giovedì 27 luglio 2017

Lipsia2017: Italia, il talento è nulla senza sacrificio. Inizia un nuovo corso?

Alice VOLPI - argento f.f. (foto Bizzi-federscherma)
Nove medaglie, di cui quattro d’oro, per una delle spedizioni più felici degli ultimi anni. Pizzo, Volpi e la sciabola femminile le storie più belle. Fioretto in spolvero, delude la spada. 
 Il Mondiale di Lipsia 2017 lascia all’Italia nove medaglie di cui quattro d’oro (Paolo Pizzo nella spada maschile individuale e le squadre di fioretto maschile e femminile, e di sciabola femminile), per una delle spedizioni più felici degli ultimi anni (+4 allori rispetto a Mosca 2015), ma è nelle pieghe delle singole storie da medaglia che si intuisce la vera lezione di questo Mondiale, ovvero come nello sport molto spesso siano la tenacia, l’umiltà e la capacità di lavorare sodo e senza clamori, e di non arrendersi a oggettive difficoltà, a valorizzare il talento dei nostri atleti. Questo, al di là dei singoli risultati o del medagliere, appare forse come l’inizio di un nuovo corso per la scherma azzurra, capace di riconnetterla in un certo senso ai valori fondamentali di questo sport.
Sciabola femminile (Criscio-Gregorio-Vecchi-Gulotta)
foto Bizzi - federscherma

 Il riassunto di questo concetto si ritrova nelle tre storie più interessanti di questa rassegna iridata. Paolo Pizzo, innanzitutto: il secondo oro iridato individuale a sei anni di distanza da quello “casalingo” di Catania 2011, impresa riuscita nella spada maschile azzurra soltanto a un’icona come Edoardo Mangiarotti oltre 60 anni fa e più in generale a pochissimi altri interpreti di quest’arma, è il riconoscimento a una carriera costruita su una grande forza morale, una volontà testarda che gli ha permesso di passare oltre a prove fisiche, tecniche e “ambientali” di grande difficoltà, tutte quante oggi superate definitivamente e a pieni voti.
La forza di carattere unisce l’impresa di Paolo alla medaglia d’argento di Alice Volpi: a un talento indiscutibile, ormai pronto per la piena maturazione sotto le cure di Giovanna Trillini nella fucina di Jesi, la fiorettista senese alla sua prima finale iridata per la medaglia d’oro, pure se in preda a vistosi crampi ha sfiorato un’incredibile rimonta contro quella che oggi è la più forte del lotto, la russa Inna Deriglazova, campionessa olimpica in carica, prima di cedere soltanto alla priorità.
Paolo PIZZO - foto Bizzi - federscherma
 La terza storia a lieto fine è quella della squadra di sciabola femminile: Rossella Gregorio, Irene Vecchi (già bronzo all’individuale), Loreta Gulotta e Martina Criscio hanno riconquistato all’Italia una medaglia d’oro che mancava da ben 14 anni, nello sport quasi un’eternità, portando a compimento un percorso iniziato dal Ct Giovanni Sirovich dopo l’Olimpiade di Londra 2012, che segnò forse il punto più basso toccato dalla sciabola femminile azzurra. Passate attraverso molti inciampi di crescita e diversi passi falsi soltanto all’apparenza, ultimo in ordine di tempo il quarto posto a Rio 2016, le azzurre hanno afferrato l’oro di Lipsia con un mix di ferocia agonistica e qualità di scherma che nessuno, compresa un’ottima Francia in semifinale, è riuscito ad eguagliare.
 Passando ad analizzare le singole armi, con le medaglie d’oro a squadre (Daniele Garozzo, Giorgio Avola, Alessio Foconi e Andrea Cassarà al maschile e Arianna Errigo, Alice Volpi, Camilla Mancini e Martina Batini al femminile) e con il bronzo individuale di Arianna Errigo il fioretto conferma il proprio primato per numero e quantità di medaglie incamerate, oltreché la qualità complessiva degli atleti in gara. La sciabola è però in qualche modo la protagonista di quest’edizione tedesca dei Mondiali: all’oro femminile a squadre e al bronzo di Vecchi bisogna aggiungere infatti l’altra medaglia di bronzo vinta con pieno merito dalla squadra maschile seppur privata all’ultimo momento per infortunio dell’esperienza e della classe di Aldo Montano (Luca Curatoli, Enrico Berrè, Luigi Samele e Dario Cavaliere) a conferma dei progressi in termini di risultati già costanti durante l’anno e agli ultimi Campionati Europei.
 Delude invece la spada, arma in cui ad eccezione della medaglia d’oro di Pizzo non sono arrivati risultati di rilievo tanto all’individuale quanto a squadre: la sensazione in quest’arma, ormai da almeno un paio di stagioni, è di una costante navigazione a vista che dovrà prima o poi essere affrontata senza che sia messa ogni volta in secondo piano dall’exploit di turno o attribuita alla naturale difficoltà della specialità stessa, e così pure il confronto con lo stato di salute delle altre due armi questa volta è apparso impietoso.
 Il buon risultato complessivo di questo Mondiale, come detto in apertura, sembra suggerire l’inizio di un nuovo corso per la scherma azzurra, dove l’atteso ricambio generazionale post-olimpico sta finalmente assumendo nomi e facce ben precisi e dove, soprattutto, i messaggi trasmessi dalle storie e dai percorsi degli atleti medagliati indicano una via necessaria a portare la scherma azzurra ai vertici in un contesto dove sempre più nazioni hanno la forza di emergere (si veda il caso specifico del Giappone, con due medaglie e diversi atleti classificati nelle prime 8 posizioni): la pedana, l’allenamento, la costanza di risultati e prestazioni, la volontà tenace di non cedere alle prime difficoltà. Perché il talento, senza la fatica e il sacrificio ad alimentarlo, in quest’epoca rischia davvero di contare poco o nulla.
Mattia Boretti

