sabato 28 dicembre 2019

BILANCIO DEL BLOG: considerazioni e valutazioni


Siamo a fine anno e credo doveroso informare i lettori circa quanto fatto con il blog nell’anno che sta per concludersi.
Sono stati scritti e pubblicati fino ad ora 101 articoli, con i quali si sono toccati vari argomenti e tutti di particolare attrattiva, che hanno visto intervenire tanti lettori. I temi di maggior coinvolgimento sono stati quelli appresso elencati, con fianco di ognuno il numero dei commenti e delle letture. Tutti hanno potuto esprimere il proprio pensiero, anche se alcune opinioni sono stato costretto a censurarle poiché contenenti affermazioni offensive e diffamatorie. Vale la pena ricordare che l’offesa e la diffamazione spesso si nascondono nei meandri di un lessico talvolta subdolo e ambiguo.
1.    LA FRUTTA di Sandro CUOMO – 22 giu.2019 – 226 commenti – letto 5.290 volte;
2.  DOPING TECNOLOGICO: lettera aperta al Presidente Giorgio SCARSO – 15 gen.2019 – 133 commenti – letto 4.425 volte;
3.   DOPING TECNOLOGICO: c’è anche nella scherma? – 29 mag.2019 – 33 commenti – letto 4.393 volte;
4. LE MENZOGNE FEDERALI: il TAR del Lazio dà ragione all’ANS – 18 feb. 2019 - 127 commenti – letto 4.380 volte;
5.   IL MALE OSCURO E LA LEADERSHIP – 27 mag.2019 – 208 commenti – letto 4.187 volte;
6.    GLI ASSOLUTI NEL PALLONE (OVVERO TURISTICA DA MALEBOLGE A GIUDECCA) – 10 giu.2019 – 131 commenti – letto 3.938 volte;
7. GLI ACCADIMENTI F.I.S./A.N.S. visti dall’avv. Gaspare FARDELLA – 16 giu.2019 - 138 commenti – letto 3.820 volte;
8. INTEMPERANZE, INCREDULITA’ E VOGLIA DI VOLTARE PAGINA – 5 feb.2019 – 189 commenti – letto 3.692 volte;
9. STATUTO FEDERALE ED IL RUOLO DELL’A.N.S.: il pensiero di Michele MAFFEI – 18 mag.2019 – 237 commenti – letto 3.411 volte;
10. IL TRIBUNALE FEDERALE BOCCIA LO STATUTO – 18 lug.2019 – 193 commenti – letto 3.279 volte.
Di seguito la provenienza dei contatti:
Italia:  831.665; 2.  Stati Uniti:  63.720; 3. Germania:  18.352; 4. Francia:  6.245; 5. Russia: 4.889;
6. Ungheria: 4.766; 7.  Kuwait: 4.569; 8. Regno Unito: 4.158;9. Ukraina: 4.056; 10. Belgio: 2.685.
Il blog è stato è stato cliccato, dal giorno della sua nascita, circa 990.000 volte e nel solo 2019 ha raggiunto circa 390.000 contatti. Un grande successo dovuto alla qualità ed all’interesse che alcuni temi trattati hanno suscitato, tra questi, indubbiamente le questioni statutarie; tecniche e la vicenda FIS/ANS. Quest’ultima tiene banco ancora adesso.
Un successo che ha posto il blog all’attenzione di lettori di tutto il mondo.
Devo ringraziare, tra gli altri, due personaggi che con il loro intervento hanno elevato il livello di discussione, soprattutto per la loro diversità di pensiero e per la loro collocazione in ambito scherma: Dott. Maurizio FUMO, Vice Presidente ANS e avv. Ciro RENINO componente la Corte di Appello Federale. Una menzione particolare per il giornalista Mattia BORETTI, autore di alcuni pezzi di pregevole fattura.
A più riprese ho dichiarato di essere di parte, ma nella mia idea di partigiano si eleva quella di un cambiamento sistematico dei vertici federali. Non sponsorizzo una fazione perché si vuole arrivare alla gestione del potere, sostengo una idea di sistematico rinnovamento e per questo sono stato e sono favorevole a due mandati secchi. Ciò consentirebbe di alienare quel modello di gestione che negli ultimi tempi si è dimostrato personalistico ed intriso di fini soggettivi che tanto disagio ha procurato e sta procurando alle piccole e medie realtà. In questo senso sarò sempre di parte.
La “Piazza” si è dimostrata accogliente, senza distinzioni di appartenenza, fatte salve alcune eccezioni che, come già accennato, non potevano essere ospitate.
Per il 2020 auspicherei la morte dell’anonimato, che la gente possa sentirsi libera di esprimersi senza il timore di intolleranze da parte di chicchessia. Auspicherei la pace politica e sarebbe molto semplice: potrebbe essere  sufficiente saper ascoltare! Dico auspicherei, quindi condizionale, poiché tante sono le diatribe ancora in atto, per le quali ci saranno verdetti dei vari Organi di Giustizia, sportivi e ordinari, i quali in un modo o nell’altro incideranno sugli aspetti futuri della vita federale e per essa del movimento schermistico. Non ci saranno vincitori, ma avremo perso un po’ tutti poiché ci è mandata una qualità estremamente importante: il dialogo, cioè la capacità di ascoltare e capire le istanze che da più parti sono state sollevate.
BUON 2020
Ezio RINALDI


