venerdì 15 maggio 2020

IO SO CHE TU SAI CHE IO NON SO

Prof. Paolo MARIZZA

Qualche giorno addietro, ho avuto la fortuna ed il piacere di leggere un interessantissimo articolo, dal titolo: "Io so che tu sai che io non so", del prof. Paolo MARIZZA, docente Deams UniTS e Cofounder Innoventually, pubblicato sulla rivista telematica https://www.pmi.it, che è - a parer mio - perfettamente adattabile al nostro mondo ed altresì attualissimo. Mi permetto di proporvelo e, magari, poi aprire una discussione, sempre nell'obiettivo di cercare di migliorare la "cosa comune".
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Di questi tempi, i due ricercatori della Cornell University troverebbero ulteriori conferme di quanto da loro studiato già nel 1999, l’effetto Dunning-Kruger: le persone che sanno molto poco di qualcosa, hanno più probabilità di sentirsi come se ne sapessero molto perché la loro mancanza di conoscenza su un argomento li rende incapaci di riconoscere quanto non capiscono.
Dunning e Kruger studiarono, dunque, il fenomeno per il quale chi è poco informato su un argomento ha la tendenza a credere che la sua comprensione sia “al di sopra della media”.
I due ricercatori avevano peraltro individuato illustri precedenti a sostegno del fenomeno secondo il quale l’ignoranza genera maggior fiducia della conoscenza. Per Charles Darwin e Bertrand Russell, chi afferma di sapere è stupido, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni. Anche Shakespeare sosteneva che il saggio sa di essere stupido e lo stupido crede di esser saggio. Socrate, ancora, affermava che il sapere sta nella consapevolezza di non sapere. In tempi più remoti, Confucio affermava che la vera conoscenza consiste nella consapevolezza dell’estensione della propria ignoranza.
Partendo da questi presupposti, i due ricercatori condussero empiricamente molte sperimentazioni per sostenere e validare quanto affermavano. I risultati sono stati replicati in almeno una dozzina di diversi campi di applicazione: abilità matematiche, degustazione di vini, scacchi, conoscenze mediche tra i chirurghi, sicurezza e utilizzo delle armi da fuoco tra i cacciatori, conoscenze informatiche tra i programmatori, ecc.
Di volta in volta, a prescindere dai soggetti e dagli ambiti, i risultati dei test evidenziavano che le persone meno performanti classificavano la propria competenza come molto più alta di quella effettiva. In media, i candidati che totalizzavano punteggi inferiore al 10° percentile si auto classificavano intorno al 70° percentile: quelli che meno sapevano di cosa stava parlando credevano di saperne quanto gli esperti.
Ad esempio, la scarsa conoscenza scientifica consente di assolutizzare la certezza che il cambiamento climatico ed il riscaldamento globale siano una bufala. Stesso discorso per quanto concerne l’uso di antibiotici o il viaggio sulla luna.
Il gap tra ignoranza e consapevolezza è così ampio da non indurre al dubbio: non sapendone abbastanza, non si è in grado di riconoscere i pezzi mancanti del paradigma. Sfortunatamente, la scarsa competenza è più potente della conoscenza media del pubblico più consapevole.
L’effetto Dunning-Kruger è quindi una distorsione cognitiva che determina: la falsa convinzione di competenza in coloro che non sanno, una scarsa fiducia nelle proprie conoscenze nei più saggi.
Da Confucio in poi è un fenomeno che ha segnato la storia dell’uomo, ma che mai come ora – in particolare a causa dei social media e della possibilità di accesso alle fonti di informazione più disparate e non validate – ha avuto una così vasta diffusione. I tuttologi dilagano nel Web: caduti ingenuamente in una bufala o privi di informazioni affidabili,ci si getta a capofitto nei social ostentando certezze su assurdità di ogni genere. E purtroppo, per via dell’ignoranza estesa, molte di esse assumono credibilità.
L’effetto è particolarmente preoccupante quando qualcuno, con influenza o mezzi per comunicare, non trova contraltari che possano mettere in discussione con onestà intellettuale i diversi punti di vista. Figuriamoci argomentare per far riconoscere i propri errori. Ad esempio, i ricercatori hanno registrato diversi incidenti aerei che avrebbero potuto essere evitati se nell’equipaggio non ci fosse stato un pilota troppo sicuro di sé.
