lunedì 21 settembre 2020

Il libro dei sogni. Secondo capitolo.

 

M° Giancarlo TORAN
Ormai è certo, o quasi: si va alle elezioni. Non c’è ancora, di converso, certezza sulla data e sulle regole. C’è una legge importante in itinere, che secondo alcuni porterà chiarezza, secondo altri distruggerà il buono che c’è nel mondo dello sport. C’è anche chi dice che il vero nodo da sciogliere – tutti gli altri sarebbero secondari – sia quello del limite al numero dei mandati. Sciolto questo, sapremo se un nutrito elenco di dirigenti dovrà andare a casa, o potrà presentarsi nuovamente all’elettorato, con buone speranze di restare. Nel mondo dello sport, più ancora che in quello della politica, a me pare che chi è nella stanza dei bottoni abbia notevoli vantaggi sulla concorrenza. Con le restrizioni imposteci dalla pandemia, le persone si muovono poco o nulla, e mancano le occasioni di incontro. Internet aiuta, ma lo svantaggio è evidente.

Ma veniamo alla scherma, e al sogno di questa notte di fine estate: un sogno che è iniziato tanti anni fa, ed è stato interrotto con quello che, ai miei occhi, è stato un vero e proprio colpo di mano, ed è rimasto ben vivo nella mia memoria. Conservo ancora tutta la documentazione, che del resto dovrebbe essere ancora reperibile, in quanto regolarmente protocollata e depositata presso la Fis.

Tutti sanno che il 30% dei voti necessari ad eleggere il futuro presidente proviene da atleti (20%) e tecnici (10%). Ma pochi si rendono conto del fatto che i tecnici, organizzati in un’associazione, l’Aims, che conta anche su mezzi e strutture federali (locali, telefoni, contributi, e quanto ne consegue), sarebbero in realtà in grado di influenzare pesantemente anche il voto degli atleti, che non dispongono di un’organizzazione equivalente, e seguono, in gran parte, le indicazioni ricevute dai rispettivi maestri. Inoltre, non è facile convincerli a votare, e il vantaggio numerico deriva anche dalla scelta della sede: difficilmente un buon numero di atleti è disposto a spostarsi per parecchi chilometri, solo per contribuire ad eleggere un “grande elettore”.

In definitiva, il rischio – a mio parere una ragionevole certezza – è che l’associazione dei tecnici (che non li comprende tutti, ma solo una parte, di cui ignoro la consistenza numerica) possa monopolizzare quel 30%, determinando di fatto l’esito della votazione.

Quando ero presidente dell’Aims mi ero riproposto di modificare questa ed altre storture del sistema. A mio modo di vedere, era poco ragionevole che ci fosse un presidente dell’Aims con un tale potere di indirizzo, e poi un consigliere federale (senza contare i due rappresentanti degli atleti, con evidenti debiti di riconoscenza) espressione della stessa Aims. Ed era anche poco ragionevole che l’associazione dei tecnici federali non comprendesse tutti quelli in attività, e non concedesse solo a quelli il diritto di voto. Ragion per cui proposi una modifica statutaria che metteva parzialmente a posto le cose (il diritto di voto solo agli iscritti alla lista tecnica, cioè i tecnici in attività): modifica regolarmente poi approvata dall’assemblea.

E qui inizia l’assurdo.

Pochi mesi prima della fine del mio ultimo mandato, nel 2008, non sopportando più talune pressioni cui mi sentivo sottoposto, diedi le dimissioni dalla carica, e mi restò il compito di preparare le elezioni, quale commissario.

Secondo il nostro nuovo statuto, solo i maestri in attività, cioè iscritti alla lista tecnica federale, avrebbero potuto votare. Mi arrivò, nell’imminenza delle elezioni, un’ingiunzione del segretario generale, Salvatore Ottaviano (conservo la lettera) in cui mi si diceva in buona sostanza che le elezioni avrebbero dovuto tenersi secondo lo statuto precedente: in quanto qualcuno aveva trovato da ridire, e quindi la Fis aveva chiesto pareri al presidente della Commissione Statuto, e al suo ufficio legale. Entrambi mi avevano dato ragione, e i pareri favorevoli mi furono inviati in copia. Però di pareri, mi scrisse il segretario generale, ce n’erano altri due, che erano contrari, che non mi furono mandati, e che non sono mai riuscito a conoscere.

Basandosi su queste premesse Ottaviano mi scrisse, per conto dell’Ufficio di Presidenza della Fis, che avrei dovuto far votare secondo il vecchio statuto, ventilando la possibilità di negare in futuro all’Aims il contributo annuale, in caso contrario. E infine, minacciando altrimenti il sicuro disconoscimento dell’Aims, imponeva di modificarne entro pochi mesi lo statuto, inserendo le norme che c’erano già (!), ed erano ben chiare, secondo gli autorevoli pareri ufficiali che mi erano stati inviati.

In seguito, dopo le nuove elezioni, l’Assemblea si fece, e la modifica così imperativamente richiesta fu tranquillamente ignorata.

Il risultato – uno dei risultati – fu a mio parere un enorme e indebito aumento del potere di indirizzo e di pressione dell’Aims sulla Fis: un potere nelle mani di un’associazione che comprende anche tecnici non più in attività, vuoi per l’età avanzata, vuoi perché i loro interessi preminenti sono altrove. Ma sono anche loro a decidere su questioni importanti, che dovrebbero riguardare tutti i tecnici in attività.

Quale sarebbe, a mio parere, la soluzione migliore? È presto detto.

Solo i tecnici in attività (che dovrebbero risultare da una lista tecnica pubblicata e aggiornata regolarmente sul sito della Fis) dovrebbero aver diritto di voto per eleggere i vertici dell’Aims. Il presidente di questa Aims dovrebbe essere il rappresentante dei tecnici nel Consiglio della Fis, evitando inutili e a mio parere dannosi doppioni. E gli atleti? Per loro, e penso anche per i maestri, si dovrebbe prevedere il voto all’interno delle singole società: l’unico luogo, forse, dove è più naturale incontrarsi e confrontare le idee.

Giancarlo Toràn


 

venerdì 18 settembre 2020

COVID FREE

Ho ricevuto ben due mail ANONIME facenti riferimento ad altrettanti campus ove si sarebbero conclamate situazioni di contagio. I due post non vengono pubblicati per la semplice ragione che non sono firmati.

Il blog non sottace o, per meglio dire, non  NASCONDE  alcuna notizia, però nella logica di una inevitabile e sacrosanta trasparenza, sono stati banditi gli anonimi. 

Ciò detto, se si vuole la pubblicazione di notizie, anche, per così dire, scomode basta metterci la faccia ed il resto viene da se. Purtroppo prendo atto che nel movimento schermistico la VIGLIACCHERIA la fa da padrone ed io non ci sto più.

Per ultimo, sono amico di tutti e di nessuno però mi sia consentito di precisare che chiunque governi è soggetto a critiche, più o meno condivisibili, ovvero chiunque stia in pubblico non ne è esente.

Stiamo entrando nel vivo della campagna elettorale e, quindi, le persone che non vi piacciono, qualora si dovessero palesare con una legittima candidatura al Consiglio federale, potete benissimo non votarle e tenervi gli attuali dirigenti o ciò che l'attuale establishment vi proporrà. 

Questa "PIAZZA" ospiterà chiunque abbia qualcosa da dire e colgo l'occasione per informare che sarà equidistante dalle parti, pertanto non ci saranno "amici" o "nemici", soltanto due compagini  che troveranno lo stesso spazio e lo stesso tratto.

Diverso è la mia personale posizione, peraltro a tutti nota.

