05 agosto 2026

L’inarrestabile fioretto italiano a Hong Kong – Intervista a Maurizio Zomparelli

   Hong Kong è oramai una delle più forti nazioni del fioretto mondiale, e come già sappiamo il merito è di una squadra capitanata da Greg Koenig, e coadiuvato da Maurizio Zomparelli che abbiamo nuovamente intervistato per conoscere i retroscena di un campionato formidabile.
D. Come è stato vivere il campionato mondiale in casa a Hong Kong?
R. Pieno di aspettative da parte di tutti, ma anche di emozioni da controllare a vari livelli.
D. Sapevate di essere una delle favorite vero?
R. Sì, lo sapevamo, e questo ci dava allo stesso tempo energia e ansietà, infatti la gara individuale non è andata come volevamo, per questo in quella a squadre abbiamo dovuto fare un grande reset e ripartire, dimenticando in un certo senso la gara individuale.
D. Parlaci dunque della squadra.
R. Sono stati bravi fino alla fine della gara. Nessun calo e nessun vuoto, pur avendo Rayan Choi assente per infortunio, a causa di un risentimento al bicipite femorale. Il gruppo era composto da due best e due giovani, che non hanno sfigurato, ottenendo per Hong Kong il miglior risultato di sempre in una prova a squadre. Nelle ultime gare importanti con la squadra siamo arrivati Primi al CIP di Parigi, secondi a Il Cairo, terzi in Turchia, secondi al Campionato asiatico e all’attuale Campionato del mondo. Sognavamo la finale e l’abbiamo ottenuta.
D. Alcuni grandi nomi del fioretto non hanno brillato.
R. Già. Francia sottotono nell’individuale e nella prova a squadre, gli Usa in difficoltà.
D. E i giapponesi?
R. Il Giappone ha vinto il campionato asiatico, per cui pensavamo che li avremmo visti molto in alto. Comunque le Top four o five, oramai sono note, in quanto Italia, USA, Giappone, Ungheria e Hong Kong, sono le squadre che arrivano fino in fondo e infatti.
D. Ci saremmo aspettati un risultato significativo da parte dei Russi. Tu come li hai visti?
R. Dal punto di vista individuale sempre forti e mai facile batterli, ma la squadra è complessa, forse è mancata una coesione che li avrebbe potuti portare più in alto nella classifica.
D. Tutte le nazioni hanno come obiettivo Los Angeles 2028, anche se non è vicinissima, cosa puoi dirci in merito?
R. Il regolamento parla chiaro, se si qualifica la squadra, allora la nazione può iscrivere fino a tre atleti nella gara individuale. Invece se non si qualifica, il numero scende a uno, pertanto la gara a squadre è determinante, quindi il lavoro della squadra va di pari passo con quello individuale, e centrare l’obiettivo è fondamentale.
D. Come vi ha trattato la stampa locale in questa gara?
R. Siamo molto soddisfatti delle impressioni giornalistiche. Sentiamo tutta Hong Kong molto vicina, e grazie ai risultati di Parigi, abbiamo visto una crescita nelle palestre molto significativa, e anche un aumento dei club nella città.
D. Puoi raccontarci come è strutturata la Federazione di Hong Kong, o per lo meno gli atleti di fascia alta?
R. Il Governo ha creato un Istituto per lo sport giovanile per promuovere lo sport a tutti i livelli. In questo Istituto c’è ovviamente un progetto per valorizzare i primi dieci atleti del ranking nazionale. Se quindi un atleta decide che lo sport sia il suo futuro, allora può scegliere di diventare Full time athlet, così da percepire uno stipendio, e un vitto e alloggio gratuiti per poterti occupare solo della tua passione. A questi soldi si possono aggiungere anche degli introiti da sponsor che ridefiniscono l’appannaggio in maniera significativa.
D. Quante persone ci sono in un campionato nazionale di fioretto maschile a Hong Kong?
R. Fra seniors, cadetti e giovani, si arriva più o meno a una settantina di fiorettisti.
