lunedì 11 novembre 2019

FEDERSCHERMA 4.0 - I VALORI OLTRE LE MEDAGLIE


Quel che segue è la riflessione di un anonimo su Federscherma 4.0 – I valori oltre le medaglie. Ritenendo trattarsi di argomento assai interessante, sia per quanto espresso che per l’attualità dello stesso, la pubblicazione come articolo sia opportuna. Oserei dire un tema ed una esposizione interessante e chiara ed invito tutti i frequentatori della “Piazza” ad intervenire e partecipare al dibattito.

“Chi segue il sito www.federscherma.it saprà che di recente il Consiglio federale ha raccontato “l’azienda FIS” al suo workshop “FEDERSCHERMA 4.0 - I VALORI OLTRE LE MEDAGLIE”.
“Organizzazione 4.0” è diventato ormai un termine d’uso comune, ma non sempre è chiaro cosa vuol dire e forse non lo è soprattutto per questo Consiglio federale.
Il nome “4.0” deriva da un programma di investimenti varato dal governo tedesco nel 2013 per aumentare produttività e competitività delle proprie aziende. In seguito altri Paesi tra cui l’Italia hanno adottato politiche analoghe. Questo cambiamento a livello economico e sociale prende il nome di “Quarta rivoluzione industriale”.
Simboli del 4.0 sono diventati i robot e i “big data” (sistemi informatici in grado di gestire automaticamente grandi quantità di informazioni).
Dal 2013 la FIS ha attuato la “Quarta rivoluzione industriale”? Quali sono state le conseguenze in FIS delle nuove tecnologie? Sono mai entrate in FIS queste tecnologie?
Viceversa, se volessimo intendere le attività federali non come un’azienda ma come un “Terziario 4.0”, cosa è stato fatto da questo Consiglio federale?
La risposta è semplice: niente.
Il “4.0” significa trasformazione e ciò richiede un’attenzione e un’intelligenza politica economica, amministrativa e normativa senza precedenti, che si fa veramente fatica a trovarla nei processi decisionali della FIS.
Perché si possa prendere una decisione si devono tenere in considerazione diversi elementi, avere la capacità di analizzarli e come conseguenza ci devono essere almeno due alternative disponibili. Se invece si vuole sempre e soltanto intraprendere una sola azione, decisa dall’uomo solo al comando, non può esserci “decision making 4.0”, in quanto non c’è niente da decidere, ma da eseguire.
I fatti dimostrano che in FIS non c’è niente che possa ricondurci al “4.0”.
La prima, nella nostra esperienza, non c’è stato un aumento di efficienza. Non si sono ridotti infatti gli errori (ed i conseguenti sprechi di risorse) ed il fabbisogno federale continua ad aumentare. D’altra parte la FIS sta perdendo posizioni sui “mercati internazionali”, come dimostrano i Ranking/medaglieri di cadetti, giovani e assoluti, a fronte di un aumento di risorse messe in campo dallo Stato, in forma diretta o indiretta (si pensi al contributo dei Corpi dello Stato, del CONI e di Sport e Salute, nonché le tasse richieste a tesserati e affiliati);
la seconda, non c’è stata valorizzazione delle risorse umane. 
I quadri tecnici e dirigenziali, nonché i consulenti esterni federali, non sono scelti secondo criteri meritocratici, ma per appartenenza e fedeltà al padrone.
Le nomine effettuate in una mera logica di spartizione in assenza di meritocrazia, da male da combattere, sono diventate un valore da difendere e promuovere.
Invito alla discussione.
Doppelgänger 4.0”
Ezio RINALDI

venerdì 8 novembre 2019

FATEVENE UNA RAGIONE!


