venerdì 13 luglio 2012

AUTONOMIA ED INDIPENDENZA


Prendo spunto per scrivere questo articolo da una  scambio di idee che alcuni giorni fa ho avuto con un carissimo amico ed ex compagno d lavoro (egli è ancora in servizio);   tra le chiacchiere che simpaticamente ed amabilmente  si sono  sviluppate si è parlato di colleghi più o meno furbi o più svegli degli altri; di uno di questi il mio interlocutore ne dava la definizione di un soggetto che nell’ambito professionale agisce da indipendente. Ho provato a spiegare che molto probabilmente il soggetto in questione si era creato una situazione lavorativa che lo portava ad essere autonomo; che gli era stata data la possibilità di gestire autonomamente il proprio lavoro, ma che comunque ne rispondeva alle superiori autorità. In realtà il collega voleva dirmi che questa persona si fa i cavoli suoi e nessuno gli dice niente. Ho provato a spiegare la differenza tra autonomia ed indipendenza e si è subito accesa una discussione che si sarebbe protratta a lungo se non avessi tagliato corto. Ecco allora che vorrei sottoporre alla vostra attenzione  una breve ricerca svolta sulle  citate definizioni, che ritengo interessante non solo da un punto di vista culturale, ma esaustiva nell’espressione più ampia dei due termini (autonomia – indipendenza).
AUTONOMIA  dal gr. αὐτονομία

In linea generale, con l'espressione autonomia  si vuole indicare un definito grado di libertà e indipendenza di un soggetto nell'esercizio di determinate attività politiche o giuridiche.
Il principio di autonomia assume rilievo in relazione a soggetti in rapporto tra loro anche di equiordinazione mentre l’indipendenza presume l’assenza di un tale rapporto e l’attribuzione di funzioni da svolgere  senza condizionamenti.

In senso ampio, è la  capacità e facoltà di governarsi e reggersi da sé, con leggi proprie. Con riferimento a Enti ed Organi dotati di autonomia, è il diritto di autodeterminarsi e amministrarsi liberamente nel quadro di un organismo più vasto, senza ingerenze altrui nella sfera di attività loro propria, sia pure sotto il controllo di organi che debbono garantire la legittimità dei loro atti; in particolare, con riferimento a enti pubblici si distinguono: una autonomia normativa,  consistente nel diritto di emanare norme proprie; una autonomia finanziaria, come facoltà di stabilire da sé le entrate e le spese; una autonomia  di bilancio, che comporta l’esistenza di un bilancio proprio; una autonomia di gestione, come facoltà di dirigere da sé la propria attività, almeno sotto l’aspetto tecnico.  In filosofia, autonomia etica (o assol. autonomia), il potere del soggetto (privato o pubblico )di dare a sé stesso la propria legge.
Le persone giuridiche dotate di autonomia sono tradizionalmente distinte in pubbliche e private: le prime perseguono interessi pubblici, mentre le seconde perseguono interessi di carattere privato. Le associazioni possono avere caratteristiche e finalità di tipo culturale, assistenziale, ricreativo, sociale, ambientale, sportivo ecc. In generale, si parla di associazione definendo un organismo unitario, formato da almeno 2 o più soggetti, che viene considerato dall'ordinamento soggetto di diritto, dotato di propria capacità e distinto dagli stessi individui che lo compongono. L'elemento caratterizzante e più rilevante (sotto il profilo socio-economico) dell'associazione è dato dall'autonomia patrimoniale perfetta per quelle riconosciute ed imperfetta per quelle non riconosciute.

Autonomia patrimoniale perfetta significa che il patrimonio dei componenti è separato da quello dell'ente e che delle obbligazioni risponde sempre e soltanto il patrimonio dell'ente e non quello degli associati Autonomia patrimoniale imperfetta significa che alcune figure associative prevedono una responsabilità di alcuni o tutti partecipanti per i debiti dell'associazione.