venerdì 20 dicembre 2019

LETTERA A BABBO NATALE


Caro Babbo Natale,
Sono tantissimi anni che non ti scrivo e lo faccio ora dopo decenni. In tutto questo periodo tante sono le cose che ho fatto, per la verità non tutte belle: purtroppo capita, ma sappi che ho sempre saputo farmi perdonare. 
Come sai mi interesso di scherma, il mio sport preferito; ho fatto il consigliere federale e anche il Vice Presidente. Ho cercato di dare il meglio di me stesso e forse non è bastato o forse non sono riuscito a farlo, però ho sempre operato mettendoci la faccia ed esprimendo il mio pensiero alla luce del sole.
In questi ultimi 10 anni tante le cose che sono successe, dalla mia candidatura alla presidenza federale, alla creazione di questo blog. A proposito del quale,  l’ho fatto nascere per dare voce a tutti coloro che per vari motivi non riescono ad esprimersi liberamente, ma soprattutto per dare informazioni che, viceversa,  il popolo della scherma non avrebbe mai appreso. In tale quadro, in particolar modo negli anni dal 2016 ad oggi, ho informato i frequentatori della “Piazza” su tutti quegli argomenti di natura regolamentare e legale; abbiamo parlato di Statuto e dei suoi refusi, dell’Accademia Nazionale di Scherma; dei maestri, dei commissari tecnici, delle convocazioni degli atleti e dei loro comportamenti, soprattutto a livello giovanile; sono stati fatti dei ricorsi al TAR del Lazio; denunce alla magistratura ordinaria e tante altre cose. Nell’ultimo anno sul blog tanti sono stati i temi trattati, tra quelli più significativi spiccano gli articoli a firma dell’ex Presidente della 5^ sezione della Suprema Corte di Cassazione, Dott. Maurizio FUMO e le risposte del dell’avv. Ciro Renino: una interessantissima discussione in punta di diritto; abbiamo trattato l’organizzazione delle gare e la loro dislocazione sull’intero territorio nazionale e del grande dispendio di risorse economiche da parte dei genitori.
Caro Babbo Natale non voglio tediarti con l’attività del blog, la mia lettera è una supplica affinché tu intervenga presso le alte sfere per dare un po’ di pace e saggezza ai nostri governanti e soprattutto voglio inoltrarti il pensiero di un ragazzo e del suo disagio, il quale avrebbe voluto scriverti, invece la sua lettera l’ha mandata a me, pregandomi di inoltrartela attraverso il blog:
Sono uno schermitore millennial...(Nato dopo il 2000ndr)
Ti scrivo come tutti gli schermitori e ti prometto sarò breve.
Per Natale ti chiedo un minimo di chiarezza nella gestione federale, perché per trovare tutte le novità del regolamento agonistico dobbiamo navigare nel sito federale che è come stare nella stanza dei giocattoli di mio fratello dove tutto è sparpagliato alla rinfusa, infatti il mio presidente, che è poi anche il maestro, e l’armiere e il segretario e mille altre cose, diventa pazzo perché dice che se la FIS mandasse periodicamente delle newsletters alle società indicando le novità amministrative e del regolamento, magari con un brevissimi riassunti, tutti saprebbero ogni cosa e subito, invece ogni settimana deve imbarcarsi nella navigazione e poi telefonare a Roma per farsi dire ogni più piccola cosa, e in sala scherma assistiamo a delle scenette che non ti sto a dire.
Comunque quest’anno pare che tu sia stato preceduto da Santa Lucia, che ha regalato alle società 250€, così potranno pagarsi una manciata di lame da quattro soldi, o un rullo, cosa che ne avevamo davvero bisogno, perché siccome siamo quattro gatti in palestra, data la mancanza di pressione mediatica nazionale, di fatto non siamo capaci di avere presa sulla nostra amministrazione comunale per ottenere uno spazio tutto nostro per fare scherma, una cosa che di fatto costerebbe poco, non solo realizzarlo, ma anche mantenerlo. Mi chiedo infatti come mai a gennaio scorso quelli del nuoto del nostro paese sono riusciti a farsi regalare la piscina da 9 milioni di euro, e noi della scherma dobbiamo sempre montare e smontare le apparecchiature e infilarci fra gli allenamenti di pallavolo e quelli di basket. Forse la Befana è più brava di te?
Quindi per favore, mandaci almeno un esperto di comunicazione capace, non dico un Commissario ad acta che sappia scrivere uno statuto senza refusi, ma almeno uno che quando c’è una gara internazionale, sappia comunicare i grandi risultati del nostro sport a tutti gli italiani. Pensa che gli amici dello sci, nonostante vincano così poco sono sempre in TV e sui giornali, mentre noi siamo sempre a podio, ma nessuno parla mai di noi.
Infine, potresti convertire i punti millemiglia del presidente federale in buoni carburante per il mio maestro? Che quest’anno per seguire le gare dei bambini e dei grandi e dei master ha speso più di millecinquecento euro in viaggi e gasolio e in palestra abbiamo dovuto fare una colletta per ridarglieli.
Infine se non puoi esaudire tutto questo che ti ho chiesto, fai almeno che questo Consiglio Federale non si ripresenti alle prossime elezioni per il quadriennio 2020, perché sennò ci toccherà avere gare sempre in posti lontani, e con spese di gestione elevate, senza contare che i tre quarti dei partecipanti non faranno altro che 6 assalti per girone e una massimo due dirette. E pure io sono fra questi.
Grazie caro Babbo Natale, e non te la prendere se ti ho detto quelle cose sulla Befana, tu almeno sei bello, mentre lei no,
tuo
Fiore Etto.
Come vedi, Caro Babbo Natale, c’è bisogno del tuo autorevole intervento, soprattutto per dare forza a chi vorrà fare da contraltare all’attuale dirigenza alle elezioni post olimpiadi.
Ezio RINALDI


sabato 14 dicembre 2019

LA CAMPAGNA ELETTORALE E’ SERVITA


Il Presidente federale, ha comunicato a tutte le società che il Consiglio Direttivo ha deliberato il monte contributi per le stesse, relativo all'anno corrente, in 525.000,00€, con un aumento di 225.000,00 rispetto all'anno precedente. Detto incremento lo giustifica con “la consapevolezza che le Società schermistiche costituiscono il cardine del nostro movimento in virtù del ruolo determinate che rivestono in chiave di promozione, di avviamento e di perfezionamento della disciplina della Scherma sull’intero territorio nazionale e che ciò è stato possibile in virtù di un’erogazione integrativa straordinaria, la cui entità è stata parametrata sui criteri fissati per la definizione dei contributi in favore delle Federazioni che, evidentemente, riconoscono e attestano la bontà dell’impegno profuso e dei risultati ottenuti dall’intero movimento schermistico nazionale. Il contributo ordinario 2019, analogamente a quanto avvenuto negli anni precedenti, è stato suddiviso tenendo conto della classifica finale del Gran Premio Italia 2017/2018; inoltre, in virtù delle maggiori risorse sopra citate, il Consiglio ha operato una parziale rimodulazione al fine di supportare anche le Società meno strutturate, fissando la soglia minima per percepire il contributo in 200 punti anziché in 300.
Infine il Consiglio ha stabilito di corrispondere un contributo-base di € 250,00 quale ulteriore forma di supporto in favore delle società che non raggiungendo la soglia minima dei 200 punti, rimarrebbero escluse dall’assegnazione del contributo ordinario.”
Premesso che gli aiuti alle società, di qualunque entità siano, sono sempre iniziative pregevoli e da sottoscrivere, ritengo che, forse con presunzione, le decisioni assunte nascano dalla necessità di recuperare terreno nei confronti delle stesse, visto il loro progressivo allontanamento da questo direttivo. E’ probabile, dico probabile, che dette risoluzioni siano anche il frutto della nascita di un gruppo alternativo all’attuale gestione, con il significativo indirizzo per una amministrazione meno personalistica, clientelare e nepotista. Ma forse è una mia illusione.
Nella missiva federale è da notare l’assoluta carenza di un riferimento al significativo aumento di contributi che lo Stato ha riconosciuto a tutte le Federazioni sportive nazionali.
Infatti, ai sensi del comma 629 e seguenti, articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, lo Stato ha garantito prima 60 milioni e poi 280 milioni.
Ogni Federazione ha avuto un incremento delle risorse pari almeno al 15%, indipendentemente dalle proprie capacità. organizzative e di efficienza.
Sembra quasi che solo la Scherma sia brava e che abbia operato, con una significativa attenzione, in tutti i settori. Non vorrei sembrare il solito bastian contrario per cui riporto un commento di un genitore:
“LA CAMPAGNA ELETTORALE E' SERVITA
Parafrasando il grande Corrado, leggere le decisioni del Consiglio Federale ha qualcosa di ridicolo. La campagna elettorale fatta su misura: "Riteniamo opportuno - ha spiegato il Presidente federale, Giorgio Scarso - che di questo contributo possa beneficiarne tutto il mondo della scherma, ad iniziare dalle società che rappresentano la colonna vertebrale del movimento".
Il Consiglio ha dunque approvato l'erogazione dei contributi ordinari alle società, stanziando complessivamente 500mila euro con un aumento di 200mila euro rispetto ai 300mila previsti, permettendo anche di abbassare la soglia minima del punteggio necessario per l'assegnazione e prevedendo ulteriori 25mila euro da destinare alle società schermistiche che non raggiungeranno la soglia minima.
Fermo restando che per le Società l'aumento è minimo in realtà ci vanno bene quelle che mai hanno ottenuto premi, con 200/300 euro a testa. 
Due riflessioni: il presidente Scarso e il suo CF hanno dato un valore alla dignità ed al voto delle Società. Con il Nuovo Statuto hanno cancellato i genitori dei tesserati minorenni, il 70% del totale, nelle proprie Società. Con i progetti nelle scuole e gli staff, danno spazio anche ai Tecnici rimasti fuori. Poco, molto poco, per molti e via "consensi".
Ricordo che le cronache italiane ci parlarono di un ex sindaco di una città del mio amato ex sud, dove si distribuiva la pasta in cambio di voti.
Tali iniziative federali SEMBRANO proprio richiamare a questo stile.”
Comunque si prende atto del parziale annullamento del contributo di € 80,00 per la quota arbitrale e viene da dire che: ”tanto tuonò che qualche goccia l’ha fatta.” Da questa “Piazza” ci si è sempre battuti per l’annullamento totale di tale balzello. Tranquilli, non intendo arrogare alcun merito particolare alla “Piazza” però è indubbio che se ne sia tanto parlato e anche se il provvedimento possa essere inteso come prebenda elettorale poco importa. Ciò che è importante è il beneficio che ne consegue, sia pure parziale.
Ezio RINALDI

mercoledì 11 dicembre 2019

LETTERA APERTA AL DOTTOR MAURIZIO FUMO

 Avv. Ciro Renino
Arbitrator for public employment disputes
Member of the Federal Court of Appeal of the F.I.S.

