giovedì 30 ottobre 2014

ETICA ISTITUZIONALE



Poche ore fa i maggiori quotidiani nazionali hanno diffuso la notizia della riduzione della sanzione disciplinare  (da 16 a 8 mesi di squalifica), inflitta dai giudici federali della F.I.N al dott. Malagò per responsabilità riconducibili al noto caso “Barelli”.
Deve ritenersi pertanto confermata la sussistenza di una condotta ritenuta rilevante e suscettibile di sostanziale apprezzamento in sede di giudizio disciplinare.

Secondo quanto riportato dai giornali, in occasione della pronuncia di primo grado il dott. Malagò aveva commentato la sua condanna con la seguente affermazione "Il mondo dello sport si vergogna" “Quanto accaduto è la dimostrazione che siamo nel giusto nell'aver portato avanti la riforma della giustizia sportiva". ( http://www.lapresse.it/sport/altri-sport/coni-scintille-malago-barelli-su-squalifica-da-disciplinare-fin-1.586927 )

Ritengo che due pronunzie di condanna siano però sufficienti per pretendere  un’autosospensione del dott. Malagò non solo dal ruolo di Presidente del Circolo Aniene ma anche e soprattutto da quello di Presidente del CONI. E’ comprensibile che il dott. Malagò non l’abbia presa bene ma  non si può dubitare che validi organi di giustizia federale lo abbiano ritenuto responsabile della violazione di norme di comportamento imposte dall’Ordinamento sportivo, infliggendogli legittimamente la suddetta sanzione. Avrà comunque tempo e modo di far valere le sue ragioni, anche se oggi nelle sue dichiarazioni fanno capolino la rabbia e l’amarezza per un giudizio che potrebbe suonare come una chiamata di fine carriera.

Per mia esperienza personale, maturata in ragione delle risposte fornite in merito ad alcuni fatti che, in passato, ho ritenuto di dover sottoporre all’attenzione del presidente del CONI, il Presidente Malagò è un uomo delle Istituzioni che ha fin qui opportunamente interpretato, e continua ad interpretare, il rispetto dell’autonomia federale come principio ineludibile e primario all’interno dell’ordinamento sportivo.

Ma se questo è il principio di cui l’attuale Presidente del CONI ha fatto una bandiera sarebbe doveroso da parte sua  tenerlo ben presente anche riguardo alle sentenze di condanna emesse dai giudici federali F.I.N. in suo danno nell’esercizio di una sacrosanta ed intangibile autonomia decisionale.

Da un uomo delle Istituzioni è lecito pretendere qualcosa di più!

Se davvero è innocente, come comprensibilmente ritiene di essere, non lo dimostrerà certo insistendo a rimanere saldamente ancorato alla propria poltrona, bensì  mostrando il dovuto rispetto per gli organi di giustizia federale.

Per quanto legittimamente possa ritenersi l’innocente  vittima di un complotto, il grado istituzionale rivestito gli impone l’ossequio delle Istituzioni e lo costringe a far valere le proprie ragioni unicamente con gli strumenti offerti dall’ordinamento sportivo.

E’, infatti, solo con l’esempio personale che potrà insegnare  il  rispetto per il mondo sportivo, (o almeno per quello con la S maiuscola) e con esso il proprio grado di autorevolezza istituzionale.

Antonello Fileccia

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