonti è uno dei pochi pilastri solidi della scienza giuridica e non può esservi dubbio circa il fatto che la legge statale non possa esser derogata dallo statuto di un ente (di un qualsiasi ente); meno che mai di una associazione non avente natura pubblicistica, anche se associata a un ente (il CONI), cui tale natura è stata conservata. Dunque, benché lo statuto federale al comma 4 dell’art. 1 reciti “La FIS, nell’ambito dell’ordinamento sportivo […] è la sola organizzazione qualificata a disciplinare l’attività della scherma italiana”, pare difficile, in presenza del ricordato quadro normativo (per quanto risalente e tuttavia sempre “attualizzato” fino al riconoscimento europeo), ritenere che si tratti di qualcosa più di un wishful thinking, conseguenza, probabilmente, di incolpevole ignoranza, dovuta, forse, alla scarsa dimestichezza dei redattori del documento federale con l’universo normativo, ovvero  - a pensar male - di una “furbata a futura memoria”, di una tappa vale a dire nell’ipotizzabile percorso di esautorazione dell’Accademia Nazionale di Scherma. In ogni caso, come può agevolmente dedursi dalla semplice lettura del comma 12, non si parla affatto di “delega”, ma di “riconoscimento”; ebbene: una attività ricognitiva presuppone un quid da riconoscere. In altre parole, se la FIS “riconosce” all’ANS il potere di rilasciare i diplomi, ciò sta a significare che la stessa FIS ammette che tale potere già esiste (in capo all’Accademia).

In un passato popolato da personaggi meno ossessionati da disegni egemonici gli statuti della FIS affermavano a chiare lettere che l’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli era investita dalla legge del potere di rilasciare il diploma di maestro di scherma. Dunque: non un semplice titolo valevole all’interno del ristretto mondo di questa o quella disciplina sportiva, ma un titolo di indubbio valore legale, spendibile erga omnes. Che cosa è cambiato da allora ad oggi sul piano normativo?  Nulla!  Anzi il cambiamento è tutto a favore dell’Accademia (la normativa europea).

Ma infine, anche a voler ritenere (per pura ipotesi di scuola) che lo statuto FIS sia vincolante per l’Accademia Nazionale di Scherma e per i terzi, aspiranti al titolo di maestro e istruttore, è da rilevare che detto statuto non è stato affatto modificato, fino ad oggi, nell’art. 1 comma 12 (ben altre sono state le modifiche un po’… eccentriche, come vi illustrerò nella puntate successive) e dunque si deve ritenere che tutt’ora l’Accademia sia “riconosciuta dalla F.I.S. al fine del rilascio dei diplomi magistrali”.

In un sol colpo, dunque, con la così detta la sessione di esami del marzo 2017 è stata violata la normativa europea, quella nazionale e quella federale.

Complimenti alla FIS ed auguri a coloro che sono convinti di essersi diplomati!