D. Parlaci delle altre armi a livello di squadra nazionale? Come si sta organizzando Hong Kong?
R. Hanno scelto di affidarsi nuovamente a dei francesi. Per la Spada maschile hanno chiamato Gauthier, Grumet, e Thomas, per la Sciabola maschile Mion e Filmon, mentre per la Sciabola Femminile, hanno coinvolto il coreano Li, coadiuvato da un maestro giapponese.
D. Con quali altri gruppi nazionali vi allenate, in previsione delle grandi gare?
R. Non c’è un gruppo di riferimento preciso, però gli allenamenti con i giapponesi in Asia e con i Francesi in Europa sono per noi una sorta di buona abitudine.
D. In questo mondiale vediamo sempre con maggiore frequenza degli occidentali sulle panchine di nazionali asiatiche. Cosa mi puoi dire?
R. In generale, proprio dopo che io, Stefano Cerioni e Giovanni Bortolaso andammo in Russia dieci anni fa, demmo il via a una serie di migrazioni dall’Italia e dalla Francia, specie quest’ultima. Una migrazione importante, che ha fatto del bene alla scherma in generale, e sta creando dei poli schermistici di qualità.
D. Una sorta di fortuna per chi desidera vivere di scherma senza dover fare un secondo lavoro, non trovi?
R. Anche io quando ero in Italia ero costretto ad arrotondare lo stipendio di maestro di scherma, facendo il preparatore fisico per squadre di altri sport, mentre qui mi occupo solo di scherma.
D. E per fortuna siete e siamo bravi.
R. Per fortuna in Italia per diventare maestro è complesso, bisogna fare un percorso serio e anche lungo e comprovato, mentre in molte altre nazioni non è così, perché da atleta ti puoi aprire la palestra di scherma e insegnare. Da noi quindi la classe magistrale è bella, anzi una delle più belle, perché ci teniamo. Forse in Francia e anche negli Stati Uniti c’è lo stesso approccio, ma non da altre parti.
D. Diciamo che nonostante l’istruzione magistrale sia strutturata molto bene, subito dopo per poter far fruttare il titolo come se fosse una professione è difficile.
R. Bè vedi Choupenitch, per diventare un atleta di livello, ha dovuto lavorare con maestri italiani. Una sua scelta, non  di certo sbagliata.
D. E ha lavorato nei club.
R. Certo, perché in Italia il patrimonio di atleti e campioni viene dai club dove ogni maestro lavora bene sul poco e con il poco che ha. Poi ci sono club di una certa importanza che li fanno salire per poi approdare alla Nazionale. Ma sono numeri molto differenti rispetto ai nostri.
D. Un lavoro sempre in costante aumento.
R. È importante ricordare che il lavoro svolto dai maestri durante i due quadrienni di Pechino Londra, 2004-2012, ha forgiato un numero di atleti e dato uno stile di lavoro alla nazionale che poi è rimasto patrimonio del gruppo di anno in anno. Paoletti, Dio Ciolo, Bortolaso, Cerioni, Tomassini. Non c’era spazio quotidiano in cui non si parlasse di scherma, o non si affrontasse un tema anche minuscolo relativo alla scherma e che andava risolto, provato, sperimentato. Un clima schermistico maniacale, ma di livello così alto che ancora stiamo raccogliendo i risultati, per approccio ai problemi e atteggiamento in gara.
D. Una parola va spesa anche per Giacomo Fanizza, che si occupa del settore Junior Cadetti e Giovani.
R. Bè senza di lui che prepara i ragazzi a subentrare nella nazionale è praticamente difficile ottenere una continuità. Persona indispensabile in un mondo che è così fortemente in competizione. I suoi ragazzi hanno vinto il mondiale a Rio, non è quindi un segnale da trascurare.
D. Vorrei chiudere con un in bocca al lupo per la vostra attività, benchè trovarvi sul cammino delle medaglie, è sempre preoccupante per noi, come per tutti.
R. Però finché la Francia lascia uscire i suoi maestri migliori, l’Italia, ma anche Hong Kong ha un avversario in meno e credo che vada bene così.

