lunedì 25 giugno 2018

MAESTRI D'ARME - I riconoscimenti della FIS


Foto di gruppo dei nuovi maestri d’arme riconosciuti dalla FIS
In quest’ultimo fine settimana sono stati riconosciuti dalla FIS i titoli di Maestro (?!) di scherma storica rilasciati dall’AIMA (acronimo di Associazione Italiana Maestri d’Arme). La cosa mi ha lasciato quanto mai stupito perché, da quanto mi è a conoscenza, da una parte si cerca di arrivare ad un tavolo di discussione, data l’iniziativa di un autorevole componente dell’ANS, per cercare soluzioni adeguate alla spiacevolissima crisi tra FIS e Accademia, mentre dall’altra non si tiene minimamente conto di tali iniziative, anzi sembra che si voglia dire: ”a noi non interessano tali propositi, procediamo per la nostra strada”, di fatto chiudendo la porta a ogni possibile dialogo.
L’AIMA è una associazione di professionisti istituita ai sensi della legge n.4/2013. Tale legge, ha introdotto in Italia la figura della professione non regolamentata (ad es. Amministratore di condominio). La prima riflessione che mi viene da fare è relativa allo status di detta professione, poiché essa rientra tra quelle non regolamentate e per tale ragione non potrebbe insistere su aree che sono di pertinenza esclusiva delle professioni già disciplinate. Peraltro le associazioni di professionisti non regolamentate devono essere riconosciute dal MISE (acronimo di Ministero per lo sviluppo economico).
Cuomo, Loda', Campofreda, Gotti, Randazzo

Il CONI si è più volte pronunciato sul divieto ai professionisti non regolamentati di esercitare le loro attività in seno al modello sportivo organizzato cioè dentro le organizzazioni riconosciute dal CONI (FSN, DSA, EPS, società sportive).
Il così detto maestro d'arme diplomato dall'AIMA è totalmente coincidente con la figura del Maestro di scherma - maestro d'armi tipizzata dal decreto legislativo n.15/2016 nonché dal Piano Nazionale di Riforma delle Professioni, emanato dallo Stato italiano. Tale Piano di Riforma delle Professioni è stato trasmesso alla Commissione Europea a cura del Dipartimento Politiche Europee, in applicazione della direttiva 2013/55/UE (che modifica la precedente direttiva 2005/36/CE) sul riconoscimento delle qualifiche professionali. La Commissione Europea ha pubblicato sul proprio sito le professioni regolamentate, corredandole di apposite schede informative. Sembra, quindi, di capire che la FIS si sia sovrapposta al CONI.
Tutto ciò detto, è quantomeno stupefacente che la FIS:
a.      dichiari pubblicamente (ed in diversi suoi atti) che i tecnici insegnanti la scherma siano dilettanti;
b.      riconosca l'AIMA, suoi diplomi e suoi diplomati, i quali sono dichiaratamente professionisti ai sensi della legge n.4/2013. Quindi si riafferma il concetto che L’AIMA è una associazione di professionisti istituita, appunto, ai sensi della precitata legge n.4/2013.
In tutto ciò il CONI come si pone? Qual è la sua posizione? Lascia fare? Ritengo, invece, quanto mai necessario un intervento chiarificatore, poiché, a mio avviso, e se non ho male interpretato le leggi, statuti e regolamenti in vigore, la situazione potrebbe essere assai pericolosa per tutte le parti in causa.
A breve pubblicherò la lettera con cui il Presidente Scarso presentò la propria candidatura alla presidenza (2004), la quale evidenzia, allo stato attuale, l’assoluta incoerenza di quanto affermato e promesso: devo dire che sono felice ed orgoglioso di non far parte di questa Federazione.
Ezio RINALDI