Negli ordinamenti statali tra le persone giuridiche private si annoverano le associazioni e le fondazioni riconosciute nonché le società per azioni e le altre società commerciali dotate di personalità giuridica
L’autonomia negoziale

L'autonomia è una specificazione del più generale principio dell'autonomia privata: essa è il potere che l'ordinamento riconosce ai privati di autoregolamentare i propri interessi personali e patrimoniali mediante negozi giuridici (art. 1322 c.c.).
Ha un ampio significato, essa va intesa come libertà di concludere o meno il contratto, scegliere la persona del contraente, stabilirne il contenuto e concludere contratti atipici, che sono i contratti non previsti e regolati dalla legge [Contratto]. Il principio dell'autonomia stabilito dall'art. 1322 c.c. in altre parole, riconosce ai singoli una sfera di autonomia, entro la quale i privati possono decidere autonomamente come regolare i propri interessi a mezzo di negozi, coi quali l'ordinamento attribuisce ai singoli la facoltà di creare nuove norme che vincolano le parti.

I limiti entro i quali l’autonomia  è riconosciuta dal nostro ordinamento sono: il rispetto delle norme imperative, dell'ordine pubblico e del buon costume.
L’autonomia patrimoniale

È l'autonomia del patrimonio di una persona giuridica rispetto a quello dei suoi componenti.
Conseguentemente, i beni della persona giuridica appartengono ad essa e non ai singoli partecipanti: ciò significa che i creditori dei singoli partecipanti non possono rivalersi sul patrimonio dell'ente.

L’autonomia politica pubblica
Costituisce la forma più alta di  autonomia ed indica la libertà di un Ente nell'individuazione e nella determinazione dei fini (cd. scelte politiche) che la comunità sociale, dei cui interessi l'ente è portatore, intende perseguire. Riferita agli Enti originari (Stato) tale forma di autonomia  è sinonimo di sovranità. Con riferimento agli enti derivati (enti territoriali) indica il maggiore o minore grado di autodeterminazione di cui godono tali enti.

Autorità indipendenti Soggetti o enti pubblici, istituiti con legge e dotati di particolari competenze tecniche, che esercitano in prevalenza funzioni amministrative, di regolamentazione e di controllo in settori considerati tanto delicati (tutela della concorrenza, del risparmio, della privacy, del pluralismo dell’informazione ecc.) da esigere una peculiare posizione di autonomia e di indipendenza nei confronti del governo (e del parlamento).
Nonostante non siano riconducibili a un archetipo, o a un modello di carattere generale, le Autonomie presentano alcuni tratti comuni, come l’autonomia organizzativa e regolamentare, che varia di intensità (solo alcune sono dotate di personalità giuridica, per es. la Commissione di garanzia del diritto di sciopero), e la potestà normativa, sanzionatoria e talvolta quasi giurisdizionale (per es., nel caso dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato). Inoltre, esse sono caratterizzate da un regime particolare di incompatibilità e da peculiari regole di garanzia, volte a evitare interferenze di natura politica (per es., assicurando che l’incarico dei componenti abbia una durata indipendente da quella della legislatura e riservando le procedure di nomina dei vertici delle a. ora al parlamento ora al presidente della Repubblica).

L'autonomia statutaria delle Regioni ordinarie è riconosciuta dall'art. 123 Cost., così come novellato dalla L. cost. 1/1999 che ha riconosciuto allo Statuto (approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti) natura di vera e propria legge regionale. La riforma costituzionale approvata con L. cost. 3/2001 ha lasciato inalterata la formulazione del vigente art. 123 Cost. salvo l'introduzione di un ultimo comma che prevede l'istituzione del Consiglio delle autonomie locali.
CONCETTO FILOSOFICO

A partire da Kant, il concetto di autonomia individuale rappresenta uno dei temi centrali della filosofia. L’autonomia come auto-governo è, secondo Kant, una proprietà della volontà  caratterizzata da due idee fondamentali: (1) gli esseri razionali sono guidati da quei principi che derivano dall’esercizio della ragione e (2) l’agire razionale è l’unica fonte dei principi normativi, quindi dei principi morali.

