lunedì 10 dicembre 2018

MAESTRI, ISTRUTTORI, COLLABORATORI E PRATICONI

Aderendo alla richiesta dell'autore di restare anonimo, ricevo e pubblico il pezzo che segue.
Ezio RINALDI
"Non voglio certamente riprendere l’oramai annosa questione su chi debba, o abbia, giurisprudenza sull’abilitazione formale all’insegnamento, più che altro mi sono fermato un momento a fare un sintetico esame della situazione magistrale italiana. Non sarà nemmeno una questione di risultati, di chi va da chi, di chi è amico, per chi lavora o chi sono i suoi atleti, semplicemente mi sono chiesto: perché questa guerra? Esattamente di cosa stiamo parlando? Che dietro ci sia un inizio di business mi appare lampante, quello su cui realmente qualcuno ha voluto mettere le mani sopra non è certamente la filosofia dell’insegnamento, ma la ben più pratica formazione. Quella che si paga, cercando di ampliare a dismisura la platea dei potenziali partecipanti, ridotti al ruolo di semplici clienti. A guardare i programmi di questi corsi sembra che chissà cosa venga insegnato, a chi poi dovrà insegnare, ma tutto appare molto più chiaro ad una attenta analisi. Gli argomenti saranno anche importanti, ma il solo fatto di essere trattati per poche ore fa capire quale superficialità possa essere quella messa in pratica. Per trattare anche solo di diritto sportivo servirebbero sei mesi, altro che due ore. Non ci rimane che puntare sulla parte schermistica, ma anche lì si resta piuttosto perplessi. In realtà siamo ad un misto tra quello che potrebbe essere una scherma reale e quelli che sono i famosi trattati di scherma storica sui quali, in teoria, ci si dovrebbe poi confrontare con la commissione di esame. Quello però che emerge seriamente è che di quanto questi novelli adepti del magistero si dovranno realmente occupare nelle sale di scherma ben poco si parla. Allora queste centinaia di tecnici che ogni anno vengono sfornati dal diplomificio federale esattamente che fine fanno? La maggior parte nulla, qualcuno anche a fare danni, pochi realmente si avvieranno nella professione di “Maestro di scherma”, e di questi pochi ancora meno lo faranno aprendo una propria società. Allora ecco la mia suddivisione in quattro categoria:
I MAESTRI -  saranno quei pochi che veramente si avvieranno alla carriera. Sono ex-atleti, che la scherma l’hanno conosciuta da giovani, e magari hanno ancora una certa formazione vuoi perché indirizzati già dal loro corso di laurea, o perché si siano dati da fare successivamente con corsi e studi. L’avere fatto scherma da giovani gli ha consentito di avere una vera impostazione magistrale, che gli permette di tenere in testa, quantomeno imbastita, una progressione didattica. Sanno cosa possono ottenere da un bambino, da un adolescente, da un ragazzo e da un adulto. Hanno pazienza nell’insegnare, non guardano solo il risultato inteso come piazzamento, ma cercano l’accrescimento delle abilità nel proprio allievo. Qualche volta apriranno anche una società per conto proprio, dopo avere imparato come si gestisce presso la propria, dandosi da fare in ogni ruolo. Hanno la passione dalla loro, che gli permette di cominciare la giornata facendo da segretaria, poi passare al corso di bambini di 7 anni facendoli giocare, insegnandogli a conoscere il proprio corso e come si muove nello spazio, passeranno agli agonisti facendo lezione con eguale passione al meno dotato come al campioncino, e finiranno con l’atleta formato che deve andare alla prossima gara internazionale per centrare il risultato. Non si sentiranno mai sminuiti in nessun ruolo, e saranno amati da tutti i propri allievi. Ditemi voi di tutto questo, cosa hanno appreso nei corsi di formazione estivi.
GLI STRUTTORI – Sono quei ragazzi che cominciano ad insegnare alternandosi nel ruolo di atleta. Soci identificati con i colori sociali, che mai lascerebbero, oltre che a quello che hanno deciso sia il loro Maestro. Quest’ultimo non sempre corrisponde al primo insegnante, perché questi essendo attaccati alla società, possono anche vedere andare via i tecnici, ma loro restano. Solitamente cominciano con un accordo del tipo: “in cambio di qualche ora del tuo tempo non ti facciamo pagare più la quota”, per poi con il tempo passare nei ruoli tecnici del proprio Circolo come istruttore. Sono preparati e perfettamente integrati, hanno chiaro cosa si debba insegnare all’inizio, e quanto tempo ci voglia ad apprendere. Seguono con passione i bambini, perché molto spesso gli stessi li riconoscono come “forti”, e quindi ben volentieri seguono i loro consigli. Sono elementi giovani, e quindi utilissimi, in quanto saranno poi loro a prendere in mano le redini della società, permettendogli continuità di vita. E di questo ben poco hanno appreso nei corsi federali, visti solo come un passaggio obbligato per la loro carriera.
