Il comunicato con il quale la FIS
analizza i risultati dei recenti Campionati del Mondo Giovani e Cadetti di Rio
2026 sembra mettere in evidenza l'ottima prestazione complessiva della
spedizione, poi vai a leggere la classifica e ti accorgi che le cose stanno
diversamente. Soprattutto salta all'occhio del lettore la posizione dell'Italia
nel medagliere ed il numero di medaglie conquistate.
Una federazione giovane con
l'annunciata voglia di cambiamento in termini di innovazione ed organizzazione
avrebbe dovuto, con un po' di onestà intellettuale, semplicemente fare una
sincera autocritica, poiché, al contrario di quanto pubblicato dalla stessa, il risultato della squadra italiana ai Mondiali cadetti e junior
di Rio non può che essere letto in un solo modo: un tracollo.
Dispiace per gli atleti e per i
tecnici, ma non si può ignorare l’evidenza: la scherma giovanile italiana è
scivolata nelle zone basse del medagliere. Una batosta che difficilmente può
alimentare ottimismo per il futuro di questa disciplina nel nostro Paese.
Per chi segue la scherma da anni,
tuttavia, non si tratta di una sorpresa. I segnali di una crisi profonda erano
già visibili da tempo. Al di là degli aspetti tecnici, uno dei problemi più
evidenti emersi negli ultimi anni riguarda il divario nella preparazione
fisica: un gap sempre più marcato tra i nostri atleti e quelli di molti Paesi
emergenti nel panorama schermistico.
Questo problema, in realtà, era
stato già individuato ed a me risulta che l'ex Presidente Azzi ed il precedente
Consiglio federale avevano iniziato a porre le basi per affrontarlo.
Infatti, subito dopo le Olimpiadi di Tokyo era stato istituito il Centro Studi
e Ricerche della federazione, affidato al Dr. Antonio Fiore.
Il Centro aveva avviato un lavoro
importante di studio, monitoraggio e omogeneizzazione della preparazione degli
atleti di interesse nazionale, cercando di integrare in modo sistematico
l’attività dello staff medico e fisioterapico con quella dei maestri e dei
preparatori fisici.
Quel percorso, però, è stato
bruscamente interrotto. Il lavoro del dottor Fiore è stato smantellato
all’insegna di un rinnovamento che ha portato alla sostituzione, repentina e
difficilmente comprensibile, di una delle risorse professionali più qualificate
della federazione. Senza voler denigrare alcuno, non mi è dato sapere se chi lo
ha sostituito ne abbia le stesse competenze tecnico professionali e in
relazione a ciò faccio fatica, onestamente, a trovare plausibili
giustificazioni per il suo allontanamento. Fiore, oggi presidente della
Commissione Medica FIE e figura stimata a livello internazionale, non può certo
essere liquidato come un professionista inadeguato. Se non è una bocciatura per
merito, allora cos’è?
Probabilmente, il peso di equilibri
interni ha condizionato e, secondo la mia visione, continua a condizionare, il
Consiglio federale ben oltre ogni logica di rinnovamento? Domanda scomoda, ma
inevitabile.
Il risultato concreto, però, è
chiarissimo. Dopo questa operazione, sembra essere tornati indietro di
quarant’anni. In più, con la estromissione di alcuni carismatici
personaggi tecnici e non, tra questi anche l’uscita di Fiore, sono stati
allontanati o messi nelle condizioni di lasciare diversi specialisti in sia in
campo medico che prettamente tecnico.
Oggi ho la sensazione di un
progetto fallimentare, senza continuità, in sostanza, senza una visione di
insieme e nello sport moderno, senza visione non si va lontano.
Il risultato è sotto gli occhi di
tutti: mentre gli altri Paesi costruiscono atleti più completi, più resistenti
e più moderni, l’Italia, a mio avviso, è come se avesse smontato le
proprie competenze rifugiandosi in logiche superate. E nello sport, come
sempre, il conto arriva puntuale. Non sotto forma di dibattito, ma di sconfitte.
Perché si può anche cambiare
uomini, ruoli e strutture. Ma se si smonta la competenza e si sostituisce la
visione con la politica, il risultato non è un rinnovamento, è un
arretramento e questo mondiale lo ha dimostrato.
E' pur vero che un incidente di
percorso ci può stare, ma i risultati conseguiti li vogliamo liquidare in modo
così semplicistico? No, non credo, Rio ci ha detto cosa è il presente e
francamente, al di là di qualche individualità, il futuro se dovrà essere la sua
conseguenza non sarà roseo.
Ezio RINALDI
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