Pasquale LA RAGIONE

[1] Cfr. Presidenza del Consiglio dei Ministri - dipartimento per le politiche europee- ufficio per il mercato interno e la concorrenza - servizio per la libera circolazione delle persone e dei servizi.
[2] Il RD 21/11/1880, a firma di Umberto I, così recita : “Sulla proposta del nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dello Interno: veduta la dimanda dell’Accademia Nazionale di Scherma residente in Napoli, che ha per fine lo esercizio ed il perfezionamento della scherma, scuola napoletana, e la eventuale attivazione di una palestra ginnastica e di un tiro a segno, per essere eretta a Corpo Morale sotto la presidenza onoraria di S.E. il generale di armata Enrico Cialdini, abbiamo decretato e decretiamo: art. 1 L’Accademia Nazionale di Scherma residente in Napoli è eretta in Corpo Morale, art. 2 Per la eventuale attivazione di un tiro a segno cui la detta Accademia volesse provvedere, sarà osservato il disposto dell’art. 11 della legge 11 ottobre 1853 n. 1610; art. 3 Lo statuto organico della società, deliberato dall’assemblea dei soci il 4 luglio 1880 è approvato. Il medesimo sarà firmato d’ordine Nostro dal Ministro proponente, il quale è incaricato della esecuzione del presente Decreto. Dato a Roma il 21 novembre 1880. Firmato Umberto, controsegnato De Pretis…”. Ebbene l’art. 27 dello statuto, approvato, come si è visto dal RD, recita “scopo della società è lo studio della scherma, scuola napoletana e il mantenimento della unità della detta scuola”; il successivo art. 29 “La società si occuperà pure della formazione dei maestri di scherma, tanto militari che borghesi e rilascerà diplomi di idoneità”. A tale originario testo normativo (avente - sembra superfluo precisare - forza di legge ordinaria) fece seguito il RD 2/7/1903, a firma di Vittorio Emanuele III (“visto il RD 21/11/1880 col quale l’Accademia Nazionale di Scherma residente in Napoli fu eretta in ente morale e fu approvato il suo statuto organico, deliberato dall’assemblea generale dei soci il 4 luglio 1880; vista la deliberazione 23 marzo 1903 dell’assemblea generale dei soci e l’istanza 24 marzo del presidente del sodalizio, sulla proposta del Nostro Ministro Interinale per gli affari dell’Interno, Presidente del Consiglio dei ministri, abbiamo decretato e decretiamo: è approvata la sostituzione degli artt. 40 e 41 dell’anzidetto statuto dei seguenti correlativi articoli così concepiti: art. 40 – l’indirizzo, lo sviluppo e il perfezionamento della scherma è affidato alla direzione di una Commissione Tecnica composta dal presidente del sodalizio o da altro componete del consiglio di amministrazione da lui delegato e da altri quattro membri; art 41: I quattro componenti la commissione saranno eletti dall’assemblea per metà nella categoria dei soci dilettanti e per l’altra metà tra i maestri, sia pure non soci, purché già prestino la loro opera al sodalizio per deliberazione del consiglio di amministrazione. Il Nostro Ministro proponente è incaricato dell’esecuzione del presente decreto. Dato a Roma addì 2 luglio 1903, firmato Vittorio Emanuele, controfirmato Zanardelli), seguì il provvedimento del 12/6/1919, a firma di Tomaso di Savoia, duca di Genova, luogotenente generale di sua maestà Vittorio Emanuele III (“In virtù dell’autorità a Noi delegata, veduto il RD 21 novembre 1880 con cui l’Accademia Nazionale di Scherma, residente in Napoli, fu eretta in ente morale e venne approvato il relativo statuto organico, veduto il RD 13 ottobre 1904, con cui fu approvato il nuovo statuto organico dall’assemblea dei soci il 29 giugno 1904; veduta la deliberazione presa dall’assemblea generale della predetta Accademia Nazionale di Scherma nell’adunanza di seconda convocazione del 16 marzo 1918, con la quale, su proposta di quel consiglio di amministrazione, si stabilì di apportare alcune modificazioni all’art. 6 dello statuto sociale in vigore; veduto il nuovo testo dello statuto nel quale sono state introdotte le deliberate modificazioni; sentito il parere del Consiglio di Stato, sulla proposta del Ministro Segretario di Stato ad interim per gli affari dello Interno, vicepresidente del Consiglio dei Ministri; abbiamo decretato e decretiamo: è approvato il nuovo testo dello statuto dell’Accademia Nazionale dio Scherma in Napoli, modificato in conformità alla deliberazione 16 marzo 1918 dall’assemblea generale dei soci dell’Accademia stessa e composto da 59 articoli; detto statuto verrà munito di visto e sottoscritto d’ordine Nostro dal Ministro proponente. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma li 12 giugno 1919, firmato Tomaso di Savoia, controfirmato Colosimo”). Il 16/12/1926 interviene altro RD di Vittorio Emanuele III, controfirmato dal “capo del Governo” Benito Mussolini, il cui contenuto è il seguente: “Veduta la deliberazione presa dall’assemblea generale dei soci dell’Accademia Nazionale di Scherma con sede in Napoli nella adunanza del 14 marzo 1926, con cui si approva un nuovo schema di statuto sociale, in sostituzione di quello approvato con RD 12 giugno 1919; veduto il nuovo testo dello statuto; sentito il parere del Consiglio di Stato; sulla proposta del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato e Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, abbiamo decretato e decretiamo: E’ approvato il nuovo testo dello statuto organico dell’Accademia Nazionale di Scherma con sede in Napoli, deliberato dall’assemblea generale dei soci nell’adunanza del 14 marzo 1926 composto da 64 articoli. Detto statuto sarà munito di visto e sottoscritto d’ordine nostro dal Ministro proponente. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare. Dato a Roma, li 16 dicembre 1926.”. Da ultimo, il prefetto di Napoli, con suo provvedimento del 12/1/2005 (prot.n. 119873/R.P.G./Area V bis), premesso che “L’Accademia Nazionale di Scherma […] ha acquistato personalità giuridica, con contestuale approvazione dello statuto, mediante il RD 21/11/1880 ed iscritta nel registro delle persone giuridiche al n. 1411 ecc.” ha approvato il nuovo statuto dell’Accademia deliberato nella seduta del 9/12/2004. Si tratta dunque di un raro esempio di ininterrotta “esistenza in vita” di un ente pluricentenario e di vigenza delle norme che ne regolano la vita e ne definiscono le attribuzioni e i compiti istituzionali.
Alla presente puntata erano stati allegati due articoli: uno pubblicato sulla rivista DIRITTO DELLO SPORT, 3/4 ed un altro pubblicato sulla rivista RASSEGNA dell’ARMA dei CARABINIRI, 4/2016. Chi fosse interessato ad averli può chiederli all’Accademia oppure a Piazza della scherma

