31 marzo 2026

IL VALORE EDUCATIVO DELLO SPORT

Grazie alla scelta del rito abbreviato, alla concessione delle attenuanti generiche e al fatto che si sia ritenuto che la condotta si è arrestata allo stadio del tentativo, il delitto di pornografia minorile (art. 603-ter c.p.) è stato punito, in grado di appello, con una pena decisamente lieve (un anno di reclusione ed euro 4000 di multa, a quanto si apprende dalla notizia fornita da Piazzascherma  il 29 marzo u.s.). Nondimeno se – come doveroso – si fa riferimento alla pena edittale (reclusione da 6 a 12 anni e multa da euro 24.000 a 240.000), poiché la gravità di un reato si desume, molto banalmente dal quantum di pena previsto dal legislatore, si deve necessariamente giungere alla conclusione che, almeno in astratto, si tratta di un delitto certamente “molto pesante”, represso per altro severamente in molti Paesi, sottoscrittori della Convenzione di Lanzarote del 2007, in vigore dal 2010.  A margine vale la pena di notare che la giurisprudenza non è unanime nel ritenere che sia ipotizzabile il tentativo (favorevole Cass. sez. III 2252/2020, contraria la più risalente Cass.  sez. III 41776/2013).

Il reato è integrato da varie, alternative condotte. Non avendo avuto la possibilità di leggere la sentenza, l’ipotesi più plausibile sembrerebbe quella di cui al primo comma, sub n. 1, del ricordato articolo, vale a dire la “utilizzazione” di minori di anni 18 per la produzione di materiale pornografico. Il linguaggio del codice appare abbastanza improprio, tuttavia la giurisprudenza ha dato la corretta lettura del termine "utilizzazione", ritenendo che esso faccia riferimento alla degradazione del minore, reificato e ridotto a mero oggetto sessuale (Cass. sez. III, 34162/2018).

Quanto al concetto di materiale pedopornografico, si è ritenuto (Cass. sez. V, 33862/2018) che esso consista nella rappresentazione, con qualsiasi mezzo atto alla conservazione, di atti sessuali espliciti coinvolgenti soggetti minori di età, oppure (e sembrerebbe il caso che interessa la FIS) degli organi sessuali di minori; ciò con modalità tali da rendere manifesto il fine di causare concupiscenza od ogni altra pulsione di natura sessuale.

Se dunque così stanno le cose (il periodo ipotetico è d’obbligo perché non siamo in presenza di una sentenza passata in giudicato), si comprende anche perché la Corte di appello abbia applicato anche la pena accessoria dell’interdizione da qualsiasi ufficio di tutela, curatela o amministrazione di sostegno, nonché quella temporanea di sospensione dai pubblici uffici, oltre a quella di interdizione, in perpetuo, da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori (così leggiamo sempre su Piazzascherma)

Meno si comprende la mano leggera della federazione, per la quale sono sembrati bastevoli pochi mesi di sospensione.

La critica non può che essere duplice. Da un lato, sembra “poco prudente” che un soggetto cui è affidata la “educazione” (in senso ampio) di adolescenti, sia – una volta trascorso un breve periodo di tempo – rimesso in condizione di fare danno; dall’altro, si diffonde nell’ambiente (non sappiamo quanto consapevolmente) il messaggio che le condotte addebitate all’imputato siano di scarso disvalore e non in frontale contrasto con l’etica dello sport. I codici sportivi obbligano (dovrebbero obbligare) atleti, istruttori, maestri e dirigenti a condotte ispirate a lealtà, correttezza e probità. In sintesi lo sportivo dovrebbe non semplicemente conformarsi al modello del bonus civis, ma dovrebbe (specie lo schermitore) essere conforme a quello che una volta si sarebbe chiamato un perfetto gentiluomo (oggi, ça va sans dire, anche perfetta gentildonna). Crediamo però (purtroppo) di poter dire che i cattivi esempi vengono (anche) dall’alto; ad esempio da una Dirigenza che ritiene di non dover onorare un accordo collaborativo siglato dal precedente vertice federale (ma vincolante anche per quello in carica) in tema di esami congiunti e di rilascio di un titolo professionale valido in utroque, vale a dire in ambito federale ed extrafederale. Venir meno alla parola data (nel nostro caso, anche scritta) una volta sarebbe stata causa di squalificante esclusione. E tuttavia, se lo sport si riduce a mera ricerca, con qualsiasi mezzo, del risultato, esso perde la sua più genuina ragion d’essere, quella educativa, e si riduce a semplice spettacolo da circo.

