lunedì 10 dicembre 2018

MAESTRI, ISTRUTTORI, COLLABORATORI E PRATICONI

Aderendo alla richiesta dell'autore di restare anonimo, ricevo e pubblico il pezzo che segue.
Ezio RINALDI
"Non voglio certamente riprendere l’oramai annosa questione su chi debba, o abbia, giurisprudenza sull’abilitazione formale all’insegnamento, più che altro mi sono fermato un momento a fare un sintetico esame della situazione magistrale italiana. Non sarà nemmeno una questione di risultati, di chi va da chi, di chi è amico, per chi lavora o chi sono i suoi atleti, semplicemente mi sono chiesto: perché questa guerra? Esattamente di cosa stiamo parlando? Che dietro ci sia un inizio di business mi appare lampante, quello su cui realmente qualcuno ha voluto mettere le mani sopra non è certamente la filosofia dell’insegnamento, ma la ben più pratica formazione. Quella che si paga, cercando di ampliare a dismisura la platea dei potenziali partecipanti, ridotti al ruolo di semplici clienti. A guardare i programmi di questi corsi sembra che chissà cosa venga insegnato, a chi poi dovrà insegnare, ma tutto appare molto più chiaro ad una attenta analisi. Gli argomenti saranno anche importanti, ma il solo fatto di essere trattati per poche ore fa capire quale superficialità possa essere quella messa in pratica. Per trattare anche solo di diritto sportivo servirebbero sei mesi, altro che due ore. Non ci rimane che puntare sulla parte schermistica, ma anche lì si resta piuttosto perplessi. In realtà siamo ad un misto tra quello che potrebbe essere una scherma reale e quelli che sono i famosi trattati di scherma storica sui quali, in teoria, ci si dovrebbe poi confrontare con la commissione di esame. Quello però che emerge seriamente è che di quanto questi novelli adepti del magistero si dovranno realmente occupare nelle sale di scherma ben poco si parla. Allora queste centinaia di tecnici che ogni anno vengono sfornati dal diplomificio federale esattamente che fine fanno? La maggior parte nulla, qualcuno anche a fare danni, pochi realmente si avvieranno nella professione di “Maestro di scherma”, e di questi pochi ancora meno lo faranno aprendo una propria società. Allora ecco la mia suddivisione in quattro categoria:
I MAESTRI -  saranno quei pochi che veramente si avvieranno alla carriera. Sono ex-atleti, che la scherma l’hanno conosciuta da giovani, e magari hanno ancora una certa formazione vuoi perché indirizzati già dal loro corso di laurea, o perché si siano dati da fare successivamente con corsi e studi. L’avere fatto scherma da giovani gli ha consentito di avere una vera impostazione magistrale, che gli permette di tenere in testa, quantomeno imbastita, una progressione didattica. Sanno cosa possono ottenere da un bambino, da un adolescente, da un ragazzo e da un adulto. Hanno pazienza nell’insegnare, non guardano solo il risultato inteso come piazzamento, ma cercano l’accrescimento delle abilità nel proprio allievo. Qualche volta apriranno anche una società per conto proprio, dopo avere imparato come si gestisce presso la propria, dandosi da fare in ogni ruolo. Hanno la passione dalla loro, che gli permette di cominciare la giornata facendo da segretaria, poi passare al corso di bambini di 7 anni facendoli giocare, insegnandogli a conoscere il proprio corso e come si muove nello spazio, passeranno agli agonisti facendo lezione con eguale passione al meno dotato come al campioncino, e finiranno con l’atleta formato che deve andare alla prossima gara internazionale per centrare il risultato. Non si sentiranno mai sminuiti in nessun ruolo, e saranno amati da tutti i propri allievi. Ditemi voi di tutto questo, cosa hanno appreso nei corsi di formazione estivi.
GLI STRUTTORI – Sono quei ragazzi che cominciano ad insegnare alternandosi nel ruolo di atleta. Soci identificati con i colori sociali, che mai lascerebbero, oltre che a quello che hanno deciso sia il loro Maestro. Quest’ultimo non sempre corrisponde al primo insegnante, perché questi essendo attaccati alla società, possono anche vedere andare via i tecnici, ma loro restano. Solitamente cominciano con un accordo del tipo: “in cambio di qualche ora del tuo tempo non ti facciamo pagare più la quota”, per poi con il tempo passare nei ruoli tecnici del proprio Circolo come istruttore. Sono preparati e perfettamente integrati, hanno chiaro cosa si debba insegnare all’inizio, e quanto tempo ci voglia ad apprendere. Seguono con passione i bambini, perché molto spesso gli stessi li riconoscono come “forti”, e quindi ben volentieri seguono i loro consigli. Sono elementi giovani, e quindi utilissimi, in quanto saranno poi loro a prendere in mano le redini della società, permettendogli continuità di vita. E di questo ben poco hanno appreso nei corsi federali, visti solo come un passaggio obbligato per la loro carriera.