 


04 agosto 2026

L’azzurro dietro Choupenitch – Intervista ad Andrea Borella.

Il M° Andrea Boerella insieme alla moglie Francesca Bortolozzi

È il miglior risultato nella storia schermistica della Repubblica Cheka, Alexander Choupenich è campione del mondo e, come al solito, dietro questo successo c’è molta Italia, che sembra essere un risultato quasi del tutto azzurro anche questo.

D. Cosa puoi dirci di Choupenitch? Tu lo conosci bene vero?

R. Molto bene direi, visto che si è allenato con me da settembre 2022 a dicembre 2023.

D. Mi sembra di intuire che sei contento del risultato.

R. Come maestro sono molto felice che Alex abbia raggiunto questo traguardo in quanto puntava in alto da molto tempo e sentivo che prima o poi sarebbe arrivato un risultato del genere. Spiace per Filippo Macchi, che di certo si rifarà, ma Alex è un atleta esemplare, un professionista eccellente e spero che ricordi con piacere il periodo passato assieme.

D. Come mai non hai continuato ad allenarlo?

R. Le condizioni lavorative non mi permettevano di seguirlo più come prima. Andare due giorni a settimana a Praga era troppo impegnativo fisicamente.

D. Però dopo ha saputo continuare con una certa efficacia.

R. Non va dimenticato che dopo di me ha cominciato a lavorare con Giovanni Bortolaso, che ha compiuto il lavoro fino a portarlo a Hong Kong. Tieni conto che già a Tokyo, quando conquistò il bronzo alle olimpiadi, sulla sua panchina c’era Stefano Cerioni.

D. Praticamente il fioretto parla mestrino, se si sale di livello nel mondo?

R. Ebbene sì.

D. L’ultimo successo della scherma cecoslovacca, risale al 1924 con un quarto posto nella sciabola a squadre, alle olimpiadi di Amsterdam e sempre per mano di Livio di Rosa, che evidentemente, visti i risultati può essere definito il Re Mida della scherma italiana.

R. Fu Livio a dirmi di questo risultato molti anni fa, e proprio per questo andando a Praga, chiesi di visitare il vecchio club dove insegnò e lì ho toccato con mano la memoria di quanto conservato, foto, documenti, e svariate altre cose, che mi hanno molto commosso. Anche lì maestro indimenticato, anche se non fanno più scherma a un alto livello. A quel tempo i maestri erano eccellenti in tutte e tre le armi e lui lo era veramente.

D. Comunque un risultato molto italo-boemo, dopo 102 anni di distanza.

R. È un risultato denso di significato che mi riempie di orgoglio.

D. Forse se avesse continuato con te il lavoro di allenamento, a bordo pedana a Hong Kong ci saresti stato tu.

R. Chi lo sa. Magari sì.

D. Cosa stai facendo adesso, visto che è un anno che non si sentiamo.

R. Io sono stato chiamato come maestro per svariati seminari in molte parti del mondo, Bulgaria, Olanda, e negli Stati Uniti dove ho visto il circuito estivo di gare nazionali, che ritengo molto interessante sotto molti aspetti.

D. Quindi pensi di continuare andando all’estero?

R. Lo spero. Anche perché cambiare ambiente mi ha fatto bene.

D. Te lo auguriamo, e sempre con maggior soddisfazione personale.

 Fabrizio ORSINI

31 luglio 2026

UN MONDIALE AZZURRISSIMO

Martina FAVARETTO
Si è concluso il Mondiale di scherma di Hong Kong del 2026 e l’Italia ha portato a casa otto medaglie, quattro d’oro e quattro d’argento e siamo orgogliosi di questo magnifico risultato che conferma l’alto livello di lavoro raggiunto fino a oggi.

In cima al medagliere mondiale di scherma c’è l’Italia di Mazzone, che per la verità è quasi uguale a quella di Azzi il precedente Presidente federale, benchè sia stata aggiustata qua e là più sulle panchine che negli atleti. È comunque una nuova vittoria che si aggiunge alle altre passate, andando a ingrossare il numero di medaglie complessivo che è a dir poco esorbitante.

Martini, Marini, Macchi, Bianchi
Il dato in sé non direbbe nulla, se non lo paragonassimo a quelli raggiunti dalle altre nazioni, in quanto la seconda del medagliere, cioè la Corea, di medaglie ne ha la metà e solo una è d’oro ed è grazie ai due argenti che supera la Francia che ne ha uno solo, ma con due bronzi. Segue l’inossidabile Ungheria con
tre medaglie, una d’oro e due bronzi. In realtà va però detto che dopo l’Italia seguono ben otto nazioni con un solo oro e altre dieci con un numero variabile di medaglie a zero ori, fra le quali spicca visibilmente il Giappone, che ha dato filo da torcere in quasi tutte le armi, conquistando quattro onorevolissimi bronzi, pur tuttavia al 13° posto di questa classifica.
Batini, Favaretto, Errigo e Cristino

La prima del continente africano è l’Egitto, mentre la prima di quello Americano sono gli Usa. Corea sempre in alto come già detto, ma incalzata dai nipponici che hanno evidentemente saputo costruire un successo costante nel tempo, ma fra queste due non vanno dimenticate Cina e Hong Kong che seguono la Corea di poche lunghezze, prima di arrivare agli atleti del Sol levante. Va rimarcato che il grande numero di medaglie resta in Europa, dove spiccano gli slavi, cioè Russi, Kazaki, Cheki, Ukraini, Estoni, Rumeni, i già citati e formidabili Ungheresi e, fanalino di coda, ma ben presenti, i Polacchi.

