giovedì 13 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: il pensiero di Alberto COLTORTI


M° Alberto COLTORTI
Molti sono gli interrogativi che riguardano il settore tecnico della FIS e il post di Rinaldi, insieme agli interventi di Fardella e Toran hanno cercato di porne in rilievo i maggiori.

Come sottolineato da Fardella i tempi cambiano ma il modo di gestire il settore è rimasto più o meno invariato.

La vera, epocale novità è stata il passaggio da un commissario unico a più responsabili d'arma. Come questi fossero scelti, in base a quali esigenze, competenze e curriculum, non è dato saperlo. L'unico dato certo, ad oggi, è che si debba trattare di ex atleti ancora in forze a corpi dello stato o militari. Sarebbe importante sapere il perché di questa costante.

Indipendentemente dal fatto se i diversi CT debbano avere formazione, curriculum e competenze specifiche per il ruolo che ricoprono, penso che la loro scelta debba dipendere da un motivo fondamentale, cioè se gli atleti d'interesse nazionale debbano essere formati e allenati centralmente, dalla federazione, oppure se questo ruolo debba essere svolto dalle società.

In assenza di un qualsivoglia progetto e nella completa assenza di direttive il Commissario Tecnico diventa un piccolo ras l'esercizio del cui potere dipende soprattutto dal suo buon senso. In quest'ottica osserviamo situazioni anomale dove si associano conflitti d'interesse, nepotismi, selezione di atleti e tecnici indipendenti dal loro valore e così via.

Senza volersi addentrare in situazioni particolari penso che un direttivo federale debba avere una precisa idea, caratterizzarsi per una determinata politica sportiva in mancanza della quale tutto diventa aleatorio tanto che i risultati della gestione, in qualsiasi campo, soprattutto in quello tecnico, sono frutto del caso.

Alberto Coltorti

domenica 9 agosto 2020

IL MIO SETTORE TECNICO: alcune riflessioni.


In questi anni tanto si è detto del settore tecnico, ma poche le proposte concrete per una riforma del settore. Il mio pensiero è che intanto deve cambiare nella FIS la cultura. In altri termini, si devono superare una serie di concezioni oramai sorpassate – molte delle quali risalgono sostanzialmente all’epoca Nostini-Fini – riguardanti non solo la struttura organizzativa e operativa del Settore Tecnico, ma la vita di tutta la federazione nonché l’approccio stesso con cui si guarda alla scherma in Italia.
In parole povere, l’idea che la scherma azzurra possa rappresentare in eterno un’eccellenza nella panoramica internazionale rappresenta una pericolosa illusione, alimentata finora dalla straordinaria capacità di alcuni maestri italiani nello sfornare schermitori di talento. Ora, tutto ciò non basta più.
Innanzitutto, sta progressivamente aumentando il numero delle nazioni che riescono ad esprimere atleti competitivi in questo sport, in virtù di una crescita tecnica e organizzativa che coinvolge poco alla volta paesi di tutti i continenti, dall’Asia, al Sudamerica alla stessa Africa.
Alcuni di essi, inoltre, sono caratterizzati da una grande tradizione olimpica e, dunque, da una solida cultura sportiva – come gli USA, il Giappone, la Cina, la Corea – il cui livello schermistico è salito da diversi anni a dismisura, di pari passo con il miglioramento dei sistemi di selezione dei talenti e con lo sviluppo di metodologie di allenamento sempre più avanzate, le quali trovano peraltro terreno fertile nella mentalità  e nelle capacità applicative degli atleti di quei paesi, storicamente ben disposti a sostenere nel corso della preparazione carichi di lavoro del tutto inusuali per la mentalità italiana.  
In ultima analisi, va sottolineato come avere del talento, possedere un bagaglio tecnico-tattico di prim’ordine, essere dotati di un fisico naturalmente prestante, siano componenti che non consentono più di primeggiare in prospettive a medio-lungo termine, senza un’attenzione speciale per lo sviluppo e l’incremento delle qualità fisiche indispensabili nella scherma moderna di alto livello: senza, insomma, la messa in atto di modelli di preparazione adeguati e idonei.
Per l’esperienza che mi accompagna, tutto ciò, a mio avviso, può essere realizzato solo modificando in modo radicale la struttura e la cultura stessa del settore tecnico, che tuttora è incentrata su una figura onnipotente – quella del cosiddetto CT – alla quale si attribuiscono una serie troppo complessa e di fatto confusa di competenze, che vanno dalla selezione degli atleti per allenamenti e gare, alla gestione di un budget, alla responsabilità tecnica complessiva di un’arma in chiave di sviluppo e di formazione.
La stessa cultura parte dal presupposto che il CT debba essere quasi invariabilmente un ex schermitore di livello o tuttalpiù un ex arbitro internazionale, perché si è sempre ritenuto che solo chi abbia svolto un determinato tipo di attività possa possedere le competenze tecniche indispensabili per gestire un settore ma, diciamolo, soprattutto per coltivare alcuni rapporti internazionali ritenuti necessari per la conduzione di una gara in campo europeo e mondiale.
Ciò di sicuro risponde a una logica, che tuttavia va considerata del tutto superata, in quanto le scelte dei responsabili tecnici dovrebbero essere basate sul possesso di requisiti ben più professionali e qualificanti.
In particolare, un responsabile tecnico dovrebbe avere:
  1. capacità manageriale di gestione di un budget (caratterizzato da denaro in massima parte di provenienza pubblica) ma, in particolare, delle risorse umane;
  2. capacità di lavorare in equipe e in tal senso di favorire l’espressione migliore delle qualità individuali nonché la crescita professionale di tutti i singoli presenti nel gruppo;
  3. particolare competenza in campo sportivo – sancita da profonde e specifiche conoscenze – anche sotto il profilo biologico-scientifico;
  4. curriculum adeguato e all’altezza degli investimenti di denaro pubblico che un incarico tecnico così concepito comporta.
Nella difficoltà di reperire un professionista in possesso dei requisiti appena elencati, l’opzione più interessante potrebbe basarsi sulla attribuzione di una serie di responsabilità più strettamente manageriali a una figura di adeguata caratura ed esperienza, la quale dovrebbe essere supportata nel lavoro prettamente tecnico  da maestri responsabili d’arma, cui verrebbe attribuita la facoltà di effettuare le scelte relative alle convocazioni per allenamenti e gare, ma anche quella di gestire tutte le incombenze tecniche nel corso delle competizioni.
In altri termini, la scherma italiana è matura per un modello organizzativo del tutto sovrapponibile a quello di tutti i grandi club professionistici di calcio, basket, ecc. : modello caratterizzato dalla presenza di un general manager, di un direttore sportivo e di tre allenatori-maestri-selezionatori in senso stretto.
Ezio RINALDI

