giovedì 29 agosto 2019

FARE E RICEVERE CRITICHE


L’articolo “EVVAI CON LA TRASFERTAAA” di Ugo SCASSAMAZZO ha suscitato un mare di critiche, pungenti ed offensive sia da parte dell’autore che dei lettori.
Il pezzo, in sè, non intendeva porre in negativo le figure dei tecnici e degli atleti in esso enunciati ma, semplicemente, il procedimento con il quale si attuano alcune iniziative ed il fine che con esse si cerca di perseguire.
Personalmente ritengo che le persone citate meritino il massimo rispetto, per quello che hanno fatto e che stanno facendo. Poi che alcune di loro postino foto e commenti vari sui social è una libera scelta con la quale, comunque, bisogna fare i conti.
Ciò detto vorrei riportare la discussione su un piano intellettuale più significativo, nel senso che c’è stata una critica alla iniziativa, critica molto argomentata, ed alla quale si può, anzi si deve, rispondere con altrettanti sintomatici argomenti, cosa che al momento latita. Ho letto tutti gli interventi ed alcuni dei quali avrei fatto meglio a non pubblicarli e ciò per evitare inutili ed insalubri offese.
Attacchi alla FIS, all’autore ed ai vari interventi sostenitori di una tesi o dell’altra. NO! Non è questo il modo di confrontarsi e se tutti abbiamo a cuore la federazione dobbiamo fare uno sforzo in avanti, accettando le critiche e la confutazione delle stesse. Scendere a livello di insulti, da una parte e dall’altra, è una manifestazione di pessimo livello e dà la percezione di un movimento manchevole di espressioni adeguate ad una discussione costruttiva, in un abito di lecita critica.
Ribadisco che i tecnici e gli atleti coinvolti non c’entrano nulla: è in discussione il sistema, la procedura ed il fine di certe iniziative. Poi ognuno di noi può pensarla come crede ed esprime il proprio pensiero liberamente, come si è sempre fatto su questa “PIAZZA”, ma nel rispetto di quello altrui.
Dire che sono deluso è il minimo che possa affermare, ma forse la colpa è mia che permetto interventi come quelli che ho letto e di questo chiedo scusa ai lettori!
Ezio RINALDI

martedì 27 agosto 2019

EVVAI CON LA TRASFERTAAAA!!!!


Dubai
E dopo “La federazione che non mi piace” entriamo in quel mondo che definisco “Turismo sportivo o federale” della “Federcerchiomagico”!
Sì sì cari amici, avete capito benissimo il turismo sportivo, cioè quello che fa qualche persona tesserata alla Federvacanze durante campionati, gare, allenamenti, trasferte, collegiali, visite di cortesia, fiere di paese, sagre, scherzi, giochi, schiaffi del soldato e via dicendo.
E siccome non vogliamo essere “tristi” come ci accusa di essere qualche ferlealista vogliamo diffondere l’idea e suggerire anche a voi di provare a vincere un “pacchetto vacanze” pagato, in giro per il mondo.
Eh già, perché sono sicuro che pochissimi tra i lettori hanno fino ad oggi avuto notizia della tessera magica che fa girare il mondo. 
Le istruzioni (e i bandi) non si trovano certo sul sito federale, altrimenti chissà quante domande per andare in Canada, l’anno scorso, insieme al buon Valerio Cuomo o in Spagna in compagnia di Alessandro Bossalini.
Ma veniamo al 2019. Voglio parlarvi di un allenamento che si sta svolgendo a Dubai per gli U20 Emiratesi.
Mettete la Federazione scherma degli Emirati Arabi Uniti, speranzosa di crescere sia come numeri che come qualità che chiama o si accorda con la Federazione Italiana, (la federazione scherma più importante del mondo) per fare un allenamento collegiale per i suoi ragazzi, tutti scelti e tra i più forti del loro paese. (Un paese grande come la Lombardia e il Piemonte messi assieme e con uguali abitanti dell’Ungheria in un territorio che è praticamente deserto all’80% ndr).
Non si conoscono i dettagli, ma qualcuno ha riferito che è la Federazione Emiratese che ha sostenuto economicamente questo allenamento e così l’Italia ha risposto con un quartetto di veri campioni: Davide di Veroli (Roma), Francesco Buzzacchino (Catania), Tommaso Marini (Jesi) e  Alessandro Stella (Udine), tutti in seno al gruppo sportivo della Polizia.
Nulla da dire, tutti atleti meravigliosi, accompagnati da un duo specialissimo: Stefano Barrera (Carabiniere e siracusano) e Matteo Scamarda (rappresentante degli atleti del Comitato Regionale Sicilia) entrambi Istruttori di scherma.
Il lettore (fedele o meno) avrà notato due cose molto evidenti:
1.   sono tutti uomini;
2.   non c’è un solo maestro degli atleti portati;
Corollario: gli accompagnatori sono entrambi siciliani.
Direte voi che non c’è nulla di male, anzi, gli atleti sono di primissimo ordine e gli accompagnatori sono degni degli atleti italiani come di quelli stranieri.
Le notizie ci arrivano dai profili social degli atleti e degli accompagnatori, che non hanno saputo resistere alla tentazione di farsi la foto davanti al Bourj Khalifa e ad altre amenità sorprendenti fornite da Dubai. La Federazione anche per questo allenamento ovviamente non ha fatto sapere nulla al popolo della scherma se non ai diretti interessati, mentre per gli inutilissimi allenamenti della nazionale a Palermo era reso noto addirittura un manuale del bravo gestore social che doveva costruire #tuttounmondo di #hashtag per essere #ilpiùfigopossibile. No, nulla di tutto ciò. Eppure l’allenamento U20 era invece da spingere in questa direzione ai massimi livelli, specie d’estate, quando sotto l’ombrellone uno, specie se giovane, non sa che cavolo di vita tirare! Vabbè.
Ecco invece come l’avrei fatta io questa trasferta.
Alla domanda della Federazione Emiratese che ci chiedeva di allenarci con loro, avrei risposto con una controproposta più interessante della loro offerta, ovvero:
1.  se ci paghi la trasferta degli atleti di livello, noi te ne mandiamo altrettanti a spese nostre per fare un allenamento serio e più lungo del solito, con maestri e atleti di entrambi i sessi;
2. agli atleti forti, ti associamo atleti di minor livello, ma ugualmente forti per compensare il gap che troverete fra i vostri atleti e i nostri, così da rendere l’allenamento più omogeneo; (voi capirete che se nel tennis io sono una vera schiappa, e mi allenassi con Djokovic non imparerei molto, mentre se avessi di fronte uno che è un po’ più in alto rispetto al mio livello, raggiungerei miglior profitto con meno stress);
3. ti mandiamo a nostre spese un formatore per arma per i maestri della vostra federazione che vi spiegano lo stile schermistico italiano (che non è codificabile! ma è spiegabile da qualsiasi maestro esperto) cosicché possiate avere un diverso approccio alla vostra scherma;
4. costruiamo un “ponte ideale” con Dubai per la scherma duraturo nel tempo, per veicolare atleti e allenatori e avvicinarci il più possibile gli uni con gli altri tramite: gare, allenamenti, trasferte, gemellaggi, campi estivi ecc….
5. infine individuerei un criterio obiettivo per selezionare le persone da inviare dandone avviso sul sito e con la mailing list delle società, e poi avrei pubblicato le domande ricevute e la relativa graduatoria. Il tutto nella massima trasparenza.
(Ecco come l’avrei fatta io che non sono seduto in viale Tiziano, e lo dico anche per prevenire qualche solone che, sempre in forma anonima, dirà che il gruppo alternativo a Scarso non è in grado di dare soluzioni, ma solo di criticare e sparlare sui soliti luoghi comuni).
Ma evidentemente questa formula, applicata a una dozzina di eventi sparsi per il mondo, sarebbe stata impegnativa e soprattutto costosa. Avrebbe rosicchiato soldi all’attività centrale della Federazzzzzzzzzzziooooone, che deve macinare medaglie internazionali, sempre sulle spalle delle società sportive e dei maestri che lavorano come schiavi in palestra per tirare su un atleta e farselo poi mangiare dal medaglificio federale.
Invece cosa accadrà cari amici lettori? Un bel nulla!!
Questo allenamento così come le misteriose, ma puntualissime trasferte del presidente a Capo Verde, devono essere calibrate sul loro concreto valore di ritorno, cioè il voto in camera caritatis delle elezioni FIE.
L’occhiolino strizzato ora a San Salvador, ora al Qatar, vale un voto ciascuno, tanto quanto quello di Francia e Spagna.
Il lettore (non so oramai se sarà ancora fedele o meno a me o a Scarso), avrà rapidamente capito che il progetto di questo presidente, che è in decrescente percentuale di consenso da parte dei suoi elettori, sta cercando di ricavarsi un posticino, non al caldo, ma al fresco presso la FIE. Ha già deciso di collocare le elezioni federali a febbraio 2021, dopo le elezioni FIE, per pararsi le terga per altri quattro anni a Ginevra. E per raggiungere questo gran risultato, ha bisogno di far fare quante più “vacanze sportive” possibili all’estero agli appartenenti alla sua “Federcerchiomagico”, riservata come si è visto oramai da tempo a pochi amici e a qualche atleta il cui ranking (mannaggia a lui) non può essere ignorato, perché tutto è demandato alla luna del presidente, che dirige a modo suo (legittimamente) tutta la federazione che da tempo aspetta di fare il salto di qualità che si merita.
Un salto meritevole. Una flèche, oserei dire. Sempre che per una vacanzina non si voglia fare il salto, ma della quaglia, che personalmente trovo immorale.
Vostro antivacanziero
Ugo Scassamazzo