I COLLABORATORI – Qui cominciamo ad avere i primi che fanno danni. Si mettono a disposizione della società, pur non avendone pienamente il ruolo. Solitamente sono dopolavoristi, atleti oramai invecchiati che non hanno mai avuto una vera passione se non per se stessi. Non potendo più allenarsi quanto vorrebbero, cominciano a costruirsi una figura di collaboratore gratuito, e già questo è il primo danno. Primo perché danneggiano chi lavora, facendolo passare per uno che chiede soldi e non vuole bene alla società, secondo facendo passare l’errato messaggio che ad insegnare saltuariamente ci si possa mettere un “chiunque”, senza preparazione e senza futuro magistrale. Spesso si esaltano e cominciano a frequentare i corsi federali per ergersi all’interno della loro società alla pari di istruttori e tecnici, credendo che i primi due siano al di sopra nella scala gerarchica solo per il “pezzo di carta”. In breve cominceranno una loro carriera parallela, dove purtroppo troveranno genitori (di ragazzini negati, pigri, presuntuosi, ecc..) disposti a dargli corda, e questo li autorizzerà a credere di potere accedere a chissà quali vette dell’insegnamento. Questi personaggi quasi sempre finiscono o con il bisticciare e scomparire dal mondo della scherma, oppure caparbiamente ad andare a fare danni in altre società o peggio ancora ad aprirne una propria. Qualche volta, e questo va detto, riescono a vivere il loro temporaneo ruolo serenamente, consapevoli che sia solo una piccola collaborazione con il proprio sodalizio, ma sono esempi virtuosi estremamente rari. A questi i corsi federali fanno decisamente male, facendogli credere che basti uno pseudo esame per essere grandi tecnici.
I PRATICONI – Sono poi la diretta derivazione dei precedenti, ma nella versione imbruttita. In questa categoria ci troviamo per la stragrande maggioranza quelli che la scherma l’hanno iniziata da adulti. Come tutte le persone che cominciano qualcosa troppo tardi, li contraddistingue la fretta in ogni cosa. Li trovi nella tua palestra che cercano disperatamente di insegnare una finta in tempo ad un bambino di 7 anni, che già fatica anche solo a tenerlo in mano un attrezzo. Non hanno fatto la scherma da giovani, per cui non hanno la minima idea di cosa possa essere una progressione didattica, l’hanno approcciata in quei corsi serali dove spesso trovano un Maestro appassionato, così bravo ad insegnare da fare credere loro di stare apprendendo chissà cosa, ma purtroppo di essere dopo poco tempo anche in grado di insegnarlo. Li trovi sempre vicino ai bambini, o ragazzini, più bravi dando loro consigli non richiesti e spesso demenziali, dall’alto dello loro inesistente esperienza. Anche se coinvolti, per pena, nei quadri tecnici, si rivelano dopo poco inadatti ad ogni ruolo. E qui nasce poi il problema, essendo anziani, e quindi avendo fretta, non appena vengono messi anche solo a dare una mano per i bambini che iniziano a fare scherma, si avviano subito ai corsi federali, per prendere ogni abilitazione possibile, convinti che con quella guadagneranno l’autorevolezza che hanno i veri Maestri. Sarà anche la loro unica speranza di guadagno, in quanto pur di avere un ruolo saranno disposti a lavorare gratis, dimostrando anche quale sia l’esatto valore del loro lavoro: nullo. In compenso metteranno in difficoltà Maestri e Istruttori, che dovranno mettere una toppa sui loro danni, e cercare di fare capire che c’è una differenza tra un Maestro e un Praticone, per quello il primo viene pagato ed il secondo elemosina un ruolo qualsiasi gratis. Quando poi fanno il passo più lungo della gamba si ritrovano spesso messi alla porta, o quasi, e qui viene fuori il vero baco dei corsi di abilitazione federale. Con in mano un pezzo di carta, potranno aprire una loro società, continuando a perpetrare la loro impreparazione, la loro incompetenza, le loro frustrazioni verso un mondo della scherma cattivo che per invidia della loro (auto riconosciuta) bravura li ha emarginati. Facendo passare chi lavora con passione e competenza quale un ladro, perché si fa pagare. Certo, perché al contrario di loro non allena dopo il lavoro, ma deve farlo per lavoro. Questi ai corsi magistrali, che su di loro hanno avuto più l’effetto di un indottrinamento che di acquisizione di conoscenza, hanno soprattutto imparato ad invidiare e millantare. Li trovate su fb con foto continue di atleti non loro, senza scrivere nulla in proposito, facendo credere possano essere loro e sperando di trovare nei commenti tanti complimenti. Alle gare li potete riconoscere sul parterre grazie all’immancabile gillet AIMS.
Adesso ognuno si veda in una di queste quattro grandi categorie. Ci sarà chi si ritroverà nella prima, altri nella seconda, sono certo che chi si incazzerà sarà in una delle altre due, di certo c’è però un sistema magistrale che questo sta sfornando perché oramai fuori controllo. La cura sarebbe cominciare ad avere esami su base biennale, perché l’attesa già crea una certa selezione, avere accesso al secondo e (soprattutto) terzo livello a numero chiuso, ed avere come pre requisito indispensabile l’appoggio alla propria candidatura del comitato regionale di appartenenza. Questo dovrà concedere il nulla osta sulla base di un progetto reale, apertura di una nuova società o succursale non una vaga promessa di fare dei corsi qualora ci siano degli iscritti, oppure su una richiesta da parte di qualche società già costituita di un tecnico affiliante. Già questo stroncherebbe la carriera ai praticoni, o quanto meno gliela renderebbe molto difficile, cominciando a dare anche una parvenza di dignità professionale ai tecnici utili, eliminando il volontariato che distrugge una professione, e di certo non l’aiuta.
ANONIMO MAESTRO"