Avv. Chiaralisa Uttieri Avv. Tiziana Flagiello Avv. Rossella De Rosa Avv. Flavia Camorani Avv. Angela Carillo
P. Avv. Emanuela Speciale
P. Avv. Stefania Tarallo Dr. Daniela Apicella

Corso Garibaldi, 179 Portici, 80055 – Napoli
0817766186 – 0817881292 (fax)
avv. Ciro RENINO - Presidente Corte
d'Appello FIS

Caro Dottor Fumo,
il suo ultimo intervento, pubblicato il 3 dicembre scorso è soprattutto sorprendente. Le sentenze (o le pronunce, faccia lei) si possono criticare, ma si rispettano.
E se si rispettano le sentenze, a maggior ragione occorrerà rispettare chi queste decisioni le scrive.
Ora la mia sorpresa è tutta qui: proprio lei, Dottor Fumo, che ha trascorso una vita nel giudicare, proprio lei che conosce la delicatezza e la difficoltà di trovare il giusto punto di equilibrio tra le parti, è venuto meno a tale obbligo.
Nel suo articolo Lei ha puntato non a far valere la forza delle sue argomentazioni ma a svilire fino a ridicolizzare i giudici della Corte Federale d’Appello ed il loro operato.
Il suo fuoco di fila lei prende di mira le capacità logiche e giuridiche dei giudicanti, addirittura nutre dubbi sulla ragionevolezza dell’estensore ed infine tra frizzi e lazzi vari decide di degradarli d’imperio.
“Non sono giudici, sono decisori” proclama senza esitazioni !
Ora il Regolamento di Giustizia della Fis dice proprio il contrario, ma vabbè ha ragione lei…..
D’altra parte il suo fervore le ha fatto perdere, il 3 dicembre,  lucidità interpretativa non solo in relazione a tale punto ed infatti non la si segue quando fa riferimento a decisioni della Cassazione penale: la giustizia sportiva FIS fa capo ai principi generali del processo civile, non a quelli del processo penale.
Ed ancora, non si comprende perché citi a metà le decisioni delle Sezioni Unite. (11021 del 2014) omettendo di riferire la parte in cui le si dà torto.
E’ quindi evidente che nel suo commento non le interessava il rigore interpretativo, lei voleva unicamente arringare la “folla”, fare da capopopolo: “Dagli al giudice (anzi, “decisore”) incompetente ed infedele”.
In questo ruolo di novello Masaniello è stato bravo, anzi bravissimo. Ha dato ai suoi lettori esattamente ciò che si attendevano.
D’altra parte lei aveva pianificato con un certo anticipo la sua filippica.
Già il 4 ottobre scorso lei aveva messo di fatto in dubbio l’imparzialità dei giudici federali, dimenticando che esiste una Commissione Federale di Garanzia che ha proprio il compito di verificare la correttezza dell’operato di questi magistrati sportivi.
Due mesi dopo chiude il cerchio e completa l’opera di delegittimazione. Sorprendentemente, proprio l’ex Presidente della Suprema Corte di Cassazione, oggi pensionato di lusso da circa 100.000 euro netti l’anno, si impegna con puntiglio nella demolizione della credibilità di un organo giudicante.
Non si tratta di un obiettivo condivisibile, da qualunque parte lo si voglia guardare. Chi ha davvero a cuore la scherma italiana dovrebbe puntare a rafforzare il prestigio e l’indipendenza degli organi di controllo della Federazione, non ad affossarli.
Se si ha davvero a cuore una gestione sana, trasparente ed efficace del nostro movimento, occorre piuttosto porsi al fianco dei suoi Organi di Giustizia, rassicurarli: tanto più questi saranno forti, quanto più aumenteranno le garanzie per tutti i suoi protagonisti.
Una giustizia sportiva debole e delegittimata, invece non serve a nessuno.