sabato 24 agosto 2019

LA FEDERAZIONE CHE NON MI PIACE


Cari lettori,
l’estate lunga e silenziosa che prepara la tempesta autunnale del prossimo anno sportivo non mi piace affatto.
Tutti in rigoroso silenzio in questi mesi post mondiali, consapevoli che stiamo entrando nell’anno olimpico, quello non solo di Tokyo 2020, la più enigmatica delle olimpiadi della Federazione di Scarso, ma anche delle elezioni federali che si prospetteranno forse come le più feroci di tutte.
Non starò a elencare le vicende intricate riguardanti lo statuto federale e dell’assemblea straordinaria che ricorderemo come “l’assemblea dei 3 minuti a testa” per parlare di una miriade di articoli ed emendamenti, che è cominciata alle 11.00 ed è terminata alle 12.30, (i dati parlano da soli).
Non parlerò nemmeno dei risultati sportivi e delle intervistacce strampalate post gara, che hanno fatto più ridere che indignare. No, non parlerò di questo anche perché qui in questo blog ogni argomento è stato già trattato da autori ben più capaci di me in ogni settore e sta al lettore andarseli a trovare, studiare ed eventualmente commentare.
Voglio parlare delle solite cose, miei cari e fedeli (?) lettori.
Dirò del fatto che siamo una nazione di 60 milioni di abitanti e facciamo scherma solo in 20.000 (dati federali molto discutibili), ovvero lo 0,034%, cosa che mi indigna visti i risultati sportivi internazionali, in quanto dovremmo essere molti, ma molti di più cari amici!
Dirò anche che l’attività formativa per nuovi maestri e istruttori è trattata come una fonte di guadagno, poichè in alcune regioni italiane mi dicono che si debba pagare il corso formativo per il primo livello di istruttore, l’incomprensibile cifra di 250€ mentre potrebbe o dovrebbe essere coperto dai fondi per la formazione stanziati dalla FIS, che forse ne stanzia pochi, o li destina per altri corsi che altrove forse sono gratuiti o poco ci manca. c’è molto da indagare fra le pagine del bilancio della FIS.
E che dire della politica degli impianti? Ahahaha, questa poi è la migliore!
A conti fatti su 333 società (dato aggiornato a giugno dalla FIS, che andrà ricalibrato a fronte dell’articolo di Paolo Cuccu sulle fusioni di società in tutta Italia), ci chiediamo: ma in Italia, le palestre dedicate solo alla scherma quante sono? Cento? Centociquanta la federscherma canta? Siamo sicuri? E nei restanti club come ci andiamo? Montando e smontando apparecchi e pedane? Ridicolaggini! In questo modo non si va da nessuna parte, i numeri saranno sempre asfittici e la scherma crescerà solo fra 40 anni!
A conti fatti siamo una nazione di nuotatori e tennisti cari amici della scherma, non v’è città che non abbia la sua piscinetta, piccola o grande che sia, così come ha il suo bel campo da tennis, ma non la palestra di scherma. Perché?
Ma è inutile che ve lo dica, lo sapete già da soli: mancano politiche convincenti a scala nazionale che facciano capire che anche la scherma è uno sport che ha bisogno dei suoi spazi cioè impianti solo per la scherma, ma che allo stesso tempo vanno informati tutti gli italiani che la scherma è anche’essa un’attività sana, pulita, completa, proprio come il nuoto. E poi? Cos’altro mancherebbe per avere le palestre di scherma? Ma è chiaro cari amici, mancano i maestri, gli istruttori. Ma non quelli prodotti tramite esamificio a getto continuo, bensì quelli frutto di un lavoro di formazione serio dedicato e sviscerare i problemi seri dell’insegnamento. Dieci giorni di villeggiatura a Chianciano sono del tutto una farsa, a fronte di un lavoro serio seguito da maestri capaci, che sappiano trasferire le loro conoscenze ai nuovi.
Insegnare ai bambini, ai master principianti, saper scegliere l’arma adatta per loro e saperli allenare. La tecnica e la sua evoluzione, con l’abbandono della “controcavazione” e del “copertino”, a vantaggio delle parate che nei manuali non ci sono. E poi insegnare a un bambino o a un cadetto o a un adulto è una faccenda complessa, che si affina, e per ogni arma è diversissimo. Ma c’è ancora chi pensa che in dieci giorni si possa imparare tutto!
Ma non solo. In realtà il numero di maestri potrebbe anche non interessarci, se questa professione per certi versi ancora ibrida non fosse ancora da regolamentare appieno dallo Stato, tanto da garantire una solidità a chi voglia fare questo come lavoro, con ferie e malattia pagate, e una pensione. Macché! Questo ci interessa solo in parte perché la politica ha i suoi tempi e sono purtroppo lunghi e minati da scossoni terribili, purtroppo. Invece voglio parlare del fatto che se le società non hanno la solidità per poter garantire ai maestri questo e altro, è tutto inutile, il maestro sarà sempre uno che coltiva la sua grande passione nei ritagli di tempo.
Le società pertanto sono tra gli attori più importanti per la crescita di questo sport, perché solo con la loro solidità societaria tutto può funzionare bene.
E che c’entra la Federazione direte voi? Ve lo dirò subito.
Se atleti meritevoli non vengono convocati agli allenamenti in favore di altri, se le società non ricevono i premi per le loro stagioni sportive, mentre altre li ricevono regolarmente, allora per alcuni se non per molti, tutto si vanifica, perdendo la voglia e la motivazione che nello sport come nella vita, è uno degli aspetti più importanti da coltivare.
E allora che faremo? Io da tempo la soluzione l’avrei data: o la federazione cambia (progetti, obiettivi, modalità approccio, atteggiamento), o la federazione va cambiata (presidente, consiglieri, staff, CT, responsabili, suggeritori, ammiccatori, gesticolatori vicini e lontani, capiramazze e ramazze). Resta quindi tutto nelle mani di chi metterà la croce sulla scheda elettorale. Punto.
Devo aggiungere altro? Fatelo voi cari lettori.
Vostro agguerrito
Ugo Scassamazzo