8 commenti:

  1. to' per un momento ho pensato ad un déjà vu

    https://piazzadellascherma.blogspot.it/2014/03/spada-qualcosa-non-va.html

    (... a volte ritornano)

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  2. Non poteva andare meglio! Lipsia è stata una miniera di ogni metallo prezioso, per i ragazzi che hanno sudato e sofferto, per i loro tecnici che hanno lavorato sodo, e per le società. Specie in quelle dove trovare risorse e fare quadrare i conti è sempre difficile. Un'analisi a posteriori di questa edizione è fin troppo facile, provo allora a fare finta di cominciare dall'inizio. Dalla partenza. Sono stati 24 i ragazzi chiamati a rappresentare l'Italia, che poi sono diventati 25 con lo sciabolatore Cavaliere in sostituzione dell'infortunato Montano, è già dalla composizione del gruppo si può capire come si fa a vincere sempre. Campioni del Mondo, solo a livello individuale, ne portavamo ben 5: Cassarà, Errigo, Pizzo, Montano e Fiamingo la medaglia d'oro l'avevano già a casa, a questi si aggiunge l'oro olimpico Daniele Garozzo. Batini, Enrico Garozzo, Avola, Vecchi sul podio erano già saliti. Se poi ci allarghiamo anche alle gare a squadre, solo gli esordienti non avevano già vinto una medaglia. Con queste premesse pensare di non dominare era peccare di falsa modestia. Ma tra i pronostici e la medaglia ci sono di mezzo gli avversari, e spesso anche la sfortuna. Quello che lo scorso anno ha tolto qualche soddisfazione ai nostri. Paragonare gare diverse è già un azzardo, ma con le olimpiadi diventa un esercizio di spericolata interpretazione. Come si può paragonare a qualsiasi cosa la gara della vita? Chiedete a un qualsiasi atleta se baratterebbe la vittoria in 3 mondiali con 1 sola alle olimpiadi. Ci sono atleti che i titoli conquistati in carriera li darebbero indietro anche solo per partecipare ad una olimpiade, perché il loro sport non è nel novero delle discipline elette. La pressione è immensa, impossibile anche solo da immaginare per chi non l'ha vissuta, ad aumentare lo stress c'è magari una assurda rotazione che ti toglie la possibilità di una gara a squadre, e vai a giocarti tutto nella gara secca. Poi arrivato in semifinale magari si perde per una sciocchezza, e rimane da giocarsi un assalto per il bronzo, con la paura di restare con in mano solo il rimpianto del 4°.