Maurizio Fumo

 

29 marzo 2026

ANDREA CASSARA' e i suoi eventi giudiziari

La notizia riguarda Andrea Cassarà ed è di dominio pubblico già dal 18 marzo 2026, e a tal proposito il Giornale di Brescia il giorno successivo ha pubblicato non solo la notizia, ma anche alcuni dettagli della vicenda che estrapoliamo:

 Condannato a un anno di reclusione e 4.000€ di multa. Per i giudici di secondo grado Cassarà deve rispondere di tentata pornografia minorile, e non di tentata interferenza illecita nella vita privata, ipotesi di reato per la quale l’ex-atleta era stato condannato in primo grado.

Pur riconoscendogli le attenuanti generiche e quella della minore gravità, oltre alla pena detentiva, la Corte di appello gli ha applicato anche quelle accessorie dell’interdizione in perpetuo da qualsiasi tutela, curatela o amministrazione di sostegno, ma anche quella temporanea dai pubblici uffici, oltre a quella in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori.

Va ricordato a tal proposito che l’art. 11, del Codice di comportamento sportivo del CONI, che così si esprime:

la sospensione permane sino alla successiva sentenza assolutoria o alla conclusione del procedimento penale o alla scadenza o revoca delle misure di prevenzione o di sicurezza personale. La misura cautelare della sospensione ha una durata massima di diciotto mesi, decorsi i quali cessa di avere applicazione.

Spetta agli organi direttivi del CONI, delle Federazioni sportive nazionali […] adottare le norme attuative che individuino l’organo competente a disporre la sospensione di cui al primo comma...”.

Non è da meno il Regolamento di giustizia della FIS, che all’art.27 Tutela dell’onorabilità degli Organismi sportivi recita:

c.1 La sospensione di cui all’art.11 comma 1 del Codice di Comportamento sportivo del CONI, deve essere disposta dal Tribunale federale.

[…] c.3 La sospensione di cui all’art.11 comma 1 del Codice di Comportamento sportivo del CONI si applica con riferimento alle sentenze o alle altre misure di cui alla citata disposizione emesse in sede giurisdizionale dopo il 30 ottobre 2012.

Informiamo anche che è allo studio della FIE una proposta della British fencing association circa la segnalazione presso la federazione mondiale dei casi di cui sopra, e il conseguente adeguamento delle sanzioni anche a livello internazionale, e che andrà in approvazione nel prossimo congresso.

La domanda è: sono state poste in essere tutte le normative esistenti?

Ezio RINALDI

17 marzo 2026

IL NUOVO GRANDE PROBLEMA DELLE OMOLOGAZIONI FIE

È stato pubblicato da pochi giorni e i produttori di materiale schermistico sono stati avvisati tramite lettera importanti cambiamenti nella produzione di divise, armi e maschere e come potrete immaginare saranno fisiologici degli aumenti di listino.

La storia come al solito contiene aspetti non immaginabili, tanto che la realtà supera sempre la fantasia, in quanto per volere della Federazione internazionale tutti i produttori di materiale a marchio FIE dovranno pagare molti soldi alla Federazione internazionale scherma, ovvero 5.000€ di fee annuale per entrare nell’albo dei produttori accreditati e poi altri 5.000€ per ogni gruppo di prodotti, per cui se si producono solo guanti, il costo sarà di 5.000€ all’anno, ma se si aggiungono le giacche, allora il costo sale a 10.000€ e così fino a un massimo di 25.000€, non superabili.

