mercoledì 29 agosto 2018

APPLICARE LA LEGGE NON E' POI REATO

 Carlo Macri, ex presidente della FIPAV giorni fa si è dimesso dalla carica di membro della giunta del CONI, in quanto l’incarico era incompatibile con il nuovo, presso l’Ufficio sport del Governo, guidato da Giancarlo Giorgetti.
Non era difficile capire che la somma di cariche andava ridotta, specie dopo 22 anni di presidenza della Federazione Italiana Pallavolo (1995-2017) e quello di consigliere del CONI. Cosicchè Macri ha deciso di allentare la presa sulla sua federazione e rinunciare nobilmente agli incarichi per essa ed evitare un ingolfamento che avrebbe impedito il nuovo lavoro.
Il sottosegretario allo sport Giorgetti che lo ha voluto, era già stato revisore dei conti per la FIPAV e conosceva bene Macri, perciò lo ha chiamato a collaborare, forte della stima e delle indubbie capacità sul campo.
Sul tavolo da lavoro sono molti i temi da affrontare, come la revisione della Legge Melandri, dove si dice che il precedente ministro Luca Lotti abbia creato più problemi che soluzioni, specie nella ridistribuzione dei proventi dei diritti calcistici provenienti dalla TV, che andava riequilibrata. Altre faccende riguardano i soldi che talvolta fluiscono mediante inspiegabili meccanismi attraverso progetti (vedi il Piano dello sport) che vedono coinvolti molti consulenti, a scapito dei fatti, che rimangono alla fine solo parole.
C’era pertanto bisogno al Governo di una persona affidabile che conoscesse la storia e le storie recenti del CONI tale da poter dare riscontri obiettivi e avulsi da legami di ogni genere, per potersi muovere correttamente.
Al popolo della scherma non può saltare all’occhio che Macri sia diventato presidente in un’era simile a quella di Giorgio Scarso (in carica ininterrottamente dal 2005), che di legami in CONI ne ha parecchi, e che ultimamente a Malagò ha fatto avere ben più di un semplice mal di pancia (vedi l’eterna vicenda dello Statuto e dei Commissari ad acta). La differenza fra Macri e Scarso è che il primo ha saputo raggiungere il clamoroso traguardo di rendere il Volley lo sport più praticato in Italia, dopo il calcio, mentre l’altro ancora si barcamena con una scarsa ventina di migliaia di iscritti, dei quali tanti, ma tanti di meno pratica l'agonismo!!!
Scarso invece ha a suo vantaggio una quantità di medaglie continentali, mondiali e olimpiche da capogiro, ma non possiamo dire che sia merito suo (vedi articolo https://piazzadellascherma.blogspot.com/2018/08/mondiali-di-wuxi-il-voto-di-scarso.html?m=1 ), in quanto il trend statistico è da sempre attestato su cifre costanti che dimostrano che il lavoro di Scarso in merito non c’è stato o è stato minimo, se non addirittura è stato “scarso”, tanto da far emergere trend negativi nella spada e statici nella sciabola.
Eppure nella sua lunga navigazione il presidente di Modica è stato membro della giunta CONI, e della giunta FIE, cose che avrebbero dovuto dargli l’occasione di sfruttare il potere in maniera consona e lanciare la scherma italiana a vari livelli sia in Italia che all’estero. Al contrario pare che le crescite siano del tutto fisiologiche, merito della comparsa dei social, che hanno annullato le spese pubblicitarie e aumentato la visibilità in modo capillare. Praticamente ci sarebbe riuscito chiunque, anche un non esperto di media e comunicazione.
L’esempio di Magri, purtroppo non è replicabile nella scherma, perché il presidente attuale ha al suo attivo oramai una sola carica, e dimettendosi dalla quale perderebbe quella visibilità che solo con la scherma ha potuto acquisire, apparendo, di fatto, come un potente uomo dello sport italiano, e tornerebbe in quel di Modica a curare i propri interessi, da semplice pensionato dell’esercito. Le ragioni poi potrebbero essere solo personali o per raggiunto numero di mandati, che invece, grazie allo scavalcamento della legge Melandri gli ha consentito di raggiungere il quarto mandato consecutivo. Il tutto è avvenuto con un dribbling a centro campo grazie al lavoro di chi ha modificato lo statuto, senza pensare alle conseguenze.
La speranza è di vedere cambiare le normative, per garantire in modo naturale il cambio dei vertici e degli apparati centrali e periferici delle direzioni sportive federali, dal CONI ai Comitati Regionali e Provinciali, per evitare una sclerotizzazione del potere e l’irrigidimento degli organigrammi. Questo infatti reca al potere il triste effetto di essere sempre nelle mani dei soliti amici, quando invece cambiare è più sano che confermare le squadre “che vincono” anche se non è così, in quanto non è reato applicare la legge.
Ezio RINALDI

6 commenti:

  1. Certo, applicare la legge ovviamente non è reato, al pari della sua osservanza, ma interpretarla e trasformarla a proprio uso e consumo SI'.
    Lo stesso vale per coloro che, per qualunque motivo e/o ragione (spesso per convenienza personale), inventano ed approvano illecite giustificazioni, totalmente contra legem.