I COLLABORATORI – Qui cominciamo ad avere i primi che fanno danni. Si mettono a disposizione della società, pur non avendone pienamente il ruolo. Solitamente sono dopolavoristi, atleti oramai invecchiati che non hanno mai avuto una vera passione se non per se stessi. Non potendo più allenarsi quanto vorrebbero, cominciano a costruirsi una figura di collaboratore gratuito, e già questo è il primo danno. Primo perché danneggiano chi lavora, facendolo passare per uno che chiede soldi e non vuole bene alla società, secondo facendo passare l’errato messaggio che ad insegnare saltuariamente ci si possa mettere un “chiunque”, senza preparazione e senza futuro magistrale. Spesso si esaltano e cominciano a frequentare i corsi federali per ergersi all’interno della loro società alla pari di istruttori e tecnici, credendo che i primi due siano al di sopra nella scala gerarchica solo per il “pezzo di carta”. In breve cominceranno una loro carriera parallela, dove purtroppo troveranno genitori (di ragazzini negati, pigri, presuntuosi, ecc..) disposti a dargli corda, e questo li autorizzerà a credere di potere accedere a chissà quali vette dell’insegnamento. Questi personaggi quasi sempre finiscono o con il bisticciare e scomparire dal mondo della scherma, oppure caparbiamente ad andare a fare danni in altre società o peggio ancora ad aprirne una propria. Qualche volta, e questo va detto, riescono a vivere il loro temporaneo ruolo serenamente, consapevoli che sia solo una piccola collaborazione con il proprio sodalizio, ma sono esempi virtuosi estremamente rari. A questi i corsi federali fanno decisamente male, facendogli credere che basti uno pseudo esame per essere grandi tecnici.
I PRATICONI – Sono poi la diretta derivazione dei precedenti, ma nella versione imbruttita. In questa categoria ci troviamo per la stragrande maggioranza quelli che la scherma l’hanno iniziata da adulti. Come tutte le persone che cominciano qualcosa troppo tardi, li contraddistingue la fretta in ogni cosa. Li trovi nella tua palestra che cercano disperatamente di insegnare una finta in tempo ad un bambino di 7 anni, che già fatica anche solo a tenerlo in mano un attrezzo. Non hanno fatto la scherma da giovani, per cui non hanno la minima idea di cosa possa essere una progressione didattica, l’hanno approcciata in quei corsi serali dove spesso trovano un Maestro appassionato, così bravo ad insegnare da fare credere loro di stare apprendendo chissà cosa, ma purtroppo di essere dopo poco tempo anche in grado di insegnarlo. Li trovi sempre vicino ai bambini, o ragazzini, più bravi dando loro consigli non richiesti e spesso demenziali, dall’alto dello loro inesistente esperienza. Anche se coinvolti, per pena, nei quadri tecnici, si rivelano dopo poco inadatti ad ogni ruolo. E qui nasce poi il problema, essendo anziani, e quindi avendo fretta, non appena vengono messi anche solo a dare una mano per i bambini che iniziano a fare scherma, si avviano subito ai corsi federali, per prendere ogni abilitazione possibile, convinti che con quella guadagneranno l’autorevolezza che hanno i veri Maestri. Sarà anche la loro unica speranza di guadagno, in quanto pur di avere un ruolo saranno disposti a lavorare gratis, dimostrando anche quale sia l’esatto valore del loro lavoro: nullo. In compenso metteranno in difficoltà Maestri e Istruttori, che dovranno mettere una toppa sui loro danni, e cercare di fare capire che c’è una differenza tra un Maestro e un Praticone, per quello il primo viene pagato ed il secondo elemosina un ruolo qualsiasi gratis. Quando poi fanno il passo più lungo della gamba si ritrovano spesso messi alla porta, o quasi, e qui viene fuori il vero baco dei corsi di abilitazione federale. Con in mano un pezzo di carta, potranno aprire una loro società, continuando a perpetrare la loro impreparazione, la loro incompetenza, le loro frustrazioni verso un mondo della scherma cattivo che per invidia della loro (auto riconosciuta) bravura li ha emarginati. Facendo passare chi lavora con passione e competenza quale un ladro, perché si fa pagare. Certo, perché al contrario di loro non allena dopo il lavoro, ma deve farlo per lavoro. Questi ai corsi magistrali, che su di loro hanno avuto più l’effetto di un indottrinamento che di acquisizione di conoscenza, hanno soprattutto imparato ad invidiare e millantare. Li trovate su fb con foto continue di atleti non loro, senza scrivere nulla in proposito, facendo credere possano essere loro e sperando di trovare nei commenti tanti complimenti. Alle gare li potete riconoscere sul parterre grazie all’immancabile gillet AIMS.
Adesso ognuno si veda in una di queste quattro grandi categorie. Ci sarà chi si ritroverà nella prima, altri nella seconda, sono certo che chi si incazzerà sarà in una delle altre due, di certo c’è però un sistema magistrale che questo sta sfornando perché oramai fuori controllo. La cura sarebbe cominciare ad avere esami su base biennale, perché l’attesa già crea una certa selezione, avere accesso al secondo e (soprattutto) terzo livello a numero chiuso, ed avere come pre requisito indispensabile l’appoggio alla propria candidatura del comitato regionale di appartenenza. Questo dovrà concedere il nulla osta sulla base di un progetto reale, apertura di una nuova società o succursale non una vaga promessa di fare dei corsi qualora ci siano degli iscritti, oppure su una richiesta da parte di qualche società già costituita di un tecnico affiliante. Già questo stroncherebbe la carriera ai praticoni, o quanto meno gliela renderebbe molto difficile, cominciando a dare anche una parvenza di dignità professionale ai tecnici utili, eliminando il volontariato che distrugge una professione, e di certo non l’aiuta.
ANONIMO MAESTRO"