mercoledì 18 ottobre 2017

A S S OL T I !


Nei mesi scorsi, luglio ed agosto, scrissi che alcuni autorevoli soci dell’Accademia Nazionale di Scherma erano stati deferiti agli Organi di Giustizia Federali per essere venuti meno al “Vincolo di giustizia”, in quanto avrebbero consentito al legale rappresentante dell’Ente partenopeo, Pasquale La Ragione, di produrre il ricorso al TAR avverso la discutibile decisione della FIS di avocare a se l’indizione dei bandi d’esame per Istruttore Nazionale e Maestro di scherma. Il deferimento riguardava Michele MAFFEI, Emilio BASILE, Flaviomassimo GRUMETTI ed Espedito TIBALDI.

Ebbene, siamo giunti al pronunciamento del Tribunale federale il quale sciogliendo la riserva assunta al termine dell’udienza di mercoledì scorso (11 ottobre 2017), ha dichiarato infondate le azioni disciplinari intraprese nei confronti degli imputati. In pratica non sono venuti meno ad alcun vincolo. Si rimane in attesa delle motivazioni con le quali il Collegio ha assunto il verdetto di non colpevolezza.

Considerato il fatto che detti soci, ancorché tesserati FIS, non avevano assunto alcuna iniziativa contro la federscherma, mi riusciva difficile comprendere come e perché fossero venuti meno a tale vincolo. Eppure nell’ambito del Consiglio direttivo ci sono personalità con significative conoscenze giuridiche che avrebbero dovuto impedire, questo sì, che fosse messo in piedi un can can ingiustificato ed ingiustificabile.  All’insipienza di chi ha promosso il procedimento disciplinare si è contrapposta la serietà del Tribunale federale, il quale, va detto, non ha emesso il verdetto al termine dell’udienza riservandosi di farlo nei giorni successivi. A tal proposito ho una mia idea ma non è il caso di renderla pubblica.

Devo dire che questo processo ha avuto il suo epilogo in tempi abbastanza veloci e mi ha fatto riflettere su analogo caso ma a parti invertite. Mi spiego meglio: nel mese di ottobre 2015 il Presidente dell’Accademia, Pasquale La Ragione, scriveva una lettera al Presidente FIS, Giorgio Scarso, con la quale comunicava una modifica al bando d’esame per istruttori e maestri di scherma deliberata dal Consiglio Direttivo dell'Accademia, in cui si disciplinava la non presenza del Presidente dell’AIMS nelle commissioni d’esame. La delibera, a seguito di intervento mediatorio del Consigliere Campofreda, venne congelata e quindi non presentata all’Assemblea dei soci ANS per la conseguente ratifica e ciò anche per dare un significativo segnale di collaborazione. Alla stessa lettera La Ragione allegava una foto di alcuni elementi di prova con i quali si legittimava l’adozione della delibera. Di fatto siamo in presenza di una denuncia presentata al Presidente federale. Non è necessario proseguire nella spiegazione del caso, tedierei i lettori, però è sintomatica la risposta del Presidente FIS, il quale considerando la situazione segnalata molto grave, potendo riguardare comportamenti sleali ed anti sportivi, avrebbe rimesso il tutto alla Procura federale per gli atti di sua competenza. LA DOMANDA E’: CHE FINE HA FATTO TALE REMISSIONE? Sono trascorsi due anni e non è dato sapere l’esito delle indagini federali: tutto archiviato perché il fatto non sussiste? Una dimenticanza della Procura o cos’altro? Lascio alla fantasia dei lettori l’arduo compito di trovare una risposta!
Ezio RINALDI