martedì 4 agosto 2020

Trattativa FIS/ANS e Statuto federale


Mi sono riletto il nuovo Statuto Federale, in particolar modo l'art.1 comma 10, 11 e 12, dai quali si evincono facilmente i veri intenti federali. La parte che riguarda l'ANS non è stata concordata tra le due fazioni bensì redatta dal Commissario ad acta. E fin qui è tutto legittimo, ciò che non riesco a spiegarmi, visto che c'era una trattativa in atto tra FIS ed Accademia, è il mancato invio all'ANS dello statuto approvato dal Commissario prima che fosse approvato dalla Giunta del CONI. E sì che il documento è stato licenziato in data 20 maggio 2020 e sottoposto alla ratifica del CONI il 2 luglio 2020. In questo lasso di tempo vi è stato il silenzio assoluto. Non mi si venga a dire che la FIS non ne sapesse niente, non mi si venga dire che se anche la FIS lo avesse avuto per tempo lo statuto, (e lo ha avuto per tempo!), prima della sua ratifica, era opportuno che nessuno ne sapesse niente, per evitare polemiche ed intromissioni non opportune: vi era una trattativa in atto e credo fosse corretto che l'Accademia ne avesse avuto copia per un esame preventivo e per eventuali interventi correttivi e migliorativi per la parte che interessava sia la FIS che l'Accademia.
Come è ben noto la trattativa tra i due enti si è interrotta e pare che possano essere intraprese iniziative importanti per l'applicazione integrale delle varie sentenze (TAR e CdS) e la rimodulazione dell'art.1 dello statuto federale.
Al momento non vado oltre ma mi sembra quanto mai opportuno rinfrescare la memoria ai distratti con la nota esplicativa pubblicata a suo tempo dal dottor FUMO, sul sito dell'Accademia Nazionale di Scherma. Il dottor FUMO, già presidente della 5^ Sezione della Suprema Corte di Cassazione, nella nota espone una interpretazione giuridico legale delle varie sentenze che hanno dato conferma della legittimazione dell'ente partenopeo circa le competenze inerenti al rilascio del diploma di Maestro di Scherma.
Ezio RINALDI




domenica 2 agosto 2020

ATTIVITA' AGONISTICA ANNO UNO


Abbiamo finalmente tutti gli elementi per cominciare a lavorare sulla prossima stagione agonistica, avendo la Federazione licenziato gli ultimi documenti che servivano. Sapevamo già dalle linee guida fornite dalle disposizioni per l’attività della prossima stagione, che sarebbe stata una annata particolare, ma mai ci saremmo aspettati una proposta non solo al ribasso, ma addirittura in contrasto con tutto il lavoro di sviluppo fatto sul territorio negli ultimi anni. Con questa distribuzione degli atleti qualificati si rischia seriamente di compromettere anni di investimenti e lavoro svolto dalle singole società, e molto spesso questo significa dai singoli tecnici, per sviluppare determinate armi che in quello specifico territorio sono magari scomparse, o per diminuire le drammatiche percentuali di abbandono della scherma in particolari fasce d’età, che da anni hanno uno stagnante il numero di affiliati e di partecipanti alle competizioni.
Sono stati affrontati malamente i temi più importanti dell’attività agonistica, a cominciare dall’abbandono con percentuali altissime degli atleti che passano dalla categoria “Allievi” del Gran Premio Giovanissimi al primo anno da Cadetto. Uno dei motivi è sempre stato quello della difficoltà di emergere immediatamente, essendo inseriti in una categoria che prevede tre anni di permanenza, in una fase della crescita in cui anche solo un anno di differenza può determinare tali livelli di sviluppo fisico da azzerare le differenze tecniche.
Personalmente, ma sono certo che sia un pensiero condiviso da moltissimi, non capisco quale possa essere la filosofia, la ratio del ragionamento, che possa portare a cogitare il numero di 1 atleta qualificato per una regione. Reputo che questo numero non sia nemmeno giustificabile in termini di esasperato e fanatico pensiero agonistico, appare veramente come un provvedimento mortificante. Anni di lavoro e di investimenti economici e lavorativi che si vedono vaporizzare non da una crisi sanitaria, ma da una miope visione di quella che dovrebbe essere la mission di una federazione sportiva. Quello che tutti ci auguriamo è che l’eventuale esigenza di contingentare anche i numeri del Gran Premio Giovanissimi, non porti allo stesso risultato, sarebbe una bomba atomica sull’attività degli affiliati.
A questo punto della narrazione siamo arrivati al famoso “facciamo un passo indietro nella vicenda”, e lo faccio citando l’articolo 1 dello statuto, di qualsiasi statuto federale, visto che sul tema si sono sprecati fiumi di inchiostro e parole, ma mai nessuno questo punto la ha mai messo in discussione:
“1. La Federazione Italiana Scherma (F.I.S.), fondata il 3 giugno 1909 come Federazione Schermistica Italiana, è costituita da tutte le Società, Associazioni Dilettantistiche e Gruppi Sportivi da essa affiliati o aggregati che, senza fini di lucro, hanno lo scopo di praticare, promuovere, sviluppare e diffondere la disciplina della scherma in tutte le sue forme”
Io e tantissimi altri, vorremmo capire come sia possibile “praticare, promuovere, sviluppare” la scherma se si limita ad 1 solo atleta, in una intera regione, la possibilità di concludere la stagione. Molto spesso mi chiedo se qualcuno si prende mai la briga di rileggere per intero un documento prima di licenziarlo, o se magari si eseguono delle simulazioni per capire dove si andrà a parare. Qualcuno ha pensato che se un atleta vince le prime due prove di qualificazione, e là dove il livello non è eccelso può benissimo capitare, la terza prova risulterebbe del tutto superflua ai fini della qualificazione? Che una stagione che comincia a fine novembre è già terminata a gennaio? Ma poi mettete anche il devastante effetto psicologico sui ragazzi, ancora prima di cominciare una stagione monca, dove non avranno nemmeno le garette che ogni anno permettono più o meno a tutti di portare a casa qualcosa, il minimo per motivarsi ad andare in palestra e magari riscriversi l’anno dopo, noi gli diremo che soltanto 1 potrà accedere non al campionato italiano, quelli ancora meno, anche soltanto a quella che per molti sarà l’unica gara nazionale della stagione. Come invitarli ad iscriversi ad altro sport.
Il ragionamento avrebbe dovuto seguire una linea di principio molto semplice, che da una parte garantisse il sacrosanto diritto alla partecipazione ed alla sana competizione, e che dall’altro premiasse i meriti delle regione schermisticamente più evolute e partecipate. Una base di qualificati minima pari a 3 per ogni regione, che considerando che con gli accorpamenti ne abbiamo 18, si trattava di 54 atleti. Il numero di posti necessario per arrivare alla quota prevista per ogni singola arma sarebbe stato ridistribuito con criteri di piazzamenti e numeri. Da 1 a 3 non c’è una differenza da poco, vuole dire giocarsi tutte e tre le prove di qualificazione, ampliando esponenzialmente la platea dei potenziali interessati alla qualificazione, significa dare una stagione a tutti.
Gravissimo che sulla questione “gare a squadre” ci sia stata una resa senza condizioni. Nemmeno si è voluto provare a trovare una formula per dare ai ragazzi la possibilità di giocarsi questo momento aggregativo che sentono tantissimo, e spesso aspettano tutto l’anno. Si poteva tentare una qualifica regionale e poi la relativa gara nazionale. Qui si che sarebbe stato accettabile 1 qualificato per regione. Con 18 comitati regionali, si trattava di massimo 72 ragazzini per gara da gestire nella fase nazionale, non certo un numero impossibile. Li stesso per gli atleti più grandi, e non mi si dica che mancano le risorse economiche. Con tutto quello che la Federazione ha risparmiato nella scorsa stagione, e quello che non spenderà nella prossima, tutto manca meno che le risorse.
Concludo invitando la Federazione e ritirare il Comunicato Attività Sportiva 40/20 del 31 luglio 2020, e di riproporlo rettificando i numeri dei qualificati alla Coppa Italia delle varie categorie, nonché al ripensamento di una qualche attività a squadre, alla luce dell’esigenza di salvaguardare il lavoro e gli investimenti degli affiliati nello sviluppo della pratica della scherma anche in una stagione particolarmente difficile come la prossima.
n.b. Qualcuno ha capito se i Cadetti concorrono anche nella categoria Giovani?
Paolo CUCCU

