É improvvisamente venuto a mancare oggi Antonio Tonini di Viareggio, marito di Margherita Zalaffi.
Esprimiamo le nostre sentite condoglianze all'ex campionessa ed alla famiglia.
Liberi pensieri sul mondo della scherma: tutto quello che gli altri non dicono!
É improvvisamente venuto a mancare oggi Antonio Tonini di Viareggio, marito di Margherita Zalaffi.
Esprimiamo le nostre sentite condoglianze all'ex campionessa ed alla famiglia.
Apprendiamo con un certo imbarazzo del provvedimento che la
USA Fencing Association ha adottato nei confronti di un tesserato FIS.
Noi in passato abbiamo trattato l'argomento e non intendiamo tornarci su. Ogni riflessione la lasciamo ai lettori.
Fabrizio Orsini
A
luglio 2025 abbiamo pubblicato l’articolo “LA BRUTTA STORIA DI CHIANCIANO:
assunto un provvedimento di radiazione”, crediamo sia giustissimo dare lo
stesso risalto al provvedimento di ASSOLUZIONE degli imputati. Pur restando
fermamente convinti della solidarietà alla vittima ciò non può impedirci
prendere atto della sentenza: insomma diamo a Cesare quel che è di Cesare.
“Tutto
era cominciato nel 2023, una ragazza di origini messicane, ma battente bandiera
uzbeka, durante allenamenti assieme alla nazionale italiana si risvegliava una
mattina in preda a una situazione che la indusse a sporgere denuncia per
stupro, indicando due sciabolatori italiani, i quali oggi, alla fine dell’iter
processuale, sono stati scagionati, perché “il fatto non sussiste”.
All’uscita
dell’aula di tribunale, oggi, Fernanda Herrera così si chiama la ragazza, in
preda a un più che comprensibile shock emotivo, ha detto: “Sono una
sciabolatrice messicana, e io sono venuta qua in Italia per allenarmi per
prepararmi per le olimpiadi di Los Angeles. Io ero qua con mia mamma e con la
sicurezza che tutto poteva andare avanti, che potevo trovare un futuro qua in
Italia e per sfortuna mi sono trovata con le peggiori persone che possono
esistere in questo mondo. E io non ho mai voluto far vedere la mia faccia. In
questi tre anni in cui ho sofferto questa cosa… io sono stanca e mi farò vedere
perché sono orgogliosa di me, sono orgogliosa che per tre anni a parte lottare
per i miei risultati e per le mie medaglie, in quanto ne ho vinte tante, sono
qua a lottare anche per la mia giustizia e non mi fermerò mai. Non ci posso
credere che le cose siano andate così, ma io andrò fino alla fine, con il mio
avvocato a trovare la mia giustizia. Perché questo non può succedere a non sono
solo io, sono tanti i casi nello sport, nel mondo, che vogliono silenziare le
donne. Questo non può più succedere. Il punto non è proteggere le donne, no, è
di educare voi i figli, educare tutti” (Fonte pagina Instagram de “Il
Messaggero”)
I
fatti si svolsero fra il 4 e il 5 agosto del 2023 quando Fernanda Herrera aveva
17 anni e si risvegliò accanto a Lapo Pucci ed Emanuele Nardella in stato confusionale
motivo per il quale decise di sporgere denuncia contro i ragazzi. Le parti in
causa chiesero e ottennero di accedere alla “giustizia riparativa prevista
dalla riforma Cartabia” che dà la possibilità di sconto in caso di una
eventuale condanna.
La
storia poi si complica di fronte a un ricorso presentato dalla parte in causa,
ma mai spedito dal Tribunale all’ente di riferimento. Tale azione avrebbe precluso
di dare maggiore chiarezza ai fatti, impedendo con ciò di dare la possibilità
di una difesa più attenta.