martedì 17 ottobre 2017

ANCONA: LA CARICA DEI 1000…..RIMASTI A CASA


Palaindoor di Ancona
Vorrei tornare sull’argomento della gara assoluta di Ancona. Il primo articolo ha parlato di quanto successo dal punto di vista strettamente elettorale, io vorrei restare sul tema politico ma parlando della parte partecipativa della competizione.

Prima di tutto il numero complessivo dei partecipanti, che come preiscrizioni segnavano 911. Il bicchiere mezzo pieno, perché proprio di mezzo bicchiere si è trattato.

Scorrendo il regolamento, e confrontando i numeri degli aventi diritto a partecipare a questa manifestazione sarebbero stati 1.739, praticamente il doppio di quelli poi effettivamente presentatisi.

Come sono suddivisi? Per primi ci sono tutti i cadetti del 2003 che lo scorso anno sono andati a disputare i campionati italiani Allievi a Riccione, delle quattro armi presenti ad Ancona sono stati 373. A questi si aggiungono i cadetti degli altri due anni presenti in classifica, ovvero 2001 e 2002, che in totale sono 546. Si sommano ancora i Giovani del 1998, 1999 e 2000 che sono tra tutte e quattro le armi 402. Per ultimi i seniores, ovvero dal 1997 e precedenti, che al netto del primo 70% aggiungono al conto ulteriori 418 potenziali iscritti. Per la cronaca questo regolamento ha tagliato fuori 176 atleti sul totale, ovvero gli over20 nell’ultimo 30% del rispettivo ranking di specialità.

La prima domanda è ovviamente perché di fronte ad una defezione del 50% non si sia preferito aggiungere qualche decina di presenze lasciando libero accesso a tutti i presenti nel ranking? La seconda è come mai questa debacle?

Ognuno potrà dare le sue risposte, più o meno intelligenti, la mia è che come sempre c’è una serie di cause che si segnalano da anni ma che evidentemente non interessa prendere in considerazione al momento della stesura del calendario.

La prima, più ovvia, è quella che una gara di questa portata il 30 settembre, quando le palestre sono aperte da un paio di settimane, non è una brillante strategia organizzativa. E non mi si venga a dire che questa o quella sono aperte già da tempo dei Faraoni, perché “questa o quella” sono aperte per i professionisti e gli atleti di punta assoluta, per il popolino si apre dopo. Ma siccome i titoli che si sparano sono “La carica dei 911”, mi pare evidente che ci cerchi prima di tutto il numero, allora forse sarebbe opportuno scegliere strategicamente la data.

Oltretutto se corrisponde al vero quanto riportato dai “rumors” del parterre, Ancona ospiterà fino al 2020 questa gara, la struttura appare assolutamente adeguata a ricevere anche qualche centinaio di atleti in più rispetto a quelli presenti, per cui non dovrebbero esserci grandi problemi.

Altro problema, come al solito, è il livello troppo alto della competizione. Continuando a buttare nello stesso calderone: professionisti, giovani della nazionale, dilettanti adulti e bambini di 13/14 anni si avranno sempre numeri deludenti di presenze sul potenziale che si sarebbe potuto raggiungere con una manifestazione organizzata in maniera più razionale.

Non siamo la Germania, qui non abbiamo gli stipendi più alti d’Europa, ma siamo il fanalino di coda. La gente comune, che rappresenta l’80% dei soci della FIS, fa i conti prima di spendere soldi, e mandare i figli, o anche se stessi, a fare 1000km più spese di alloggio per fare un girone da 5-6 assalti e se va bene una diretta “segnata dal destino” giudica che non sia conveniente. E resta a casa.