Cosa succede quando non si è disposti ad ammettere di esserne in difetto o di avere visioni parziali di un fenomeno? Si rifiuta l’idea di apertura all’ascolto. Non a caso, gli studi mostrano che i più poveri di conoscenze sono anche i meno inclini ad accettare critiche e i meno interessati al miglioramento personale.
E non è un fenomeno “classista”: riguarda tutte le categorie sociali, in quanto gli sviluppi esponenziali del sapere – sia negli ambiti delle scienze esatte che delle scienze umane – rendono velocemente obsolete le conoscenze apprese solo un anno prima.
È interessante notare che queste ricerche abbiano suscitato poca discussione sulle implicazioni sociali e politiche nelle democrazie, almeno in quelle rappresentative.
I cittadini, inevitabilmente “disinformati” sulla maggior parte delle questioni di governo, se non riconoscono di essere poco informati diventano facili prede di manipolazioni. E se decisioni e votazioni, referendarie o elettive, sono più simili al ragionamento logico che ai dibattiti sul calcio, non si può sperare in un processo decisionale razionale da parte dei cittadini, tanto meno in decisioni razionali non informate.
Diventa davvero difficile prendere decisioni consapevoli se si è inconsapevoli della propria disinformazione. Prevale invece la rassicurante certezza che il proprio giudizio sia basato su fatti e ragionamenti quando in realtà si basa su passa parola e superficialità amplificate dalle nuove tecnologie dell’informazione.
Pregiudizi subconsci, stereotipi, consuetudini e reiterazioni di messaggi rassicuranti per la loro immediata fruibilità e banalità orientano la formazione di propri “gruppi di affinità”, molto spesso autoreferenziali. Non piace sentirsi dire cose che non si vogliono sentire. Anche lo status sociale esercita un ruolo: c’è il bisogno di sentirsi in qualche modo superiori agli altri per mantenere il proprio senso di autostima.
Di conseguenza:
·   chi è più informato e dice cose complicate (che implicano fattualità scomode sebbene accurate) non piacerà a nessuno.
·   chi è meno sapiente non sfida per lo status sociale percepito ed è ben accetto quando afferma cose semplici che supportano pregiudizi diffusi e negano realtà scomode.
L’ effetto Dunning-Kruger nella nostra epoca rischia di avere magnitudo e impatti incomparabili rispetto alle epoche passate, in cui era già stato preconizzato. Con un presagio infausto per le future generazioni.
La politica, in particolare la democrazia, richiede che le persone siano coinvolte fornendo gli strumenti per la crescita personale e professionale, un sistema educativo che formi ad imparare e a reimparare per favorire l’autonomia di giudizio e l’onestà intellettuale del confronto. Perché, come diceva Karl Popper, il filosofo e politologo della Società aperta, se all’uomo razionale interessa imparare, all’uomo irrazionale interessa solamente avere ragione.
Quali gli antidoti a cui possiamo ricorrere? Certamente una buona dose di umiltà, l’impegno ad approfondire attraverso la lettura e lo studio, l’ascolto di più fonti. E soprattutto seguendo un percorso di apprendimento continuo, supportato da buoni maestri e mentori.
Come ha affermato Richard Buckmeister Fuller, uno dei più importanti innovatori del secolo scorso, "se guidassi una scuola, darei un voto mediocre a coloro che mi forniscono le risposte esatte, per essere dei buoni pappagalli; darei, invece, un voto alto a coloro che fanno un sacco di errori e me ne parlano e poi mi dicono che cosa hanno appreso da essi."
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Che ne pensate? E' o non è attuale? Rispecchia o non rispecchia la situazione? Si attaglia o non si attaglia alla nostra realtà?
Se le Vostre risposte a queste semplici domande sono affermative, non posso che lasciarVi col solito: Meditate, gente, meditate.
Gaspare Fardella

15 commenti:

  1. Uno dei metodi fittizzi più in voga per crearsi una reputazione su internet, è quello dello scambio di referenze: io metto un buon giudizio a te, e tu ne metti uno a me. Così si aggirano, per esempio, le regole di Ebay. Una serie di utenti si mettono dei giudizi di affidabilità per transazioni mai avvenute, in realtà. Così l'ingnaro acquirente, vede 10 giudizi positivi e ci casca. Alla faccia di un venditore con 4 giudizi positivi, ma tutti reali. Lo stesso sistema, ma alla rovescia, venne utilizzato per siti come tripadvisor, dove si infestavano giudizi negativi falsi nei profili dei concorrenti, per indurre i clienti a non andarci. Più o meno funziona così in ogni gruppo di potere. Gli aderenti del cerchio magico ottengono feedback positivi dagli altri componenti, che si attribuiscono competenze e qualità che in realtà sono scarse o non affatto acquisite. Poi, tutti assieme aggrediscono di giudizi negativi chi non ne fa parte, ma magari quelle competenze le possiede, al fine di danneggiarlo agli occhi del pubblico e giustificare così il proprio autoreferenzialismo. Finisce però, purtroppo molto spesso, che frequentandosi solo tra componenti del cerchio magico si finisce per credere a quell'autoreferenzialismo. E qui scatta il cosiddetto effetto Dunning-Kruger, convincendosi non solo di avere quelle competenze, ma di frequentare solo gente di alto livello con tante altre competenze e qualità a loro volta. Questo giro perverso è in grado di tirare poi fuori i disastri veri, quelli che portano a clamorosi fallimenti, sia di piccole realtà che anche di quelle che magari fino a poco tempo prima era vincenti, e prese ad esempio. L'intelligenza, ma anche il rispetto e l'amore per quello che si fa, dovrebbero impedirci di assumere ruoli per i quali non abbiamo competenze adeguate, e lasciare che se occupino gli esperti della materia. Quelli normalmente pieni di dubbi.

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  2. Grazie Gaspare,
    Meditero' a dovere e farò tesoro. Dopotutto anche Einstein diceva: "gli stupidi hanno sempre tante certezze, mentre chi è intelligente ha sempre tanti dubbi".

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    1. Non c'è di che, caro anonimo delle 20,28, e mi fa molto piacere sapere che tu sei uno di quelli che, la prossima volta, mediteranno.
      Il mio cruccio vero è vedere che, dopo ben 16/20 anni, c'è ancora gente che non si è resa conto di niente e crede per "fede".
      Cordialmente.
      Gaspare Fardella

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  3. Like a Champion

    https://www.youtube.com/watch?v=TNq8s2vzntY

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  4. Ma la breve introduzione era rivolta all’argomento Coronaviris? Beh si , tanta ignoranza e tanta gente con le proprie idee...

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  5. Il post è strepitoso, attuale e profondo.
    Grazie Gaspare!

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  6. Like, Commenti e Follow?

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  7. è talmente vero che nessuno ha il coraggio di commentare

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  8. E' talmente palloso chenessuno ha bisogno di leggerlo.

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    1. La verità fa male una volta, le bugie fanno male sempre. E chi ha abbastanza cervello per distinguere l'una dalle altre è una persona fortunata.

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  9. Chi è in buona fede, non potrà che capire dove sta la verità.

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  10. Signor Rinaldi, a proposito di verità, mi rivolgo a Lei per sapere a che punto è la

    questione dello Statuto FIS.

    Giorni orsono si seppe che la Giunta del CONI aveva nominato il Commissario ad Acta.

    Ancor prima i bene informati avevano parlato di un accordo in tal senso tra la FIS e

    l'Accademia. A questo punto gradirei sapere quali siano le previsioni in proposito.

    La ringrazio come sempre e le auguro buona giornata.



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    1. Anonimo delle ore 09,11, lo statuto al momento non è in vigore, il Commissario ad acta sta portando a termine il suo mandato. Gli accordi tra FIS e ANS prevedevano la risistemazione dello Statuto. Credo che a breve avremo notizie in tal senso.

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  11. Non c'è bisogno della fortuna per scoprire la verità.

    Basta chiedere alla propria coscienza.

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