Il motivo sembrerebbe quello di proteggere i consumatori dai falsificatori, in tal modo la FIE comprerà di nascosto prodotti che ritengono contraffatti, o per lo meno non omologati e li faranno testare presso i laboratori di fiducia (anche loro accreditati alla FIE per svolgere le prove di omologazione secondo gli standard richiesti dalla FIE stessa), così da avere un controllo capillare a tutela del consumatore e degli altri produttori.

Curioso che questa attività di controllo a livello planetario, sia però a carico dei produttori stessi, alcuni dei quali hanno una produzione limitata e soddisfano un fabbisogno relativamente locale.


In linea di massima l’intento è lodevole, e in un certo senso anche dovuto, ma allo stesso tempo contiene delle criticità che meriterebbero di essere salvaguardate, come per esempio gli interessi dei grandi produttori, nonché rivenditori di altri marchi, che non vedono l’ora di pagare questa tassa di appartenenza e tutte le altre spese, così da mettere in crisi la concorrenza, specie se piccola, la quale per stare in piedi economicamente è costretta ad aumentare i costi per articolo.

Ci chiediamo anche come mai questa tassa sia stata introdotta di punto in bianco, senza chiedere a tutti gli appartenenti al già esistente albo dei produttori accreditati, ma solo ad alcuni (così sembra sia avvenuto) che nemmeno per caso erano i più grandi. Altrettanto curioso come questa tassa sia alta, e nemmeno introdotta con i dovuti aumenti in un arco temporale congruo, magari vedendo quali sarebbero stati gli effetti sul movimento globale della scherma e dei suoi partecipanti.

L’occhio casca sui conti che è possibile fare a margine, considerando una cifra immaginaria di soli trenta produttori di materiale (in realtà sono molti di più), la sola iscrizione al registro FIE porterebbe nelle casse 150k€ all’anno. E se ognuno producesse una media di almeno tre articoli omologati, la cifra salirebbe a 450k€, per un totale che supera il mezzo milione di euro. Una cifretta da nulla per inseguire e punire gli eventuali falsificatori.

Come diceva un celebre politico italiano “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, e la considerazione, magari del tutto fuorviante, è che forse questi soldi potrebbero servire a sistemare delle voci di bilancio per le quali mancava il sostegno che prima forse c’era e ora non più?

A questo punto è fondamentale che la FIS dica la sua, specie di fronte ai possibili, se non già avvenuti, aumenti di listino dell’attrezzatura FIE. Questo infatti deve fare coppia con la volontà federale di aumentare i numeri in sala, a un costo accessibile per tutti, cioè mettere in atto delle azioni utili alla sopravvivenza e il buon svolgimento di questo sport.

In vista di questo è stato lungimirante estendere l’uso di attrezzatura CE – 350NW Level 1 a tutta la fascia GPG. Ma poiché l’abbandono avviene nell’età che va da Cadetti a Giovani, ci chiediamo se per venire incontro alle problematiche economiche si possa estendere anche a queste categorie.

Fabrizio ORSINI


13 marzo 2026

IL LUXARDO SI RIACCENDE!

Dopo la bufera bellica caduta sull’Iran, il mondo cerca pian piano di recuperare la normalità e anche la scherma internazionale, infatti il Luxardo si farà il 17, 18, 19 aprile, subito dopo il Mondiale Cadetti e giovani di Rio de Janeiro in Brasile che è previsto nella settimana che parte dal 1° aprile.

Un grande in bocca a lupo a tutti i nostri atleti e tutto lo staff.

Ezio RINALDI

02 marzo 2026

CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE: la FIE interviene sul calendario gare.

 

Il trofeo Luxardo di Sciabola maschile, la gara di Fioretto a Il Cairo, e quella di Sciabola femminile ad Atene, ovvero tutte le gare internazionali che si svolgeranno nei giorni 5-8 marzo sono ufficialmente rimandate.

La notizia è stata reperita tramite Instagram dalla pagina instagram cyrusofchaos molto nota agli sciabolatori e agli schermitori in genere, dove compare una lettera firmata della CEO della FIE Nathalie Rodriguez.

