giovedì 14 luglio 2016

CONVOCAZIONI E REGOLE

5 ore fa · 
SCHERMA “VOGLIO DIRE LA MIA”
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oggi senza nessuna polemica, ma con un velo di tristezza devo riconoscere che questa Federazione Italiana Scherma non aiuta le piccole società e soprattutto quelle di periferia, senza la quale la scherma non la conoscerebbero né tantomeno la vedrebbero e toccherebbero con mano, ufficializzo questo sfogo nella consapevolezza che “qualcuno lo cavalcherà per scopi politici”, altri rimarranno indifferenti, altri ancora diranno “però ha ragione” con l’omertà di non volersi esporre più di tanto, “per non essere vessati”, non approvo ma vi posso capire, so che cosa vuol dire essere vessati.
Sono state diramate le convocazioni per gli azzurrini, nel sito non sono pubblicate, da voce di corridoio si conoscono i nomi, poco importa, un dato è certo esiste un criterio e se il criterio c’è deve essere rispettato.
Una cosa mi fa male, dubitare che qualche convocazione è frutto di politica federale, o ne possa dare la sensazione, come dire… chi ha il potere lo esercita per come meglio crede, finchè dura nessun problema, noi ci saremo e continueremo “umilmente a fare il nostro lavoro” ci incontreremo già ad ottobre sulle pedane di tutta Italia, cercheremo di lottare, anche se tante volte lotti e sai già di essere sconfitto, troppe volte siamo usciti fuori da una diretta 14/15 lo abbiamo accettato perché il giudizio del Presidente di Giuria è sovrano, ma siamo stanchi, ricordatevelo.
Concludo dicendo che nonostante tutto, nella sciabola rimaniamo i più vincenti in Sicilia, i fatti dicono questo!!!

Sarò sicuramente accusato di cavalcare a scopi politici lo sfogo del Prof. VULLO, ma sono certo che i lettori non potranno non condividere le riflessioni che seguono.
Spessimmo sento dire che quando ci sono in ballo i piccoli atleti sia necessario porre molta attenzione: pensiero sacrosanto! Ma credo anche che tutti gli atleti meritino eguale considerazione, poiché ognuno di loro, nell’ambito della propria realtà, ritiene di dover essere rispettato. Certo i piccoli sono anime innocenti ed il loro candore non ammette mezze misure. Per loro le regole sono fonte di insegnamento e se non gliele sappiamo spiegare i danni, negli a venire, saranno irreparabili. In altre parole potremmo incorrere nel grave errore di spiegare che le regole sono come l’elastico: vanno applicate a seconda delle circostanze e di chi le deve subire.
I ragazzi vivono la loro attività sportiva-agonistica in funzione di un traguardo gratificante che è la convocazione a far parte degli azzurrini. In altre parole per essi essere chiamati agli azzurrini è come far parte della nazionale giovani o di categoria.
Dallo sfogo del Prof. VULLO emergono alcune cose:
1.    Sembra che non siano state rese note le convocazioni;
2.    Sembra che non siano stati applicati i dettami che regolano le convocazioni;
3.    Sembra che qualche chiamata sia frutto di scelte politiche.
Al di là dei “sembra” pare proprio che chi ha fatto finale ad otto non sia stato convocato; chi ha subito un “nero” per aver insultato qualcuno, sia stato chiamato; qualcun altro, pur occupando una posizione di prestigio nel rank di categoria, non sia stato convocato per aver tenuto, in qualche circostanza, un comportamento meritevole di sanzione. In quest’ultimo caso pare che già, in precedenti occasioni, per la stessa sanzione abbia saltato le chiamate ad alcuni allenamenti.
Insomma pare proprio che siano stati adottati “due pesi e due misure”. La cosa non mi meraviglia più di tanto poiché è da diverso tempo che rappresento tale discutibile applicazione delle regole. Non intendo strumentalizzare lo sfogo del Prof. VULLO, mi preme invece rivolgere un invito ai vertici federali per un controllo credibile sull’applicazione delle regole, affinché i ragazzi non perdano la fiducia nelle Istituzioni.

