domenica 8 agosto 2021

L'INIZIATIVA DEL FIORETTO: polemiche, discussioni e libertà di critica.

Elisa Di Francisca
Da giorni si è scatenata una forte polemica tra fazioni favorevoli e contro la ex olimpionica Elisa Di Francisca e gli atleti, che hanno inviato al Presidente FIS una lettera di sfiducia per il CT del fioretto Andrea CIPRESSA. Personalmente sono e sarò sempre al fianco degli atleti, quindi condivido quanto dichiarato dalla jesina e il contenuto della missiva contro il CT.                   
Fatta questa precisazione, veniamo ai fatti. Si mormora che, con l’articolo “TANTO TUONO’ CHE PIOVVE’: la resa dei conti”, avrei strumentalizzato la situazione poiché gli atleti non avrebbero sfiduciato il Presidente, ma soltanto il CT. Ebbene, è necessario ricordare che nella recente disputa per la convocazione di Erika CIPRESSA, il presidente FIS ha dichiarato con fermezza che il CT godeva di una totale fiducia da parte sua e del consiglio direttivo. E’ altresì necessario ricordare che il presidente FIS è l’unico responsabile del settore tecnico e ciò in virtù delle direttive CONI. Dunque, se il massimo vertice della federazione esprime totale fiducia nel CT, ne consegue che, qualora questi fallisca, le responsabilità non vadano solo in capo a lui ma ancor più al presidente. Ne discende, ulteriormente, che se gli atleti hanno sfiduciato il CT implicitamente non condividono le scelte del presidente, ergo anche per lui c'è la sfiducia. Poi ognuno può pensarla come crede.
da sx Batini Cipressa,Volpi, Errigo

Da ex ufficiale dell’Esercito, qualora un mio sottoposto, da me incaricato ad espletare un determinato servizio, abbia disatteso le direttive ricevute, il primo responsabile ero io e per due motivi: 1. Ero il comandante ed in quanto tale responsabile della gestione del personale; 2. La scelta di incaricare il sottoposto l’ho fatta io e per questo ne rispondo personalmente. Spero di essere stato chiaro.
In tutto questo bailamme, però, parrebbe essersi perso di vista il vero punto cruciale dell’articolo “TANTO TUONO’ CHE PIOVVE: la resa dei conti”, relativo al dubbio da me ivi posto e che qui riassumo in poche parole: è possibile che qualche soggetto importante (“menti raffinatissime”, per usare una frase di Falcone, pronunciata in un differente contesto e precisando che nulla ha a che fare con questo) abbia in qualche modo aiutato i ragazzi a scrivere la lettera?
Mi sembra giusto, a questo punto, dover chiarire meglio il mio pensiero.
da sx Avola, Focini Garozzo, Cassarà
La maggior parte dei firmatari veste una divisa e dei loro comportamenti ne devono rispondere ai rispettivi comandanti, ne deduco che tale iniziativa fosse in qualche modo concordata e se non lo hanno fatto sarebbero dei veri sprovveduti. Nel recente passato fu assunta una iniziativa simile dagli spadisti, con Tagliariol in testa, campione olimpico. Non solo la loro richiesta fu respinta, ma i “dissidenti” furono eliminati dal giro uno dopo l’altro, impoverendo parecchio la qualità della spada nazionale. Ci meravigliamo se gli atleti del fioretto, che certo questa cosa la ricordano, abbiano voluto fare un tentativo “a caldo”, per avere una minima possibilità di successo? Attenzione, però, il CONI sarà molto vigile e credo non tollererà
iniziative discutibili. Peraltro, ritengo che il massimo vertice dello sport italiano non abbia ancora digerito il tradimento politico di Scarso/Azzi e se l’esperienza vale ancora qualcosa penso che ciò non deponga a favore della scherma.
CT Andrea CIPRESSA
Tornando ai tempi ed ai modi scelti dagli atleti e dalla Di Francisca, sono indotto a credere che l’esercizio della critica, ancorché suffragata da prove, sia comunque vietato. Invero nell’ambito del politicamente corretto sta prendendo piede il giornalismo dei buonisti, difatti la Di Francisca era stata scelta dalla Rai come opinionista per la trasmissione “il circolo degli anelli”, programma giornaliero, in prima serata, di analisi della giornata olimpica. Misteriosamente dopo le sue dichiarazioni (non le chiamerei accuse) è sparita… Tolta dalla trasmissione in un niente. Quindi, se realmente le motivazioni possano essere riconducibili alle sue esternazioni vorrebbe dire che criticare sia ritenuto un esercizio offensivo. Mi viene da supporre che chi critica ed esprima le proprie convinzioni in merito ad argomenti specifici sia di solito definito astioso, invidioso e carico di pregiudizi. Non si può criticare il tal consigliere, il tal campione pur in presenza di una carenza dirigenziale o tecnica: bisogna tacere! Nel nostro caso, non si può criticare la scherma, il percorso di una squadra perché si incorrerebbe nel peccato di lesa maestà. Sta accadendo sempre più spesso che giornalisti capaci di fare domande senza condizionamenti, quindi scomodi, vengano allontanati. Chi critica viene definito invidioso, geloso e rancoroso. No signori, non è così, la critica, la si può condividere o meno, è un esercizio di democrazia che, evidentemente, nel mondo dello sport, e nella scherma in particolare, è sconosciuto.
Alcuni commentatori hanno detto che sono stati sbagliati i tempi ed i modi, manifestando disgusto sia per le dichiarazioni della Di Francisca che per la lettera degli atleti. Ora mi chiedo ma quale sarebbe stato il momento ed il modo giusto per esternare il proprio disagio e le proprie idee? Sia Elisa che i ragazzi si sono mossi dopo la fine del torneo olimpico di scherma: la Di Francisca subito dopo le gare del fioretto femminile e gli atleti dopo essere rientrati in patria. Altra domanda che mi pongo, ma la
Presidente FIS Paolo AZZI

