26 marzo 2025

GIUSTIZIA FEDERALE

Come è noto, sono stati individuati e nominati i componenti della Giustizia Federale. In totale 21 elementi. Tutte persone con un notevole curriculum, quindi in possesso dei necessari requisiti per assolvere all’incarico. Qualcosa però non mi quadra.

Prima di proseguire vale la pena porre in evidenza quale sia il ruolo della Giustizia Sportiva: assicurare agli affiliati e agli iscritti equilibrio e rispetto, nella scrupolosa osservanza di statuto e regolamenti. Vi chiederete il motivo della mia precisazione, ebbene, in più di qualche circostanza, la Giustizia federale ha agito, in taluni processi, in modo un po’ discutibile. Da quello che ho potuto vedere negli ultimi 4 decenni, i problemi più gravi della Giustizia sportiva sono riconducibili a due filoni: la normativa e la scelta dei soggetti giudicanti (nonché la formazione dei collegi). Per la prima problematica, credo che andrebbero riscritti i codici, introducendo, almeno in linea tendenziale, la tipicità degli addebiti disciplinari, ciò per evitare che l’addebito di violazione dei principi di lealtà, correttezza ecc. possa essere utilizzata per perseguitare (più che per perseguire) le persone sgradite ai vertici federali.

A mio modesto parere, tuttavia, “l’arruolamento” dei Giudici rappresenta il problema di più difficile soluzione. Il sistema peggiore è quello (oggi praticato) della nomina diretta da parte del Consiglio federale, in quanto, specialmente nelle piccole federazioni, la “vicinanza” (diciamo così) tra il CdA federale e i giudici è piuttosto pericolosa. Una alternativa potrebbe essere un ritorno al passato con l’elezione degli Organi di Giustizia, ma anche in questo caso non ci sarebbe la certezza di una selezione corretta in quanto i meccanismi elettorali, così come vengono attuati in concreto in ambito federale (l’esperienza insegna!), potrebbero risultare inquinati: la squadra del candidato alla Presidenza potrebbe essere tentata di ricercare aspiranti da proporre all’assemblea; potrebbe trattarsi, si vuol dire, di candidati che, in qualche modo, siano (o appaiano) troppo vicini alla nuova dirigenza.
Per introdurre un criterio di almeno parziale oggettività, si potrebbero, a mio parere, stabilire in via generale e costante, innanzitutto, i requisiti per essere ammessi nella rosa dei “papabili” (es. professori universitari, magistrati con adeguata anzianità, avvocati con almeno 10 anni di professione) e poi stabilire una sorta di graduazione dei titoli (es. pubblicazioni rilevanti, docenza o esperienza nel settore del diritto sportivo, specifici percorsi professionali ecc.), in modo da caratterizzare la selezione come qualcosa di abbastanza simile a un concorso per titoli.

Fatte queste considerazioni di carattere generale, sgombero il campo da possibili strumentalizzazioni; pertanto sia chiaro che non ho alcun motivo di dubitare della onestà intellettuale e della effettiva indipendenza di giudizio di queste persone. Tranne una, le altre mi sono sconosciute. Però dai nomi dei componenti nominati emerge una marcata caratterizzazione “cittadina” degli Organi di Giustizia e ciò non fa una bella impressione, talché si ha la sensazione che si siano voluti premiare l’appartenenza e i legami personali, piuttosto che l’indipendenza dei futuri giudici.

A tal proposito mi risulta che siano state presentate diverse domande, talune sembrerebbe sollecitate da autorevoli dirigenti, per l’assunzione del ruolo anche di “Procuratore federale”. Alcune di esse, corredate da un curriculum di altissimo livello e connotate da provenienza regionale e cittadina al di sopra di ogni sospetto, sono state però messe da parte e, sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo), che ciò sia avvenuto poiché non gradite ad attivi protagonisti della campagna elettorale. Francamente, non so se sia vero, ma, se così dovesse essere, quei dirigenti che hanno sollecitato la dichiarazione di disponibilità ad assumere incarichi nella giustizia FIS da parte di chi ha rivestito ruoli di vertice nell’ambito del potere giudiziario, hanno fatto una pessima figura sul piano personale; si è persa, per altro (e ciò è quello che più rileva) l’ennesima occasione per dimostrare quella trasparenza tanto sbandierata, ma che è stata sacrificata - ancora una volta e a dispetto del propagandato proposito di rinnovamento - sull’altare dei propri interessi o di quelli di qualche occulto suggeritore.
Ezio RINALDI
 

12 marzo 2025

NESSUNO MI PUO' GIUDICARE, MEMMENO TU.

Cateria CASELLI
Il sito federale, per gli appassionati di scherma, rappresenta la fonte di notizie primaria, a maggior ragione lo è per me. Tal ché navigandovi mi sono imbattuto nella sezione Giustizia/Tribunale Federale dalla quale leggevo dell’avvenuta pubblicazione, in data 5/3/25, di un’interessante ordinanza depositata dal Tribunale Federale.

