29 aprile 2026

World Fencing League – Rivoluzione o marketing?

It has been decades since we witnessed a transformation of this magnitude: the re-founding of professional fencing, which as of today takes the name of World Fencing League (WFL). The movement is spearheaded by its founder, organizer, and frontman, Miles Chamley-Watson.

 The launch took place april 25th 2026, following a vibrant promotional campaign that lasted several weeks. The event featured a challenge between two teams, Shield and Blade, competing in a relay match across all three weapons (foil, épée, and sabre). For days, we observed not only the social media roll-out of champion after champion but also a high-impact video showcasing a digital reconstruction of fencing actions. This featured colorful graphic overlays designed to track and highlight the point-of-contact and weapon tips in motion. This Japanese technological innovation, which had already debuted at Tokyo 2021, achieved a far more resonant and effective impact on this occasion.

In the parterre, alongside fencing royalty, sat Lewis Hamilton, the seven-time Formula 1 World Champion and a well-known close friend of Chamley-Watson. This presence was strategic: the organizers' objective is to pit the world’s elite fencers against one another to establish the WFL as a global league on par with the NFL or NBA. Hamilton served as the ultimate brand ambassador, reinforcing the WFL’s stated goal of becoming the "Formula 1 of fencing".

The necessary elements are all there: capital, glamour, exclusivity, major sponsors, and showmanship, all aimed at a total revolution of the sport. In many respects, fencing is still anchored to 19th-century behavioral patterns, whereas it desperately needs a modern overhaul. This required the right marketing strategy to elevate the discipline to the next level.

The event, held in Los Angeles, was a sell-out—hardly a surprise given the $100,000 prize pool.

Twelve elite athletes took to the piste, six per side. Team Shield featured Arianna Errigo, Michela Battiston, Ryan Choi, Jean-Philippe Patrice, Koki Kano, and Eszter Muhari. On the opposing side, the formidable Team Blade was led by Miles Chamley-Watson, alongside Lee Kiefer, Gergely Siklósi, Alexandra Ndolo, Oh Sang-uk, and Maia Chamberlain.

Ultimately, I believe such an initiative was long overdue. Thanks to excellent organization, the event garnered significant success among insiders and professionals, even if the fencing community remains traditionally attached to the classic World Cup and Championship circuits. However, I have a strong sense that the WFL is here to stay. It is likely that many—if not most—top-tier champions will seek to join this circuit, following the model of professional tennis players who participate in high-stakes tournaments characterized by significant appearance fees, prestigious sponsors, and substantial prize money.

This is a revolution driven by masterful marketing—a development I view with great appreciation and one that the "Old Continent" would do well to emulate.

Fabrizio ORSINI

VERSIONE ITALIANA

Da parecchi decenni non avveniva una cosa del genere, ovvero che rifondasse il professionismo schermistico il quale da oggi si chiama World Fencing League, capeggiato dal suo fondatore e organizzatore, nonché anfitrione e uomo immagine Miles Chamley Watson.

È accaduto ieri, con una vibrante campagna promozionale durata alcune settimane, la sfida fra due team Shield e Blade, che si sfidavano con una gara a staffetta alle tre armi. Per svariati giorni abbiamo visto non solo la presentazione campione dopo campione sui social, ma anche un ridondante video che mostrava la ricostruzione delle azioni schermistiche con variopinti meccanismi digitali che miravano a evidenziare la punta delle armi degli schermitori in azione. Una trovata giapponese, che a Tokyo 2021 era già stato utilizzato ma che in questa occasione ha avuto eco ben più accresciuto ed efficace.

Nel parterre, oltre che i campioni della scherma, assisteva all’evento Lewis Hamilton, sette volte campione di Formula 1 e notoriamente grande amico di Chamley. Non è un caso, perché nelle intenzioni degli organizzatori, l’obiettivo è quello di mettere di fronte fra loro i migliori schermitori e schermitrici del mondo e creare una lega la WFL, al pari della NFL o NBA, ma su scala mondiale, per questo l’amico pilota ha fatto da testimonial, perché proprio nella definizione della WFL, l’obiettivo è di trasformare l’evento in una “Formula 1 della scherma”.

Gli ingredienti ci sono tutti, perché si parla di soldi, glamour, esclusività, sponsor, spettacolo, con il preciso scopo di raggiungere una rivoluzione totale in questo sport. Infatti per molti versi la scherma è ancora legata a schemi comportamentali ottocenteschi, mentre avrebbe bisogno di essere svecchiata, per questo serviva il giusto marketing al fine di far salire il livello a uno stadio successivo.