Ezio RINALDI
E’ invalsa l’abitudine, o l’usanza, di giustificare certe azioni o prese di posizione addossando ad altri le proprie responsabilità e purtroppo è un fenomeno sempre più in crescita.
Nel mondo scherma lo è ancora di più. Pur di restare attaccati alla poltrona o la paura di perderla fa si che gli individui trovino le scuse più fantasiose a giustificazione delle proprie scelte. Prendiamo ad esempio il rinnovo delle cariche elettive federali: dalla cerchia dei sostenitori dell’attuale Direttivo trapelano, e forse più che trapelare si asserisce, che il rinnovamento non possa passare dalle medesime persone che si siano avvicendate nella gestione federale centrale e periferica, ovvero, per dirla in maniera molto chiara, non possono essere i vari RINALDI, SEMINARA, MILLEVOLTE, AUGUGLIARO, BERTACCHINI, ORSINI, SCISCIOLO etc. poiché costoro sono il vecchio e qualcuno dice anche il male della scherma. Mentre su RINALDI ed AUGUGLIARO (direi più per questioni anagrafiche, poiché in quanto ad idee forse, con presunzione, siamo più avanti di tanti cosiddetti “giovani”) potrei essere d’accordo, non posso esserlo per gli altri, poiché è del tutto evidente che questi ultimi non siano personaggi appartenenti al passato. Anzi direi che ci abbiano messo la faccia, e qualcos’altro, per dare segnali di rinnovamento: persone degnissime che meritano tutto il rispetto di questo mondo. Chiaramente i contrari o, se volete, i favorevoli all’attuale establishment sanno bene che un cambio gestionale li vedrebbe fuori dalle stanze dei bottoni e ciò li preoccupa molto. Questi signori sono sordi a qualsiasi indicazione proveniente dalla base, convinti che questa stia dalla loro parte ed in virtù di tale convincimento palesano affermazioni del tipo:” Se per cambiamento vuol dire riportare a galla certi personaggi, mi tengo l’attuale governo.” Ecco, questo è il modo di scaricare le proprie responsabilità da parte di siffatti subalterni federali.
Come ebbi modo di affermare qualche tempo fa, non ci sarà mai un ritorno al passato e il RINALDI, unico sopravvissuto di un lontano trascorso non ha alcuna voglia di concorrere per una carica elettiva: FATEVENE UNA RAGIONE! Abbiate il coraggio delle vostre scelte, abbiate il coraggio di affermare ad alta voce che sostenete l’attuale governo, che volete Scarso ed il suo seguito. Nessuno ve ne farà una colpa, soprattutto se il convincimento sia in buona fede.
Ci sono Presidenti di comitati regionali, da parecchi anni in carica, da troppi, che oggi hanno voglia di arrivare al Consiglio federale, i quali ritengono di avere le qualità ed i numeri per soddisfare tale ambizione. Ebbene, questi signori o si candidano al Direttivo o vanno a casa poiché hanno alle spalle oltre 16 anni di governo regionale, per i quali non sarebbe più possibile ricandidarsi alla carica di Presidente di C.R..
Purtroppo per loro è la legge che imporrà il rinnovamento e mentre ci sarà qualche possibilità per alcuni per altri li attende la dolce casa e anche qui FATEVENE UNA RAGIONE!
Tanti, non sapendo come sostenere Scarso &co. rivolgono la loro attenzione sulla mia imparzialità, ovvero cercano in tutti i modi di farmi apparire come una persona poco credibile, ebbene pur rispettando il loro punto di vista tengo a precisare che un conto è dichiarare apertamente il proprio pensiero altro è la faziosità. Ho la presunzione di affermare che sono di parte, nel senso che sono fortemente favorevole al rinnovamento, ma non sono fazioso. Anche su questo FATEVENE UNA RAGIONE! Mai censurerò i miei detrattori. 
Infine auspico con tutto il cuore che alle prossime elezioni ci siano candidati nuovi, che nulla hanno a che vedere con il passato e con il presente: gente nuova e fresca, che abbia voglia di dare un taglio diverso è più adeguato ai tempi che viviamo, soprattutto che dia certezze all’intero movimento.

Ezio RINALDI

domenica 3 novembre 2019

IL CASO ERRIGO DOPO LA SENTENZA DEL TRIBUNALE FEDERALE

Sulla sentenza del Tribunale federale in merito alla questione ERRIGO, l’avvocato BONSIGNORE,  atleta Master,  sulla sua pagina facebook ha pubblicato una attenta valutazione sul provvedimento emesso, meritevole di attenzione. Dopo il relativo consenso dell'autore, la riporto cosi come pubblicata sulla piattaforma.
Ezio RINALDI
avv. Riccardo BONSIGNORE ZANGHI
"Analizziamo la sentenza Errigo (decisione n. 5 del Tribunale Federale che troverete facilmente scaricandola da sito della FIS) al netto delle questioni procedurali sulla inammissibilità (questione pregiudiziale dirimente che non ha impedito però al tribunale di entrare ugualmente nel merito).
"Deve essere riconosciuto il diritto dell'atleta a partecipare a più specialità (armi) in mancanza di espresso divieto", esordisce la sentenza.
Un principio chiaro a tutti e cristallino che sembrerebbe chiudere la questione, ma.....
Ma siamo in Italia e quindi c'è l'inghippo che provo a sintetizzare e che si configura nei seguenti termini.
Leggendo la sentenza chiunque penserebbe che se il bravissimo schermidore merita, avrebbe diritto a farsi le qualifiche di Coppa del Mondo che, come tutti sanno, sono finalizzate a entrare in squadra per disputare mondiali e olimpiadi.
Che bello, finalmente una sentenza che premia la meritocrazia: un atleta ai vertici del ranking in due armi può realizzare il doppio sogno mondiale e olimpico, come Nedo Nadi!
Ma ecco la “fregatura” che spegne subito l'entusiasmo iniziale.
Il CT, afferma la sentenza, ha pieni poteri discrezionali e può lasciare a casa chiunque vietandogli anche di partecipare alle predette prove di Coppa a spese proprie pure se il/la nostro aspirante Nedo Nadi sia ai vertici del ranking nazionale e addirittura pure se abbia scelto di competere in un’arma sola (vedi ad es. il recente caso Tagliariol).
La sentenza quindi parla di diritti dell'atleta che però sono soggetti alla "discrezionalità" del CT che con valutazioni personali, non oggettive e di cui non deve rendere conto a nessuno, come una sorta di imperatore romano, può incidere in modo definitivo sulla vita agonistica dello schermitore/schermitrice di livello nazionale.
Il CT infatti, dice la sentenza, non ha affatto il compito di premiare coloro che abbiano ottenuto i migliori risultati sportivi (e ovviamente mettendoli prima nelle condizioni di ottenerli) intervenendo solo a ragion veduta in modo oggettivo e solo in presenza di comprovati e giustificati motivi, ma può tenere presenti cose tipo "lo stato di forma, la compatibilità caratteriale, l'equilibrio dell'ambiente" perseguendo non già il fine concreto di mettere chi vale nelle migliori condizioni per esprimersi e conquistare un posto in squadra in forza dei risultati (meritocrazia), ma il fine astratto di "ottenere i risultati migliori per la federazione": la differenza non è di poco conto perchè al centro non c'è il valore dell'atleta, ci sono le aspirazioni della Federazione.
Questo potere "discrezionale" del CT è talmente invasivo e ampio che può disinvoltamente impedire all'ateta ai vertici del ranking nazionale perfino di prendere parte alle prove di Coppa del mondo, in definitiva, impedendogli di ottenere quei migliori risultati sportivi rispetto alla concorrenza che dovrebbero legittimarlo alla qualifica olimpica o alla convocazione ai mondiali.
Tornando a bomba, la sentenza corregge subito le premesse affermando che il bellissimo principio di diritto espresso in realtà non è valido: l'atleta non ha nessun diritto tout court di competere in più armi in quanto questo diritto può essere vulnerato dalla Federazione per mezzo del proprio CT titolare di "discrezionalità".
Peccato però che la discrezionalità sia la facoltà di libera azione e decisione ma entro i limiti generali fissati dalla legge e non la libertà di fare ciò che si vuole!
Se il CT lascia a casa uno che ha vinto le olimpiadi ed è n. 4 del ranking per portare il n. 12 che può perdere anche con un master perchè il n. 4 ha un brutto carattere, questa non è discrezionalità, è sconfinamento nel campo del diritto libero dove ciascuno fa come gli pare e diventa in definitiva abuso del diritto.
In buona sintesi, non sussiste nessun divieto a competere in due armi a livello internazionale, ma anche no se il CT si sveglia male avendo il potere di escludere chi voglia senza dovere dare troppe spiegazioni.
E' la "discrezionalità" dei singoli secondo la sentenza n. 5/2019 che prevale sul diritto, signori miei.
Alla fine della fiera questa sentenza dopo un magnifico giro di parole afferma l'esistenza di un principio di diritto e contemporaneamente la sua fine avendo in definitiva negato il diritto di fare competere in due armi l'aspirante Nedo Nadi pur in mancanza di norma che lo sancisca.
La Sibilla Cumana non avrebbe saputo fare di meglio!
avv. Riccardo Bonsignore Zanghi"