Ezio RINALDI

lunedì 14 settembre 2020

FORMAZIONE E CERTIFICAZIONE

Prof. Emilio M° BASILE

Cari amici,
è da molto tempo che medito di scrivere un pezzo su un argomento che mi sta particolarmente a cuore e che da troppo tempo rimando. Negli ultimi anni, per cause indipendenti dalla mia coscienza, sono diventato un esperto di protocolli, norme riguardanti la formazione e certificazione delle competenze e sistemi di qualità.
In realtà la mia formazione aveva già molti di questi elementi e anche il mio “vero” lavoro mi ha portato a crescere in questi campi moltissimo. Ho rivestito ruoli apicali nel sistema scolastico statale sia nella scuola secondaria di primo che di secondo grado e quindi ho dovuto maneggiare, ben prima che il problema capitasse in Accademia, questi aspetti particolarmente ostici e delicati.
Il settore che mi appassiona, almeno in questo periodo della mia vita, è senza dubbio la scherma e quindi ho dovuto imparare a padroneggiare tutto il quadro normativo che ricade nella sfera di competenza statale, sportiva e “para” sportiva. Questo tema è stato affrontato anche da miei illustri consoci che dal punto di vista giuridico hanno espresso la perfezione dell’analisi legale della questione.
Ciononostante sono ancora molti quelli che, credendo di poter sfuggire alle regole, abbastanza stringenti, circa l’insegnamento della scherma, tirano in ballo finanche la costituzione. Per ora mi limiterò a rispondere alle domande più frequenti che in questo periodo estivo mi sono state rivolte durante incontri o per mail/messaggio.
A questo purtroppo non molto breve ma sintetico nelle risposte data l’ampiezza degli argomenti. Formazione, certificazione, percorsi magistrali, abilitazioni e licenze sportive rientrano in altrettanti panorami normativi che dovrebbero essere trattati ciascuno per proprio conto. Ciascuna domanda e risposta meriterebbe un approfondimento notevole. Per questo motivo ho provato a sintetizzare e a mettere a fuoco quelle che sono le prime esigenze, diciamo le emergenze informative che da più parti emergono ogni volta che si apre il capitolo “Titoli magistrali”. Mi auguro che questo testo possa fungere quasi da vademecum e in stile F.A.Q. o intervista, riservandomi un pezzo successivo sugli argomenti che dovessero essere ritenuti utili dai lettori e che potranno essere segnalati, eventualmente, attraverso i commenti.
D. cosa deve fare una persona che desidera intraprendere un percorso per diventare Maestro di Scherma in Italia?
R. Molto semplice, per insegnare la scherma in Italia, in qualsiasi contesto (sportivo, storico, rievocativo, marziale, civile, artistico o teatrale/cinematografico) si deve essere in possesso del titolo abilitante l’insegnamento della scherma conseguito presso l’accademia Nazionale di Scherma di Napoli. Tale titolo può essere conseguito solo dopo una formazione non inferiore a 10 semestri e 36 mesi di tirocinio.
D. Quali sono i corsi utili per l’accesso agli esami?
R. le formazioni valide sono quelle che, rispondendo ai programmi di studio definiti in ANS, possono tracciare le competenze dell’aspirante. Tali formazioni devono emettere un certificato completo che contempli anche il numero di crediti conseguiti secondo il protocollo SIQMA adottato in ANS e compatibile con lo SNaQ.
D. Ho frequentato un corso presso una Federazione o un Ente di Promozione Sportiva, posso utilizzarlo per l’accesso ad un esame ANS??
R. la formazione vale se può essere tracciata e se è conforme al piano di studi adottato in ANS secondo le materie, ore e competenze tradotte anche in crediti in base al protocollo SIQMA compatibile con lo SNaQ.
D. Ho conseguito un titolo presso una Federazione o un Ente di Promozione Sportiva, posso utilizzarlo per l’accesso ad un esame ANS?
R. Qualunque titolo deve essere corredato da certificate supplement (una appendice a qualsiasi titolo come previsto nel sistema di riferimento europeo delle qualifiche e certificazioni -Europass) per consentirne una valutazione completa in termini di competenze ed essere poi tradotto in crediti secondo i piani di studio adottati in ANS e secondo il sistema dei crediti indicato nel SIQMA per l’accesso agli esami dei vari livelli. Il certificate supplement (tipo europass) è ormai universalmente adottato anche in ambito scolastico e universitario in Italia ed Europa.
D. Quali sono le formazioni sicuramente valide ed utili per l’accesso agli esami in ANS?
R. tutte le formazioni conformi ai piani di studio ed utili per l’accesso agli esami in ANS sono pubblicate sulla pagina “Formazione” del sito ANS. Tutte quelle non pubblicate sono da valutare e tradurre in crediti e non è detto possano risultare conformi o complete rispetto ai piani di studio previsti in ANS. In assenza di uno specifico accordo tra Enti, i titoli e le formazioni dovranno essere comparati secondo programmi e protocolli adottati in ANS cioè secondo il SIQMA.
D. frequento/ho frequentato un corso di 1° livello sportivo, posso accedere all’esame presso l’ANS?
R. se il corso è completo, cioè ha svolto il numero di ore previsto per ciascuna materia compresa nel piano di studio ANS ed è tracciabile tale attività allora non c’è problema. In caso contrario si dovranno integrare le ore e le materie che nel corso frequentato risultassero mancanti prima di poter accedere all’esame ANS.
D. a chi posso chiedere una valutazione del percorso che ho svolto fino ad ora?
R. certo, basta scrivere alla mail o alla pagina FB dell’ANS, allegando tutto quanto in possesso, per richiedere una valutazione della propria posizione e così programmare il proprio percorso di studi. Esattamente come avviene in qualsiasi segreteria didattica scolastica o universitaria.
D. come si può rendere conforme una formazione tenuta da enti esterni all’ANS?
R. concordando le materie ed i programmi della formazione con l’ANS si può integrare qualsiasi corso con le parti necessarie richieste per l’accesso agli esami così da poter emettere certificazioni complete e corrette.
Occorre stipulare una convenzione se l’adeguamento è fatto al livello di intera FSN o EPS, quindi per tutta la struttura formativa. Diversamente chi ha la potestà di istituire un corso di formazione (i C.R. per i corsi di 1° livello ad esempio) possono richiedere direttamente una consulenza per questi adeguamenti attraverso la segreteria ANS che attiverà le strutture di competenza. Ovviamente tutti gli adeguamenti e gli accordi vanno fatti prima che inizi un corso per poter garantire la tracciabilità delle attività.
Emilio BASILE

venerdì 11 settembre 2020

Dalle parole al fare, per una Federazione al servizio delle società, dei tecnici, degli atleti e delle famiglie dei giovani schermidori