sabato 23 giugno 2018

EUROPEI ASSOLUTI DI SCHERMA - NOVI SAD 2018

Si sono da poco conclusi gli Europei di scherma nella città Serba di Novi Sad, con un bilancio di 8 medaglie per l’Italia, un oro, quattro argenti e tre bronzi che corrisponde a un terzo posto nel medagliere finale.
L’immagine che ci rimarrà più impressa negli occhi l’ha colta Augusto Bizzi, ritraendo un Daniele Garozzo in ginocchio e incredulo, con l’esultazione diabolica e meritata di Alexey Cheremisinov sullo sfondo, dopo che questi aveva preso un impossibile 11-14 per trasformarlo in un 15-14 a suo vantaggio. Simmetrica sorte per Arianna Errigo, che perdeva con Irina Deriglazova, ma che poi si è aggiudicata l’oro, indice, che sta diventando sempre più sicura di sé sulla pedana. Non dimentichiamo la vicinanza di Alice Volpi che per la verità non manca mai il podio.
Altro discorso va fatto sulla sciabola, dove le donne non hanno brillato e gli uomini hanno scintillato d’argento solo nella prova a squadre, mentre la spada ha portato a casa solo un bronzo che sono certo sta molto stretto a tutti. Crisi del settore? O di tutta la nazionale italiana? Di certo è una flessione che preoccupa in vari ambienti e i recenti episodi sul doping tecnologico non hanno certo aiutato gli sciabolatori, che forse erano sotto pressione dall’attento sguardo dei controlli internazionali.
Intanto il fioretto statunitense ai campionati panamericani non ha avuto rivali e la spada cinese è salita sul podio più alto in quelli asiatici, il che vuol dire che il mondo, prima stava a guardare gli italiani ammirando e studiando i loro segreti, mentre ora pare aver assimilato più di una lezione, forse credo tutto il manuale!
La Francia si sta consolidando sempre più nella spada e la sta esportando, al pari degli italiani, i quali, facendo medesima cosa con il fioretto, hanno creato senza alcuna magia un avversario che ci sta letteralmente schiacciando.
Le 8 medaglie di Novi Sad sono poche rispetto alle 11 di Tblisi dello scorso anno, ma sono molte rispetto alle 5 di Torùn e moltissime in rapporto a quelle di Legnano del 2012, che furono tristemente 3. C’è da dire però che con questo europeo abbiamo raggiunto e superato le 100 medaglie in campo continentale, dal 2005, anno di insediamento di Scarso alla presidenza FIS. Per essere precisi 108.
Vediamo una notevole e preoccupante avanzata della Russia, che da qualche anno è diventata oramai la nazione da battere. I suoi incredibili 6 ori europei, pongono un record che praticamente l’Italia non ha mai raggiunto nel campionato continentale negli ultimi 13 anni. Non siamo più i favoriti, cioè il Paese da battere: le altre nazioni non stanno a guardare. Si potrebbe obiettare che le medaglie d'argento avrebbero potuto essere d'oro ed in questo caso anche il medagliere sarebbe stato diverso, guadagnando, forse, la prima posizione. Purtroppo con i se e con i ma non si va da nessuna parte e basta guardare lo specchio sottostante per analizzare con obiettività questo europeo. Certamente qualcosa è mancato e molti esami di coscienza andranno fatti a vari livelli, ma speriamo di riuscire a trovare quanto prima la quadra giusta per non arrivare il prossimo mese a Wuxi con gli artigli e le lame spuntate.
Una analisi più appropriata andrà fatta dopo i prossimi mondiali e, qualora sarà confermato il trend di questo europeo, soprattutto per spada e sciabola, allora dovremo preoccuparci seriamente.
Fabrizio Orsini


mercoledì 20 giugno 2018

LETTERA DEL PRESIDENTE DELL'AIMS

Cari lettori e frequentatori della Piazza, ricevo dal Presidente dell'AIMS, Maestro Saverio CRISCI, con l'autorizzazione a pubblicarla, la lettera che segue.
Ringrazio il Presidente dell'Associazione per il suo intervento sul Blog.
Ezio RINALDI