Nonostante la concezione kantiana sia stata rivisitata, ampliata ed anche aspramente criticata, rimane il più importante punto di riferimento del dibattito sull’autonomia. La discussione contemporanea è incentrata soprattutto sul concetto di “libertà” .
'Autonomia' significa facoltà di darsi delle norme cui uniformare i propri comportamenti; 'eteronomia' significa ricevere tali norme dall'esterno, in particolare da soggetti che detengano, o ritengano di detenere, potere normativo .È questa una distinzione classica e molto importante. In filosofia morale e giuridica il binomio autonomia-eteronomia è stato spesso adottato come criterio decisivo per distinguere fra morale e diritto: secondo Kant la norma morale promana dalla coscienza di ognuno e possiede un motivo assoluto e categorico (il dovere per il dovere), mentre la norma giuridica promana dall'esterno e possiede un motivo empirico nonché ipotetico e strumentale (il mezzo per il fine: v. Kant, 1785 e 1797). In filosofia politica, e in scienza politica, un concetto centrale è quello di autodeterminazione, cioè di autonomia normativa appartenente di fatto o di diritto a popolazioni identificabili, che sono libere da interferenze esterne o rivendicano tale libertà.
Ancora una volta è evidente che le stesse parole vengono usate per designare concetti diversi o rapportandosi a contesti diversi. Il fatto che la morale di un popolo consti di norme nate da bisogni concreti avvertiti dalla generalità o da gruppi specifici, trasmesse socialmente e mutevoli nel tempo, può condurre a definirla eteronoma se si considera il processo formativo e, soprattutto, interpretativo e comunicativo di tali norme; ma non impedisce che sia definita autonoma, se ci si concentra invece sul processo di interiorizzazione, accettazione e obbedienza 'convinta' dei membri di quel popolo. Il contratto è una forma di autonomia normativa se si considerano i contraenti insieme, come un unicum; se invece si considerano i contraenti separatamente e si analizza l'interazione contrattuale, ipotizzando, ad esempio in chiave utilitaristica, che ciascuno tenda a massimizzare il proprio interesse, si può ritenere che esso sia il frutto di reciproche opposizioni e concessioni, cioè eteronomo. Altrettanto dicasi per l'autodeterminazione di un popolo: si tratterà di autonomia se si considererà quel popolo come un'unità in contrapposizione ad altri popoli e, invece, di eteronomia se si considererà quel popolo nelle sue articolazioni e le sue norme appariranno come frutto di un negoziato fra i suoi singoli membri o di imposizione.

Ora trattiamo l’ INDIPENDENZA
L’indipendenza è la condizione di chi o di ciò che è indipendente, riferito sia a stato o nazione, sia a persona, sia a cose, fatti, ecc.:.; popoli che lottano per la propria indipendenza.; guerre dell’indipendenza italiana (e prima, seconda, terza guerra d’i.), quelle combattute dagli Italiani e dai loro alleati contro l’Austria durante il Risorgimento; guerre per l’i. americana; dichiarazione d’i. americana, redatta da T. Jefferson e approvata il 4 luglio 1776; indipendenza di pensiero, di opinioni; indipendenza  di giudizio; indipendenza  di un fatto da altri. Con riferimento a persone singole, s’intende in genere la libertà da uno stato di soggezione, anche economica, o una condizione non subordinata e comunque autonoma

Come si può notare c’è molto meno materiale per definire l’indipendenza, e ciò ritengo dipenda dal fatto che da sempre si è inteso l’indipendenza come una autonomia, ma sono due cose molto diverse. Comunque mi sembra chiaro anche questo concetto, ancorchè enunciato in poche righe.
Quindi in conclusione per autonomia si intende «la capacità di governarsi da sé, sulla base di leggi proprie, liberamente sancite»;

per indipendenza si intende «la condizione di chi non dipende da altri» e presuppone l’assenza anche di un rapporto di equiordinazione con altri soggetti e l’attribuzione di funzioni da svolgere senza condizionamenti.
Ora vi chiederete: ”Come mai la pubblicazione di questo articolo?” La risposta come potete immaginare è semplice: ho voluto chiarire al mio amico ed ex compagno di lavoro, in forma pubblica, i due concetti. Poi però si è fatta strada una domanda: può esserci qualche analogia con il mondo schermistico? A voi la risposta.

Ezio RINALDI

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