giovedì 30 luglio 2020

LA POLEMICA

Luca MAGNI
Negli ultimi anni, tanto si è scritto e fatto sui vari statuti: tanti gli articoli pubblicati sulla “piazza”, però l’argomento è particolarmente sentito tanto che non si perdono occasioni per tornarci su.
Pur condividendo su facebook tutti gli articoli pubblicati sul blog, non frequento con assiduità la piattaforma, talchè alcune notizie mi vengono segnalate affinchè siano trattate in maniera giornalisticamente (ma io non sono un giornalista) più ampia. In quest’ottica mi è stata indicata una sostenuta polemica sulla pagina facebook di Master Scherma tra L’avv. Luca Magni – Pesidente della Commissione Statuti e Regolamenti della FIS – e Marcello Scisciolo – dirigente di Banca e Vice presidente della Virtus Scherma di Bologna. Il motivo del contendere sono delle affermazioni che l’avv. pistoiese ha pubblicato sulla precitata pagina in merito al regolamento “Safeguarding policy” approvato recentemente dal Consiglio federale. Riporto di seguito gli interventi fatti dai due contendenti:
“Luca Magni:
Dopo lo Statuto e il codice etico, completato un altro importante lavoro. E altri sono in via di chiusura.
Marcello Scisciolo:
Caro Luca, è con grande stupore che leggo questa tua boutade, che rischia di fare disinformazione. Non dobbiamo dimenticare che lo statuto approvato dall’assemblea di Riccione:
1.   Non è MAI entrato in vigore;
2.   Il CONI Non lo ha mai trasmesso alla Prefettura di Roma;
3.   E’ stato bocciato dal Tribunale Federale e dalla Corte federale di Appello.
4.  E’ vero invece che il nuovo statuto è stato elaborato dal Commissario ad acta, che è intervenuto non solo sulla parte della formazione e dei rapporti con l’Accademia, ma anche su altre norme, come la disciplina del Grandi Elettori.
5.  Pur rispettando il lavoro della Commissione da te presieduta dobbiamo prendere atto che il lavoro prodotto, purtroppo, non ha dato i frutti sperati. Senza considerare i costi dell’assemblea che nelle occasioni precedenti è costata oltre 30 mila euro, le spese dei commissari per almeno 6 mila euro a cui vanno aggiunte una serie di spese di contorno (diarie, missioni, hotel ecc).
Marcello SCISCIOLO
Luca Magni:
Ti comunico che via social non cadrò in questo giochino. La politica, almeno secondo me, si fa in altre sedi e in altri modi, quindi questa sarà la prima e unica risposta in argomento. Perché quelli che contano sono i fatti e non gli annunci (pre)elettorali. Il commissario (basta comparare il testo licenziato a Riccione con quello rivisto dal CONI) ha fatto pochissime modifiche. Questo è il motivo per cui non cadrò in questa provocazione nata male perché contenente cose non vere. Per la cronaca una boutade è una battuta di spirito, e io quando parlo della federazione non sono mai spiritoso.
Dico e ripeto che non replicherò ad eventuali e ulteriori interventi di natura politica.
Marcello Scisciolo:
Caro Luca ho solo riportato i fatti, portando esempi concreti, come la mancata approvazione da parte del Tribunale federale oltre al mancato invio alla Prefettura dello statuto da parte del CONI. Questi sono i fatti! Tu scrivi invece laconicamente di cose non vere delle quali però non ne fai menzione. Prendo atto che evidentemente non hai sufficienti argomentazioni.
l’avv. PUGLISI Paola, che ha rappresentato i ricorrenti sullo statuto avanti il Tribunale e la corte di appello della FIS, interpellata sull’argomento, ha puntualizzato che:
il commissario ad Acta ha apportato alcune rilevanti modifiche allo statuto e precisamente:
 1.  la trasformazione della Scuola magistrale in scuola di formazione con la previsione dell'obbligo della fis di sottoporre i tecnici alla formazione permanente cosicché non potranno essere scritti alla lista tecnica i maestri non più in attività e il riconoscimento che il diploma magistrale per lo svolgimento di attività lavorativa (in qualunque veste) può essere conferito solo dall'accademia;
2.  la modifica degli statuti delle associazioni affiliate che non possono più contenere clausole che impediscano la partecipazione alle proprie assemblee ai non tesserati fis;
3. la composizione dell'assemblea con il doppio requisito di continuità e partecipazione all’attività federale, non più solo agonistica, e spalmato in un arco temporale superiore a quello precedente;
4. la fine del ruolo dei cd. grandi elettori sia nella convocazione delle assemblee che nel supporto alla candidatura dei consiglieri federali e regionali in quota atleti e tecnici;
5. la fissazione del numero dei rappresentati dei tecnici e degli atleti nella percentuale del 10% e 20% dei votanti, in modo che non possa più esserci un numero di  votanti superiore al dovuto;
6.  la previsione della decadenza dalle funzioni per motivi di incompatibilità diversi e ulteriori rispetto ai motivi economici ;
7.    l'obbligo di pubblicare anche il bilancio preventivo entro 15 giorni dalla sua approvazione ;
8.    l'abolizione della clausola arbitrale per motivi patrimoniali;
9.  l'abolizione della clausola arbitrale introdotta con l'assemblea del 19 maggio che cancellava la giustizia sportiva;
10.    l'inefficacia dello statuto se non approvato dalla Prefettura.".
Non voglio entrare più di tanto nella querelle però qualche rilievo mi sento di farlo:
a.   Quando si scende su una piazza o piattaforma o social che dir si voglia bisogna accettarne tutte le implicazioni, di merito, politiche, sociali etc. Politica la si fa dappertutto, anche al bagno e chi si cimenta in un qualsiasi ruolo attinente alla politica, e la nomina ad una carica lo è, deve saperne accettare le conseguenze. Poi ognuno è libero di esternare i propri convincimenti, idee e posizioni nel rispetto di quelle altrui;
b.  Non sono d’accordo con le affermazioni dell’avvocato Magni perché i fatti sono un’altra cosa e bisogna saperlo ammettere pur nel rispetto del proprio lavoro. Infatti sono convinto che l’avvocato ci abbia messo impegno ed anche tanto, però non vuol dire che sia stato fatto un lavoro perfetto, anzi direi il contrario altrimenti non si spiegherebbe la nomina di un commissario ad acta per rimettere a posto il documento approvato nell’assemblea di Riccione. E dalle precisazioni dell’avv. Paola Puglisi, si evince, senza ombra di dubbio, che le stesse siano da ritenersi modifiche importanti.
Credo anch’io che il mondo della scherma sappia valutare con appropriatezza quanto finora fatto.
c.  In un precedente articolo ho scritto che” finalmente abbiamo lo strumento che regolerà la vita futura del movimento schermistico”, considerate alcune indiscrezioni che circolano nell’ambiente, purtroppo ho la sensazione che sull’argomento sarà versato ancora un fiume di inchiostro.
Ezio RINALDI