domenica 17 giugno 2018

CONTESA FIS/AIMS-ANS


Un tema che da sempre suscita interesse ed interventi di vario genere e di diversi personaggi, anonimi e non. Il quarto capitolo della saga è stato letto 1568 volte (fino ad ora) con 95 commenti, alcuni dei quali miei, in risposta ad altrettante esposizioni. Cosa ne è venuto fuori? Quello che mi è saltato agli occhi è stata la faziosità, la cecità e la inopportunità di alcuni commenti, soprattutto quelli post partecipazione del Presidente del CONI agli esami per il conseguimento dell’attestato di tecnico di scherma. A tale cerimonia era presente il gotha dello sport nazionale – Malagò – e della scherma – Scarso, buona parte del Consiglio Direttivo e dell’AIMS. Dalle foto in mio possesso, sono reperibili sul sito FIS, devo ammettere che la sala di scherma del Centro federale è stata ben allestita, una scenografia quindi degna di un evento che sta molto a cuore alla FIS. Ma torniamo all’analisi dell’articolo. Nei vari interventi si è tornati a parlare di statuti approvati/non approvati; sulla competenza FIS in merito all’approvazione degli statuti di enti non affiliati; di serietà della federazione; strumentalizzazione a fini politici da parte dell’opposizione; di condotta non solo consona ma addirittura legittima nei confronti dell’ANS. Ciò mi ha molto infastidito (forse sono di parte?) perché mentre da una parte si espongono fatti con documenti, dall’altra, i lealisti, argomentano con: “Il suo è un commento legittimo, di una legittima stanchezza. Ma mi creda, ha le idee parecchio distorte da una sola campana. Quella dell'ANS. Perché l'altra campana, quella della FIS, qui non parla perché si vede che ha scelto di parlare solo nelle sedi opportune. Questo fa la differenza tra un Ente serio e uno meno.”.
Pur rispettando tale pensiero credo di poter affermare che è molto incoerente, e mi spiego: se la FIS non parla non capisco perché intervengono i lealisti a sostegno di una posizione e di una condotta che la stessa Federazione sottace poiché ne vorrà parlare nelle sedi opportune? E quali sono tali sedi? Il CONI, la Procura della Repubblica, il TAR? L’idea che ho in mente è che i fedelealisti intervengano con il consenso federale in quanto le argomentazioni sono sempre le stesse: la ANS è vecchia; non si è adeguata; lo statuto non è conforme a quello federale; vuole porsi al pari della FIS etc, etc. Tutte tesi che attengono al pensiero federale, non dei fedelealisti, dico federale, e mai una discussione nel vero merito della questione. Per quanto riguarda le sedi opportune, se non ci fosse stata la Piazza di questi argomenti non si sarebbe mai discusso, di più, direi che non si sarebbero conosciuti, con buona pace del movimento. La Piazza ha dato spazio a tutti, evitando qualsiasi censura, dando la possibilità a chiunque abbia voluto intervenire di essere ospite gradito. Pertanto, la Piazza è un luogo virtuale dove è lecito fare delle domande e sarebbe lecito avere delle risposte, anche dalla FIS, perchè se la differenza tra un ente serio e uno meno sta nel nascondersi dietro la motivazione :”parlo nelle sedi opportune” significa che non si hanno argomentazioni convincenti e si cerca di prendere tempo, evitando il confronto. Come ho sempre affermato, non si ha la volontà per sedersi seriamente ad un tavolo per addivenire ad una soluzione equa, che rispetti la dignità di ognuno, ovvero dichiarare apertamente che l’ANS per la Federazione non esiste più e solo a quel punto potranno proseguire in altre sedi le iniziative ritenute adeguate al caso.
Ezio RINALDI