I Francesi invece non riescono a uscire dalla crisi che li avvolge da parecchi anni, sciabola a parte, evidentemente frutto del lavoro passato di Bauer e oramai ben saldo nelle mani di un gruppo di maestri e CT di nuova generazione. Il fioretto ha degli evidenti problemi, e non sappiamo se siano risolvibili in breve o lungo tempo, sebbene LA28, sia quasi dietro l’angolo. Va segnalato per onestà la presenza di Erwan Le Pechouux nella squadra di fioretto maschile giapponese, e di Frank Boidin nella simmetrica squadra femminile. Se fossi il presidente della FFE, mi farei un esamino di coscienza.
Di Veroli


Spicca per la prima volta la medaglia dell’Arabia Saudita nella spada, ma anche di Mohamed El Sayed n°1 del Ranking nella spada individuale, che ha trascinato l’Egitto al bronzo a squadre, diretti dall’inossidabile Sandro Cuomo, il quale si unisce a Maurizio Zomparelli che allena il fioretto a Hong Kong, Giovanni Bortolaso ben piazzato sulla sedia di Alexander Coupenich in Repubblica Cheka e Francesco De Robbio – vice allenatore - , sebbene da poco, su quella della Cina della di Sciabola femminile e maschile. Tutte nazioni che sono andate a medaglia, per non dimenticare che un certo numero di nazionali di fioretto, si sono allenate nel nuovo centro sportivo di Jesi, diretto da Stefano Cerioni, dimostrando così la vitalità della scherma italiana e il livello della sua classe magistrale.

Fabrizio ORSINI

 

29 giugno 2026

LUTTO NEL MONDO DELLA SCHERMA: è venuto a mancare Antonio TONINI, consorte di Margherita ZALAFFI

É improvvisamente venuto a mancare oggi Antonio Tonini di Viareggio, marito di Margherita Zalaffi.

Esprimiamo le nostre sentite condoglianze all'ex campionessa ed alla famiglia. 

25 giugno 2026

PROVVEDIMENTO DELLA FEDERAZIONE USA: inibizione per CASSARA' Andrea

Apprendiamo con un certo imbarazzo del provvedimento che la USA Fencing Association ha adottato nei confronti di un tesserato FIS.

Noi in passato abbiamo trattato l'argomento e non intendiamo tornarci su. Ogni riflessione la lasciamo ai lettori.

Fabrizio Orsini

Cari membri,

USA Fencing ha imposto misure temporanee riguardanti Andrea Cassarà, allenatore di un camp presso un club affiliato a USA Fencing, con effetto dal 24 giugno 2026.

Con effetto immediato

* Il sig. Cassarà è escluso da qualsiasi coinvolgimento in attività legate alla scherma svolte sotto l’autorità, la supervisione o il patrocinio di USA Fencing, inclusi:
    * allenare,
    * insegnare,
    * condurre allenamenti,
    * svolgere attività di volontariato,
    * partecipare,
    * assistere in qualsiasi ruolo
    a qualsiasi evento, club o struttura affiliati o autorizzati da USA Fencing.
* Queste misure temporanee resteranno in vigore fino a quando non saranno modificate o revocate.


19 maggio 2026

LA BRUTTA STORIA DI CHIANCIANO: ASSOLTI I DUE SCIABOLATORI!

A luglio 2025 abbiamo pubblicato l’articolo “LA BRUTTA STORIA DI CHIANCIANO: assunto un provvedimento di radiazione”, crediamo sia giustissimo dare lo stesso risalto al provvedimento di ASSOLUZIONE degli imputati. Pur restando fermamente convinti della solidarietà alla vittima ciò non può impedirci prendere atto della sentenza: insomma diamo a Cesare quel che è di Cesare.

“Tutto era cominciato nel 2023, una ragazza di origini messicane, ma battente bandiera uzbeka, durante allenamenti assieme alla nazionale italiana si risvegliava una mattina in preda a una situazione che la indusse a sporgere denuncia per stupro, indicando due sciabolatori italiani, i quali oggi, alla fine dell’iter processuale, sono stati scagionati, perché “il fatto non sussiste”.