Molte le idee formulate negli ultimi anni, dettate da volenterosi dirigenti interessati al miglioramento dello status generale della scherma italiana, i quali, per sopperire ai disagi comuni alla quasi totalità delle società affiliate alla Federazione Italiana Scherma, le quali,  grazie alla elevata professionalità dei moltissimi tecnici disseminati nella penisola, hanno prodotto negli anni, un lunghissimo elenco di campioni, che con le loro vittorie e notorietà hanno nascosto la povertà di iniziative atte a sostenere il benessere economico delle stesse società, dei loro tecnici e dei meritevoli atleti.
I disagi sopportati dall’associazionismo schermistico italico, troppo spesso è stato pubblicizzato in modo errato con forme rancorose mai costruttive, contrapponendo critiche troppo esasperate, alla linea gestionale dei Consigli Direttivi della Federazione Italiana Scherma, mai proponendo progetti evoluti, al pari di altre Federazioni lungimiranti, che non per niente oggi sono proprietarie di strutture in cui svolgono una invidiabile attività di promozione e di gestione della loro attività agonistica, ricavandone anche dei proventi da investire nei loro progetti futuri (F.J.L. K.A.M. e Federbocce ne sono un tangibile esempio).
Mai nessun Presidente o membro eletto nel Consiglio della Federazione Italiana Scherma negli ultimi quaranta anni ha mai elaborato un progetto di evoluzione delle iniziative che il Presidente Renzo Nostini aveva pensato e realizzato negli anni settanta del secolo scorso, favorendo la costruzione di Palazzetti della Scherma a Frascati, Terni, Jesi, Vicenza e il  Centro di Preparazione Olimpica dell’Acquacetosa in Roma, dato in uso gratuito al Club Scherma Roma dalla costruzione agli anni recenti. 
Come è mai possibile che la disciplina sportiva che più prestigio a livello europeo e mondiale ha dato allo sport italiano, non abbia un “Main Sponsor” non dico da decine di milioni di euro annui, ma almeno al pari di altre discipline, che regolarmente da oltre venti anni ricevono un milione di euro annuali, solo mostrando il loro logo sulle magliette da gara ufficiali, senza essere in possesso di un Albo d’Oro all’altezza di quello della Federscherma (Pallavolo e Pallacanestro). Al contrario i nostri atleti mostrano sulle loro divise da gara loghi di piccole aziende, che forniscono solo servizi, quantificabili a poco più o poco meno ad una decina di migliaia di euro.
Sicuramente qualcuno presente nelle Assemblee elettive o di metà mandato dal 1980, 82, 84 e anni seguenti fino alle ultime Assemblee svolte, rammenteranno gli interventi da me sostenuti, hai quali membri dei vari Consigli Direttivi che si sono succeduti, suggerivo interventi da effettuare, in special modo a riguardo alla povertà delle società schermistiche italiane ed alla promozione di una politica orientata al potenziamento economico delle società aderenti alla F.I.S., fornendo ad essi anche progetti scritti consegnati personalmente a Presidenti di Federazione e per conoscenza ai membri dei Consigli Direttivi, tra i quali rivolgevo ad essi l’invito ad un drastico ridimensionamento dell’attività agonistica nazionale, favorendo una intensa un’attività regionale ed interregionale, valorizzando i titoli regionali e interregionali, riservati a quegli atleti esclusi dalle finali nazionali di tutte le categorie previste nell’organigramma agonistico nazionale.
Già questo progetto avrebbe portato nelle casse sociali un economia ragguardevole da investire sui tecnici e sui rimborsi agli atleti. Un progetto che avrebbe consentito anche meno giorni impegnati per i tecnici e schermidori in logoranti gare dai numeri altissimi, oltre a immense fatiche per trasferte agli estremi dell’Italia, spesso concluse alle 02:00 ed oltre del lunedì successivo all’inizio del week end precedente.
Negli anni trascorsi, società lungimiranti avrebbero potuto creare economie da investire sull’acquisto di strutture da adibire a “Circoli Sportivi”, progetti che avrebbero potuto godere anche di finanziamenti elargiti dal Credito Sportivo (al 1%), di cui le società di scherma avrebbero potuto valutare eventuali progressi strutturali da finalizzare, realizzando solide fondamenta societarie.
Al contrario oggi le società componenti la Federazione Italiana Scherma, per la quasi totalità, non sono in grado di assicurare una giusta retribuzione ai propri tecnici, quasi tutti esclusi da regolari contribuzioni atte ad ottenere nel futuro una regolare e giusta pensione, naturalmente, non per volontà specifica dei Consigli di Amministrazione delle società, ma solo perché queste ultime non hanno mai avuto possibilità di compensare economicamente il reale valore di detti tecnici, che mediamente sono tra i migliori al mondo e i risultati conseguiti a livello mondiale ne fanno buona testimonianza, da essere persone fatte oggetto da continue offerte di ingaggi da parte di nazioni di seconda o terza fascia nei valori mondiali, spesso anche giovani, purtroppo, ma buon per loro.
Lo stesso identico discorso è applicabile agli atleti, in particolar modo a quelli di maggiore immagine, plurivincitori di titoli olimpici, mondiali, europei e italiani, che dopo i migliori anni della loro vita, non gli resta che una strada, quella dell’insegnamento della scherma in qualche società o prestare la loro opera a favore dello Stato Italiano, al soldo di un misero stipendio sindacalmente corretto, che gli sarà purtroppo offerto a supporto delle loro prestazioni, che non saranno più sportive.
Oppure attenderanno eventuali ingaggi da qualche Federazione o società europea o nord americana, dove poter esprimere il loro sapere schermistico ereditato dai loro Maestri.
Realizzare negli ultimi venti anni, quanto sopra, sicuramente non era cosa facile, ma lanciare progetti, anche modesti, poteva essere un inizio verso nuovi orizzonti da raggiungere, non credo nel molto, subito e senza errori, ma realizzare un progetto di cambiamento era un obbligo, che purtroppo è andato deluso, anche per chi si è augurato un futuro della scherma associativa italiana migliore.
Mai si delibera un progetto e mai si potrà iniziare a percorrere una nuova strada, che si, sarà difficoltosa da percorrere, non sarà facile raggiungere gli eventuali obiettivi prefissati, sarà irta di ostacoli burocratici, che solo imprenditori o manager qualificati da anni di gestione di società commerciali o industriali con esperienze anche nell’associazionismo sportivo potranno iniziare a percorrere, ma mai si inizia un tale percorso e mai i giovani potranno prefissarsi un domani migliore di quello attuale. 
I mesti giorni in cui attualmente viviamo, non dovrebbero farci affliggere, ma donarci lo spirito necessario rivolto ad un domani migliore, ma il domani siamo noi che dobbiamo cercarlo e perseguirlo con progetti da lanciare nei prossimi giorni o mesi, non anni, la scherma ha bisogno di un Presidente e di un Consiglio Direttivo con le esperienze sopra descritte, vogliose di raggiungere obiettivi utili alla intera comunità, non dico oltre quelle realtà sportive già affermate, ma almeno un gradino al di sotto, non come allo stato di povertà sociale attuale del 98% delle società attuali.   
Il rimanente 2% è già in buono stato di salute? Mi piace pensare che lo sia, ma se lo fosse, è una piccola entità che gestisce “Palazzetti o Sale di scherma” volute con una intuizione di un indimenticabile Renzo Nostini, Presidente di Federazione, Campione Olimpico, Mondiale, Europeo e d’Italia, ma soprattutto un Ingegnere Imprenditore, nel tempo libero Presidente di una Polisportiva con circa cinquanta sezioni affiliate con circa 10.000 atleti agonisti, da farla considerare tra le più importanti nel mondo, Presidente di società di scherma, nuoto, pallanuoto e rugby, tutte Campioni d’Italia Assolute.

mercoledì 9 settembre 2020

CORSI MAESTRI, Accademia o Federazione?

