martedì 19 novembre 2013

LA PAURA

Sono stato a Lucca nella mia veste di Nonno al seguito della propria nipotina, la quale affrontava una gara nazionale per la prima volta. Stazionando nel parterre ho incontrato diverse persone, che mi hanno salutato con grande affetto e calore, e con le medesime ho scambiato qualche parola, soprattutto sui risultati dei ragazzi/e e bambini/e. Ebbene da una di queste persone, alla mia domanda:” Come è andata?” mi sono sentito rispondere: “il mio allievo ha avuto paura di vincere”. Una affermazione che per me non ha senso poiché, a mio avviso, non si ha mai paura di vincere, perché lpaura è un'intensa emozione,  derivata dalla percezione di un pericolo, reale o supposto, pertanto l’allievo, non sentendosi sicuro dei propri mezzi e pressato dall’avversario, ha paura di non riuscire a batterlo e non di vincere l’assalto.

La paura vera e propria attiene alle persone adulte e chi di noi non conosce la paura? Essa è un’emozione che abbiamo certamente  sperimentato nelle sue varie sfaccettature e in relazione a diversi eventi o cose.

La paura è un allarme che scatta di fronte a rischi dai quali fuggire o difendersi, oppure davanti a ciò che ci sembra a prima vista estraneo, sconosciuto.

Essa si manifesta attraverso una sensazione di allarme, di forte ansia, anche se è soprattutto il corpo che reagisce nella maniera più intensa: tachicardia, respiro corto e spezzato, senso di debolezza, o nei casi estremi, brividi, tremori, scariche di diarrea, fin quasi a raggiungere la perdita dei sensi.

Spiegare la paura non è semplice, ci sono meccanismi mentali, quindi psicologici, che a seconda del nostro comportamento, delle nostre azioni, ne determinano l’intensità.

Le paure possono essere infinite, per quanto infiniti possono essere gli oggetti o le situazioni che ci troviamo ad affrontare nella vita di tutti i giorni.

La paura è un sentimento del tutto soggettivo, che nasce profondamente dentro di noi, dal nostro modo di affrontare la vita e di attribuire significati a ciò che ci circonda.

Dietro ad una nostra paura, per quanto inoffensiva o incontenibile sia, si nasconde una sua ragione d’essere: la paura svolge una precisa funzione che affonda le sue origini nella storia personale di ognuno di noi, o meglio ancora nel suo inconscio.

E’ utile chiederci: ma come si fa a vincere una paura? Vincere una paura non vuol dire cancellarla ignorandola e neppure arrendersi impotenti ad essa. Anche assumere atteggiamenti del tipo “dichiarazione di guerra” non portano a nessun risultato. Piuttosto è certamente vantaggioso disporsi con uno stato d’animo aperto ed incontrare la paura sul suo stesso terreno, avvicinandola e guardandola con meno diffidenza e più interesse e curiosità.

Se desideriamo veramente superare una paura, qualsiasi essa sia, dobbiamo inevitabilmente accoglierla come si farebbe con un ospite fastidioso ma necessario. L’accettazione è il primo passo. Questo vuol dire ammettere intanto di avere una paura, ma anche cercare di comprenderla, che non significa cercare di capirla con la mente, ossia razionalmente. Comprendere vuol dire prenderla dentro di noi, dando alla paura la possibilità di esserci, di esistere. Sento quella paura e le faccio spazio dentro di me, così da consentirle di svolgere la sua funzione, ma allo stesso tempo la conosco per capire meglio chi sono io, perché la paura rivela aspetti di noi di cui spesso non siamo consapevoli.

Essa va quindi affrontata e non elusa e per affrontarla bisogna conoscerla bene. Se tale sentimento deriva da possibili ritorsioni a nostre azioni allora basta controllare queste ultime; se invece deriva dalle nostre espressioni o dall’incapacità di esprimersi liberamente su vari argomenti poiché ciò farebbe adirare qualcuno, allora questa non è più paura ma vigliaccheria e la nascondiamo sotto varie forme, tra le quali: “non mi esprimo, altrimenti verrei penalizzato negli incarichi che mi sono stati affidati”.

Ciò avviene tutti i giorni, in tutti gli ambienti, ed è causa di regresso: come si può migliorare se si ha paura di esprimersi?
Rinunciare a se stessi, rinunciare alle proprie idee è da codardi.

“I codardi muoiono molte volte prima di morire, mentre i valorosi provano il gusto della morte una volta sola. William Shakespeare.

“Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta“. Paolo Borsellino.
 
Sono partito da una considerazione sulla paura di vincere e sono finito per esprime il mio pensiero sull'argomento, che spesso ci accompagna: forse ho voluto esorcizzare le mie paure.

Ezio RINALDI

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