lunedì 27 luglio 2020

ELEZIONI FEDERALI 2020: come funzionano in base al Nuovo statuto.


Il Ministro per lo sport Spadafora ha presentato al governo le sue proposte per i decreti attuativi della Legge 8/2018, che qualora accolte porterebbero ad un rinnovamento radicale di tutte le cariche elettive centrali e periferiche. In tali proposte, oltre a prevedere due soli mandati per il Presidente del CONI e tre per i Presidenti di federazione, indica quale periodo ultimo per gli eventi elettivi marzo 2021, così come prevede la legge in vigore, smentendo di fatto la delibera del CONI, la quale indicava un lasso di tempo da settembre 2020 a ottobre 2021.
Orbene, al fine di acquisire i necessari meccanismi, cominciare a capire il sistema elettorale con il quale si andrà a votare è un esercizio non solo utile ma anche istruttivo.
Nel nuovo statuto, redatto dal Commissario ad acta ed approvato dal CONI,  gli articoli relativi alle elezioni sono cambiati rispetto alla versione del 2019. Vediamo come.
Alle votazioni del futuro Consiglio federale, l’Assemblea sarà così costituita da (Art.17 comma 3 lett. a. e b.):
Presidenti degli Affiliati aventi diritto al voto o da dirigenti da essi delegati
Gruppi sportivi militari
Rappresentanti dei Tecnici [10% aventi diritto (art.17 comma 3, lett. b)].
Questi ultimi due verranno eletti nelle Assemblee regionali prima dell’Assemblea elettorale nazionale per il rinnovo del Consiglio Federale.
A questi vanno aggiunte le società e ASD di cui all’art.17 comma 4.
La lista degli aventi diritto al voto sarà resa pubblica per tempo secondo la normativa (art.62 Nuovo Statuto Federale – NSF)
Il meccanismo elettorale ce lo spiega l’art.63 del NSF, per il quale il candidato presidente dovrà avere almeno 40 sostegni alla candidatura da parte di aventi diritto al voto, mentre per i consiglieri di almeno 20.
Facciamo quindi una simulazione di voto.
Se si andasse a votare oggi, le società sono 328 e i tesserati 21.244 (dati Federscherma al 24 luglio 2020).
Se supponiamo che le società aventi diritto al voto siano 300, il calcolo si svolge così:
300/0,7=428,57 arrotondato 429 (NB art.106 comma 1 del Regolamento Organico della FIS che attualmente è in corso di armonizzazione con il NSF).
Di questa cifra il 10% corrisponde al numero dei rappresentanti dei tecnici e il 20% agli atleti, da cui otteniamo i seguenti numeri: 43 tecnici e 86 atleti.
Il corpus votante totale sarà di 429 aventi diritto.
Per capire quanti saranno gli atleti da eleggere come rappresentanti di categoria per ogni Comitato Regionale, va fatto un ulteriore calcolo, ovvero si contano gli atleti aventi diritto al voto della regione e si dividono per il numero dei rappresentanti degli atleti, pertanto a titolo di esempio, se nella fantasiosa “regione Umbro-apulo-lucana” gli atleti aventi diritto sono 1530, il calcolo è il seguente:
1530/86=17,7 arrotondato a 18 (= rappresentanti atleti per regione).
I tecnici da eleggere invece saranno votati sempre in ogni singola regione, ma a loro volta potranno esprimere il loro voto solo per l’elezione per il Presidente e il Consiglio nazionale federale. I tecnici aventi diritto al voto e chiamati a eleggere i loro rappresentanti, potranno esprimere solo i 2/3 (due terzi) dei 43 candidati, cioè 29. (art. 63 comma 13 e 15).
Infine, ogni società potrà dare al massimo due sole deleghe (art. 17 comma 5 ter, NSF).
Al contrario i grandi elettori non potranno dare deleghe ad alcuno (art. 17 comma 6 NSF).
A titolo esemplificativo, la maggioranza assoluta minima secondo questa simulazione di voto è di 215.
Sulla base di quanto espresso dallo statuto, sembrerebbe che chi in passato abbia esercitato un ferreo controllo sulle scelte dei grandi elettori, nella prossima tornata non avrà le stesse opportunità.
Ovviamente il calcolo che ho esposto rappresenta solo una mera simulazione di voto, che vuole far capire cosa accadrà il giorno in cui il mondo della scherma andrà a votare. C’è molto lavoro da fare e non mi resta che dire a tutti:
Buon lavoro e che le vacanze estive possano portare “buon consiglio” a tutti!
Fabrizio Orsini