All’uscita dell’aula di tribunale, oggi, Fernanda Herrera così si chiama la ragazza, in preda a un più che comprensibile shock emotivo, ha detto: “Sono una sciabolatrice messicana, e io sono venuta qua in Italia per allenarmi per prepararmi per le olimpiadi di Los Angeles. Io ero qua con mia mamma e con la sicurezza che tutto poteva andare avanti, che potevo trovare un futuro qua in Italia e per sfortuna mi sono trovata con le peggiori persone che possono esistere in questo mondo. E io non ho mai voluto far vedere la mia faccia. In questi tre anni in cui ho sofferto questa cosa… io sono stanca e mi farò vedere perché sono orgogliosa di me, sono orgogliosa che per tre anni a parte lottare per i miei risultati e per le mie medaglie, in quanto ne ho vinte tante, sono qua a lottare anche per la mia giustizia e non mi fermerò mai. Non ci posso credere che le cose siano andate così, ma io andrò fino alla fine, con il mio avvocato a trovare la mia giustizia. Perché questo non può succedere a non sono solo io, sono tanti i casi nello sport, nel mondo, che vogliono silenziare le donne. Questo non può più succedere. Il punto non è proteggere le donne, no, è di educare voi i figli, educare tutti” (Fonte pagina Instagram de “Il Messaggero”)

I fatti si svolsero fra il 4 e il 5 agosto del 2023 quando Fernanda Herrera aveva 17 anni e si risvegliò accanto a Lapo Pucci ed Emanuele Nardella in stato confusionale motivo per il quale decise di sporgere denuncia contro i ragazzi. Le parti in causa chiesero e ottennero di accedere alla “giustizia riparativa prevista dalla riforma Cartabia” che dà la possibilità di sconto in caso di una eventuale condanna.

La storia poi si complica di fronte a un ricorso presentato dalla parte in causa, ma mai spedito dal Tribunale all’ente di riferimento. Tale azione avrebbe precluso di dare maggiore chiarezza ai fatti, impedendo con ciò di dare la possibilità di una difesa più attenta.

Una faccenda che merita di essere seguita ancora, visto che la ragazza ha dichiarato che non si fermerà fino a quando non avrà ottenuto giustizia. Intanto, ci poniamo delle domande, la prima: uno dei ragazzi è stato radiato dalla FIS, dobbiamo desumere che possa essere reintegrato? L’Esercito quale provvedimento adotterà? Ovvero anche in questo caso potrebbe essere reintegrato nella Forza Armata, con relativo rimborso di tutti gli stipendi?

https://www.instagram.com/reel/DYffxPliwLL/?igsh=amo1dGZ1NmxubnJ1

Ezio RINALDI


03 maggio 2026

Alex ZANARDI: il grande campione che ci lascia una eredità di valori e di forza!

Alex ZANARDI
Il grande campione del volante, della bicicletta, ma soprattutto l’uomo eccezionale Alex Zanardi non c’è più.

Il popolo della scherma si stringe alla moglie e al figlio, il quale per alcune stagioni è stato schermitore. Anni fa lo avevamo infatti visto più volte a bordo pedana mentre seguiva gli assalti del figlio specie durante il GPG di Riccione. Pochi, se non quasi nessuno si avvicinò a lui per fare foto, o distrarlo dalla gara cui teneva molto, perché questo è lo stile di un popolo di sportivi mite e ben consapevole del limite che non va oltrepassato.

Ciononostante la Scherma italiana ci tiene a portare il proprio messaggio di cordoglio e vicinanza alla famiglia Zanardi, consapevole del valore del grande campione, ma soprattutto dell’impareggiabile uomo che era.

Fabrizio ORSINI

29 aprile 2026

World Fencing League – Rivoluzione o marketing?

It has been decades since we witnessed a transformation of this magnitude: the re-founding of professional fencing, which as of today takes the name of World Fencing League (WFL). The movement is spearheaded by its founder, organizer, and frontman, Miles Chamley-Watson.

 The launch took place april 25th 2026, following a vibrant promotional campaign that lasted several weeks. The event featured a challenge between two teams, Shield and Blade, competing in a relay match across all three weapons (foil, épée, and sabre). For days, we observed not only the social media roll-out of champion after champion but also a high-impact video showcasing a digital reconstruction of fencing actions. This featured colorful graphic overlays designed to track and highlight the point-of-contact and weapon tips in motion. This Japanese technological innovation, which had already debuted at Tokyo 2021, achieved a far more resonant and effective impact on this occasion.