Avvocato Ciro Renino





martedì 3 dicembre 2019

A PROPOSITO DELLA CORTE FEDERALE DI APPELLO


Dott. Maurizio FUMO - ex Presidente della 5^ 
sezione della Suprema Corte di Cassazione
La decisione n. 8/19, prot. 6104/19 del 29.11.2019 della corte federale FIS (che per fortuna non dobbiamo chiamare sentenza) “merita” di essere adeguatamente analizzata (e radicalmente criticata in alcune sue parti, non secondarie) nella sede adeguata. Ed a tanto, a suo tempo, si provvederà.  Qui è tuttavia il caso di porre in evidenza - sia pure in maniera sintetica - quelli che, senza sforzi da parte di un lettore appena attento e competente, appaiono come evidenti pecche, tanto logiche, quanto giuridiche.
Ci si riferisce, innanzitutto, alla dichiarazione di nullità della sentenza di primo grado e, quindi, al passaggio motivazionale relativo alla creazione (e ai “poteri”) della c.d. scuola magistrale della federazione.
Se i decisori (preferisco chiamarli così piuttosto che “giudici”), invece di trascrivere diligentemente articoli del codice di procedura civile, avessero consultato un po’ di giurisprudenza, forse sarebbero giunti a conclusioni diverse in relazione alla prima questione; se poi avessero letto in maniera meno superficiale la sentenza del TAR Lazio n. 2191/19 del 18.2.2019 e l’unico testo di dottrina amministrativistica relativo all’Accademia Nazionale di Scherma (Cangelli F., Riflessioni sulla natura giuridica dell’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, in Diritto dello sport, 3-4/2010, p. 307 ss.), avrebbero potuto evitare di partorire una decisone così “federalmente” orientata sulla seconda questione.
Procediamo con ordine.
Si legge nel provvedimento della corte schermistica che la mancanza della firma da parte del presidente del tribunale federale in calce alla decisione di primo grado (sottoscritta dal solo estensore) è un vizio “considerato gravissimo dall’ordinamento, tale da porre in dubbio la paternità stessa del provvedimento”.
L’affermazione è semplicemente non vera (usiamo un eufemismo!).
Sia la giurisprudenza civile, che quella penale (addirittura a livello di Sezioni Unite della Corte di Cassazione, cfr.: in civile: sent. 11021 del 2014; in penale: sent. 14978 del 2012) sostengono il contrario. Si tratta di una nullità sanabile. La sottoscrizione è insufficiente, non mancante e l’assenza della firma del presidente non incide “né sul giudizio, né sulla decisione consacrata nel dispositivo” (conformi, in civile, Cass., Sez. 5, sent. 9440 del 2017, in relazione alla decisione di una commissione tributaria; in penale, Cass., sez. 6, sent. 46348 del 2015 e sez. 3, sent. 3386 del 2017). Una diversa interpretazione, per i giudici di legittimità, sarebbe lesiva dei principi del giusto processo.
Per di più, poiché “il meccanismo decisorio” sembra ritagliato più sullo schema del rito penale che su quello civile (art. 74 comma 6 del regolamento di giustizia FIS: dispositivo letto all’esito dell’udienza, motivazione redatta in seguito), è indubbio che una decisione di primo grado sia esistita. Il presidente del tribunale non può non aver letto il dispositivo all’esito dell’udienza; quindi l’estensore ha scritto la motivazione, depositando la sentenza-documento qualche giorno dopo. Dunque la firma del presidente manca sulla sentenza-documento, non sulla sentenza-decisione (scil. il dispositivo, che come scrive la Cassazione, “consacra” la decisione). Parlare di un “dubbio sulla paternità stessa del provvedimento” fa sorgere il dubbio sulla ragionevolezza (diciamo così) di chi tale assunto sostiene. La corte federale però ricorda che, in base all’art. 76 comma 6 del regolamento federale di giustizia, l’organo di secondo grado può solo confermare o riformare il giudizio di primo grado, mentre non è consentita la “rimessione” al primo giudice. Si tratta però (ed evidentemente) di un’espressione impropria.  Infatti, intesa in senso tecnico (art. 45 codice di procedura penale) la remissione del processo trova spazio quando la situazione ambientale è tale da non garantire la serenità del processo. Ciò giustifica la translatio judicii
Ora è evidente che non è questo il nostro caso. Probabilmente chi ha scritto il regolamento voleva significare che non è consentita la regressione del procedimento (es. a seguito di un annullamento con rinvio), non che non è consentita la sanatoria di una nullità sanabile - appunto! - dovuta ad una svista o alla negligenza di un giudicante (se il termine non fosse stato abusato in altro contesto, potremmo parlare di un … “refuso non sostanziale”). 
Ebbene, se in calce alla motivazione della sentenza manca una delle firme prescritte, la giurisprudenza di legittimità prevede una nuova redazione della sentenza-documento (in pratica la firma del magistrato “distratto”). Ed è quello che sarebbe stato lecito attendersi all’esito della iniziativa della corte federale che fa riferimento ad una sua richiesta di chiarimenti all’organo giudicante di primo grado. Infatti la corte della FIS afferma di aver chiesto una relazione alla segreteria degli organi di giustizia “in ordine alle modalità di sottoscrizione della sentenza 3/2019 del tribunale federale”; una relazione, vale a dire, sulle ragioni della mancata sottoscrizione da parte del presidente del tribunale. Ma il contenuto della relazione non è riportato nella decisione di secondo grado. Si tratta di una evidente falla motivazionale. Dunque non sapremo mai se la firma manca perché il presidente era impedito, distratto o dissenziente. Ed è chiaro che solo in tale ultimo caso la mancanza potrebbe aver rilievo. Ma, evidentemente, se fosse stato dissenziente, avrebbe fatto emergere in qualche modo le sue ragioni. È curioso poi notare che la corte federale supera con nonchalance (p.4) il fatto che la predetta relazione sia priva di sottoscrizione perché - sostiene - ne sarebbe certa la provenienza. Incerta, viceversa, rimarrebbe - come si è detto - la paternità della decisione del tribunale, benché il presidente di quel collegio abbia letto in udienza il dispositivo. Chissà se i decidenti hanno mai sentito parlare del principio di non contraddizione! 
E veniamo alla seconda (e più “succosa”) questione. Essa è affrontata alle pagine 8 e ss. dell’elaborato motivazionale.
Si sostiene (e ciò è vero) che l’Accademia Nazionale di Scherma non è parte nel giudizio, non avendo proposto alcuna impugnazione in relazione al nuovo statuto. Il che è ovvio, non essendo l’Accademia affiliata alla FIS, non è neanche sottoposta al vincolo di giustizia (come ha chiarito il TAR Lazio). Conseguentemente essa non ha adito la giustizia federale. Ma la decisone, nella parte in cui - contraddicendo la sentenza del giudice amministrativo - sostiene che la FIS può rilasciare il diploma di istruttore nazionale e maestro (o, come si preferisce, l’attestato ai “tecnici” di vari livelli) è certamente rilevante anche per il predetto ente ultracentenario e dunque merita, almeno, una riflessione.
Per la dottrina citata non va dimenticato che l’esame e il conferimento del diploma “rappresentano una delle ragioni fondamentali della nascita dell’ente ... ben prima della nascita della FIS. Tale primogenitura … ha una sua precisa conseguenza giuridica nell’affidamento in via esclusiva all’Accademia Nazionale di Scherma del potere di rilasciare il titolo di maestro e di istruttore di scherma. Tale potere rappresenta probabilmente il punto di massima distanza … tra l’ordinamento della scherma e quello delle altre discipline sportive.” (Cangelli F., op. cit., p. 315).
Per il TAR, d’altra parte, è incontestata “la competenza dell’Accademia al rilascio dei diplomi magistrali sin dalla sua costituzione, con atto di normazione primaria”.
Ma, sostiene la corte della FIS, nessun impedimento si rinviene nella normativa federale o del CONI che si opponga a che (anche?) la federazione gestisca la formazione dei suoi tecnici, appunto, attraverso la scuola magistrale e quindi li diplomi.
Ebbene, a parte le evidente confusione che si fa tra formazione e certificazione (la prima attiene, come è ovvio, all’acquisizione delle competenze; la seconda al momento di verifica di tale acquisizione e al conseguente rilascio del certificato-diploma), c’è da dire che il ragionamento riconducibile allo schema “ciò che non è vietato è consentito” può valere per quel che riguarda l’esercizio di un diritto (che pure soffre limiti e prevede modalità), non certo con riferimento alla attribuzione di un potere, come noto a tutti –  ma non evidentemente alla corte federale – soggetto al principio di legalità. Ogni potere deve, in altri termini, trovare fondamento in una norma che lo attribuisca ad un determinato soggetto e che lo disciplini. Nel nostro caso, si tratta del potere di conferire un titolo professionale (così lo qualifica il TAR, facendo riferimento al DCPM 5.4.2016, vale adire il piano nazionale di riforma delle professioni, erroneamente svilito dalla corte federale). Si tratta di una funzione con evidenti riflessi pubblicistici, che dunque necessita di un placet statale. Diversamente ragionando (vale a dire facendo uso dell’adagio popolare: “ciò che non è vietato è consentito”), non si vede perché la FIS non possa rilasciare diplomi di odontotecnico o, magari, lauree in giurisprudenza, in modo da allevare una sua schiera di giuristi domestici. Nessuna norma positiva esplicitamente lo vieta!
A parte le (facili) battute, è evidente che la corte FIS ha letto con disattenzione la sentenza del TAR Lazio, che non a caso ha annullato le sessioni di esami organizzate e gestite “in proprio” dalla federazione e la ha anche condannata al risarcimento dei danni. Orbene il giudice amministrativo ha fondato il suo convincimento su quattro presupposti: a) lo stesso statuto della FIS (che, non a caso, nella nuova versione ha voluto - contra legem - cancellare l’Accademia, b) le fonti normative a far tempo dal regio decreto del 1880, c) la prassi ultracentenaria in base alla quale il predetto ente - prima da solo, poi in collaborazione con la FIS - ha organizzato e gestito gli esami, d) il provvedimento di riordino delle professioni che prevede esplicitamente che si diventa maestro di scherma, se si sostiene l’esame presso l’Accademia. Tale ultima “fonte” è erroneamente sottostimata dall’estensore della decisione, la quale parla di un atto di contenuto meramente ricognitivo. Ora, a parte il fatto che la ricognizione si opera sull’esistente (e dunque si riconosce – nel nostro caso – una situazione giuridica vigente), sta di fatto che il “riordino” è avvenuto sulla base di due direttive europee, recepite, come era inevitabile, nel nostro sistema giuridico.Forse è il caso di ricordare che siamo in presenza di un ordinamento c.d. multilivello. 
Forse è anche il caso di ricordare una recente sentenza della corte di appello di Roma, sezione lavoro (2924/18 del 5.7.2018), la quale ha chiarito che quando i “lavoratori sportivi” prestano la loro opera con carattere di continuità, ripetitività, regolarità e stabilità, essi non possono essere considerati dei dilettanti che, a tempo perso, insegnano ad altri i rudimenti di una disciplina sportiva, ma veri e propri lavoratori; indipendenti o subordinati, ma certamente professionalizzati. E allora è da chiedersi come si possa rilasciare un vero e proprio titolo professionale se non in base ad un atto avente forza di legge, ma semplicemente perché “nessun impedimento è possibile leggere (sic!) nelle norme appena riprodotte”, vale a dire l’art. 15 del decreto legislativo 242/1999, che l’estensore, con la solita diligenza da amanuense, cita alla lettera, aggiungendo, dopo aver trascritto (anche) l’art. 23 dello statuto del CONI in tema di formazione dei tecnici che “da tale elencazione (ancora sic!) non deriva alcuna limitazione all’attività della FIS”.
In sintesi: non rileva che non mi sia stato conferito quel potere; poiché non è trovo scritto che mi è stato negato, ciò vuol dire che … mi è stato conferito. Un ragionamento  connotato da disarmante semplicismo, che si fa fatica ad attribuire a chi pratica il diritto.
Con una certa dose di cinismo, i giuristi dicono che tutto si può motivare. Temo che sia vero; ma per motivare una decisione palesemente sbagliata, bisogna essere dei fuoriclasse.
Maurizio Fumo

