lunedì 11 novembre 2019

FEDERSCHERMA 4.0 - I VALORI OLTRE LE MEDAGLIE


Quel che segue è la riflessione di un anonimo su Federscherma 4.0 – I valori oltre le medaglie. Ritenendo trattarsi di argomento assai interessante, sia per quanto espresso che per l’attualità dello stesso, la pubblicazione come articolo sia opportuna. Oserei dire un tema ed una esposizione interessante e chiara ed invito tutti i frequentatori della “Piazza” ad intervenire e partecipare al dibattito.

“Chi segue il sito www.federscherma.it saprà che di recente il Consiglio federale ha raccontato “l’azienda FIS” al suo workshop “FEDERSCHERMA 4.0 - I VALORI OLTRE LE MEDAGLIE”.
“Organizzazione 4.0” è diventato ormai un termine d’uso comune, ma non sempre è chiaro cosa vuol dire e forse non lo è soprattutto per questo Consiglio federale.
Il nome “4.0” deriva da un programma di investimenti varato dal governo tedesco nel 2013 per aumentare produttività e competitività delle proprie aziende. In seguito altri Paesi tra cui l’Italia hanno adottato politiche analoghe. Questo cambiamento a livello economico e sociale prende il nome di “Quarta rivoluzione industriale”.
Simboli del 4.0 sono diventati i robot e i “big data” (sistemi informatici in grado di gestire automaticamente grandi quantità di informazioni).
Dal 2013 la FIS ha attuato la “Quarta rivoluzione industriale”? Quali sono state le conseguenze in FIS delle nuove tecnologie? Sono mai entrate in FIS queste tecnologie?
Viceversa, se volessimo intendere le attività federali non come un’azienda ma come un “Terziario 4.0”, cosa è stato fatto da questo Consiglio federale?
La risposta è semplice: niente.
Il “4.0” significa trasformazione e ciò richiede un’attenzione e un’intelligenza politica economica, amministrativa e normativa senza precedenti, che si fa veramente fatica a trovarla nei processi decisionali della FIS.
Perché si possa prendere una decisione si devono tenere in considerazione diversi elementi, avere la capacità di analizzarli e come conseguenza ci devono essere almeno due alternative disponibili. Se invece si vuole sempre e soltanto intraprendere una sola azione, decisa dall’uomo solo al comando, non può esserci “decision making 4.0”, in quanto non c’è niente da decidere, ma da eseguire.
I fatti dimostrano che in FIS non c’è niente che possa ricondurci al “4.0”.
La prima, nella nostra esperienza, non c’è stato un aumento di efficienza. Non si sono ridotti infatti gli errori (ed i conseguenti sprechi di risorse) ed il fabbisogno federale continua ad aumentare. D’altra parte la FIS sta perdendo posizioni sui “mercati internazionali”, come dimostrano i Ranking/medaglieri di cadetti, giovani e assoluti, a fronte di un aumento di risorse messe in campo dallo Stato, in forma diretta o indiretta (si pensi al contributo dei Corpi dello Stato, del CONI e di Sport e Salute, nonché le tasse richieste a tesserati e affiliati);
la seconda, non c’è stata valorizzazione delle risorse umane. 
I quadri tecnici e dirigenziali, nonché i consulenti esterni federali, non sono scelti secondo criteri meritocratici, ma per appartenenza e fedeltà al padrone.
Le nomine effettuate in una mera logica di spartizione in assenza di meritocrazia, da male da combattere, sono diventate un valore da difendere e promuovere.
Invito alla discussione.
Doppelgänger 4.0”
Ezio RINALDI

venerdì 8 novembre 2019

FATEVENE UNA RAGIONE!


Ezio RINALDI
E’ invalsa l’abitudine, o l’usanza, di giustificare certe azioni o prese di posizione addossando ad altri le proprie responsabilità e purtroppo è un fenomeno sempre più in crescita.
Nel mondo scherma lo è ancora di più. Pur di restare attaccati alla poltrona o la paura di perderla fa si che gli individui trovino le scuse più fantasiose a giustificazione delle proprie scelte. Prendiamo ad esempio il rinnovo delle cariche elettive federali: dalla cerchia dei sostenitori dell’attuale Direttivo trapelano, e forse più che trapelare si asserisce, che il rinnovamento non possa passare dalle medesime persone che si siano avvicendate nella gestione federale centrale e periferica, ovvero, per dirla in maniera molto chiara, non possono essere i vari RINALDI, SEMINARA, MILLEVOLTE, AUGUGLIARO, BERTACCHINI, ORSINI, SCISCIOLO etc. poiché costoro sono il vecchio e qualcuno dice anche il male della scherma. Mentre su RINALDI ed AUGUGLIARO (direi più per questioni anagrafiche, poiché in quanto ad idee forse, con presunzione, siamo più avanti di tanti cosiddetti “giovani”) potrei essere d’accordo, non posso esserlo per gli altri, poiché è del tutto evidente che questi ultimi non siano personaggi appartenenti al passato. Anzi direi che ci abbiano messo la faccia, e qualcos’altro, per dare segnali di rinnovamento: persone degnissime che meritano tutto il rispetto di questo mondo. Chiaramente i contrari o, se volete, i favorevoli all’attuale establishment sanno bene che un cambio gestionale li vedrebbe fuori dalle stanze dei bottoni e ciò li preoccupa molto. Questi signori sono sordi a qualsiasi indicazione proveniente dalla base, convinti che questa stia dalla loro parte ed in virtù di tale convincimento palesano affermazioni del tipo:” Se per cambiamento vuol dire riportare a galla certi personaggi, mi tengo l’attuale governo.” Ecco, questo è il modo di scaricare le proprie responsabilità da parte di siffatti subalterni federali.
Come ebbi modo di affermare qualche tempo fa, non ci sarà mai un ritorno al passato e il RINALDI, unico sopravvissuto di un lontano trascorso non ha alcuna voglia di concorrere per una carica elettiva: FATEVENE UNA RAGIONE! Abbiate il coraggio delle vostre scelte, abbiate il coraggio di affermare ad alta voce che sostenete l’attuale governo, che volete Scarso ed il suo seguito. Nessuno ve ne farà una colpa, soprattutto se il convincimento sia in buona fede.
Ci sono Presidenti di comitati regionali, da parecchi anni in carica, da troppi, che oggi hanno voglia di arrivare al Consiglio federale, i quali ritengono di avere le qualità ed i numeri per soddisfare tale ambizione. Ebbene, questi signori o si candidano al Direttivo o vanno a casa poiché hanno alle spalle oltre 16 anni di governo regionale, per i quali non sarebbe più possibile ricandidarsi alla carica di Presidente di C.R..
Purtroppo per loro è la legge che imporrà il rinnovamento e mentre ci sarà qualche possibilità per alcuni per altri li attende la dolce casa e anche qui FATEVENE UNA RAGIONE!
Tanti, non sapendo come sostenere Scarso &co. rivolgono la loro attenzione sulla mia imparzialità, ovvero cercano in tutti i modi di farmi apparire come una persona poco credibile, ebbene pur rispettando il loro punto di vista tengo a precisare che un conto è dichiarare apertamente il proprio pensiero altro è la faziosità. Ho la presunzione di affermare che sono di parte, nel senso che sono fortemente favorevole al rinnovamento, ma non sono fazioso. Anche su questo FATEVENE UNA RAGIONE! Mai censurerò i miei detrattori. 
Infine auspico con tutto il cuore che alle prossime elezioni ci siano candidati nuovi, che nulla hanno a che vedere con il passato e con il presente: gente nuova e fresca, che abbia voglia di dare un taglio diverso è più adeguato ai tempi che viviamo, soprattutto che dia certezze all’intero movimento.