In the parterre, alongside fencing royalty, sat Lewis Hamilton, the seven-time Formula 1 World Champion and a well-known close friend of Chamley-Watson. This presence was strategic: the organizers' objective is to pit the world’s elite fencers against one another to establish the WFL as a global league on par with the NFL or NBA. Hamilton served as the ultimate brand ambassador, reinforcing the WFL’s stated goal of becoming the "Formula 1 of fencing".

The necessary elements are all there: capital, glamour, exclusivity, major sponsors, and showmanship, all aimed at a total revolution of the sport. In many respects, fencing is still anchored to 19th-century behavioral patterns, whereas it desperately needs a modern overhaul. This required the right marketing strategy to elevate the discipline to the next level.

The event, held in Los Angeles, was a sell-out—hardly a surprise given the $100,000 prize pool.

Twelve elite athletes took to the piste, six per side. Team Shield featured Arianna Errigo, Michela Battiston, Ryan Choi, Jean-Philippe Patrice, Koki Kano, and Eszter Muhari. On the opposing side, the formidable Team Blade was led by Miles Chamley-Watson, alongside Lee Kiefer, Gergely Siklósi, Alexandra Ndolo, Oh Sang-uk, and Maia Chamberlain.

Ultimately, I believe such an initiative was long overdue. Thanks to excellent organization, the event garnered significant success among insiders and professionals, even if the fencing community remains traditionally attached to the classic World Cup and Championship circuits. However, I have a strong sense that the WFL is here to stay. It is likely that many—if not most—top-tier champions will seek to join this circuit, following the model of professional tennis players who participate in high-stakes tournaments characterized by significant appearance fees, prestigious sponsors, and substantial prize money.

This is a revolution driven by masterful marketing—a development I view with great appreciation and one that the "Old Continent" would do well to emulate.

Fabrizio ORSINI

VERSIONE ITALIANA

Da parecchi decenni non avveniva una cosa del genere, ovvero che rifondasse il professionismo schermistico il quale da oggi si chiama World Fencing League, capeggiato dal suo fondatore e organizzatore, nonché anfitrione e uomo immagine Miles Chamley Watson.

È accaduto ieri, con una vibrante campagna promozionale durata alcune settimane, la sfida fra due team Shield e Blade, che si sfidavano con una gara a staffetta alle tre armi. Per svariati giorni abbiamo visto non solo la presentazione campione dopo campione sui social, ma anche un ridondante video che mostrava la ricostruzione delle azioni schermistiche con variopinti meccanismi digitali che miravano a evidenziare la punta delle armi degli schermitori in azione. Una trovata giapponese, che a Tokyo 2021 era già stato utilizzato ma che in questa occasione ha avuto eco ben più accresciuto ed efficace.

Nel parterre, oltre che i campioni della scherma, assisteva all’evento Lewis Hamilton, sette volte campione di Formula 1 e notoriamente grande amico di Chamley. Non è un caso, perché nelle intenzioni degli organizzatori, l’obiettivo è quello di mettere di fronte fra loro i migliori schermitori e schermitrici del mondo e creare una lega la WFL, al pari della NFL o NBA, ma su scala mondiale, per questo l’amico pilota ha fatto da testimonial, perché proprio nella definizione della WFL, l’obiettivo è di trasformare l’evento in una “Formula 1 della scherma”.

Gli ingredienti ci sono tutti, perché si parla di soldi, glamour, esclusività, sponsor, spettacolo, con il preciso scopo di raggiungere una rivoluzione totale in questo sport. Infatti per molti versi la scherma è ancora legata a schemi comportamentali ottocenteschi, mentre avrebbe bisogno di essere svecchiata, per questo serviva il giusto marketing al fine di far salire il livello a uno stadio successivo.

L’evento si è svolto a Los Angeles, e non a caso è andato sold out, anche perché il montepremi era di 100.000$.

Dodici gli atleti in campo, sei contro sei, dove per il team Shield c’erano Arianna Errigo, Michela Battiston, Ryan Choi, Jean Philippe Patrice, Koki Kano, Eszter Muhari. Dal lato opposto un team di tutto rispetto chiamato Blade e capitanato da Miles Chamley Watson, Lee Kiefer, Gergely Siklosy, Alexandra Ndolo, Oh Sang uk, Maia Chamberlain.