domenica 1 dicembre 2019

STATUTO: le motivazioni alla sentenza della Corte di Appello Federale

La Corte federale d’Appello ha reso note le motivazioni alla sentenza del procedimento n.8 /2019 relative alle modifiche statutarie, promosso dalla Federazione Italiana Scherma avverso il provvedimento emesso dal Tribunale federale. In buona sostanza, le società che hanno sostenuto il ricorso costituivano la propria iniziativa su:
·      Illegittima costituzione dell’Assemblea;
·      Incompletezza ed inesattezza del verbale e delle operazioni di voto;
·    Contrarietà alla legge ed ai principi fondamentali del CONI degli articoli 1, 4, 16, 17, 18, 22, 46, 50, 52, 55, 60, 1,67,70 e 73.
La Federazione Italiana Scherma ha impugnato il provvedimento di 1° grado motivando la propria azione sull’erroneità e/o infondatezza e chiedendo dichiararsi l’inammissibilità e/o il rigettare il ricorso per i seguenti motivi:

· Inammissibilità delle censure dedotte dai ricorrenti avverso le modalità del recepimento dei principi fondamentali degli statuti;
·      Difetto di legittimazione attiva;
·      Carenza di interesse dei ricorrenti;
·    Nel merito: infondatezza dell’eccepita incompletezza ed inesattezza del verbale delle operazioni di voto.

La Corte Federale d’Appello con la decisione relativa al precitato procedimento n.8/2019, pubblicata sul sito federale e sul Blog, si è pronunciata sul ricorso della FIS contro la sentenza del Tribunale federale.
La Corte ha accolto la richiesta della FIS di dichiarare nulla la sentenza del Tribunale federale, in quanto era stata firmata la decisione dal relativo presidente, ma non le motivazioni.
Si ricorda che il Tribunale federale aveva significativamente cassato intere parti dello Statuto frutto dell'Assemblea di Riccione e di successivi interventi del Presidente Scarso.
La Corte Federale non è intervenuta sulla richiesta di dichiarare nulla l'Assemblea di Riccione, poiché
ha ritenuto tardive le istanze delle società.
Non è affatto vero, come dichiarato dalla FIS con Comunicato sul sito federale, che la Corte abbia sostanzialmente confermato, anche nei contenuti, l’impostazione delle modifiche proposte dal Consiglio federale e approvate dall’Assemblea del 19 maggio 2019. Al contrario, su articoli e disposizioni vitali per la vita della FIS e dello stesso Statuto, la Corte ha accertato palesi contrasti con leggi dello Stato italiano. Pertanto, ha cassato le seguenti parti dello Statuto: art. 4 comma 3 lettera e, art. 16 comma 6, art. 17 comma 4, art. 22 comma 6, art. 46, art. 50, art. 60 comma 6, art. 61 commi 3 e 7, art. 67 comma 7, art. 70, art. 73 comma 3).
È inquietante leggere nel Comunicato della FIS che " Tali formulazioni risultano, in molti casi, emendabili senza necessità di ricorso all’Assemblea ".
Anche la seguente affermazione desta scalpore " In altri casi, invece, le invalidità discendono da una diversa interpretazione di norme di legge e/o di Principi fondamentali del CONI operata dalla Corte rispetto a quella sostenuta dalla FIS e dal CONI (che, approvandole, ha ritenuto corrette le formulazioni in questione) ".
Il Consiglio federale, infatti, non ha mai pubblicato sul sito federale l'intera delibera del CONI, che nella sua completa lettura è assolutamente illuminante in merito e contrasta palesemente con la Vulgata federale.
Infine, non si può tacere leggendo queste conclusioni del Comunicato federale " Tale aspetto richiede necessariamente un confronto con gli Uffici del CONI preposti, per accertare quale sia la corretta interpretazione dei principi coinvolti e, secondariamente, ove ciò si dovesse rendere necessario, quale possa essere la corretta modalità per chiarire, al di là di ogni dubbio, la correttezza della formulazione approvata dall’Assemblea. Non si può escludere che, sotto tale ultimo profilo, qualora il CONI confermi la valutazione positiva già espressa rispetto al testo approvato dall’Assemblea, la FIS si veda costretta a ricorrere al Collegio di Garanzia del CONI ".
La Giunta Nazionale del CONI ha già pubblicamente affermato che sulle intere vicende federali statutarie (richiesta e nomina del commissario, Statuto adottato dal Commissario, Assemblea di Riccione, Statuto deliberato dall'Assemblea, delega al Presidente, modifiche del Presidente, Statuto approvato sub judice), sarà il solo Collegio di Garanzia sedente presso il CONI a pronunciarsi.
Ci rimane soltanto da segnalare che ben due gradi di giudizio federali, cioè due Organi di giustizia sportiva nominati da questo Consiglio federale, hanno bocciato lo Statuto.
Mia nonna diceva che le bugie hanno le gambe corte.
Ezio RINALDI