I tempi sono cambiati da quando tiravano Nedo Nadi e Edoardo Mangiarotti, oggi i professionisti non possono competere con atleti di livello amatoriale. Sarebbe come pretendere di fare giocare le qualificazioni di Champions al Barcellona partendo da un girone con squadre di panciuti dilettanti della domenica o peggio ancora bambini delle categorie giovanili. Ma ve li vedete Messi o Ronaldo scartare dei quattordicenni e poi magari esultare anche per il gol?

I professionisti, come in ogni sport, devono competere tra loro, in gare di alto livello che siano anche allenanti per loro e spettacolari per chi vuole vendere il prodotto scherma a potenziali sponsor.

Altro capitolo su cui vorrei che i lettori facessero una riflessione è quello degli altoparlanti. Questa mania tutta italiana di finire le gare il presto possibile, una frenesia che oramai sta diventando fanatismo nipponico, manco alle direzioni di torneo dessero dei premi di produzione in base all’orario di chiusura. Questo incessante susseguirsi di annunci e ripetizione dell’annuncio che non danno tregua praticamente fino alla premiazione dell’ultima gara. Sono fonte di tensione, perché stressano gli atleti, i tecnici, i genitori e chiunque sia dentro il palazzetto. Se io visitatore volessi provare a guardare una gara di scherma, scapperei via dopo poco con la testa che mi scoppia da tanto casino di crea con quelle maledette macchinette amplificatrici. Visto che abbiamo un così rigido e burocratico protocollo per le premiazioni, non sarebbe ora di avere anche qualche regoletta per l’organizzazione? Magari facciamo che si chiama il turno e finché non è terminato l’ultimo assalto non andiamo a chiamare quello dopo? Vediamo l’effetto che fa sui nervi delle persone, e sul rendimento dei ragazzi in pedana, che magari lasciati un pochino più sereni a tirare potrebbero anche tirare fuori risultati non pronosticabili.

Un ultimo appello all’on. Vezzali. Insistenti, ma non so dire quanto fondate, voci di corridoio la vorrebbero investita dello scomodo ruolo di prossimo candidato alla presidenza della Federazione più medagliata d’Italia. Non voglio augurarmi nulla in proposito, non conoscendo le sue idee in merito, e soprattutto se corrispondo al vero le voci, non posso esprimere giudizi di positività o negatività sulla base di una suggestione. Vorrei però, qualora fosse vero, che sia finalmente una candidatura per la Federazione, e non per se stessa. Che sia un candidato che non solo si sia posto le mie stesse domande durante i due giorni di presenza ad ancona, ma che abbia anche dato delle risposte. Sarebbe triste che un CAMPIONE, di quelli che si scrive tutto in maiuscolo, volesse ambire alla massima carica della “sua“ federazione solo per aggiungere un titolo ad un palmares che non ha nessun bisogno di altre medaglie.
Paolo CUCCU

sabato 14 ottobre 2017

LE DIFESE PER CUOMO E SCARSO


Giorgio SCARSO
Sandro CUOMO
L’articolo “L’IRA di SANDRO CUOMO” ha suscitato molto interesse e numerosissimi commenti, tra i quali, due sono stati quelli che con maggior forza hanno manifestato solidarietà e vicinanza al Commissario tecnico ed al Presidente FIS. Tali commenti meritano uno spazio dedicato poiché, considerato appunto il considerevole numero degli interventi, non avrebbero avuto la giusta attenzione. Peraltro la “Piazza”, pur avendo un suo preciso pensiero sull’argomento, ha il dovere di ospitare tutte le teorie ancorché se sostenitrici di opinioni divergenti delle proprie, soprattutto se riguardano attori importanti, sia protagonisti che non. Pertanto credo di fare cosa gradita, ma soprattutto  corretta, nel riportare le attestazioni di forte vicinanza alle predette persone. Non trascrivo i commenti di risposta, gli autori dei quali possono riproporli e saranno nuovamente pubblicati.