mercoledì 30 ottobre 2019

CASO ERRIGO: la decisione del Tribunale federale.


Arianna ERRIGO
Mercoledì 5 giugno 2019 pubblicai un articolo inerente il ricorso di Arianna ERRIGO al TAS di Losanna, con il quale la campionessa di fioretto voleva essere riconosciuto il diritto a partecipare alle gare di coppa del mondo in due specialità, ovvero nel fioretto e nella sciabola femminile. Ne è nata una forte controversia con la FIS, che ha visto la fuoriclasse sostenere le sue argomentazioni sulla base dei risultati conseguiti, soprattutto nella sciabola, dove nel ranking internazionale risulta 45^ ma 4^ delle italiane. Il TAS si dichiarò incompetente respingendo di fatto il ricorso.  La ERRIGO ha così adito il Tribunale Federale, il quale nelle sue valutazioni premette che “ non sussiste alcuna norma che preveda in generale l’impossibilità per un atleta, tesserato per la Federazione Italiana Scherma, di partecipare alle gare in più discipline e non può, quindi essere imposta la scelta di una sola disciplina in cui concorrere per la qualificazione olimpica.
Deve essere, quindi, riconosciuto il diritto di un atleta a partecipare alle competizioni in più specialità.
Il Tribunale spiega anche che in presenza di gare in contemporanea, soprattutto in manifestazioni come campionati Europei, mondiali e olimpiadi una scelta è d’obbligo e quindi la federazione ha il diritto di stabilire, sulla base di valutazioni dei risultati conseguiti, in quale specialità far gareggiare i propri atleti, infatti nelle proprie motivazioni afferma: “Non può, dunque, essere affermato tout court il “Diritto di un atleta, in forza dei risultati raggiunti, di essere convocato in più discipline nelle gare di qualificazione olimpica”, dipendendo la “convocazione” anche da valutazioni discrezionali.”
Il Tribunale, fatte tutte le premese, ha rigettato il ricorso per inamissibilità poiché presentato oltre il termine stabilito.
Al di là delle considerazioni che si possono fare su tutta la vicenda, pro o contro la linea federale, la decisione assunta pone in evidenza la inesistenza di precise norme sul problema, ovvero nulla che possa impedire ad una atleta di cimentarsi in tutte le armi/specialità della scherma. Parimenti al cospetto di un calendario gare che preveda la contemporaneità di svolgimento di alcune specialità nello stesso giorno ed in particolare in manifestazioni quali Campionati Europei, Mondiali e Olimpiadi, precisa che la FIS ha il diritto di stabilire, in aderenza ai risultati conseguiti, in quale specialità far gareggiare i propri atleti. Questo è il punto, se la ERRIGO conseguisse il pass olimpico in entrambe le specialità in cui desidera cimentarsi e le stesse si svolgessero nel medesimo giorno, la scelta andrebbe fatta in tempo utile per programmare una proficua preparazione all’evento. Credo che su questo la stessa ERRIGO sarebbe d’accordo nel dover scegliere per tempo in quale specialità gareggiare. Al momento, però, tale situazione non si è ancora verificata.
La decisione è stata condivisa e scritta dall’avv. Joele PICCININO, atleta master e componente del Tribunale federale nonché, a quanto pare, prossima candidata al consiglio federale. 
Ezio RINALDI

domenica 27 ottobre 2019

IL SONDAGGIO: Cosa ha detto?