L’evento era visibile anche sulla RAI, ma sinceramente non sono riuscito a capire su quale canale, né se ad oggi sia disponibile su Raiplay.

Trovo però che mancasse una iniziativa del genere, e infatti grazie a un’ottima organizzazione l’evento ha avuto fra gli addetti ai lavori, un discreto successo, anche se per ora siamo più affezionati ai campionati classici. Ma ho il sentore che la WFL non finirà presto e forse molti, se non moltissimi campioni vorranno aderire a questo programma sportivo, al pari di quanto oramai si spendono i tennisti per partecipare a tornei professionistici, con fee di ingresso elevate, grandissimi sponsor e lauti cachet.

Una rivoluzione portata avanti con un abilissimo marketing, che vedo con grande apprezzamento, cosa che meriterebbe anche il Vecchio continente.

Fabrizio ORSINI

11 aprile 2026

MONDIALI DI SCHERMA RIO 2026: siamo su scherzi a parte?


Il comunicato con il quale la FIS analizza i risultati dei recenti Campionati del Mondo Giovani e Cadetti di Rio 2026 sembra mettere in evidenza l'ottima prestazione complessiva della spedizione, poi vai a leggere la classifica e ti accorgi che le cose stanno diversamente. Soprattutto salta all'occhio del lettore la posizione dell'Italia nel medagliere ed il numero di medaglie conquistate.

Una federazione giovane con l'annunciata voglia di cambiamento in termini di innovazione ed organizzazione avrebbe dovuto, con un po' di onestà intellettuale, semplicemente fare una sincera autocritica, poiché, al contrario di quanto pubblicato dalla stessa, il risultato della squadra italiana ai Mondiali cadetti e junior di Rio non può che essere letto in un solo modo: un tracollo.

Dispiace per gli atleti e per i tecnici, ma non si può ignorare l’evidenza: la scherma giovanile italiana è scivolata nelle zone basse del medagliere. Una batosta che difficilmente può alimentare ottimismo per il futuro di questa disciplina nel nostro Paese.

Per chi segue la scherma da anni, tuttavia, non si tratta di una sorpresa. I segnali di una crisi profonda erano già visibili da tempo. Al di là degli aspetti tecnici, uno dei problemi più evidenti emersi negli ultimi anni riguarda il divario nella preparazione fisica: un gap sempre più marcato tra i nostri atleti e quelli di molti Paesi emergenti nel panorama schermistico.

Questo problema, in realtà, era stato già individuato ed a me risulta che l'ex Presidente Azzi ed il precedente Consiglio federale avevano iniziato a porre le basi per affrontarlo. Infatti, subito dopo le Olimpiadi di Tokyo era stato istituito il Centro Studi e Ricerche della federazione, affidato al Dr. Antonio Fiore.

Il Centro aveva avviato un lavoro importante di studio, monitoraggio e omogeneizzazione della preparazione degli atleti di interesse nazionale, cercando di integrare in modo sistematico l’attività dello staff medico e fisioterapico con quella dei maestri e dei preparatori fisici.

Quel percorso, però, è stato bruscamente interrotto. Il lavoro del dottor Fiore è stato smantellato all’insegna di un rinnovamento che ha portato alla sostituzione, repentina e difficilmente comprensibile, di una delle risorse professionali più qualificate della federazione. Senza voler denigrare alcuno, non mi è dato sapere se chi lo ha sostituito ne abbia le stesse competenze tecnico professionali e in relazione a ciò faccio fatica, onestamente, a trovare plausibili giustificazioni per il suo allontanamento. Fiore, oggi presidente della Commissione Medica FIE e figura stimata a livello internazionale, non può certo essere liquidato come un professionista inadeguato. Se non è una bocciatura per merito, allora cos’è?

Probabilmente, il peso di equilibri interni ha condizionato e, secondo la mia visione, continua a condizionare, il Consiglio federale ben oltre ogni logica di rinnovamento? Domanda scomoda, ma inevitabile.

Il risultato concreto, però, è chiarissimo. Dopo questa operazione, sembra essere tornati indietro di quarant’anni. In più, con la estromissione di alcuni carismatici personaggi tecnici e non, tra questi anche l’uscita di Fiore, sono stati allontanati o messi nelle condizioni di lasciare diversi specialisti in sia in campo medico che prettamente tecnico.