Una faccenda che merita di essere seguita ancora, visto che la ragazza ha dichiarato che non si fermerà fino a quando non avrà ottenuto giustizia. Intanto, ci poniamo delle domande, la prima: uno dei ragazzi è stato radiato dalla FIS, dobbiamo desumere che possa essere reintegrato? L’Esercito quale provvedimento adotterà? Ovvero anche in questo caso potrebbe essere reintegrato nella Forza Armata, con relativo rimborso di tutti gli stipendi?
https://www.instagram.com/reel/DYffxPliwLL/?igsh=amo1dGZ1NmxubnJ1
Ezio
RINALDI
| Alex ZANARDI |
Il popolo della scherma si stringe alla moglie e al figlio,
il quale per alcune stagioni è stato schermitore. Anni fa lo avevamo infatti
visto più volte a bordo pedana mentre seguiva gli assalti del figlio specie
durante il GPG di Riccione. Pochi, se non quasi nessuno si avvicinò a lui per
fare foto, o distrarlo dalla gara cui teneva molto, perché questo è lo stile di
un popolo di sportivi mite e ben consapevole del limite che non va
oltrepassato.
Ciononostante la Scherma italiana ci tiene a portare il
proprio messaggio di cordoglio e vicinanza alla famiglia Zanardi, consapevole
del valore del grande campione, ma soprattutto dell’impareggiabile uomo che
era.
Fabrizio ORSINI
It has been
decades since we witnessed a transformation of this magnitude: the re-founding
of professional fencing, which as of today takes the name of World Fencing
League (WFL). The movement is spearheaded by its founder, organizer, and
frontman, Miles Chamley-Watson.
The launch took place april 25th 2026, following a vibrant promotional campaign that lasted several weeks. The event featured a challenge between two teams, Shield and Blade, competing in a relay match across all three weapons (foil, épée, and sabre). For days, we observed not only the social media roll-out of champion after champion but also a high-impact video showcasing a digital reconstruction of fencing actions. This featured colorful graphic overlays designed to track and highlight the point-of-contact and weapon tips in motion. This Japanese technological innovation, which had already debuted at Tokyo 2021, achieved a far more resonant and effective impact on this occasion.
In the parterre, alongside fencing royalty, sat Lewis Hamilton, the seven-time Formula 1 World Champion and a well-known close friend of Chamley-Watson. This presence was strategic: the organizers' objective is to pit the world’s elite fencers against one another to establish the WFL as a global league on par with the NFL or NBA. Hamilton served as the ultimate brand ambassador, reinforcing the WFL’s stated goal of becoming the "Formula 1 of fencing".
The necessary elements are all there: capital, glamour, exclusivity, major sponsors, and showmanship, all aimed at a total revolution of the sport. In many respects, fencing is still anchored to 19th-century behavioral patterns, whereas it desperately needs a modern overhaul. This required the right marketing strategy to elevate the discipline to the next level.
The event, held in Los Angeles, was a sell-out—hardly a surprise given the $100,000 prize pool.
Twelve elite
athletes took to the piste, six per side. Team Shield featured Arianna
Errigo, Michela Battiston, Ryan Choi, Jean-Philippe Patrice, Koki Kano, and
Eszter Muhari. On the opposing side, the formidable Team Blade was led
by Miles Chamley-Watson, alongside Lee Kiefer, Gergely Siklósi, Alexandra
Ndolo, Oh Sang-uk, and Maia Chamberlain.
Ultimately, I believe such an initiative was long overdue. Thanks to excellent organization, the event garnered significant success among insiders and professionals, even if the fencing community remains traditionally attached to the classic World Cup and Championship circuits. However, I have a strong sense that the WFL is here to stay. It is likely that many—if not most—top-tier champions will seek to join this circuit, following the model of professional tennis players who participate in high-stakes tournaments characterized by significant appearance fees, prestigious sponsors, and substantial prize money.
This is a revolution driven by masterful marketing—a development I view with great appreciation and one that the "Old Continent" would do well to emulate.