Ezio RINALDI

domenica 3 novembre 2019

IL CASO ERRIGO DOPO LA SENTENZA DEL TRIBUNALE FEDERALE

Sulla sentenza del Tribunale federale in merito alla questione ERRIGO, l’avvocato BONSIGNORE,  atleta Master,  sulla sua pagina facebook ha pubblicato una attenta valutazione sul provvedimento emesso, meritevole di attenzione. Dopo il relativo consenso dell'autore, la riporto cosi come pubblicata sulla piattaforma.
Ezio RINALDI
avv. Riccardo BONSIGNORE ZANGHI
"Analizziamo la sentenza Errigo (decisione n. 5 del Tribunale Federale che troverete facilmente scaricandola da sito della FIS) al netto delle questioni procedurali sulla inammissibilità (questione pregiudiziale dirimente che non ha impedito però al tribunale di entrare ugualmente nel merito).
"Deve essere riconosciuto il diritto dell'atleta a partecipare a più specialità (armi) in mancanza di espresso divieto", esordisce la sentenza.
Un principio chiaro a tutti e cristallino che sembrerebbe chiudere la questione, ma.....
Ma siamo in Italia e quindi c'è l'inghippo che provo a sintetizzare e che si configura nei seguenti termini.
Leggendo la sentenza chiunque penserebbe che se il bravissimo schermidore merita, avrebbe diritto a farsi le qualifiche di Coppa del Mondo che, come tutti sanno, sono finalizzate a entrare in squadra per disputare mondiali e olimpiadi.
Che bello, finalmente una sentenza che premia la meritocrazia: un atleta ai vertici del ranking in due armi può realizzare il doppio sogno mondiale e olimpico, come Nedo Nadi!
Ma ecco la “fregatura” che spegne subito l'entusiasmo iniziale.
Il CT, afferma la sentenza, ha pieni poteri discrezionali e può lasciare a casa chiunque vietandogli anche di partecipare alle predette prove di Coppa a spese proprie pure se il/la nostro aspirante Nedo Nadi sia ai vertici del ranking nazionale e addirittura pure se abbia scelto di competere in un’arma sola (vedi ad es. il recente caso Tagliariol).
La sentenza quindi parla di diritti dell'atleta che però sono soggetti alla "discrezionalità" del CT che con valutazioni personali, non oggettive e di cui non deve rendere conto a nessuno, come una sorta di imperatore romano, può incidere in modo definitivo sulla vita agonistica dello schermitore/schermitrice di livello nazionale.
Il CT infatti, dice la sentenza, non ha affatto il compito di premiare coloro che abbiano ottenuto i migliori risultati sportivi (e ovviamente mettendoli prima nelle condizioni di ottenerli) intervenendo solo a ragion veduta in modo oggettivo e solo in presenza di comprovati e giustificati motivi, ma può tenere presenti cose tipo "lo stato di forma, la compatibilità caratteriale, l'equilibrio dell'ambiente" perseguendo non già il fine concreto di mettere chi vale nelle migliori condizioni per esprimersi e conquistare un posto in squadra in forza dei risultati (meritocrazia), ma il fine astratto di "ottenere i risultati migliori per la federazione": la differenza non è di poco conto perchè al centro non c'è il valore dell'atleta, ci sono le aspirazioni della Federazione.
Questo potere "discrezionale" del CT è talmente invasivo e ampio che può disinvoltamente impedire all'ateta ai vertici del ranking nazionale perfino di prendere parte alle prove di Coppa del mondo, in definitiva, impedendogli di ottenere quei migliori risultati sportivi rispetto alla concorrenza che dovrebbero legittimarlo alla qualifica olimpica o alla convocazione ai mondiali.
Tornando a bomba, la sentenza corregge subito le premesse affermando che il bellissimo principio di diritto espresso in realtà non è valido: l'atleta non ha nessun diritto tout court di competere in più armi in quanto questo diritto può essere vulnerato dalla Federazione per mezzo del proprio CT titolare di "discrezionalità".
Peccato però che la discrezionalità sia la facoltà di libera azione e decisione ma entro i limiti generali fissati dalla legge e non la libertà di fare ciò che si vuole!
Se il CT lascia a casa uno che ha vinto le olimpiadi ed è n. 4 del ranking per portare il n. 12 che può perdere anche con un master perchè il n. 4 ha un brutto carattere, questa non è discrezionalità, è sconfinamento nel campo del diritto libero dove ciascuno fa come gli pare e diventa in definitiva abuso del diritto.
In buona sintesi, non sussiste nessun divieto a competere in due armi a livello internazionale, ma anche no se il CT si sveglia male avendo il potere di escludere chi voglia senza dovere dare troppe spiegazioni.
E' la "discrezionalità" dei singoli secondo la sentenza n. 5/2019 che prevale sul diritto, signori miei.
Alla fine della fiera questa sentenza dopo un magnifico giro di parole afferma l'esistenza di un principio di diritto e contemporaneamente la sua fine avendo in definitiva negato il diritto di fare competere in due armi l'aspirante Nedo Nadi pur in mancanza di norma che lo sancisca.
La Sibilla Cumana non avrebbe saputo fare di meglio!
avv. Riccardo Bonsignore Zanghi"


mercoledì 30 ottobre 2019

CASO ERRIGO: la decisione del Tribunale federale.


Arianna ERRIGO
Mercoledì 5 giugno 2019 pubblicai un articolo inerente il ricorso di Arianna ERRIGO al TAS di Losanna, con il quale la campionessa di fioretto voleva essere riconosciuto il diritto a partecipare alle gare di coppa del mondo in due specialità, ovvero nel fioretto e nella sciabola femminile. Ne è nata una forte controversia con la FIS, che ha visto la fuoriclasse sostenere le sue argomentazioni sulla base dei risultati conseguiti, soprattutto nella sciabola, dove nel ranking internazionale risulta 45^ ma 4^ delle italiane. Il TAS si dichiarò incompetente respingendo di fatto il ricorso.  La ERRIGO ha così adito il Tribunale Federale, il quale nelle sue valutazioni premette che “ non sussiste alcuna norma che preveda in generale l’impossibilità per un atleta, tesserato per la Federazione Italiana Scherma, di partecipare alle gare in più discipline e non può, quindi essere imposta la scelta di una sola disciplina in cui concorrere per la qualificazione olimpica.
Deve essere, quindi, riconosciuto il diritto di un atleta a partecipare alle competizioni in più specialità.
Il Tribunale spiega anche che in presenza di gare in contemporanea, soprattutto in manifestazioni come campionati Europei, mondiali e olimpiadi una scelta è d’obbligo e quindi la federazione ha il diritto di stabilire, sulla base di valutazioni dei risultati conseguiti, in quale specialità far gareggiare i propri atleti, infatti nelle proprie motivazioni afferma: “Non può, dunque, essere affermato tout court il “Diritto di un atleta, in forza dei risultati raggiunti, di essere convocato in più discipline nelle gare di qualificazione olimpica”, dipendendo la “convocazione” anche da valutazioni discrezionali.”
Il Tribunale, fatte tutte le premese, ha rigettato il ricorso per inamissibilità poiché presentato oltre il termine stabilito.
Al di là delle considerazioni che si possono fare su tutta la vicenda, pro o contro la linea federale, la decisione assunta pone in evidenza la inesistenza di precise norme sul problema, ovvero nulla che possa impedire ad una atleta di cimentarsi in tutte le armi/specialità della scherma. Parimenti al cospetto di un calendario gare che preveda la contemporaneità di svolgimento di alcune specialità nello stesso giorno ed in particolare in manifestazioni quali Campionati Europei, Mondiali e Olimpiadi, precisa che la FIS ha il diritto di stabilire, in aderenza ai risultati conseguiti, in quale specialità far gareggiare i propri atleti. Questo è il punto, se la ERRIGO conseguisse il pass olimpico in entrambe le specialità in cui desidera cimentarsi e le stesse si svolgessero nel medesimo giorno, la scelta andrebbe fatta in tempo utile per programmare una proficua preparazione all’evento. Credo che su questo la stessa ERRIGO sarebbe d’accordo nel dover scegliere per tempo in quale specialità gareggiare. Al momento, però, tale situazione non si è ancora verificata.
La decisione è stata condivisa e scritta dall’avv. Joele PICCININO, atleta master e componente del Tribunale federale nonché, a quanto pare, prossima candidata al consiglio federale. 
Ezio RINALDI

domenica 27 ottobre 2019

IL SONDAGGIO: Cosa ha detto?