mercoledì 22 luglio 2020

DL. RILANCIO: legge 17 luglio 2020, n. 77

Credo opportuno pubblicare uno stralcio riguardante le misure inerenti lo sport ed inserite del DL. Rilancio approvato dal Parlamento. La legge completa la trovate cliccando sul link a dx della pagina del blog.
Ezio RINALDI
Capo IV MISURE PER LO SPORT
Art. 216.
Disposizioni in tema di impianti sportivi
1. All’articolo 95, comma 1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n.27, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, le parole «al 31 maggio 2020» sono sostituite dalle seguenti: « al 30 settembre 2020 »; b) al comma 2, le parole «entro il 30 giugno o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020» sono sostituite dalle seguenti: « entro il 30 settembre o mediante rateizzazione fino a un massimo di 3 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di settembre 2020 ».
2. In ragione della sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi del decreto-legge 23 febbraio 2020, n.6, convertito, con modificazioni dalla legge 5 marzo 2020, n.13, e del decreto-legge 25 marzo 2020, n.19 , convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n.35, e del regime di ripresa graduale delle attività medesime disposta con i successivi decreti attuativi nazionali e regionali , le parti dei rapporti di concessione, comunque denominati, di impianti sportivi pubblici possono concordare tra loro, ove il concessionario ne faccia richiesta, la revisione dei rapporti in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto , mediante la rideterminazione delle condizioni di equilibrio economico-finanziario originariamente pattuite, anche attraverso la proroga della durata del rapporto, comunque non superiore a ulteriori tre anni , in modo da favorire il graduale recupero dei proventi non incassati e l’ammortamento degli investimenti effettuati o programmati. La revisione del rapporto concessorio può essere concordata anche in ragione della necessità di fare fronte ai sopravvenuti maggiori costi per la predisposizione delle misure organizzative idonee a garantire condizioni di sicurezza tra gli utenti e ai minori ricavi dovuti alla riduzione del numero delle presenze all’interno degli impianti sportivi. La revisione deve consentire la permanenza dei rischi trasferiti in capo all’operatore economico e delle condizioni di equilibrio economico finanziario relative al contratto di concessione. In caso di mancato accordo, le parti possono recedere dal contratto. In tale caso, il concessionario ha diritto al rimborso del valore delle opere realizzate più gli oneri accessori, al netto degli ammortamenti, ovvero, nel caso in cui l’opera non abbia ancora superato la fase di collaudo, dei costi effettivamente sostenuti, nonché delle penali e degli altri costi sostenuti o da sostenere in conseguenza dello scioglimento del contratto.
3. La sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei citati decreti legge 23 febbraio 2020, n.6, e 25 marzo 2020, n.19, è sempre valutata, ai sensi degli articoli 1256, 1464, 1467 e 1468 del codice civile, a decorrere dalla data di entrata in vigore degli stessi decreti attuati- — 187 — 18-7-2020 Supplemento ordinario n. 25/L alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 180 vi, quale fattore di sopravvenuto squilibrio dell’assetto di interessi pattuito con il contratto di locazione di palestre, piscine e impianti sportivi di proprietà di soggetti privati. In ragione di tale squilibrio il conduttore ha diritto, limitatamente alle cinque mensilità da marzo 2020 a luglio 2020, ad una corrispondente riduzione del canone locatizio che, salva la prova di un diverso ammontare a cura della parte interessata, si presume pari al cinquanta per cento del canone contrattualmente stabilito.
4. A seguito della sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei citati decreti-legge 23 febbraio 2020, n.6, e 25 marzo 2020, n.19, e a decorrere dalla data di entrata in vigore degli stessi, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento , anche di durata uguale o superiore a un mese, per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività sportiva.
Art. 217.
Costituzione del «Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale»
 1. Al fine di far fronte alla crisi economica dei soggetti operanti nel settore sportivo determinatasi in ragione delle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, è istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze il «Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale» le cui risorse, come definite dal comma 2, sono trasferite al bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri, per essere assegnate all’Ufficio per lo sport per l’adozione di misure di sostegno e di ripresa del movimento sportivo.
2. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sino al 31dicembre 2021, una quota pari allo 0,5 per cento del totale della raccolta da scommesse relative a eventi sportivi di ogni genere, anche in formato virtuale, effettuate in qualsiasi modo e su qualsiasi mezzo, sia on-line, sia tramite canali tradizionali, come determinata con cadenza quadrimestrale dall’ente incaricato dallo Stato, al netto della quota riferita all’imposta unica di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1998, n.504, viene versata all’entrata del bilancio dello Stato e resta acquisita all’erario. Il finanziamento del Fondo di cui al comma 1 è determinato nel limite massimo di 40 milioni di euro per l’anno 2020 e 50 milioni di euro per l’anno 2021. Qualora, negli anni 2020 e 2021, l’ammontare delle entrate corrispondenti alla percentuale di cui al presente comma sia inferiore alle somme iscritte nel Fondo ai sensi del precedente periodo, è corrispondentemente ridotta la quota di cui all’articolo 1, comma 630 della legge 30 dicembre 2018, n.145.
3. Con decreto dell’Autorità delegata in materia di sport, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro 10 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono individuati i criteri di gestione del Fondo di cui ai commi precedenti.
Art. 217 - bis
Sostegno delle attività sportive universitarie
 1. Per sostenere le attività sportive universitarie e la gestione delle strutture e degli impianti per la pratica dello sport nelle università, danneggiate dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, la dotazione finanziaria della legge 28 giugno 1977, n.394, è integrata di 3 milioni di euro per l’anno 2020.
2. All’onere derivante dal presente articolo, pari a 3 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n.190, come rifinanziato dall’articolo 265, comma 5, del presente decreto.