Fabrizio ORSINI
VERSIONE ITALIANA
Da parecchi decenni non avveniva una cosa del genere, ovvero
che rifondasse il professionismo schermistico il quale da oggi si chiama World
Fencing League, capeggiato dal suo fondatore e organizzatore, nonché anfitrione
e uomo immagine Miles Chamley Watson.
È accaduto ieri, con una vibrante campagna promozionale
durata alcune settimane, la sfida fra due team Shield e Blade, che si sfidavano
con una gara a staffetta alle tre armi. Per svariati giorni abbiamo visto non
solo la presentazione campione dopo campione sui social, ma anche un ridondante
video che mostrava la ricostruzione delle azioni schermistiche con variopinti
meccanismi digitali che miravano a evidenziare la punta delle armi degli
schermitori in azione. Una trovata giapponese, che a Tokyo 2021 era già stato
utilizzato ma che in questa occasione ha avuto eco ben più accresciuto ed
efficace.
Nel parterre, oltre che i campioni della scherma, assisteva
all’evento Lewis Hamilton, sette volte campione di Formula 1 e notoriamente
grande amico di Chamley. Non è un caso, perché nelle intenzioni degli
organizzatori, l’obiettivo è quello di mettere di fronte fra loro i migliori
schermitori e schermitrici del mondo e creare una lega la WFL, al pari della
NFL o NBA, ma su scala mondiale, per questo l’amico pilota ha fatto da
testimonial, perché proprio nella definizione della WFL, l’obiettivo è di trasformare
l’evento in una “Formula 1 della scherma”.
Gli ingredienti ci sono tutti, perché si parla di soldi,
glamour, esclusività, sponsor, spettacolo, con il preciso scopo di raggiungere
una rivoluzione totale in questo sport. Infatti per molti versi la scherma è
ancora legata a schemi comportamentali ottocenteschi, mentre avrebbe bisogno di
essere svecchiata, per questo serviva il giusto marketing al fine di far salire
il livello a uno stadio successivo.
L’evento si è svolto a Los Angeles, e non a caso è andato
sold out, anche perché il montepremi era di 100.000$.
Dodici gli atleti in campo, sei contro sei, dove per il team
Shield c’erano Arianna Errigo, Michela Battiston, Ryan Choi, Jean Philippe
Patrice, Koki Kano, Eszter Muhari. Dal lato opposto un team di tutto rispetto
chiamato Blade e capitanato da Miles Chamley Watson, Lee Kiefer, Gergely
Siklosy, Alexandra Ndolo, Oh Sang uk, Maia Chamberlain.
L’evento era visibile anche sulla RAI, ma sinceramente non
sono riuscito a capire su quale canale, né se ad oggi sia disponibile su
Raiplay.
Trovo però che mancasse una iniziativa del genere, e infatti
grazie a un’ottima organizzazione l’evento ha avuto fra gli addetti ai lavori,
un discreto successo, anche se per ora siamo più affezionati ai campionati
classici. Ma ho il sentore che la WFL non finirà presto e forse molti, se non
moltissimi campioni vorranno aderire a questo programma sportivo, al pari di
quanto oramai si spendono i tennisti per partecipare a tornei professionistici,
con fee di ingresso elevate, grandissimi sponsor e lauti cachet.
Una rivoluzione portata avanti con un abilissimo marketing,
che vedo con grande apprezzamento, cosa che meriterebbe anche il Vecchio
continente.
Il comunicato con il quale la FIS
analizza i risultati dei recenti Campionati del Mondo Giovani e Cadetti di Rio
2026 sembra mettere in evidenza l'ottima prestazione complessiva della
spedizione, poi vai a leggere la classifica e ti accorgi che le cose stanno
diversamente. Soprattutto salta all'occhio del lettore la posizione dell'Italia
nel medagliere ed il numero di medaglie conquistate.