domenica 3 giugno 2018

F.I.S. - A.I.M.S. - A.N.S.: quarto capitolo

ACCADEMIA NAZIONALE DI SCHERMA
ENTE MORALE FONDATO IN NAPOLI 1861 -ASD

Premessa: questa puntata contiene, accanto ad un breve (ma necessario) riepilogo della vicenda relativa alla incresciosa contrapposizione tra Accademia Nazionale di Scherma e Federazione Italiana di Scherma, alcune “novità” degne di nota che il lettore (e, a maggior ragione, l’aspirante maestro o istruttore) avrà tutto l’interesse a conoscere.
Nel clima di leale collaborazione che, per decenni, ha caratterizzato i rapporti tra FIS e Accademia Nazionale di Scherma, gli esami si sono svolti (in genere a Napoli e qualche volta anche a Norcia) innanzi a commissioni composte da rappresentati dei due Enti. La presidenza della commissione è sempre stata assunta dal presidente dell’Accademia e da un socio da lui delegato e ciò in quanto, come è noto, è l’Accademia Nazionale di Scherma e non la FIS il soggetto legittimato al rilascio del diploma di istruttore e maestro di scherma. Va da sé che l’Accademia ha sempre indicato quali suoi rappresentati persone tecnicamente competenti, vale a dire (per la gran parte) maestri o anche (ma in numero molto minore) dilettanti di provata esperienza. In ogni caso, la collegialità della deliberazione ha sempre garantito la obiettività e la “tecnicità” della valutazione.
Per decenni la FIS non ha mai messo in dubbio la legittimazione dell’Accademia, né avrebbe potuto
farlo, in quanto, come più volte chiarito e come si ribadirà di qui a poco, è l’Accademia l’unico ente
autorizzato per legge al rilascio del diploma. 
Tanto ciò è vero che, nel passato, la federazione ha addirittura sostenuto economicamente l’Accademia Nazionale di Scherma proprio per consentirle di svolgere la fondamentale funzione di organizzare gli esami per il conferimento della qualifica professionale. A titolo di mero esempio si può ricordare la delibera n. 40 del giorno 8 marzo 1999 che così recitava: “… preso atto che l’Accademia Nazionale di Napoli è l’unico Ente civile autorizzato da una legge dello Stato al rilascio dei diplomi magistrali, ……delibera l’assegnazione all’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli di un contributo straordinario pari a lire 12.000.000 (dodicimilioni) da imputarsi al Cap. 106050”.
Ora è davvero paradossale che, nel momento in cui la normativa nazionale riceve riconoscimento e  ratifica in sede europea (cfr. le direttive 2005/36/CE e 2013/55/CE, recepite con i decreti legislativi 206/2007 e 15/2016), la FIS abbia deciso, con un provvedimento violativo di norme di legge e del suo stesso statuto (art. 1 comma 12), di “avocare” a sé l’organizzazione e lo svolgimento degli esami e il conseguente rilascio del diploma. Risale infatti proprio al periodo tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017 la (singolare) decisione federale che ha portato alla gestione unilaterale degli esami.
La ragione di tale comportamento non è mai stata resa nota e, a distanza di tempo, ancora “il mistero”  resta. Possono formularsi solo ipotesi.
A ben vedere, nel recente passato la FIS ha, per ben due volte, preteso dall’Accademia Nazionale di Scherma la modifica del suo statuto per renderlo “compatibile” – questa la ragione esplicitata - con le
direttive del CONI (quali, di preciso, non è stato mai chiarito). Ora, a prescindere dal fatto che la federazione non può imporre (ma caso mai suggerire) ad un ente del tutto autonomo, avente per altro
personalità giuridica, di modificare lo statuto (a suo tempo e più volte - nelle varie e successive versioni - approvato dall’autorità prefettizia), resta il fatto che l’Accademia, pro bono pacis, ha comunque (e, si ripete, per ben due volte!) accontentato la FIS, introducendo nella sua “carta fondamentale” quelle (minime e alquanto pretestuose) modifiche che le erano state richieste. Dunque i desiderata della FIS sono stati recepiti perché, in effetti (badate bene!), le modifiche furono addirittura concordate con i “plenipotenziari” federali designati dal presidente Scarso; per di più, all’esito del secondo incontro, il presidente della FIS indirizzò una lettera (22 giugno 2016) al presidente dell’Accademia, con la quale si rallegrava e si complimentava per i risultati raggiunti e per il clima positivo che aveva caratterizzato la riunione.