Maestro Prof. Emilio BASILE
Come ogni anno l’Italia schermistica si sta mettendo in moto anche dal punto di vista magistrale, grazie ai corsi di formazione e gli esami per diventare maestro.
Nonostante le sentenze del TAR prima e del Consiglio di Stato poi, risultano banditi diversi corsi per aiuto-istruttori di primo livello in varie regioni ed a supporto di questo, nei primi giorni di settembre, sono stati emanati comunicati con l’intento di esortare gli aspiranti ad aderire alle iscrizioni ai precitati corsi promossi da Comitati Regionali.
Le comunicazioni, poi, sono mutate, così come il panorama prima e dopo un acquazzone in piena estate. Con siffatto sistema di comunicare si rischia di ingenerare ulteriore confusione, inducendo gli aspiranti istruttori ad erronee valutazioni circa il proprio percorso magistrale.
Da sempre, però, l’Accademia Nazionale di Scherma non smette di tramettere, mediante suoi comunicati presso il proprio sito e le pagine social, di essere l’unico ente preposto al rilascio del diploma abilitante l’insegnamento della scherma in Italia, anche a valle delle ultime sentenze che ribadiscono come l’iter della formazione magistrale, esame in primis, come di fatto è sempre stato, resti in ANS.
In assenza di specifici accordi per coordinare l’azione preparatoria in vista dell’accesso all’esame, con le ragioni di quella che appare una nuova formazione e che in realtà è quello che in ANS si è sempre svolta, sulla pagina Facebook dell’Ente, riportata anche in fondo all’articolo, sono stati pubblicati due video che spiegano bene l’ordine della formazione secondo il sistema SNaQ e SIQMA. I video, estratti dalle formazioni validate dall’ANS riassumono il funzionamento dei protocolli e gli aspetti normativi e fiscali legati all’esercizio della professione di Maestro di Scherma.  Il lettore sarebbe bene facesse riferimento anche a questi video facilmente reperibili su FB.
Nel mese di agosto l’ANS ha anche tenuto dei webinar, su come si diventa maestri. In questi incontri sono scaturite molte domande e risposte, integrate poi nel sito ufficiale dell’ANS alla pagina delle FAQ. Quindi per chi volesse compiere il cammino magistrale queste FAQ sarebbero da leggere con attenzione e anche metabolizzate, non solo dagli aspiranti ma anche dai dirigenti delle varie ASD sulle cui teste ricade la responsabilità della scelta del corpo docente. Suppongo ci sia la maturità e l’onestà intellettuale da parte di maestri e società per comprendere che tutto ciò si presenta come un supporto finalizzato a prevenire problemi legati all’esercizio abusivo da parte di tecnici non in regola con le vigenti normative.
La fiducia incondizionata riposta fino ad ora nei comunicati federali deve fare i conti con la realtà del momento, ribadita anche nelle ultime sentenze del massimo organo giudiziario amministrativo. È inconcepibile, dopo gli ultimi anni di lotte giuridiche e di sentenze definitive, ricorrere ad una presunta “confusione” o “non conoscenza” di qualcosa che rappresenta il pane quotidiano per il nostro mondo.
Viene da chiedersi, ancora oggi dopo tante discussioni, quale sia il motivo per cui tutti i passi della Federazione verso la costruzione di un proprio percorso non siano mai andati nella direzione realmente professionalizzante del Maestro di Scherma. Il motivo per cui i regolamenti per queste attività non siano mai stati sottoposti all’indirizzo e vigilanza CONI. Perché, volendo creare una scuola di formazione, non voglia coordinarsi con chi ha il compito e ruolo di certificare le competenze finali. Perché si cerchino continuamente situazioni di confusione e ambiguità mi sfugge completamente.
L’Accademia Nazionale è stata fin dalla sua nascita, lo sarà anche per il futuro, la casa dei Maestri di Scherma. La porta, sempre aperta al dialogo ed al confronto costruttivo per la crescita del settore magistrale, è spalancata. Formazione, aggiornamento e supporto alla professione sono da sempre il centro delle attività dell’Ente che, tra l’altro, a breve presenterà una miriade di iniziative per l’aggiornamento.
La scherma è una e ha una casa dove far crescere i maestri che cercano un riferimento per orientarsi nella professione, le Federazioni e gli EPS, in ambito sportivo, offrono i luoghi dove far confrontare gli allievi, sulle pedane e nei quadrati in giro per l’Italia.
Emilio BASILE


venerdì 4 settembre 2020

ALLENAMENTI COLLEGIALI AZZURRINI E TEST ANTICOVID


Come avrete potuto apprendere dal sito federale, dal 30 agosto 2020 hanno preso il via gli allenamenti collegiali azzurrini e letto quanto pubblicato non posso fare a meno di pormi alcune domande, alle quali non ho saputo darmi una risposta.
Dal comunicato emerge che spada maschile e spada femminile svolgeranno gli allenamenti in periodi diversi, probabilmente a causa del coronavirus, ed in sedi diverse. Lungi dal voler farne una questione di maschilismo, però la domanda è d’obbligo:
 “perché le donne, che hanno conquistato, e giustamente, la sacrosanta parità di genere, possono fruire di ospitalità in adeguate strutture, ove oltre a respirare aria pulita e cibo speciale in quel di Cascia gli uomini sono relegati in un anonimo centro federale privo di ogni svago, con un clima non paragonabile a quello salubre di montagna?”;
altra domanda: ”i costi di una struttura alberghiera ed il trasporto delle pedane, oltre che delle trasferte degli atleti a Cascia, sarà lo stesso di Formia, Centro Federale di Spada, ove è tutto predisposto per gli allenamenti?”
Ad essere malpensanti, e sicuramente lo sono, considerate le grandi disponibilità economiche del post coronavirus, ci sarebbe da chiedersi se non staremmo spendendo risorse finanziarie in modo vaporoso che, viste le gravi difficoltà, causa la pandemia, in cui si dibattono, potrebbero essere destinate a società e tecnici.
Detta situazione andrebbe nettamente in contrasto con quanto disposto in merito ai test anti covid19, infatti da una parte, giustamente, si impone alle società il rispetto del protocollo emanato dalla FIS, con tutti i conseguenti costi, mentre per gli atleti convocati agli allenamenti indetti dalla Federazione gli oneri dei test per il momento sono a carico sempre degli atleti, con la promessa che verranno rimborsati. Quindi quando si tratta di obblighi a carico delle società e degli atleti la Federazione non bada a spese e pone tutto a carico degli stessi, mentre quando si parla dei propri esborsi, pur in presenza di una conclamata riduzione delle spese dovuta alla contrazione dell’attività generale e di una maggiore disponibilità economica, tende sempre a scaricarli sugli stessi soggetti. Anche se, va detto, alcune iniziative a favore dei club sono state assunte, ma il cui beneficio, considerato che molte realtà schermistiche avranno difficoltà ad aprire, è tutto da verificare.
immagine di google

Altra nota stonata è la mancata pubblicazione dei convocati, atleti e tecnici, infatti credo sia la prima volta che ciò avvenga e verrebbe da pensare che ci possano essere dei convocati inopportuni oppure potrebbero esserci inserimenti dell’ultima ora? Ma gli allenamenti a Cascia, considerato gli ultimi avvenimenti, positività di alcuni elementi, si faranno ancora?
Chiedo scusa se ho malignato, se ho messo in discussione l’operato della FIS, vi assicuro non era e non è mia intenzione. Però, lasciatemelo dire, le esperienze del passato mi inducono nel peccato e spero di non averci azzeccato.
Ezio RINALDI