Cari frequentatori, come annunciato, con l’inizio della giornata odierna ha avuto termine il sondaggio sulle preferenze circa il candidato alla Presidenza FIS. Di seguito i risultati ed una breve analisi.
Hanno espresso la loro opinione n.138 persone che così si sono pronunciate:
ARPINO Marco                                 47,1% preferenze n. 65;
DE BARTOLOMEO Vincenzo         21,7% preferenze n. 30;
MAFFEI Michele                              16,7% preferenze n. 23;
SCISCIOLO Marcello                       05,1% preferenze n. 07;
SCARSO Giorgio                              03,6% preferenze n. 05;
VEZZALI Valentina                          02,2% preferenze n. 03;
AZZI  Paolo                                       02,2% preferenze n. 03
PASTORE Gianpietro                        01,4% preferenze n. 02.
Avrete certamente notato che tra gli attori messi a sondaggio n. 5 sono componenti facenti parte dell’attuale Consiglio; n. 2 sono la eventuale nuova proposta e n. 1 assolutamente indipendente. I 5 dell’attuale consiglio insieme (chiamiamola coalizione in carica, sono quelli maggiormente accreditati per una eventuale elezione alla presidenza) raggiungono una percentuale pari al 31,1% della quale 21,7% conseguita dal solo De Bartolomeo. E qui già si possono fare due riflessioni, la prima è che AZZI non avrebbe seguito, smentendo le scelte del Presidente; la seconda è che il consigliere De Bartolomeo sia il più accreditato, più ancora di Vezzali. La percentuale del 31,1% è ben lontana dal 47.1 raggiunta da Arpino, alla quale va aggiunto il 5,1 di Scisciolo e che insieme raggiungono il 52,2%. Un’altra riflessione va fatta su Maffei, il quale senza aver mai dato la disponibilità ad una eventuale candidatura ed è stato inserito nel sondaggio solo perché qualcuno ha fatto il suo nome, ha raggiunto il 16,7%. A mio avviso una percentuale molto alta. Se chi ha preferito Maffei dovesse esprimersi per la coalizione governativa comunque questa non raggiungerebbe il 50%, per l’esattezza il 47,8, riuscirebbe quindi a superare il solo Arpino dello 07%. Ma se, come Io credo, il 16,7% dovesse spostarsi verso Arpino e Scisciolo ci sarebbe una percentuale del 68,9%, che gradirebbe un vero cambiamento, non solo al vertice ma anche nella componente consiliare.
Qualcuno potrebbe dire che il sondaggio non abbia offerto sufficienti garanzie di serietà e credibilità, supposto smentito clamorosamente dal risultato conseguito sia da De Bartolomeo che da Maffei. Però sono d’accordo con chi afferma che i sondaggi non siano veicoli di verità assolute, però non v’è alcun dubbio che siano, in qualche modo, indicatori di opinioni basati su una ricerca ed elaborazione di dati statistici di un gruppo di persone, relativo ad un dato argomento. Ed è quello che è successo con quello indetto sulla “Piazza”. Ne voglia prendere atto Scarso ed il suo Consiglio.
Dato il successo ottenuto, credo che in futuro ne potranno essere indetti altri su argomenti di particolare interesse per il movimento, intanto ringrazio quanti vi hanno partecipato.
Ezio RINALDI

martedì 22 ottobre 2019

LA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE DI Giorgio SCARSO E Paolo AZZI


Giorgio SCARSO
Il giorno 12 ottobre 2019 alle ore 15.00 si è svolta la riunione delle società
lombarde di scherma a Legnano, ovvero durante il Campionato cadetti di spada.
All’Ordine del giorno questi erano gli argomenti:
1) Relazione del Presidente del Comitato Regionale Lombardo, Maurizio Novellini
2) Incontro con le Società lombarde del Presidente Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso
3) Incontro con le Società lombarde del Vice Presidente Federazione Italiana Scherma, Paolo Azzi
E così è avvenuto, direi quasi in maniera cronometrica.
Novellini andando a braccio ha ringraziato le società lombarde per il loro impegno, elogiando a mio giudizio un pochino eccessivamente il lavoro svolto da tutte, tenendo conto che ovviamente problemi in Lombardia ce ne sono, ma non ne ha parlato, benchè, sempre a mio giudizio, sarebbe stato utile discuterne e avere un contraddittorio, specie perché erano presenti ben quattro consiglieri federali (Paolo Azzi, Maurizio Randazzo, Luigi Campofreda e Salvtore Lauria).
Invece ha preferito passare dagli elogi alla Lombardia ad auspicare l’elezione di un consigliere lombardo in FIS per le prossime elezioni del 2020, magari donna, senza però svelarne il nome. La platea aveva già immaginato chi potesse essere, ma è stato poi Giuseppe Cafiero a declinarne le generalità indicando Joelle Piccinino, avvocato e già magistrato della Corte federale della scherma, rischiarando così i dubbi sulla fantomatica candidata.
La parola è poi passata a Paolo Azzi, vice presidente della FIS, e candidato alla futura presidenza della Federazione per il quadriennio ‘20-’24, designato tale durante la festa della scherma di Anzio.
Discorso lungo, istituzionale, senza svelare troppo di quanto vorrà proporre come presidente una volta eletto, (in poche parole zero argomenti alla voce “programma”) ma si è intuito che avrebbe portato avanti lo stile e gli obiettivi innescati nei quattro mandati or sono da Giorgio Scarso.
Gli interventi sono stati pochi, anzi pochissimi, cioè quattro. Quello di G. Cafiero, che ha espresso quale dovrebbe essere il comportamento di una opposizione, cioè: propositiva, educata, garbata, non anonima, e infine dovrebbe “dare le idee”, cosicchè la Federazione possa giovare della ricchezza di quanto proposto. Infine ha ammesso che in Consiglio Federale si litiga e si discute, ma poi alla fine le decisioni sono univoche e la voce espressa è una sola.
Paolo AZZI
Mi sia concesso di replicare ora a Cafiero senza alcuna polemica e sono certo mi leggerà in questa modesta relazione. Da ingegnere qual’è, dovrebbe sapere che “le idee” sono merce preziosa, che “le idee” nel mondo corrente “si pagano”, perché non tutti hanno idee valide e soprattutto fattibili. Se esistesse un protocollo di come raccogliere le idee e poi far veicolare all’interno del Consiglio Federale, con proposta, discussione approvazione, allora coloro che le idee le propongono, sarebbero tutelati, specie se le idee portano beneficio a tutti, anche a quelli che le suggeriscono. Ma non mi riferisco a faccende di soldi, o di tornaconto societario o in termini di atleti, sia ben chiaro, mi riferisco a uno sport molto italiano in cui uno propone una idea, magari buona e poi i soliti lupi travestiti da agnelli (senza allusioni, sia ben chiaro!) se ne approfittano ampiamente. Il fatto che nessuno proponga idee in questa federazione, sta proprio in questo, nella mancanza di tutele all’origine e credo che in siffatto caso, lo schierarsi politicamente contro, dipenda solo da questo , e non da altro, ovvero una mancanza di fiducia nel sistema tutelare.
Il secondo intervento l’ho fatto io, puntualizzando che uno dei grandi protagonisti del Campionato Italiano svoltosi a Milano nel 2018 oltre la già citata Joelle Piccinino, è stato Alberto Viscardi, noto arbitro internazionale, già eccellente fiorettista. Mentre ho poi chiesto sia a Novellini che ad Azzi quando ci saranno le elezioni federali regionali in Lombardia al primo e nazionali al secondo, e così mi è stato risposto:
In Lombardia prima di natale del 2020; invece per quelle nazionali, saranno con ogni probabilità verso febbraio 2021. A tal proposito Azzi è stato prudentissimo specificando che la finestra elettorale va dalla fine delle olimpiadi a marzo 2021.
Molte sono le congetture e si pensa che la data sia stata scelta affinché Scarso abbia più tempo per poter affrontare le elezioni in FIE che sono state annunciate per il giorno 28 novembre 2020, ma stando ancora seduto sulla sedia di presidente FIS. Infatti non tutti sanno che per candidarsi alla FIE in qualsiasi ruolo, (è consentita una sola candidatura per Federazione) la domanda va presentata entro 40 giorni di calendario prima delle elezioni stesse, pertanto Scarso dovrà presentare la sua entro e non oltre il giorno 19 ottobre 2020.
Nulla di male se si è nei termini di legge!
Il terzo intervento di Gianadrea Nicolai, che chiedeva di aumentare la pressione mediatica e la comunicazione per pubblicizzare la scherma a livello regionale, cosa che anche in questo blog è stata ribadita più volte. https://piazzadellascherma.blogspot.com/2019/09/visual-journalism-federale-non-pervenuto.html
Un ultimo intervento è stato in merito alla possibilità di far entrare nel parterre di gara i presidenti di società sportive, oltre i tecnici. Azzi ha risposto spiegando che in ogni gara a qualsiasi livello e sport i presidenti hanno ruoli dirigenziali e non tecnici così da limitare il loro ruolo alle relative spettanze.
La riunione si è conclusa con l’arrivo del presidente Giorgio Scarso alle 16.30, accolto da un applauso. Egli è stato molto complimentoso ribadendo i concetti espressi da Azzi e Novellini.
Il buffet ha poi lasciato spazio a molti argomenti che i presenti non hanno voluto condividere davanti a tutti, ma solo in privato, svelando e chiarendo fatti e situazioni relative a persone e società, approfittando della presenza dei consiglieri federali e del presidente, in poche parole, i problemi della Regione Lombardia, sono stati affrontati solo in via privata.
In buona sostanza la riunione si è svolta in un clima di cordialità, nel rispetto delle posizioni di tutti.
Il mio desiderio personalissimo, è quello di vedere la nuova Federazione partire a Ottobre 2020 e non a febbraio 2021, in quanto per gli anni che porteranno a Parigi 2024 saranno di vero rinnovamento sportivo e dirigenziale.
Fabrizio Orsini

venerdì 18 ottobre 2019

SONDAGGIO: scegli il tuo presidente: chi voteresti?