mercoledì 21 agosto 2019

CRISI DI GOVERNO: cambierà qualcosa per lo sport?


DI MAIO - CONTE - SALVINI
Era prevedibile e solo gli stolti potrebbero pensarla diversamente. Nel 2017 ci sono state le elezioni amministrative ed i vari partiti hanno scelto come affrontarle ed in compagnia di chi. Da una parte il centro destra con FI, LEGA e FDI, dall’altra il PD e M5S che correvano da soli.
L’esito delle urne ha premiato M5S e LEGA, il PD si è attestato quale seconda forza parlamentare, FDI ha visto aumentare i propri elettori e FI perde gran parte del proprio elettorato e diventa, insieme al PD un partito perdente.
Il capo politico della LEGA intende andare al Governo per realizzare i propri progetti e per farlo molla il centro destra, con il quale aveva fatto un accordo preelettorale per governare il paese in caso di vittoria e per farlo si associa con i grillini. In campagna elettorale i toni dell'uno contro l’altro sono aspri, ai limiti della violenza verbale, con dichiarazioni del tipo:” MAI CON I GRILLINI e PD” e “ MAI CON LA LEGA o PD”.
Nonostante le forti dichiarazioni, si arriva ad una associazione tra LEGA E M5S, non basata su un progetto condiviso e dichiarato prima delle elezioni ma su un contratto di governo per realizzare i propri fini. Una alleanza così fatta non poteva finire diversamente da come è finita e non voglio entrare nel merito delle argomentazioni con le quali si è arrivati a questo punto. 

Il Premier in Senato attacca duramente il suo vice ed in pratica gli dice che lo ha sempre sopportato e gli ha destinato epiteti durissimi, addossandogli la responsabilità della crisi, con questo cercando di salvare se stesso. Il vice gli risponde dai banchi del proprio partito (doveva farlo da quelli del Governo) con un discorso assolutamente inefficace, dimostrando una caratura politica di piccolo calibro. Ma tant’è ci troviamo adesso con una situazione per la quale il futuro non sarà migliore del presente.
Quale uomo della strada mi piacerebbe che il Presidente della Repubblica imponesse a questi signori la elaborazione di una legge finanziaria che consenta al paese di essere tutelato per l’immediato futuro, soprattutto, checche se ne voglia dire, dimostrare all’Europa che, al di la delle forti divisioni interne, siamo un Stato responsabile ed affidabile; segnalare il nominativo di una personalità dall’alto profilo istituzionale per l’incarico di Commissario UE. Assolti questi due impegni si vada alle elezioni. Ma, già, io sono un uomo della strada e che posso capire i giochi politici e di potere?
Giovanni MALAGO'
Da questa crisi cerco di capire come possa influire sullo sport, in termini positivi e negativi. Come ebbi modo di dire nell’articolo CONI vs GOVERNO: come finirà? Sono stato favorevole all’intervento del Governo sullo sport per disciplinarne le regole, soprattutto quelle riguardanti i mandati dei Presidenti federali,  ma contrario a che il medesimo lo gestisca direttamente. Lo sport deve essere indipendente dalla politica affinché non perda la propria idendità, che è quella di lavorare tutti insieme, senza distinzioni di colori politici, pur in presenza di una diversità di opinioni per la sua amministrazione. Sono fermamente convinto che con l’ingresso del PD al Governo ci sarà un riequilibrio delle competenze tra Sport Olimpico (CONI) e la SPORT e SALUTE, con grande giovamento per tutto il movimento e, soprattutto, un segnale al CIO sulla indipendenza dello sport dalla politica.
 Il Presidente del CONI sappia approfittare di questa situazione, affinchè l’ENTE e lo sport italiano si riapproprino di parte delle proprie peculiarità.
Ezio RINALDI

lunedì 19 agosto 2019

FUSIONE TRA SOCIETA': quali i motivi?


