17 marzo 2026

IL NUOVO GRANDE PROBLEMA DELLE OMOLOGAZIONI FIE

È stato pubblicato da pochi giorni e i produttori di materiale schermistico sono stati avvisati tramite lettera importanti cambiamenti nella produzione di divise, armi e maschere e come potrete immaginare saranno fisiologici degli aumenti di listino.

La storia come al solito contiene aspetti non immaginabili, tanto che la realtà supera sempre la fantasia, in quanto per volere della Federazione internazionale tutti i produttori di materiale a marchio FIE dovranno pagare molti soldi alla Federazione internazionale scherma, ovvero 5.000€ di fee annuale per entrare nell’albo dei produttori accreditati e poi altri 5.000€ per ogni gruppo di prodotti, per cui se si producono solo guanti, il costo sarà di 5.000€ all’anno, ma se si aggiungono le giacche, allora il costo sale a 10.000€ e così fino a un massimo di 25.000€, non superabili.

Il motivo sembrerebbe quello di proteggere i consumatori dai falsificatori, in tal modo la FIE comprerà di nascosto prodotti che ritengono contraffatti, o per lo meno non omologati e li faranno testare presso i laboratori di fiducia (anche loro accreditati alla FIE per svolgere le prove di omologazione secondo gli standard richiesti dalla FIE stessa), così da avere un controllo capillare a tutela del consumatore e degli altri produttori.

Curioso che questa attività di controllo a livello planetario, sia però a carico dei produttori stessi, alcuni dei quali hanno una produzione limitata e soddisfano un fabbisogno relativamente locale.


In linea di massima l’intento è lodevole, e in un certo senso anche dovuto, ma allo stesso tempo contiene delle criticità che meriterebbero di essere salvaguardate, come per esempio gli interessi dei grandi produttori, nonché rivenditori di altri marchi, che non vedono l’ora di pagare questa tassa di appartenenza e tutte le altre spese, così da mettere in crisi la concorrenza, specie se piccola, la quale per stare in piedi economicamente è costretta ad aumentare i costi per articolo.

Ci chiediamo anche come mai questa tassa sia stata introdotta di punto in bianco, senza chiedere a tutti gli appartenenti al già esistente albo dei produttori accreditati, ma solo ad alcuni (così sembra sia avvenuto) che nemmeno per caso erano i più grandi. Altrettanto curioso come questa tassa sia alta, e nemmeno introdotta con i dovuti aumenti in un arco temporale congruo, magari vedendo quali sarebbero stati gli effetti sul movimento globale della scherma e dei suoi partecipanti.

L’occhio casca sui conti che è possibile fare a margine, considerando una cifra immaginaria di soli trenta produttori di materiale (in realtà sono molti di più), la sola iscrizione al registro FIE porterebbe nelle casse 150k€ all’anno. E se ognuno producesse una media di almeno tre articoli omologati, la cifra salirebbe a 450k€, per un totale che supera il mezzo milione di euro. Una cifretta da nulla per inseguire e punire gli eventuali falsificatori.

Come diceva un celebre politico italiano “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, e la considerazione, magari del tutto fuorviante, è che forse questi soldi potrebbero servire a sistemare delle voci di bilancio per le quali mancava il sostegno che prima forse c’era e ora non più?

A questo punto è fondamentale che la FIS dica la sua, specie di fronte ai possibili, se non già avvenuti, aumenti di listino dell’attrezzatura FIE. Questo infatti deve fare coppia con la volontà federale di aumentare i numeri in sala, a un costo accessibile per tutti, cioè mettere in atto delle azioni utili alla sopravvivenza e il buon svolgimento di questo sport.

In vista di questo è stato lungimirante estendere l’uso di attrezzatura CE – 350NW Level 1 a tutta la fascia GPG. Ma poiché l’abbandono avviene nell’età che va da Cadetti a Giovani, ci chiediamo se per venire incontro alle problematiche economiche si possa estendere anche a queste categorie.

Fabrizio ORSINI


13 marzo 2026

IL LUXARDO SI RIACCENDE!

Dopo la bufera bellica caduta sull’Iran, il mondo cerca pian piano di recuperare la normalità e anche la scherma internazionale, infatti il Luxardo si farà il 17, 18, 19 aprile, subito dopo il Mondiale Cadetti e giovani di Rio de Janeiro in Brasile che è previsto nella settimana che parte dal 1° aprile.

Un grande in bocca a lupo a tutti i nostri atleti e tutto lo staff.

Ezio RINALDI

02 marzo 2026

CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE: la FIE interviene sul calendario gare.

 

Il trofeo Luxardo di Sciabola maschile, la gara di Fioretto a Il Cairo, e quella di Sciabola femminile ad Atene, ovvero tutte le gare internazionali che si svolgeranno nei giorni 5-8 marzo sono ufficialmente rimandate.