L’evento si è svolto a Los Angeles, e non a caso è andato sold out, anche perché il montepremi era di 100.000$.

Dodici gli atleti in campo, sei contro sei, dove per il team Shield c’erano Arianna Errigo, Michela Battiston, Ryan Choi, Jean Philippe Patrice, Koki Kano, Eszter Muhari. Dal lato opposto un team di tutto rispetto chiamato Blade e capitanato da Miles Chamley Watson, Lee Kiefer, Gergely Siklosy, Alexandra Ndolo, Oh Sang uk, Maia Chamberlain.

L’evento era visibile anche sulla RAI, ma sinceramente non sono riuscito a capire su quale canale, né se ad oggi sia disponibile su Raiplay.

Trovo però che mancasse una iniziativa del genere, e infatti grazie a un’ottima organizzazione l’evento ha avuto fra gli addetti ai lavori, un discreto successo, anche se per ora siamo più affezionati ai campionati classici. Ma ho il sentore che la WFL non finirà presto e forse molti, se non moltissimi campioni vorranno aderire a questo programma sportivo, al pari di quanto oramai si spendono i tennisti per partecipare a tornei professionistici, con fee di ingresso elevate, grandissimi sponsor e lauti cachet.

Una rivoluzione portata avanti con un abilissimo marketing, che vedo con grande apprezzamento, cosa che meriterebbe anche il Vecchio continente.

Fabrizio ORSINI

11 aprile 2026

MONDIALI DI SCHERMA RIO 2026: siamo su scherzi a parte?


Il comunicato con il quale la FIS analizza i risultati dei recenti Campionati del Mondo Giovani e Cadetti di Rio 2026 sembra mettere in evidenza l'ottima prestazione complessiva della spedizione, poi vai a leggere la classifica e ti accorgi che le cose stanno diversamente. Soprattutto salta all'occhio del lettore la posizione dell'Italia nel medagliere ed il numero di medaglie conquistate.

Una federazione giovane con l'annunciata voglia di cambiamento in termini di innovazione ed organizzazione avrebbe dovuto, con un po' di onestà intellettuale, semplicemente fare una sincera autocritica, poiché, al contrario di quanto pubblicato dalla stessa, il risultato della squadra italiana ai Mondiali cadetti e junior di Rio non può che essere letto in un solo modo: un tracollo.

Dispiace per gli atleti e per i tecnici, ma non si può ignorare l’evidenza: la scherma giovanile italiana è scivolata nelle zone basse del medagliere. Una batosta che difficilmente può alimentare ottimismo per il futuro di questa disciplina nel nostro Paese.

Per chi segue la scherma da anni, tuttavia, non si tratta di una sorpresa. I segnali di una crisi profonda erano già visibili da tempo. Al di là degli aspetti tecnici, uno dei problemi più evidenti emersi negli ultimi anni riguarda il divario nella preparazione fisica: un gap sempre più marcato tra i nostri atleti e quelli di molti Paesi emergenti nel panorama schermistico.

Questo problema, in realtà, era stato già individuato ed a me risulta che l'ex Presidente Azzi ed il precedente Consiglio federale avevano iniziato a porre le basi per affrontarlo. Infatti, subito dopo le Olimpiadi di Tokyo era stato istituito il Centro Studi e Ricerche della federazione, affidato al Dr. Antonio Fiore.

Il Centro aveva avviato un lavoro importante di studio, monitoraggio e omogeneizzazione della preparazione degli atleti di interesse nazionale, cercando di integrare in modo sistematico l’attività dello staff medico e fisioterapico con quella dei maestri e dei preparatori fisici.

Quel percorso, però, è stato bruscamente interrotto. Il lavoro del dottor Fiore è stato smantellato all’insegna di un rinnovamento che ha portato alla sostituzione, repentina e difficilmente comprensibile, di una delle risorse professionali più qualificate della federazione. Senza voler denigrare alcuno, non mi è dato sapere se chi lo ha sostituito ne abbia le stesse competenze tecnico professionali e in relazione a ciò faccio fatica, onestamente, a trovare plausibili giustificazioni per il suo allontanamento. Fiore, oggi presidente della Commissione Medica FIE e figura stimata a livello internazionale, non può certo essere liquidato come un professionista inadeguato. Se non è una bocciatura per merito, allora cos’è?

Probabilmente, il peso di equilibri interni ha condizionato e, secondo la mia visione, continua a condizionare, il Consiglio federale ben oltre ogni logica di rinnovamento? Domanda scomoda, ma inevitabile.