La riportiamo anche noi a beneficio del grande popolo della scherma, in quanto è giusto che sappia che a causa della situazione internazionale in Iran e nel medio oriente è avvenuta l’imponente cancellazione di 2800 voli internazionali, cosa che non consentirà la ripresa delle attività internazionali a breve. Infatti è probabile che queste tre gare, si potranno recuperare molto avanti, forse addirittura dopo i Mondiali di scherma Cadetti e Giovani che si svolgeranno a Rio de Janeiro dall’1 al 9 aprile, data disponibile a valle di tutte le altre prove internazionali.

Ezio RINALDI

01 marzo 2026

INVISIBILI E AFFAMATI

Ammettiamolo: tutti gli sport diversi dal calcio sono definitivamente sport invisibili da parte delle principali testate giornalistiche.

Sono anni che ci lamentiamo dello strabismo giornalistico verso i risultati sportivi diversi dal calcio, e credo sia arrivato il tempo di cambiare qualcosa nella comunicazione. Nel giorno in cui l’Italia ha vinto cinque medaglie all’olimpiade di Milano Cortina, la Gazzetta dello sport ha fatto un trafiletto di taglio alto sotto la testata, per dare al calcio tutto il resto della pagina, ovviamente una notizia del tutto marginale e insignificante rispetto a quella olimpica.

Se poi aggiungiamo che i calciatori del maggiore campionato italiano sono quasi tutti stranieri, non capisco perché ci si accanisca così tanto nel raccontarne le vicende. Confesso che l’attaccamento alla maglia possa essere trainante, ma aprire gli occhi sulla realtà sarebbe quantomai opportuno. Cosa fare allora? Se fossi Rockfeller mi aprirei una testata giornalistica che parli di tutti gli sport, tranne del calcio, o per lo meno ne parlerei per canzonarlo e tirando in questo caso sì, qualche calcio negli stinchi con il preciso scopo di dare una svegliatina a chi segue questo sport con approccio religioso e integralista.

La coda dell’occhio mi è poi caduta su una specie di dettaglio che poi dettaglio non è ovvero che la Norvegia sta vincendo il medagliere delle olimpiadi per la quarta edizione invernale consecutiva, di fronte ad altri giganti della neve come Svezia e Finlandia, ma soprattutto davanti a nazioni demograficamente più potenti come quasi tutti gli stati che ha messo dietro con grande diligenza. Infatti la Norvegia ha gli stessi abitanti della regione Piemonte, su una superficie molto più estesa, lo ammetto, e nonostante questo ha trovato una quadra efficace per produrre una dinamica sportiva nazionale da far impallidire il mondo. Per fare questo hanno infatti regolarizzato il gioco d’azzardo tramite una società che si chiama Norsk tipping che incassa il 100% degli introiti derivati, e li reinveste in modo totale a sostegno di tutte le spese sportive del paese. Si tratta non solo di pagare l’attività di allenamento degli atleti, ma anche i costi di gestione degli spazi e molto altro, cosa che consente di non aver paura di fare sport, in Norvegia.

Ma non è tutto perché lo sport giovanile fino ai tredici anni non è competitivo, non vi sono campioni durante le gare e tutti ricevono una medaglia alla fine della loro competizione, questo per mantenere alto il livello di partecipazione agonistica, che strutturata in tal modo ha del paradossale, ma evidentemente porta frutto.

Magari non sono forti nella scherma, perché ancora non si sono accorti di qualche maestro italiano che in patria è desideroso di migrare, altrimenti ho come il timore, mi direte voi fondato, che riuscirebbero a fare ben altri risultati di quelli che attualmente hanno. Mi sa che gli va dato tempo.

Curioso come invece in Italia lo sport sia stato spostato totalmente sulle spalle delle società sportive e come è naturale su quelle delle famiglie degli atleti. Socialismo sportivo in salsa norvegese, contro liberismo qualunquista in pummarola italica? Mi sa di sì e ci chiediamo chi vincerà la sfida nel lungo termine. Per ora stanno vincendo i norvegesi.