mercoledì 2 settembre 2020

RIFORMA CONI

avv. Francesco STORACE

Nei prossimi giorni il Governo, in attuazione della delega parlamentare di cui alla legge 8.8.2019 n.86, dovrà discutere il testo del decreto legislativo per il riordino del CONI e della disciplina di settore.
Si tratta di un appuntamento di grande interesse per lo sport in generale e certamente anche per la nostra federazione scherma.
La bozza che circola in questi giorni è particolarmente corposa e consta di ben 232 articoli il cui contenuto riguarda aspetti istituzionali, con particolare riferimento alle competenze specifiche del CONI e della Sport e Salute s.p.a., quest’ultima con note polemiche gestita sostanzialmente dal potere governativo, e tanti altri argomenti di sicuro interesse.
Il testo contiene anzitutto i principi generali, in particolare si ribadisce il principio di autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale con indicazione dei suoi obiettivi; la definizione delle funzioni di competenza statale in materia di sport, attribuite alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ovvero all’autorità di governo da lui delegata e quelle del Dipartimento per lo sport, struttura amministrativa della Presidenza del consiglio; le funzioni attribuite poi alla Sport e Salute S.p.A. ed in particolare il compito della Società di ripartire i contributi per l’attività sportiva.
La bozza definisce le attribuzioni del CONI, con personalità giuridica di diritto pubblico, ponendolo sotto la vigilanza dell’autorità governativa competente in materia di sport.
Gli organi del CONI restano in carica quattro anni; il Presidente e gli altri componenti della giunta nazionale non possono svolgere più di tre mandati.
Viene istituito il Comitato italiano paralimpico - CIP.
Vengono definite poi le funzioni della Organizzazione nazionale antidoping – NADO e dell’Istituto del credito sportivo; viene indicato il criterio di determinazione degli importi dello stanziamento annuale complessivo nella misura annua del 32% delle entrate incassate dal bilancio dello Stato derivanti dal versamento delle imposte ai fini IRES, IVA, IRAP ed IRPEF nei seguenti settori di attività: gestione impianti sportivi, attività di club sportivi, palestre ed altre attività sportive.
Una parte particolarmente interessante del testo riguarda le federazioni sportive nazionali e le discipline sportive associate.
Le federazioni hanno natura di associazione con personalità giuridica di diritto privato, senza fine di lucro, con piena autonomia politica, organizzativa, gestionale, amministrativa, tecnico scientifica e contabile rispetto al CONI.
La carica di presidente della federazione è incompatibile con cariche di indirizzo politico.
Le federazioni sono rette da norme statutarie e regolamentari sulla base del principio di democrazia interna e di trasparenza, nonché del principio di accesso all’attività sportiva da parte di chiunque in condizioni di parità ed in armonia con l’ordinamento sportivo nazionale ed internazionale.
Particolarmente interessante, anche in relazione alle diverse previsioni contenute nel vigente statuto della FIS, la disciplina finalizzata a garantire la massima partecipazione alle cariche federali laddove si prevede che la candidatura può essere sostenuta da parte degli affiliati in misura non superiore al 3% del loro numero complessivo. A tal proposito se si applicasse questa norma alla FIS i sostegni alla candidatura a cariche federali potrebbero essere circa 10, numero ben inferiore a quello attualmente previsto dallo Statuto vigente.
Nell’ottica di consentire la maggiore partecipazione alle cariche federali si prevede:
- la disposizione relativa alle pari opportunità tra donne e uomini;
- la limitazione a tre mandati per il presidente e per gli organi direttivi, ferma restando la facoltà di prevedere anche un numero di mandati inferiore;
 - la presenza negli organi direttivi di atleti e tecnici sportivi ed anche eventualmente degli ufficiali di gara.
Viene espressamente consentita la possibilità di esercitare il diritto del voto per delega in assemblea stabilendo però che le deleghe non possono essere superiori al numero di 5 a persona.
Grande attenzione poi viene riservata ai gruppi sportivi militari e corpi civili dello Stato e soprattutto ai rapporti di lavoro in ambito sportivo.
A tale ultimo proposito la normativa proposta è puntuale e finalizzata a mettere ordine in un settore fino ad oggi privo di disposizioni ad hoc.
Viene definito il lavoratore sportivo l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che esercita attività sportiva a fronte di un corrispettivo, con ogni ulteriore specificazione della disciplina del rapporto di lavoro, dei profili assicurativi, del trattamento pensionistico e tributario.
È istituito un Fondo per il professionismo negli sport femminili presso la presidenza del Consiglio dei ministri con la dotazione di 3,9 milioni di euro ciascuno per l’anno 2021 e 2022.
Sono poi istituite alcune figure professionali quali chinesiologo di base e chinesiologo sportivo, l’agente sportivo, il maestro di arrampicata, la guida canyon / torrentismo, la guida speleologica, la guida ambientale escursionistica.
Di particolare interesse, anche se forse ultronee rispetto all’oggetto della delega che riguarda il riordino del CONI e della disciplina di settore, le disposizioni riguardanti la sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo, nonché l’attribuzione al Dipartimento dello sport del riconoscimento della qualifica professionale di guida alpina e di maestro di sci.
A tal proposito si deve rivelare che probabilmente i riconoscimenti delle qualifiche di maestro e/o istruttore delle singole discipline dovrebbe avvenire in base a normative specifiche nell’ambito delle singole federazioni o, come avvenuto per il settore della scherma, attraverso il conferimento ad un’istituzione costituita a tale scopo quale l’Accademia di scherma di Napoli di tale importantissima funzione sul piano tecnico ed educativo.
Francesco STORACE

lunedì 31 agosto 2020

MAESTRI CAMPIONI

Dal quotidiano "LA NUOVA" di Venezia e Mestre, riporto l'articolo a firma di Simone BIANCHI, del 31 agosto 2020. Non c'è bisogno di alcun commento se non che i maestri italiani si fanno onore e si fanno apprezzare nel mondo per il lavoro che svolgono. Credo fermamente che i nostri migliori tecnici debbano rientrare in Italia  ed auspico che la nuova FIS possa riuscirci. Intanto al Maestro Massimo OMERI i complimenti della "PIAZZA" con l'auspicio di sempre maggiori successi.
Ezio RINALDI

sabato 29 agosto 2020

LA PERCENTUALE DIMENTICATA


Ciao Ezio, con la pubblicazione dell’articolo “PUNTEGGI PER ATTIVITA' AGONISTICA: le proposte del Maestro BERTACCHINI” ho ripreso con piacere a scrivere ed a esporre le mie riflessioni sul tuo Blog. Ho apprezzato molto la scelta sull’anonimato, che mi sembra sia stata quasi obbligata.
Questa volta intervengo su un argomento che speravo fosse chiaro alla FIS e che è oggetto di critiche bipartisan, da molti anni. Mi riferisco all’uso della percentuale per stabilire i numeri dei qualificati alle competizioni. La FIS da sempre usa numeri fissi e che poi si concretizzano, nella loro assurdità, nella Coppa Italia, dove i 16 posti rappresentavano il 4% nella spada Maschile e quasi il 20% nelle altre armi.
Adesso invece, nel valutare il nuovo regolamento Agonistico per la stagione prossima, chiamata di transizione, si evincono alcune criticità. Prima tra tutte quella che fa riferimento ai qualificati alle prove nazionali di Coppa Italia Assolute, Giovani e Cadetti. Il Regolamento prevede, si numeri diversi tra le diverse armi, ma rappresentano circa il 10% del Ranking di ogni categoria, molto ridotto considerando il movimento agonistico. Capiamo l’esigenza Covid per il distanziamento e il non affollamento delle palestre, ma forse ci sono numerose soluzioni per far si che l’unica gara nazionale per questi atleti, sia anche accessibile. Consideriamo che gli atleti IN saranno ammessi, poi c’è la qualificazione di un atleta per Regione, con numeri che in alcune Regioni rappresentano meno del 10% dei partecipanti.
La cosa che però stride con ogni ragionamento è che i Campionati Italiani vedranno, nelle diverse categorie, sempre 42 atleti partecipanti e che si qualificheranno solo ed esclusivamente dalla Coppa Italia, fatta eccezione per gli atleti d’Élite. Facendo due calcoli, nella sciabola con un buon girone si è qualificati anche perdendo alla prima diretta. Nella spada non basta una diretta. Rendiamoci conto della incongruenza di tutto ciò. Per la Coppa Italia i numeri tengono in considerazione la base di partecipanti, in modo ridotto, ma almeno una differenziazione si fa, mentre alla Finale si va sempre e comunque a numeri fissi.
Altra cosa che richiama l’attenzione è la novità che vede la creazione di una ‘casta’ per gli atleti d’Interesse Nazionale, che negli ultimi 20anni sono stati sempre dimenticati e trattati senza alcun privilegio, anzi spesso si è chiesta la pubblicazione dei nomi. Quest’anno, quello più complesso, hanno invece un vantaggio enorme: sono già qualificati alla Coppa Italia in ogni categoria alla quale possono accedere. Questo prima cosa risulta essere una novità assoluta, seconda cosa priva di un confronto gli atleti in uno sport dove da sempre abbiamo avuto la dimostrazione che mai niente e nessuno è dato per scontato. Non dimentichiamo che negli anni, nomi illustri non hanno conquistato la qualificazione alle prove regionali o sono usciti al primo turno alle gare nazionali. Nella sciabola da alcuni anni, per garantire i numeri alla prova nazionale assoluta, abbiamo annullato la qualificazione di zona, adesso invece lavoriamo su numeri ristretti, privilegi non coincidenti con le forze in campo e fermiamo anche la crescita del movimento in alcune regioni dove da qualche anno si investe.
Le Liste Federali non sono il Ranking, che anche se menomato dalla mancanza di gare, da una sorta di valore in campo. Le liste hanno criteri diversi e comprendono atleti di varie età che si troveranno così già in Coppa Italia nella quale con una sola diretta, conquisteranno la finale. Non dimenticando il criterio del Ranking e l’enorme vantaggio che questi avranno nella stagione post olimpica, dove avranno punti a gare di coefficiente superiore per le quali hanno avuto accesso diretto.
Massima comprensione per la gestione e stesura di un Regolamento in un momento così delicato come quello dell’era ‘pandemia’, ma forse la FIS bene avrebbe fatto ad attendere ancora qualche mese per decidere e soprattutto, magari, ascoltare qualche spunto sulla possibilità di gestire le gare in ambienti più ampi e magari anche in più giorni, pur di consentire un maggiore e migliore confronto e dare una parvenza di normalità alle competizioni ed alle classifiche.
Infatti, ho avuto modo nei mesi di lockdown di fare alcune concrete proposte, ma ovviamente la FIS è sorda ad ogni proposta e soluzione. Mi dispiace perché chiunque mi conosce sa bene che io sono una persona concreta e prima di parlare valuto sempre le mie idee nella loro realizzazione.
Ripeto le mie sono idee sono tali, ma mi dispiace che non ci sia una valutazione reale e un confronto affinché si possano presentare soluzioni che aiutino le società a non perdere allievi e garantire la sopravvivenza. Tutti i maggiori esperti di Economia precisano sempre come i contributi economici a pioggia, siano un palliativo all’agonia, ma la soluzione è sempre e solo nelle politiche adottate per contrastare il fenomeno.
Massimo BERTACCHINI