Una federazione giovane con
l'annunciata voglia di cambiamento in termini di innovazione ed organizzazione
avrebbe dovuto, con un po' di onestà intellettuale, semplicemente fare una
sincera autocritica, poiché, al contrario di quanto pubblicato dalla stessa, il risultato della squadra italiana ai Mondiali cadetti e junior
di Rio non può che essere letto in un solo modo: un tracollo.
Dispiace per gli atleti e per i
tecnici, ma non si può ignorare l’evidenza: la scherma giovanile italiana è
scivolata nelle zone basse del medagliere. Una batosta che difficilmente può
alimentare ottimismo per il futuro di questa disciplina nel nostro Paese.
Per chi segue la scherma da anni,
tuttavia, non si tratta di una sorpresa. I segnali di una crisi profonda erano
già visibili da tempo. Al di là degli aspetti tecnici, uno dei problemi più
evidenti emersi negli ultimi anni riguarda il divario nella preparazione
fisica: un gap sempre più marcato tra i nostri atleti e quelli di molti Paesi
emergenti nel panorama schermistico.
Questo problema, in realtà, era
stato già individuato ed a me risulta che l'ex Presidente Azzi ed il precedente
Consiglio federale avevano iniziato a porre le basi per affrontarlo.
Infatti, subito dopo le Olimpiadi di Tokyo era stato istituito il Centro Studi
e Ricerche della federazione, affidato al Dr. Antonio Fiore.
Il Centro aveva avviato un lavoro
importante di studio, monitoraggio e omogeneizzazione della preparazione degli
atleti di interesse nazionale, cercando di integrare in modo sistematico
l’attività dello staff medico e fisioterapico con quella dei maestri e dei
preparatori fisici.
Quel percorso, però, è stato
bruscamente interrotto. Il lavoro del dottor Fiore è stato smantellato
all’insegna di un rinnovamento che ha portato alla sostituzione, repentina e
difficilmente comprensibile, di una delle risorse professionali più qualificate
della federazione. Senza voler denigrare alcuno, non mi è dato sapere se chi lo
ha sostituito ne abbia le stesse competenze tecnico professionali e in
relazione a ciò faccio fatica, onestamente, a trovare plausibili
giustificazioni per il suo allontanamento. Fiore, oggi presidente della
Commissione Medica FIE e figura stimata a livello internazionale, non può certo
essere liquidato come un professionista inadeguato. Se non è una bocciatura per
merito, allora cos’è?
Probabilmente, il peso di equilibri
interni ha condizionato e, secondo la mia visione, continua a condizionare, il
Consiglio federale ben oltre ogni logica di rinnovamento? Domanda scomoda, ma
inevitabile.
Il risultato concreto, però, è
chiarissimo. Dopo questa operazione, sembra essere tornati indietro di
quarant’anni. In più, con la estromissione di alcuni carismatici
personaggi tecnici e non, tra questi anche l’uscita di Fiore, sono stati
allontanati o messi nelle condizioni di lasciare diversi specialisti in sia in
campo medico che prettamente tecnico.
Oggi ho la sensazione di un
progetto fallimentare, senza continuità, in sostanza, senza una visione di
insieme e nello sport moderno, senza visione non si va lontano.
Il risultato è sotto gli occhi di
tutti: mentre gli altri Paesi costruiscono atleti più completi, più resistenti
e più moderni, l’Italia, a mio avviso, è come se avesse smontato le
proprie competenze rifugiandosi in logiche superate. E nello sport, come
sempre, il conto arriva puntuale. Non sotto forma di dibattito, ma di sconfitte.
Perché si può anche cambiare
uomini, ruoli e strutture. Ma se si smonta la competenza e si sostituisce la
visione con la politica, il risultato non è un rinnovamento, è un
arretramento e questo mondiale lo ha dimostrato.
E' pur vero che un incidente di
percorso ci può stare, ma i risultati conseguiti li vogliamo liquidare in modo
così semplicistico? No, non credo, Rio ci ha detto cosa è il presente e
francamente, al di là di qualche individualità, il futuro se dovrà essere la sua
conseguenza non sarà roseo.