La notizia è stata reperita tramite Instagram dalla pagina instagram cyrusofchaos molto nota agli sciabolatori e agli schermitori in genere, dove compare una lettera firmata della CEO della FIE Nathalie Rodriguez.

La riportiamo anche noi a beneficio del grande popolo della scherma, in quanto è giusto che sappia che a causa della situazione internazionale in Iran e nel medio oriente è avvenuta l’imponente cancellazione di 2800 voli internazionali, cosa che non consentirà la ripresa delle attività internazionali a breve. Infatti è probabile che queste tre gare, si potranno recuperare molto avanti, forse addirittura dopo i Mondiali di scherma Cadetti e Giovani che si svolgeranno a Rio de Janeiro dall’1 al 9 aprile, data disponibile a valle di tutte le altre prove internazionali.

Ezio RINALDI

01 marzo 2026

INVISIBILI E AFFAMATI

Ammettiamolo: tutti gli sport diversi dal calcio sono definitivamente sport invisibili da parte delle principali testate giornalistiche.

Sono anni che ci lamentiamo dello strabismo giornalistico verso i risultati sportivi diversi dal calcio, e credo sia arrivato il tempo di cambiare qualcosa nella comunicazione. Nel giorno in cui l’Italia ha vinto cinque medaglie all’olimpiade di Milano Cortina, la Gazzetta dello sport ha fatto un trafiletto di taglio alto sotto la testata, per dare al calcio tutto il resto della pagina, ovviamente una notizia del tutto marginale e insignificante rispetto a quella olimpica.

Se poi aggiungiamo che i calciatori del maggiore campionato italiano sono quasi tutti stranieri, non capisco perché ci si accanisca così tanto nel raccontarne le vicende. Confesso che l’attaccamento alla maglia possa essere trainante, ma aprire gli occhi sulla realtà sarebbe quantomai opportuno. Cosa fare allora? Se fossi Rockfeller mi aprirei una testata giornalistica che parli di tutti gli sport, tranne del calcio, o per lo meno ne parlerei per canzonarlo e tirando in questo caso sì, qualche calcio negli stinchi con il preciso scopo di dare una svegliatina a chi segue questo sport con approccio religioso e integralista.

La coda dell’occhio mi è poi caduta su una specie di dettaglio che poi dettaglio non è ovvero che la Norvegia sta vincendo il medagliere delle olimpiadi per la quarta edizione invernale consecutiva, di fronte ad altri giganti della neve come Svezia e Finlandia, ma soprattutto davanti a nazioni demograficamente più potenti come quasi tutti gli stati che ha messo dietro con grande diligenza. Infatti la Norvegia ha gli stessi abitanti della regione Piemonte, su una superficie molto più estesa, lo ammetto, e nonostante questo ha trovato una quadra efficace per produrre una dinamica sportiva nazionale da far impallidire il mondo. Per fare questo hanno infatti regolarizzato il gioco d’azzardo tramite una società che si chiama Norsk tipping che incassa il 100% degli introiti derivati, e li reinveste in modo totale a sostegno di tutte le spese sportive del paese. Si tratta non solo di pagare l’attività di allenamento degli atleti, ma anche i costi di gestione degli spazi e molto altro, cosa che consente di non aver paura di fare sport, in Norvegia.

Ma non è tutto perché lo sport giovanile fino ai tredici anni non è competitivo, non vi sono campioni durante le gare e tutti ricevono una medaglia alla fine della loro competizione, questo per mantenere alto il livello di partecipazione agonistica, che strutturata in tal modo ha del paradossale, ma evidentemente porta frutto.

Magari non sono forti nella scherma, perché ancora non si sono accorti di qualche maestro italiano che in patria è desideroso di migrare, altrimenti ho come il timore, mi direte voi fondato, che riuscirebbero a fare ben altri risultati di quelli che attualmente hanno. Mi sa che gli va dato tempo.

Curioso come invece in Italia lo sport sia stato spostato totalmente sulle spalle delle società sportive e come è naturale su quelle delle famiglie degli atleti. Socialismo sportivo in salsa norvegese, contro liberismo qualunquista in pummarola italica? Mi sa di sì e ci chiediamo chi vincerà la sfida nel lungo termine. Per ora stanno vincendo i norvegesi.

Credo che si debba quindi ragionare in termini del tutto diversi e trovare una via adeguata a molte delle sfide che ci troviamo davanti, e siamo solo all’inizio. Pensiamoci assieme sia per la comunicazione che per l’attività in campo, perché messo così non credo che il sistema in atto possa funzionare bene, e men che meno possa portare i frutti sperati.