martedì 25 agosto 2020

PUNTEGGI PER ATTIVITA' AGONISTICA: le proposte del Maestro BERTACCHINI


Maestro Massimo BERTACCHINI
Cari amici, vorrei richiamare l’attenzione sul comunicato FIS del 30/6 e 41/20 del 5 agosto, riguardante l’assegnazione dei punti classifica Gran Premio Italia 2019-20. Il documento è una sorta di “Rivisitazione delle Modalità di Calcolo dei Punteggi” per l'assegnazione stessa dei punti e conseguentemente dei contributi. Il tutto dovrebbe tener conto dello stop anticipato della Stagione Agonistica.
1.  G.p.G.: in pratica per l’assegnazione dei punti (contributi), prendono in considerazione solo le prove di Vercelli Sp.; Lucca Sc.; La Spezia F., quindi applicando una norma retroattiva su di un programma gare che prevedeva una finale Nazionale a fine stagione (Riccione). Verificando le pre-iscrizioni a Riccione 2019 (3215) e confrontandole con quelle delle tre prove in questione (2566) il risultato parla chiaro “-649 atleti”, ovvero -20%. Ciò è giustamente determinato da una pianificazione della stagione agonistica in funzione di una finale che prevede delle prove di qualificazione (o meglio selezione), che danno priorità alle prove interregionali a discapito di quelle Nazionali (non a caso la sola partecipazione alle prove Nazionali non autorizza la partecipazione alla finale stessa) Quindi penalizzando tutti coloro che puntando ad una qualificazione interregionali, non hanno di certo partecipato alle tre prove in questione, visti anche gli alti costi di trasferta.
2. ASSOLUTI: concorrono alla formazione delle classifiche esclusivamente il Campionato Italiano U. 23 e la I° prova Open, oltre ai partecipanti alle prove di qualificazione Regionale, anche qui assegnare i punteggi riducendo una stagione agonistica, che prevede almeno 6 prove di qualificazione e dei Campionati a Sq. (punteggi in egual misura a tutte le iscritte) a due singole gare è un’operazione a dir poco stravagante. Per non parlare di quelle società che avevano atleti impegnati in prove internazionali, su convocazione federale e per i quali il punteggio è assente o meglio sostituito dalla corrispondente gara dell'anno precedente
3.  SENIORES: forse la categoria Master, è quella che in proporzione ha subito meno iniquità, infatti erano già state disputate 4 prove su 6
4.    PARALIMPICI: qui addirittura solo 1 prova su 4, ingiustizia garantita   
Prima di scrivere in pubblico, come mia abitudine, ho posto la stessa domanda a qualche esponente della Federazione e della Commissione. Mi hanno risposto che era l’unica soluzione possibile. Non mi piace criticare, ma proporre, faccio solo una considerazione, forse se non avessimo avuto fretta di essere i primi a cancellare l’attività, i primi a proporre le nuove regole e i primi a valutare i punteggi: le idee sarebbero venute e soprattutto avrebbero avuto una maturazione e una capacità di critica, superiore.
Come ho già detto sono una persona propositiva ed ho fatto alle persone su dette, come lo faccio adesso, le mie proposte, che avrebbero dato un maggiore rispetto a tutti e non pesato su chi, per ovvi motivi di costi e di logistica, concentra l’attività proprio da Febbraio a Giugno:
  • Determinare la media dei punteggi degli ultimi tre anni di ogni Club, per chi ha meno di tre anni di affiliazione la media sarà in base agli anni di affiliazione;
  • Sommare i punteggi acquisiti nell'annata 2019-20 e 2020-21, visto che anche la stessa sarà incompiuta.

Le mie due proposte, diverse proprio per dare un argomento di valutazione e discussione, rispettano comunque quello che una Società ha fatto nella sua storia e non in 2 gare o comunque valuta diversamente la prossima stagione non lasciandola “sola” considerando anche che gli atleti IN sono già nelle prove nazionali e quindi i loro punteggi non sono garantiti dai loro risultati ma da una appartenenza ad un gruppo selezionato da una persona.
Massimo BERTACCHINI

martedì 18 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: riflessioni ed appello di Mario CASTRUCCI

Mario CASTRUCCI

Il notissimo presidente della S.S. Lazio Scherma Ariccia, Mario CASTRUCCI, ha voluto manifestare il proprio pensiero sul tema in trattazione,  in particolare condividendo quanto espresso dai Maestri Toran, Coltorti e dall'avv. FARDELLA. 
Ho ritenuto che il suo contributo, ancorchè qualificato, meritasse la prima pagina poichè ci dimostra quanto sia sentito e quanto stia a cuore il settore tecnico della FIS.
Ezio RINALDI
"Condivido quanto scritto dai bravissimi Maestri Toran e Coltorti e in special modo quanto l'Avv. Fardella a suggerito, molto meno il commento sul nome del "Grande Presidente Renzo Nostini". 

Per una giusta valutazione dell'opera di Nostini, andrebbe rammentato cosa il grande Presidente aveva trovato al suo insediamento, equiparandolo a quanto ci ha lasciato.
Purtroppo dalla sua dipartita dalla "Valle di lacrime", non è iniziato quanto descritto nel blog dai due eminenti Maestri e da quanto pubblicato dall'Avv. Gaspare Farfella tramite questo
questo blog.
Condivido i suggerimenti che essi hanno pubblicato, anche se hanno dimenticato, che prima degli atleti, dei tecnici, deve esistere una società sportiva che possa riunire, innanzi tutto
i dirigenti che debbono formano una solida base per una piramide, in cui sopra vanno sovrapposti nell'ordine i tecnici, gli atleti, la federazione, il presidente, i membri del 
Consiglio Federale ecc. ecc.
E purtroppo, dal dopo Nostini, mai nessun Presidente della Federscherma ha mai messo in essere una politica atta al potenziamento delle società schermistiche, povere nel 1979, anno del mio ingresso nel mondo della scherma italiana, ed oggi ancor più povere di allora. Società non in grado di poter corrispondere un giusto compenso all'opera dei Maestri e degli Istruttori, società che non hanno possibilità di poter gratificare con dei rimborsi le spese di una lama, ne tanto meno un rimborso per una trasferta, magari terminata con un successo a nessun suo allievo.