Notavo subito che in tale ordinanza erano, naturalmente, “omessi” i dati anagrafici del destinatario del provvedimento, ed è apparso evidente di come si sia trattato di un atto interlocutorio emesso nel corso del procedimento disciplinare promosso dalla Procura Federale nei confronti dell’attore protagonista, e ciò a seguito della recente condanna, in sede penale, descritta da quasi tutti gli organi di stampa nazionali.

La lettura del provvedimento mi ha lasciato sgomento, probabilmente dovuto al fatto che non ho chiarissime competenze in atti giuridici.

Infatti, dall’ordinanza si apprende che il Tribunale avrebbe disposto il rinvio del procedimento all’udienza del 10 giugno 2025, così da poter valutare, in modo approfondito, l’iter logico/giuridico delle motivazioni poste dal GUP del Tribunale Penale a fondamento della condanna del precitato attore (?).

Considerazione sorprendente, visto che la condanna penale dell’incolpato, a conclusione del processo penale di primo grado, è “certa”, e, caso mai, potrà essere riformata solo a conclusione del futuro processo d’appello, peraltro già annunciato, a mezzo stampa, dallo stesso attore.

D’altra parte, non mi pare che il Tribunale Federale abbia una qualche competenza, né tanto meno una qualche necessità, per procedere ad una significativa valutazione dell’iter logico/giuridico delle motivazioni poste dal GUP a fondamento della propria decisione.

Credo che la verità, purtroppo, sia ben diversa.

Il rinvio del processo disciplinare sembra possa essere dipeso dal disagio dell’Organo di Giustizia Federale nel dover decidere sulla vicenda; e ciò, tra le altre, per un’eccezione preliminare sollevata dalla difesa dell’incolpato, la quale, esercitando correttamente le proprie prerogative, ha eccepito l’avvenuta decadenza dei termini utili per l’esercizio dell’azione disciplinare da parte della Procura Federale.

Peraltro per i medesimi fatti, l’imputato era già stato sospeso dal Tribunale (in sede cautelare) nell’ottobre 2023, e ciò senza che la Procura Federale, in seguito, abbia mai avviato il doveroso procedimento disciplinare nel rispetto dei tassativi termini prescritti dal regolamento di giustizia federale.

In tale incredibile situazione, la difesa del tesserato ha quindi eccepito l’intervenuta decadenza dell’azione disciplinare.

Ma il paradosso non finisce qui.

A breve, il consiglio federale dovrà nominare i nuovi membri degli organi di giustizia endofederali, i quali, loro malgrado, si dovranno occupare della gestione di questo procedimento disciplinare, e della negligenza dell’attuale Procura Federale.

Francamente, e l’ho già detto in altre circostanze, ho fiducia nella nuova dirigenza e credo che saranno poste in essere tutte le azioni necessarie a che la chiarezza diventi uno dei pilastri della nuova federazione.

Chi sarà chiamato alla gestione della Giustizia federale, in presenza di fatti conclamati, dovrà essere capace di assumere ordinanze/sentenze/provvedimenti anche impopolari che possano assicurare agli affiliati ed iscritti una giustizia giusta.

Ezio RINALDI

11 marzo 2025

UN MATTONE ALLA VOLTA!?

Al termine del Trofeo Luxardo il Presidente federale ha fatto sentire la sua voce affermando che il cambiamento si fa con un mattone per volta, quindi gradualmente. In tale contesto, in accordo con il Consiglio Federale, è stato avvicendato il CT della nazionale di sciabola e la novità è rappresentata dalla divisione del settore nominando due CT, uno per la maschile ed uno per la femminile.

In questo fine settimana abbiamo visto in azione fiorettisti a Il Cairo, sciabolatrici in Grecia e sciabolatori a Padova. l'Italia però era anche reduce da una buona performance agli europei cadetti e giovani di Antalya dove si è distinta, ma senza grandi exploit sebbene abbiamo visto emergere atleti di società sportive storiche che da tempo non si vedevano in campo internazionale e il Giardino di Milano è una di quelle.

Volti e nomi nuovi che si affacciano alla ribalta, prefigurano in qualche modo un possibile scenario futuro nelle sei armi che, come sappiamo, probabilmente saranno rinnovate, ma con una ristrutturazione graduale, cioè come si è sempre fatto, o se vogliamo dirlo in politichese, con un cambiamento che ci sarà, ma senza stravolgimenti improvvisi e nel tempo. Né più né meno di come avrebbe fatto qualsiasi dirigenza in carica.