Cari frequentatori della “PIAZZA” come ricorderete, nell’articolo “Anzio: la festa dell’addio”, è stata posta in evidenza la dichiarazione di Giorgio Scarso, il quale al minuto 1:08:00 del suo discorso annunciava che al termine del mandato in corso passerà la mano, auspicando una continuità gestionale. Senza voler, qui, entrare nel merito di tale dichiarazione, ed alla luce delle sempre più insistenti voci di possibili candidati alla guida della federscherma, ho inteso promuovere un sondaggio dal titolo “Scegli il tuo presidente: chi voteresti?”

Per potervi accedere e votare, andate in alto a destra del blog, sotto la scritta “home page”, trovate la voce “SONDAGGIO”, cliccateci sopra e vi si aprirà la scheda dove poter esprimere le vostre preferenze. Esaurite le modalità di voto potrete conoscere quante preferenze sono state espresse e la percentuale ottenuta dai possibili candidati. Si potrà esprimere una sola preferenza ed una sola volta. Il sondaggio è assolutamente anonimo!

BUON DIVERTIMENTO!

Ezio RINALDI

mercoledì 16 ottobre 2019

UTOPIA: L'ISOLA CHE NON C'E'


Utopia - L'isola che non c'é
Sapete ci piace essere ironici, ma non troppo. Fantasiosi, ma non troppo. Idealisti, ma realisti.
Facciamo una ipotesi fantastica. 
Raffaele Itlodeo grande e vincente ex atleta sbarca a Utopia. In considerazione del suo curriculum sportivo, viene nominato da Tommaso Moro, Capo di Utopia, responsabile sportivo. Raffaele fa e disfa, crea e distrugge, sceglie e cambia, tutto senza mai una linea guida e soprattutto con il sostegno indiscusso di Moro e dei suoi discepoli. Apparentemente, Utopia, isola della perfezione, sembra offrire democrazia e linearità, dare spazio a tutti e ascoltare il popolo. 
Si capisce però sin da subito che Raffaele e Tommaso hanno un rapporto e una complicità molto speciale e quindi difficilmente c’è spazio per altri e soprattutto per la meritocrazia. Quindi Utopia inizia a cambiare aspetto e con il passare del tempo sembra quasi che Utopia slitti dall’Inghilterra all’Oceano Atlantico a sud della Florida.
Raffaele vede i figli crescere e quindi decide, con l’apporto e il supporto di re Tommaso, che il primo deve diventare un atleta professionista, quindi inizia a creare un progetto approvato, solo per il figlio in via sperimentale, che consente al giovane di studiare facendo sport a seguito dell’intervento del governo sportivo, Tommaso, con vertici scolastici. Caso vuole che i vertici scolastici abbiano un figliolo impegnato nello sport e allenato da Raffaele, che spesso usufruisce delle strutture e programmi governativi al pari dei vincenti atleti di vertice. Il giovane figlio di Raffaele, brucia le tappe e partecipa a soli 13 anni ai primi allenamenti con le nazionali maggiori e al fianco del padre, sempre e comunque, svolge l’attività riservata ad atleti vincenti.
Questo accanimento terapeutico porta i propri frutti e il giovane, riesce a conquistare alcuni lusinghieri risultati, complice anche il forte ruolo carismatico di Raffaele con altri avversari/atleti di Utopia e coetanei del figliolo.
Sin da subito si aprono anche le porte governative per il giovane e entra a far parte della famiglia di professionisti dello sport di Utopia, inserendosi come tutore dell’ordine. Stesso incarico ricoperto dal babbo e da gran parte dei suoi collaboratori, ma anche di persone sempre e comunque volute da re Tommaso.
Il giovanotto dopo tanto clamore stenta a emergere nel mondo dei grandi di Utopia e quindi il babbo, forte del suo ruolo, attira a se atleti di varie parti per allenare il figliolo alla conquista del sogno cerchiato, inoltre, il giovanotto mai consapevole della sua ormai non più giovane età, continua a partecipare da 10anni all’attività giovanile oltre che a quella ‘adulta’. Praticamente il governo di Tommaso e Raffaele gira attorno al ragazzo che “deve” emergere.
Intanto, Raffaele si rende conto che anche il piccolo di casa, secondogenito, dovrà trovare un lavoro e soprattutto avere un futuro garantito, onde evitare che possa sbandarsi. Quindi inizia così un secondo e più duro esprimente degno del settore Ricerca di Utopia. Infatti, bisogna portare il piccolo a crescere velocemente e soprattutto avere il minimo ‘sindacale’ per portalo a rappresentare Utopia nelle manifestazioni importanti, ma anche e comunque dargli un posticino statale in qualche ente sportivo, al pari di padre e fratello.
E’ qui che Raffaele mostra tutto il suo talento nell’arte psicologica e economico aziendale, nel settore Risorse Umane. Sotto lo sguardo attento e consapevole di Tommaso, ormai annullatosi al potere di Raffaele, quest’ultimo porta il figliolo, ben lontano dai vertici nazionali, a fare allenamenti e iniziative governative, inserito sempre e comunque per ‘scelta’ del Babbo. Così il piccolo, si fa per dire, dopo la mancata partecipazione alle finali di categoria alle Utopiadi, dopo notevoli mediocri piazzamenti, ad Utopia e fuori, giunge a ottenere un piazzamento buono alla prima prova delle Utopiadi. 
Raffaele urlando a tutti, dopo aver seguito attentamente il figliuolo, che si tratta della conferma di ciò che aveva visto e previsto. Qualche attento osservatore fa notare a Tommaso che così e tutto molto facile, prendiamo un criceto gli mettiamo una ruota collegata ad una dinamo e poi diciamo che il criceto è un genio perché fa accendere la luce.
L’esperimento è solo ad una fase intermedia, perché Raffaele riuscirà a raggiungere anche questo obiettivo e dare un futuro lavorativo anche al secondogenito, in attesa che l’isola di Utopia sparisca dalla geografia mondiale e che si torni alla realtà.
Thomas More

venerdì 4 ottobre 2019

MONTESQUIEU A VIALE TIZIANO?