39 commenti:

  1. La situazione magistrale italiana rappresenta un piccolo dramma culturale con cui deve fare i conti il nostro movimento schermistico: l’incapacità della classe dirigente italiana. Senza volerci girare attorno, il tema è questo.

    Finora possiamo dire che nelle Assemblee federali la classe dirigente italiana, cioè i presidenti di società, ha scelto di abdicare al suo ruolo di guida morale della Federazione e di consentire alla corporazione magistrale di essere predominante nelle elezioni. La conseguenza: fino a Tokyo teniamoci un establishment da vent’anni al potere, che ci appare logorato nelle idee e corto veggente.

    I presidenti societari in fondo hanno già fatto una scelta in questi quadrienni. Scegliere di non scegliere

    Misurare la forza di questa classe dirigente della scherma italiana non è facile ma a volte basta un qualche dettaglio. Basta, per esempio, osservare cosa succede nel processo di formazione e selezione della classe magistrale. Guardate tutto questo e provatevi a fare una domanda: la dirigenza societaria italiana è più simile a una classe dirigente (che si assume la responsabilità di dirigere la Federazione ) o a una classe digerente (che digerisce tutto)?

    Per provare a rispondere al quesito (la cui risposta ci sembra essere più la seconda opzione che la prima) bisogna andare più a fondo e mettere a fuoco il grande equivoco che si trova alla base di tutto. Un grande equivoco che coincide con una parola con cui l’establishment da vent’anni al potere ha costruito la propria fortuna e che oggi più che una risorsa rischia di essere una minaccia per la FIS: il ruolo di questa AIMS.

    In questi venti anni, un pezzo importante della scherma italiana, i presidenti di società, ha scelto di non prendere una posizione sul ruolo di King Maker dell’AIMS.

    Non assumersi il ruolo di reale King Maker dell’establishment federale, delegandolo all’AIMS, è diventata una scelta virtuosa, quasi coraggiosa, quasi rivoluzionaria, sicuramente molto chic, e in nome di questa delega è stata legittimata anche una dura e tosta battaglia anti Accademia di Napoli, vista come una casta di parrucconi borbonici, pronti a spremere denari ai poveri aspiranti maestri.

    Come tutti sappiamo l’Accademia è stata semplicemente sostituita e alla cassa c’è qualcun altro che riscuote maggiori incassi, grazie all’omicidio della meritocrazia, all’insegna del tutti promossi.

    Il ragionamento era semplice: per favorire l’aumento del consenso all’establishment ventennale, bisogna rinforzare le fila del King Maker con nuova linfa vitale.

    Il risultato però è stato leggermente diverso: aver contribuito a indebolire la classe magistrale, l’AIMS, la scherma italiana, la classe dirigente.

    L’establishment federale ventennale si trova di fronte a un problema mica da poco: come si fa a essere ora contro il grande elettore se questo ci assicura la vittoria in Assemblea federale, dalle elezioni alle modifiche dello Statuto? Come può la FIS migliorare la formazione e la selezione se la formazione e la selezione sono decise da altri?

    Ultimamente, con la discesa in campo di un nuovo progetto politico, abbiamo l’impressione che i presidenti societari in fondo abbiano già fatto una scelta. Scegliere di scegliere.

    ANONIMO PRESIDENTE SOCIETARIO

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    1. Guardando bene, si scopre che nel disprezzo c'è un po' di invidia segreta. Considerate bene ciò che disprezzate e vi accorgerete che è sempre una felicità che non avete, una libertà che non vi concedete, un coraggio, un'abilità, una forza, dei vantaggi che vi mancano, e della cui mancanza vi consolate col disprezzo

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  2. Maestro: profondo conoscitore della disciplina in possesso degli strumenti per trasmettere tale conoscenza

    Istruttore: colui il quale ha il compito di impartire determinate nozioni o di addestrare in particolari attivita

    Collaboratore: chi lavora con altri nell’insegnamento non avendo tuttavi la responsabilita primaria del progetto occupandodi solamente della parte specificatamente a lui assegnata

    Praticone: chi esercita, nel nostro caso, l’insegnamento basandosi sull’esperienza pratica, piu che su un’adeguata preparazione anche teorica
    Billy thè Kid

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  3. Ma sempre le stesse minkiate? Sarai anche un buon oratore...ma troppo ignorante, credimi...anonimo si fa per dire presidente societario

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    1. Cosa ignora il si fa per dire anonimo presidente societario?
      Anonimo delle 21:58 non ci lasci con le stesse minkiate.