sabato 23 novembre 2019

LA SENTENZA PER LO STATUTO ED I REFUSI DI SCARSO

L’articolo sul provvedimento assunto dalla Corte di Appello Federale ha suscitato molto interesse, stupore e sconcerto nel movimento schermistico italiano. L’organo di Giustizia Federale con la sua sentenza ha disposto, in accoglimento del primo motivo di reclamo della FIS:
·     la nullità della decisione n.3-2019 del Tribunale Federale;
·   dichiarato inammissibile la domanda di cui ai punti 1 e 2 del ricorso introduttivo proposto dalle società ricorrenti, così come riproposti in sede di reclamo incidentale, finalizzata ad ottenere la declaratoria di invalidità della delibera assembleare FIS del 19 maggio2019 per vizi formali;
·    ha ritenuto di dover entrare nel merito della controversia ed ha accolto la domanda di annullamento della delibera impugnata con riferimento ai seguenti articoli dello statuto: art.4 comma 3, lettera e; art. 16 comma 6; art. 17 comma 4; art. 22 comma 6; art. 46; art. 50; art. 60, comma 6; art. 67, comma 7; art. 70 e art. 73. Ha respinto ogni ulteriore censura.
Sulla Gazzetta dello Sport del 21 novembre 2019, il presidente Scarso rilascia un’intervista affermando nuovamente che lo statuto potrebbe contenere dei refusi tecnici e si riserva di fare appello al collegio di garanzia del CONI. La replica dell’avv. Paola PUGLISI, curatrice del ricorso presentato da sei società schermistiche, ha posto in evidenza che l’intervento della Corte di Appello Federale riguarda alcuni passaggi chiave inerenti, tra le altre cose, i criteri di affiliazione delle associazioni, gli organi di giustizia, le quote rosa, la composizione dell’assemblea elettiva e le incompatibilità, meravigliandosi di come il CONI non abbia potuto accorgersi delle violazioni contenute nello statuto.
Si rimane in attesa delle motivazioni della sentenza e solo allora sia il Presidente che i ricorrenti avranno ulteriori elementi di valutazione. Certo, si ha la percezione che il massimo dirigente federale si sia specializzato in refusi, definendoli, a seconda delle circostanze, irrilevanti o tecnici. Però una semplice domanda me la faccio; se si tratta di semplici refusi tecnici perché adire il Collegio di Garanzia del CONI (una azione del genere costa 1.200,00€ più la parcella per l’avvocato)? Non era meglio ascoltare con la dovuta attenzione ciò che gli interventi della minoranza avevano già posto in evidenza durante i lavori assembleari del 19 maggio u.s.? La condotta dei lavori, e per essa l’atteggiamento del Presidente e del suo consiglio, ha sottolineato, con indiscutibile arroganza, la limitata attitudine ad ascoltare la base, sia pure quella minoritaria. A tal proposito, nei giorni scorsi Luca Magni, su Facebook, , ha stigmatizzato il modo di fare politica di qualche amministratore locale, poiché non garantista delle minoranze e mi verrebbe da chiedere a costui se nell’ Assemblea di Riccione in cui ha svolto le funzioni di  presidente ,ha realmente tutelato il diritto delle minoranze FIS: sempre pronti a guardare la pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave nel proprio.
Ritornando allo statuto, a mio avviso, quello approvato nella scorsa assemblea della FIS, a Maggio 2019, è invalido e porterebbe a due possibili scenari: la riscrittura dello stesso o la nomina di un commissario “ad acta” da parte del CONI. Lo statuto comunque non consente di andare a nuove elezioni (il mandato dell’attuale presidente scade con questo quadriennio olimpico).
Lo scenario mi pare allarmante ma, come anzi detto, attendiamo le motivazioni della Corte d’Appello Federale, per le quali il termine è fissato in 10 giorni.
Ezio RINALDI

mercoledì 20 novembre 2019

LA DECISIONE DELLA CORTE D'APPELLO FEDERALE


Lunedì pomeriggio la Corte d'Appello federale ha deciso il reclamo proposto dalla federazione contro la decisione del Tribunale federale che aveva annullato alcuni articoli dello Statuto approvato dall’Assemblea di Riccione il 19 maggio.
Anche la Corte d’Appello ha ritenuto che una buona parte delle decisioni prese dall’Assemblea fosse contraria alla legge o ai Principi del CONI e ha annullato un numero importante di articoli dello Statuto. Solo per fare un esempio tra gli articoli annullati c’è l’articolo 4 sull’affiliazione.
Nella versione dello Statuto proposta dal Consiglio Federale e approvata dall’Assemblea le associazioni per poter essere affiliate alla Fis avrebbero dovuto consentire il diritto di voto nelle proprie assemblee soltanto agli associati che fossero anche tesserati alla Fis.
In questo modo però gli affiliati sarebbero andati incontro alla revoca dei benefici fiscali previsti per le ASD  e a sanzioni economiche molto pesanti.
Per fortuna un gruppo di società che ha realmente a cuore gli interessi della federazione ha impugnato lo statuto, salvando dal rischio di una pesante verifica fiscale gli altri affiliati.
Mentre il consiglio federale, con la proposta illegittima che era stata approvata all’assemblea, li aveva messi a rischio di perdere tutti i benefici fiscali.
Basterebbe questo per chiedere le dimissioni di tutto il consiglio federale. Come si può accettare di essere governati da persone che mettono le associazioni in una situazione di illegalità e a rischio di sanzioni?
Ma purtroppo oltre a questo c’è molto di più.
La Corte d’Appello ha annullato articoli che dimostrano come la vita federale non si svolga in condizioni di legalità e democrazia.
Sono stati annullati gli articoli sulla composizione dell’assemblea, sulla incompatibilità delle cariche. sulla trasparenza, sulla giustizia, sul modo di modificare lo statuto, sull’eleggibilità degli organi federali, sulla composizione degli organi territoriali etc.
Insomma tutti articoli che riguardano il cuore della vita federale. Possiamo ancora accettare di essere guidati in questo modo?
Possiamo ancora accettare che ogni forma di dissenso e di richiesta di legalità sia bollata come il male della federazione?
Possiamo ancora accettare che si vada in giro dicendo che i giudizi promossi dagli affiliati sono pretestuosi e infondati quando gli organi di giustizia nominati dal Consiglio federale gli hanno dato ragione respingendo tutte le difese della federazione?
Possiamo ancora accettare tutto questo? Io credo che il consiglio federale dovrebbe prendere atto dei propri gravissimi errori e dimettersi.  Solo così potrebbe dimostrare di avere a cuore gli interessi della federazione, cioè lasciando ad altri il compito di amministrare bene una federazione che è ormai allo sfascio.
Ezio RINALDI

mercoledì 13 novembre 2019

LA FIS ED I CT POLIZIOTTI/CARABINIERI: tutto regolare?