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  2. In merito all'applicazione di leggi e regolamenti vorrei porre in evidenza che molti commentatori non sono sufficientemente informati sull'argomento. E' bene sapere che i CT, ad esempio, non commettono alcun illecito e non trasgrediscono le leggi ed i regolamenti, sia in termini di impiego che di compensi. La legge consente loro di espletare in orario fuori servizio qualsiasi attività che non sia fuorilegge e percepire i compensi dovuti, purchè si paghino le tasse. In orario di servizio devono essere autorizzati dal Responsabile del proprio Ente (distacchi e compensi). Il problema, quindi, non investe le loro persone poiché, vi posso assicurare, hanno tutte le autorizzazioni necessarie. Casomai, la questione investe più la federazione che potrebbe gestire la cosa in modo più appropriato, ma questo è un altro discorso. In buona sostanza ritengo che continuare a sparare sui permessi e sui compensi che ricevono è un inutile esercizio. Recita un detto: "Il pesce quando puzza, puzza dalla testa", quindi a voi le deduzioni.

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    1. Giustissimo ma qualcuno si chiede, se la Fis abbia firmato e richiesto al Ufficio competente del Ct, il permesso, seguendo lq convenzione, per l'impegno del Ct? Se così fosse come giustifica la Fis che tale impegno si espleta totalmente nell'attività dello stesso Ct ad un Campus privato?
      Inoltre, qualcuno chiede se la stessa Fis autorizza all'uso privato il Centro Federale di Spada, perché lo stesso non è possibile per quello di Sciabola?
      Altri chiedono come mai il.cambio data degli Azzurrini al centro federale di spada, per consentire un campus privato? Non sarebbbe dovuto essere il contrario?
      Altri chiedono con quale ruolo il Ct e il Cf e il responsabile della Formazione ed esaminatore sono ad un Campus privato, con aspiranti atleti azzurri e aspiranti tecnici da esaminare? Questo garantisce equità di giudizio con chi non ha voluto dare centinaia di euro per esserci?
      Ho fatto una sintesi delle domande lette alle quali non c'è risposta.

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    2. Mi trovo a difendere i CT, un in particolar modo. Lo faccio per onestà: La FIS ritiene di non dover intervenire e permette ai CT di finalizzare i propri progetti; il Centro di Formia, per quanto ne sappia, è aperto a tutti: è sufficiente parlare con il direttore e mettersi d'accordo per lo svolgimento di un campus. Posso affermare, senza alcun dubbio, che in questo modo il Centro vive e le persone che vi lavorano trovano soddisfazione; La sciabola svolge i suoi allenamenti a Roma (Acqua Acetosa o Cecchignola); Sono d'accordo sulla discutibile presenza istituzionale del CF o suoi rappresentati ad un camups privato, ma se lo fanno a titolo personale nessuno lo può impedire.
      Ribadisco il Concetto secondo il quale la FIS dovrebbe gestire certe situazioni con maggiore attenzione, ma anche qui ci sono delle scusanti: quando si è al potere per troppo tempo si ritiene di poter gestire la cosa pubblica in modo privato.

      Credo non ci sia altro da aggiungere.

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  3. Direi proprio che lei ha ragione ma infatti la domanda è: chi comanda in Fis? Sembra che il Ct gestisca e il presidente ratifichi.

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  4. Tanto per capirci sul concetto di legge e rispetto della stessa.

    E' noto a tutti il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a seguito di uno scontro "politico" con un Ministro, parlando della Magistratura, ha testualmente affermato:

    "La legge è uguale per tutti.
    Ad amministrarla sono magistrati non eletti, ma legittimati dalla stessa Costituzione.
    Non sono quindi chiamati a seguire gli orientamenti elettorali, ma ad applicare la legge e le sue regole.
    Queste valgono per tutti, senza aree di privilegio per nessuno.
    Neppure per i politici.
    Perché nessun cittadino è al di sopra della legge.
    La magistratura non può essere fermata nella sua opera da chicchessia, ma non deve neppure dare l'impressione che questa sua opera sia contaminata dalla ragion politica."

    Sarebbe bene che qualcuno ascoltasse queste parole e cercasse di capirle, magari mettendole anche in atto.

    Meditate, gente, meditate.
    Gaspare Fardella

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