Art. 218.
Disposizioni processuali eccezionali per i provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici
 1. In considerazione dell’eccezionale situazione determinatasi a causa della emergenza epidemiologica da COVID-19, le federazioni sportive nazionali, riconosciute dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP), possono adottare, anche in deroga alle vigenti disposizioni dell’ordinamento sportivo, provvedimenti relativi all’annullamento, alla prosecuzione e alla conclusione delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici, ivi compresa la definizione delle classifiche finali, per la stagione sportiva 2019/2020, nonché i conseguenti provvedimenti relativi all’organizzazione, alla composizione e alle modalità di svolgimento delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici, per la successiva stagione sportiva 2020/2021.
2. Nelle more dell’adeguamento dello statuto e dei regolamenti del CONI, e conseguentemente delle federazioni sportive di cui gli articoli 15 e 16 del decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, con specifiche norme di giustizia sportiva per la trattazione delle controversie aventi a oggetto i provvedimenti di cui al comma 1 secondo i criteri e i requisiti di cui al presente comma, la competenza degli organi di giustizia sportiva è concentrata, in unico grado e con cognizione estesa al merito, nel Collegio di garanzia dello sport. Il ricorso relativo a tali controversie, previamente notificato alle altre parti, è depositato presso il Collegio di garanzia dello Sport entro sette giorni dalla pubblicazione dell’atto impugnato a pena di decadenza. Il — 188 — 18-7-2020 Supplemento ordinario n. 25/L alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale - n. 180 Collegio di garanzia dello Sport decide in via definitiva sul ricorso, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, entro il termine perentorio di quindici giorni dal deposito, decorso il quale il ricorso si ha per respinto e l’eventuale decisione sopravvenuta è priva di effetti. La decisione è impugnabile ai sensi del comma 3.
3. Le controversie sulla decisione degli organi di giustizia sportiva resa ai sensi del comma 2, ovvero sui provvedimenti di cui al comma 1 se la decisione non è resa nei termini, sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo e alla competenza inderogabile del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sede di Roma. Il termine per ricorrere decorre dalla pubblicazione della decisione impugnata, ovvero dalla scadenza del termine relativo, ed è di quindici giorni. Entro tale termine il ricorso, a pena di decadenza, è notificato e depositato presso la segreteria del giudice adìto. Si applicano i limiti dimensionali degli atti processuali previsti per il rito elettorale, di cui all’articolo 129 del codice del processo amministrativo, di cui all’allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n.104, dal decreto del Presidente del Consiglio di Stato del 22 dicembre 2016. La causa è discussa nella prima udienza utile decorsi sette giorni dalla scadenza del termine per il deposito del ricorso, senza avvisi. A pena di decadenza, i ricorsi incidentali e i motivi aggiunti sono notificati e depositati, al pari di ogni altro atto di parte, prima dell’apertura dell’udienza e, ove ciò si renda necessario, la discussione della causa può essere rinviata per una sola volta e di non oltre sette giorni. Il giudizio è deciso all’esito dell’udienza con sentenza in forma semplificata, da pubblicarsi entro il giorno successivo a quello dell’udienza. La motivazione della sentenza può consistere anche in un mero richiamo delle argomentazioni contenute negli scritti delle parti che il giudice ha inteso accogliere e fare proprie. Se la complessità delle questioni non consente la pubblicazione della sentenza entro il giorno successivo a quello dell’udienza, entro lo stesso termine è pubblicato il dispositivo mediante deposito in segreteria e la motivazione è pubblicata entro i dieci giorni successivi.
 4. Nei giudizi proposti ai sensi del comma 3 il giudice provvede sulle eventuali domande cautelari prima dell’udienza con decreto del presidente unicamente se ritiene che possa verificarsi un pregiudizio irreparabile nelle more della decisione di merito assunta nel rispetto dei termini fissati dallo stesso comma 3, altrimenti riserva la decisione su tali domande all’udienza collegiale e in tale sede provvede su di esse con ordinanza solo se entro il giorno successivo a quello dell’udienza non è pubblicata la sentenza in forma semplificata e se la pubblicazione del dispositivo non esaurisce le esigenze di tutela anche cautelare delle parti. Ai giudizi di cui al comma 3 non si applica l’articolo 54, comma 2, del codice del processo amministrativo, di cui all’allegato 1 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n.104. 5. L’appello al Consiglio di Stato è proposto, a pena di decadenza, entro quindici giorni decorrenti dal giorno successivo a quello dell’udienza, se entro tale data è stata pubblicata la sentenza in forma semplificata, e in ogni altro caso dalla data di pubblicazione della motivazione. Al relativo giudizio si applicano le disposizioni dei commi 3 e 4. 6. Le disposizioni del presente articolo si applicano esclusivamente ai provvedimenti, richiamati al comma 1, adottati tra la data di entrata in vigore del presente decreto e il sessantesimo giorno successivo a quella in cui ha termine lo stato di emergenza dichiarato con la delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale1° febbraio 2020, n.26.
Art. 218 - bis
Associazioni sportive dilettantistiche
 1. Al fine di assicurare alle associazioni sportive dilettantistiche adeguato ristoro e sostegno ai fini della ripresa e dell’incremento delle loro attività, in ragione del servizio di interesse generale da esse svolto per la collettività e in particolare per le comunità locali e per i giovani, in favore delle associazioni sportive dilettantistiche iscritte nell’apposito registro tenuto dal Comitato olimpico nazionale italiano è autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2020, da ripartire con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per le politiche giovanili e lo sport.
 2. All’onere derivante dal presente articolo, pari a 30 milioni di euro per l’anno 2020, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n.190, come rifinanziato dall’articolo 265, comma 5, del presente decreto.