MONTESQUIEU
Il mondo dello sport ha (e rivendica con forza) la sua autonomia. E questo è indubbio ed anche giusto.
Tuttavia l’ordinamento sportivo, non meno che i rapporti tra i vari enti e le stesse condotte dei “personaggi” che operano all’interno di quel mondo, non solo, devono necessariamente essere in armonia - come è ovvio -  con specifiche norme del (sovraordinato) ordinamento statale e - ormai - con i principi comunitari, ma, direi, dovrebbero conformarsi a quel sistema di cheks and balances che caratterizza la struttura dei moderni stati democratici. A quel sistema e a quella mentalità: è questione culturale, infatti, non meno che istituzionale.
Il potere assoluto corrompe assolutamente” ebbe ad annotare il massimo teorizzatore della separazione dei poteri; gli esempi (grandi, piccoli, piccolissimi e - addirittura - ridicoli) davvero non mancano.
E allora è il caso di chiedersi se effettivamente, nell’ambito della federazione che più da vicino ci interessa, regni quell’equilibrio, quel rispetto dei reciproci limiti, quella scrupolosa osservanza della legge che dovrebbero caratterizzare l’operato di chi guida un così rilevante settore sportivo e amministra, in ultima analisi, denaro di provenienza pubblica.
È lecito dubitarne se solo ci rifacciamo allo schema del Montesquieu sulla divisione dei poteri.
Quello che può essere paragonato al potere legislativo, vale a dire il potere di “produrre”, modificare ed aggiornare lo statuto federale risiede - formalmente - nell’assemblea.  E tuttavia il ricorso, quasi sistematico, ai commissari ad acta, la delega presidenziale a modificare, secondo la sua personale interpretazione, parti dello statuto non “digerite” dal CONI, il rimedio della “correzione” dei ben noti “refusi non sostanziali”, sono fattori che gettano quantomeno il dubbio sulla reale efficacia e sul rilievo istituzionale stesso del meccanismo assembleare. Ma non basta: bisogna chiedersi quale effettiva libertà di (auto)determinazione abbiano i votanti o se essi piuttosto non siano condizionati da un complesso “sistema di potere” che discende direttamente – appunto – dalla mancata separazione dei poteri. E così si arriva a quegli eccessi di prevaricazione (tra l’allarmante e il ridicolo, appunto) dei votanti fotografati al momento del voto.
Ma, si dirà, esistono garanzie, sia pure attivabili ex post: si può ricorrere alla giustizia sportiva!
E qui si può (si deve) affrontare il secondo corno del dilemma, quello che riguarda il potere “paragiudiziario” all’interno della FIS. Chi sono questi giudicanti? Chi li ha scelti? Chi li ha valutati e selezionati? Quali garanzie di effettiva indipendenza offrono?
Sia chiaro: non ho alcun motivo (personale) di dubitare della onestà intellettuale e della effettiva indipendenza di giudizio di queste persone. Non ne conosco nessuna.
Ma è il sistema in sé che desta dubbi, perplessità e sospetti. È (psicologicamente) difficile giudicare serenamente quando una delle parti in causa è la persona o l’ente che ti ha conferito il mandato a giudicare. C’è il rischio che il giudicante sia prevenuto, che non voglia assumere decisioni sgradite al suo … “dante causa”, o che, al contrario, per non destare il sospetto di non essere realmente indipendente, sia inconsapevolmente (ma pesantemente) orientato a dare torto alla parte alla quale tutti si aspettano che darebbe ragione.
Prendiamo il caso concreto del ricorso in appello contro la decisione di primo grado provocata dal ricorso di alcune società che hanno contestato la recente modifica dello statuto e le modalità stesse con le quali si è svolta l’ultima assemblea.
I componenti del collegio giudicante sono tesserati con qualche società? E, se si, con quale? Con una di quelle che hanno condiviso le modifiche e che hanno giudicato regolare lo svolgimento dell’assemblea o con una di quelle che le hanno contrastate, ritenendo, per altro, che l’assemblea si sia svolta in violazione di precise norme statutarie?
Ma, a dirla tutta, è l’intero sistema della giustizia sportiva che lascia perplessi. Molti giudicanti appartengono alla giustizia amministrativa (TAR e Consiglio di Stato); e così può accadere che il giudice sportivo della federazione “A”, sieda poi nella sezione del TAR che giudicherà le questioni della federazione “B”, mentre il giudice sportivo della federazione “B” … ecc.
Il discorso si può estendere a quel particolare tipo di giudici che sono i componenti del GSA. Quale garanzia di (effettiva) indipendenza essi possono offrire se, alla fine, tutto afferisce al vertice della federazione che nomina il vertice del corpo arbitrale?
E veniamo a quello che possiamo paragonare al potere esecutivo: la concreta amministrazione della federazione. E dunque, ad esempio, la scelta e la nomina dei commissari tecnici (e la determinazione dei loro compensi), la redazione dei bilanci, l’organizzazione dei corsi di formazione dei tecnici (maestri ed istruttori), la organizzazione e gestione degli esami magistrali. L’elenco, ovviamente, potrebbe continuare, ma possiamo fermarci qui.
Forse non è “regolare” (per usare un eufemismo) che un commissario tecnico, distaccato da una amministrazione dello Stato, percepisca lo stipendio dall’ente di provenienza e, al contempo, un cachet (a quanto pare non indifferente) da parte della federazione. Se un funzionario viene distaccato da un Ministero all’altro non percepisce due stipendi. I soldi pubblici vanno amministrati oculatamente. Alla FIS i fondi arrivavano dal CONI (oggi principalmente da Sport e Salute) e sono soldi del contribuente.
Forse non è vero che i corsi di formazione sono gestiti in autonomia dall’AIMS. Questa associazione di categoria (che dovrebbe anche difendere gli interessi dei maestri-lavoratori), se non erro, è sovvenzionata dalla FIS (e dunque nei bilanci dei due soggetti dovrebbe esserci traccia di questo flusso di denaro). Può realmente esercitare la libertà di insegnamento, ad esempio conferendo incarico, in ipotesi, a un docente che non è nelle grazie (anche per motivi elettorali) dei vertici federali, ma che ritiene (scil. che l’AIMS riterrebbe) valido e meritevole?
E infine: è opportuno che la FIS, come ha tentato di fare (non incontrando, allo stato, il consenso del giudice amministrativo) organizzi, gestisca e amministri gli esami per il conferimento del titolo di maestro e istruttore di scherma, spogliandone l’Accademia che, da più di un secolo, svolge tale funzione?
L’Accademia Nazionale di Scherma è un ente autonomo, preesistente alla FIS ed al CONI, composto da persone che (nella maggior parte) non hanno ambizioni elettorali e che, principalmente, non traggono vantaggi materiali dalla appartenenza al sodalizio. Non è utile e opportuno che la valutazione della idoneità tecnica sia operata da un soggetto diverso da chi ha curato la preparazione dei candidati? Non è prudente che la “immissione in ruolo” di nuovi professionisti avvenga al di fuori di ogni ipotizzabile scambio elettorale?
Quando in un unico vertice si riunisce il potere di: 1) modificare di fatto lo statuto, 2) distribuire fondi e utilità alle società, 3) nominare, sia pure indirettamente, gli arbitri e i direttori di gara, 4) nominare i componenti degli organismi di giustizia sportiva, 5) nominare, con procedure forse extra ordinem, i commissari tecnici, 6) organizzare, tramite longa manus i corsi di formazione e quindi premiare, con il relativo incarico di insegnamento, questo o quel maestro (e quindi questa o quella società), 7) gestire gli esami per il conferimento del titolo professionale e quindi determinare chi deve diventare maestro o istruttore e chi invece deve rimanere nel limbo dei non più atleti e non professionisti, si sono poste le basi per una gestione, quantomeno, opaca del “potere sportivo”, che ben potrebbe essere speso per acquisire e/o mantenere vantaggi sul piano elettorale.
Non sempre la continuità è un valore, mentre lo è certamente la trasparenza.
Maurizio Fumo

mercoledì 2 ottobre 2019

QUANDO L’ATLETA È IN VACANZA


Marilyn Monroe
Eh già, quando l’atleta è in vacanza, “qualcuno”, in FIS, fa come quel marito che aveva mandato in campeggio moglie e figlio per poter lavorare in santa pace, e invece si ritrovò Marylin Monroe come vicina di casa, senza poi combinare nulla né al lavoro né a casa, e tantomeno con Marylin, unendo a tutta la vicenda una serie di pensieracci…
Ugual cosa succede in FIS cari amici. Quando gli atleti sono in vacanza, in Federazione si scatenano per complicare il metodo di affiliazione, per ossequiare la norma sulla privacy, sulla chiarezza, sulla trasparenza, sulla chissachecosa e invece di semplificare, aumenta il gran casino per tesserarsi.
Vediamo allora come si deve fare per tesserarsi in questo anno di grazia (olimpica) 2019-2020:
Primo passaggio: mettere soldi sul conto federale (farsi un preventivo prima è difficilissimo, bisogna impostare un foglio excel e aggiustare la cifra a occhio);
Secondo passaggio: tesserare la società con tutti i dirigenti, e mandare il celebre Modello C (C sta per celebre, o celere? Boh, chi lo sa);
Terzo passaggio: tesserare il tecnico e mandare un Modello C (elere) separato dal precedente;
Quarto e ultimo passaggio: tesserare gli atleti e mandare un Modello C anch’esso separato dagli altri.
La domanda viene spontanea. Non si possono fare passaggi sequenziali senza mandare Modelli C separati, ma un unico in cui sono unite tutte le pagine relative alla società, i dirigenti, i tecnici e gli atleti? Troppo difficile?
Se non contiamo i problemi di posta elettronica federale piena, una qualsiasi società che ha una certa fretta, si trova costretto a telefonare forzatamente in Viale Tiziano per far accelerare i passaggi e le varie fasi tramite i dipendenti federali, i quali si fanno in quattro per star dietro a questa nuova procedura di affiliazione. E credetemi, il 100% delle società hanno chiamato a Roma. Per fortuna sono solo 333! Se fossero state 666, sarebbe stato “infernale” non trovate?
Già me li immagino mentre concepivano allegramente la nuova procedura di affiliazione, come i due protagonisti del film “Quando la moglie è in vacanza”, dove Marylin e il vicino di casa suonavano “le tagliatelle” a quattro mani al pianoforte. Nel nostro caso mi immagino i tromboni federali (mettete voi i nomi) che al pianoforte, anzi no, al computer, cantano a ritmo di musica: “tuttoinregola, tuttoinregola, tuttoinregola tutttooooooo!!!!” ma al piano, anzi no, al computer, purtroppo non c’è Marylin.
Sbizzarritevi liberamente voi con la fantasia.
Vostro cinematografico
Ugo Scassamazzo
P.S. Cari amici, parallelamente a questo, visto che per tesserarsi sono così ossequiosi della legge, con Modelli C mandati a più riprese, precisi, separati chiari, con note scritte in piccolo in calce al Modello, non è curioso invece che, visti i celebri refusi a profusione, al contrario, per lo statuto federale, usino la manica e pare anche la scollatura larga, larga, larga…?
Ciao ciao dolce Marylin!