martedì 4 dicembre 2018

LE PARTNER CITY


MI sono sempre chiesto a cosa servissero le partener city sottoscritte dalla FIS con i vari comuni italiani. A tale domanda la mia risposta è stata:” averne un vantaggio per il movimento schermistico italiano e dei club di scherma insistenti nei precitati comuni.”.  Invece, come potete leggere nel testo delle convenzione con uno dei maggiori Comuni Italiani (Torino), nulla di tutto questo.
La convenzione parla di organizzazione di eventi per i quali il Comune metterebbe a disposizione l’impianto sportivo comunale. Nell’accordo non viene specificato se detto impianto venga concesso gratuitamente o semplicemente con una riduzione degli oneri di affitto. Peraltro a beneficiarne sarebbe soltanto la società organizzatrice dell’evento. Nulla è detto sulla disponibilità degli impianti per l’organizzazione di campionati regionali o interregionali, per i quali, a quanto mi è dato sapere, la concessione delle strutture verrebbe effettuata attraverso un canone di affitto: quando va bene ci potrebbe essere una riduzione di tali oneri affittuari. Credo, ma non ci metterei la mano sul fuoco, che i comuni non possano concedere gli impianti in forma assolutamente gratuita poiché detti oneri vanno inseriti nel bilancio comunale come entrate per l’organizzazione di eventi. Su questo argomento, ripeto, non ci metterei la mano sul fuoco, però mi piacerebbe che qualcuno più informato di me mi smentisca o confermi quanto da me scritto.
A me sembra che a guadagnarci sia il Comune e non potrebbe essere diversamente considerata la atavica passività dei bilanci comunali. Quindi oso affermare che questi protocolli non servano a niente, direi che non siano affatto necessari. Peraltro volendoli realizzare sarebbe sufficiente che il Presidente del Comitato regionale, in rappresentanza della FIS, sottoscrivesse in prima persona l’impegno con la città interessata, dando così valenza al Comitato stesso, quale rappresentante della federazione, in sede locale e ciò determinerebbe un sicuro risparmio di risorse economiche non essendo più necessari i  continui  viaggi del nostro “Presidente errante” costretto a girare l’Italia in lungo e in largo per sottoscrivere le convenzioni come se fosse una attività miracolosa. Concludendo direi che queste convenzioni finiscono più per aiutare la permanente e ininterrotta campagna elettorale del Presidente, che costituire un efficace strumento preordinato a portare benefici reali alle associazioni locali che sono, e restano, comunque relegati ad un ruolo assolutamente marginale.
Poi però si chiedono continui sacrifici alle famiglie, ai maestri ed agli atleti, veri sostenitori del movimento schermistico.
Ezio RINALDI



TORINO DIVENTA LA 25ESIMA "CITY PARTNER FIS" - FIRMATO A MILANO L'ACCORDO CON IL COMUNE E CON LA REGIONE PIEMONTE
https://www.federscherma.it/homepage/media/news/14-news/top-news/28988-torino-diventa-la-25esima-city-partner-fis-firmato-a-milano-l-accordo-con-il-comune-e-con-la-regione-piemonte.html