Ed eccoci qui, alle porte di una stagione di scherma, viaggi … e spese. Tra circa un paio di settimane le società di scherma cominceranno a riaprire le porte agli iscritti, e ricominceranno gli allenamenti, le attività e le speranze. Queste ultime saranno prima di tutto riposte sull’effetto che la scherma mondiale di questa estate ha lasciato nelle menti degli italiani, anche perché per incrementare il numero degli iscritti poco c’è da sperare da parte della Federazione, poi naturalmente c’è l’investimento che ogni sodalizio deciderà di svolgere autonomamente per cercare nuovi adepti. Queste però sono iniziative interamente a carico del club, che si assume oneri e rischi, con la sola speranza di andare a pescare quella nuova “quota” che servirà sicuramente, perché l’ultima speranza è quella (spesso utopistica) di rivedere tutti quelli con cui ci si è salutati prima delle vacanze. Visti i magrissimi numeri degli arrivi, bisogna sempre limitare al massimo gli abbandoni, sennò la società comincia immediatamente con uno stato di crisi.
Abbiamo però detto che con la nuova stagione cominciano anche le spese, e la prima è ovviamente la riaffiliazione. Come sempre sono 250 euro solo per la società, intesa come ragione sociale, in cambio della possibilità di tesserare i propri atleti, ma prima ancora i propri consiglieri. E qui cominciano le domande, che mai hanno una risposta: i consiglieri sono, nella maggioranza dei casi, genitori che si prestano per dare una mano a comporre i pezzi di questo indispensabile strumento di democrazia (anche se sappiamo tutti che all’italiano medio piace delegare, quindi trovare questi genitori è sempre una mezza impresa), e che spesso restano quasi invisibili nella vita associativa. Però costano, eccome se costano, 48euro ciascuno. Non si capisce però il motivo di questa richiesta: non costano nulla, non fanno nulla, però costano. Mediamente una società spende 240euro per tesserare questi volontari (siamo l’unico paese dove non solo il volontariato non è pagato, ma paga pure), e siamo già a 490euro, senza avere fatto nulla. In un quadriennio olimpico una società spende mediamente circa 2000euro per questa tipologia di tesseramento, ed immagino quante cose potrebbero fare le piccole società con questi soldi.
Visto che siamo oramai in piena campagna elettorale, ecco un bel punto del programma: portare il tesseramento di un consigliere, che all’interno della società ha solo ed esclusivamente quel ruolo, alla cifra più bassa, e dimezzare il costo dell’affiliazione delle società, se non per tutte almeno per tutte quelle che non rientrano nei contributi federali dati dal Gran Premio Italia. Non sarà molto, ma è già più di quanto si sta facendo adesso, con la speranza che questi risparmi possano contribuire ad una più efficace campagna di pubblicizzazione per le società che ne beneficeranno.
Altro tema introdotto: la ricerca di nuovi tesserati. Uno dei grandi problemi del nostro sport è che non risulta appetibile. Attenzione: ho detto appetibile e non sconosciuto, perché oramai di scherma se ne sente parlare, e tanto. Certo, non sempre come vorremmo, vedi il “caso Errigo”, ma certamente non si può più dire che l’uomo della strada non conosca questo sport. Semplicemente non gli interessa. Questo perché sarebbe ora che, in un mondo multimediale, una Federazione vincente come la nostra affidi la sua immagine a dei professionisti del settore.
Altro capitolo delle spese sono, come ogni anno, le trasferte. Ogni anno più onerose, non solo per le distanze, ma proprio perché tutto aumenta tranne che gli stipendi. Per una piccola, e anche media società, che voglio ricordare rappresentano circa l’80% del movimento, portare ad una gara 1 atleta o 10 non cambia nulla per i costi. Non è che il tecnico accompagnatore arrivi al casello e dichiarando di avere un solo atleta alla gara, gli viene applicato uno sconto. Paga intero l’autostrada, il carburante, l’albergo, la cena e tutte le spese che servono per la sua presenza sul luogo di gara. La differenza sta nel fatto che se si portano 10 atleti le spese sono bene ammortizzate, se l’atleta è solo, allora bisogna cominciare a fare due conti sulla convenienza di questa trasferta, e tante volte la scelta è quella di rimanere a casa. Come ogni anno si denuncia una mancanza nell’equa distribuzione delle gare, diretta conseguenza di un sistema verticistico basato esclusivamente sulla selezione esasperata. Prendiamo un esempio: fiorettista del 2005 del nord Italia, cioè al primo anno da Cadetto. La prima gara sarà il 19 ottobre a Bastia Umbra, siamo nel centro del paese da raggiungere con 2/3 treni, a secondo del luogo di partenza, oppure con 4/5 anche 6 ore di macchina. Non proprio due passi. La gara successiva, che poi è proprio la prima prova nazionale di categoria, esattamente il sabato dopo a Foggia. Ora, inutile ripetere che Foggia è la destinazione tra le più amare d’Italia se si parte dal Nord, inutile ripetere che il fioretto è molto praticato da Roma in su e ben poco al sud, inutile ripetere che non c’è aeroporto se non a oltre 1 ora di macchina che va noleggiata aumentando ulteriormente le spese, non stiamo a ripetere per l’ennesima volta che l’Italia ferroviaria è divisa in due, e che per giungere nel tavoliere servono 2/3 cambi in quanto l’unico treno diretto ha orari scomodissimi e quasi sempre incompatibili con gli orari della gara, tolto tutto quello che si continua a ripetere da anni, ci si domanda: era proprio necessario fare due gare così lontano nel giro di sette (dico SETTE) giorni? Si pensa che i ragazzini non abbiano scuola, che i genitori non abbiano lavoro, che i tecnici siano tutti professionisti, che nelle palestre faccia piacere chiudere magari per 1 solo ragazzo due settimane consecutive? Io vorrei proprio capire i criteri di distribuzione delle date, ma tanto la mia è una domanda retorica. Lo so benissimo: i campioni, cioè circa il 10% degli atleti del fioretto, percentuale che nella spada scende anche al 3% visto che i partecipanti sono il triplo, ma i 42 eletti per i campionati italiani sempre lo stesso numero. Questo è solo un esempio, si potrebbe andare avanti per pagine e pagine di osservazioni, ma credo renda bene l’idea.
Allora non resta che l’ultima carta da giocare: unire le società. Questa è stata una estate di fusioni, alcune meno importanti, altre veramente inaspettate perché di società tutto sommato numericamente apprezzabili. Unendosi si dimezzano le spese federali, perché c’è una sola affiliazione societaria, c’è solo un consiglio da comporre. Dove possibile ci sarà anche una sola location da gestire, quindi diminuiscono anche le spese di affitto, della luce, dell’acqua, della manutenzione. Di botto gli iscritti possono anche arrivare a raddoppiare, però poi? Per prima cosa va detto che una fusione può avvenire solo tra realtà molto prossime logisticamente, quindi in cittadine, in paesoni, non certo in grandi città. In quest’ultimo caso sperare che un gruppo si trasferisca interamente dall’altra parte della città è pura follia. Qualcuno andrà, i migliori, i più motivati, o quelli che per qualche misteriosa ragione hanno la possibilità di muoversi. Anche perché spesso uno dei parametri di scelta di una società anziché un’altra è proprio la raggiungibilità. Se hanno scelto la società A invece che B perché quest’ultima era troppo lontana, anche in caso di fusione quella sede resterebbe troppo lontana. Anche però ammettendo che le condizioni logistiche siano assolutamente favorevoli, come ho letto in diversi casi, l’aumento esponenziale resta del primo anno, poi si torna a fare i conti con la realtà. Allora il dubbio che sia solo una fusione per ottenere subito classifica, risultati, numeri, cioè si punti all’immediato giocandosi una specie di “All-In”, o la va o la spacca. Anche perché mettere assieme due realtà che fino a ieri erano antagoniste, per quanto potessero esserlo con cavalleria e lealtà, non è mai semplice. Ognuno per anni ha seguito il proprio sogno, la propria filosofia, ha costruito un metodo di lavoro, di approccio, che deve improvvisamente collimare con un altro magari completamente opposto. Serve un grosso sacrificio da parte di tutti, dai tecnici ai genitori, che sappiamo avere un ruolo di sempre maggiore protagonismo (invadenza) nella vita dei propri figli, anche se già grandi. Poi, detto in modo prosaico, è comunque la fine di una speranza.
Qualsiasi società sogna di crescere, magari non arrivare a numeri incredibili, ma avere quella sufficiente stabilità da potere andare avanti con soddisfazione. Portare avanti il proprio pensiero, trasmetterlo a quanti più allievi possibile. Quando si prende atto che da anni la situazione ristagna, che un anno di cresce di 2 unità, l’anno dopo si decresce di 3 per tornare a crescere di 2, ci si può fortemente scoraggiare. Quando una società, un Maestro, investono tanto sui ragazzi, e ogni anno se li vedono andare via perché demotivati da un sistema di gare che li stritola mentalmente e poi strozza le famiglie economicamente, allora si può anche pensare che mollare tutto e passare solamente a pensare alle “quote” possa essere la strada giusta. La strada giusta è costruire una attività a misura umana, non di supereroi. La scherma non può tornare ad essere quella degli anni ’50, quando erano pochi, con società solo in città, e solo in centro, e solo per chi se lo poteva permettere, perché dopo gli anni ’50 sono arrivati gli anni ’60, quelli dove siamo rimasti anni luce indietro alle nazioni che presero il sopravvento. Abbiamo faticato tanto per portare la scherma ovunque, perché non si sa dove possa nascere il prossimo campione, e aggiungerei non sappiamo di che ceto sociale potrà essere, e non possiamo permetterci di perderli. Dobbiamo tornare tutti a sognare, non certo una scherma popolare, questo non potrà mai essere, ma una Federazione con almeno 50mila tesserati realmente attivi e partecipi sì, questo è lecito. È questa  la proposta che formulo a chi vorrà prendere in futuro le redini della scherma Italiana. Queste idee e valori cercherò di portarle come contributo al progetto di ItaliaScherma che ad oggi a mio modo di vedere è l'unico che può dare finalmente una svolta alla nostra federazione.
Paolo CUCCU