Eppure qualche mese dopo, senza che nessuna novità fosse intervenuta, la FIS, sconfessando di fatto i suoi “ambasciatori”, ha violato l’accordo, ha ignorato il contenuto della lettera “complimentosa” è si è fatta gli esami per conto suo.
Gli “ambasciatori”, per parte loro, sembrano aver incassato il colpo senza fare una piega. Ma, è ovvio, ognuno ha il suo stile, conseguenza della considerazione che ciascuno ha di se stesso.
Non basta: in un delirante (e pretestuoso) crescendo di volontà punitiva, la dirigenza FIS ha deferito alla giustizia sportiva alcuni soci dell’Accademia (tra i quali il nostro Segretario e l’olimpionico Michele Maffei) per il voto espresso nell’assemblea nel corso della quale il nostro Sodalizio aveva deciso di resistere alla spoliazione che la federazione stava perseguendo con determinazione degna di miglior causa. Costoro tuttavia (ben difesi dall’avv.sa Puglisi) sono stati assolti “con formula piena”. Come se non bastasse, il giudice sportivo ha chiarito (ad abundantiam, a nostro modo di vedere) che l’Accademia Nazionale di Scherma non ha alcun rapporto di subordinazione con la FIS.
Naturalmente è stato inevitabile da parte dell’Accademia Nazionale di Scherma adire il TAR, invocando la sospensiva dell’abusiva attività promossa dalla FIS. Il TAR non ha concesso la sospensiva ed ha riservato il giudizio definitivo “al merito”. La causa è fissata per il prossimo autunno. È infatti ovvio che l’Accademia resisterà con ogni mezzo e in tutte le sedi all’atto di usurpazione subìto (se necessario fino al Consiglio di Stato e alla Cassazione) perché ne va della sua principale funzione e della esistenza stessa di un Ente, unico al mondo (e conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo schermistico), che ha ben 157 anni di storia. Come tale dovrebbe, essere valorizzato e non certo svilito dalle istituzioni sportive nazionali (e non ci si riferisce solo alla federazione !).
Per altro (e francamente sembra il colmo), la FIS, non contenta di emettere in house i suoi diplomi, pretende di non riconoscere più il titolo conferito dall’Accademia e non si comprende se intenda fare ciò con valenza ex nunc o ex tunc; in questo secondo caso tutti i maestri di scherma presenti in Italia (compreso il presidente Scarso?) e molti nel mondo sarebbero – secondo la FIS – privi di legittimazione.
Questo per quel che riguarda il versante amministrativo, ma… esiste anche quello penale.
L’articolo 348 del codice penale (esercizio abusivo di una professione) è stato, come è noto, recentemente modificato (legge n. 3/2018) nel senso di una maggiore severità: non solo è prevista la pena congiunta della reclusione e della multa (come prima), ma: a) è imposta la pubblicazione della sentenza, b) è obbligatoria la confisca delle cose utilizzate per commettere il reato (le attrezzature sportive e gli immobili nei quali l’attività ha avuto luogo) e, ciò che più rileva, c) è estesa la punibilità a chi ha determinato altri a commettere il reato, ovvero ha diretto l’attività di chi nel reato ha concorso.
E non ha forse determinato altri a commettere il reato colui il quale ha conferito un titolo professionale invalido in base al quale il malcapitato potrebbe aprire una sala di scherma, reclutare allievi e “insegnare” tale disciplina sportiva?
Ora non può essere dubbio che, per esercitare la professione di maestro o istruttore di scherma, sia necessaria una abilitazione, conseguente al superamento dell’esame presso il Soggetto che a tanto è - dalla legge - deputato.
La fonte normativa che attribuisce all’Accademia Nazionale di Scherma il titolo per conferire il diploma professionale ha forza di legge: si tratta - come ogni schermitore sa o dovrebbe sapere - di un decreto reale del 1880, più volte prorogato e recepito da successive fonti (in due occasioni previo parere del Consiglio di Stato). Da ultimo, come si diceva, la normativa europea, con le ricordate direttive 2005/36/CE e 2013/55/CE, recepite con i decreti legislativi 206/2007 e 15/2016, ha chiarito che per diventare maestro di scherma ai sensi del decreto legislativo 708/1947 (punto 11 dell’art. 3) “la normativa italiana prevede che il candidato, in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore, superi l’esame abilitativo presso l’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, al quale è possibile accedere dopo la frequenza con esito positivo di corsi di istruzione e formazione ecc…..[omissis].