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  4. Trovo interessante il tuo articolo ma più per come é scritto e per il fatto che proponga delle soluzioni. Critico però la scelta delle categorie, ma le prendo come un gioco, ci sto, giochiamo, mi vedo in una degli archetipi da te proposti, probabilmente in quello dell'istruttore. Ora sorge il problema, qual'è il fine di questo articolo?! Creare schemi? Gli schemi non servono a liberare ma per definizione costringono, per esempio dal tuo punto di vista un maestro che abbia cominciato a fare scherma tardi non sarà MAI un maestro, secondo me questo é sbagliato. Appare riduttivo legare una carriera o presunta tale alla complessità della vita della più umile persona, ognuno di noi credo possa avere una parte di tutte le categorie, per esempio nel mio caso mi ritrovo anche alcune caratteristiche del maestro ma anche del collaboratore.
    Non sarà un gioco che definisce a cambiare la situazione. In ogni caso articolo interessante.
    Giuliano Pasqua

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    1. Ogni regola ha le sue eccezioni

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    2. Sig. Giuliano, ogni età ha le sue possibilità, purtroppo le passioni tardive bisogna prenderle per quello che sono, rassegnandosi al fatto che è troppo tardi per poterle coltivare al 100%. Anni fà una serie televisiva spopolava: E.R. Medici in prima linea, con George Clooney che ne era la star. Tutti, almeno una volta, ne hanno guardato un episodio e chissà quanti hanno pensato per un attivo di fare il medico. Ora, se io iniziassi domani mattina, riuscirei a terminare il percorso di studi e abilitazione a 66 anni. Lei si farebbe operare da un chiururgo 66enne totalmente privo di esperienza? sono certo di no, come non troverei nessuna struttura, pubblica o privata, disposta a farmi esercitare. Almeno non appieno, magari giusto al TRIAGE affiancato da personale esperto, tanto per non fare eccessivi danni. Allora cosa dovrei fare? aprire una clinica per conto mio, dicendo e non dicendo sul mio passato, lasciando che la gente credda che a 66anni certamente ho una grande esperienza, e per dio, se sono dottore non posso che saperne!!! Penso che ne comune senso di sentire le cose verrei etichettato come "criminale", e non tarderei molto a fare danni. E sarebbero danni verso i miei poveri pazienti, ma anche verso la stessa professione medica, che grazie a persone come me verrebbe banalizzata. Essere un allenatore non è banale, si diventa una figura di riferimento per i ragazzi, ed è un ruole di potere ma anche di enorme responsabilità, perchè si possono fare enormi e permanenti danni. Allora un 66enne che si avvia alla scherma per passione, non può e non deve avere responsabilità che certamente non può attendere, soprattutto sorvolando sul suo passato, facendo credere, dicendo e non dicendo, perchè è altamente scorretto. Perchè banalizza una professione. Ma poi, andiamo nel concreto, uno che comincia fare scherma tardi che esperienza può avere? Per formare completamente un atleta ci voglio almeno 20 anni, ma se lo vede uno a 70/75anni che fa una lezione ad un vero agonista? Non parliamo di uno di 86.....ridicolo. Io, mi creda, non sono contrario a che persone di tarda età acquisiscano una abilitazione, sono contrario a che possano aprire società per conto loro, o anche solo affiliare. La loro tardiva passione deve essere circoscritta ad un ruolo marginale, inquadrato in una società con un tecnico vero e sempre sotto di lui. Se poi verrà giudicato inidoneo all'insegnamento, se ne farà una ragione e proseguirà con il suo lavoro e la sua passione, che nessuno gli vuole togliere, senza però fare danni a chi la scherma la fa per lavoro, e non per giocare.
      ANONIMO MAESTRO

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  5. Il rosicone, quello che rosica per qualcosa, è colui che prova un misto di invidia, rabbia, rancore, e soprattutto impotenza

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  6. Articolo formalmente interessante, ma che propone soluzioni fantasiose e al di fuori della realtà. Si parte da un'analisi realistica per sfumare nel sogno onirico e nell'individuazione dei "soliti poteri forti" che governano il mondo e da cui tutti dobbiamo guardarci perché ci spiano e indirizzano le nostre scelte.

    Parlare è bello. Ma chi parla sa anche fare qualcosa o solo rosicare perché non è al potere?

    Vi propongo un interessante spunto di riflessione, fornitoci dall'editoriale del Corriere della Sera di ieri 10 dicembre 2018, in cui si parla di populismo e si dice che il popolo prima o poi deve fare i conti con il fatto che le élites possono essere scalzate dai loro posti di potere solo da altre élites.