Cari frequentatori, come annunciato, con l’inizio della giornata odierna ha avuto termine il sondaggio sulle preferenze circa il candidato alla Presidenza FIS. Di seguito i risultati ed una breve analisi.
Hanno espresso la loro opinione n.138 persone che così si sono pronunciate:
ARPINO Marco                                 47,1% preferenze n. 65;
DE BARTOLOMEO Vincenzo         21,7% preferenze n. 30;
MAFFEI Michele                              16,7% preferenze n. 23;
SCISCIOLO Marcello                       05,1% preferenze n. 07;
SCARSO Giorgio                              03,6% preferenze n. 05;
VEZZALI Valentina                          02,2% preferenze n. 03;
AZZI  Paolo                                       02,2% preferenze n. 03
PASTORE Gianpietro                        01,4% preferenze n. 02.
Avrete certamente notato che tra gli attori messi a sondaggio n. 5 sono componenti facenti parte dell’attuale Consiglio; n. 2 sono la eventuale nuova proposta e n. 1 assolutamente indipendente. I 5 dell’attuale consiglio insieme (chiamiamola coalizione in carica, sono quelli maggiormente accreditati per una eventuale elezione alla presidenza) raggiungono una percentuale pari al 31,1% della quale 21,7% conseguita dal solo De Bartolomeo. E qui già si possono fare due riflessioni, la prima è che AZZI non avrebbe seguito, smentendo le scelte del Presidente; la seconda è che il consigliere De Bartolomeo sia il più accreditato, più ancora di Vezzali. La percentuale del 31,1% è ben lontana dal 47.1 raggiunta da Arpino, alla quale va aggiunto il 5,1 di Scisciolo e che insieme raggiungono il 52,2%. Un’altra riflessione va fatta su Maffei, il quale senza aver mai dato la disponibilità ad una eventuale candidatura ed è stato inserito nel sondaggio solo perché qualcuno ha fatto il suo nome, ha raggiunto il 16,7%. A mio avviso una percentuale molto alta. Se chi ha preferito Maffei dovesse esprimersi per la coalizione governativa comunque questa non raggiungerebbe il 50%, per l’esattezza il 47,8, riuscirebbe quindi a superare il solo Arpino dello 07%. Ma se, come Io credo, il 16,7% dovesse spostarsi verso Arpino e Scisciolo ci sarebbe una percentuale del 68,9%, che gradirebbe un vero cambiamento, non solo al vertice ma anche nella componente consiliare.
Qualcuno potrebbe dire che il sondaggio non abbia offerto sufficienti garanzie di serietà e credibilità, supposto smentito clamorosamente dal risultato conseguito sia da De Bartolomeo che da Maffei. Però sono d’accordo con chi afferma che i sondaggi non siano veicoli di verità assolute, però non v’è alcun dubbio che siano, in qualche modo, indicatori di opinioni basati su una ricerca ed elaborazione di dati statistici di un gruppo di persone, relativo ad un dato argomento. Ed è quello che è successo con quello indetto sulla “Piazza”. Ne voglia prendere atto Scarso ed il suo Consiglio.
Dato il successo ottenuto, credo che in futuro ne potranno essere indetti altri su argomenti di particolare interesse per il movimento, intanto ringrazio quanti vi hanno partecipato.
Ezio RINALDI

