venerdì 27 marzo 2015

I VALORI NELLA SCHERMA


Risultati immagini per valori nella schermaIl Presidente Giorgio Scarso è solito, in occasione delle manifestazioni pubbliche cui partecipa, proclamare i valori della scherma.
Il tenore delle dichiarazioni è pressappoco sempre lo stesso, ovvero quello di presentare la scherma come lo sport per eccellenza legato a grandi qualità, espressione dei principi di lealtà e correttezza etc. etc. etc.
Nessuno, infatti, che abbia un minimo interesse per questo sport, può negare di avere mai ascoltato frasi come queste:
  1. la scherma è uno sport che sa coniugare risultati agonistici con risultati etici
  2. la scherma è una disciplina portatrice di ideali, fair play e di grandi valori.
  3. la scherma è uno sport che vive non solo di doti agonistiche ma anche morali, di cui riesce a farne una bandiera
  4. In un mondo in cui i disvalori minano i valori veri, la scherma rimane un baluardo che lavora in silenzio
  5. Siamo profondamente convinti che la scherma racchiuda in sé grandi valori etici, oltreché sportivi.
    Mi domando, però, quanto queste dichiarazioni rispecchino la realtà della scherma italiana.
     Il dubbio mi è sorto dopo aver letto un comunicato relativo alla seduta del 15 marzo appena trascorso durante la quale il Consiglio Federale ha “affrontato la tematica relativa ai comportamenti degli spettatori durante le competizioni schermistiche, stabilendo, previa autorizzazione degli organi competenti del CONI, di aumentare le sanzioni previste che, adesso, andranno da 250 a 2000 euro”. 
    Mi domando in che modo possa armonizzarsi l’immagine di una scherma che dovrebbe ingentilire il cuore ed eccitare i migliori sentimenti dell’animo con la scelta del Consiglio Federale di incrementare del 100% le sanzioni per i comportamenti degli spettatori.
    Secondo il mio personale punto di vista, siffatta determinazione suona come una nota stonata nel mezzo di una rasserenante sinfonia, mandata in onda senza sosta.
    E’ evidente, infatti, che se la previsione di una sanzione è dettata dalla necessita di apprestare tutela ad un valore determinato, la scelta di incrementare l’importo della sanzione è motivato dall’avere registrato un incremento delle condotte vietate alle quali si ritiene di dover porre freno con sanzioni più incisive.
E ciò seppure l’esperienza dimostri che il giudice sportivo non è mai stato di “manica larga”. Non ho riscontrato, infatti, un solo caso in cui l’incolpato sia stato assolto.
Evidentemente, la misura della sanzione, fino ad oggi prevista dal nuovo regolamento di Giustizia, non è più considerata efficace al fine di reprimere i fenomeni “eversivi” che si consumano sugli spalti; non si spiegherebbe, altrimenti, la ragione del non trascurabile incremento incalzato dal Consiglio Federale.
Sempre a proposito dei valori della scherma, la mia personale esperienza, maturata in un passato abbastanza recente, mi ha sollecitato ulteriori interrogativi. Quali particolari valori etici e sportivi possono rinvenirsi nell’attività di un arbitro che non desiste dal dirigere le gare cui partecipano gli atleti propri o dei suoi prossimi congiunti, rispetto ai quali lo stesso riveste finanche il ruolo di sponsor? Quale etica è sottesa nell’ammettere nei campi di gara soggetti non legittimati, in violazione delle regole federali  e all’insaputa e contro la volontà dell’affiliato di riferimento?
 Se queste sono le premesse, siamo proprio sicuri che per fronteggiare i problemi connessi alle intemperanze di schermidori, tecnici e spettatori ci sia bisogno di ricorrere alla frusta?
Almeno nello sport, i veri valori non dovrebbero imporsi con le sanzioni ma condividersi semplicemente quale conseguenza di una spontanea adesione.
Ma se ciò non avviene, più che usare la frusta, bisognerebbe individuare le cause reali del fenomeno per potervi porre serio rimedio.
E poi, a prescindere dalle rassicurazioni del Presidente, in cosa consisterebbe la pretesa “sacralità” di questo sport?  Perché solo la scherma dovrebbe essere il baluardo dei valori etici? Forse che questi valori sono disconosciuti da coloro che praticano discipline come pallavolo, canottaggio o tiro con l’arco?
La scherma, insomma, è uno sport come tutti gli altri e come tale è lo specchio della nostra società. Non c’è nessun motivo per canonizzarla; e chi lo fa risponde solo a comprensibili ma inutili esigenze di marketing!
  1. Fileccia

1 commento:

  1. Proprio oggi sono state pubblicate sul sito FIS altre due sentenze del giudice sportivo. Ancora una volta le presunte intemperanze di tecnici ed atleti vengono perseguite dal sistema federale senza tener conto delle difese degli interessati. Una caratteristica di questi pronunciamenti è quella di non dettagliare sufficientemente i fatti in modo che il pubblico possa avere consapevolezza del movente che induce taluni soggetti a reagire, talvolta, anche in modo spropositato.
    Per fare un esempio mi riporto alla sentenza n. 6/2015 sopra richiamata. In essa si fa sintetico accenno al provvedimento di espulsione del M° Giuseppe Pugliese disposto da un giudice di gara.
    Curiosamente non viene fatto accenno al nome del giudice cosi come non vi è accenno alla condotta oggetto di censura e ancora meno ai motivi che, nell’ottica del prevenuto, l’avrebbero determinata. Il tutto viene abilmente compendiato in una frase alquanto “misurata”: “letta la memoria difensiva pervenuta, nella quale il m° Pugliese muove precise accuse nei confronti dell’arbitro e del direttore di torneo di violazione delle norme statuite dal codice deontologico GSA…”
    Ma quali siano le violazioni del codice deontologico che i due anonimi esponenti del GSA avrebbero perpetrato in danno del m° Pugliese non è dato sapere!
    Ritengo che sarebbe utile che tali condotte fossero rese note per dar modo a tutti i tesserati di verificare l’esistenza di analoghe vicende pregresse, magari mai denunciate per paura di ulteriori ritorsioni; e sarebbe altrettanto utile che tali condotte fossero rese note per dare anche agli arbitri la possibilità di difendere la propria immagine?
    Nel sistema penale italiano vi è una norma secondo cui non è perseguibile colui che reagisca ad un atto arbitrario posto in essere da un pubblico ufficiale.
    Mi domando se non sia ormai tempo di introdurre una norma similare nel sistema della giustizia sportiva. Un sistema che garantisca l’equilibrio delle forze dovrebbe essere sempre bene accetto.
    Ezio RINALDI

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