    Tutto il resto sono chiacchere condite di fantasia.

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    1. Ha mai provato a metterci del tabacco?

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    2. E lei a usare la pipa in modo alternativo?

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    3. Beato lei che conosce usi alternativi, ma a giudicare da come si impermalosisce direi che non la rilassano più di tanto

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  7. Saranno anche 'elites' ma a me sembrano più che altro, nobili decaduti in era repubblicana. Si scrivono un titolo nobiliare avanti che ha valore forse solo con il barbiere "prego duca si segga".
    La classe magistrale ha preso una piega pericolosa con la corsa ai titoli e questo è un dato di fatto che si riscontra, ormai, in tutte le gare.
    La FederMaps è troppo impegnata a politicizzare tutto per capirlo e i tesserati troppo attenti agli annunci più che ai fatti.
    Basta leggere l'articolo del Sito Federale sul Congresso FIE dove si evidenziano i nomi degli italiani presenti, ma si deduce che l'Italia esce perdente. Il presidente Scarso, nonostante i quotidiani gemellaggi, propone di non adottare la sperimentazione di nuove norme nel Fioretto, in gare di Coppa U20, ma la FIE continuerà a farlo. Leggiamo poi che si adotterà la nuova norma sulla Non Combattività nella spada, bocciata da gran parte dei praticanti. Leggiamo che, unica vittoria presidenziale, la famiglia Bucca sarà presente in 2 delle tre manifestazioni Internazionali di cui si è definito lo staff arbitrale. Ovviamente designati dalla nostra (sua) Federazione.
    Concludendo, notiamo che alla Festa FIE e congresso FIE, il comunicato parla della presenza del presidente del CIO ma non nomina mai quello della FIE. Da anni diciamo che il SITO Federale fa della comunicazione lo specchio delle frustrazioni presidenziali. Il Ct della spada Onnipresente, il presidente FIE mai citato.
    Restiamo in attesa del prossimo viaggio del presidente Mister Millemiglia, pensiamo sarà nell'arcipelago delle Samoa Americane, nuova Federazione tesserata alla FIE.

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  8. Ieri pomeriggio stavo facendo quel classico "cambio di stagione-pulizie prenatalizie" che ci attende ogni anno. Quell'immergersi in faccende che si continuano a rimandare di giorno in giorno finché non si arriva al punto in cui ci tocca "smontare e rimontare" l'intera casa. E' stato proprio mentre sistemavo gli oggetti in cantina che mi accorgo di una scatola in cartone (le classiche scatole marroni da supermercato), la quale attira la mia attenzione. Non ricordavo di averla e tantomeno ricordavo cosa ci fosse. La apro ed ecco… mi si illuminano gli occhi, come fosse una visione celestiale: era un vecchio album fotografico. Naturalmente insieme ad esso vi erano anche vari ritagli di giornali.
    Non è un caso il fatto che io sia stata colpita da esso. Oltre ai ricordi legati all'infanzia e quindi agli allenamenti in sala con le amiche, alle nottate con loro nelle trasferte, la cosa che è riuscita maggiormente a portare alla mia memoria è stata la foto di gruppo di alcuni dei più grandi Maestri dello “scorso secolo”, fra i quali il mio: riconosco Carlo Pessina, Ugo Pignotti, Giuseppe Mangiarotti e il figlio Dario, gli olimpionici livornesi Oreste Puliti, Livio Di Rosa, il campionissimo Gustavo Marzi, e poi a seguire i giovani Antonio Di Ciolo, Luciano Abati, Ezio Triccoli, Arturo Volpini, Marcello Lodetti, Francesco Sommacal, Gherardo Fumo.
    Per me il Maestro è colui che prende una bambina di 6 anni e ne cura il processo di crescita nel corso della sua vita, sportiva e non, lasciandola donna, campionessa o meno. Tutti gli altri sono allenatori, forse anche vincenti, ma sempre allenatori. E oggi tra questi allenatori ne vedo tanti che trionfano con atleti formati da altri.
    Ritornando al presente e alla situazione attuale (lasciando quindi il passato ai nostalgici): io penso (e spero) che pur non potendo, magari minimamente paragonare la rosa tecnica dei giorni d’oggi a quella che ho conosciuto, ci sono ancora dei veri Maestri, divenuti tali per formazione e crescita al di fuori della federazione.
    Dobbiamo ringraziare questi Maestri se abbiamo ancora le basi per un nuovo “Rinascimento”, che spero cancelli del tutto gli anni bui della fabbrica dei diplomi.

