domenica 26 giugno 2016

TORUN 2016: Italia, un oro e qualche lampo. Ma è l’Europeo degli altri

Mattia BORETTI
Gli azzurri chiudono con sei medaglie, di Arianna Errigo l’unico oro. Russia e Francia dominano il medagliere. L’Europeo conferma il trend della stagione: a Rio si partirà in seconda fila. Sciabola e spada femminili le note dolenti
Si è concluso ieri l’Europeo di Torun 2016 e l’Italia ha tagliato il traguardo con sei medaglie: una d’oro (Arianna Errigo nel fioretto femminile individuale, primo titolo continentale della carriera e le mani sulla quinta Coppa del Mondo Assoluta), quattro d’argento (nelle prove a squadre di fioretto maschile e femminile, di sciabola e di spada maschili) e una di bronzo (Giorgio Avola nel fioretto maschile individuale). Il saldo rispetto all’edizione svizzera di un anno fa a Montreux è in passivo: -4 medaglie, per risalire a un risultato simile bisogna tornare a Legnano 2012, che si chiuse con sole quattro medaglie. L’analogia più evidente con allora potrebbe essere la caratteristica pre-olimpica dell’Europeo: allora a Londra, un mese dopo, arrivarono sette medaglie. Oggi la situazione, anche sulla scorta dei risultati di una stagione intera di Coppa del Mondo che sta per andare agli archivi, potrebbe riservare sorprese di opposto tenore nell’Olimpiade brasiliana.
I sei giorni dell’Europeo polacco hanno dato l’impressione, forse per la prima volta in modo plastico, di un’Italia non più e non necessariamente in prima fila: quattro delle sei medaglie vengono infatti dalle prove a squadre, dove si può ben dire che l’unione fa la forza permettendo di mettere insieme il meglio di tre (o talvolta quattro) buone individualità. I problemi maggiori vengono piuttosto dall’individuale, dove gli unici due acuti da podio sono venuti dalla classe di Arianna Errigo, sempre più fra le specialiste del fioretto di tutti i tempi per titoli vinti, qualità e quantità di risultati ottenuti in questi anni, e da una buona prova di Giorgio Avola, mancato però sul più bello nell’assalto di semifinale contro il francese Le Péchoux. Lampi, appunto, individuali che sembrano però lontani dalle dimostrazioni di forza della Russia (10 medaglie di cui 6 ori, con prospetti interessanti come Safin nel fioretto maschile) e di completezza della Francia (9 medaglie suddivise in tutte le armi con il sorprendente argento della spada femminile a squadre, e una squadra di sciabola femminile che ha davvero impressionato, mettendo paura alla grande Russia).
Rivolgendo lo sguardo al prossimo futuro, e dunque all’Olimpiade di Rio che scatterà per la scherma sulle pedane della Carioca Arena il prossimo 6 agosto, l’annata che ha visto il minor numero di podi in Coppa del Mondo degli ultimi anni e un Europeo condotto in sostanziale arretramento rispetto a stagioni in cui si lottava fino all’ultima prova con la Russia per la conquista del medagliere finale è attesa ora alla prova del nove. Il tutto in un contesto mondiale, e non più continentale come a Torun, con le potenze asiatiche (Cina, Corea e in parte Giappone) come sempre affamate di metalli per il medagliere generale, gli Stati Uniti attesi all’incasso di un quadriennio olimpico che li ha visti investire fiches importanti sulla scherma e con “punte” di tutto rispetto (Massialas, Imboden, Kiefer, Zagunis, Homer tanto per fare qualche nome) e il Sud America che può sempre riservare sorprese (come l’oro di Limardo nella spada individuale a Londra 2012), soprattutto in un’Olimpiade vissuta come quella di un intero continente.
Il fioretto appare oggi l’arma più in salute: Errigo e Di Francisca sono ragionevoli certezze in chiave podio e un oro appare più di una possibilità – Deriglazova e Kiefer le rivali più accreditate -mentre a livello maschile la squadra (Cassarà, Baldini, Avola e Daniele Garozzo) appare la miglior combinazione possibile di esperienza e freschezza atletica, mentre a livello individuale la sensazione è che servirà una prova di alto livello per puntare con solidi argomenti al podio.
La sciabola è al contrario l’arma in cui non si partirà favoriti ai nastri di partenza. A livello maschile le possibili speranze sono legate in gran parte alle condizioni fisiche di Aldo Montano, un campione come pochi se ne sono visti in questo sport ma a cui questa volta si chiede qualcosa di simile a una resurrezione sportiva: operato alla spalla destra dopo due vittorie consecutive in Coppa del Mondo a Boston e al “Luxardo” di Padova, il rientro per la quarta Olimpiade della carriera sarà una sorta di all-in reso ancora più complesso dalla competitività altissima di quest’arma, con almeno una decina di seri pretendenti alla medaglia d’oro. A livello femminile, nell’individuale salvo rivoluzioni ad oggi imprevedibili la lotta per il podio resta circoscritta a un pugno di atlete (Velikaya, Kharlan, Egorian, Zagunis, forse Kim) così come fra le squadre nell’ordine Russia, Francia, Stati Uniti e Ucraina sembrano a una distanza difficilmente colmabile dalle azzurre (Gregorio, Vecchi, Gulotta e Bianco) con l’aggiunta di una gara secca come quella olimpica.
La spada appare invece come una via di mezzo. Al maschile le speranze sono tutt’altro che mal riposte: il quartetto per la prova a squadre (Enrico Garozzo, Pizzo, Santarelli e il rientrante Fichera, assente per infortunio a Torun) dopo l’autoanalisi di un anno fa coincisa con l’intervento provvidenziale di un mental coach, il dottor Luigi Mazzone, che ha contribuito a risolvere una crisi tecnica la cui via d’uscita non era visibile a occhio nudo, è oggi in grado di fare match pari con tutte le migliori Nazionali del lotto, e l’Europeo ha dimostrato come anche la Francia non sia del tutto fuori portata; nell’individuale è invece soprattutto Garozzo a nutrire speranze di podio, tenendo però conto dell’estrema volatilità di verdetti che di norma caratterizza la spada alle Olimpiadi. Al femminile l’unica azzurra presente a Rio sarà Rossella Fiamingo: due volte campionessa del mondo in carica (2014 e 2015), la catanese è reduce da una stagione finora negativa, che l’Europeo non ha contribuito a cambiare di segno. Resta l’opzione dell’asso nella manica tenuto nascosto fino alla prova olimpica, ma il quoziente di rischio è elevato. A squadre, invece, la questione dopo quest’Europeo pare seria: al di là del settimo posto finale, l’impressione è stata quella di un quartetto (Fiamingo, Navarria, Rizzi e Santuccio) incapace di trovare uno spartito da suonare insieme, senza una reale leadership e senza apparenti vie d’uscita. Servirà anche qui un mental coach o c’è speranza che la guida tecnica individui e metta in atto delle soluzioni?
Mattia Boretti