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L’IRA di SANDRO CUOMO":
Sandro Cuomo è stato un campione olimpico, che ha saputo primeggiare da atleta, da tecnico, da dirigente sportivo, con un'ininterrotta carriera schermistica che ha superato i quarant'anni. 
La sua storia dovrebbe illuminare i giovani schermitori, che cercano dei modelli, invece di scatenare commenti ingrati. Sandro ha saputo eccellere nella pratica agonistica, negli studi, nella formazione professionale: la sua bacheca è ricca di allori sportivi, ma anche di titoli universitari, di specializzazioni tecniche, di incarichi professionali di prestigio, di docenze accademiche.
I numeri affermano che Cuomo è il commissario tecnico nel settore dilettantistico che ha vinto di più. Ha fatto vincere l'Italia allenando l'élite, ma anche tanti bambini nella palestra dello Stadio Arturo Collana al Vomero, un quartiere difficile, con grandi esigenze sociali.
Soltanto chi vive a Napoli può conoscere le avversità del Vomero, cioè della Municipalità V, che, con i suoi 120.000 abitanti, è la più densamente popolata della città.
Molte famiglie vomeresi versano in condizioni bisognose e non possono rinunciare alle attività di volontariato, che Sandro assicura da una vita con la sua associazione sportiva dilettantistica.

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L’IRA di SANDRO CUOMO":
Con certezza che la neutralità del blog di Rinaldi offrirà spazio anche a queste parole di grande stima e sincero affetto che un fan personale del nostro Presidente ha pubblicamente espresso per esaltarne le virtù e l’immensa magnanimità:
Giovanni Savarino 20 ottobre 2016 at 10:41
Un uomo realmente “superiore” che ha dato alla sua città moooolto più di quanto ha ricevuto. Un uomo che da vicepresidente della Federazione Internazionale Scherma governa il movimento schermistico mondiale e da vicepresidente del C.O.N.I. governa lo sport nazionale in tutte le sue espressioni ma che quando si presentò a Modica come consigliere comunale prese solo una manciata di voti. E’ certamente vero che nessuno è profeta in patria e che uscire dagli stretti confini della contea è stata la sua fortuna ma … ci rendiamo conto di cosa ci siamo persi ? Per fortuna è tanto superiore che non serba rancore e non ci ha abbandonati.
Ancora e sempre grazie “Maestro” Scarso.
tratto da http://www.radiortm.it/2016/10/17/mister-millemiglia-e-un-modicano-giorgio-scarso-ha-preso-126-volte-gli-aerei-alitalia/.
Ezio RINALDI

giovedì 5 ottobre 2017

L’IRA di SANDRO CUOMO


Da qualche giorno sui giornali sportivi, e non, campeggia la notizia dell’assegnazione dello stadio Collana di Napoli alla società Giano di cui sono soci, fra gli altri, i fratelli Cannavaro e Ciro Ferrara.

L’attribuzione è avvenuta al termine di un lungo iter giudiziario che ha coinvolto anche la società del CT della spada Sandro Cuomo, il quale non volendo darsi per vinto ha iniziato una battaglia politica per non perdere il diritto d’uso sullo stadio.

A prescindere dal merito della questione, che in ogni caso è stata definita da una sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa, quello che colpisce sono le affermazioni ed i toni del CT:“Lo stadio deve tornare al servizio dello sport, non si può dare un calcio nel sedere a chi ha lavorato per mezzo secolo in quell'impianto, forgiando campioni o semplicemente educando cittadini ai valori dello sport, quelli che sono stati miseramente calpestati da un Consiglio di Stato che ha ritenuto "giusto " favorire una cordata di imprenditori con un progetto molto poco sportivo piuttosto che società sportive DOC che hanno lavorato tra mille difficoltà e compiendo immani sacrifici per offrire un servizio di qualità al pubblico sportivo vomerese, napoletano e campano. Quello che è successo è inqualificabile ed è uno schiaffo alla giustizia giusta ed al buon senso!”.

 Questa è la spregiudicata e, a mio parere, anche abbastanza inqualificabile oltreché gravemente diffamatoria, affermazione di Sandro Cuomo postata sulla pagina facebook  del CS Partenopeo Gruppo Pubblico e ripresa dal quotidiano La Repubblica- con la quale si attribuiscono responsabilità,  a mio parere ai limiti del codice penale, proprio ai quei giudici del Consiglio di Stato che hanno definito la querelle sullo stadio “Collana”.

Ma ulteriori spunti critici offrono altre considerazioni che Cuomo ha  disinibitamente manifestato nella lettera aperta da  egli indirizzata a Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro.