giovedì 29 novembre 2018

APPELLO


La Piazza
L’articolo L’IGNORANZA DEGLI EPITETI” ha avuto, finora, circa 25 commenti i quali, tranne il primo, hanno deviato dalla sua sostanza spostando l’interesse su quanto successo a Berna, gara Gran prix di spada, riversando sul CT dell’arma non convenzionale le insoddisfazioni dei commentatori. Certo di fare cosa gradita ai lettori e considerata la valenza di quanto scritto, raccolgo l’invito di un anonimo frequentatore e lo posto in prima pagina affinché i vari interventi trovino la giusta collocazione.
APPELLO A RINALDI ED AI LETTORI
Se vogliamo innalzare il nostro livello di discussione dobbiamo adottare degli indicatori intelligenti, semplici, sintetici per approfondire e costruire valutazioni solide. Anche se l’argomento è percepito come complicato, è sufficiente utilizzare internet e le statistiche della FIE o della FIS. Inizio col fioretto femminile. Chi vuole analizzare le altre armi?
Dopo il rientro trionfale delle mamme Di Francisca e Batini, il predominio dell’Italia nel fioretto femminile senior come si può spiegare? Con parole molto semplici: gli altri stati non hanno i centri sportivi dei corpi dello stato. L’Italia ha oggi 24 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking FIE di coppa del mondo senior, delle quali 17 nei corpi dello stato e 1 in arruolamento. Nessun altro stato può sostenere questi numeri di partecipanti in coppa del mondo senior. Gli USA hanno oggi 8 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking. E le statunitensi sono campionesse del mondo a squadre nonostante rispetto all’Italia abbiano soltanto un terzo delle classificate nelle prime 150. Chi partecipa alla coppa del mondo senior rappresenta il vertice di una piramide di praticanti di altissimo livello. L’alto livello richiede finanziamenti continui e certi. Le atlete italiane di altissimo livello sono atlete di mestiere, perché sono lavoratrici con contratto da dipendente pubblico a tempo indeterminato. Le fiorettiste italiane senior sono stipendiate dallo stato per praticare la nobile disciplina schermistica. Le atlete italiane di alto livello possono essere arruolate a 17 anni nei centri sportivi dei corpi dello stato. I centri sportivi assicurano economicamente lo sviluppo della fiorettista di alto livello, con tutele previdenziali e assistenziali. Lo dimostrano le maternità di Elisa e Martina. La società di origine e il maestro continuano a provvedere alla qualificazione e formazione tecnica, ma lo stato assicura le tutele previdenziali e assistenziali, le quali durano nel tempo, oltre la carriera sportiva. Entrambe le forme di tutele hanno ad oggetto la tutela della lavoratrice fiorettista in ordine ai rischi inerenti ad eventuale perdita parziale o totale della capacità lavorativa per determinati eventi. La previdenza si realizza mediante mezzi finanziari forniti principalmente dai contributi previdenziali, mentre l'assistenza è assicurata in caso di infortuni, malattie, maternità, inabilità, e altro ancora. Elisa e Martina sono potute così rientrare e vincere. La federazione è unicamente beneficiaria del sistema, non è l’attrice principale e non stanno giocando un ruolo principale. Ma attenzione, le cose stanno cambiando.
L’Italia ha oggi 14 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking FIE di coppa del mondo junior. Delle quali 3 nei corpi dello stato e 1 in arruolamento. Gli Stati Uniti d’America hanno oggi 17 fiorettiste classificate nelle prime 150 del ranking FIE di coppa del mondo junior. Si è invertita la tendenza. Gli USA hanno piazzato 3 fiorettiste nelle prime 8 ai campionati del mondo cadetti 2018, con 1 argento e 1 bronzo. L’Italia 1 bronzo. L’Italia non vince l’oro con le fiorettiste cadette dal 2012.
La federazione riceve ogni anno dal coni quasi 4,5 milioni di finanziamenti sportivi. Ma nessuno parla dei quasi 2,5 milioni di stipendi pagati ogni anno dallo stato per gli atleti schermidori dei centri sportivi dei corpi dello stato. Per non parlare degli stipendi pagati dallo stato per i tecnici dei centri sportivi o messi a disposizione della federazione. La federazione riceve ogni anno tantissimi milioni di finanziamenti sportivi direttamente dal coni o indirettamente dallo stato. I termini efficacia ed efficienza, spesso usati indistintamente come sinonimi, riflettono in realtà due concetti ben distinti. L'efficacia indica la capacità di raggiungere l'obiettivo prefissato, mentre l'efficienza valuta l'abilità di farlo impiegando le risorse minime indispensabili. C'è nella federazione italiana efficienza?
ANONIMO
Ezio RINALDI

domenica 25 novembre 2018

L'IGNORANZA DEGLI EPITETI

Voglio affrontare un argomento che alle orecchie di qualche puritano sembrerebbe sconveniente, in realtà è un epiteto che sovente profferiamo nei confronti di qualcuno, senza conoscerne il significato. Ebbene l’appellativo in questione riguarda il modo di dire “TESTA DI CAZZO”, si avete letto bene!
Su tale espressione Elio RIA, saggista poeta e filosofo, ha scritto un saggio che mi trova assolutamente d’accordo.
Molto spesso usiamo tale espressione più per offendere la persona apostrofata che non per la conoscenza del suo significato, insomma la utilizziamo a sproposito.
Mi è capitato, e certamente alle spalle mi capita ancora, di essere biasimato con il termine anzidetto, ma vale la pena ricordare che essere apostrofati “testa di cazzo” vuol dire che si è persona sciocca e ignorante, senza nessun valore morale. Con tale espressione si paragona il destinatario all’organo genitale maschile, in quanto situato nelle parti basse del corpo ed ha la funzione della minzione e della sessualità; insomma cose che non richiedono grandi capacità, piuttosto una semplice dimestichezza nell’uso.
Generalmente si ricorre a tale stigmatizzazione nei casi di persone presuntuose, caparbie, ignoranti, maleducati, saccenti, incapaci nel proprio lavoro e che credono in ciò che non sono.
Per la mia attività di blogger sono sicuro di essere oggetto della poco piacevole definizione, purtroppo me ne devo fare una ragione, sapendo di non essere simpatico a tutti e di aver calpestato i piedi a più di una persona, ovvero ho sempre detto ciò che penso ad alta voce, rompendo gli schemi di una sottomissione latente ed accettata passivamente.
Con un pizzico di immodestia, ritengo di non essere presuntuoso, caparbio, ignorante, maleducato, saccente ed incapace nelle mansioni a me demandate e soprattutto credo in ciò che sono e non in qualcosa che non mi appartiene.
Se personaggi, la cui posizione al momento è dominante, mi abbiano apostrofato, alle spalle, con una simile definizione, la rispedisco al mittente sapendo che il senso di frustrazione che li pervade li pone su un piano di inferiorità morale ed intellettuale dal quale è difficile risalire.
Ezio RINALDI

giovedì 22 novembre 2018

DOPING TECNOLOGICO: dove eravamo rimasti?

