La medicina dello sport si occupa delle patologie derivanti
dall’attività sportiva, anche a livello preventivo.
Essa ha ormai assunto un ruolo indispensabile nella preparazione degli atleti
professionisti che hanno spesso uno staff medico sofisticatissimo, composto
oltre che dal medico dello sport, anche dietologi, psicologi, fisioterapisti ed
ortopedici. In tale contesto è da rimarcare come nei momenti di esaltazione
delle vittorie il settore è quasi sempre visto ai margini dei vari trionfi.
Dalla
prevenzione alla preparazione atletica passando per la lotta al doping,
l’apporto del settore medico della F.I.S. è stato sicuramente significativo ed
indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi finali: le vittorie.
L’articolo sottostante, ripreso dal periodico
LA SCHERMA organo ufficiale della F.I.S. – n.1 anno 2003 - a firma del
Dr. FIORE, ne è la testimonianza e sono particolarmente felice di riproporlo
poiché è a tutt’oggi attuale e potrebbe rappresentare uno strumento indicativo
per gli operatori societari (dirigenti, tecnici, atleti).
“ LO SCHERMIDORE E LA CILINDRATA
La scherma è una disciplina molto complessa, sotto tutti i punti di
vista. Abbiamo già detto in varie occasioni come le qualità fisiche, mentali,
tecniche e tattiche si intreccino in ogni atleta in modo talora misterioso: da
questo cocktail, la cui ricetta siamo ben lungi dall’aver compreso appieno,
emerge lo schermidore di alto livello.
Il discorso sulla necessità di disporre di schermidori sempre più
preparati, mi dà modo di affrontare proprio l’argomento della preparazione
fisica nella scherma, ce di fatto rappresenta l’aspetto di gran lunga meglio
inquadrabile scientificamente, forse l’unico al quale si può dare una valenza
di oggettività.
Ho già accennato in svariate occasioni a quelli che rappresentano a
mio avviso i principali problemi della scherma, in riferimento al discorso
della preparazione fisica, o atletica che dir si voglia: la mancanza di studi
sperimentali veramente definitivi, relativi al profilo funzionale dello schermidore.
E’ diffuso nel mondo della scherma un numero molto vasto di
metodologie di allenamento estremamente diverse tra loro, utilizzate tuttavia
da atleti comunque vincenti.
Un errore di fondo, che tuttora qualcuno commette nel definire la
Scherma sotto il profilo funzionale, consiste nel prendere in considerazione
solo i gesti tecnici più rilevanti, la maggioranza dei quali è
caratterizzata da movimenti il più
rapidi ed esplosivi possibile.
Un esempio lampante in tal senso: l’affondo, gesto tecnico nel
quale lo schermidore deve obbligatoriamente esprimere la sua massima
esplosività muscolare.
Si tratta peraltro di un movimento che, sotto il profilo metabolico,
è definibile come un’attività anaerobica alattacida, poiché il “carburante”
utilizzato per la sua effettuazione è rappresentato dalla fosfocreatina
muscolare, sostanza immagazzinata nei muscoli, la ci utilizzazione non
determina la produzione del famoso e tossico acido lattico.
Ciò non significa tuttavia che la scherma in senso lato sia una
disciplina anaerobica alattacida.
Un assalto di scherma e una gara nel suo complesso, sono infatti
caratterizzati da numerosissime fasi nelle quali l’intensità dell’impegno
metabolico muscolare è medio-bassa, o addirittura, come nelle pause, nulla: nel
corso di queste fasi il meccanismo energetico predominante è dunque in
prevalenza aerobico, quello cioè basato essenzialmente sulle qualità
cardio-respiratorie dell’atleta.
Ciò condiziona il rendimento di uno schermidore, poiché l’efficienza
del suo recupero, dopo azioni estremamente esplosive, è condizionata proprio
dalle sue qualità aerobiche: in sostanza la sua “cilindrata”.
Questo discorso è tuttavia valido in modo variabile a seconda dell’arma
che prendiamo in considerazione, perché la graduale ma costante evoluzione
delle tre armi le sta differenziando sempre più sotto il profilo metabolico,
complicando le cose non poco.
Spada, sciabola e fioretto sono per molti versi ancora discipline
non perfettamente conosciute dal punto di vista fisiologico, poiché manca, ad
esempio, uno studio aggiornato sui tempi di gara, che rappresenta il
presupposto di partenza indispensabile per il corretto inquadramento funzionale
di una attività sportiva.
Quel poco che c’è nella letteratura scientifica sull’argomento,
evidenzia tuttavia come gli atleti delle tre armi si stiano progressivamente
differenziando dal punto di vista funzionale e antropometrico.
Si va peraltro determinando, di fatto, anche un’evoluzione nelle
metodologie di preparazione atletica, che stanno diventando sempre più
specifiche per le tre armi.
La spada ad esempio, si configura come una specialità
caratterizzata da tempi di azione più lunghi rispetto al fioretto e alla
sciabola. Nel corso degli assalti, tuttavia, l’impegno muscolare è mediamente
meno elevato e dunque sostenuto da meccanismi energetici più orientati in
chiave aerobica.
E’ superfluo peraltro sottolineare come anche nella spada si
presentino delle fasi assolutamente esplosive, in cui è determinante il ruolo
svolto dai metabolismi energetici anaerobici, che a loro volta vanno allenati
con cura.
Tuttavia, preparare la “cilindrata” dello spadista anche mediante
sistemi di allenamento aerobici non rappresenta più, come in passato, un motivo
di scandalo, sulla base dell’affermazione che tali lavori potessero in qualche
modo “rallentare” uno schermidore.
Ciò non significa ovviamente che uno spadista debba impostare la propria
preparazione come un maratoneta, ma nemmeno che debba boccheggiare dopo una mezz’oretta
d corsa lenta.
Diverso è il discorso della sciabola, nella quale sono determinanti
soprattutto l’esplosività muscolare e la capacità di ripetere più volte tali
gesti esplosivi, ovvero la resistenza speciale.
Il prototipo di allenamento dello sciabolatore si avvicina sempre
più a quello dello sprinter, così come peraltro l’insieme delle sue
caratteristiche antropometriche. Lo sciabolatore deve lavorare anche sulla
forza, dunque, per migliorare le sue qualità fisiche e le sue performances.
Il fioretto si colloca in questo discorso come una via di mezzo tra
le due specialità: il fiorettista deve possedere in grado medio un po’ tutte le
qualità sopra accennate, inserendo nei suoi programmi di preparazione sia
lavori aerobici che lavori di forza, finalizzati al miglioramento delle sue
prestazioni esplosive. Tutto ciò non deve ovviamente andare a scapito dell’agilità
e della scioltezza dei movimenti, attributi indispensabili per un fiorettista.”
Ezio RINALDI
Nessun commento:
Posta un commento