venerdì 9 agosto 2019

CONI vs GOVERNO: come finirà?


Giovanni MALAGO'
Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano
La querelle tra il CONI ed il Governo via via sta diventando un muro contro muro. In tutto questo chi ci rimette e chi ci guadagna? Ma, soprattutto, come siamo arrivati alla situazione attuale? E’ presto detto: l’immobilismo del CONI e la cultura della conservazione della poltrona ha fatto si che il vertice sia stato insensibile alle richieste della base, sia in termini statutari che organizzativi.
Tante sono state le spinte per un cambiamento vero, per una ristrutturazione dell’Ente, richiesto anche dalla politica: revisione degli statuti, consulenze varie ed assunzioni senza concorso, riforma vera della giustizia sportiva, insomma tutte segnalazioni non recepite, che hanno portato la base a rivolgersi alla giustizia ordinaria per avere rispettati i propri diritti, ed ancora diatribe tra alcuni importanti Presidenti di federazione ed i vertici del CONI, tutte cose che hanno determinato l’intervento a gamba tesa del Governo sullo sport.
Giancarlo GIORGETTI
Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio  dei Ministri con delega allo Sport
Alla luce di quanto si è visto e vissuto negli ultimi anni, l’intervento Governativo lo ritengo sacrosanto, ci voleva poiché il rispetto delle regole cominciava a non essere garantito, soprattutto quelle riguardanti i mandati dei Presidenti federali ed in questo senso la prima operazione, seppur del precedente esecutivo, è stata l’approvazione della LEGGE 11 gennaio 2018, n. 8, con la quale si sono apportate “ Modifiche al decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e delle federazioni sportive nazionali, e al decreto legislativo 27 febbraio 2017, n. 43, in materia di limiti al rinnovo delle cariche nel Comitato italiano paralimpico (CIP), nelle federazioni sportive paralimpiche, nelle discipline sportive paralimpiche e negli enti di promozione sportiva paralimpica.
Il giorno 7 agosto il Senato della Repubblica Italiana con 154 si, 54 no e 52 astenuti ha approvato in via definitiva il contestatissimo disegno di legge delega di riforma dell’ordinamento sportivo che, con l’istituzione di Sport & Salute spa, tramite l’ultima legge di bilancio, di fatto priva delle proprie prerogative il CONI. Ecco qui non condivido più l’azione dell’Esecutivo poiché da una parte necessitava assumere iniziative importanti dall’altra comunque andava garantita l’autonomia dello sport. Spiego meglio il mio pensiero: nella considerazione che le risorse finanziare per il mantenimento dell’intero apparato sportivo provengono dallo Stato è corretto che questi pretenda una organizzazione improntata ad una gestione chiara e trasparente, imponendo riforme adeguate, sia in termini amministrativi che operative, effettuando un controllo assiduo e significativo sull’intera gestione, pena il Commissariamento. Qui doveva fermarsi.
Sono sempre stato contrario a che la politica mettesse le mani sullo sport e per una ragione semplicissima: lo sport unisce la politica divide.
Pur criticandolo aspramente, non posso non essere al fianco di Malagò nel reclamare a gran voce l’indipendenza dello sport, che in questo momento ha bisogno di unità per dimostrare ai governanti la forza dell’intero movimento. Svuotando il CONI delle proprie prerogative, ho l’impressione che il Governo allungando le mani sullo sport lo abbia voluto ridisegnare in chiave statalista e contro l’autonomia del CONI, andando in questo modo in opposizione alla Carta Olimpica, le cui conseguenze potrebbero essere realmente nefaste. Infatti il rischio è quello di vedere l’Italia fuori dalle olimpiadi con gli atleti che potrebbero gareggiare individualmente sotto la bandiera del CIO. Non solo, c’è anche il rischio che venga revocata l’assegnazione delle olimpiadi invernali a MILANO/CORTINA.
Peraltro, sembra che detta riforma sia incostituzionale ed in tal senso si è espresso anche il Giudice Emerito della Corte Costituzionale Sabino CASSESE, il quale afferma che “Mai ci sia stata una intrusione così grave della politica nello sport”. E’ presumibile qualche ricorso alla Corte Costituzionale? Ai posteri l’ardua sentenza! 
Ezio RINALDI