Credo che si debba quindi ragionare in termini del tutto diversi e trovare una via adeguata a molte delle sfide che ci troviamo davanti, e siamo solo all’inizio. Pensiamoci assieme sia per la comunicazione che per l’attività in campo, perché messo così non credo che il sistema in atto possa funzionare bene, e men che meno possa portare i frutti sperati.

22 febbraio 2026

SIAMO STATI DAVVERO RAGGIUNTI NEI RECORD OLIMPICI?

Edoardo Mangiarotti
Alla fine Arianna Fontana ce l’ha fatta a superare Edoardo, come noi della scherma abbiamo sempre chiamato in modo amichevole il più grande campione della nostra storia sportiva. E ignoravamo che gli altri sport ci guardassero con tali brame di vittoria. Mi immagino la scena a casa Fontana quando man mano che le medaglie si accumulavano e quel record stava per essere raggiunto, che a Milano Arianna sarebbe salita sul monte olimpico della storia. Eppure Edoardo partecipò a solo quattro olimpiadi e con solo quattro discipline a disposizione.

Nell’amara contentezza di aver visto infrangere un record di sessantasei anni, ho poi guardato la classifica dei più medagliati e fra i primi quattordici, compaiono solo (si fa per dire) sette schermitori, cioè Edoardo Mangiarotti con tredici, Valentina Vezzali nove come Giulio Gaudini, il più alto schernitore della storia con i suoi 2,04m, seguiti a ruota da Giovanna Trillini a otto e Gustavo Marzi a sette, quindi Nedo Nadi e Giuseppe Delfino entrambi con sei medaglie. Non so quando questa ulteriore statistica potrà essere demolita, ma se tanto mi dà tanto, potrebbero volerci dai cinque ai sei decenni.

Arianna Fontana
Infatti, l’ultima cioè la sesta medaglia di Armin Zoeggler nello slittino, a Soči nel 2014 è arrivata solo cinquantaquattro anni dopo la medaglia di Delfino a Roma e ben novantasei dopo quelle di Nedo Nadi ad Anversa. Se poi vogliamo mettere gli ori sulla bilancia, solo gli schermitori hanno vinto la bellezza di sei ori nelle olimpiadi cioè Edoardo, Valentina e Nedo, e questo record forse, anzi sicuramente, non sarà facile da raggiungere. Inoltre gli ori di questi sette schermitori sono la bellezza di trentuno, mentre quelli degli altri grandi sette atleti italiani, sono solo dodici.

Numeri che fanno riflettere sul valore della scherma nel grande palmarès olimpico italiano e mondiale, una storia che meriterebbe di essere pesata bene a partire dalla nostra stessa federazione.

E' doveroso e ci fa immensamente piacere formulare alla grande Arianna Fontana i nostri complimenti e il nostro sentito grazie per aver contribuito, in maniera significativa, a dare lustro allo sport italiano. 

Fabrizio ORSINI

19 febbraio 2026

AFFOGATO

È stato affogato il documento che vi alleghiamo, una prassi che viene posta in essere per tutti i documenti relativi alla giustizia sportiva della FIS, ma credo anche di altre federazioni.

Il provvedimento arriva dopo un procedimento penale, cui la Federazione non ha potuto sottrarsi, e non sappiamo se in maniera proporzionata alla sentenza oppure no. Al fine di tenere informato il popolo della scherma, ci riserviamo di acquisire ulteriori notizie sull'argomento e, soprattutto, se l'adozione della sanzione sia stata congrua alla eventuale gravità del fatto accaduto.

Ci preme far sapere che sia più che mai giusto, in base ai principi espressi dal diritto alla privacy e per proteggere da eventuali haters gli attori in causa, che in tale documento non si faccia alcun riferimento a persone o a fatti avvenuti. Pertanto, se non vedrete per circa due mesi taluni personaggi nei prossimi appuntamenti agonistici, sappiate che è perché sono stati sospesi per fatti a noi non noti(?!).

Vi invitiamo, quindi, ad essere presenti in gara il più possibile nei prossimi due mesi, e ciò al fine di evitare che possiate essere individuati o semplicemente accostati a degli ipotetici colpevoli.

