mercoledì 11 marzo 2015

PROCEDIMENTO DISCIPLINARE: udienza a porte chiuse


Il 10 luglio u.s. ho pubblicato un post nel quale ho fatto accenno ad un esposto che molto probabilmente era stato inoltrato alla procura federale e che vedeva coinvolti alti dirigenti FIS nella vicenda INGARGIOLA/SEMINARA. In quella circostanza ho auspicato una trattazione giudiziaria massimamente chiara e trasparente, considerato che ho sempre sostenuto il principio secondo cui NASCONDERE NON SERVE A NIENTE, ESSERE CHIARI SI! .

In ossequio a tale generale auspicio, dato il mio interesse per la giustizia federale, qualche giorno fa ho ricevuto l’invito a presenziare all’udienza che si è tenuta ieri presso gli uffici FIS, e che ha visto ancora una volta imputato il dott. Maurizio Gioacchino Seminara per fatti che, mi era stato detto, avrei dovuto apprendere nel corso di quella stessa udienza per poter giungere ad un giudizio avulso da qualsivoglia influenza. Quindi, avendo raccolto quell’invito mi sono presentato in Aula dove ho notato il Presidente del Collegio Giudicante, Dr. FLOREANI fissarmi con l’aria di chi volesse chiedere a quale scopo fossi lì.

Per toglierlo dall’imbarazzo ho chiesto se l’udienza fosse pubblica al fine di potere assistere ma questi, con fare imprevedibilmente amichevole e familiare, (atteggiamento che ho molto apprezzato seppure era la prima volta che scambiavo due parole con lui), mi ha così risposto: caro Ezio, esigenze di riservatezza connesse alla delicatezza delle questioni mi obbligano a svolgere l’udienza a porte chiuse!

Devo dire che mi sono alquanto stupito, però, dovendo pur prendere atto di quella determinazione ho atteso la fine dell’udienza per conoscere i provvedimenti adottati. Dopo un’ora circa uscivano dall’aula i due Procuratori e l’avvocato PUGLISI, difensore del SEMINARA, poiché il Collegio Giudicante, di lì a poco, avrebbe deliberato. Passano ancora trenta minuti e la porta dell’aula si riapre, i due Procuratori e l’avv. Difensore vengono pregati di rientrare per la lettura del verdetto. Il Dr. SEMINARA è stato assolto per il primo capo di imputazione mentre per il secondo gli è stata inflitta l’ammonizione con diffida e una sanzione pecuniaria di € 500,00 per la società dallo stesso rappresentata.

Non mi è stato possibile conoscere quali fossero i capi di imputazione né quale sia stata la richiesta di pena dei due Procuratori.

Numerosi, però, sono gli interrogativi che mi sono venuti in mente e che, oggi, voglio condividere con i lettori di questo BLOG.

La prima questione riguarda l’incongruenza che rilevo fra i motivi dichiarati, che hanno inibito la mia presenza in aula, e la sanzione inflitta al dott. SEMINARA, nella specie una semplice ammonizione con diffida.

Mi domando, infatti, quale equilibrio può rinvenirsi fra la delicatissima natura delle questioni sottoposte al vaglio dei giudici federali, che ha determinato una trattazione riservata, e l’esito della decisione che si è risolto in una assoluzione e in una la punizione che più che una sanzione suona come una sorta di penitenza.

In attesa della motivazione della sentenza, mi domando ancora come sia possibile che per ben due volte il dott. Gioacchino SEMINARA abbia sollecitato l’intervento della procura federale su fatti circostanziati e per ben due volte la sua posizione di denunciante sia stata ribaltata in quella di incolpato?

In che modo vengono condotte le indagini?

Qualcuno si è preso la briga di verificare i fatti denunciati?

Cosa c’era di tanto grave? Quali interessi erano da tutelare rispetto alla opinione pubblica e quanto legittimi fossero tali interessi?

Voglio rilevare, per ultimo, che l’art. 74 del Regolamento di Giustizia FIS dispone che la pubblicità dell’udienza può essere esclusa in tutto o in parte con atto motivato nei  casi in cui ricorrono esigenze di ulteriore tutela dei risultati delle indagini relative a procedimenti penali.

Mi domando allora se la trattazione, a porte chiuse, sia stata disposta a causa di procedimenti penali in corso rispetto ai quali il dott. FLOREANI ha ritenuto di dovere preservare il risultato delle relative indagini.

Laddove non ricorresse una tale ipotesi ritengo che gli appartenenti al mondo schermistico italiano dovrebbero sempre sapere come si svolgono i procedimenti disciplinari e reclamare, ad alta voce, il diritto/dovere di assistervi.

Se ciò viene impedito, in assenza di congrue e legittime ragioni, qualcosa non funziona e di ciò se ne rammarica sia il sottoscritto e, credo e spero, anche tutto il mondo della scherma Italiana.

Ezio RINALDI

3 commenti:

  1. Complimenti, lei riesce sempre di più ad offrire letture della realtà che sono pari agli editorialisti di alcuni tra i più noti giornali italiani.
    Sulla vicenda oserei dire che l'atteggiamento 'poco trasparente' della FIS mette in imbarazzo anche chi per la FIS offre prestazioni professionali, come appunto il Giudice.
    Nello specifico è tutto il sistema di giustizia che andrebbe rivisto. Gli arbitri, come da lei denunciato, non sono liberi, i direttori di torneo scrivono quello che vogliono nelle relazioni e il Giudice sancisce pene senza conoscere i fatti e ascoltare nessuno se non leggendo relazioni degli arbitri stessi. Quindi mi chiedo che senso hanno queste commissioni giustizia ed altro? Vede spesso in gara ci sono episodi incresciosi e pure alla fine leggendo le pene non si nota niente. Però il caos da lei descritto continua ad andare avanti.
    Mi sembra sempre più tutta una farsa, con un puparo e tanti pupi
    Italo Rossi

    RispondiElimina
  2. Fabrizio Orsini scrive su facebook: "vedo che ci sono sempre tempeste a Roma!...
    buon lavoro a tutti e in bocca al lupo a te, che sei sempre coinvolto, ma in maniera limpida".

    RispondiElimina
  3. La vignetta è molto carina ...evoca l'audizione dell'ex Capo dello Stato nel procedimento sulla presunta "trattativa Stato_mafia".
    Se non ricordo male, l 'interesse degli inquirenti era concentrato sugli “indicibili accordi” evocati da Loris D'Ambrosio, quale consigliere giuridico del Quirinale, stroncato da un infarto il mese dopo avere scritto una nota in cui rappresentava il timore di poter essere considerato un ingenuo scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi. E come evidenziato dal Procuratore Vittorio Teresi, ancora oggi non è dato sapere da chi!
    A. Fileccia

    RispondiElimina