“Signor RINALDI, sono un assiduo lettore del Suo blog e resto anonimo: i motivi li può immaginare. Tempo fa, esattamente il 6 aprile 2019, ha pubblicato un articolo dal titolo “RISORSE UMANE MILITARI E PARA MILITARI: chi ci guadagna dal loro impiego?”, con il quale garbatamente ha spiegato come vengono utilizzate le risorse militari e dei gruppi sportivi in divisa. Non ha mai posto in evidenza quanto costano dette risorse alla FIS, quindi mi sono preso la briga di fare qualche indagine che, al pari di altri articoli ritenuti da Lei interessanti, spero voglia pubblicare.
La FIS ha scelto i CT olimpici e paralimpici tra i dipendenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri.
Almeno per i CT olimpici, sul sito governativo http://www.consulentipubblici.gov.it/ è possibile conoscere quanti emolumenti federali hanno dichiarato dal 2016 ad oggi.
Le cifre sono impressionanti. Il solo CT fioretto, il poliziotto Andrea Cipressa, ha dichiarato una media tra 110 mila e 100 mila euro all’anno.
La FIS è stata inserita da anni nella lista ISTA delle pubbliche amministrazioni.
Le pubbliche amministrazioni sono soggette alla valutazione della loro efficacia ed efficienza, nonché economicità.
Per la loro valutazione, si adottano degli indicatori. Questi sono strumenti in grado di mostrare (misurare) l’andamento di un fenomeno che si ritiene rappresentativo per l’analisi e sono utilizzati per monitorare o valutare il grado di successo, oppure l’adeguatezza delle attività implementate. Il giudizio di valutazione riguarda: a)  Valutazione over time (serie storiche); b) Valutazione cross section (es: benchmarking = confronto con le buone pratiche); c)  Valutazione di conformità (rispetto ad un target definito).
Le due principali dimensioni della valutazione sono appunto l'efficacia e l'efficienza. L'efficacia esterna è intesa come rapporto tra prodotti (output) e risultati (outcome), per cui valutare l'efficacia esterna significa analizzare le conseguenze della politica sul problema oggetto di intervento. L'efficacia interna è intesa come rapporto tra prodotti (output) e obiettivi dei promotori. L'efficienza è invece il rapporto tra risorse impiegate (input) e prodotti (output), per cui la sua valutazione implica l'analisi del processo tecnico-produttivo e della gestione dei fattori della produzione.
Vi sembra efficace e efficiente dare 100 mila euro l’anno a CT che è già pagato dallo Stato da dipendente pubblico ed è distaccato presso la FIS (quindi non è impiegato presso la propria amministrazione)?
A guadagnarci non è la Federazione, la quale potrebbe risparmiare almeno 200.000 € l’anno da destinare ad altri settori, né i corpi militari, i quali perdono delle risorse senza essere risarciti, ma sono esclusivamente detti CT, i quali percepiscono regolarmente il loro stipendio di poliziotto/carabiniere/militare senza prestare servizio. 
Signor RINALDI, una tale gestione grida allo scandalo, soprattutto in relazione alla perenne condizione di precarietà lavorativa in cui versa lo Stato Italiano: basti pensare alla situazione di Arcelor Mittal, dove migliaia di lavoratori rischiano fortemente il posto di lavoro, mentre la FIS permette l’elargizione di un doppio stipendio. Ammesso che le normative vigenti possano consentire un siffatto status, non Le sembra eticamente scorretto?
La saluto molto cordialmente
Anonimo, anonimo”
Come in altre circostanze, in presenza di un apporto significativo, sia pure in forma anonima, ad un tema assai sentito, pubblico volentieri in prima pagina il contributo pervenutomi.
Non mi sono mai volutamente addentrare nelle questioni economiche poiché le ritengo un territorio assai ostico. Sono stato un servitore dello Stato nell’Esercito Italiano per 45 anni ed ho prestato servizio presso il Centro sportivo Olimpico dell’Esercito, pertanto conosco la materia e, nonostante possa essere ostica, saprei come gestirla. Quando ero Consigliere federale chiesi al Presidente Scarso la Delega ai Gruppi Sportivi in divisa e non mi fu concessa: ero forse troppo preparato? Avrei potuto essere fastidioso? Non saprei dirlo. Però il risultato dell’indagine pone l’accento su una questione che merita una attenta analisi ed una profonda riflessione, anche alla luce del disavanzo del bilancio federale (qualora fosse vero).
Ezio RINALDI

lunedì 11 novembre 2019

FEDERSCHERMA 4.0 - I VALORI OLTRE LE MEDAGLIE


Quel che segue è la riflessione di un anonimo su Federscherma 4.0 – I valori oltre le medaglie. Ritenendo trattarsi di argomento assai interessante, sia per quanto espresso che per l’attualità dello stesso, la pubblicazione come articolo sia opportuna. Oserei dire un tema ed una esposizione interessante e chiara ed invito tutti i frequentatori della “Piazza” ad intervenire e partecipare al dibattito.

“Chi segue il sito www.federscherma.it saprà che di recente il Consiglio federale ha raccontato “l’azienda FIS” al suo workshop “FEDERSCHERMA 4.0 - I VALORI OLTRE LE MEDAGLIE”.
“Organizzazione 4.0” è diventato ormai un termine d’uso comune, ma non sempre è chiaro cosa vuol dire e forse non lo è soprattutto per questo Consiglio federale.
Il nome “4.0” deriva da un programma di investimenti varato dal governo tedesco nel 2013 per aumentare produttività e competitività delle proprie aziende. In seguito altri Paesi tra cui l’Italia hanno adottato politiche analoghe. Questo cambiamento a livello economico e sociale prende il nome di “Quarta rivoluzione industriale”.
Simboli del 4.0 sono diventati i robot e i “big data” (sistemi informatici in grado di gestire automaticamente grandi quantità di informazioni).
Dal 2013 la FIS ha attuato la “Quarta rivoluzione industriale”? Quali sono state le conseguenze in FIS delle nuove tecnologie? Sono mai entrate in FIS queste tecnologie?
Viceversa, se volessimo intendere le attività federali non come un’azienda ma come un “Terziario 4.0”, cosa è stato fatto da questo Consiglio federale?
La risposta è semplice: niente.
Il “4.0” significa trasformazione e ciò richiede un’attenzione e un’intelligenza politica economica, amministrativa e normativa senza precedenti, che si fa veramente fatica a trovarla nei processi decisionali della FIS.
Perché si possa prendere una decisione si devono tenere in considerazione diversi elementi, avere la capacità di analizzarli e come conseguenza ci devono essere almeno due alternative disponibili. Se invece si vuole sempre e soltanto intraprendere una sola azione, decisa dall’uomo solo al comando, non può esserci “decision making 4.0”, in quanto non c’è niente da decidere, ma da eseguire.
I fatti dimostrano che in FIS non c’è niente che possa ricondurci al “4.0”.
La prima, nella nostra esperienza, non c’è stato un aumento di efficienza. Non si sono ridotti infatti gli errori (ed i conseguenti sprechi di risorse) ed il fabbisogno federale continua ad aumentare. D’altra parte la FIS sta perdendo posizioni sui “mercati internazionali”, come dimostrano i Ranking/medaglieri di cadetti, giovani e assoluti, a fronte di un aumento di risorse messe in campo dallo Stato, in forma diretta o indiretta (si pensi al contributo dei Corpi dello Stato, del CONI e di Sport e Salute, nonché le tasse richieste a tesserati e affiliati);
la seconda, non c’è stata valorizzazione delle risorse umane. 
I quadri tecnici e dirigenziali, nonché i consulenti esterni federali, non sono scelti secondo criteri meritocratici, ma per appartenenza e fedeltà al padrone.
Le nomine effettuate in una mera logica di spartizione in assenza di meritocrazia, da male da combattere, sono diventate un valore da difendere e promuovere.
Invito alla discussione.
Doppelgänger 4.0”
Ezio RINALDI

venerdì 8 novembre 2019

FATEVENE UNA RAGIONE!