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  9. Articolo interessante che stimola interventi sulla natura di chi si prende cura degli atleti di scherma sotto vari aspetti. Insegnare la scherma o allenare gli schermitori è lavoro che implica la messa in atto di conoscenze rigorose e metodiche, intellettuali o manuali. Come tutte le attività produttive, si dispensa un servizio in cambio di compenso, monetario o meno. Nella nostra società l'attività lavorativa viene esplicata con l'esercizio di un mestiere o di una professione e ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi. Dal punto di vista giuridico si distingue il lavoro subordinato da quello autonomo e parasubordinato con caratteristiche intermedie tra i primi due. Con le attività lavorative sono connessi gli obblighi previdenziali e assicurativi. Faceva eccezione il lavoro sportivo dilettantistico, che caratterizza prevalentemente la scherma italiana. Sino ad ora le società ricorrevano ai compensi sportivi qualificati come redditi diversi: netto e lordo quasi sempre coincidevano, zero tutele, massima apertura al mercato.
    L'offerta di lavoro, in economia politica, misura la disposizione delle persone a lavorare, il numero di persone disposte a offrire i propri servizi lavorativi il numero di ore di lavoro che i lavoratori sono disposti a offrire ai datori di lavoro. Essa è determinata da diverse variabili, che possono essere economiche, demografiche, sociali, culturali e logistiche.
    Salvo rare eccezioni, nella scherma l’attività magistrale non è considerata lavoro con tutele: chi offre i propri servizi nell’insegnamento è un volontario; ciò però non giustifica l’attuale abbassamento del livello qualitativo della formazione, che ha come prima e immediata conseguenza l’ancora più scadente fase di valutazione.
    C’è tuttavia una novità e che novità. Una recentissima sentenza della sezione lavoro della Corte d’Appello di Roma (sentenza n. 2924/2018 del 5 luglio).
    L’analisi di questa decisione ci consente di fare il punto del rapporto di lavoro sportivo dilettantistico alla luce dell’attuale quadro di riferimento.
    Il Giudicante di secondo grado, facendo riferimento al punto 20 del D.M. 15.03.2005 contenente l’adeguamento dei lavoratori da assicurare obbligatoriamente presso l’Enpals (oggi Inps gestione spettacolo – “impiegati, operai, istruttori e addetti agli impianti e circoli sportivi di qualsiasi genere, palestre, sale fitenss, stadi, sferisteri, capi sportivi, autodromi”) ricorda che: “….. dal tenore letterale della espressione normativa di cui al n. 20 emerge l’obbligo contributivo a carico dell’appellante nei riguardi degli istruttori di attività sportive, a prescindere dalla natura giuridica (subordinata, parasubordinata o autonoma) del rapporto di lavoro ed essendosi peraltro la stessa appellante qualificata associazione sportiva…..”.
    Dopo aver ricostruito la disciplina dei compensi sportivi qualificati come redditi diversi, la Corte della Capitale, ritenuto che l’INPS aveva dimostrato che l’attività di questi istruttori non era finalizzata allo svolgimento di alcuna manifestazione sportiva, che hanno sempre ricevuto compensi mensili con abitualità e in modo continuativo, “per cui non si può non ritenere che il lavoro effettuato dagli istruttori avesse il carattere della professionalità perché professione abituale ancorché non esclusiva di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche ai sensi del d.p.r. 633/72”. Da ciò ne conseguiva il rigetto dell’appello della società sportiva e la condanna alle spese.
    In soldoni: anche gli istruttori dilettanti sono soggetti ai contributi previdenziali e sono lavoratori.

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    1. In soldoni non è affatto come l'anonimo dice. Nel caso di specie evinto dalla sentenza di appello è stata dimostrata una subordinazione dell'istruttore, che ha configurato il suo lavoro come dipendente. Qualora invece la forma contrattuale sia correttamente redatta come non subordinata (collaborazione sportiva dilettantistica) nulla può essere esatto dall'INPS.

      Cordiali saluti

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    2. No, errato. Non è come dice l’anonimo 12 dicembre 2018 11:35.
      La recentissima sentenza della Corte d’appello di Roma deposita il 20 luglio (2924/2018) rappresenta la prima pronuncia in seguito all’abrogazione della nuova normativa contenuta nella Legge 205/2017 e complica la situazione.
      Se per gli atleti dilettanti può continuare ad essere riconosciuto il compenso sportivo ex art 67 TUIR senza obblighi di natura contributiva ed assicurativa, non si può dire lo stesso per i Tecnici.

      È quindi necessario approfondire la situazione per gli allenatori e gli istruttori:
      • Se si può provare che il tecnico percepisce fuori dall’ambito sportivo la propria fonte prevalente di reddito (è ad esempio un dipendente o un pensionato)
      • E se i compensi sportivi che egli percepisce sono solo di importo minimale (poche decine o centinaia di Euro al mese)

      In questo caso è agevole dimostrare che l’attività di istruttore non costituisce l’attività lavorativa per il tecnico in questione e sarà possibile erogare compensi sportivi.

      Ove invece l’allenatore svolga in via prevalente, anche se non in modo esclusivo, l’attività sportiva (quindi con una forma di professionalità) la questione si complica e sarà necessario cercare di verificare se nelle modalità di svolgimento della prestazione siano presenti le caratteristiche o del lavoro subordinato oppure dell’esercizio di arti o professioni.