Ritorniamo sull’argomento già trattato, al termine degli scorsi Campionati Italiani di Verona e successivamente nel mese di luglio, in occasione dell’allenamento collegiale in previsione dei Campionati del Mondo di Wuxi.
Come ricorderete, verso la metà di luglio, in occasione dell’allenamento delle sciabolatrici, alcune di esse hanno avuto una conversazione(!?) con il Procuratore federale per alcuni chiarimenti inerenti la vicenda del doping tecnologico. Da allora nulla si è più saputo, tutti con le bocche 
cucite, quindi non si hanno notizie in merito, se non quelle finora conosciute e cioè che la Segreteria della Federazione trasmise alla Commissione SEMI tutta la documentazione inerente il caso, ritenendola per questo l’unica struttura federale preposta ad esaminare e valutare gli aspetti connessi alla vicenda. Mi domando:” allora cosa centra la Procura federale?” Ma è una domanda che rimarrà senza risposta.

Per quanto attiene invece l’atleta che, a dire di molti, si sarebbe avvantaggiata di questo fantomatico sistema di “doping tecnologico”, non possiamo far altro che prendere nota di un avvio di stagione certamente non brillante. I risultati che ha ottenuto in occasione della prima prova Open di Bastia Umbra, dove, pur essendo esentata dai gironi per la sua posizione nel ranking, non è riuscita ad andare oltre un risicato piazzamento nelle prime 32 ed alla prima prova di coppa del Mondo ad Orleans, dove è subito uscita di scena già nel tabellone di qualificazione e per mano di un’altra atleta italiana con la quale negli scontri diretti, alcuni esperti di statistiche dicono, che negli ultimi anni abbia sempre avuto la meglio. Scenario confermato ai campionati italiani U 23 di Belluno dove a dispetto del risultato decisamente migliorato ha dovuto subire nuovamente la superiorità della medesima atleta.
Seguiremo come sempre l’evoluzione della giustizia federale e le vicende dell’atleta “di cui tutti parlano”.
Ezio RINALDI

domenica 11 novembre 2018

SOGNO o.......


La scherma o, meglio, la passione per la scherma riempie tanto la mia vita da imporre la sua presenza anche nei momenti più impensabili: durante il sonno!
Ho sognato, infatti di essere un CT, di godere, come tecnico, di una grande, considerazione da parte del presidente FIS, nonostante, non abbia acquisito alcun merito particolare e non abbia mai formato schermitori di rilievo.
Stupito io stesso della mia posizione, mi guardo attorno per capire come sfruttarla al meglio.
Prima di tutto decido di circondarmi di collaboratori che non discutano le mie scelte, i quali, tenuto conto della grande considerazione di cui beneficio, non potranno e non vorranno mai mettere in ombra la mia persona e il mio ruolo.
Poi (decido) di gratificare un gran numero di “operatori”, per avere una base consistente di sostenitori “interessati”.
Avendo in mente un progetto finalizzato al successo di qualche mio giovane protetto/a, cerco di condividere i meriti acquisiti da altri tecnici per farli miei, alla prima occasione, e di guadagnarmi la stima, l’ammirazione e la gratitudine dei miei protetti/e, di uno/a in particolare, agevolandone con tutti i mezzi il cammino (la carriera). E cavolo! Se no che CT sarei, se non cercassi in tutti modi di rinforzare le posizioni acquisite e di averne qualche vantaggio? Certo, i miei protetti/e sono giovani, “chiusi” da atleti/e più grandi e titolati/e di loro. Nel sogno mi sovviene una soluzione, un modus operandi che arriva tra un raduno e l’altro, che ritengo percorribile e che pochi potrebbero contestare: largo ai giovani!
Prima faccio carte false per far partecipare i miei protetti/e, e di questi uno/a in particolare, a più competizioni possibili (magari, anche ai mondiali universitari…d’altronde, cavolo, ci andranno anche loro all’università). Con tante occasioni, prima o poi, visto che in realtà sono anche abbastanza bravi/e, qualche risultato lo porteranno a casa?
E, caspita, nel sogno sta andando veramente bene. Perché, allora, non cercare di spianare la strada ad almeno uno/a di essi, quello a cui tengo di più, verso l’olimpiade? La strada più agevole sarebbe senz’altro quella dell’inserimento nella squadra assoluti. Ma come farlo/a entrare? Quella attuale ha ben fatto fino ad ora e l’atleta più avanti con gli anni (che avrei potuto mettere fuori) ha conseguito risultati di assoluto prestigio. Quindi come inserire in squadra il mio/a favorito/a? Sacrificando chi? Con quante critiche?
Ma ecco ancora l’idea risolutiva (cavolo sono proprio in gamba, peccato che è un sogno): convoco, guardando al futuro (eh,eh) due giovani, un maschio e una femmina, togliendo dalla squadra due pezzi da novanta, dimostrazione evidente della mia buona intenzione di inserire i giovani per far fare loro esperienza, che non manca certamente agli esclusi i quali, ingenuamente penseranno, per i loro precedenti, di essere al sicuro da “sorprese”.
Ciò fatto non mi resta che sperare nel mio “Culo”, che ha dato fin qui prove egregie, rendendomi protagonista di numerosi successi personali. Se la squadra dove inserisco il mio/a pupillo/a dovesse far risultato…il gioco è fatto! Chi potrà mai criticare il CT di aver dato fiducia alla squadra vincente?
Il tempo c’è, io mi sto preparando da un bel po’ e qualcuno/a grazie alle mie “cure” prima o poi comincerà a rendere meno del solito….beh, mi pare di poter nutrire fiducia.
Dimenticavo, il preparatore fisico, ormai abituato a fare gite gratis, poiché, diciamolo chiaramente, nonostante sia rifiutato da tutti i nazionali l’ho portato dappertutto, comincia a pensare di averne diritto. Ma va bene, in realtà fa parte del mio staff e può essere ancora utile.
Mi sveglio e mi accorgo che era solo un sogno….
Ugo SCASSAMAZZO


martedì 6 novembre 2018

RIDIMENSIONATO MALAGO'