Ezio RINALDI
Tuttavia, l'efficacia della proposta dipende dall'applicazione delle sanzioni da parte delle federazioni nazionali; poiché anche la FIE risulterebbe impotente (nel Caso addotasse la proposta Inglese) se una federazione nazionale scegliesse invece di "insabbiare" la questione omettendo, per esempio, le dovute sanzioni disciplinari.
L'esperienza storica degli Stati Uniti evidenzia questo problema: finché le procedure rimanevano interne agli organismi delle federazioni nazionali, gli scandali venivano spesso ignorati e, di conseguenza, comportamenti criminali non venivano sanzionati dalle varie federazioni USA. L'istituzione di Safesport (nonostante le sue grosse imperfezioni) da parte del Congresso USA ha cambiato questo, creando un sistema preventivo e investigativo con l'obbligo di segnalazione da parte di tecnici, dirigenti e adulti, che rende più difficile nascondere gli scandali; infatti, ad esempio, la mancata segnalazione viene punita con sanzioni. Da precisare che Safesport è una procedura civile non penale. Pertanto, la sospensione o la radiazione a vita da uno sport sono sanzioni di natura civile. Quindi, la formale "presunzione di innocenza" non si applica. A differenza del diritto penale, dove l'imputato è presunto innocente, nei casi civili negli Stati Uniti la responsabilità è determinata sulla base di una "preponderanza di prove", in cui l'attore deve dimostrare che la sua richiesta è più probabilmente vera che no.
Un esempio notevole è il caso di Ivan Lee, ex presidente del consiglio di amministrazione (Chairman) della Federazione scherma USA che è stato radiato a vita dalla scherma dopo essersi dichiarato colpevole in fase giudiziaria di un capo di accusa per abuso sessuale di terzo grado e un capo di accusa per contatto forzato; un risultato altamente improbabile senza l'esistenza di SafeSport.
Safesport come valvola di sicurezza: nel caso il citato Ivan Lee, fosse stato giudicato non colpevole in sede giudiziaria, sarebbe comunque stato possibile avviare una procedura Safesport per sospenderlo o radiarlo (sempre se l'onere della prova fosse soddisfatto), dato che lo standard della preponderanza di prove è più facilmente raggiungibile rispetto a quello penale, che richiede la prova oltre ogni ragionevole dubbio.
Retoricamente: Quante federazioni oserebbero radiare a vita il loro presidente con i loro attuali sistemi di gestione interna di queste problematiche? In realtà, quando queste questioni vengono gestite internamente da una federazione, il cosiddetto insabbiamento è direttamente proporzionale all'importanza o al rango dell'autore del reato. È invece dovere sacrosanto di ogni federazione di proteggere gli atleti minorenni e di prevenirne abusi e soprusi.
Gil PEZZA
Il reato è
integrato da varie, alternative condotte. Non avendo avuto la possibilità di
leggere la sentenza, l’ipotesi più plausibile sembrerebbe quella di cui al
primo comma, sub n. 1, del ricordato articolo, vale a dire la “utilizzazione”
di minori di anni 18 per la produzione di materiale pornografico. Il linguaggio
del codice appare abbastanza improprio, tuttavia la giurisprudenza ha dato la
corretta lettura del termine "utilizzazione", ritenendo che
esso faccia riferimento alla degradazione del minore, reificato e ridotto a
mero oggetto sessuale (Cass. sez. III, 34162/2018).
Quanto al concetto di materiale
pedopornografico, si è ritenuto (Cass. sez. V, 33862/2018) che esso consista
nella rappresentazione, con qualsiasi mezzo atto alla conservazione, di atti
sessuali espliciti coinvolgenti soggetti minori di età, oppure (e sembrerebbe
il caso che interessa la FIS) degli organi sessuali di minori; ciò con modalità
tali da rendere manifesto il fine di causare concupiscenza od ogni altra
pulsione di natura sessuale.