Oggi ho la sensazione di un progetto fallimentare, senza continuità, in sostanza, senza una visione di insieme e nello sport moderno, senza visione non si va lontano.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre gli altri Paesi costruiscono atleti più completi, più resistenti e più moderni, l’Italia, a mio avviso, è come se avesse smontato le proprie competenze rifugiandosi in logiche superate. E nello sport, come sempre, il conto arriva puntuale. Non sotto forma di dibattito, ma di sconfitte.

Perché si può anche cambiare uomini, ruoli e strutture. Ma se si smonta la competenza e si sostituisce la visione con la politica, il risultato non è un rinnovamento, è un arretramento e questo mondiale lo ha dimostrato.

E' pur vero che un incidente di percorso ci può stare, ma i risultati conseguiti li vogliamo liquidare in modo così semplicistico? No, non credo, Rio ci ha detto cosa è il presente e francamente, al di là di qualche individualità, il futuro se dovrà essere la sua conseguenza non sarà roseo. 

Ezio RINALDI

 


07 aprile 2026

PROTEZIONE DEGLI ATLETI MINORENNI: la Proposta della Federazione Inglese e l'Esempio di SafeSport.

Se vera, la proposta della federazione Inglese, citata nel recente articolo di Ezio Rinaldi del 29 Marzo ultimo scorso, è un passo avanti tempestivo e benvenuto nella protezione degli schermidori (in particolare minorenni) da individui che hanno commesso reati di turpitudine morale e che sono stati sanzionati dalle loro rispettive federazioni nazionali. Pare che tale proposta consentirebbe alla FIE di applicare sanzioni di tipo Safesport emanate dalle Federazioni Nazionali.

Tuttavia, l'efficacia della proposta dipende dall'applicazione delle sanzioni da parte delle federazioni nazionali; poiché anche la FIE risulterebbe impotente (nel Caso addotasse la proposta Inglese) se una federazione nazionale scegliesse invece di "insabbiare" la questione omettendo, per esempio, le dovute sanzioni disciplinari.

L'esperienza storica degli Stati Uniti evidenzia questo problema: finché le procedure rimanevano interne agli organismi delle federazioni nazionali, gli scandali  venivano spesso ignorati e, di conseguenza, comportamenti criminali non venivano sanzionati dalle varie federazioni USA. L'istituzione di Safesport (nonostante le sue grosse imperfezioni) da parte del Congresso USA ha cambiato questo, creando un sistema preventivo e investigativo con l'obbligo di segnalazione da parte di tecnici, dirigenti e adulti, che rende più difficile nascondere gli scandali; infatti, ad esempio, la mancata segnalazione viene punita con sanzioni. Da precisare che Safesport è una procedura civile non penale. Pertanto, la sospensione o la radiazione a vita da uno sport sono sanzioni di natura civile. Quindi, la formale "presunzione di innocenza" non si applica. A differenza del diritto penale, dove l'imputato è presunto innocente, nei casi civili negli Stati Uniti la responsabilità è determinata sulla base di una "preponderanza di prove", in cui l'attore deve dimostrare che la sua richiesta è più probabilmente vera che no.

Un esempio notevole è il caso di Ivan Lee, ex presidente del consiglio di amministrazione  (Chairman) della Federazione scherma USA che è stato radiato a vita dalla scherma dopo essersi dichiarato colpevole in fase giudiziaria di un capo di accusa per abuso sessuale di terzo grado e un capo di accusa per contatto forzato; un risultato altamente improbabile senza l'esistenza di SafeSport.

Safesport come valvola di sicurezza: nel caso il citato Ivan Lee, fosse stato giudicato non colpevole in sede giudiziaria, sarebbe comunque stato possibile avviare una procedura Safesport per sospenderlo o radiarlo (sempre se l'onere della prova fosse soddisfatto), dato che lo standard della preponderanza di prove è più facilmente raggiungibile rispetto a quello penale, che richiede la prova oltre ogni ragionevole dubbio.

Retoricamente: Quante federazioni oserebbero radiare a vita il loro presidente con i loro attuali sistemi di gestione interna di queste problematiche?  In realtà, quando queste questioni vengono gestite internamente da una federazione, il cosiddetto  insabbiamento è direttamente proporzionale all'importanza o al rango dell'autore del reato. È invece dovere sacrosanto di ogni federazione di proteggere gli atleti minorenni e di prevenirne abusi e soprusi.

Gil PEZZA