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  3. Non per niente sul podio olimpico il terzo molto spesso festeggia più del primo, perché si sente uno che a un passo da baratro è riuscito a salvarsi. Poi, ovvio, ci sono anche gli errori, gli atleti sono umani e non macchine (tranne la Vezzali, ma non si ripeterà più nella storia!), quegli errori di cui un campione fa tesoro e che non ripeterà di certo l'anno dopo. Ma questo non toglie che essere il "Campione del Mondo" è comunque il coronamento di una carriera, del primo sogno di un bambino. Cosa siano le olimpiadi lo si scopre dopo, da piccoli quello che si sogna è il titolo mondiale. Una cosa talmente grande che lascia sempre senza fiato, solo a pensarci. Noi siamo uno strano paese, dove sembra che tutto non funzioni mai, dove siamo sempre pronti a scannarci per un niente per poi trattare le cose importanti come se non lo fossero. Ma c'è quell'attimo dove tutto improvvisamente si incastra nel modo giusto, dove sembriamo la sintesi perfetta tra la precisione nordica e l'estro mediterraneo. Sarà questa la nostra forza? questa continua litigiosità che nasconde una spasmodica ricerca della perfezione? Ma all'italiana, quando per arrivarci ci arrabattiamo alla meglio, facendo di necessità virtù. Adesso che stiamo elogiando chi ha vinto, non dimentichiamoci di chi ha perso. Qualcuno purtroppo deve perdere quando si fa una gara. Non "spariamo" sulla squadra di spada femminile. Questa volta non è riuscita a dare quello che era nelle sue possibilità. Le ragazze sono forti, lo hanno dimostrato durante quest'anno, ma anche lo scorso e quello prima, sapranno certamente motivarsi e tornare ad essere protagoniste, anche se in questo momento non è facile. Una sana vacanza, il rientro nelle proprie sale a lavorare con il proprio tecnico, nell'ambiente che un atleta chiama "casa". Questa sarà la medicina che aiuterà a rimarginare le ferite. Resterà la cicatrice, ma è quella che ricorderà quanto si è sofferto e renderà ancora più dolce la vittoria. Adesso attendiamo a settembre una importante ricaduta nelle nostre società in termini di nuovi iscritti. La televisione ci ha po' penalizzati, con dirette incastrate tra altri sport e collegamenti ad assalti già iniziati. Si è perso il gusto di seguire i nostri ragazzi nel loro percors, ed è poi quello che fa appassionare lo spettatore e lo porta magari a volere iniziare quella disciplina. Ma non ci lamentiamo, in confronto agli '80/'90 la scherma si vede spesso, e nei TG vengono sempre fatti dei servizi, al contrario di un tempo quando la notizia di un campione del Mondo era data di corsa in chiusura di telegiornale. Ultima cosa, l'estate non è ancora finita, ci saranno ad agosto le Universiadi ed a seguire i Campionati del Mondo per militari. Altre occasioni per vincere e consolidare un dominio oramai incontrastato.

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  4. Ma fatemi la cortesia...andate a giocare a bocce!! Li tra un una boccia e l'altra c'è tutto il tempo per dire balle!

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    1. No per favore, proprio le bocce no. Quel presidente lì è già indagato!

      Federazione bocce nella bufera: mazzetta da 36 mila euro
      La procura del Coni accusa il presidente Marco Giunio De Sanctis: avrebbe offerto soldi al rivale per convincerlo a ritirare la sua candidatura". Accertamenti su Pancalli.

      http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_19/federazione-bocce-bufera-una-mazzetta-36-mila-euro-c5280868-3c5e-11e7-bc08-57e58a61572b.shtml

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    2. E invece si, meglio ancora...ce ne sono tanti tra avvocati e frequentatori delle facoltà di legge che si divertirebbero sicuramente...visto che nel la scherma non ne azzeccano una!

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    3. Ma anche tu, anonimo del 28/7/17, h. 22:00, "nel l'Italiano" ne azzecchi ben pochi.

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    4. probabilmente l'amico di cui sopra intende riferirsi agli emeriti anonimi giuristi, ingegneri, geometri, avvocati, idraulici et variis speciebus che hanno confezionato lo statuto posticcio del 2016.

      aahahahhahhahhahhahhahhahhahhahhhahhahhahhahAPPOSITICIUS!

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