domenica 14 ottobre 2018

OLIMPIADI GIOVANI DI BUENOS AIRES: successo o fallimento?

Tre atleti alle Olimpiadi giovani di Buenos Aires e tre meritatissime medaglie: due d’oro e una d’argento; ma questa spedizione italiana, può ritenersi un successo sotto ogni aspetto, o esistono sfumature che mettono in crisi alcuni lati della gestione della gara?
Nel precedente articolo abbiamo visto come la spedizione italiana in Argentina abbia mostrato foschi chiaroscuri nel taglio degli atleti italiani che sulla vincentissima Federscherma sono stati ridotti da 5 a 3, cioè quasi dimezzati. La gara ha poi messo ancora più in luce la brillantezza dei nostri tre campioni, Davide Di Veroli, Martina Favaretto e Filippo Macchi. Nonostante Martina abbia fatto una gara ineccepibile, si è trovata di fronte la giapponese Yuka Ueno, che ancora non riesce a battere, ma siamo certi che è solo questione di tempo. Di Veroli invece si è distinto andando verso la medaglia d’oro con la solita scioltezza, confermando le aspettative. Filippo Macchi invece nel fioretto ha terminato solo settimo, perdendo dal francese che poi ha vinto la gara e anche per lui siamo certi che basterà perseverare per ottenere i migliori risultati che noi tutti gli auguriamo di centrare.
Quello che possiamo dire sia del tutto discutibile è stato il marketing dell’evento, con la sua comunicazione. Il nostro biasimo va tutto devoluto alla gestione dell’immagine federale, relativamente alla gara di scherma, infatti nell’era dell’informazione digitale, che per di più è gratuita, in quanto non ha bisogno né di giornalisti tanto meno di redazioni, con una informazione che corre lungo l’etere e viene recapitata sullo smartphone delle persone, ci chiediamo come mai si sia arrivati a tanta superficialità nella pubblicazione e visibilità dell’evento sia prima che durante e dopo. La superficialità nel voler o saper mostrare i successi raggiunti, lascia stupiti e apre a numerosi dubbi sulle capacità di chi la gestisce.
La cosa peggiore è stato vedere che le notizie venivano date con grande ritardo sui social, con privilegio per Facebook, dove è più complicato trovare le informazioni, a detrimento di Instagram, che ha un target più giovanile e gli hashtag sono più veloci da rintracciare. Infatti, se la notizia ben fotografata dall’ormai internazionale Augusto Bizzi veniva data con tempestività, mancava del tutto il wording descrittivo che consentiva di capire a che punto fosse la gara e a che livello gli atleti. Uno sforzo che sarebbe costato davvero poco, se la FIS si fosse occupata del marketing di valore, quello che dà la visibilità necessaria con informazioni adeguate per seguire gli eventi dove gli italiani spiccano più o meno quasi sempre. Invece le notizie su Facebook sono abbastanza descrittive, ma non sempre, mentre quelle su Instagram sono quasi sempre prive di contenuti, con una serie di hashtag significativi, ma manca quasi sempre la notizia, nella didascalia o come dovremmo chiamarlo il post. Questo denota non solo superficialità, ma anche incapacità di intendere il senso sia dell’hashatag che quello del post, infatti per trovare il post uso il primo, ma se nel secondo non trovo la notizia è tutto vano.
E adesso passiamo al secondo e più scottante dei problemi: la mancanza delle sponsorizzate. Il problema endemico della nostra federazione sono i numeri. Una patologia cronica delle società sportive e quindi anche della federazione, il cui sintomo è la scarsa quantità di schermitori per rendere il movimento più solido e anche più performante. Se con tutti i campioni che la scherma produce, non si riesce ad avere una corretta visibilità al di fuori del mondo della scherma, per convogliare atleti di ogni età nelle palestre, possiamo dire che la pubblicità che la Federazione esercita sui social e nel web vale poco meno di zero. È notorio infatti che i giovani siano molto attenti più sul web, che sulla televisione o i giornali, il che vuol dire che è quello il luogo privilegiato per la pubblicità efficace che una federazione deve ricavarsi. Non ultimo fra questi avere un canale web con una apertura al mondo dell’informazione che è ancora tutta da progettare e realizzare. Ma per fare tutto questo bisognerebbe avere uno staff che si occupasse del visual marketing della FIS, altra grande e imprescindibile frontiera che la vecchia Federazione pare non voglia prendere in considerazione e che lascia gli schermitori dubbiosi sul loro futuro.
Tutto questo è accaduto in un periodo dell’anno in cui si apriva la stagione sportiva e le società avevano un bisogno totale di pubblicità. Invece ogni anno si glissa in maniera oramai troppo evidente, segno che l’aumento degli iscritti a Viale Tiziano non è argomento di interesse.