pongo a chi ha affermato che certe cose andavano discusse con il CT o con il Presidente, senza dare pubblicità alla faccenda, siete/siamo sicuri che non ci sia stato qualche tentativo di dialogo con i dirigenti FIS? Conoscendo i vari soggetti (consiglio direttivo) credo che abbiano fatto orecchie da mercante: il presidente ha dichiarato ad un genitore che CIPRESSA godeva della massima fiducia da parte sua e del consiglio, pertanto quale aspettativa potevano avere gli atleti? I ragazzi/e sono di un livello istruttivo culturale superiore alla media, quindi credo che prima di agire si siano consultati con soggetti capaci di garantire un certo esito della loro richiesta.
Tutto ciò detto e scritto, ribadisco che sono per gli atleti, per le società e per i maestri, ma contro una dirigenza miope, non lungimirante e del tutto incapace di vedere al di là del proprio naso.
Ezio RINALDI

2 commenti:

  1. Mi è giunto un commento anonimo a sostegno del presidente con il quale si afferma che avrei scritto delle castronerie. Mi sarebbe piaciuto tantissimo pubblicarlo. Purtroppo essendo anonimo non trova accoglienza. Un messaggio per il Presidente: sulla Piazza tutti sono graditi ospiti, soprattutto se si firmano. Purtroppo devo prendere atto che i tuoi sostenitori non hanno il coraggio di difenderti pubblicamente e di questo me ne dispiaccio molto.

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  2. Esordio davvero infelice, per il mio amico Paolo AZZI, che si trova ad affrontare grane di non poco conto, quali:
    - Olimpiadi con "zero tituli";
    - Malagò che pretende cambiamenti e dichiara che la scherma é un intero "ambiente da ricostruire";
    - fiorettisti che sfiduciano il CT e, conseguentemente, il presidente FIS.

    A questo punto, Azzi dovrà decidere come vorrà passare alla storia, se quale eterno delfino di Scarso o come colui che ha voluto riformare una Federazione avvizzita, asfittica, superata e non più in sintonia con i tempi, con la base ed il mondo esterno.

    Quale sarà la sua scelta la apprenderemo dal modo in cui egli affronterà il terzo problema: se intenderà attuare le stesse modalità con cui il suo predecessore, maresciallo Scarso, ha (a suo modo) risolto anni fa lo stesso problema che si presentò nella spada, allora vorrà dire che ha scelto di non voler essere l'uomo delle riforme, ma di continuare ad essere il vice presidente di Scarso e nient'altro.

    Medita, Paolo, medita.

    Cordialmente.
    Gaspare Fardella

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