Sotto questo aspetto direi nulla di nuovo all’orizzonte: è sempre stato così. Ritengo che il procedere del nuovo Consiglio sia improntato alla cautela ed all’analisi dell’esistente. Pertanto, viene da dire che è meglio non inventarsi niente poiché è già tutto inventato: nell’Esercito si diceva, ma si dice anche ora, guarda il precedente, d’altra parte credo sia da persone intelligenti non stravolgere anzi è meglio veleggiare sfruttando come si può il vento che spira lì dove si è, senza per forza andare a cercarne di più fresco e nuovo altrove.  E se da una parte plaudo e condivido il modo di procedere, dall’altra, in maniera un po’ maliziosa, credo che lo sbandierato "cambiamento", sia stata solo un'abile mossa di marketing politico.

Nel frattempo la sciabola francese si fa strada, costruendo la nuova generazione che forse a Los Angeles darà del filo da torcere al resto del mondo. Gli ungheresi stanno facendo timidi tentativi di rinnovamento, sebbene gli emergenti giapponesi e i tostissimi coreani non vogliano in alcun modo cedere di fronte a nessuno.

Il fioretto resta ben saldo in Italia, e gli americani non mollano la presa, anzi oramai è un'arma che maneggiano con destrezza. Le donne sempre in alto assieme agli uomini, anche se la outsider Harvey dal Canada sta mostrando ottime doti personali e con ogni probabilità la vedremo ancora.

Invece i problemi femminili della sciabola, saranno per Aquili un lungo rebus da sciogliere, ma sono certo che se farà prevalere il buon senso e saprà coinvolgere i pochissimi maestri italiani del settore, potrebbe ottenere valide risposte.

Restano sagome ben chiare all'orizzonte che saranno approdo del prossimo Consiglio federale, il quale non ha di certo in cima al suo Ordine del giorno i problemi delle medaglie internazionali, demandate ai nuovi CT, dette sagome riguardano questioni più scottanti verso le quali tutta la scherma resta in trepidante attesa, e per le quali siamo certi ci sarà una gestione equilibrata con inoppugnabile senso di giustizia ed equità.

Nel frattempo le tre caravelle delle armi schermistiche dovranno fare un lungo periplo attorno alla Penisola, per approdare a Genova per gli Europei, mostrando una nazionale non così tanto rinnovata, ma che di certo avrà tutta la voglia di fare bene.

Tra le altre cose il Consiglio Federale ha nominato i CT per il settore paralimpico: Alessandro PAROLI - Fioretto; Antongiulio STELLA - sciabola; Michele TARANTINI - Spada. Ai tre neo commissari i migliori auguri per un proficuo lavoro che porti a nuovi e strabilianti successi.

Infine e per concludere, non va dimenticato che il nuovo Consiglio non ha ereditato una federazione in disarmo, bensì un movimento vivo e vegeto per il quale un cambio di passo, con un rinnovamento che riguardi anche, se non soprattutto, un deciso cambiamento di mentalità. Mi riferisco in particolar modo al rispetto delle regole.

Ezio RINALDI

04 marzo 2025

L'ETICA NELLA SCHERMA

Mi sono ritrovato a discettare con alcuni amici, i soliti ex cicloamatori, di ETICA ed inevitabilmente il mio pensiero è andato al mondo scherma, ripensando ad un articolo pubblicato sulla “PIAZZA”, qualche tempo fa. Rileggendolo, reputo la tematica sempre attuale e non a caso se ne parla in ogni contesto. E’ chiaro che non ho la pretesa di assumere la figura di un esperto, voglio semplicemente fare qualche riflessione su un tema pertinente alla quotidianità.

Non voglio tediarvi addentrandomi nei meandri della filosofia, materia assai profonda e che va studiata e trattata con grande attenzione, ma restando nella cultura dell’uomo della strada, quale io sono, mi faccio la domanda: “Per me cosa rappresenta l’etica?” Ecco, credo di poter rispondere che essa è l’insieme di norme, di comportamenti, di codici, di deontologia e di quant’altro possa indicare una persona come soggetto rispettoso di uno o più criteri, che gli consentono di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto di quella altrui.

Di conseguenza, a mio avviso, ci si deve riferire a particolari azioni o situazioni in cui si intravede un uso del potere a fini personalistici, favorendo persone orbitanti nell’ambito della propria cerchia di amici e parenti, indipendentemente della loro bravura e preparazione. E’ etico raccomandare? E’ etico contravvenire a regole stabilite dal tempo (non dalla legge) tra persone o società? E’ etico sottacere o evitare azioni meritevoli di interventi? NO! Non lo è!

I miei amici mi hanno chiesto se nel mondo dello sport e della scherma in particolare esistono situazioni riconducibili a contesti contrari all’etica, che direttamente o indirettamente possano influire sulla collettività. E’ una domanda alla quale ho fornito vaghe spiegazioni ed il motivo è semplicissimo perché la questione etica ognuno la vive secondo un proprio dogma.

In relazione al contesto schermistico, la Federazione Italiana Scherma tra le sue commissioni ha istituito il Comitato Etico i cui componenti sono persone accreditate ed esperte, ma quando esso può o deve intervenire? E’ necessaria una denuncia oppure è sufficiente venire a conoscenza, anche attraverso mezzi di informazione, di fatti o circostanze meritevoli di doverose azioni?