Bisogna ammettere che il web marketing è una frontiera che la nuova federazione post-Giorgio Scarso dovrà prendere in considerazione, specie se riuscirà a risparmiare soldi tagliando quei capitoli inutili o troppo pesanti che forse da molti anni gravano sulle tasche degli schermitori italiani. Mentre se l’attuale squadra di governo resterà al potere, possiamo stare tranquilli che le cose non cambieranno e come al solito, nonostante i grandi successi sportivi internazionali, la scherma rimarrà sempre la cenerentola d’Italia.
SCASSAMAZZO Ugo

18 commenti:

  1. Analisi corretta. Ma c'è un problema di fondo secondo me. Siete ancora convinti che ci siano pochi tesserati per la poca visibilità?. Non vi sorge il dubbio che uno sport in cui la prima gara di un 14 enne ,ad esempio piemontese, si svolga a foggia sia un tantino "selettivo" e non dal punto agonistico? uno sport in cui un pezzo di metallo martellato e con 2 filettature costa 130 euro?Uno sport in cui è obbligatorio modificare la maschera e 2 minuti di lavoro e 4 rivetti costano 20 euro?Mediterei più su questo.

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    1. Signor anonimo,
      la sua osservazione giunge piuttosto in ritardo, su un articolo che è stato pubblicato non appena la notizia è stata resa nota dalla FIE-FIS:

      https://piazzadellascherma.blogspot.com/2018/01/maschere-sicurezza-ed-altri-misteri.html

      Per quanto riguarda il costo delle lame, convengo con lei che una lama non FIE costi dai 15€ ai 35€, e una FIE dai 90€ ai 180€, sia un tantinello sproporzionato e meriterebbero approfondimenti.
      Per quanto riguarda il calendario le posso assicurare che il Blog non ha mai glissato l'argomento e gli articoli sono svariati e questo tema che pone le distanze come elemento deterrente per partecipare alle gare, è di certo da studiare e migliorare. Come? Nuove formule, nuove locations, gestioni diverse? Rimborsi agli atleti? visto che i numeri della scherma sono costantemente in crescita, e poichè potrebbero crescere negli anni futuri, il problema si pone; va studiato, discusso e poi condiviso, quindi attuato. C'è molto da fare quindi. Mi auguro che si possa riuscire

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    2. Signor Orsini intendevo fare degli esempi che dimostrassero quanto non sia la poca visibilità a rendere il movimento poco appetibile bensi i costi di attrezzatura e le assurde e geniali trasferte da affrontare

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    3. Appunto il Blog ha scritto spesso. Pensi solo che di spada nel mese di ottobre e novembre per un meridionale la gara più vicina è a 600km di distanza.
      Fantastica promozione per uno sport che già ha costi notevoli per la sua pratica, pensare che la gente non fa gare perché le trasferte sono invasive.

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    4. Ma diciamo che alcune trasferte sarebbero meno onerose se l'appello non fosse alle 8. Pensate ad una gara in Umbria dove solo i Big, già stipendiati e professionisti, hanno onore e piacere di gareggiare alle 13. Loro, si, che possono partire da casa se abitano a 300km o meno. Mentre noi comuni mortali a spese nostre a 20km dobbiamo pernottare lì.

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    5. Guardi che uno che fa scherma, gare o non gare, se si diverte può approfittare delle competizioni in zona sua e rifiutarsi di fare un campionato a 600km di distanza, tenendo conto che, essendosi qualificato, prima o poi un campionato fuori casa se lo dovrà fare. Altra faccenda è progettare un campionato a costo zero per i suoi qualificati. Uno che si merita di gareggiare, alla fine dovrebbe anche avere dei privilegi. Bisognerebbe parlare anche di questo direi. Ma l'articolo non parla degli atleti che già fanno scherma, ma di come portarne di nuovi in palestra. Se una società di scherma ha un bugget tale da garantire le trasferte per un certo numero di gare e di atleti meritevoli, il problema non si pone, giusto? Per cui credo che il focus dell'articolo centri l'obiettivo strategico di rendere tutto più meglio assaissimo assai.
      Saluti