martedì 6 agosto 2019

LA POLEMICA: il titolo di Maestro di Scherma


Sembra che l’argomento maggiormente sentito da alcuni anonimi della “Piazza” sia quello inerente al rilascio dei diplomi per Maestri di Scherma negli anni dal 1968 al 1973, periodo che ha interessato taluni istruttori militari i quali chiedevano l'abilitazione all'insegnamento della scherma, e negli anni 2009-2012 a seguito dell'entrata in vigore del Sistema Nazionale di Qualifica degli Operatori Sportivi adottato dal CONI (SNaQ).
Molte le domande e tante le risposte piuttosto confuse sul blog in merito a quei periodi, quindi provo a dare un contributo con la speranza di aiutare a fare un po’ di chiarezza.
Nel 1968, l'Accademia Nazionale di Scherma di Napoli (ANS) - quale unico Ente preposto dalla Legge al rilascio dei diplomi magistrali (così recitava anche lo Statuto FIS)pubblicò il Bando per accedere agli esami, fissando i requisiti di ammissione.
Tra questi era obbligatoriamente previsto l’aver esercitato la pratica schermistica sotto la guida di un Maestro per almeno 2 anni, in un sodalizio sportivo affiliato alla FIS. Ciò dava la possibilità di conseguire presso l'ANS la qualifica professionale di Allievo Maestro (divenuta successivamente "Istruttore Nazionale" e poi tecnico di 2° livello SNaQ); dopo ulteriori 2 anni di apprendistato il Maestro guida o tutore poteva presentare l’allievo all’esame di Maestro, sempre da sostenere con l'ANS a Napoli, dove si dovevano superare, con voto sufficiente in ciascuna prova, materie schermistiche e complementari. Proprio nel 1968, in vista della sessione di esami di giugno, durante la presidenza FIS di Renzo Nostini e AIMS del M° Ugo Pignotti,   lo Stato Maggiore Difesa (SDM) si attivò con diverse missive affinché fossero ammessi direttamente alla prova da Maestro alcuni sottufficiali usciti dalla Scuola Militare di Educazione fisica di Orvieto.
Infatti, l’Esercito chiese attraverso la federazione di poter consentire che detto personale potesse diplomarsi presso l’ANS (unico Ente autorizzato al rilasciodi diplomi magistrali e che era sopravvissuto persino alla Scuola Magistrale militare del Grande M° Masaniello Parise,  anch'essa titolare del rilascio  della qualifica professionale di Maestro di scherma con le stellette). La richiesta era motivata dal fatto che il superamento dell’esame avrebbe consentito l’affiliazione alla FIS dei circoli schermitrici militari.
Per lunghi anni la scherma nell’esercito era stata un privilegio appannaggio degli ufficiali che in via esclusiva potevano conseguire il titolo di Maestri di Scherma Militari, con inserimento in uno specifico ruolo, i quali erano coadiuvati da sottufficiali appositamente addestrati alla mansione di assistenti. Con la trasformazione degli Ufficiali Maestri di Scherma Militari in "ruolo ad esaurimento", dopo la seconda guerra mondiale, i collaboratori sottufficiali incominciarono   a colmare l'avvicendamento degli Ufficiali fino a diventare di fatto“gestori unici” di tali attività. Con la chiusura delle Accademie militari di scherma, l’Esercito avviò il progetto della Scuola Militare di Educazione fisica ad Orvieto, anche al fine di consentire ai sottufficiali di poter essere i responsabili dei circoli schermitrici militari ma, a quanto pare, la formazione militare ricevuta non bastava per l'abilitazione all'insegnamento della scherma.
Così SMD chiese attraverso la federazione di poter consentire che detto personale, già istruito con corso triennale appunto ad Orvieto, si diplomasse presso l’ANS per permettere l’affiliazione sportiva dei soli circoli schermistici militari.
La FIS accettò e in accordo con ANS e AIMS iniziò l’iter per la finalizzazione del progetto, che andava a derogare i requisiti richiesti dal Bando.
In sintesi la cronologia degli atti posti in essere (tutti documentati):
1.   l’Esercito chiede di ammettere agli esami dell’ANS 13 sottufficiali;
2.   la FIS, l’AIMS e l’ANS accettano e ammettono tutti all’esame da allievo maestro;
3.   vengono richiesti i documenti dei candidati e qui inizia un carteggio notevole circa i certificati di buona condotta, certificati medici e diplomi di studio (era richiesta la licenza media unificata, fino al ’65 esistevano le scuole di avviamento al lavoro e le scuole particolari che non davano titoli di studio ma “professionali” diremmo oggi);
4.   i candidati vengono dispensati dai certificati di buona condotta grazie alla garanzia dell’Esercito e anche da quelli medici per gli stessi motivi;
5.   viene derogata la prova scritta di italiano per chi non avesse la licenza media (o un livello scolastico inferiore alla licenza media) in ragione di un accertamento “orale” della stessa competenza;
6.   viene chiesta da SMD una deroga, poi concessa, perché si dichiarava che i candidati avessero già studiato le materie complementari;
7.   viene chiesta una ulteriore deroga, solo per i meritevoli, per accedere direttamente all’esame da Maestro (senza passare per allievo maestro) in ragione del piano di studi (tolto l’italiano scritto, tolte le materie complementari e gli apprendistati sotto Maestro) ormai congruente con il titolo di Maestro;
8.   viene concessa eccezionalmente tale deroga di esame "per saltum ma solo per i più meritevoli;
9.   viene richiesto da SMD di aggiungere all’unico elenco inviato 5 “ritardatari”, nonostante siano abbondantemente fuori termine per la presentazione delle domande;
10.    viene concessa l’ammissione all’esame anche per i 5 ritardatari.
Il progetto prevedeva la creazione di società schermistiche nell’esercito e affiliate alla FIS.
Gli esami non furono semplici tanto che alcuni, ancora oggi in attività, non furono brillanti ed il superamento delle varie prove fu piuttosto articolato e complesso.
Dopo quella sessione di giugno 1968, tutti i militari che si formavano ad Orvieto, presso la Scuola Militare di Educazione fisica, nei corsi triennali per il conseguimento del titolo di Istruttore militare di scherma, tramite appositi accordi con l’ANS, trascritti nei Bandi, venivano ammessi direttamente all’esame di Maestro di Scherma. In contemporanea anche i Maestri dello Sport del CONI, diplomatisi dopo il corso triennale presso la Scuola centrale dello sport del CONI e le 1^ categoria nazionali di scherma furono ammessi direttamente a sostenere detto esame.
Come accennavo, questo iter ha subito una ulteriore riforma con l’attuazione dello SNaQ, adottato dal CONI nel 2009.
Come potete rilevare, nella sessione del 1968 furono poste in essere delle deroghe affinchè alcuni soggetti potessero conseguire il titolo, così come sino al 2012 circa fu concesso un periodo transitorio per far diplomare coloro che avevano dei diritti acquisiti ante SNaQ, nel rispetto delle disposizioni emanate nel tempo dall'ANS.  Non mi meraviglio più di tanto se tali status possano essere stati dai più percepiti come eventuali agevolazioni.  L'importante è non specularci sopra.
Concludendo, sono diversi decenni che l’ANS non percepisce contributi dalla FIS (o dal CONI), la sua esistenza la deve ai propri soci ed ai proventi derivanti dalle tasse di iscrizione ai vari esami, delle quali vi è ampia traccia nei bilanci dell’Ente, che sono a disposizione degli aventi diritto (Soci). Vale la pena ricordare che il Presidente Scarso, così come prevede la prassi dell’Accademia per i Presidenti federali, dal giorno della sua elezione, 26 febbraio 2005, e fino al 2017 ha fatto parte del direttivo dell’ANS e anche il Consigliere Campofreda ed il Maestro Aldo Cuomo, entrambi annoverati nel tempo fra i soci. Credo che essi possano fornire ampi chiarimenti sui relativi bilanci.
Ritengo che la diatriba FIS/ANS, salvo ripensamenti federali, potrà avere fine solo con il giudizio del Consiglio di Stato, ma al momento vi è la sentenza del TAR, la quale nelle more del predetto giudizio è l’unico provvedimento valido ed immediatamente esecutivo.
Non ho la presunzione di aver chiarito esaustivamente la questione, spero di aver dato un contributo aperto a coloro che vorranno fornire con prove tracciabili la loro posizione.
Ezio RINALDI