Il Codice Etico prevede che le "segnalazioni" (cioè, denunce) vengano presentate all'Organismo di Vigilanza (art. 20, comma 3) ma, al tempo stesso, non pare definire e precisare cosa sia questo organismo, come si deve costituire, di cosa si deve occupare e come deve lavorare.

A mio avviso le operazioni del Comitato Etico devono essere condotte autonomamente, oltre che su sollecitazione degli aventi causa (istanze o segnalazioni), nel senso che tale organismo deve intervenire allorquando, e con qualsiasi mezzo, venga a conoscenza di episodi, fatti o situazioni degne di attenzioni e non esprimere solo pareri su richiesta del Consiglio federale.

Sommessamente e senza pretenziosità, mi sia consentito proporre alla dirigenza federale una rivisitazione/integrazione di alcune parti del Codice Etico, affinchè diventi uno strumento più chiaro e, conseguentemente, più efficace.

Ezio RINALDI 

26 febbraio 2025

Sport e salute o Sport & immobiliare?

È stato il regalo di natale alle federazioni, il progetto di razionalizzazione del patrimonio immobiliare di Sport e Salute s.p.a che si chiama Sestante, facilmente visionabile sul sito, che spiega con termini tecnici che gli immobili usati come uffici dall’intero comparto sportivo italiano sono stati messi sul mercato per fare cassa.

Per mia opinione personale, non ancora corroborata da prove, la sensazione è quella di far sloggiare lo sport da molti immobili, alcuni di pregio, affinché arrivino clienti molto più ben disposti a pagare alte cifre per l’affitto, più di quanto lo siano le federazioni e i Comitati regionali, se non addirittura per fare spazio ad apparati statali che forse hanno più bisogno dello sport.

Un tempo pareva fossero immobili del CONI, ma con la rivoluzione sportiva, (sia chiaro, rivoluzione finanziaria e nulla più), questi edifici sono evidentemente passati ai mastini di Sport e salute s.p.a. una società quindi che chiunque abbia il portafoglio grosso e la voglia di svuotarlo, potrebbe in qualche modo comprarsela e fare i propri interessi alle spalle dello Stato, che forse è magari anche ben contento di togliersi dal groppone tutti sti metri quadrati di palazzi.

A nessuno pare importi nulla centinaia di persone in cerca di casa, e che attualmente lavorano per far funzionare l’attività sportiva nazionale e internazionale.

Le cifre e l’analisi è tutta da vedere nei documenti che ha pubblicato SeSspa, con cifre a metro quadrato per il rendimento da affitti, il tutto condito con un fraseggio stomachevole, a partire dal titolo in cui compare l’aggettivo “razionalizzazione”, (come se prima fosse irrazionale). E poi obiettivi del progetto e i principi del progetto (i loro ovviamente, che se ne fregano degli obiettivi e dei principi dello sport), il cronoprogramma del progetto (perché il tempo è denaro e quindi bisogna fare in fretta, non dimentichiamolo), per passare al benchmark dei costi di locazione degli uffici in Italia (perché se chiedono soldi, un motivo c’è), e dulcis in fundus il modello di valorizzazione del servizio (di incasso, implicito, ma ovvio), che suona come quando vediamo nei film americani il cattivo che spiega al protagonista il metodo per farlo confessare ed elenca non solo le ragioni, ma soprattutto la tortura con la quale farà il suo bel lavoro.

Ovviamente a SeSspa non interessa il profitto dello sport, ma solo il proprio, non interessa se in Italia ci sono impianti fatiscenti, e nemmeno gli interessa quanto fatichino le società sportive per campare in una società che non cresce né demograficamente né nei guadagni. Però evidentemente il mercato degli immobili forse va bene, per questo sfratta noi, perché forse vede bene la cifra finale in fondo al suo tunnel, senza sapere che se le sue previsioni di incasso rimarranno deluse, la fine del tunnel sarà molto più lontana di quanto possa immaginare.

Nello specifico la scherma non è messa bene. Anzi, proprio negli esempi che fa SeSspa nel suo documento, mette fra gli esempi più belli e seducenti, gli edifici di Viale Tiziano 60 e 64 a Roma, e quelli in G.B. Piranesi a Milano, dove Paolo Azzi avendo visto il progetto nella sua formulazione aveva fatto un salto sulla sedia, in quanto alla FIS erano stati chiesti circa 330.000€ all’anno di affitto, per un edificio che dovrebbe essere ristrutturato subito e senza passare dal via.

È il primo più grosso dei problemi che questa nuova Federscherma ha davanti a sé. Non solo i CT quindi, e la riorganizzazione degli apparati in vari livelli, ma quella di trovare un luogo, come Totò che nel cercare casa fu costretto a vivere al cimitero.