Se dunque così stanno le cose (il periodo
ipotetico è d’obbligo perché non siamo in presenza di una sentenza passata in
giudicato), si comprende anche perché la Corte di appello abbia applicato anche
la pena accessoria dell’interdizione da qualsiasi ufficio di tutela,
curatela o amministrazione di sostegno, nonché quella temporanea di sospensione
dai pubblici uffici, oltre a quella di interdizione, in perpetuo, da qualunque
incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio
in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da
minori (così leggiamo sempre su Piazzascherma)”
Meno si comprende la mano leggera della
federazione, per la quale sono sembrati bastevoli pochi mesi di sospensione.
La critica non può che essere duplice. Da
un lato, sembra “poco prudente” che un soggetto cui è affidata la “educazione”
(in senso ampio) di adolescenti, sia – una volta trascorso un breve periodo di
tempo – rimesso in condizione di fare danno; dall’altro, si diffonde
nell’ambiente (non sappiamo quanto consapevolmente) il messaggio che le
condotte addebitate all’imputato siano di scarso disvalore e non in frontale
contrasto con l’etica dello sport. I codici sportivi obbligano (dovrebbero
obbligare) atleti, istruttori, maestri e dirigenti a condotte ispirate a
lealtà, correttezza e probità. In sintesi lo sportivo dovrebbe non
semplicemente conformarsi al modello del bonus
civis, ma dovrebbe (specie lo schermitore) essere conforme a quello che una
volta si sarebbe chiamato un perfetto gentiluomo (oggi, ça va
sans dire, anche
perfetta gentildonna). Crediamo però (purtroppo) di poter dire che i cattivi
esempi vengono (anche) dall’alto; ad esempio da una Dirigenza che ritiene di
non dover onorare un accordo collaborativo siglato dal precedente vertice
federale (ma vincolante anche per quello in carica) in tema di esami congiunti
e di rilascio di un titolo professionale valido in utroque, vale a dire in ambito federale ed extrafederale. Venir
meno alla parola data (nel nostro caso, anche scritta) una volta sarebbe stata
causa di squalificante esclusione. E tuttavia, se lo sport si riduce a mera
ricerca, con qualsiasi mezzo, del risultato, esso perde la sua più genuina
ragion d’essere, quella educativa, e si riduce a semplice spettacolo da circo.
Maurizio Fumo
Pur riconoscendogli le attenuanti generiche e quella
della minore gravità, oltre alla pena detentiva, la Corte di appello gli ha
applicato anche quelle accessorie dell’interdizione in perpetuo da qualsiasi
tutela, curatela o amministrazione di sostegno, ma anche quella temporanea dai
pubblici uffici, oltre a quella in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole
di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o
strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori.”
Va ricordato a tal proposito che l’art. 11, del Codice di comportamento sportivo del CONI, che così si esprime:
“la sospensione permane sino alla successiva sentenza assolutoria o alla conclusione del procedimento penale o alla scadenza o revoca delle misure di prevenzione o di sicurezza personale. La misura cautelare della sospensione ha una durata massima di diciotto mesi, decorsi i quali cessa di avere applicazione.Spetta agli organi direttivi del CONI, delle Federazioni
sportive nazionali […] adottare le norme attuative che individuino l’organo
competente a disporre la sospensione di cui al primo comma...”.
Non è da meno il Regolamento di giustizia della FIS, che all’art.27 Tutela dell’onorabilità degli Organismi sportivi recita:
“c.1 La sospensione di cui all’art.11 comma 1 del Codice di Comportamento sportivo del CONI, deve essere disposta dal Tribunale federale.[…] c.3 La sospensione di cui all’art.11 comma 1 del Codice di Comportamento sportivo del CONI si applica con riferimento alle sentenze o alle altre misure di cui alla citata disposizione emesse in sede giurisdizionale dopo il 30 ottobre 2012.”