domenica 4 agosto 2019

L'ESTATE SCHERMISTICA

Si è conclusa da poco la grande estate della scherma italiana. Tre avvenimenti di primissimo ordine, per un totale di 30 gloriose medaglie delle quali 7 d’oro, 6 d’argento e 17 di bronzo, ai quali vanno uniti i complimenti a tutti gli schermitori italiani, i maestri e le società sportive e gruppi militari che hanno saputo allenare al meglio questi grandi atleti.
Come di consueto “Piazzadellascherma”, non manca di fare la sua analisi cercando di estrapolare non solo il dato concreto, ma di dare un senso alla statistica e ai numeri.
UNIVERSIADI 4-9 Luglio 2019 NAPOLI (ITALIA)
Le Universiadi sono state un grande avvenimento sportivo di respiro mondiale, che ha mostrato la maturità di Napoli e della Campania nel gestire un evento così. Per la settima volta si svolgevano le universiadi in Italia, per la seconda volta al sud, in quanto nel ‘97 si svolsero in “Sicilia”.
La scherma si è svolta nel palasport di Baronissi, che ha saputo accogliere universitari da tutto il mondo con eccellenti risultati come del resto un po’ ovunque. La perfetta ospitalità dei partenopei è stata all’altezza del compito e a loro vanno i nostri complimenti.
La scherma italiana in grande spolvero con le sue eccellenti 12 medaglie, delle quali 5 d’oro, 3 d’argento e 4 di bronzo, ha mostrato la solita, ma piacevolissima luce brillare fra i campioni soprattutto nel fioretto, con Rosatelli, Bianchi Erica Cipressa e le squadre, le quali hanno portato a casa quattro ori, sui cinque totali, ai quali si è unita la prestazione formidabile della squadra femminile di sciabola di Gigi Tarantino, che ha superato le francesi capitanate dalla Balser, oro individuale. Splendidi gli sciabolatori, che si sono distinti con Neri e il suo bronzo, mentre la spada maschile ha claudicato non poco, conquistando solo un bronzo a squadre maschile e molte polemiche sugli spalti e sui social. Meglio le donne che non solo hanno raggiunto un bronzo con la Marzani, ma hanno perso (si fa per dire) l’assalto finale per l’oro.
EUROPEI 12-17 GIUGNO 2019 DÜSSELDORF (GERMANIA)
Splendida la forza degli italiani a Düsseldorf con le sue 10 medaglie (2 ori, 2 argenti, 6 bronzi), che ha visto riconferme preannunciate, con Foconi e Di Francisca nel fioretto; Daniele Garozzo (fm) e Santarelli (spm) hanno vinto l’argento e per concludere gli onorevoli bronzi di Volpi (ff) E. Garozzo (spm) e le squadre di fioretto femminile, maschile, spada femminile e sciabola maschile.
Insomma la solita e collaudatissima macchina da guerra italiana che non pare avere rivali, ma come abbiamo detto pare, in quanto l’arido risultato della sciabola non promette nulla di buono. La squadra sembra anagraficamente vecchia e affaticata nel rinnovarsi in maniera agile e rapida, e da fuori sembra che vi sia un veto all’ingresso di nuovi sciabolatori, che pur validi, fanno fatica a spiccare il volo e acquisire quella sicurezza necessaria a reggere la gara di livello, mantenendo la costanza.
Invece la spada sembra essere un po’ più solida del solito, ma anche qui, tremolii appaiono un po’ ovunque, specie fra le donne, che non sembrano avere una vera leader fra loro, e forse nemmeno un punto di riferimento solido in panchina. Spesso vediamo alternarsi a bordo pedana persone diverse a ogni gara, cosa che farebbe disorientare chiunque. Sono alternanze che destano più di un sospetto e moltissimi chiacchiericci, specie se pensiamo che dal 2005, cioè da quattordici anni oramai, la spada italiana ha vinto due soli titoli europei, uno a Gand individuale (‘07) e l’altro a Strasburgo a squadre (‘14). E poiché si distanziano di sette anni ciascuno, possiamo supporre che vedremo il prossimo soltanto nel 2021, dopo le olimpiadi.
Considerato che in Italia la spada è l’arma più praticata, il risultato dovrebbe far preoccupare moltissimo, ma l’estrema calma del CT Sandro Cuomo, lascia intendere diversamente. Tranquillo lui, tranquilli noi.
Giusto per precisare, la sciabola, che ha numeri estremamente minori, ha nel suo carniere la bellezza di 6 titoli a squadre e 2 individuali. È vero non si può sempre vincere, ma nemmeno sempre perdere o come alcuni amano fare, credere di aver “quasi vinto”.
MONDIALI 15-23 LUGLIO 2019 BUDAPEST (UNGHERIA).
È stato definito il mondiale di bronzo, per l’assenza di medaglie d’oro, ma soprattutto per le 7 medaglie di bronzo e una sola d’argento, un avvenimento che non accadeva dal 1982, una data talmente remota che tutti hanno fatto fatica a rintracciarla. Gli italiani erano abituati bene, anzi benissimo a vincere e cantare l’inno, invece quest’anno, nel mondiale della vigilia delle olimpiadi gli avversari erano ferocemente motivati e pare che gli italiani lo fossero meno. Chi può dirlo? Erano forse scialli? Pensavano che gli avversari gli avrebbero regalato il titolo?
Questo mondiale non sarà ricordato solo come il “mondiale senza inno”, come ha fatto intendere il presidente delle Federazione, Giorgio Scarso che in una intervista a bocce ferme ha espresso considerazioni negative, alle quali dopo attenta riflessione, ha anche aggiunto il disappunto per la “prestazione” di Arianna Errigo, rea di non aver vinto la semifinale e di non aver garantito matematicamente l’oro all’Italia. Singolare come il presidente della FIS non abbia sottolineato altre problematiche che invece sembrano averlo sottinteso gli atleti nelle interviste post gara, dalle quali è sembrato emergere la mancanza di coesione ma più ancora di un vero leader: il vero capitano.
Voci maligne sono circolate quando si era capito che il mondiale sarebbe stato povero di oro. Frenetiche visite a bordo pedana del presidente, e del vicepresidente che andavano a pressare gli atleti, cosa che faceva scattare un’ansietà da prestazione controproducente durante gli assalti, producendo pessimi risultati. Di questi si potrà dire: mancò la serenità, non il coraggio.
Certo dalla spada non ci si poteva aspettare grandi cose, benché dal 2005 i titoli mondiali siano di più di quelli europei, cinque quasi consecutivi Pizzo (‘11) Fiamingo (‘14 e ‘15), Pizzo (‘17) e Navarria (‘18), non una grande alternanza di nomi, e un solo oro a squadre nel 2007.
La sciabola ha medesimi problemi, ma è l’arma meno praticata in assoluto, il che giustifica gli atleti, ma non la politica per favorire la crescita dei numeri e la qualità della scherma. Tenendo conto che le sciabolatrici esistono da meno tempo delle spadiste, il bottino è di 20 medaglie totali e 3 titoli mondiali, contro le 15totali della spada. che però di titoli ne ha vinti 6.
Sono statistiche che alla vigilia delle olimpiadi dovrebbero far tremare le ginocchia a viale Tiziano e dintorni, i CT, dopo la bellezza di circa quindici anni dovrebbero pensare al dopo Tokyo 2020, e non perché sia giunto il momento di cambiare il vertice della Federazione, che oramai ha fatto il suo tempo, ma perché è giusto riprogettare tutti i settori che nell’arco di queste stagioni sportive, merita di essere profondamente rinnovato.
Nomi nuovi, facce nuove, mentalità nuova, e soprattutto obiettivi nuovi, basterebbe solo volerlo.
Lo specchio sottostante riporta i numeri dei mondiali dal 2005 al 2019, un periodo di 15 anni, durante i quali, salvo due edizioni formidabili (2009-2011) in cui gli ori furono 4 e 4, la media delle medaglie vinte nelle altre edizioni si attesta a 8: un numero di tutto rispetto.
Paradossalmente la mancanza dell’oro potrebbe portare bene poiché nel 2015 furono ben 3 gli ori a sq. ma alle olimpiadi prendemmo “solo” quattro medaglie; nelle edizioni 2007 e 2011 non vincemmo nessuno oro a sq. ma alle olimpiadi andammo alla grande con 7 medaglie, sia nel 2008 che nel 2012. Ultima considerazione: da queste pagine abbiamo sempre dichiarato che i successi siano da attribuire agli atleti ai tecnici  ed alla società, al tempo stesso, è bene ribadirlo, gli insuccessi sono da addebitare agli stessi attori.
Ezio RINALDI

