domenica 16 febbraio 2014

IL MEZZO ED IL FINE: CHIARIMENTO DELL'AVV. PUGLISI


"Gent.mo Sig. Rinaldi,

nel suo articolo lei pone un interrogativo critico: “dove porta tutta questa cagnara”. Immagino, però, che non abbia inteso lanciare un dibattito tra i lettori quanto piuttosto sollecitare una risposta da parte dei diretti interessati, e trovo giusto raccogliere la provocazione, chiarendo, tuttavia, che per comprendere l’obiettivo di un’azione dovrebbe essere nota la causa che l’ha determinata.

Fatta questa precisazione le rispondo: quell’azione nasce da un fatto ingiusto, i cui effetti sembrano essere sostenuti da più parti; ha come mezzo la fiducia e quale fine la garanzia e la tutela.

Riterrà a questo punto che abbia detto poco o nulla, ma se vuol sapere di più deve lasciarmi uno spazio più ampio che non le poche righe di un commento; sceglierà poi lei se pubblicare o meno, io sono costretta a dilungarmi.

Non mi soffermerò, nondimeno, sull’antefatto. Ho imparato dai miei errori che la verità deve essere accertata sempre in contraddittorio e trovo che sarebbe poco corretto sollecitare il voyeurismo dei lettori affidando loro la mia versione, inevitabilmente di parte, di avvenimenti spiacevoli.

Proverò, quindi, a far comprendere il mezzo e il fine.

Le ho detto che il mezzo della nostra azione è la fiducia; chiarisco, è la fiducia nella Federazione intesa come istituzione deputata alla tutela dei propri tesserati.

Lei ha quindi ragione nel ritenere che non vi è, da parte nostra, alcun intento di destabilizzare, (a meno che non si voglia tacciare come “rivoluzionaria” la pretesa di garanzia e tutela avanzata).

            Avendo, dunque, assoluta fiducia nella adeguatezza istituzionale della Federazione, abbiamo chiesto che fosse fatta chiarezza su diversi accadimenti e sull’applicazione di alcune regole.

            Mentirei se negassi che in alcuni momenti questa fiducia non abbia subito uno scossone. Quanto meno per i tempi che impiega, la Federazione ha deluso un pochino; sulle risposte non possiamo giudicare, non avendone ancora ricevuto alcuna che possa dirsi compiuta. Ed è, davvero, da rimarcare la differenza con il Coni, atteso che il presidente Malagò, pur impegnato all'estero, ha già dato un immediato primo riscontro, con l’abituale cortese sollecitudine, alla lettera a lui inviata.

            Tuttavia siamo ancora fiduciosi del fatto che sarà fatta chiarezza e sarà assicurata la dovuta tutela, e lo siamo talmente, da avere scelto questo blog quale sede dell’agone dialettico, convinti come siamo che la pubblicità funga da moltiplicatore dell’efficacia della tutela istituzionale.

            Ed è, ancora, questo il senso del rifiuto dell’offerta, fattaci per conto della Federazione, di un “chiarimento” che rimanesse circoscritto nel segreto di una cameretta. Se, infatti, le regole valgono e vanno applicate erga omnes non ha alcun senso e non è di alcuna utilità discuterne in privato.

            Il vecchio adagio i panni sporchi si lavano in famiglia, che riecheggia un aborrito costume della mia terra, è figlio di una falsa quanto errata saggezza che sottomette verità e responsabilità ad un ipocrita senso dell’onore e non tutela né le vittime né gli aggressori. Il compromesso esige il segreto, la giustizia reclama la luce.

            Ed è proprio a questo, caro sig. Rinaldi, che mira questa cagnara, a mantenere accesa la luce.

            E mi permetta di dissentire da lei: non è importante quale possa essere la misura della sanzione quanto piuttosto il fatto che le regole siano ripristinate.

            Cosa vuole che importi se per la violazione denunciata la Federazione sarà chiamata a pagare per il suo Presidente, che è il soggetto responsabile del trattamento dei dati, €100 o €90.000?

Quel che conta è che quei gravi fatti non si ripetano mai più; che nessuno possa mai più pensare di avvalersi dei mezzi federali per perseguire uno scopo personale, tanto più quando questo è “poco lodevole”.

Se la Federazione non saprà offrire la dovuta tutela ai propri tesserati, se non ne sarà capace o se non vorrà farlo, sentendo tutte le parti e non soltanto alcune, vagliando tutti gli elementi che le sono offerti, allora avrà subìto ben più che una sanzione pecuniaria, avrà dimostrato di non sapere essere istituzione con tutto ciò che inevitabilmente ne consegue.

            Ma sono certa che non sarà così.

            Spero a questo punto di avere risolto i suoi dubbi, di avere reso il senso della nostra azione, e di avere dato conferme a coloro, non pochi, che in questi giorni mi hanno cercata, stupendosi e congratulandosi, per raccontarmi di ingiustizie che ritengono di avere subito.

            Cordiali saluti

            Paola Puglisi"
Non credo di dover aggiungere altro, l'avv. PUGLISI è stata molto chiara sulle finalità delle sue segnalazioni/denunce. Ora tocca agli altri controbattere e confutare le argomentazioni esposte, personalmente ho cercato di stimolare le risposte: una è arrivata, confido che ne arrivino altre.
Ezio RINALDI

1 commento:

  1. A pensarci bene forse è necessario esprimere qualcosa in più sul pensiero dell’avv. PUGLISI.
    Non entro nel merito dei chiarimenti esposti, poiché, per quanto mi riguarda, sono esaustivi. Però se non ci saranno altri interventi dovrò prendere atto che “chi tace acconsente”, conseguentemente tutto quanto fin qui scritto e pubblicato trova fondamento, oltre che nei fatti, nell’assordante silenzio di chi avrebbe il dovere di controbattere.
    Ebbene, se così fosse, in presenza di fatti gravi, saremmo di fronte ad un assoluto vuoto istituzionale, che può solo far male a chi riponendo la propria fiducia in autorevoli rappresentati del movimento, si sente tradito.
    Ezio RINALDI

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