Ezio RINALDI

2 commenti:

  1. Lungi da me entrare nel vivo della polemica, non avendo gli elementi per giudicare con serenità le ragioni dell'una e dell'altra parte. In virtù anche del fatto che non avendo ancora pubblicato ufficialmente le convocazioni, la Federazione potrebbe anche applicare un imprevisto cambio di rotta che renderebbe puro esercizio stilistico qualsiasi dissertazione contraria.
    Quello però che mi ha colpito di questo intervento è la frase "le regole sono come l’elastico: vanno applicate a seconda delle circostanze e di chi le deve subire. ".
    Prima di tutto che cosa è una "regola"? Mi viene in aiuto la definizione del dizionario Garzanti, tralasciando ovviamente del declinazioni a noi non utili quali quella di "regola religiosa" o "regola grammaticale" :
    "qualsiasi formula che prescriva ciò che si deve fare in un caso determinato o in una particolare attività; norma: attenersi alla regola; contravvenire alle regole di comportamento; questo non fa regola, non può servire da norma |fare qualcosa con tutte le regole, secondo le regole, con estrema diligenza |è buona regola, è buona consuetudine, è opportuno |per (tua, sua ecc.) norma e regola, per (buona) regola, espressioni che rafforzano una affermazione, di solito in tono risentito: io, per tua buona regola, non offendo nessuno dim. regoletta, regolina, regoluccia"
    La regola altro non è che una norma condivisa da più persone, fossero essere parte della società o di un gruppo più circoscritto come può essere una Federazione.
    Le regole sono un linguaggio comune, tramite il quale possiamo interpretare un evento o una situazione in maniera univoca per tutti. Nel momento in cui accettiamo di fare parte di quel gruppo che si è dato quella regola, l'accettiamo come parte della scelta. In maniera imprescindibile e senza condizioni. Se la regola non ci piace, o decidiamo di non seguirla, e chiaro che implicitamente siamo fuori da quel contesto associativo.
    Dire che le regole si subiscono la trovo una autentica violenza, perché non si può subire qualcosa che si condivide. Se la regola condivisa vuole che l'attacco abbia ragione sulla difesa, io l'accetto, non la subisco. Semmai subirò la stoccata, ma non la regola.
    Allora a questo punto sovviene il dubbio che le regole in realtà non siano poi così chiare, ma volutamente lasciate lacunose in alcuni passaggi, proprio allo scopo di dare la possibilità a chi ha il potere di farle applicare di avere ampi margini di discrezionalità, al fine di poterle interpretare di volta in volta come meglio ritiene opportuno, pur non apparendo mai di fatto fuori da quella regola, per cui implicitamente mai fuori dal contesto associativo che si è dato quella regola.
    Ma chi è che ha il potere di applicarle? Il custode, anche lui persona innalzata a quel ruolo dalla società che si è data ed ha condiviso quella regola. Egli avrebbe però il compito di farsi solo garante della sua applicazione, non protagonista della sua interpretazione. Quest'ultima prerogativa dovrebbe tornare al gruppo che compone la società, che di comune accordo dovrebbe decidere per una interpretazione univoca, che nuovamente valga per tutti nello stesso modo, investendo il custode di provvedere a farsi garante della loro volontà comune.
    Sarà poi compito del custode della regola farla valere con imparzialità la dove l'interpretazione data sia contraria ai desiderata di qualche persona a lui vicina, oppure favorevole a chi gli è lontano. Sennò non è più un custode, ma qualcosa di diverso.
    Allora a questo punto sarebbe opportuno che il gruppo che ha deciso di riunirsi per darsi uno scopo comune, cioè la diffusione e l'insegnamento della scherma torni ad essere il protagonista della scena, utilizzando la propria prerogativa di scelta per il prossimo custode, avendo a mente bene quale dovrà essere il suo ruolo, ma soprattutto il proprio.

    M° Paolo Cuccu

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  2. Caro Pippo tu lo sai benissimo come va il mondo: SE SI HANNO LE PALLE IL CUORE E LA MENTE SEGUIRANNO! Altrimenti......
    Questo, per il mondo schermistico italiano, è l'anno della prova del nove!
    A. Fileccia

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