Giovanni MALAGO'
E’ di qualche giorno fa la notizia secondo la quale il Governo abbia inserito nella legge di bilancio una riforma del CONI e che vede MALAGO’ attapirato poiché tale iniziativa, di fatto, svuoterebbe di potere il presidente e l’ente. Infatti lo strumento di controllo in mano al massimo ente sportivo, ovvero la gestione del contributo governativo, il cui importo ammonta a circa 420 milioni di euro, passerà di mano, lasciandogli poco più di 40 milioni per la preparazione olimpica, mentre tutto il resto verrebbe gestito dalla partecipata SPORT e SALUTE spa, i cui vertici saranno nominati dal Governo.
Di fatto le federazioni riceverebbero il contributo necessario alla loro sopravvivenza direttamente dallo Stato per il tramite del costituendo nuovo ente, nel quale il CONI stesso non potrà più metterci piede, grazie a clausole di salvaguardia che impediranno ai dirigenti sportivi di occuparsi ancora di denaro, anche indirettamente (almeno temporalmente).
Sembrerebbe che MALAGO’ stia cercando aiuti presso altri autorevoli personaggi affinché si possa mettere un argine alla iniziativa governativa.
Questi in estrema sintesi i fatti. Alcuni media ritengono l’intervento del Governo sacrosanto ed avrebbero auspicato che detta riforma potesse essere applicata già dal 2018 o, al massimo, dal 2019, invece lo sarebbe dal 2020.  Al di là di qualsiasi opinione che ogni lettore potrà farsi, è d’uopo soffermarsi sul perché il Governo abbia ritenuto necessario tale azione e soprattutto senza concordarla con i vertici sportivi. Si è tanto parlato dell’immobilismo, per esempio, verso l’Atletica Leggera, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti; del disastro relativo al commissariamento della Federcalcio, dove ad un certo punto non si è capito più nulla; del maldestro intervento a protezione di qualche Presidente, autore di modifiche statutarie fatte passare come refusi; delle dimissioni del super procuratore del CONI, Gen. CATALDI; delle candidature di Milano, Torino e Cortina quali sedi per le olimpiadi invernali. Insomma da tutto ciò emergerebbe una gestione autoreferenziale tendente a non modificare lo status quo, peraltro evidenziato dal fatto di concedere ai presidenti in carica che stiano terminando il terzo mandato, o che lo abbiano addirittura superato, la possibilità di un ulteriore quadriennio.
Ebbene, a chi giova tutto questo? A chi giova che lo sport rimanga in questa stagnazione? Perché affidarsi sempre a soggetti che hanno già scritto la storia qualche decennio fa e che sarebbe il caso di lasciarli alle loro incombenze private piuttosto che trasformali sistematicamente nei nuovi traghettatori?
Vale la pena ribadire (lo ha già detto qualcun altro) che lo sport italiano non sopravvive esclusivamente grazie al CONI ed ai suoi sforzi ma più strumentalmente al fatto che la presenza dei Gruppi Sportivi Militari garantisce agli sport di nicchia di essere competitivi a livello mondiale e di vincere medaglie olimpiche. In buona sostanza i dirigenti del CONI e delle varie federazioni avrebbero fatto passare il concetto per il quale il merito dei successi sia da ascriversi alla loro azione.
La realtà ci dice che laddove inizia ad esserci professionismo, lo sport italiano perde competitività. Così è successo per diversi sport: finché gli stipendi statali sono stati competitivi con un mondo sportivo mediamente povero, gli sport di nicchia, e non solo, riuscivano ad essere concorrenziali a livello mondiale. Quando i soldi hanno iniziato a circolare, all’inizio del XXI secolo, l’Italia non è stata più in grado di competere alla pari in campo internazionale. Una siffatta situazione richiedeva un intervento che potesse disciplinare meglio le attività delle varie federazioni ed è in questo senso che va letta l’iniziativa governativa.
Tutto ciò detto devo anche segnalare il fallimento della governance sportiva se si è finito per consegnare lo sport alla politica, badate bene, non allo Stato ma alla politica, perdendo così la propria autonomia, e questo potrei definirlo, anzi lo definisco tragico. Lo sport indipendente dalla politica unisce le varie anime, senza distinzioni di colore o di partito ma da ora in poi, qualora il provvedimento venisse approvato, ma non ho dubbi che lo sia, potrebbe non essere più cosi: chi vivrà vedrà. Prendiamo atto che il presidente del CONI, in futuro, non potrà più operare come nel passato e questa forse è la nota positiva della riforma.
Ezio RINALDI