Se qualcuno "Lassù ci ama" faccia in modo che chi sarà il prossimo Presidente nel nuovo tri o quadriennio, pensi innanzitutto prima alle società e poi al resto.

Mario Castrucci" 

giovedì 13 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: il pensiero di Alberto COLTORTI


M° Alberto COLTORTI
Molti sono gli interrogativi che riguardano il settore tecnico della FIS e il post di Rinaldi, insieme agli interventi di Fardella e Toran hanno cercato di porne in rilievo i maggiori.

Come sottolineato da Fardella i tempi cambiano ma il modo di gestire il settore è rimasto più o meno invariato.

La vera, epocale novità è stata il passaggio da un commissario unico a più responsabili d'arma. Come questi fossero scelti, in base a quali esigenze, competenze e curriculum, non è dato saperlo. L'unico dato certo, ad oggi, è che si debba trattare di ex atleti ancora in forze a corpi dello stato o militari. Sarebbe importante sapere il perché di questa costante.

Indipendentemente dal fatto se i diversi CT debbano avere formazione, curriculum e competenze specifiche per il ruolo che ricoprono, penso che la loro scelta debba dipendere da un motivo fondamentale, cioè se gli atleti d'interesse nazionale debbano essere formati e allenati centralmente, dalla federazione, oppure se questo ruolo debba essere svolto dalle società.

In assenza di un qualsivoglia progetto e nella completa assenza di direttive il Commissario Tecnico diventa un piccolo ras l'esercizio del cui potere dipende soprattutto dal suo buon senso. In quest'ottica osserviamo situazioni anomale dove si associano conflitti d'interesse, nepotismi, selezione di atleti e tecnici indipendenti dal loro valore e così via.

Senza volersi addentrare in situazioni particolari penso che un direttivo federale debba avere una precisa idea, caratterizzarsi per una determinata politica sportiva in mancanza della quale tutto diventa aleatorio tanto che i risultati della gestione, in qualsiasi campo, soprattutto in quello tecnico, sono frutto del caso.

Alberto Coltorti

domenica 9 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: alcune riflessioni.


In questi anni tanto si è detto del settore tecnico, ma poche le proposte concrete per una riforma del settore. Il mio pensiero è che intanto deve cambiare nella FIS la cultura. In altri termini, si devono superare una serie di concezioni oramai sorpassate – molte delle quali risalgono sostanzialmente all’epoca Nostini-Fini – riguardanti non solo la struttura organizzativa e operativa del Settore Tecnico, ma la vita di tutta la federazione nonché l’approccio stesso con cui si guarda alla scherma in Italia.
In parole povere, l’idea che la scherma azzurra possa rappresentare in eterno un’eccellenza nella panoramica internazionale rappresenta una pericolosa illusione, alimentata finora dalla straordinaria capacità di alcuni maestri italiani nello sfornare schermitori di talento. Ora, tutto ciò non basta più.
Innanzitutto, sta progressivamente aumentando il numero delle nazioni che riescono ad esprimere atleti competitivi in questo sport, in virtù di una crescita tecnica e organizzativa che coinvolge poco alla volta paesi di tutti i continenti, dall’Asia, al Sudamerica alla stessa Africa.
Alcuni di essi, inoltre, sono caratterizzati da una grande tradizione olimpica e, dunque, da una solida cultura sportiva – come gli USA, il Giappone, la Cina, la Corea – il cui livello schermistico è salito da diversi anni a dismisura, di pari passo con il miglioramento dei sistemi di selezione dei talenti e con lo sviluppo di metodologie di allenamento sempre più avanzate, le quali trovano peraltro terreno fertile nella mentalità  e nelle capacità applicative degli atleti di quei paesi, storicamente ben disposti a sostenere nel corso della preparazione carichi di lavoro del tutto inusuali per la mentalità italiana.  
In ultima analisi, va sottolineato come avere del talento, possedere un bagaglio tecnico-tattico di prim’ordine, essere dotati di un fisico naturalmente prestante, siano componenti che non consentono più di primeggiare in prospettive a medio-lungo termine, senza un’attenzione speciale per lo sviluppo e l’incremento delle qualità fisiche indispensabili nella scherma moderna di alto livello: senza, insomma, la messa in atto di modelli di preparazione adeguati e idonei.
Per l’esperienza che mi accompagna, tutto ciò, a mio avviso, può essere realizzato solo modificando in modo radicale la struttura e la cultura stessa del settore tecnico, che tuttora è incentrata su una figura onnipotente – quella del cosiddetto CT – alla quale si attribuiscono una serie troppo complessa e di fatto confusa di competenze, che vanno dalla selezione degli atleti per allenamenti e gare, alla gestione di un budget, alla responsabilità tecnica complessiva di un’arma in chiave di sviluppo e di formazione.
La stessa cultura parte dal presupposto che il CT debba essere quasi invariabilmente un ex schermitore di livello o tuttalpiù un ex arbitro internazionale, perché si è sempre ritenuto che solo chi abbia svolto un determinato tipo di attività possa possedere le competenze tecniche indispensabili per gestire un settore ma, diciamolo, soprattutto per coltivare alcuni rapporti internazionali ritenuti necessari per la conduzione di una gara in campo europeo e mondiale.
Ciò di sicuro risponde a una logica, che tuttavia va considerata del tutto superata, in quanto le scelte dei responsabili tecnici dovrebbero essere basate sul possesso di requisiti ben più professionali e qualificanti.
In particolare, un responsabile tecnico dovrebbe avere:
  1. capacità manageriale di gestione di un budget (caratterizzato da denaro in massima parte di provenienza pubblica) ma, in particolare, delle risorse umane;
  2. capacità di lavorare in equipe e in tal senso di favorire l’espressione migliore delle qualità individuali nonché la crescita professionale di tutti i singoli presenti nel gruppo;
  3. particolare competenza in campo sportivo – sancita da profonde e specifiche conoscenze – anche sotto il profilo biologico-scientifico;
  4. curriculum adeguato e all’altezza degli investimenti di denaro pubblico che un incarico tecnico così concepito comporta.
Nella difficoltà di reperire un professionista in possesso dei requisiti appena elencati, l’opzione più interessante potrebbe basarsi sulla attribuzione di una serie di responsabilità più strettamente manageriali a una figura di adeguata caratura ed esperienza, la quale dovrebbe essere supportata nel lavoro prettamente tecnico  da maestri responsabili d’arma, cui verrebbe attribuita la facoltà di effettuare le scelte relative alle convocazioni per allenamenti e gare, ma anche quella di gestire tutte le incombenze tecniche nel corso delle competizioni.
In altri termini, la scherma italiana è matura per un modello organizzativo del tutto sovrapponibile a quello di tutti i grandi club professionistici di calcio, basket, ecc. : modello caratterizzato dalla presenza di un general manager, di un direttore sportivo e di tre allenatori-maestri-selezionatori in senso stretto.
Ezio RINALDI