Informiamo anche che è allo studio della FIE una proposta della British fencing association circa la segnalazione presso la federazione mondiale dei casi di cui sopra, e il conseguente adeguamento delle sanzioni anche a livello internazionale, e che andrà in approvazione nel prossimo congresso.
La domanda è: sono state poste in essere tutte le normative esistenti?
Ezio RINALDI
La storia come al solito contiene aspetti non immaginabili, tanto che la realtà supera sempre la fantasia, in quanto per volere della Federazione internazionale tutti i produttori di materiale a marchio FIE dovranno pagare molti soldi alla Federazione internazionale scherma, ovvero 5.000€ di fee annuale per entrare nell’albo dei produttori accreditati e poi altri 5.000€ per ogni gruppo di prodotti, per cui se si producono solo guanti, il costo sarà di 5.000€ all’anno, ma se si aggiungono le giacche, allora il costo sale a 10.000€ e così fino a un massimo di 25.000€, non superabili.
Il motivo sembrerebbe quello di proteggere i consumatori dai falsificatori, in tal modo la FIE comprerà di nascosto prodotti che ritengono contraffatti, o per lo meno non omologati e li faranno testare presso i laboratori di fiducia (anche loro accreditati alla FIE per svolgere le prove di omologazione secondo gli standard richiesti dalla FIE stessa), così da avere un controllo capillare a tutela del consumatore e degli altri produttori.
Curioso che questa attività di controllo a livello planetario, sia però a carico dei produttori stessi, alcuni dei quali hanno una produzione limitata e soddisfano un fabbisogno relativamente locale.
In linea di massima l’intento è lodevole, e in un certo senso anche dovuto, ma allo stesso tempo contiene delle criticità che meriterebbero di essere salvaguardate, come per esempio gli interessi dei grandi produttori, nonché rivenditori di altri marchi, che non vedono l’ora di pagare questa tassa di appartenenza e tutte le altre spese, così da mettere in crisi la concorrenza, specie se piccola, la quale per stare in piedi economicamente è costretta ad aumentare i costi per articolo.
Ci chiediamo anche come mai questa tassa sia stata introdotta di punto in bianco, senza chiedere a tutti gli appartenenti al già esistente albo dei produttori accreditati, ma solo ad alcuni (così sembra sia avvenuto) che nemmeno per caso erano i più grandi. Altrettanto curioso come questa tassa sia alta, e nemmeno introdotta con i dovuti aumenti in un arco temporale congruo, magari vedendo quali sarebbero stati gli effetti sul movimento globale della scherma e dei suoi partecipanti.
L’occhio casca sui conti che è possibile fare a margine, considerando una cifra immaginaria di soli trenta produttori di materiale (in realtà sono molti di più), la sola iscrizione al registro FIE porterebbe nelle casse 150k€ all’anno. E se ognuno producesse una media di almeno tre articoli omologati, la cifra salirebbe a 450k€, per un totale che supera il mezzo milione di euro. Una cifretta da nulla per inseguire e punire gli eventuali falsificatori.
Come diceva un celebre politico italiano “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, e la considerazione, magari del tutto fuorviante, è che forse questi soldi potrebbero servire a sistemare delle voci di bilancio per le quali mancava il sostegno che prima forse c’era e ora non più?
A questo punto è fondamentale che la FIS dica la sua, specie di fronte ai possibili, se non già avvenuti, aumenti di listino dell’attrezzatura FIE. Questo infatti deve fare coppia con la volontà federale di aumentare i numeri in sala, a un costo accessibile per tutti, cioè mettere in atto delle azioni utili alla sopravvivenza e il buon svolgimento di questo sport.
In vista di questo è stato lungimirante estendere l’uso di attrezzatura CE – 350NW Level 1 a tutta la fascia GPG. Ma poiché l’abbandono avviene nell’età che va da Cadetti a Giovani, ci chiediamo se per venire incontro alle problematiche economiche si possa estendere anche a queste categorie.