Né la norma può essere aggirata dando al titolo una dizione formalmente diversa (ad es. “allenatore”, invece che “maestro” o “istruttore”) perché ciò che conta è la effettività della condotta e non la mera
forma verbale della dizione.
Potrebbero (dovrebbero?) pertanto essere investite le competenti Procure della repubblica cui andrebbero segnalati quei soggetti che, magari in buona fede (finché non avranno letto la presente “puntata”), eserciteranno (e stanno esercitando) abusivamente (perché non regolarmente diplomati) la professione di maestro o istruttore di scherma.
Perché, sia ben chiaro, costoro potrebbero anche essere stati (fino ad ora) in buona fede (in fin dei conti hanno “un pezzo di carta” con l’intestazione FIS), ma chi ha rilasciato tale pseudo-diploma certamente in buona fede non è; e, poiché, come si è sopra chiarito, costui ha in qualche modo determinato altri a commettere il reato (cfr. art 348 comma 3 codice penale), egli potrebbe essere meritevole, secondo il Legislatore, della pena della reclusione da 1 a 5 anni e della multa da 15.000 a 75.000 euro.
E poi – è da chiedersi – chi abbia obbligo e chi abbia interesse a segnalare alla autorità giudiziaria una simile situazione contra legem.
La risposta alla prima domanda è ovvia: il CONI, ente di diritto pubblico, cui compete, tra gli altri, il compito di vigilare sul corretto svolgimento della attività sportiva e delle attività strumentali ad essa.
Altrettanto ovvia è la risposta alla seconda domanda: l’interesse è dell’Accademia Nazionale di Scherma.
Ma, abbandonando per un momento il versante strettamente legale, una domanda di comune buon senso si impone: ne valeva (e ne vale) la pena? Francamente non si afferra la ragione di tale assurdo modo di procedere; sfugge il motivo per il quale si è “buttata a mare” una collaborazione che durava da decenni e che ha sempre dato ottimi risultati, né è chiaro il fondamento di questo impulso distruttivo (ed autodistruttivo) di rapporti istituzionali ed umani che si erano (così pareva) sedimentati nel tempo, appare insomma difficile individuare la logica che ha indotto persone a dire una cosa e poi ad agire in modo completamente opposto agli impegni presi e ai vincoli normativi vigenti.
A meno che non si ipotizzi la presenza di “appetiti” che mal si conciliano con la esistenza di un ente terzo, indipendente e neutro (composto, in gran parte, di persone che “non vivono di scherma”), ente che tuttavia ha il potere di conferire un titolo professionale abilitante all’insegnamento di una disciplina sportiva. In fin dei conti, si tratta di “un brandello di potere” che può far gola a chi ha lo scopo e l’ambizione di amministrare le carriere dei professionisti della scherma. È un potere che può contare e pesare anche in termini di voti.
Si tratta però di una condotta dissennata perché espone la FIS (e di riflesso il CONI) a conseguenze tutt’altro che positive, ad una pubblicità a tinte fosche e, non da ultimo, espone i singoli (quelli che credono o vogliono credere di aver conseguito il titolo di istruttore o di maestro) a subire, come si è premesso, denunzie e - probabilmente – indagini, processi e (forse) condanne.
Il tutto in uno scenario e in un contesto già di per sé turbolento e poco rassicurante, considerata l’esistenza di una non sopita querelle per la registrazione in Prefettura delle modifiche dello statuto FIS, nonché l’esistenza di esposti, denunzie e querele che sembrano fiorire in siti, lontani da Roma, in siti, vale a dire, lontani dal luogo nel quale si esercita - in maniera non mediata (questo è un eufemismo) - il “potere centrale” (altro eufemismo) federale.
Ma ormai il dado è (a quanto pare) tratto.
                                                                                             

 Il Presidente Dott. Pasquale La Ragione