martedì 4 agosto 2020

Trattativa FIS/ANS e Statuto federale


Mi sono riletto il nuovo Statuto Federale, in particolar modo l'art.1 comma 10, 11 e 12, dai quali si evincono facilmente i veri intenti federali. La parte che riguarda l'ANS non è stata concordata tra le due fazioni bensì redatta dal Commissario ad acta. E fin qui è tutto legittimo, ciò che non riesco a spiegarmi, visto che c'era una trattativa in atto tra FIS ed Accademia, è il mancato invio all'ANS dello statuto approvato dal Commissario prima che fosse approvato dalla Giunta del CONI. E sì che il documento è stato licenziato in data 20 maggio 2020 e sottoposto alla ratifica del CONI il 2 luglio 2020. In questo lasso di tempo vi è stato il silenzio assoluto. Non mi si venga a dire che la FIS non ne sapesse niente, non mi si venga dire che se anche la FIS lo avesse avuto per tempo lo statuto, (e lo ha avuto per tempo!), prima della sua ratifica, era opportuno che nessuno ne sapesse niente, per evitare polemiche ed intromissioni non opportune: vi era una trattativa in atto e credo fosse corretto che l'Accademia ne avesse avuto copia per un esame preventivo e per eventuali interventi correttivi e migliorativi per la parte che interessava sia la FIS che l'Accademia.
Come è ben noto la trattativa tra i due enti si è interrotta e pare che possano essere intraprese iniziative importanti per l'applicazione integrale delle varie sentenze (TAR e CdS) e la rimodulazione dell'art.1 dello statuto federale.
Al momento non vado oltre ma mi sembra quanto mai opportuno rinfrescare la memoria ai distratti con la nota esplicativa pubblicata a suo tempo dal dottor FUMO, sul sito dell'Accademia Nazionale di Scherma. Il dottor FUMO, già presidente della 5^ Sezione della Suprema Corte di Cassazione, nella nota espone una interpretazione giuridico legale delle varie sentenze che hanno dato conferma della legittimazione dell'ente partenopeo circa le competenze inerenti al rilascio del diploma di Maestro di Scherma.
Ezio RINALDI




domenica 2 agosto 2020

ATTIVITA' AGONISTICA ANNO UNO


Abbiamo finalmente tutti gli elementi per cominciare a lavorare sulla prossima stagione agonistica, avendo la Federazione licenziato gli ultimi documenti che servivano. Sapevamo già dalle linee guida fornite dalle disposizioni per l’attività della prossima stagione, che sarebbe stata una annata particolare, ma mai ci saremmo aspettati una proposta non solo al ribasso, ma addirittura in contrasto con tutto il lavoro di sviluppo fatto sul territorio negli ultimi anni. Con questa distribuzione degli atleti qualificati si rischia seriamente di compromettere anni di investimenti e lavoro svolto dalle singole società, e molto spesso questo significa dai singoli tecnici, per sviluppare determinate armi che in quello specifico territorio sono magari scomparse, o per diminuire le drammatiche percentuali di abbandono della scherma in particolari fasce d’età, che da anni hanno uno stagnante il numero di affiliati e di partecipanti alle competizioni.
Sono stati affrontati malamente i temi più importanti dell’attività agonistica, a cominciare dall’abbandono con percentuali altissime degli atleti che passano dalla categoria “Allievi” del Gran Premio Giovanissimi al primo anno da Cadetto. Uno dei motivi è sempre stato quello della difficoltà di emergere immediatamente, essendo inseriti in una categoria che prevede tre anni di permanenza, in una fase della crescita in cui anche solo un anno di differenza può determinare tali livelli di sviluppo fisico da azzerare le differenze tecniche.
Personalmente, ma sono certo che sia un pensiero condiviso da moltissimi, non capisco quale possa essere la filosofia, la ratio del ragionamento, che possa portare a cogitare il numero di 1 atleta qualificato per una regione. Reputo che questo numero non sia nemmeno giustificabile in termini di esasperato e fanatico pensiero agonistico, appare veramente come un provvedimento mortificante. Anni di lavoro e di investimenti economici e lavorativi che si vedono vaporizzare non da una crisi sanitaria, ma da una miope visione di quella che dovrebbe essere la mission di una federazione sportiva. Quello che tutti ci auguriamo è che l’eventuale esigenza di contingentare anche i numeri del Gran Premio Giovanissimi, non porti allo stesso risultato, sarebbe una bomba atomica sull’attività degli affiliati.
A questo punto della narrazione siamo arrivati al famoso “facciamo un passo indietro nella vicenda”, e lo faccio citando l’articolo 1 dello statuto, di qualsiasi statuto federale, visto che sul tema si sono sprecati fiumi di inchiostro e parole, ma mai nessuno questo punto la ha mai messo in discussione:
“1. La Federazione Italiana Scherma (F.I.S.), fondata il 3 giugno 1909 come Federazione Schermistica Italiana, è costituita da tutte le Società, Associazioni Dilettantistiche e Gruppi Sportivi da essa affiliati o aggregati che, senza fini di lucro, hanno lo scopo di praticare, promuovere, sviluppare e diffondere la disciplina della scherma in tutte le sue forme”
Io e tantissimi altri, vorremmo capire come sia possibile “praticare, promuovere, sviluppare” la scherma se si limita ad 1 solo atleta, in una intera regione, la possibilità di concludere la stagione. Molto spesso mi chiedo se qualcuno si prende mai la briga di rileggere per intero un documento prima di licenziarlo, o se magari si eseguono delle simulazioni per capire dove si andrà a parare. Qualcuno ha pensato che se un atleta vince le prime due prove di qualificazione, e là dove il livello non è eccelso può benissimo capitare, la terza prova risulterebbe del tutto superflua ai fini della qualificazione? Che una stagione che comincia a fine novembre è già terminata a gennaio? Ma poi mettete anche il devastante effetto psicologico sui ragazzi, ancora prima di cominciare una stagione monca, dove non avranno nemmeno le garette che ogni anno permettono più o meno a tutti di portare a casa qualcosa, il minimo per motivarsi ad andare in palestra e magari riscriversi l’anno dopo, noi gli diremo che soltanto 1 potrà accedere non al campionato italiano, quelli ancora meno, anche soltanto a quella che per molti sarà l’unica gara nazionale della stagione. Come invitarli ad iscriversi ad altro sport.
Il ragionamento avrebbe dovuto seguire una linea di principio molto semplice, che da una parte garantisse il sacrosanto diritto alla partecipazione ed alla sana competizione, e che dall’altro premiasse i meriti delle regione schermisticamente più evolute e partecipate. Una base di qualificati minima pari a 3 per ogni regione, che considerando che con gli accorpamenti ne abbiamo 18, si trattava di 54 atleti. Il numero di posti necessario per arrivare alla quota prevista per ogni singola arma sarebbe stato ridistribuito con criteri di piazzamenti e numeri. Da 1 a 3 non c’è una differenza da poco, vuole dire giocarsi tutte e tre le prove di qualificazione, ampliando esponenzialmente la platea dei potenziali interessati alla qualificazione, significa dare una stagione a tutti.
Gravissimo che sulla questione “gare a squadre” ci sia stata una resa senza condizioni. Nemmeno si è voluto provare a trovare una formula per dare ai ragazzi la possibilità di giocarsi questo momento aggregativo che sentono tantissimo, e spesso aspettano tutto l’anno. Si poteva tentare una qualifica regionale e poi la relativa gara nazionale. Qui si che sarebbe stato accettabile 1 qualificato per regione. Con 18 comitati regionali, si trattava di massimo 72 ragazzini per gara da gestire nella fase nazionale, non certo un numero impossibile. Li stesso per gli atleti più grandi, e non mi si dica che mancano le risorse economiche. Con tutto quello che la Federazione ha risparmiato nella scorsa stagione, e quello che non spenderà nella prossima, tutto manca meno che le risorse.
Concludo invitando la Federazione e ritirare il Comunicato Attività Sportiva 40/20 del 31 luglio 2020, e di riproporlo rettificando i numeri dei qualificati alla Coppa Italia delle varie categorie, nonché al ripensamento di una qualche attività a squadre, alla luce dell’esigenza di salvaguardare il lavoro e gli investimenti degli affiliati nello sviluppo della pratica della scherma anche in una stagione particolarmente difficile come la prossima.
n.b. Qualcuno ha capito se i Cadetti concorrono anche nella categoria Giovani?
Paolo CUCCU