domenica 29 settembre 2019

OLIMPIADI TOKIO 2020: I misteri delle designazioni arbitrali


Anche gli arbitri aspirano alle poltrone. Riuscire a presenziare a una grande gara come le olimpiadi è fra i grandi traguardi cui uno sportivo possa aspirare, ed è così anche fra gli arbitri. Purtroppo la proporzione fra gli atleti e quest’ultimi è ovviamente bassa, e sono pochi i privilegiati, benché nella olimpiade del 2012, gli italiani della scherma, vi andarono con una compagine di tutto rispetto: Raniero Bernardini, Direzione di torneo; Marco Siesto Commissione arbitrale e un arbitro in campo, Gaspare Lo Schiavo. Non va dimenticato che il presidente della FIS, Giorgio Scarso era a quel tempo Vice presidente della Fédératione Internationale Escrime. Grazie a questo aveva un potere decisionale imponente, che gli fu tolto nel 2016 a valle delle olimpiadi di Rio, quando fu detronizzato nonostante la splendida figura che i tre uomini italiani posizionati uno in Direzione di torneo (Alessandro Cecchinato) e due in pedana (Marco Pistacchi e Giuliano Ranza) tanto che quest’ultimo sugellò la carriera venendo eletto miglior arbitro di spada dell’olimpiade.
Il quadriennio di Scarso dal 2016 in qua, ha visto un assottigliarsi della presenza italiana in campo arbitrale frutto anche della parabola discendente del presidente italiano in ambito internazionale, (e pare anche nazionale), infatti alle prossime ambitissime olimpiadi tokyolesi, andranno solo (si fa per dire) due arbitri italiani, ma nessun direttore di torneo o tecnico, ovvero Emanuele Bucca di Mazara del Vallo, e Isacco Scomparin di Mestre, ma va rimarcato che fra i direttori tecnici di torneo non ci sarà nessun italiano, benchè Marco Pistacchi sia in attualmente in carica nelle commissioni internazionali delle migliori gare.
Questi due nomi per la verità non sono nemmeno minimamente paragonabili a quelli precedenti, sia per esperienza che per conclamate doti arbitrali, benchè siano esperti rispettabilissimi e competenti nel loro settore. In Italia infatti ci sono arbitri che per curriculum scalpitavano per andare a Tokyo, e che di gavetta ne avevano fatta parecchia, e sempre agli ordini di sua maestà. Invece, poiché nessun siciliano era mai andato a un’olimpiade, nel quasi ventennio di Scarso, pare fosse giunta l’ora, nonostante il Bucca, non abbia mai arbitrato un mondiale.
Voci tra le pedane fanno echeggiare il nome di altri personaggi, e quello di qualcuno che agli ultimi mondiali magiari ha lasciato il segno (negativo per la verità) e che ha fornito all’alta dirigenza di Viale Tiziano, il punto di appoggio per fare il salto del cambiamento arbitrale. Un salto più che carpiato e dal coefficiente alto, perché sappiamo che Bucca è un arbitro di Categoria B, mentre ce ne sono altri di Categoria A, che per ragioni a noi misteriose pare non siano stati presi minimamente in considerazione.
Sia Bucca che Scomparin, cominceranno fra poco un lungo giro che li porterà per il mondo ad arbitrare le più impegnative gare pre-olimpiche, così da farsi le ossa e arrivare a Tokyo senza troppi lividi.
Incuriosisce come non siano mai state nominate donne per questi ruoli nonostante ve ne siano svariate e anche molto competenti,… ma pare non siano siciliane. 
Vostro dubbioso
Ugo Scassamazzo

venerdì 27 settembre 2019

RIVOLUZIONE SPORTIVA: condivisa o meno, ci siamo.


Cari amici eccoci qua,
sono passate alcune settimane dall’ultimo articolo e con l’inizio dell’anno scolastico e del nuovo governo Conte, parte anche la nuova stagione sportiva del nostro amato sport, la scherma! Che dire se non che le prime gare siano dietro l’angolo, mentre un notevole gruppo delle potenziali, ma molto meno di 333 società italiane stiano facendo i salti mortali per riuscire a tesserarsi in tempo, forse senza riuscirci? In questo modo qualcuno perderà le prime gare, e la federcassa sarà a secco per tutto il primo mese di scherma e oltre. Eppure dovrebbero accorgersi di questa mica poi tanto strana federfaccenda che gli iscritti arrivino alla spicciolata fino a dicembre, e solo pochi, anzi pochissimi partano ad agosto. Nulla da fare, le federriunioni evidentemente sono intasate da altre federdiscussioni. Quali? Vi accontento subito.
Con il nuovo governo, e se vogliamo con il nuovo ministro dello sport On. Vincenzo Spadafora nello sport italiano cambieranno parecchie, se non parecchissime cose:
Lo sport sarà gestito come sapete da Sport e Salute SpA, vuol dire che CONI e Stato saranno gli interlocutori principali per far arrivare i grandi eventi sportivi in Italia e gestirli al meglio, con più dialogo fra istituzioni, senza che vi siano colpi di testa dell’ultimo momento. Le ricadute saranno anche su tutte le federazioni che dovranno adeguarsi all’enorme numero di decreti sullo sport che prenderanno il via pian piano. Tutti i gruppi militari e sportivi di vario genere saranno riordinati e a molte prime donne dello sport piazzate a vari livelli, verranno posti confini territoriali all’interno del mondo sportivo.
Non solo perché anche il numero di mandati dei presidenti federali e dei consiglieri a tutti i livelli territoriali, sarà chiarito una volta per tutte, evitando le situazioni di parcheggio alle federgreppie per decenni, che non giovano a niente e nessuno.
Sarà normato anche il popolo dei lavoratori nello sport, questo per dare garanzie a tutti, società, operatori, volontari, per pagamenti, stipendi, assicurazioni e previdenza sociale, una cosa che si invoca da molti anni, senza che mai se ne venga a capo.
Inutile dire che la risoluzione delle controversie tra la nostra federistruttori e l’Accademia Nazionale di Scherma, dovrà essere rapida e chi se ne occuperà dovrà togliersi le federfette di prosciutto dagli occhi.
Verrà creata e normata seriamente la figura dell’agente sportivo, cosicché andranno in pensione gli improvvisatori e i cialtroni e lo sport sarà finalmente qualcosa di serio dal punto di vista degli ingaggi.
Gli impianti saranno messi a norma per la sicurezza in ogni senso e qui i progettisti e le imprese si dovranno dare da fare, così come lo Stato, che dovrà stanziare soldi per la ristrutturazione di edifici che nei migliori dei casi risalgono a 30 o 40 anni fa.
Le federcontabilità saranno finalmente normate con regole chiare e i bilanci smetteranno di essere dei thriller alla John Grisham, o leggibili secondo decriptatore fornito direttamente dalla CIA, insomma chiunque potrà leggerlo e capirci qualcosa.
Infine la rivoluzione arriverà anche nelle scuole, invocata da tutti a gran voce, genitori, ragazzi, insegnanti, scuole, società sportive, ma fino a oggi si sono visti solo tenui raggi di sole, che scaldano ben poco e illuminano ancora meno.
Bene, che altro aggiungere se non che praticamente il lamento del popolo della scherma sale dal basso, in quanto la federsilente federscherma non parla, non informa, non dice nulla, non sfrutta nemmeno la federmail per mandare aggiornamenti di vario tipo (si tratta di sole 333 mail, o anche meno) magari delegando i Comitati regionali. La federnò invece preferisce tacere, non si sa se è perché non conosce le notizie sulle riforme o perché non ne vuol parlare. Eppure da anni la federpromesse annuncia di stare vicina alla base, ma non si è capito come, forse sta ancora cercando un federmetodo.
C’è chi fa notare che nel celebre video della federfesta di Anzio, il minuto di silenzio a chi è mancato è stato sì un bel gesto, ma fra tutti i menzionati non c’era Carlo Macchi, un personaggio importante per la Federazione Italiana Scherma. Sono stati meritatamente premiati dalla federtarghe anche meritevolissimi atleti scomparsi decenni or sono, ma il bravo M° Carlo Macchi non ha ricevuto nemmeno un pezzo di carta di quaderno con su scritto: “grazie per tutto quello che hai fatto” e di cose ne ha fatte parecchie. Ma il motivo di tanto silenzio sapete qual è? Macchi, come tanti altri, sono dei federnemici, dei federribelli, che osano alzare la cresta, guardare avanti, pensare diversamente, e sotto sotto attentano alla federpersonalità del federcapo. No no no no! Non si fa, perché la federpolitica consiste nel federpremiare i federamici e spaventare i federdisallineati, in modo che tutti ritornino nei federranghi e si trasformino in federsoldatini che dicono sempre “gnorsì federpresidente!”.
Sarà bene fare delle federriflessioni serie e federsensate, mentre il mondo dello sport sta mettendo in atto la sua rivoluzione, che per gli italiani è quasi copernicana, mentre per la federdistratti è ancora federtolemaica.
Il resto del popolo della scherma ha necessità di un cambiamento vero, non federfinto, e sarà bene che ogni presidente di società, ogni grande elettore, (atleta o maestro che sia) sappiano guardare non al federfuturo di una certa federscherma, ma quello vero, quello che toccherà ognuno di noi.
Vostro rivoluzionario
Ugo Scassamazzo