      Ne consegue quindi che al momento la via più sicura per l’associazione sarebbe o quella di assumere il tecnico oppure suggerirgli di aprire P.IVA in quanto la sua attività configura effettivamente l’esercizio di una professione la quale comporta il versamento di imposte e contributi.

      Nulla cambia invece per i compensi amministrativi/gestionali che proseguono come Co.co.co. con gli obblighi connessi.

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  10. Ahiahiai allora guai in vista per una certa società chiamata in tribunale dal suo ex tecnico...

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  11. Ecco, una cosa che non vorrei per il mio sport è darlo in mano agli avvocati ...

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  12. Il consiglio federale è fatto per metà da avvocati o sedicenti tali e trova avvocati in quasi tutte le commissioni federali e simili. Quindi la federazione com'è adesso non le va bene....

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  13. L'avvocato non è il semplice laureato in legge, ma colui che, dopo la laurea, ha conseguito il titolo abilitativo alla professione, avendone superato l'esame.
    Pertanto, nel Consiglio federale non c'è neppure un membro che ha tale titolo (o sedicente tale).
    Forse, sarà per questo che nel CF c'è molta improvvisazione, specie di ordine legale???

    Ah… saperlo

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  14. Almeno è gente che ha vissuto l’ambiente e non esclusivamente aule di tribunale...la deformazione rofessionale è un handicap!

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  15. Forse è lei che è deformato

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  16. Caro presidente FederMaps,
    dall’alto della sua politica lungimirante mi risponde ad alcune domande: l’obiettivo della FIE è di rendere la scherma una Arma sola? La nuova regola sulla Non Combattività nella spada e quella del Bersaglio Non Valido nel fioretto, portano le tre armi ad una sola, tatticamente e concettualmente. Quindi le intenzioni della Fie sono quelle? Nell’articolo di parla di Maestri, Istruttori ed altro. Ma a cosa serve? Ormai anche la Scherma sarà totalmente tecnologica. Come per la F1 si dice che il ruolo del pilota è stato ridotto e si cerca di tornare al passato. La scherma ormai è a tavolino. Studiamo l’avversario e poi prima del ‘pronti a voi’ devi aver deciso cosa fare e lo fai sperando vada bene. Si perché nella spada, arma notoriamente tattica e da definirsi tale perché si costruisce con ‘traccheggio e scandaglio’ il colpo con riflessione e lavoro tattico, adesso in 15/20secondi devi eseguire altrimenti un sorteggio o peggio un ranking (che in Italia è ridicolo) stabilisce chi ha toccato. Quindi potrei vincere 5 a 0 anche senza mai aver toccato. Ma stiam veramente Fuori e ad approvare ciò la commissione atleti presieduta da un Italiano.
    L’organo d’informazione presidenziale, il sito della Fis ci annuncia il premio Mangiarotti e nel titolo richiama solo quello. Con tutto il rispetto per uno dei simboli italiani nel Mondo, ma per un sito Federale non era più importante sapere e dare qualche informazione in più, con un lavoro giornalistico che paghiamo come tale? Visto anche che si sconvolge la Spada e il suo insegnamento. Nei prossimi corsi Maestri tenuti dall’Aims presieduta da maestri poco avvezzi alle tecnologie, si dovranno tenere corsi sulla terminologia informatica e suo video. Unico modo per garantire la conoscenza degli avversari e preparare i match considerando i pochi secondi disponibili.
    Siamo certi che la FederMaps provvederà a dotare le gare italiane di video come per le Coppe Del Mondo al fine di dare un servizio che sarà fondamentale, più dei pass alle gare, per fare spada. Ovviamente sono provocazioni da un indignato spadista.
    E mentre il presidente invita rappresentanti di Federazioni ai nostri Consigli Federali, la FIE approva questo assurdo regolamento con il voto anche dell’Italia? Sono certo che prima di votare Scarso abbia ascoltato il CF e l’AIMS e organizzato un incontro con i Tecnici. Lui dimentica di rappresentare i Tesserati e non se stesso, quindi prima di votare una così assurda modifica, avrebbe dovuto organizzare un incontro o almeno informare la base. Ma Scarso della base se ne frega, evidentemente.