martedì 22 ottobre 2019

LA LUNGA CAMPAGNA ELETTORALE DI Giorgio SCARSO E Paolo AZZI


Giorgio SCARSO
Il giorno 12 ottobre 2019 alle ore 15.00 si è svolta la riunione delle società
lombarde di scherma a Legnano, ovvero durante il Campionato cadetti di spada.
All’Ordine del giorno questi erano gli argomenti:
1) Relazione del Presidente del Comitato Regionale Lombardo, Maurizio Novellini
2) Incontro con le Società lombarde del Presidente Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso
3) Incontro con le Società lombarde del Vice Presidente Federazione Italiana Scherma, Paolo Azzi
E così è avvenuto, direi quasi in maniera cronometrica.
Novellini andando a braccio ha ringraziato le società lombarde per il loro impegno, elogiando a mio giudizio un pochino eccessivamente il lavoro svolto da tutte, tenendo conto che ovviamente problemi in Lombardia ce ne sono, ma non ne ha parlato, benchè, sempre a mio giudizio, sarebbe stato utile discuterne e avere un contraddittorio, specie perché erano presenti ben quattro consiglieri federali (Paolo Azzi, Maurizio Randazzo, Luigi Campofreda e Salvtore Lauria).
Invece ha preferito passare dagli elogi alla Lombardia ad auspicare l’elezione di un consigliere lombardo in FIS per le prossime elezioni del 2020, magari donna, senza però svelarne il nome. La platea aveva già immaginato chi potesse essere, ma è stato poi Giuseppe Cafiero a declinarne le generalità indicando Joelle Piccinino, avvocato e già magistrato della Corte federale della scherma, rischiarando così i dubbi sulla fantomatica candidata.
La parola è poi passata a Paolo Azzi, vice presidente della FIS, e candidato alla futura presidenza della Federazione per il quadriennio ‘20-’24, designato tale durante la festa della scherma di Anzio.
Discorso lungo, istituzionale, senza svelare troppo di quanto vorrà proporre come presidente una volta eletto, (in poche parole zero argomenti alla voce “programma”) ma si è intuito che avrebbe portato avanti lo stile e gli obiettivi innescati nei quattro mandati or sono da Giorgio Scarso.
Gli interventi sono stati pochi, anzi pochissimi, cioè quattro. Quello di G. Cafiero, che ha espresso quale dovrebbe essere il comportamento di una opposizione, cioè: propositiva, educata, garbata, non anonima, e infine dovrebbe “dare le idee”, cosicchè la Federazione possa giovare della ricchezza di quanto proposto. Infine ha ammesso che in Consiglio Federale si litiga e si discute, ma poi alla fine le decisioni sono univoche e la voce espressa è una sola.
Paolo AZZI
Mi sia concesso di replicare ora a Cafiero senza alcuna polemica e sono certo mi leggerà in questa modesta relazione. Da ingegnere qual’è, dovrebbe sapere che “le idee” sono merce preziosa, che “le idee” nel mondo corrente “si pagano”, perché non tutti hanno idee valide e soprattutto fattibili. Se esistesse un protocollo di come raccogliere le idee e poi far veicolare all’interno del Consiglio Federale, con proposta, discussione approvazione, allora coloro che le idee le propongono, sarebbero tutelati, specie se le idee portano beneficio a tutti, anche a quelli che le suggeriscono. Ma non mi riferisco a faccende di soldi, o di tornaconto societario o in termini di atleti, sia ben chiaro, mi riferisco a uno sport molto italiano in cui uno propone una idea, magari buona e poi i soliti lupi travestiti da agnelli (senza allusioni, sia ben chiaro!) se ne approfittano ampiamente. Il fatto che nessuno proponga idee in questa federazione, sta proprio in questo, nella mancanza di tutele all’origine e credo che in siffatto caso, lo schierarsi politicamente contro, dipenda solo da questo , e non da altro, ovvero una mancanza di fiducia nel sistema tutelare.
Il secondo intervento l’ho fatto io, puntualizzando che uno dei grandi protagonisti del Campionato Italiano svoltosi a Milano nel 2018 oltre la già citata Joelle Piccinino, è stato Alberto Viscardi, noto arbitro internazionale, già eccellente fiorettista. Mentre ho poi chiesto sia a Novellini che ad Azzi quando ci saranno le elezioni federali regionali in Lombardia al primo e nazionali al secondo, e così mi è stato risposto:
In Lombardia prima di natale del 2020; invece per quelle nazionali, saranno con ogni probabilità verso febbraio 2021. A tal proposito Azzi è stato prudentissimo specificando che la finestra elettorale va dalla fine delle olimpiadi a marzo 2021.
Molte sono le congetture e si pensa che la data sia stata scelta affinché Scarso abbia più tempo per poter affrontare le elezioni in FIE che sono state annunciate per il giorno 28 novembre 2020, ma stando ancora seduto sulla sedia di presidente FIS. Infatti non tutti sanno che per candidarsi alla FIE in qualsiasi ruolo, (è consentita una sola candidatura per Federazione) la domanda va presentata entro 40 giorni di calendario prima delle elezioni stesse, pertanto Scarso dovrà presentare la sua entro e non oltre il giorno 19 ottobre 2020.
Nulla di male se si è nei termini di legge!
Il terzo intervento di Gianadrea Nicolai, che chiedeva di aumentare la pressione mediatica e la comunicazione per pubblicizzare la scherma a livello regionale, cosa che anche in questo blog è stata ribadita più volte. https://piazzadellascherma.blogspot.com/2019/09/visual-journalism-federale-non-pervenuto.html
Un ultimo intervento è stato in merito alla possibilità di far entrare nel parterre di gara i presidenti di società sportive, oltre i tecnici. Azzi ha risposto spiegando che in ogni gara a qualsiasi livello e sport i presidenti hanno ruoli dirigenziali e non tecnici così da limitare il loro ruolo alle relative spettanze.
La riunione si è conclusa con l’arrivo del presidente Giorgio Scarso alle 16.30, accolto da un applauso. Egli è stato molto complimentoso ribadendo i concetti espressi da Azzi e Novellini.
Il buffet ha poi lasciato spazio a molti argomenti che i presenti non hanno voluto condividere davanti a tutti, ma solo in privato, svelando e chiarendo fatti e situazioni relative a persone e società, approfittando della presenza dei consiglieri federali e del presidente, in poche parole, i problemi della Regione Lombardia, sono stati affrontati solo in via privata.
In buona sostanza la riunione si è svolta in un clima di cordialità, nel rispetto delle posizioni di tutti.
Il mio desiderio personalissimo, è quello di vedere la nuova Federazione partire a Ottobre 2020 e non a febbraio 2021, in quanto per gli anni che porteranno a Parigi 2024 saranno di vero rinnovamento sportivo e dirigenziale.
Fabrizio Orsini

venerdì 18 ottobre 2019

SONDAGGIO: scegli il tuo presidente: chi voteresti?


Cari frequentatori della “PIAZZA” come ricorderete, nell’articolo “Anzio: la festa dell’addio”, è stata posta in evidenza la dichiarazione di Giorgio Scarso, il quale al minuto 1:08:00 del suo discorso annunciava che al termine del mandato in corso passerà la mano, auspicando una continuità gestionale. Senza voler, qui, entrare nel merito di tale dichiarazione, ed alla luce delle sempre più insistenti voci di possibili candidati alla guida della federscherma, ho inteso promuovere un sondaggio dal titolo “Scegli il tuo presidente: chi voteresti?”

Per potervi accedere e votare, andate in alto a destra del blog, sotto la scritta “home page”, trovate la voce “SONDAGGIO”, cliccateci sopra e vi si aprirà la scheda dove poter esprimere le vostre preferenze. Esaurite le modalità di voto potrete conoscere quante preferenze sono state espresse e la percentuale ottenuta dai possibili candidati. Si potrà esprimere una sola preferenza ed una sola volta. Il sondaggio è assolutamente anonimo!

