Dalla pagina facebook di GENTE DI
SPORT, per opportuna informazione, riporto il pezzo che segue. Sarebbe facile
affermare che da sempre auspico una riforma della Giustizia sportiva. Ho
sostenuto e sostengo che i componenti degli organi della Magistratura federale
debbano essere elettivi e non di nomina dei Presidenti: diversi articoli sono
stati pubblicati su questa "Piazza", l'ultimo in ordine di tempo: “GIUSTIZIA
SPORTIVA: si riuscirà mai a realizzare una vera riforma?”
Un' altra grande innovazione
sarebbe l'elezione dei Vice Presidenti federali che oggi sono di nomina del
Consiglio. Ricordo bene perchè fu deciso di modificare l'allora normativa ma
non voglio tediarvi nel raccontarvela, riporto solo che attualmente un Vice
presidente che osasse avere una difforme visione, su alcuni aspetti gestionali,
dalle linee del Presidente o del Consiglio potrebbe essere tranquillamente sollevato
dall'incarico, ergo non si potrebbero avere idee diverse se non approvate dal
Presidente. Sono fermamente convinto che l'elezione dei vice garantirebbe un
maggior equilibrio dei poteri all'interno dell'organismo federale.
LA F.I.S. potrebbe assumere un
ruolo guida se decidesse di procedere ad un esame della situazione ed
anticipare i tempi rispetto alle iniziative UE: lo farà mai? Spero di si.
Un ultimo pensiero va al progetto
ECOBLADE del quale ne abbiamo parlato in un precedente articolo e qui voglio
confermare quanto scritto al riguardo. In prospettiva sostenibilità ecologica,
l'iniziativa va assolutamente supportata, sono meno positivo sull'aspetto
economico e spiego perché: il ricavato dalla vendita delle lame rotte non
produrrà importi significativi per le società ed allora avrei presentato il
progetto titolandolo: " ECOSTENIBILITA' E RICERCA SANITARIA".
Sicuramente avrebbe avuto un impatto più significativo per la sua riuscita. In
altre parole, il ricavato dalle vendite delle lame rotte destinarlo alla
beneficenza, intesa come aiuto alla ricerca oncologica o altre malattie
incurabili.
Con questi pensieri mi è caro formulare
a tutti i frequentatori della “PIAZZA” gli auguri sinceri e fraterni per un sereno ed armonioso Santo Natale, sperando che le idee espresse possano trovare accoglienza.
Ezio RINALDI
Pasquino ·
Amministratore
Persona più attiva
·Ieri alle 08:55 ·
LA MAZZATA
Dall’Unione europea arriva una
mazzata alla gestione della giustizia sportiva che deve far riflettere e
spingere ad una riforma vera, civile, coerente del sistema.
Il 18 dicembre l’avvocatura della
Corte di Giustizia dell’Unione europea ha fatto una cosa apparentemente noiosa,
tecnicamente elegante, giuridicamente impeccabile.
Ha compiuto un piccolo atto
rivoluzionario: ha ridisegnato i confini tra giustizia sportiva e giustizia
ordinaria, ricordando a tutti che l’autonomia dello sport (nell'ambito della
giustizia) non è un fortino inespugnabile, ma una delega condizionata. E revocabile.
Tradotto in lingua comprensibile
anche a noi semplici "tifosi della curva": d’ora in poi il diritto
non resta fuori dallo stadio e dallo sport.
La giustizia sportiva non può
essere un sistema chiuso, autoreferenziale, immune da controlli esterni. Se
viola i principi fondamentali del diritto europeo – concorrenza, difesa,
proporzionalità – allora sì, il giudice ordinario può e deve intervenire.
Non è la fine dello sport, come
qualcuno sostiene.
È la fine dell’arbitrio travestito
da tradizione, dal "si è sempre fatto così".
È il tramonto dell’idea che basti
una sigla federale per sospendere lo Stato di diritto.
Il paradosso è che lo sport, che
ama raccontarsi come epica popolare e di valori, per decenni ha avuto una
giustizia degna di un club privato.
Oggi l'Avvocatura della Corte UE
ricorda che le regole possono essere speciali, ma i diritti no. Quelli restano
universali, anche se indossi i pantaloncini e giochi di sabato.
Cambia tutto? Forse no, non subito.
La Corte UE ora deve esprimersi
entro 90 giorni, ma raramente non considera vincolante il parere
dell'Avvocatura.
Se la Corte dovesse sostenere il
parere dell'Avvocatura ci dovrà essere una rivoluzione consistente della
giustizia sportiva. La possibilità di appellarsi alla giustizia ordinaria,
farebbe finalmente cadere il castello di carta delle nomine dei procuratori e
dei giudici direttamente da parte dei Presidenti e dei Consigli Federali, con
conseguenti costi esorbitanti per le Federazioni che potrebbero vedersi
decuplicati i procedimenti che arriverebbero sul tavolo dei giudici ordinari.
Quindi prima di intentare un procedimento contro qualche
"dissenziente", ci dovranno pensare 10 volte, altrimenti rischieranno
di farsi tornare indietro con relativi costi e risarcimenti, sentenze dei
giudici ordinari che dipendono dallo Stato e non dalle Federazioni stesse.
Le resistenze saranno feroci, le
interpretazioni “creative”, i tentativi di annacquare la portata della sentenza
già in corso. Ma una cosa è certa: il muro è crepato.
Ora si, che la commissione per la
riforma della giustizia sportiva ha una occasione straordinaria.
Fare la cosa giusta.
Anche richiesta a livello europeo.
Generare una VERA terzietà,
scegliere SOLO in base alle competenze ed ABOLIRE i
conflitti di interesse.
Queste le linee guida.
Buon lavoro, non ci sono più scuse.
Per chi vuole leggere l'intero
parere:
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