4 commenti:

  1. Esprimo il mio vivo ringraziamento a Mattia BORETTI, già collaboratore di PIANETA SCHERMA, per il qualificato contributo e sono orgoglioso ed onorato di ospitarlo sul blog e sul sito piazzascherma.

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  2. Complimenti per questa cronaca schietta e senza filtri. Da manuale!
    A. Fileccia

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  3. Ero a Rio ospite di un amico e sono andato a vedere le gare di scherma convinto (dal glorioso passato di questa Federazione ) di sentire l'inno di Mameli con molte più chance rispetto al mio vecchio amore : il canottaggio.

    Purtroppo ho assistito all'increscioso episodio della sciabola femminile a squadre dove - di fatto - il condizionamento sugli arbitri era evidente e, se non sbaglio, anche filmato dai tanti italiani presenti ( mi riferisco al gesto del delegato Ucraino ).

    Alcuni presenti mi hanno raccontato che il Presidente della Federazione Italiana Scarso è anche Vice Presidente Mondiale della Scherma ed allora ho pensato come si sarebbero comportati i Presidenti ( quelli - ad esempio della Federcanottaggio ) da Edoardo Scarampi di Villanova primo rappresentante della stessa !!

    Il Presidente Scarso avrebbe dovuto chiedere l'eliminazione non del Delegato Ucraino ma dell'intera squadra per forte condizionamento esterno ( verificatosi non solo in quella occasione ) ed in mancanza di tale decisione rassegnare le proprie dimissioni nell'Organismo Mondiale.

    Nella vita se non si può contrastare il potere economico ( Usmanov docet ) almeno avere la schiena dritta e dimostrare cosa significa essere un "leader".

    Questo atto - di dignità - forse avrebbe pregiudicato qualcosa per qualcuno ma avrebbe dimostrato al mondo dei tifosi italiani che nessuno può "alzare un dito" ed offendere l'ITALIA impunemente.

    Peccato per le atlete che ci avevano messo l'anima in questo appuntamento, peccato per la Scherma Italiana, peccato per l'Italia.

    L. Addeo

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