giovedì 1 agosto 2019

PAGINA LIBERA

Questa pagina è dedicata ai lettori che intendono esprimere le loro opinioni fuori dal contesto di qualsiasi tema, ad essa saranno abbinati i commenti di tutti coloro che vorranno esporre idee, critiche o porre domande che nulla hanno a che vedere con gli argomenti trattati.
A voi la penna! 

LA PRETESA DI COMANDARE IN CASA D'ALTRI


Ricevo il sottostante commento anonimo che segue un altro di critica ad una lettera di ITALIA SCHERMA:
” Però ha senso parlare di altri argomenti, come Cuomo, la famiglia di Cuomo, tanto per citare alcuni esempi, inserendoli in articoli che iniziano con tutt'altro argomento. Ecco che il blog quindi e il suo gestore manifestano la loro vera indole, tutt'altro che cristallina. Ammettono che si parli di altro che nulla c'entra quando fa comodo a loro, mentre quando non fa comodo censurano con dubbie motivazioni. E queste persone vorrebbero governare una Federazione? VERGOGNA. Chiudete il blog e andate tutti a casa.”
L’autore ha scritto più volte con la pretesa che i suoi post debbano essere pubblicati e ciò in nome della mia coerenza.
L’anonimo in questione risponde ad una lettera che Italia scherma avrebbe inviato a tutte le società e non in possesso del gestore del blog, talché il commento è stato censurato. Non so cosa abbia scritto Italia scherma ai club ma se non ha ritenuto dovermi informare direttamente avrà avuto le sue buone ragioni. Quindi non vedo come si possa ospitare un post il cui contenuto è una risposta ad una lettera non pubblicata sulla “Piazza”. Fatta questa premessa sono d’obbligo alcune considerazioni:
  1. La “piazza” ha sempre ospitato tutti coloro i quali, a vario titolo, hanno inviato commenti che comunque hanno avuto una certa attinenza con la linea editoriale del blog: di Cuomo se ne è sempre parlato con articoli sia tecnici che politici, quindi anche se talvolta fuori dal tema in trattazione comunque inerenti argomenti già esposti. E’ pur vero che l’anonimo in questione una qualche ragione di risentimento possa avercela, ma ciò non l’autorizza ad avanzare pretese;
  2. L'ignoto autore invii alla “Piazza” la lettera di ITALIA SCHERMA, assumendosene, ovviamente, la responsabilità, chiedendo la sua pubblicazione con i commenti censurati. E’ del tutto superfluo ribadire che Lo sconosciuto dovrà firmare quanto inviato, ovvero la sua identità dovrà essere rintracciabile. Tale richiesta nasce dal fatto che la pubblicazione della lettera non sia autorizzata dall’autore. Ma qualora ciò non fosse possibile, invito il caro adespoto a collegarsi al seguente link https://www.facebook.com/search/top/?q=italia%20scherma&epa= SEARCH_BOX e procedere alla eventuale pubblicazione delle sue legittime critiche. Invito esplicitato anche sul blog;
  3. L’anonimo ritiene che il blog aspiri a governare la federazione e lo taccia di VERGOGNA, ebbene costui non sa nemmeno dove abita e pretende di essere ospitato in casa d’altri con la presunzione di voler imporre i propri usi. A questo signore restituisco l’invito alla VERGOGNA per il semplice fatto che mostra un coraggio da coniglio, volendosi nascondere dietro l’anonimato per non affrontare chi, con molta chiarezza, ha inviato una lettera alle società esponendo il proprio pensiero in merito ad alcuni temi;
  4. Ribadisco che la legge non consente al titolare del blog di assumere cariche elettive, quindi nessuna pretesa di governare; la “Piazza” pur simpatizzando per le idee di rinnovamento nulla ha a che fare con ITALIA SCHERMA.
Ezio RINALDI