lunedì 20 gennaio 2014

RISPOSTA DEL DOTT. FILECCCIA AL PROF. VULLO

Così come ho ospitato in prima pagina la lettera del Prof. VULLO, altrettanto faccio con la risposta del Dott. FILECCIA.
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Gent.  Prof. Vullo,
innanzitutto non posso che ringraziarla per aver trovato il coraggio di esternare e rendere pubblico il suo pensiero  senza alcuna remora ed alcun timore.

La premessa è importante considerato che il tema da me sottoposto alla valutazione del  Consiglio Federale non è certo nuovo poiché, avendo approfondito la tematica che ci occupa, ho appreso che già alcuni anni fa  soggetti certamente più autorevoli del sottoscritto avevano sollevato l’annosa questione che,  solo oggi,  sembra risolta alla luce della presa di posizione manifestata dall’Organo Federale.
Tralasciando, in questa sede e solo per il momento, il giudizio sulla  fondatezza  o meno dell’interpretazione normativa  esplicitata  dai vertici della Federazione, mi preme evidenziare come dalla lettura di un breve commento, pubblicato  dalla redazione di “SchermaonLine”  il 9.01.2008 (
http://www.schermaonline.org/ site/editoriale/un-silenzio-assordante.html) emerga chiaramente come il problema dell’incompatibilità arbitrale,  tanto commentato e condiviso nella realtà schermistica associativa italiana (v. http://www.schermaonline.org/, strasfiguri in un vero e proprio  tabù nel momento in cui  si chieda di commentarlo in contraddittorio con  quella che l’editorialista definisce << la massima autorità della F.I.S.>>. Pertanto La ringrazio ancora per aver avuto il coraggio di lasciar rasparire,
fin dalle prime righe del suo scritto, il suo particolare stato d’animo, risultando parecchio eloquente la descrizione che offre di se stesso definendosi <<...maestro che a fondo pedana, quando segue i suoi allievi, rumoreggia parecchio, tanto rumore appunto, per tutelare i suoi allievi su presunti errori arbitrali, (commessi non solo)in buona o ( ma anche) in  cattiva fede>>.

In effetti seppure  Lei non mi conosce personalmente, essendo  uno fra centinaia di genitori che affollano i palazzetti dello sport in occasione delle gare dei propri figli,  io conosco Lei per averla notata, fin dal primo giorno in cui ho avuto occasione di accedervi, proprio a causa del suo eclatante rumoreggiare.
In quella occasione, ma anche nelle gare successive,  non ho potuto fare a meno di stigmatizzare la sua condotta ritenendoLa semplicemente un’attaccabrighe, probabilmente a causa delle mia assoluta ignoranza tecnica.

Alla luce della mia personale esperienza, purtroppo maturata solo nell’anno appena trascorso,  mi sento in dovere di rivedere il mio originario giudizio dovendo interpretare, oggi, la sua riottosa condotta come effetto di un più profondo malessere, sviluppato a causa di una prassi del settore arbitrale che certamente disorienta.

La scherma purtroppo è uno sport che per sua stessa natura rimette nelle mani di un arbitro la più ampia discrezionalità di giudizio. Tuttavia, sebbene chiunque troverebbe bizzarro che il “Collina” di turno partecipasse al campionato anche in veste di allenatore, ciò è  paradossalmente ritenuto del tutto normale nell’ambito della scherma.

Fatta questa premessa,  mi sembra che Lei mi accusi di “dire e non dire”, ma soprattutto di non “avere detto” o meglio di non aver sollevato il problema a tempo debito, restando complice di una situazione che avrei dovuto denunciare fin dall’inizio. Devo darle ancora una volta ragione, precisando, però, che all’
inizio la questione mi aveva coinvolto molto poco come genitore, dato che i miei figli praticamente non gareggiavano, uno a causa dell’età e l’altro per l’insufficiente grado di preparazione; mentre nell’anno 2012  solo il più grande dei due, finalmente convocato, è stato affidato all’Istruttore in forza alla medesima società.
Diversamente, quando, con un altro gruppo di genitori ho deciso di fondare Accademia Scherma Palermo: ci sono rimasto dal 14 gennaio al 13 marzo 2013, il tempo di toccare con mano l’insostenibile incongruenza di un contesto associativo caratterizzato soltanto dall’irreversibile dissenso  alla mia ferma intenzione di risolverla. Sicché non potendo più condividere la situazione che avevo, mio malgrado, contribuito a creare, al termine dell'anno agonistico ho portato via anche i miei figli.

Il ricorso al Consiglio Federale, ex post, costituisce uno degli ultimi tentativi per chiarire efinitivamente  una delicatissima questione che, a mio parere, non poteva restare sospesa.

Detto questo, ribadisco di non pretendere di avere ragione, errori ne commettiamo tutti, l’importante è saperli riconoscere quanto prima possibile, avere il coraggio di ammetterli e tentare di porvi rimedio. Io ci sto provando con umiltà e decisione.

Dall’esperienza di quei due mesi, dubbi me ne sono sorti molti,  alcuni li ho già sottoposti alla valutazione del Consiglio Federale. Quella che ho diffuso è l’unica risposta sin qui ottenuta,  ma resto in paziente attesa delle altre.

Cordiali saluti

Dott. Antonello Fileccia

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