Anche se SeSspa paga una bella sommetta alle federazioni sulla base di criteri suoi, soldi che ovviamente fa piacere ricevere e che Azzi prima di Natale aveva in parte elargito alle Società sportive, non l’autorizza a riprenderseli in veste di locatore di immobili, o per lo meno a noi così sembrerebbe.

Ci chiediamo quindi come mai questi obiettivi così ben corroborati da una insolita fretta e dalle tempistiche furiose se siano da considerare sotto altre luci a noi sconosciute. Una cosa è certa, moltissime federazioni stanno già cercando altri lidi dove approdare, più consoni, più vantaggiosi e non solo economicamente.

Il grande sogno di Mussolini di accentrare a Roma tutte le federazioni d’Italia, nel Foro che porta il suo nome, detto ora “Italico”, sta lentamente svanendo. Il progetto infatti era quello di concentrarle tutte nel palazzo che si chiama Farnesina, e che ora è sede del Ministero degli esteri, considerato nel dopoguerra anche troppo per lo sport. Ugual sorte per le strutture in cui si fa sport, compresa la Casa delle armi di Luigi Moretti, che divenne l’Aula bunker per il maxi processo contro la mafia, perché era anche troppo per la scherma. E così via gli edifici della GIL, o le Case del fascio, alienati dallo Stato nel dopoguerra e poi rigenerati da privati o da altri se non demoliti per fare spazio ad altre funzioni, perché era anche troppo per lo sport e il tempo libero.

A questa Federscherma non possiamo dire che buon lavoro perché questo è uno dei maxi problemi di cui si dovrà occupare.

Fabrizio ORSINI













 

23 febbraio 2025

GARE E LOGISTICA

Negli ultimi tempi ho notato un certo attivismo da parte di genitori aventi figli praticanti la scherma. Il dinamismo trova le sue radici in alcuni provvedimenti federali che consentono l’ammissione alle gare nazionali di atleti stranieri, i quali non risultando nei ranking italiani vengono inseriti nei gironi come non classificati, senza tenere conto del loro reale valore. Ciò comporta che spesso gli indigeni incrocino il ferro con essi e perdano l’assalto: da qui il senso di frustrazione dell’atleta e dei loro genitori. Come dire: se non lo avessi incontrato la mia gara sarebbe stata diversa.

Altro motivo di insoddisfazione sono le strutture dove gli operatori, atleti, tecnici, accompagnatori e genitori non sono sostenuti nel raggiungere la destinazione e negli spostamenti in loco. Non ultimo anche l’orario ed il calendario gare le cui collocazioni spessissimo costringono le famiglie e gli atleti a restare un giorno in più nelle località sede di gara, poiché il torneo di una determinata arma è stato collocato di venerdì e domenica. Infatti un cadetto che si qualifica per la gara giovani è costretto a restare il sabato nella località di svolgimento della competizione, quindi un giorno in più. Insomma, un dispendio economico di cui si farebbe volentieri a meno.

In tale contesto non di rado i genitori si organizzano al fine per interloquire direttamente con la federazione, affinché si trovino adeguate soluzioni. Tutto comprensibilissimo e condivisibile, ma mi chiedo: i club ascoltano la voce dei genitori? Sono consapevoli che essi rappresentano la prima fonte di sostegno per la federazione? Se affermativo perché i dirigenti societari lasciano che siano i papà e le mamme ad avere rapporti diretti con l’Organo centrale? Non me ne vogliano i genitori, ma la federazione è l’insieme dei club schermistici, quindi tocca a questi ultimi avanzare richieste o proposte per il miglioramento di tutto il sistema, passando attraverso il Comitato regionale che rappresenta la federazione sul territorio. Se ognuno va per proprio conto il sistema si sfascia: è questo che vogliamo? Non credo e allora le società ascoltino i propri iscritti e per loro i genitori e si facciano promotori di iniziative, proposte e quant’altro sia necessario affinché i brontolamenti trovino il giusto ascolto.

Alla luce di quanto esposto mi permetto di suggerire una modifica allo statuto federale affinché sia prevista la rappresentanza dei genitori in Consiglio federale. Credo che i tempi siano maturi per una riforma veramente innovativa.

Ezio RINALDI

19 febbraio 2025

EQUIPAGGIAMENTO SCHERMISTICO PER LE CATEGORIE DEL G.P.G.

 

Ha tenuto duro fino alla fine la Federazione italiana scherma, per quanto riguarda i materiali e l’uso di attrezzature di gare con le indigeribili norme FIE, tanto che solo il 15 febbraio, quando stava per vincere Lucio Corsi con una canzone ironica dal titolo “Volevo essere un duro”, la FIS ha allentato la morsa e ha allargato l’uso delle divise 350NW e armi a norma CE per tutte le categorie del GPG, cioè i cosiddetti U14.

La notizia è stata accolta con una ovazione dal popolo della scherma, incredula di tanta sensatissima decisione, cosa che il sottoscritto a voce e per iscritto, gridava dal 2012, corroborata dal fatto che tutte le Federazioni nazionali straniere del resto del mondo hanno norme ben più lasche di quelle italiane.