lunedì 29 ottobre 2018

NON SE NE PUO' PIU': lo sfogo del Maestro TORAN


Dalla pagina facebook del Maestro Giancarlo TORAN riporto il suo sfogo relativo alla gara satellite di Antalya in Turchia.
21.10.2018 alle 19:07
Ancora un podio, un argento, per Marta Cammilletti, che ad Antalya, in Turchia, ha partecipato ad una prova di coppa del mondo satellite. Un argento che lascia però l’amaro in bocca. Come restereste se vi venisse comunicato dalla Fie, un attimo prima di iniziare, che le regole della gara cui partecipate, con sacrificio economico personale, saranno cambiate in modo sostanziale, e per voi mai sperimentato, nella parte finale della gara? 
La storia è questa: la Fis chiede a Marco Malvezzi la cortesia di portare ad Antalya un apparecchio da testare, in cui il bersaglio non valido è abolito. Da testare, non da utilizzare in gara. Ed invece, incredibilmente, è quello che succede: e neanche per tutta la gara, così da orientarsi almeno un po’, ma solo nella parte finale, il tabellone dei primi otto.
A niente sono servite le proteste. Marta ha iniziato vincendo tutti gli assalti del suo girone e poi, con distacchi abissali, tutti gli assalti di diretta, fino alla finalissima. Qui si è trovata di fronte un’avversaria alta due metri – la vedete nella foto, è l’olandese Rentier – che ha sfruttato alla perfezione le nuove regole, che favoriscono sfacciatamente chi è più alto, e i comportamenti che dal punto di vista della convenzione sono scorretti: immaginate di fare una bella parata e risposta, che va però in bersaglio non valido, mentre l’avversario tira dentro, e fa un punto che altrimenti sarebbe annullato.
Ci siamo quasi assuefatti, con gli anni, a questo modo per me inconcepibile di operare. Si inventano nuove regole, che modificano sostanzialmente o capovolgono le regole dell’arma (si pensi alla definizione di attacco nel fioretto, o alla passività nella spada), e le si impongono senza la necessaria sperimentazione: che si fa, ma in corso d’opera, e sulla pelle di chi ha speso fior di quattrini per andare a fare una gara importante e costosa, all’estero, e si trova a dover affrontare un gioco stravolto, cui non ha potuto prepararsi.
Non riesco a comprendere la logica sottostante queste decisioni, che mi sembrano aberranti. Si vuole forse accelerare verso l’arma unica? Cosa resta del fioretto originario?
Spero che la nostra Federazione si opponga con decisione a questo modo di fare, nell’interesse della scherma. Non se ne può più.
Ecco, parto dalla speranza del Maestro, il quale vorrebbe che la Federazione Italiana scherma si opponesse a questo tipo di decisioni, prese sulla pelle degli atleti, decisioni assunte dalla FIE, per rilevare come i nostri rappresentanti all’interno del massimo organismo mondiale di scherma non siano evidentemente tenuti nelle debite considerazioni  pur occupando tutti i posti disponibili nelle varie commissioni e nel Bureau,  e non assicurano di certo sufficienti garanzie ai nostri atleti  ove impegnati in gare internazionali.
Nel direttivo FIE vi è anche il Presidente FIS, già vice presidente dell’organismo, ma, evidentemente in forte calo di autorevolezza e nel potenziale ruolo di influenser della politica internazionale.
Mi dicono che sia stata inviata una lettera alla Federazione mondiale ma che sia rimasta lettera morta. Ciò dimostrerebbe, se ce ne fosse ancora bisogno, la china politica internazionale di Scarso. Può darsi che mi sbagli, ma sarà il tempo a dirlo, intanto registro ciò che è accaduto sulla pelle delle atlete.
A questo punto mi sorge un interrogativo, A cosa servono allora gli accordi internazionali sottoscritti dalla FIS con le altre federazioni?  Quale è lo scopo? Se stipulo un accordo/convezione con un partner è perché oltre a dare devo riceverne un beneficio. Nel caso specifico i partner della FIS che benefici ci assicurano? E la FIS cosa offre loro? Tutti i viaggi del presidente per le varie destinazioni planetarie a che servono?  Se questi accordi fruttano un consenso politico in favore di Scarso in ambito FIE , per assicurargli la riconferma nel massimo Organismo mondiale, quali sono i benefici che in tale ruolo egli riesce ad assicurare alla nostra federazione? 
Ma se stipulare accordi ed entrare nel bureau dà questi risultati sarebbe bene che il Presidente FIS se ne restasse a casa per cedere il passo a chi potrà fare meglio di lui (non sarebbe nemmeno tanto difficile). E’ mio parere che ormai si vada in giro a distribuire riconoscimenti, la maggior parte dei quali serve forse solo a fare propaganda allo scopo di riuscire a conservare la poltrona.
Si, hai ragione Maestro TORAN: non se ne può proprio più e spero che il mondo della scherma ne voglia prendere atto.
Ezio RINALDI