BUON DIVERTIMENTO!

Ezio RINALDI

mercoledì 16 ottobre 2019

UTOPIA: L'ISOLA CHE NON C'E'


Utopia - L'isola che non c'é
Sapete ci piace essere ironici, ma non troppo. Fantasiosi, ma non troppo. Idealisti, ma realisti.
Facciamo una ipotesi fantastica. 
Raffaele Itlodeo grande e vincente ex atleta sbarca a Utopia. In considerazione del suo curriculum sportivo, viene nominato da Tommaso Moro, Capo di Utopia, responsabile sportivo. Raffaele fa e disfa, crea e distrugge, sceglie e cambia, tutto senza mai una linea guida e soprattutto con il sostegno indiscusso di Moro e dei suoi discepoli. Apparentemente, Utopia, isola della perfezione, sembra offrire democrazia e linearità, dare spazio a tutti e ascoltare il popolo. 
Si capisce però sin da subito che Raffaele e Tommaso hanno un rapporto e una complicità molto speciale e quindi difficilmente c’è spazio per altri e soprattutto per la meritocrazia. Quindi Utopia inizia a cambiare aspetto e con il passare del tempo sembra quasi che Utopia slitti dall’Inghilterra all’Oceano Atlantico a sud della Florida.
Raffaele vede i figli crescere e quindi decide, con l’apporto e il supporto di re Tommaso, che il primo deve diventare un atleta professionista, quindi inizia a creare un progetto approvato, solo per il figlio in via sperimentale, che consente al giovane di studiare facendo sport a seguito dell’intervento del governo sportivo, Tommaso, con vertici scolastici. Caso vuole che i vertici scolastici abbiano un figliolo impegnato nello sport e allenato da Raffaele, che spesso usufruisce delle strutture e programmi governativi al pari dei vincenti atleti di vertice. Il giovane figlio di Raffaele, brucia le tappe e partecipa a soli 13 anni ai primi allenamenti con le nazionali maggiori e al fianco del padre, sempre e comunque, svolge l’attività riservata ad atleti vincenti.
Questo accanimento terapeutico porta i propri frutti e il giovane, riesce a conquistare alcuni lusinghieri risultati, complice anche il forte ruolo carismatico di Raffaele con altri avversari/atleti di Utopia e coetanei del figliolo.
Sin da subito si aprono anche le porte governative per il giovane e entra a far parte della famiglia di professionisti dello sport di Utopia, inserendosi come tutore dell’ordine. Stesso incarico ricoperto dal babbo e da gran parte dei suoi collaboratori, ma anche di persone sempre e comunque volute da re Tommaso.
Il giovanotto dopo tanto clamore stenta a emergere nel mondo dei grandi di Utopia e quindi il babbo, forte del suo ruolo, attira a se atleti di varie parti per allenare il figliolo alla conquista del sogno cerchiato, inoltre, il giovanotto mai consapevole della sua ormai non più giovane età, continua a partecipare da 10anni all’attività giovanile oltre che a quella ‘adulta’. Praticamente il governo di Tommaso e Raffaele gira attorno al ragazzo che “deve” emergere.
Intanto, Raffaele si rende conto che anche il piccolo di casa, secondogenito, dovrà trovare un lavoro e soprattutto avere un futuro garantito, onde evitare che possa sbandarsi. Quindi inizia così un secondo e più duro esprimente degno del settore Ricerca di Utopia. Infatti, bisogna portare il piccolo a crescere velocemente e soprattutto avere il minimo ‘sindacale’ per portalo a rappresentare Utopia nelle manifestazioni importanti, ma anche e comunque dargli un posticino statale in qualche ente sportivo, al pari di padre e fratello.
E’ qui che Raffaele mostra tutto il suo talento nell’arte psicologica e economico aziendale, nel settore Risorse Umane. Sotto lo sguardo attento e consapevole di Tommaso, ormai annullatosi al potere di Raffaele, quest’ultimo porta il figliolo, ben lontano dai vertici nazionali, a fare allenamenti e iniziative governative, inserito sempre e comunque per ‘scelta’ del Babbo. Così il piccolo, si fa per dire, dopo la mancata partecipazione alle finali di categoria alle Utopiadi, dopo notevoli mediocri piazzamenti, ad Utopia e fuori, giunge a ottenere un piazzamento buono alla prima prova delle Utopiadi. 
Raffaele urlando a tutti, dopo aver seguito attentamente il figliuolo, che si tratta della conferma di ciò che aveva visto e previsto. Qualche attento osservatore fa notare a Tommaso che così e tutto molto facile, prendiamo un criceto gli mettiamo una ruota collegata ad una dinamo e poi diciamo che il criceto è un genio perché fa accendere la luce.
L’esperimento è solo ad una fase intermedia, perché Raffaele riuscirà a raggiungere anche questo obiettivo e dare un futuro lavorativo anche al secondogenito, in attesa che l’isola di Utopia sparisca dalla geografia mondiale e che si torni alla realtà.
Thomas More

venerdì 4 ottobre 2019

MONTESQUIEU A VIALE TIZIANO?