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  17. A proposito di classe dirigente e di nuove proposte. Mi auguro che chi verrà rispetterà (non dico di più, perché questi non lo hanno mai fatto) la base e i tecnici.
    Il primo segnale sarà la stesura del Calendario Gare che rispetti il ruolo fondamentale dei Genitori e quello altrettanto indispensabile dei Tecnici e delle loro Società. Quindi evitando gare in giorni infrasettimanali, accavallamento di gare e interi mesi con gare infrasettimanali che cancellano la presenza dei Tecnici dalle palestre. Iniziamo ad usare anche il mese di Giugno per le gare, senza scuola, senza impegni internazionali se non gli Europei Assoluti, che impegnano l’1% del movimento schermistico.
    Pensiamo solo al Calendario di quest’anno che vede la scelta di gare nazionali Gpg spacchettate, di gare a Squadre divise in due luoghi diversi nello stesso WeekEnd, partendo dal Venerdì per gare che finiscono presto. Un tecnico che ha una squadra in B e l’altra in A2 dovrà essere ‘uno e trino’ oppure pensate che tutte le società hanno più tecnici di alto livello da seguire una squadra da serie B e soprattutto hanno i soldi per privarsi di due tecnici e lasciarne altro in palestra? La grande FederMaps vive solo delle società militari e delle poche che hanno ¾ tecnici. Perché era indispensabile spacchettare la Coppa Italia dalla A2 a squadre per accontentare tutte le Società richiedenti? Chi se ne frega che a pagare sia la base.
    Vogliamo parlare della 7 giorni di Riccione che nonostante le numerose e immense critiche dello scorso anno, è stata riproposta nello stesso periodo con ben giorni lavorativi senza sfruttare neppure due week end ma solo uno? Giustamente, come ci ricorda qualsiasi sito Web, quest’anno dal 19 aprile al 5 maggio, con 3/4 giorni di ferie, si fa un unico ponte festivo. Ma la FIS mica ci mette le gare GPG che coinvolgono il 99% dei genitori, ma no anzi evita di usare alcuni giorni di festa come il 25 aprile e il primo Maggio per regalarci gare Assolute.
    Questa incomprensibile mancanza di rispetto la giustifico solo se dietro c’è la convinzione di fregarsene delle conseguenze visto che si è all’ultimo mandato. Peccato che potrebbe anche finire prima e soprattutto che nella vita gli statisti veri sono quelli presenti nei libri di storia per aver lasciato qualcosa di positivo e non aver distrutto tutto per propri personalismi.

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    1. Non la conosco ma mi ha tolto le parole di bocca. Riflettevo a Lucca con alcuni amici, proprio di questo. Tra Pasqua, 25aprile e prino maggio, ci sono ponti e feste scolastiche ideali per gare e la Fis si limita ai somi weekend per le gare a squadre che coinvolgono 4 atleti x società. Mentre poteva gestire gare individuali e limitare problemi ad atleti e famiglie è evidente che non sono loro al centro della politica federale.

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  18. Sinceramente...da maestro che ha anche un altro lavoro non posso pensare di passare tutti i ponti le festività o i mesi estivi a gare.

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    1. Molto meglio chiedere continui giorni di ferie tutto l'anno e pretendere lo facciano i genitori?
      O giorni di festa a scuola per i ragazzi?
      In ogni caso lo scritto anonimo parla di Giugno, non di "mesi" estivi. Solo di uno o più week end di Giugno invece che tutti quelli di maggio. Sa lei pens al suo ruolo e non a genitori e ragazzi a scuola e lavoro altrui.

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    2. Se le pesa fare il maestro può dedicare il suo tempo libero ad altro. Tanto ci sono poco più di 300 club e più del doppio di tecnici che possono affiliare. Qualche tecnico sottocosto il suo club lo trova grazie a FederZumbaMapsdiplomificio.

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    3. Magari qualcuno proveniente dai corsi agevolati per militari. Visto che hanno già uno stipendio garantito possono fare un dopo lavoro per arrotondare, senza chiedere troppo. Alla faccia di chi con questo lavoro deve pagarci le bollette.

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  19. Da Cagliari alle Samoa Americane la strada è breve. Viaggia viaggia che dovrai andare lontano per farti dimenticare.

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  20. Ma si pubblichiamo notizie inutili di 'rinnovo' di convenzioni mediatiche. Ma le Liste federali dopo settimane dalla loro approvazione? Vi ricordo solo una cosa che le Liste sono in base ai risultati dell'anno precedente, quindi cosa attendete a pubblicarle tanto sono quelle che dovreste aver avuto e approvato in Consiglio e i "risultati " dello scorso anno non sono modificabili.
    Non voglio credere che si attende la chiusura dei termini di qualche concorso o che si teme per qualcuno precedente.

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  21. Caro maestro anonimo del 12 dicembre 2018, h. 19:02,
    lei, che ha un altro lavoro, pensa giustamente alle sue ferie. Ma alle famiglie e a quei genitori che, con grandi sacrifici, la pagano, anche per fare il secondo lavoro/mestiere (che sarà certamente in nero) e la mantengono non ci pensa?

    Visto il tipo di ragionamento da lei sviluppato e le sue caratteristiche lavorative, sto proprio pensando che lei sarebbe un ottimo candidato alla futura presidenza federale: è davvero in linea sia per attività di mestiere, sia per l'attuale pensiero; le resta solo di mettersi in pensione (dal lavoro ufficiale) e il gioco è fatto.

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  22. Lei, invece, visto il tipo di ragionamento che fa, sembra proprio uno di quei genitori che farebbero meglio a stare fuori dalla palestra e dalla scherma in generale.

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    1. Lei è molto vicino a quel maestro? O siete la stessa persona?

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    2. E a lei che c...gliene frega?

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    3. Sei tu, sei tu

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