lunedì 20 luglio 2020

ANONIMI E STATUTO


Potrei farne a meno, ma non mi sono mai sottratto al confronto, nemmeno con quegli anonimi che hanno paura della loro stessa ombra.
Questa gente, alla quale è impedito scrivere sul blog, è semplicemente frustrata. E la loro frustrazione nasce dalla impossibilità di esibirsi su un palcoscenico di grande visibilità. Questa Piazza ha adottato una linea ben precisa, e per questo c’è un prezzo da pagare, quello di un minor numero di contatti. Almeno, così sembrerebbe. In realtà, i contatti sono gli stessi di prima, cioè di quando gli anonimi la facevano da padrone, solo che ora ogni contatto è veritiero. Se prima un anonimo si collegava al blog più volte, perché interessato a vedere che effetto avesse prodotto il suo commento, ora non è più così. Da quando è stata adottata la nuova linea, la Piazza viaggia ad una media più che rispettabile (circa 15.000 contatti mensili). Questi “coraggiosi”, pro o contro, non potranno più sfogarsi su questo libero spazio. Dovranno farsene una ragione! È del tutto inutile continuare ad inviare commenti per cercare di comunicare con il sottoscritto: non potrete farlo, né io o altri vi risponderanno.
Si continuerà ad ospitare tutti coloro che avranno voglia di esprimere il loro pensiero in maniera chiara e ad ogni quesito troveranno una risposta. 
Passo ad altro ed importante argomento: lo statuto. Precisiamo, su questo tasto bisogna mettere la parola fine. Esso è stato approvato dal commissario ad acta con propria delibera, ed il 2 luglio dalla Giunta Nazionale del Coni, con conseguente registrazione alla Prefettura di Roma. Dunque, abbiamo, finalmente lo strumento che regolerà la vita futura del movimento.
L’ho letto, e gli articoli che mi hanno colpito riguardano l’Accademia Nazionale di Scherma, gli organi di giustizia e la presidenza onoraria.
Premetto che l’analisi che segue non persegue nessuno scopo se non quello di evidenziarne alcuni aspetti che avrebbero potuto essere sviluppati con criteri più oggettivi e rispondenti ad un sistema democratico più realistico. Ma tant’è, oramai questo è, e bisogna adeguarsi.
La comparazione con gli statuti che negli anni si sono succeduti evidenzia come dal 2004 in poi si sia consumata una lenta erosione di prerogative in capo all’ANS. 
Fino al 2001 lo statuto federale recitava negli ultimi due commi dell’art 1:
I Tecnici che esercitano l’insegnamento della scherma devono essere in possesso del diploma d’abilitazione all’insegnamento riconosciuto dalla F.I.S.;
l’Accademia Nazionale di Scherma con sede in Napoli, è Membro d’Onore della F.I.S.; è Ente civile autorizzato dalla Legge (RD 16.12.1926) e riconosciuto dalla F.I.S. al rilascio di diplomi magistrali.
È da notare che lo statuto riportava, prendendolo dagli statuti del 1909 in poi, la dicitura “autorizzato dalla legge”. Da allora nessuna novità normativa è mai intervenuta sulla validità dei titoli e sulla potestà al loro rilascio se non la progressiva chiusura o dismissione degli altri enti titolati dalla legge. 
Dal 2015 una serie di norme europee prima, e nazionali poi, hanno rafforzato il valore dei titoli ANS ribadendo l’unicità del maestro di scherma nel panorama sportivo e confermando che solo dopo un iter di non meno di dieci semestri (ben 5 anni) di formazione, si può accedere al titolo rilasciato dall’Accademia.
Ora lo SNaQ e gli altri sistemi di qualificazione (Siqma ed Europass ad esempio) offrono l’occasione di inserire a livello sportivo le competenze acquisite nei contesti civili o marziali (vedi vela/sci/nuoto/tiro al volo/equitazione ad esempio) anche se nessuna disciplina ha tutte le caratteristiche della scherma. Veniamo quindi alle abilitazioni secondo lo SNaQ.
Le abilitazioni sportive previste dal sistema SNaQ sono previsioni che dovrebbero garantire l’organismo sportivo sulla perfetta conoscenza dei regolamenti agonistici o sportivi in vigore al momento della richiesta di tesseramento quale tecnico. Tra l’altro, tali abilitazioni dovrebbero avere la connotazione di corso di formazione e di maturazione di crediti, specie nell’ottica del mantenimento di tale abilitazione.
Il perché è presto detto. Se consegui il titolo oggi, è scontato che tu sia aggiornato con i regolamenti in vigore oggi. E se il titolo è stato conseguito nel 2001? I regolamenti si aggiornano in base a varie normative che intervengono negli anni, e così anche le abilitazioni, per cui si ha necessità della formazione permanente atta alla conservazione dell’abilitazione sportiva o dei percorsi di abilitazione per chi, dopo anni di inattività ed in possesso di un titolo valido, voglia ricominciare un percorso da tecnico sportivo.
Lo statuto attuale cita confusamente “titolo di abilitazione”, richiamando quanto in vigore nel mondo civile per gli avvocati, gli insegnanti di scuola secondaria ed altre categorie soggette non solo al possesso del titolo di laurea ma anche dell’attestato di abilitazione che, civilmente, si consegue dietro concorso pubblico (solo in quel caso non può esserci vincolo alla formazione). Istituire un sistema chiuso di formazione ed abilitazione potrebbe aprire ben più di un contenzioso se applicato in modo letterale.
Tutto ciò detto a me ha dato la sensazione di un testo scritto in modo approssimativo,  la cui lettura potrebbe portare a possibili interpretazioni contrastanti, e quindi ad equivoche prassi applicative.
È auspicabile una applicazione lungimirante dove, magari, l’esperienza e la competenza dell’Accademia possano contribuire ad una corretta e legale interpretazione di ruoli e modalità applicative del mantenimento dell’abilitazione.
Di una cosa però sono sicuro, il testo non potrà né smentire, né contrastare le decisioni del giudice amministrativo, ormai passate in giudicato.
La Giustizia sportiva: nel testo è sancita la nomina degli organi di giustizia federali, quando invece, secondo me, sarebbe stato opportuno fossero eletti. Ho avuto modo di conoscere alcuni di loro e devo dire che sono persone di una alta caratura morale ed intellettuale. Ciò non di meno, mi sia consentito, ci sarà sempre il dubbio sulla equidistanza da chi li ha nominati e, devo ammetterlo, da questo dubbio (forse ingiustificato) sono stato pervaso anche io. A mio avviso una vera riforma, assolutamente necessaria, è che vengano eletti dalla base.
La presidenza onoraria: i presidenti del passato, da Nostini a tutti quelli che lo hanno preceduto, non hanno mai ravvisato la necessità di istituire tale onorificenza: era sufficiente la nomina a Membro d’Onore della FIS, che con tale riconoscimento viene posta in secondo piano.
Ezio RINALDI