 PS. speriamo ci siano abbastanza gare da qui al prossimo 18 aprile o giù di lì.

Ezio RINALDI

13 febbraio 2026

UN RECORD DI SESSANTASEI ANNI

Sesto giorno di olimpiade invernale e scricchiola il record di Edoardo Mangiarotti delle 13 medaglie vinte in sole quattro olimpiadi, dislocate in un quarto di secolo e con una guerra mondiale nel mezzo. Oggi infatti, 12 febbraio 2026 a Milano-Cortina, Arianna Fontana ha eguagliato il grande campione della scherma italiano con tredici medaglie vinte alle olimpiadi, riuscendo nell’impresa in “solo” sei olimpiadi e dopo “soli” settantasei anni!

Questa impresa di Arianna Fontana è grandiosa, non c’è alcun dubbio e siccome siamo in attesa di altre gare che la riguardano e speriamo di altri podi, è probabile che il record del più grande schermitore di tutti i tempi, durato tre quarti si secolo, crollerà e forse, anzi ci auguriamo, che Arianna lo conserverà per molto tempo.

Una quasi identica tenuta lo ebbe il record del livornese Nedo Nadi, il quale conservava il primato di cinque medaglie d’oro in una sola olimpiade vinte nel 1920 ad Amsterdam. Questo risultato crollò a Monaco nel 1972, per mano, o se vogliamo bracciata, del nuotatore americano di origine ebraica Mark Spitz. Un muro che durava “solo” da mezzo secolo, cinquantadue anni per la precisione, che poi venne ampiamente superato nel terzo millennio da Michael Phelps, sempre nel nuoto, sempre americano.

Due italiani, due schermitori, eppure qualcuno ancora oggi mi dice che “ci vorrebbe un Sinner che sia in grado di appassionare i ragazzi per farli venire in palestra di scherma”, mentre io, quando vedo le statistiche del nostro sport, mi chiedo cosa non si debba ancora dire, per avere le palestre più piene.

Arianna Fontana spero sia destinata a diventare la più grande atleta di tutti i tempi, in quanto potrebbe raggiungere la ginnasta Larysa Latynina che detiene il primato di diciotto medaglie olimpiche, come la sciatrice norvegese Marit Biøjorgen tenendo conto che le ventotto di Phelps sono ancora molto lontane.

Forza azzurri!

Fabrizio Orsini

 

07 febbraio 2026

Un inizio magnifico – Milano Cortina 2026

L’inizio della Olimpiade Milano-cortinese, è stata un magnifico successo tanto da far scolorire la grandeur francese, grazie a una organizzazione ben più umile, e dimessa, ma di grande effetto e Marco Balich è infatti una garanzia di successo. Se solo Macron gli avesse fatto una telefonata due anni fa, la cerimonia di apertura dei Giochi parigini, non sarebbe finita in una grottesca e indigesta sceneggiata, specie per i presenti, i quali sotto la pioggia preferirono la fuga, alla presenza.

Scenografie, musiche, costumi, coreografie, canti e recitazioni, hanno saputo creare una narrazione così efficace che verrebbe voglia di farne un’altra, magari a Roma nel 2040, alla faccia della Raggi volle cancellare co’ du’ schizzi de penna, quella del 2032.

Il rischio era quello di vedere una mediocre imitazione, se non addirittura replica della cerimonia di Torino 2006, con Pavarotti, Bolle, e la Ferrari che sgommava, invece, sebbene alcuni temi sono stati comuni in modo inevitabile, la loro declinazione è stata originale e non ripetitiva. Gli ospiti, Mariah Carey, Lang Lang, non sono stati predominanti rispetto a Cecilia Bartoli e Andrea Bocelli, come invece furono Lady Gaga e Celine Dion a Parigi. Ognuno ha partecipato come comprimari adorabili dimostrando che si possa essere culturalmente inclusivi, senza strafare, ottenendo una perfetta armonia fra le parti, o meglio le sequenze, al punto che la frase dello stilista Valentino “l’eleganza è equilibrio fra proporzioni, emozione e sorpresa”, sembra essere stato il mantra di chi ha concepito tutto lo spettacolo.