giovedì 19 settembre 2019

ANZIO: la festa dell'addio


Brindisi alla festa di addio alla FIS
Nello scorso w.e si è svolta ad Anzio la ormai consueta festa della scherma. Questo momento, secondo gli intendimenti del consiglio federale, dovrebbe vedere la partecipazione delle società di scherma con cui lo stesso consiglio possa confrontarsi su quanto fatto nella stagione agonistica appena conclusa e su quali programmi lavorare per il futuro, anche alla luce delle maggiori novità normative e politiche. In sala poca gente nonostante un “accademico” sforamento di orario nella speranza che arrivassero tutti quelli che avevano già preventivamente garantito la loro presenza e che invece alla fine non si sono presentati.
Tutto l’incontro è comunque visualizzabile al seguente link:
L’incontro è parso condotto in maniera superficiale, senza una scaletta ordinata e condivisa, circostanza che è addirittura sfociata in una grossolana gaffe quando il moderatore ha dimenticato di dare la parola all’assessore alla cultura del comune di Anzio. L’empasse è stata recuperata solo grazie al puntuale “richiamo” del padrone di casa, il presidente del CR Lazio.
Come detto dopo i saluti di rito della padrona di casa, a cui va il plauso per aver organizzato una bella manifestazione e durante i quali il Vice Presidente Azzi con poco garbo istituzionale si sia intrattenuto al telefono, ha preso la parola il presidente Scarso che con tono stanco, sofferto ed a tratti incerto ha snocciolato la sua “arringa” rigorosamente “a braccio”.
Con grande stupore uno dei primi passaggi del Presidente è stato dedicato al sottolineare il fatto che dopo sette anni questo tipo di iniziativa si sia rivelata un insuccesso tant’è che nelle prime battute del suo discorso afferma testualmente: “………anche se questo appuntamento fa fatica a prendere piede……”. Ai presenti inoltre non è sfuggita la velata sofferenza di fondo del presidente per il quale, le azioni giudiziarie in corso, evidentemente sono diventate unico oggetto dei suoi pensieri, tant’è che in uno dei suoi primi passaggi evidenzia come l’organizzazione di questa festa, che ricorda essere nata per effetto di una modifica statutaria richiesta dal CONI, non tema che gli venga annullata.
Evidentemente il Presidente Scarso dovrebbe chiedersi per quale motivo le modifiche proposte dal CONI non siano oggetto di appello da parte di nessuno, mentre quelle proposte dal suo Consiglio Federale e dall’Assemblea da lui opportunamente “addomesticata” siano oggetto di costanti azioni, che sino ad oggi hanno peraltro sempre visto soccombere lo stesso Scarso ed il consiglio che lo sostiene.
Al termine del minuto di silenzio, (ridottosi in effetti a 16 secondi), in memoria di coloro che recentemente ci hanno lasciato, è stato sottolineato il doveroso e doloroso ricordo di Lorenzo Major, ma ha altresì tuonato l’assenza per il mancato ricordo di Carlo Macchi che è certamente da considerarsi a pieno titolo uno dei grandi protagonisti della scherma recente. Purtroppo a Carlo ed alla sua famiglia neanche una targa di “similargento”, in pratica neanche un pensierino come quelli che si fanno a Natale ai vicini di casa, eppure di targhe e riconoscimenti, a volte neanche comprensibili, ne sono stati dati nella giornata di Anzio.
Il discorso di Scarso è proseguito con un rapido passaggio sui mondiali di Budapest e poi il suo “tormentone” è ritornato in ballo. Infatti dei 55 minuti circa, del suo discorso, oltre un terzo, li ha voluti “amabilmente dedicare” a quel popolo della scherma che non riuscendo più a far valere i propri diritti attraverso un confronto schietto e trasparente con i vertici federali, è stato costretto a rivolgersi alla magistratura sportiva ed ordinaria al fine di garantire il rispetto di tutti gli iscritti alla Federazione. Nella disarticolata “scarsiana” disamina, dove non soffermeremo l’attenzione sull’imbarazzante sequenza di sbadigli ed attacchi di onicofagia del Vice Presidente Azzi, delle bevute a “collo di bottiglia” dello stesso Azzi, del Presidente Scarso e di alcuni altri consiglieri, sono state fatte affermazioni che certamente hanno lasciato quantomeno stupiti gli attenti partecipanti. Il presidente Scarso, infatti per cercare di giustificare la “schedatura” fotografica perpetrata in occasione dell’assemblea di Riccione ha affermato testualmente:” ….abbiamo ricevuto la richiesta di togliere le foto dal sito …..e mai avremmo pensato che ci si appellasse alla privacy e a tutte una serie di norme che sono diventate un’opportunità per far valere i propri diritti…..” Il presidente Scarso con questa affermazione ci ha sottolineato, qualora ve ne fosse necessità, di non conoscere minimamente quali siano le norme sull’argomento, che a conferma della delicatezza dello stesso è oggetto di discussioni in sede ONU,  e soprattutto non ricorda, oppure non sa, che lui stesso dovrebbe essere il garante del diritto alla privacy di ogni suo tesserato.  Ma di tutto questo a Scarso non importa nulla perché lui fa fare le foto che vuole, a chi vuole e quando vuole!! Ebbene in questa occasione non è stato così.
Nella sua sonnecchiosa e “farfugliosa” relazione ha lasciato tutti attoniti quando al min. 48:30 dichiara: “………..c’è un clima di costante ricorso alla autorità giudiziaria sia quella federale ma quella ancor più grave è il ricorso alla giustizia ordinaria, TAR e così via…” In sostanza il presidente Scarso ritiene grave utilizzare la legge per poter aver ragione delle proprie istanze ed evidentemente cerca di darci una lezione contraria a quanto ci è stato da sempre insegnato dai nostri padri e cioè che la giustizia va ricercata ed adita nelle sedi opportune, che sono i tribunali. Secondo Scarso, quindi, quali sarebbero le sedi opportune se non quelle dei Tribunali Federali ed ove consentito quelle dei Tribunali Amministrativi? Forse lui conosce altre sedi….?
Per toglierci ogni dubbio il suo concetto di legge e giustizia il presidente Scarso lo ha rappresentato chiaramente quando addirittura afferma al min. 48.52: “………. Il TAR del Lazio aveva dato un’interpretazione non in linea con il nostro modo di immaginare la gestione del settore magistrale….” In sostanza sarebbe il TAR che avrebbe interpretato male quello che Scarso voleva intendere. Insomma siamo all’ennesima conferma che il Presidente Scarso è convinto che nello “Stato Federscherma” chi decide è lui, che le leggi le fa lui e che la magistratura ordinaria non interpreta bene quello che lui vuole!!!
Dopo averci chiarito su come ha impiantato il suo regime presidenziale, Giorgio Scarso al minuto 1:08:00 annuncia che al termine del mandato in corso passerà la mano auspicando una continuità gestionale perché secondo lui solo questa garantisce un solido futuro della nostra Federazione.
Anche in questo caso il Presidente Scarso dimentica fiumi di letteratura che parlano del cambiamento come leva del successo e del miglioramento. Evidentemente dimentica, non senza colpa, che in America, il cambiamento è stato utilizzato per trasformare un paese, che quando in occidente correva il medio Evo loro erano poco più che alla preistoria, nella più evoluta e grande democrazia del mondo.
La manifestazione prosegue con la rituale consegna dei riconoscimenti, dove spicca su tutti un Mario Micheli che tedia la platea con una specie di siparietto con Alberto Ancarani per un premio che nessuno ha capito. Ricordo che Mario Micheli, Vice Presidente del Club Scherma Foligno, è il Presidente della Commissione Propaganda della FIS, che in occasione della scorsa Festa della Scherma a Firenze, ha ricevuto dal Presidente federale Giorgio Scarso il Distintivo d’Onore d’Oro, il massimo riconoscimento FIS che viene concesso a chi si prodiga in modo eccezionale in favore del movimento schermistico italiano.
Giustiniano (per gli amici Giusti) RISCI

lunedì 9 settembre 2019

VISUAL JOURNALISM FEDERALE: non pervenuto


Sì sì cari amici, il visual journalism, il giornalismo visivo, in FIS non è ancora pervenuto! Di cosa si tratta? Ora ve lo spiegherò in maniera succinta, di modo che possiate capire in che situazione ci troviamo e vi anticipo che non è bella.