MONTESQUIEU
Il mondo dello sport ha (e rivendica con forza) la sua autonomia. E questo è indubbio ed anche giusto.
Tuttavia l’ordinamento sportivo, non meno che i rapporti tra i vari enti e le stesse condotte dei “personaggi” che operano all’interno di quel mondo, non solo, devono necessariamente essere in armonia - come è ovvio -  con specifiche norme del (sovraordinato) ordinamento statale e - ormai - con i principi comunitari, ma, direi, dovrebbero conformarsi a quel sistema di cheks and balances che caratterizza la struttura dei moderni stati democratici. A quel sistema e a quella mentalità: è questione culturale, infatti, non meno che istituzionale.
Il potere assoluto corrompe assolutamente” ebbe ad annotare il massimo teorizzatore della separazione dei poteri; gli esempi (grandi, piccoli, piccolissimi e - addirittura - ridicoli) davvero non mancano.
E allora è il caso di chiedersi se effettivamente, nell’ambito della federazione che più da vicino ci interessa, regni quell’equilibrio, quel rispetto dei reciproci limiti, quella scrupolosa osservanza della legge che dovrebbero caratterizzare l’operato di chi guida un così rilevante settore sportivo e amministra, in ultima analisi, denaro di provenienza pubblica.
È lecito dubitarne se solo ci rifacciamo allo schema del Montesquieu sulla divisione dei poteri.
Quello che può essere paragonato al potere legislativo, vale a dire il potere di “produrre”, modificare ed aggiornare lo statuto federale risiede - formalmente - nell’assemblea.  E tuttavia il ricorso, quasi sistematico, ai commissari ad acta, la delega presidenziale a modificare, secondo la sua personale interpretazione, parti dello statuto non “digerite” dal CONI, il rimedio della “correzione” dei ben noti “refusi non sostanziali”, sono fattori che gettano quantomeno il dubbio sulla reale efficacia e sul rilievo istituzionale stesso del meccanismo assembleare. Ma non basta: bisogna chiedersi quale effettiva libertà di (auto)determinazione abbiano i votanti o se essi piuttosto non siano condizionati da un complesso “sistema di potere” che discende direttamente – appunto – dalla mancata separazione dei poteri. E così si arriva a quegli eccessi di prevaricazione (tra l’allarmante e il ridicolo, appunto) dei votanti fotografati al momento del voto.
Ma, si dirà, esistono garanzie, sia pure attivabili ex post: si può ricorrere alla giustizia sportiva!
E qui si può (si deve) affrontare il secondo corno del dilemma, quello che riguarda il potere “paragiudiziario” all’interno della FIS. Chi sono questi giudicanti? Chi li ha scelti? Chi li ha valutati e selezionati? Quali garanzie di effettiva indipendenza offrono?
Sia chiaro: non ho alcun motivo (personale) di dubitare della onestà intellettuale e della effettiva indipendenza di giudizio di queste persone. Non ne conosco nessuna.
Ma è il sistema in sé che desta dubbi, perplessità e sospetti. È (psicologicamente) difficile giudicare serenamente quando una delle parti in causa è la persona o l’ente che ti ha conferito il mandato a giudicare. C’è il rischio che il giudicante sia prevenuto, che non voglia assumere decisioni sgradite al suo … “dante causa”, o che, al contrario, per non destare il sospetto di non essere realmente indipendente, sia inconsapevolmente (ma pesantemente) orientato a dare torto alla parte alla quale tutti si aspettano che darebbe ragione.
Prendiamo il caso concreto del ricorso in appello contro la decisione di primo grado provocata dal ricorso di alcune società che hanno contestato la recente modifica dello statuto e le modalità stesse con le quali si è svolta l’ultima assemblea.
I componenti del collegio giudicante sono tesserati con qualche società? E, se si, con quale? Con una di quelle che hanno condiviso le modifiche e che hanno giudicato regolare lo svolgimento dell’assemblea o con una di quelle che le hanno contrastate, ritenendo, per altro, che l’assemblea si sia svolta in violazione di precise norme statutarie?
Ma, a dirla tutta, è l’intero sistema della giustizia sportiva che lascia perplessi. Molti giudicanti appartengono alla giustizia amministrativa (TAR e Consiglio di Stato); e così può accadere che il giudice sportivo della federazione “A”, sieda poi nella sezione del TAR che giudicherà le questioni della federazione “B”, mentre il giudice sportivo della federazione “B” … ecc.
Il discorso si può estendere a quel particolare tipo di giudici che sono i componenti del GSA. Quale garanzia di (effettiva) indipendenza essi possono offrire se, alla fine, tutto afferisce al vertice della federazione che nomina il vertice del corpo arbitrale?
E veniamo a quello che possiamo paragonare al potere esecutivo: la concreta amministrazione della federazione. E dunque, ad esempio, la scelta e la nomina dei commissari tecnici (e la determinazione dei loro compensi), la redazione dei bilanci, l’organizzazione dei corsi di formazione dei tecnici (maestri ed istruttori), la organizzazione e gestione degli esami magistrali. L’elenco, ovviamente, potrebbe continuare, ma possiamo fermarci qui.
Forse non è “regolare” (per usare un eufemismo) che un commissario tecnico, distaccato da una amministrazione dello Stato, percepisca lo stipendio dall’ente di provenienza e, al contempo, un cachet (a quanto pare non indifferente) da parte della federazione. Se un funzionario viene distaccato da un Ministero all’altro non percepisce due stipendi. I soldi pubblici vanno amministrati oculatamente. Alla FIS i fondi arrivavano dal CONI (oggi principalmente da Sport e Salute) e sono soldi del contribuente.
Forse non è vero che i corsi di formazione sono gestiti in autonomia dall’AIMS. Questa associazione di categoria (che dovrebbe anche difendere gli interessi dei maestri-lavoratori), se non erro, è sovvenzionata dalla FIS (e dunque nei bilanci dei due soggetti dovrebbe esserci traccia di questo flusso di denaro). Può realmente esercitare la libertà di insegnamento, ad esempio conferendo incarico, in ipotesi, a un docente che non è nelle grazie (anche per motivi elettorali) dei vertici federali, ma che ritiene (scil. che l’AIMS riterrebbe) valido e meritevole?
E infine: è opportuno che la FIS, come ha tentato di fare (non incontrando, allo stato, il consenso del giudice amministrativo) organizzi, gestisca e amministri gli esami per il conferimento del titolo di maestro e istruttore di scherma, spogliandone l’Accademia che, da più di un secolo, svolge tale funzione?
L’Accademia Nazionale di Scherma è un ente autonomo, preesistente alla FIS ed al CONI, composto da persone che (nella maggior parte) non hanno ambizioni elettorali e che, principalmente, non traggono vantaggi materiali dalla appartenenza al sodalizio. Non è utile e opportuno che la valutazione della idoneità tecnica sia operata da un soggetto diverso da chi ha curato la preparazione dei candidati? Non è prudente che la “immissione in ruolo” di nuovi professionisti avvenga al di fuori di ogni ipotizzabile scambio elettorale?
Quando in un unico vertice si riunisce il potere di: 1) modificare di fatto lo statuto, 2) distribuire fondi e utilità alle società, 3) nominare, sia pure indirettamente, gli arbitri e i direttori di gara, 4) nominare i componenti degli organismi di giustizia sportiva, 5) nominare, con procedure forse extra ordinem, i commissari tecnici, 6) organizzare, tramite longa manus i corsi di formazione e quindi premiare, con il relativo incarico di insegnamento, questo o quel maestro (e quindi questa o quella società), 7) gestire gli esami per il conferimento del titolo professionale e quindi determinare chi deve diventare maestro o istruttore e chi invece deve rimanere nel limbo dei non più atleti e non professionisti, si sono poste le basi per una gestione, quantomeno, opaca del “potere sportivo”, che ben potrebbe essere speso per acquisire e/o mantenere vantaggi sul piano elettorale.
Non sempre la continuità è un valore, mentre lo è certamente la trasparenza.
Maurizio Fumo