giovedì 16 luglio 2020

IL LIBRO DEI SOGNI


Piangersi addosso è un esercizio diffuso, e non molto utile. “Piove, governo ladro” è già un passettino avanti: si addossano le colpe a qualcuno, e ci si sente un tantino più sollevati. Le critiche sono utili, e necessarie, purché siano costruttive: qualcuno può tenerne conto, e sfruttare l’idea.
Ho deciso, perciò, di aprire il mio personale libro dei sogni, o delle utopie, fate voi. È un tomo bello alto, diviso in capitoli, e non posso rischiare di propinarveli tutti insieme. Anche uno alla volta, però, questi capitoli rischiano di essere letti come critiche, e non suggerimenti: siamo tutti sinceri democratici, a condizione che gli altri la pensino come noi. Pazienza.
I capitoli non sono in ordine ragionato. Pescherò a caso gli argomenti, secondo l’estro e l’occasione.
Il primo spunto me lo dà l’accorato articolo, su questo blog, di Luca Giovangiacomo, e riguarda il mondo dei Master. Ne seguo le vicende da molti anni, e da pochi invece sono entrato nei ranghi, come agonista dell’ultima fascia, la più anziana. Ho ritrovato vecchi amici, avversari, conoscenti. Mi è piaciuto il clima, amichevole, leale, sportivo nel senso migliore… con rare eccezioni, come in tutte le famiglie.
Una premessa doverosa: non vi appaia, questo scritto, come una critica agli attuali dirigenti dell’Associazione, che hanno ormai quasi portato a termine l’impegnativo quadriennio trascorso, e non senza meriti, malgrado il bruttissimo finale per l’emergenza sanitaria. Leggetelo invece come uno stimolo ad un’azione più incisiva e decisa, possibile solo se ci si impegna a far convergere nella stessa direzione le varie anime del gruppo. Mi piacerebbe leggere un progetto, una dichiarazione di intenti, un programma, o meglio più programmi, scritti da coloro che si proporranno, nuovi o vecchi che siano, per guidare i Master negli anni a venire.
Del mondo degli atleti Master fanno parte tutte le categorie federali: arbitri, dirigenti, maestri, e atleti ancora in attività fra gli assoluti. Persone che hanno autonomia economica, e viaggiano, spendono, e sono preziosi nelle sale di appartenenza: a volte sono principianti, ottimi per i più giovani che devono farsi le ossa, e ricavano iniezioni di fiducia misurandosi con adulti abbordabili. Non di rado, sono atleti ricchi di esperienza, per un passato in cui non sono mancate le medaglie di maggior pregio. E c’è anche un nutrito gruppo di atleti, nelle categorie intermedie, capaci di dare filo da torcere anche a molti “professionisti” (mi riferisco agli atleti militari), soprattutto nella spada, che è l’arma di gran lunga più frequentata.
Tanta roba, come si dice oggi: eppure non mancano le lamentele per la scarsa considerazione in cui questi atleti sono tenuti. Progressi, dai primi tempi, ce ne sono stati, indubbiamente. Ma troppo lentamente. La Fis concede all’Amis, l’associazione dei Master, una certa autonomia, ma scarse risorse. Eppure questi atleti partecipano, a proprie spese, oltre che alle gare del circuito italiano, anche ad Europei e Mondiali: con la tuta Italia - e meno male! – e portano fior di medaglie, e quindi prestigio alla scherma italiana.
Nessuno pretende di equiparare questi sportivi ai nostri atleti di vertice, è evidente. Ma nessuno può disconoscere che, nell’ambito delle rispettive categorie, queste persone, che sono sportivi veri, si misurano, sudano, si allenano e gareggiano con lo stesso spirito e, si spera, non meno diritti di altre categorie.
E passiamo ai numeri. Negli ultimi anni, sono stati in costante crescita, frenata, forse, dalle condizioni non ottimali di alcune gare: vuoi per la sede, vuoi per qualche carenza di arbitraggio. Ripeto: questi atleti sono una risorsa importante per le sale di appartenenza, e per tutta la scherma italiana.
Perché, allora, sono tenuti in scarsa considerazione? Cosa potrebbero fare per cambiare le cose? E qui, necessariamente, entra in gioco la politica. E si evidenzia un paradosso.
La politica: il peso decisionale, in ambito federale, dipende sostanzialmente dai voti. Se puoi contare su un consistente pacchetto di voti, la tua opinione ha un peso ben diverso.
Il paradosso: la composizione trasversale del gruppo dei Master, e il numero di atleti, permette di ipotizzare un peso elettorale molto consistente. Non solo perché vi sono molte persone con diritto di voto sia fra gli atleti e tecnici, sia fra le società; ma anche perché viaggiano, girano, parlano, e quindi permettono un confronto di idee che in altri ambiti è asfittico, o assente, o polverizzato fra i social. Volutamente, temo. Eppure, questo potenziale è praticamente inutilizzato. Manca, forse, chi voglia farsi carico di una politicizzazione del gruppo: auspicabilmente, nell’interesse di tutti, e non solo per secondi fini personali.
Ecco, forse è meglio che lo dica: le ambizioni personali sono quasi sempre il motore delle persone che si impegnano in politica. Non c’è niente di male, anzi, purché si trovi un accettabile equilibrio fra gli interessi di tutti, che devono essere preminenti, e i propri, che dovrebbero essere alla luce del sole.
Concludo qui questo primo capitoletto del mio libro dei sogni. Il sogno, l’avrete già capito, è che si faccia avanti qualcuno, magari più d’uno, animato da buone intenzioni, e dalla voglia di instaurare una sana e soprattutto incisiva dialettica con gli enti – la Fis in primo luogo - che si vorrebbero più attenti alle esigenze, ai meriti, ai diritti di questo mondo dei Master.
Giancarlo TORAN




domenica 12 luglio 2020

CANCELLATI GLI EUROPEI MASTER A SQUADRE: non ci sono fondi per la sicurezza degli atleti.

Luca GIOVANGIACOMO

Arrriva un'altra doccia gelata sul nostro mondo. È notizia ufficiale di ieri che gli Europei Master a squadre sono stati cancellati. Non ci sono le risorse per garantire la sicurezza degli atleti durante la manifestazione che si sarebbe dovuta svolgere a Bruxelles. Inizialmente in programma a fine maggio era stata coraggiosamente tenuta in piedi con la speranza di una evoluzione del COVID19 tale da poter consentire lo svolgimento dei campionati per le fasce di età dai 40 anni in su.
Le speranze le avevamo in parte perse qualche settimana fa quando era stata ufficializzata la cancellazione dei Mondiali Master. Di contro, visto l’andamento abbastanza buono dei dati in Europa, ci eravamo attaccati ad una flebile luce di speranza.
La cosa che mi dispiace, lo dico da atleta Master è che sul sito della Federscherma non se one faccia menzione. Eppure mi sembra che il nostro movimento sia una costola importante dell’intero scheletro scherma…un movimento di tanti appassionati e di ex atleti che danno un po' di ossigeno alle società ed alla federazione stessa. Non da ultimo il movimento aiuta nel suo piccolo a contrastare il fenomeno dell'abbandono per gli atleti over 23 con l’apertura della cat. 0 dai 24 ai 39 anni.
Certo nessuno degli atleti master si sognerebbe mai di essere equiparato ai nostri campioni “professionisti" (le virgolette sono obbligatorie nel nostro mondo perché ahimé il professionismo, quello da legge, è ben altra cosa) però il silenzio, come si suol dire,  assordante intorno a noi quanto meno spiace. Spero con tutto il cuore che i vertici del nostro movimento possano, nel loro piccolo, far sentire la loro voce in Federazione e trovare il modo, in sinergia con il consiglio federale, per ripartire. Non viviamo di sport ma viviamo per lo sport e per chi si può giocare un campionato del mondo o un europeo, anche se in tarda età, questo movimento resta l'occasione della “vita sportiva”. Non da ultimo l’impossibilità di rappresentare il proprio Paese a livello mondiale o europeo resta uno smacco difficile da sopportare per chi ha investito le proprie risorse economiche nello svolgere le prove nazionali del circuito a cui, i più virtuosi, hanno aggiunto a proprie spese anche le prove europee del neo nato circuito europeo master alla cui realizzazione il consiglio AMIS ha dato un notevole contributo!

Adesso non si vede davvero più la luce in fondo ad un tunnel iniziato a marzo, orfani del campionato italiano della stagione conclusa, tristi per la cancellazione del mondiale, increduli per l'annullamento degli Europei a squadre e preoccupati per non percepire un interesse dall'alto verso questi atleti di età “avanzata" che con amore, dedizione ed incarnando davvero i più alti valori dello sport vogliono incontrarsi e scontrarsi sulle pedane italiane e del mondo!
Luca GIOVANGIACOMO

Chi è Luca GIOVANGIACOMO

Livornese, Ex sciabolatore ha gareggiato per il prestigioso Circolo Scherma Fides di Livorno allenandosi per anni a fianco del ben più famoso Aldo Montano. Ha tirato per la Nazionale Under 20 sul finire degli anni 90 quando ha ottenuto il miglior risultato nella Prova di Coppa del Mondo Under-20 di Palermo Trofeo "Trinacria" classificandosi 9° e terzo degli Italiani. In Italia vanta un terzo posto ai Campionati Italiani Assoluti a squadre di Sciabola Maschile (1997) con il Fides piazzandosi dietro i blasonati gruppi sportivi dei Carabinieri e della Polizia di Stato. Ripresa la sciabola nei Master nel 2018 ha partecipato ai Campionati Europei a Squadre conquistando insieme ai suoi compagni la medaglia d'argento.