La privazione della stadio Collana, su cui Cuomo rivendica in modo abbastanza presuntuoso un esclusivo ed indiscutibile diritto d’uso, danneggerebbe, a suo dire, gli atleti del suo Club che a suo dire potrebbero addirittura ambire alla conquista di un posto alle olimpiadi o paraolimpiadi.

Orbene è molto inquietante che il CT della Nazionale di Scherma si dichiari titolare di un proprio Club, nella cui compagine si annovererebbero, a suo dire, futuri campioni olimpici e paralimpici, cioè futuri figli della sua nazionale.

Mi auguro che Cuomo non abbia inteso riferirsi a suo figlio, poiché se è già abbastanza grave che un CT di livello nazionale abbia nel proprio club atleti di cui vanta pubblicamente prospettive olimpioniche sarebbe molto più grave se tali giudizi fossero espressi  in favore dei propri familiari.

In effetti non è la prima volta che Cuomo dimostra il proprio vincolo con il CS Partenopeo. Ricordo, ad esempio, la famosa lettera preelettorale in favore di Scarso inviata, appunto, dall’indirizzo di posta del CS Partenopeo di cui si è ampiamente discusso in questo blog. Ma in quel caso la lettera era stata inviata ad un ristretto numero di persone per cui la Federazione poteva anche far finta di non sapere.

Adesso l’esternazione è pubblica. Anzi, il CT ha iniziato un tam tam per diffondere a tutti i livelli la rivendicazione sia dei diritti che assume lesi, che della paternità del suo club.

La Federazione continuerà ad ignorare le imbarazzanti verità che il CT Sandro Cuomo non si preoccupa di nascondere e che circolano oggi sui più importanti media nazionali?

Per molto meno la Federazione ha avviato serie azioni disciplinari.

Qui habes aures …

Ezio RINALDI

lunedì 2 ottobre 2017

IL GATTO NON C'E' ED I TOPI BALLANO

Si è svolta ad Ancona la prima prova Nazionale Open di sciabola e fioretto. Il Pala indoor, sede della gara, si è dimostrato senza dubbio una struttura super adeguata alle necessità di una competizione schermistica, con ampi spazi, parcheggi e fruibilità del parterre eccellente. Per contro, è da sottolineare la carente ricettività alberghiera, risultata assolutamente inadeguata alla circostanza.
In rappresentanza della Federazione Italiana Scherma era presente sul luogo di gara la pluricampionessa e consigliere federale Valentina VEZZALI. Ha presenziato anche il Commissario Tecnico della Sciabola Giovanni SIROVICH, mentre era assente quello del fioretto. Si è intravisto anche il Consigliere federale Vincenzo DE BARTOLOMEO.
Le indiscrezioni provenienti da Ancona parlano di movimenti e colloqui tra vari e conosciuti personaggi e sembrerebbe quasi che si stia organizzando una grande macchinazione interna per ribaltare il vertice dalla poltrona massima, con l’intento di voltare pagina al più presto.

In un precedente articolo avevo scritto dei mal di pancia all’interno del Consiglio federale ed avevo posto in evidenza che almeno tre o quattro componenti il direttivo si stessero agitando molto. Per quanto mi riguarda tutto secondo norma: il gatto non c’è (il Presidente è all’estero) ed i topi ballano.
Mi pongo delle domande, quali: dal rinnovo delle cariche elettive sono trascorsi appena dieci mesi, è strategico cominciare adesso la corsa per la Presidenza?; e chi si candiderebbe?; alla luce di recenti vicende (giustizia-GSA) e dei sintomi che si sono palesati, perché non dimettersi ed operare il cambiamento da subito? Sarebbe un atto di coraggio, di onestà intellettuale e di rispetto verso l’apice federale. Sono, però, più indotto a pensare che nulla di tutto ciò potrà accadere e si continuerà a lavorare nel sottobosco a differenza del gruppo SEMINARA, che pensa, dice ed opera alla luce del sole. Se dovesse palesarsi la candidatura di uno degli attuali dirigenti, con l’intento di cambiare e dare una svolta significativa alla federazione, è bene chiarire senza incertezze e dubbi che niente muterebbe rispetto alla gestione attuale.
Quel che posso pensare in questo momento è che traspare una fortissima sete di potere!
Ezio RINALDI