Eppure la federazione era guidata fino al 2021 da Giorgio Scarso per il quale forse i materiali FIE erano il più valido baluardo della sicurezza schermistica in campo gara. Negli ultimi quattro anni cosa è accaduto per far cambiare decisione a un nuovo gruppo federale la cui anima nella sostanza non è cambiata da quell’anno?

Sarà stata la guerra in Ukraina, paese dove vengono prodotte le più economiche maraging del mondo, che ha limitato il reperimento delle stesse? O sarà stato il lievitare dei prezzi perché gli altri produttori nel mondo per rispondere agli standard richiesti dalla normativa, andavano in perdita nel vendere bassi numeri di prodotti a uno sparuto numero di atleti internazionali e al misero (per quantità di schermitori) popolo di italiani che ha eretto al dio della FIE il tempio della propria incontrastata devozione?

La realtà come al solito supera sempre la fantasia e la ragione va trovata all’interno del celebre discorso del Vice presidente vicario della FIS, Daniele Garozzo che fa capire non tanto che il costo per atleta è elevato, o che effettivamente sarà molto difficile che una fiorettista di dodici anni riesca a perforare due strati resistenti 800NW, che tradotto in cifre più comprensibili corrisponde a circa 80kilogrammiforza, ovvero sommati 160, cui va aggiunto il giubbetto elettrico, perciò a occhio e croce potrebbero essere anche 200kgforza. Macchè. La ragione è che se volessimo organizzare gare internazionali per il settore U14, come la celebre Marathon fleuret parigina, nessun atleta potrebbe parteciparvi, perché nessuno schermitore del resto del mondo è attrezzato come uno italiano, al quale mancherebbero solo mutande e calzini FIE, ma solo perché quest’ultima non ha legiferato in merito (per ora).

Cosa ancora più interessante quindi è che se volessimo inserire una gara del Circuito europeo cadetti fra le gare italiane, il problema sarebbe identico, il che preannuncia che fra qualche anno anche i nostri Cadetti subiranno identica sorte del GPG, anche a causa della triste esperienza avvenuta a Napoli alcuni mesi or sono, quando la gara di spada organizzata con grande stile andò più o meno deserta. Fu per questo motivo?

“Più che ‘l dolor, poté il digiuno”, sarebbe da dire, perché come sempre è stato detto da questa Piazza, siamo una comunità dai numeri bassissimi, con costi procapite elevati, un paradosso del tutto inaccettabile e facilmente evitabile.

Sulla scorta di questi cambiamenti, potremmo anche prevedere che sarà rifatto il calendario, e il sistema gare, così da rendere i costi di trasferta al minimo ai quali si aggiungono i costi per società da tenere sempre sott’occhio.

Non che non lo avessero promesso in campagna elettorale, anzi, tutto l’opposto, ma che facessero proprie le idee del blog quasi in toto ci stupisce al punto che meditavamo di cambiare il nome da Piazza a Mercatodellascherma.

Il risultato a breve termine sarà ben più di una boccata di respiro, con un miglioramento nella fidelizzazione da parte di un certo numero di atleti, e grande giovamento delle società. Ma a lungo termine cosa accadrà? Che avremo a Brescia un European Challenge denso di atleti U14 anche stranieri e a Napoli un popolo di Cadetti europei? Ce lo auguriamo di cuore, che finalmente il buon senso almeno da qualche parte sia entrato in questa federazione.

Cos’altro ci aspetta? Che Aquili e Terenzio dicano al Consiglio federale che se nell’olimpiade di Tokyo si potè tirare con lame CE, troviamo assurdo che dal settembre dello stesso anno in Italia dalla categoria Ragazzi del GPG si cominciò con le maraging, (che da quattro anni non sono ancora state certificate, infatti sulla lama c’è scritto maraging, ma non vi è ancora il celebre logo FIE) e che anche se vi sono donne minute che non hanno la forza di ragazzi potenti, ritengo che la rottura delle lame di sciabola avvenga più sull’urto fra le stesse, che per l’impatto con il corpo umano, il che vuol dire che se nel resto del mondo non vi siano incidenti nemmeno minimamente paragonabili a quelli considerati pericolosi, mi attendo per l’appunto che si possa tirare anche in campo Assoluti, con lame CE non maraging, perché se si vuole davvero salvare la sciabola, l’obbligatorietà delle lame maraging va assolutamente abolita a qualsiasi livello.

Mi chiedo infine che differenza ci possa essere fra la categoria Allievi/e e la Cadetti/e, sia per fisicità che per pericolosità di gioco. Diverso discorso sono disposto a farlo sulle categorie Giovani e Assoluti, ma ne riparleremo più avanti.

Ora però restiamo in trepidante attesa nel vedere realizzato o per lo meno partire il celebre progetto di Riciclo delle lame maraging che doveva iniziare presto soprattutto per la sostenibilità della scherma e renderla più green.

