11 aprile 2026

MONDIALI DI SCHERMA RIO 2026: siamo su scherzi a parte?


Il comunicato con il quale la FIS analizza i risultati dei recenti Campionati del Mondo Giovani e Cadetti di Rio 2026 sembra mettere in evidenza l'ottima prestazione complessiva della spedizione, poi vai a leggere la classifica e ti accorgi che le cose stanno diversamente. Soprattutto salta all'occhio del lettore la posizione dell'Italia nel medagliere ed il numero di medaglie conquistate.

Una federazione giovane con l'annunciata voglia di cambiamento in termini di innovazione ed organizzazione avrebbe dovuto, con un po' di onestà intellettuale, semplicemente fare una sincera autocritica, poiché, al contrario di quanto pubblicato dalla stessa, il risultato della squadra italiana ai Mondiali cadetti e junior di Rio non può che essere letto in un solo modo: un tracollo.

Dispiace per gli atleti e per i tecnici, ma non si può ignorare l’evidenza: la scherma giovanile italiana è scivolata nelle zone basse del medagliere. Una batosta che difficilmente può alimentare ottimismo per il futuro di questa disciplina nel nostro Paese.

Per chi segue la scherma da anni, tuttavia, non si tratta di una sorpresa. I segnali di una crisi profonda erano già visibili da tempo. Al di là degli aspetti tecnici, uno dei problemi più evidenti emersi negli ultimi anni riguarda il divario nella preparazione fisica: un gap sempre più marcato tra i nostri atleti e quelli di molti Paesi emergenti nel panorama schermistico.

Questo problema, in realtà, era stato già individuato ed a me risulta che l'ex Presidente Azzi ed il precedente Consiglio federale avevano iniziato a porre le basi per affrontarlo. Infatti, subito dopo le Olimpiadi di Tokyo era stato istituito il Centro Studi e Ricerche della federazione, affidato al Dr. Antonio Fiore.

Il Centro aveva avviato un lavoro importante di studio, monitoraggio e omogeneizzazione della preparazione degli atleti di interesse nazionale, cercando di integrare in modo sistematico l’attività dello staff medico e fisioterapico con quella dei maestri e dei preparatori fisici.

Quel percorso, però, è stato bruscamente interrotto. Il lavoro del dottor Fiore è stato smantellato all’insegna di un rinnovamento che ha portato alla sostituzione, repentina e difficilmente comprensibile, di una delle risorse professionali più qualificate della federazione. Senza voler denigrare alcuno, non mi è dato sapere se chi lo ha sostituito ne abbia le stesse competenze tecnico professionali e in relazione a ciò faccio fatica, onestamente, a trovare plausibili giustificazioni per il suo allontanamento. Fiore, oggi presidente della Commissione Medica FIE e figura stimata a livello internazionale, non può certo essere liquidato come un professionista inadeguato. Se non è una bocciatura per merito, allora cos’è?

Probabilmente, il peso di equilibri interni ha condizionato e, secondo la mia visione, continua a condizionare, il Consiglio federale ben oltre ogni logica di rinnovamento? Domanda scomoda, ma inevitabile.

Il risultato concreto, però, è chiarissimo. Dopo questa operazione, sembra essere tornati indietro di quarant’anni. In più, con la estromissione di alcuni carismatici personaggi tecnici e non, tra questi anche l’uscita di Fiore, sono stati allontanati o messi nelle condizioni di lasciare diversi specialisti in sia in campo medico che prettamente tecnico.

Oggi ho la sensazione di un progetto fallimentare, senza continuità, in sostanza, senza una visione di insieme e nello sport moderno, senza visione non si va lontano.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre gli altri Paesi costruiscono atleti più completi, più resistenti e più moderni, l’Italia, a mio avviso, è come se avesse smontato le proprie competenze rifugiandosi in logiche superate. E nello sport, come sempre, il conto arriva puntuale. Non sotto forma di dibattito, ma di sconfitte.

Perché si può anche cambiare uomini, ruoli e strutture. Ma se si smonta la competenza e si sostituisce la visione con la politica, il risultato non è un rinnovamento, è un arretramento e questo mondiale lo ha dimostrato.

E' pur vero che un incidente di percorso ci può stare, ma i risultati conseguiti li vogliamo liquidare in modo così semplicistico? No, non credo, Rio ci ha detto cosa è il presente e francamente, al di là di qualche individualità, il futuro se dovrà essere la sua conseguenza non sarà roseo. 

Ezio RINALDI

 


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