Infatti proprio di equilibrio si tratta, poiché quella semplicità che ha visto sfilare la Fiaccola per tutta Italia, è la stessa che ha spolverato il tram per portare gente comune, artisti, bambini e il Presidente della repubblica, seppur guidato dal sempre simpatico Valentino Rossi. Una narrazione così semplice che ha ricordato, anche se da lontano, il neorealismo semplice di Zavattini e De Sica.

I monumenti milanesi visti con nonchalance, e non eccessivo romanticismo, mi hanno fatto voglia di prendere il treno e andarci, e non ce ne frega nulla se potremmo incontrare Snoop Dog o altri poco interessanti personaggi. (PS la frottola che Skysport ha messo in rete dicendo che ci sarebbe stato Tom Cruise, è inspiegabile)

Immancabile l’Andrea nazionale Bocelli e la sempreverde “Nessun dorma” di Puccini, accanto a “Volare”, di Modugno interpretata e bene all’americana, da Mariah Carey cui va il nostro plauso per averla imparata in italiano, mentre inutile è parsa la polemica di Ghali che avrebbe voluto cantare l’inno di Mameli, soffiato (per fortuna) dall’altra nazionale Laura Pausini, che ha saputo lanciare il do con il suo petto e penso che l’abbia anche meritato, in questi trent’anni di carriera. Nulla da fare per l’italo tunisino, più tunisino che italo, visto che ha fatto parlare di sé per giorni in quanto voleva cantare in arabo, è stata destinata una perfetta poesia di Gianni Rodari sulla pace.

Stucchevole, a mio personalissimo giudizio, il ritornello sulla resilienza e l’inclusione, oramai aggettivi in dismissione, e persino la ridondanza sulla pace, cosa che i popoli vogliono sempre più, a dispetto degli sforzi dei politici. A questa ridondanza si affianca in qualche modo, anche la già vista celebrazione parigina dell’eroismo femminile, che a Milano è tornata nei militari schierati sempre in numero uguali di maschi e femmine, l’inspiegabile quadro su Margherita Hack, con Samantha Cristoforetti, seguito dal pipponcino, per fortuna breve, di Charlize Theron che ha recitato una frase di Nelson Mandela, sempre sulla pace, il tutto contornato da ballerini che figuravano una colomba della pace, sdraiandosi sul palcoscenico, riproposta dalla regia anche tramite un disegno di luce anche questo tema un tantinello ripetitivo, come a dire che i compiti a casa sono stati fatti.

Sorprendente il discorso di Giovanni Malagò, che ha soffiato la scena a Buonfiglio, in qualità di presidente del Comitato organizzatore dell’olimpiade e presenziando quindi accanto alla quarantaduenne Kirsty Coventry, presidentessa del CIO. Il suo inglese è formidabile, fluente ed efficace, al punto che sembrava addirittura leggere il gobbo. Al contrario il primo discorso olimpico della zimbabuese Coventry che è sembrata molto più emozionata dell’italiano.

Esilarante invece Brenda Lodigiani, che ha mimato, purtroppo, solo una piccola parte dei tipici gesti degli italiani che tutti conoscono, e molto simpatica Sabrina Impacciatore, trasformata in cartoon e poi in ballerina. Anche loro donne, ma evidentemente Checco Zalone non era abbastanza sportively correct.

Alla fine il toto accensione ha lasciato tutti felicemente soddisfatti, in quanto Alberto Tomba e Deborah Compagnoni hanno acceso il braciere milanese mentre quello Ampezzano è stato illuminato dalla bergamasca Sofia Goggia, alla quale avrei accoppiato in modo simmetrico Gustav Thoeni, invece di fargli fare solo il penultimo tratto.

Se questo è l’inizio, allora non vedo l’ora di vedere il resto pur sapendo che sabato e domenica ci sarà il Grand Prix Inalpi di fioretto a Torino.

Forza e sempre ai nostri Azzurri!

Fabrizio Orsini