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    6. Orsini la leggo da anni e mi rendo conto che lei è uno di quelli "dico la mia, la mia è giusta, offendo chi la pensa diversamente".
      Leggo i commenti e mi sembrano lineari invece dal suo ultimo non capisco cosa dice, se non che vuole avere ragione.
      Per la cronaca. Avvicinare la gente, poiché non si vendono ortaggi, significa poter dire loro che la scherma ha un costo ed eaaere leali. Quando si comunica che a 12anni per fare gare nazionali deve fare 500km minimo ed interregionali 300km, le regionali ne fanno 1sola, la gente scappa.
      Se poi parliamo ad un 14 che non ha gare interregionali...

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    7. La ringrazio per aver resistito tanto a leggermi, ma mi creda se le dico che non sono il tipo che vuole avere ragione a tutti i costi. E comunque non credo che un giovane molli la scherma perché ha gare a 300km di distanza a 12 anni. Però è una mia opinione. Se poi suo figlio ha mollato per questo motivo mi dispiace.

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    8. Purtroppo abbiamo mollato noi. Con tre figli da crescere e 2 stipendi da dipendenti pubblici di medio livello, dover considerare vitto e alloggio per 2 o 3 persone, viaggio e altro ad ogni gara, le assicuro che arrivati alla categoria Cadetti ad un medio livello, è impossibile andare avanti.
      Abbiamo fatto sacrifici tutti per far vivere a mio figlio il suo sogno e fargli continuare la scherma, ma ci saremmo dovuti trasferire in Lombardia o Piemonte...almeno le gare erano in zona.

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    9. Mi dispiace. Ma anche senza far gare la scherma resta bellissima! Avrete modo di rifarvi, ne sono certo.

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  2. Rispondendo al quesito posto dal titolo, io direi obiettivi entrambi raggiunti ed equamente così suddivisi: 100% SUCCESSO dei ragazzi, 3 medaglie per 3 atleti; 100% FALLIMENTO politico della FIS, essendo stata la più penalizzata da punto di vista della partecipazione numerica.


    Cordialmente.
    Gaspare Fardella

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    1. Non le sfuggirà che la vera domanda è: cosa avrà avuto in cambio la Fis ed il suo vertice per tale penalizzazione?
      Mi viene da pensare al portabandiera ma poca cosa per il presidente che ha ben altri obiettivi personali.
      Mi viene da pensare alla richiesta di un Commissario adAtto...scusate ..opps Adacta

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    2. Ma si può conoscere il nome di questo benedetto commissario? E' stato nominato? esiste?

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    3. «[...] Non ti crucciare:
      Vuolsi così colà dove si puote
      ciò che si vuole, e più non dimandare».

      Cordialmente.
      Gaspare Fardella

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    4. SECRETUM SECRETORUM
      "La Giunta ha poi approvato i Commissari ad acta per le Federazioni e le Discipline Associate che ne hanno fatto richiesta per la modifica degli statuti in seguito all’approvazione dei Principi informatori da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri."
      https://www.coni.it/it/news/primo-piano/15410-comunicato-della-giunta-nazionale-13.html
      Felice DELLA SEGA

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    5. "Il Consiglio Federale, nella seduta del 21 settembre scorso..." ha approvato di richiedere al CONI il Commissario Acta per la modifica dello Statuto. (sito FIS)
      "La Giunta ha poi approvato i Commissari ad acta per le Federazioni ..." 20 settembre (sito CONI)
      Ma neppure le date si torvano. Tra refusi precedenti e Commissari nominati prima della approvazione della richiesta da parte della Federazione.
      Ma alla Federzumba vogliono capire che è meglio evitare di far finta che le cose si decidano democraticamente in Consiglio Federale. Evidentemente qualcuno aveva già deciso e chiesto e fatto solo ratificare al CF la sua decisione?
      MA...

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  3. Non capisco se il commissario ad acta della Fis si chima Felice DELLA SEGA o se questo è il nome del commentatore di cui sopra.

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    1. il nostro commissario ad acta per il momento è segreto e probabilmente lo resterà per sempre. Nessuno saprà mai il suo nome!

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