lunedì 22 ottobre 2018

LE REGOLE DEGLI AMICI

Legnano
Legnano, gara nazionale cadetti di spada maschile, atleti da tutta la nazione, organizzazione impeccabile, come sempre, il tutto unito a fatti strani.
La gara, che si sviluppava su due impianti, il palazzetto e un tendone, per consentire di avere il numero di pedane necessarie alla competizione, vedeva anche un severo metodo di rilascio dei pass, onde evitare la presenza di accompagnatori selvaggi che fluttuavano ovunque e affollare inutilmente il parterre.
A rilasciare i pass si trovava il preposto federale, che con la consueta serietà verificava se la persona che chiedeva l’innovativo braccialetto da indossare al polso appartenesse alla lista degli aventi diritto, cioè gli istruttori.
Curioso come su quella lista siano comparsi anche personaggi che non solo non sono istruttori, ma nemmeno dirigenti, e guarda un po’ nemmeno tesserati alla federazione. Eppure sono stati visti aggirarsi per le pedane con tanto di bracciale al polso.
Ovviamente i dettagli li dobbiamo omettere, e così anche le foto che li vedono per nulla trafelati aggirarsi in gara, come se nulla fosse, perché non abbiamo intenzione di chiacchierare di lui, lei e loro, quanto del fatto che nonostante si fosse stretta la morsa dei controlli per gli accessi, questi invece comparissero nella lista degli aventi diritto, come se le regole per certi amici, si potessero addolcire.
Perciò in nome della trasparenza, chiediamo che la lista degli aventi diritto ad entrare nel parterre, venga pubblicata a inizio stagione, con l’obiettivo di essere sempre più consapevoli dei diritti e anche dei doveri di ognuno, beninteso che per entrare nel parterre, potrebbe bastare essere in possesso del tesserino di tecnico federale, per poterlo esibire senza dover richiedere fantomatici braccialetti o altro a ogni gara. Ma è un uovo di Colombo così semplice che metterebbe in crisi be più di un organo o personaggio che invece ama gestire certe regole con più rilassatezza.
Ugo SCASSAMAZZO

martedì 16 ottobre 2018

IL TRIONFO DELLA VERITÀ 2.0


Cari amici, lettori e frequentatori della “PIAZZA”, ricordate l’articolo https: // piazzadellascherma.blogspot.com/2014/05/fiabe-balle-e-tasse.html, a firma di Antonello FILECCIA?
 Il pezzo fu “privatamente” contestato dal Segretario Generale FIS Marco CANNELLA, il quale, sebbene da me garantito nel suo diritto di replica,  preferì  tacere e sporgere querela per diffamazione nei miei confronti e nei confronti dell’autore del pezzo.
 In data 20 ottobre 2016 il GIP del Tribunale di Roma, su proposta del Pubblico Ministero e contro l’opposizione del querelante, ha archiviato il procedimento a mio carico ritenendo la querela infondata.
I medesimi fatti sono stati oggetto di un secondo procedimento che mi ha visto nuovamente indagato del reato di diffamazione in concorso con il dott. Fileccia; anche in questo caso il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione per insussistenza del reato ma Cannella ha proposto nuovamente opposizione e in data 19 settembre 2018 si è svolta una nuova udienza dinanzi ad un nuovo Giudice che, oggi, 15 ottobre 2018, ha comunicato il secondo verdetto: Detto provvedimento ha attestato, se mai ve ne fosse bisogno, l’assoluta liceità di critica ma soprattutto che i fatti citati nel pezzo di Fileccia sono stati ritenuti STORICAMENTE NON CONTESTATI. Ciò significa, in altri termini, che i fatti descritti rispondevano al vero.
Da varie indiscrezioni ho appreso che in itinere potrebbero esserci altre denuncie/querele sia a mio carico che verso il Blog,  ma considerato che gli articoli pubblicati sulla piazza sono sistematicamente sottoposti alla vaglio di persone altamente qualificate ancor prima della loro pubblicazione,  suppongo che gli esiti di eventuali  querele potrebbero essere uguali ai precedenti, cioè l’archiviazione.
Mi domando invece : è mai possibile che con tutti gli esperti giuridici di cui dispone la FIS, oltre al consulente legale, Cannella si è comunque determinato a sporgere l’inutile querela? 
Da parte mia ho atteso l’emissione dei provvedimenti in modo assolutamente sereno, conscio del fatto di essermi sempre comportato correttamente a dispetto di coloro  continuano a indicarmi come il male oscuro da eliminare a tutti i costi. 
E questa seconda archiviazione  sopraggiunge al momento giusto  in quanto mi dà la carica e la forza per continuare nella direzione intrapresa alcuni anni fa.
Altra riflessione che faccio: invece di sporgere inutili denunce e querele perché non accettare un confronto aperto sulle varie tematiche portate alla luce da questa “PIAZZA”? E se non si vuole scendere nell’agone del blog, perché non convocare una assemblea Straordinaria per discutere su tutto ciò che ieri ed oggi viene contestato dai tesserati? Di cosa si ha paura?
Ribadisco un concetto ed un valore fondamentale che sorregge questo BLOG:” Chi vuole contestare quanto viene pubblicato qui si comporti da vero sportivo  e come tale accetti il  pubblico confronto; prenda in mano la “penna”  e dia  voce alla propria opinione in modo libero e democratico, così come ho sempre auspicato, su questa piazza che è sempre stata e continuerà ad esserlo, aperta a tutti!
Ezio RINALDI