mercoledì 2 ottobre 2019

QUANDO L’ATLETA È IN VACANZA


Marilyn Monroe
Eh già, quando l’atleta è in vacanza, “qualcuno”, in FIS, fa come quel marito che aveva mandato in campeggio moglie e figlio per poter lavorare in santa pace, e invece si ritrovò Marylin Monroe come vicina di casa, senza poi combinare nulla né al lavoro né a casa, e tantomeno con Marylin, unendo a tutta la vicenda una serie di pensieracci…
Ugual cosa succede in FIS cari amici. Quando gli atleti sono in vacanza, in Federazione si scatenano per complicare il metodo di affiliazione, per ossequiare la norma sulla privacy, sulla chiarezza, sulla trasparenza, sulla chissachecosa e invece di semplificare, aumenta il gran casino per tesserarsi.
Vediamo allora come si deve fare per tesserarsi in questo anno di grazia (olimpica) 2019-2020:
Primo passaggio: mettere soldi sul conto federale (farsi un preventivo prima è difficilissimo, bisogna impostare un foglio excel e aggiustare la cifra a occhio);
Secondo passaggio: tesserare la società con tutti i dirigenti, e mandare il celebre Modello C (C sta per celebre, o celere? Boh, chi lo sa);
Terzo passaggio: tesserare il tecnico e mandare un Modello C (elere) separato dal precedente;
Quarto e ultimo passaggio: tesserare gli atleti e mandare un Modello C anch’esso separato dagli altri.
La domanda viene spontanea. Non si possono fare passaggi sequenziali senza mandare Modelli C separati, ma un unico in cui sono unite tutte le pagine relative alla società, i dirigenti, i tecnici e gli atleti? Troppo difficile?
Se non contiamo i problemi di posta elettronica federale piena, una qualsiasi società che ha una certa fretta, si trova costretto a telefonare forzatamente in Viale Tiziano per far accelerare i passaggi e le varie fasi tramite i dipendenti federali, i quali si fanno in quattro per star dietro a questa nuova procedura di affiliazione. E credetemi, il 100% delle società hanno chiamato a Roma. Per fortuna sono solo 333! Se fossero state 666, sarebbe stato “infernale” non trovate?
Già me li immagino mentre concepivano allegramente la nuova procedura di affiliazione, come i due protagonisti del film “Quando la moglie è in vacanza”, dove Marylin e il vicino di casa suonavano “le tagliatelle” a quattro mani al pianoforte. Nel nostro caso mi immagino i tromboni federali (mettete voi i nomi) che al pianoforte, anzi no, al computer, cantano a ritmo di musica: “tuttoinregola, tuttoinregola, tuttoinregola tutttooooooo!!!!” ma al piano, anzi no, al computer, purtroppo non c’è Marylin.
Sbizzarritevi liberamente voi con la fantasia.
Vostro cinematografico
Ugo Scassamazzo
P.S. Cari amici, parallelamente a questo, visto che per tesserarsi sono così ossequiosi della legge, con Modelli C mandati a più riprese, precisi, separati chiari, con note scritte in piccolo in calce al Modello, non è curioso invece che, visti i celebri refusi a profusione, al contrario, per lo statuto federale, usino la manica e pare anche la scollatura larga, larga, larga…?
Ciao ciao dolce Marylin!