Il risultato concreto, però, è chiarissimo. Dopo questa operazione, sembra essere tornati indietro di quarant’anni. In più, con la estromissione di alcuni carismatici personaggi tecnici e non, tra questi anche l’uscita di Fiore, sono stati allontanati o messi nelle condizioni di lasciare diversi specialisti in sia in campo medico che prettamente tecnico.

Oggi ho la sensazione di un progetto fallimentare, senza continuità, in sostanza, senza una visione di insieme e nello sport moderno, senza visione non si va lontano.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre gli altri Paesi costruiscono atleti più completi, più resistenti e più moderni, l’Italia, a mio avviso, è come se avesse smontato le proprie competenze rifugiandosi in logiche superate. E nello sport, come sempre, il conto arriva puntuale. Non sotto forma di dibattito, ma di sconfitte.

Perché si può anche cambiare uomini, ruoli e strutture. Ma se si smonta la competenza e si sostituisce la visione con la politica, il risultato non è un rinnovamento, è un arretramento e questo mondiale lo ha dimostrato.

E' pur vero che un incidente di percorso ci può stare, ma i risultati conseguiti li vogliamo liquidare in modo così semplicistico? No, non credo, Rio ci ha detto cosa è il presente e francamente, al di là di qualche individualità, il futuro se dovrà essere la sua conseguenza non sarà roseo. 

Ezio RINALDI

 


07 aprile 2026

PROTEZIONE DEGLI ATLETI MINORENNI: la Proposta della Federazione Inglese e l'Esempio di SafeSport.

Se vera, la proposta della federazione Inglese, citata nel recente articolo di Ezio Rinaldi del 29 Marzo ultimo scorso, è un passo avanti tempestivo e benvenuto nella protezione degli schermidori (in particolare minorenni) da individui che hanno commesso reati di turpitudine morale e che sono stati sanzionati dalle loro rispettive federazioni nazionali. Pare che tale proposta consentirebbe alla FIE di applicare sanzioni di tipo Safesport emanate dalle Federazioni Nazionali.

Tuttavia, l'efficacia della proposta dipende dall'applicazione delle sanzioni da parte delle federazioni nazionali; poiché anche la FIE risulterebbe impotente (nel Caso addotasse la proposta Inglese) se una federazione nazionale scegliesse invece di "insabbiare" la questione omettendo, per esempio, le dovute sanzioni disciplinari.

L'esperienza storica degli Stati Uniti evidenzia questo problema: finché le procedure rimanevano interne agli organismi delle federazioni nazionali, gli scandali  venivano spesso ignorati e, di conseguenza, comportamenti criminali non venivano sanzionati dalle varie federazioni USA. L'istituzione di Safesport (nonostante le sue grosse imperfezioni) da parte del Congresso USA ha cambiato questo, creando un sistema preventivo e investigativo con l'obbligo di segnalazione da parte di tecnici, dirigenti e adulti, che rende più difficile nascondere gli scandali; infatti, ad esempio, la mancata segnalazione viene punita con sanzioni. Da precisare che Safesport è una procedura civile non penale. Pertanto, la sospensione o la radiazione a vita da uno sport sono sanzioni di natura civile. Quindi, la formale "presunzione di innocenza" non si applica. A differenza del diritto penale, dove l'imputato è presunto innocente, nei casi civili negli Stati Uniti la responsabilità è determinata sulla base di una "preponderanza di prove", in cui l'attore deve dimostrare che la sua richiesta è più probabilmente vera che no.

Un esempio notevole è il caso di Ivan Lee, ex presidente del consiglio di amministrazione  (Chairman) della Federazione scherma USA che è stato radiato a vita dalla scherma dopo essersi dichiarato colpevole in fase giudiziaria di un capo di accusa per abuso sessuale di terzo grado e un capo di accusa per contatto forzato; un risultato altamente improbabile senza l'esistenza di SafeSport.

Safesport come valvola di sicurezza: nel caso il citato Ivan Lee, fosse stato giudicato non colpevole in sede giudiziaria, sarebbe comunque stato possibile avviare una procedura Safesport per sospenderlo o radiarlo (sempre se l'onere della prova fosse soddisfatto), dato che lo standard della preponderanza di prove è più facilmente raggiungibile rispetto a quello penale, che richiede la prova oltre ogni ragionevole dubbio.

Retoricamente: Quante federazioni oserebbero radiare a vita il loro presidente con i loro attuali sistemi di gestione interna di queste problematiche?  In realtà, quando queste questioni vengono gestite internamente da una federazione, il cosiddetto  insabbiamento è direttamente proporzionale all'importanza o al rango dell'autore del reato. È invece dovere sacrosanto di ogni federazione di proteggere gli atleti minorenni e di prevenirne abusi e soprusi.

Gil PEZZA