Semmai dovesse essere estesa la non obbligatorietà delle maraging anche ai Cadetti, questo progetto andrà verso il disarmo come un vecchio relitto, prima ancora di averlo varato.

Ci dispiace ricordarvi che ve lo avevamo detto, perchè tutte queste cose che in campagna elettorale servivano per essere duri, ora non servono più e a noi della Piazza, di certo è mancata la musica.

Fabrizio ORSINI

18 febbraio 2025

CONDANNATO Andrea CASSARA' PER TENTATA INTERFERENZA ILLECITA NELLA VITA PRIVATA

Dal "Fatto Quotidiano" riporto l'articolo inerente la condanna dell'ex olimpionico. Non mi permetto di commentare ed esprimere opinioni poichè siamo alle prime battute di una vicenda verso la quale la cautela è d'obbligo. La notizia sta facendo il giro del web e domani sarà certamente su tutti i quotidiani, sportivi e non. Ritengo che ci saranno ulteriori sviluppi legali poichè il bresciano si difenderà in ogni sede e fino all'ultimo grado di giudizio. Gli auguriamo che la faccenda si risolva positivamente per lui.

Ezio RINALDI


IL GIOCO DEI TRE CT

In campagna elettorale questa faccenda dei tre CT della scherma sembrava il gioco delle tre carte,  quello che si vede ai bordi delle strade a Napoli. Uno che muove l’asso e le figure, il compare che punta e vince, quello che punta e perde e infine il pesce che abbocca, il quale prima vince facile, e poi viene ripulito a dovere.

Dalle voci disordinate di Radio scherma prima che il Consiglio federale deliberasse, si pensava che le teste rotolanti lungo la pedana sarebbero state tante. Invece il 15 febbraio a Catania ha prevalso il buon senso, non il cambiamento come hanno sbandierato per mesi in campagna elettorale.

Sulla PIAZZA fu scritto a chiare lettere che il settore spada era stato ben organizzato, mentre sciabola e fioretto erano più in difficoltà e così il Consiglio ha deciso di mantenere Chiadò e rinnovare le armi convenzionali.

Il tema infatti non erano le medaglie, ma la pratica di fioretto e sciabola, che in Italia sono ridotte al lumicino. Passi il fioretto che sopravvive per mano di pochi eroi romantici che insegnano l’arma delle armi, ma la sciabola da anni sente echeggiare il de profundis un po’ ovunque. I più moderati la consideravano già morta e finanche sepolta e solo qualche coraggioso pirata abbordava il settore, benché poi fosse costretto a pentirsi per certi insormontabili problemi di vario genere e livello.

Eppure è da plaudire la decisione federale di mantenere Dario Chiadò alla spada. Lui infatti ha organizzato con precisione i CAF, ha seguito bene le nazionali minori, e si è coordinato con i CT delle nazionali giovanili, per avere sempre un ricambio fresco nella nazionale maggiore e una visione globale di un’arma molto praticata, cosa non del tutto scontata. E anche se i risultati sono sempre difficili da ottenere, alcuni record li ha raggiunti, come la sorprendente medaglia d’oro nella squadra femminile a Parigi.

Vorrà dire che Vanni, Aquili e Terenzio, dovranno, almeno un pochino, fare tesoro dell’esperienza della spada e rimboccarsi le maniche per conoscere le realtà locali, non solo fidandosi dei risultati delle gare nazionali o del consiglio di qualche maestro amico che la vede più lunga di loro. Considerato che sono tutti e tre sotto i cinquant’anni, la speranza è corroborata da parte loro da una forte sensazione di “voglia di fare”, che riscalda i cuori.

Cerioni intanto non sembra averla presa bene. Anzi la risposta mediatica che ha scatenato la decisone federale, vorrebbe difendere il medagliatissimo jesino che sperava in un rinnovo, forse per chiudere in bellezza e in casa una carriera sfolgorante visto che nel 2028 avrà 64 anni. Più di tutte però è stata la risposta bruciante data da chi lo ha chiamato per dirgli che il contratto non era stato rinnovato, ovvero che la scelta di Vanni nasceva dal “desiderio di cambiare, con rischi annessi, senza togliere nulla al valore subentrante e di proporre stimoli differenti a un movimento all’inizio di un nuovo corso”.

Su questa decisione forse conta molto anche una storia fiorettistica pregressa, che voleva Vanni CT già dal 2021, nome suscitato nel seno della stessa squadra in quel periodo, a valle di presunti dissapori dell’allora capitano del fioretto Daniele Garozzo nei confronti del CT, Andrea Cipressa. Malumori che si concretizzarono in una celebre lettera che l’allora campione ora vicepresidente vicario scrisse per farlo rimuovere.