Per spiegarvi il concetto partirò da un esempio molto semplice. Quando sui social vediamo la foto di un campione che esulta o con la medaglia al collo, pensiamo subito che ci sia stata una gara e che lui l’abbia vinta. Pensiamo che l’evento sia accaduto poche ore prima e che il personaggio che la posta ci abbia voluto informare. Se nella foto appare il messaggio che completa l’immagine, l’informazione è completa, ma se al contrario manca, dobbiamo andare a cercare la notizia in una didascalia o in un luogo che mi dia l’informazione. Se mancano entrambe le notizie, allora la foto è incompleta, o fine a sé stessa. Ma attenzione cari amici, se l’immagine è veicolata da un soggetto che ha come interesse principale quello di informare, allora l’immagine non è fine a sé stessa, ma gravemente lacunosa e per certi versi è anche frustrante. Lascia il destinatario privo dell’unica fondamentale notizia giornalistica: Chi, Dove, Come, Quando e Perché. Anche il più analfabeta dei giornalisti conosce queste cinque paroline chiave per fare il suo adorabile mestiere. La foto del campione che ho citato racchiude per lo meno un paio di quelle cinque parole/domande. Solo per delineare meglio lo scenario se il campione ha addosso una medaglia olimpica, o il distintivo dell’olimpiade in corso, capisco che ha vinto e quindi non c’è molto da dire: si trova a Tokyo, nel 2020, ha vinto l’oro o il bronzo in quella giornata. Questo per le olimpiadi, ma chiariamoci le idee, se l’osservatore è un conoscitore o cultore della materia, fa presto a capire, ma tutti gli altri no. I meno preparati, specie i giovanissimi, confondono la VEZZALI con Bebe VIO, anzi, oramai la VEZZALI è quasi dimenticata. Non mi dilungo, perché voglio passare ad altre faccende più importanti.
Ieri si è svolta la giornata mondiale della scherma. Un po’ in tutto il mondo si è celebrato l’avvenimento con varie iniziative. La Federscherma italiana, ha postato sulla sua pagina Instagram svariate immagini di questo evento, raccolte in numerose parti d’Italia e in una certa quantità di luoghi del mondo.
Guardandole confesso che non ho provato entusiasmo, e nemmeno compassione. No, manco per nulla. Anzi ho provato un certo imbarazzo. Decine di fotografie carpite dai loro autori con la genuinità di chi ama davvero questo sport, in cui erano ritratti schermitori in varie pose negli splendidi scenari del nostro magnifico paese. Il più delle volte però apparivano una manciata di coraggiosissimi atleti che facevano i figuranti a zonzo, senza una vera idea. Mi preme dir loro: BRAVI! A loro va tutto il mio plauso, perché uscire di casa con la divisa e la maschera in testa e l’arma in mano, con il caldo dei giorni passati, e soprattutto sotto lo sguardo sospetto dei propri concittadini lo trovo davvero coraggioso. Identica cosa l’ho vista in svariati paesi esteri, dei quali quello finlandese di Pyhän Olavin Miekkailijat, in Savonlinna mi ha colpito moltissimo.
Un manipolo di sei schermitori uscivano da un ascensore e si trovavano su un ponte autostradale per combattere accanto a delle auto in corsa, il tutto ripreso (molto bene) con un drone, il cui effetto finale era, lasciatemelo dire, molto desolante. Ho provato personalmente svariate sensazioni.
Intanto la buona volontà e l’impegno, che difendo altamente e plaudo con energia l’ho apprezzata enormemente. Però il risultato evidenziava in Finlandia come in Italia, ma vale lo stesso per le Filippine, o la Grecia, uno scenario povero, non solo di numeri, ma anche di qualità, cosa che mi preme osservare dicendo che la scherma è uno sport di enorme qualità: tecnica, umana, sportiva e valoriale. Da queste immagini che un po’ ovunque vengono celebrate come il flashmob della scherma, appare un mondo molto poco invitante, anzi, che suscita tenerezza e ad alcuni provocherà anche ilarità, facendo pensare che siamo “poveri schermitori, quattro gatti che non sanno come venirne fuori”.
Se si volevano allontanare i giovani ci sono riusciti bene. Non mi riferisco agli adolescenti che già lo fanno questo sport e che lo amano, no, no, mi riferisco agli altri, quelli che vanno bighellonando per la città senza sapere come tirare a campare nel tempo libero, piangendo il fatto che non possono o non vogliono fare più il loro vecchio sport, o peggio ancora che lo sport non lo hanno mai preso in considerazione. Guardando la pagina Istagram di Federscherma troveranno qualcosa di ridicolo se non puerile, che quelli che si occupano seriamente di visual journalism (Giornalismo visivo), non dovrebbero nemmeno postare.
Eh cari amici, non è che l’avere una macchina fotografica nel telefonino mi rende Mario Testino. E il fatto che io possa postare e mostrare le mie immagini non mi trasforma in un giornalista d’avanguardia, anche se arrivo a migliaia di visualizzazioni della mia storia. Instagram infatti è capace di darmi molti dati che hanno ognuno un significato ben preciso e poiché dà statistiche e geolocalizzazioni perfette, per primo dovrei sfruttare questo strumento in maniera sensata.
Mi rincresce dire che la problematica non investa solo l’Italia, ma anche il resto del mondo, tenendo conto che gli Stati Uniti queste cose non le fanno. Come mai? Siamo avanti noi o indietro loro?
Passiamo a qualcos’altro ovvero: come la farei io la pubblicità della festa della scherma, così magari mi attiro qualche tifoso come la volta scorsa.
È solo un esempio che mi sono fatto suggerire da due esperti, un visual journalist e un autore televisivo. 
Partiamo da un presupposto: che il totale delle società di scherma in Italia è 333 (per la verità sono meno, sempre in virtù delle notizie date da Paolo Cuccu, sull’accorpamento delle società sportive in Italia), ma prendiamolo per buono.
Considerati i numerosi campioni della scherma italiana ne assegnerei uno per ogni società sportiva e farei un brevissimo video di non più di 30/40 secondi.
Ecco la sceneggiatura:
Primo piano di una mano sulla spalla di una persona (un bambino o una bambina).
La camera si sposta indietro allargando il campo visuale e man mano si compone l’immagine di quel campione (con le medaglie al collo) e di un o una giovane atleta.
Sotto l’immagine scorrono alcuni dati sportivi della scherma italiana (numero di medaglie olimpiche, records, ecc…) e il nome del campione o della campionessa che compare nel video, come testimonial.
Dissolvenza e i seguenti titoli di coda:
Vieni a fare scherma anche tu, lo sport che ti accompagnerà sempre;
Giornata mondiale della scherma;
Club scherma fiorettopoli asd;
info: telefono mail sitoweb Insta FB ecc.;
Federscherma - CONI.
In questo modo ci sarebbero 333 video in circolazione in tutta Italia, con uno sforzo relativamente basso e soprattutto mostrerebbe all’Italia e agli italiani cosa questo sport sia stato in grado di realizzare nei suoi 110 anni di storia.
Ma evidentemente la federmedaglie è tutta affaccendata a postare storie poco descrittive e poiché ogni storia su Instagram/Facebook resta solo 24 ore, se uno perde la notizia, non sa più come rintracciarla. L’ideale sarebbe che comparisse un riassunto sotto le foto nel wall, a fine giornata, ma ahimé no, le foto sono piene di hashtag, ma non quelli che servono per la notizia. Spesso invece si deve andare sulla pagina della Fédératione Française d’Escrime FFE o della FIE, per avere l’immagine del podio e sapere chi ha vinto, con tanto di classifica fino a 16° o 32°. Curioso quindi che una cosa così banale e semplice, non si riesca a fare in Italia.
Gli strumenti social che avrebbero dovuto essere d’aiuto, sono diventati uno strumento inutile nelle mani di chi lo fa funzionare, perché è vero che anche un bambino è in grado di postare foto e storie, ma una federazione deve fare le cose con professionalità. E si che l’attuale Consiglio per promuovere la nostra Federazione ha contrattualizzato un professionista ad 80mila euro annui a cui si debbono aggiungere altri 152 mila qualora si debba fronteggiare la richiesta avanzata da parte della INPGI (Istituto Nazionale Previdenza Giornalisti) che ritiene inadempiente la FIS per mancati contributi versati al suddetto professionista.
Vostro giornalistico
Ugo Scassamazzo