Ezio RINALDI
E’ invalsa l’abitudine, o l’usanza, di giustificare certe azioni o prese di posizione addossando ad altri le proprie responsabilità e purtroppo è un fenomeno sempre più in crescita.
Nel mondo scherma lo è ancora di più. Pur di restare attaccati alla poltrona o la paura di perderla fa si che gli individui trovino le scuse più fantasiose a giustificazione delle proprie scelte. Prendiamo ad esempio il rinnovo delle cariche elettive federali: dalla cerchia dei sostenitori dell’attuale Direttivo trapelano, e forse più che trapelare si asserisce, che il rinnovamento non possa passare dalle medesime persone che si siano avvicendate nella gestione federale centrale e periferica, ovvero, per dirla in maniera molto chiara, non possono essere i vari RINALDI, SEMINARA, MILLEVOLTE, AUGUGLIARO, BERTACCHINI, ORSINI, SCISCIOLO etc. poiché costoro sono il vecchio e qualcuno dice anche il male della scherma. Mentre su RINALDI ed AUGUGLIARO (direi più per questioni anagrafiche, poiché in quanto ad idee forse, con presunzione, siamo più avanti di tanti cosiddetti “giovani”) potrei essere d’accordo, non posso esserlo per gli altri, poiché è del tutto evidente che questi ultimi non siano personaggi appartenenti al passato. Anzi direi che ci abbiano messo la faccia, e qualcos’altro, per dare segnali di rinnovamento: persone degnissime che meritano tutto il rispetto di questo mondo. Chiaramente i contrari o, se volete, i favorevoli all’attuale establishment sanno bene che un cambio gestionale li vedrebbe fuori dalle stanze dei bottoni e ciò li preoccupa molto. Questi signori sono sordi a qualsiasi indicazione proveniente dalla base, convinti che questa stia dalla loro parte ed in virtù di tale convincimento palesano affermazioni del tipo:” Se per cambiamento vuol dire riportare a galla certi personaggi, mi tengo l’attuale governo.” Ecco, questo è il modo di scaricare le proprie responsabilità da parte di siffatti subalterni federali.
Come ebbi modo di affermare qualche tempo fa, non ci sarà mai un ritorno al passato e il RINALDI, unico sopravvissuto di un lontano trascorso non ha alcuna voglia di concorrere per una carica elettiva: FATEVENE UNA RAGIONE! Abbiate il coraggio delle vostre scelte, abbiate il coraggio di affermare ad alta voce che sostenete l’attuale governo, che volete Scarso ed il suo seguito. Nessuno ve ne farà una colpa, soprattutto se il convincimento sia in buona fede.
Ci sono Presidenti di comitati regionali, da parecchi anni in carica, da troppi, che oggi hanno voglia di arrivare al Consiglio federale, i quali ritengono di avere le qualità ed i numeri per soddisfare tale ambizione. Ebbene, questi signori o si candidano al Direttivo o vanno a casa poiché hanno alle spalle oltre 16 anni di governo regionale, per i quali non sarebbe più possibile ricandidarsi alla carica di Presidente di C.R..
Purtroppo per loro è la legge che imporrà il rinnovamento e mentre ci sarà qualche possibilità per alcuni per altri li attende la dolce casa e anche qui FATEVENE UNA RAGIONE!
Tanti, non sapendo come sostenere Scarso &co. rivolgono la loro attenzione sulla mia imparzialità, ovvero cercano in tutti i modi di farmi apparire come una persona poco credibile, ebbene pur rispettando il loro punto di vista tengo a precisare che un conto è dichiarare apertamente il proprio pensiero altro è la faziosità. Ho la presunzione di affermare che sono di parte, nel senso che sono fortemente favorevole al rinnovamento, ma non sono fazioso. Anche su questo FATEVENE UNA RAGIONE! Mai censurerò i miei detrattori. 
Infine auspico con tutto il cuore che alle prossime elezioni ci siano candidati nuovi, che nulla hanno a che vedere con il passato e con il presente: gente nuova e fresca, che abbia voglia di dare un taglio diverso è più adeguato ai tempi che viviamo, soprattutto che dia certezze all’intero movimento.

Ezio RINALDI

domenica 3 novembre 2019

IL CASO ERRIGO DOPO LA SENTENZA DEL TRIBUNALE FEDERALE

Sulla sentenza del Tribunale federale in merito alla questione ERRIGO, l’avvocato BONSIGNORE,  atleta Master,  sulla sua pagina facebook ha pubblicato una attenta valutazione sul provvedimento emesso, meritevole di attenzione. Dopo il relativo consenso dell'autore, la riporto cosi come pubblicata sulla piattaforma.
Ezio RINALDI
avv. Riccardo BONSIGNORE ZANGHI
"Analizziamo la sentenza Errigo (decisione n. 5 del Tribunale Federale che troverete facilmente scaricandola da sito della FIS) al netto delle questioni procedurali sulla inammissibilità (questione pregiudiziale dirimente che non ha impedito però al tribunale di entrare ugualmente nel merito).
"Deve essere riconosciuto il diritto dell'atleta a partecipare a più specialità (armi) in mancanza di espresso divieto", esordisce la sentenza.
Un principio chiaro a tutti e cristallino che sembrerebbe chiudere la questione, ma.....
Ma siamo in Italia e quindi c'è l'inghippo che provo a sintetizzare e che si configura nei seguenti termini.
Leggendo la sentenza chiunque penserebbe che se il bravissimo schermidore merita, avrebbe diritto a farsi le qualifiche di Coppa del Mondo che, come tutti sanno, sono finalizzate a entrare in squadra per disputare mondiali e olimpiadi.
Che bello, finalmente una sentenza che premia la meritocrazia: un atleta ai vertici del ranking in due armi può realizzare il doppio sogno mondiale e olimpico, come Nedo Nadi!
Ma ecco la “fregatura” che spegne subito l'entusiasmo iniziale.
Il CT, afferma la sentenza, ha pieni poteri discrezionali e può lasciare a casa chiunque vietandogli anche di partecipare alle predette prove di Coppa a spese proprie pure se il/la nostro aspirante Nedo Nadi sia ai vertici del ranking nazionale e addirittura pure se abbia scelto di competere in un’arma sola (vedi ad es. il recente caso Tagliariol).
La sentenza quindi parla di diritti dell'atleta che però sono soggetti alla "discrezionalità" del CT che con valutazioni personali, non oggettive e di cui non deve rendere conto a nessuno, come una sorta di imperatore romano, può incidere in modo definitivo sulla vita agonistica dello schermitore/schermitrice di livello nazionale.
Il CT infatti, dice la sentenza, non ha affatto il compito di premiare coloro che abbiano ottenuto i migliori risultati sportivi (e ovviamente mettendoli prima nelle condizioni di ottenerli) intervenendo solo a ragion veduta in modo oggettivo e solo in presenza di comprovati e giustificati motivi, ma può tenere presenti cose tipo "lo stato di forma, la compatibilità caratteriale, l'equilibrio dell'ambiente" perseguendo non già il fine concreto di mettere chi vale nelle migliori condizioni per esprimersi e conquistare un posto in squadra in forza dei risultati (meritocrazia), ma il fine astratto di "ottenere i risultati migliori per la federazione": la differenza non è di poco conto perchè al centro non c'è il valore dell'atleta, ci sono le aspirazioni della Federazione.
Questo potere "discrezionale" del CT è talmente invasivo e ampio che può disinvoltamente impedire all'ateta ai vertici del ranking nazionale perfino di prendere parte alle prove di Coppa del mondo, in definitiva, impedendogli di ottenere quei migliori risultati sportivi rispetto alla concorrenza che dovrebbero legittimarlo alla qualifica olimpica o alla convocazione ai mondiali.
Tornando a bomba, la sentenza corregge subito le premesse affermando che il bellissimo principio di diritto espresso in realtà non è valido: l'atleta non ha nessun diritto tout court di competere in più armi in quanto questo diritto può essere vulnerato dalla Federazione per mezzo del proprio CT titolare di "discrezionalità".
Peccato però che la discrezionalità sia la facoltà di libera azione e decisione ma entro i limiti generali fissati dalla legge e non la libertà di fare ciò che si vuole!
Se il CT lascia a casa uno che ha vinto le olimpiadi ed è n. 4 del ranking per portare il n. 12 che può perdere anche con un master perchè il n. 4 ha un brutto carattere, questa non è discrezionalità, è sconfinamento nel campo del diritto libero dove ciascuno fa come gli pare e diventa in definitiva abuso del diritto.
In buona sintesi, non sussiste nessun divieto a competere in due armi a livello internazionale, ma anche no se il CT si sveglia male avendo il potere di escludere chi voglia senza dovere dare troppe spiegazioni.
E' la "discrezionalità" dei singoli secondo la sentenza n. 5/2019 che prevale sul diritto, signori miei.
Alla fine della fiera questa sentenza dopo un magnifico giro di parole afferma l'esistenza di un principio di diritto e contemporaneamente la sua fine avendo in definitiva negato il diritto di fare competere in due armi l'aspirante Nedo Nadi pur in mancanza di norma che lo sancisca.
La Sibilla Cumana non avrebbe saputo fare di meglio!
avv. Riccardo Bonsignore Zanghi"