Viste le scosse telluriche nell’arma, Paolo Azzi prese la decisione salomonica di accontentarli solo a metà, togliendo Cipressa e invece di mettere Vanni, mise al suo posto Cerioni, che aveva carisma ed esperienza, dandogli uno stipendio dalla FIS, ben integrato dal CONI, per evitare che andando in Francia dove aveva avuto una lauta proposta, avrebbe fatto quasi di certo vincere i transalpini nelle olimpiadi parigine, ma a spese degli italiani.

La scelta di mettere Cipressa a capo dei tre CT serviva quindi per coordinare quella terna di Commissari tecnici composta da Chiadò, Tarantino e Vanni, che fu a suo tempo sì una vera e propria rivoluzione, ma fin da subito divenne quella che conosciamo oggi composta da Chiadò, Zanotti e Cerioni.

Oggi quella rivoluzione che vediamo firmata Mazzone, è per i più addentro la materia, un qualcosa di dejàvu, e il cambiamento di cui si parlava all’inizio, o se preferite in campagna elettorale, non c’è o forse non c’è mai stato, anzi è stato fatto all’insegna della continuità, come se il Consiglio federale non si fosse mai rinnovato.

Un paradosso che nella scherma è oramai una sorta di regola.

Fabrizio ORSINI

16 febbraio 2025

NOMINA NUOVI COMMISSARI TECNICI: fuori Cerioni e Zanotti, dentro Terenzio, Aquili e Vanni.

Il Consiglio Federale in svolgimento a Catania, nella giornata di ieri ha deliberato la nomina dei Commissari tecnici. I nomi dei nuovi responsabili sono: per il Fioretto maschile e femminile Simone VANNI, già responsabile della stessa arma per per i paralimpici; sciabola femminile Andrea AQUILI, già responsabile tecnico della sezione scherma delle FF.OO.; sciabola maschile Andrea TERENZIO, tecnico delle Virtus Bologna e già Commissario tecnico dell’arma per l’Ukraina; per la spada è stato confermato l’attuale CT Dario CHIADO’.
Ci sono, quindi delle novità in termini organizzativi: divisione della sciabola con due CT. Ci sono delle conferme, Dario CHIADO’, e delle esclusioni eccellenti: Stefano CERIONI. Per quanto riguarda ZANOTTI, ormai ex CT, era nell’aria una rivisitazione del settore, quindi per me nessuna sorpresa, mentre per il fioretto il discorso è diverso.
Insomma una mini rivoluzione che però lascia l’amaro in bocca a qualcuno, in particolar modo a Cerioni. In merito a quest’ultimo su molte testate giornalistiche viene riportata la notizia della sua non riconferma e da qualche parte il suo disappunto per come si è arrivati a questa decisione. Non è ardito affermare che quanto adottato dal Consiglio Direttivo sia una sorpresa, poiché vale la pena ricordare che l’ex CT aveva ripreso il settore dopo una serie di contestazioni al suo predecessore (Andrea CIPRESSA) e lo ha mantenuto ai livelli che tutti noi conosciamo e forse anche migliorato, tanto da essere, e giustamente, considerato uno dei CT più vincenti. Mi sovviene il detto: “squadra che vince non si cambia”, evidentemente non per Cerioni, il quale ha manifestato tutta la sua delusione sul proprio canale Instagram per una decisione “Ingiusta e sbagliata”. Personalmente non capisco la differenza tra la conferma a Dario CHIADO’ nella spada e la mancata riconferma dello jesino, nel senso che ha vinto il primo ed ha vinto il secondo quindi perché non adottare la stessa linea?
“I cambi alla guida del fioretto e della sciabola non rappresentano certo una bocciatura a gestioni che hanno dato tanto alla scherma italiana, ma allo scadere dei rispettivi mandati abbiamo optato per un rinnovamento che potrà dare ulteriori stimoli e nuove energie a tutto il movimento”. Questa la dichiarazione del Presidente Mazzone a difesa della decisione assunta.
Indubbiamente il Presidente, coadiuvato dal CF,  avrà valutato con attenzione tutti gli aspetti connessi a tale decisione. Infatti nel comunicato federale si afferma: “Anzitutto un grazie, doveroso e sentito per il grande lavoro svolto e per i risultati raggiunti nell’ultimo quadriennio, ai CT uscenti Stefano Cerioni e Nicola Zanotti - ha commentato il presidente Luigi Mazzone -. I cambi alla guida del fioretto e della sciabola non rappresentano certo una bocciatura a gestioni che hanno dato tanto alla scherma italiana, ma allo scadere dei rispettivi mandati abbiamo optato per un rinnovamento che, siamo certi, potrà dare ulteriori stimoli e nuove energie a tutto il movimento”. 
Quindi si tratta di un rinnovamento: si può condividere o meno ma questo è.
Al riconfermato CHIADO’ ed ai nuovi CT TERENZIO, AQUILI e VANNI giungano gli auspici della PIAZZA per il conseguimento di sempre maggiori successi, per il prestigio della scherma e loro personale.

Ezio RINALDI