giovedì 9 settembre 2021

PRIME E SECONDE LINEE NELLA SCHERMA

arch. Fabrizio ORSINI
È apparso un articolo intervista sul Corriere della sera (6 settembre 2021, pag.53), a Daniele Garozzo in cui cerca di riassumere pensieri e opinioni sulla sua olimpiade. Non ne farò un riassunto, in quanto il lettore potrà leggerlo nel web, ma voglio evidenziare quanto già il giornalista ha avuto modo di mettere in un virgolettato accanto alla foto: “Per vincere il fioretto a squadre sarebbe servito un miracolo. Eppure nessun campanello d’allarme”. Già, Nessun campanello d’allarme, credo sia l’estrema sintesi della percezione che evidentemente si ha nella scherma d’alto livello in Italia, ovvero una percezione in cui “va tutto bene”, e non c’è nulla che sia da modificare. Eppure già nel 2019, in tempi non sospetti e per giunta ai mondiali, il grande castello Federale cominciava a scricchiolare, ma pareva solo un assestamento tellurico passeggero. Nulla di tutto ciò, evidentemente. La faccenda, a olimpiade finita, è ben altra, compresa la celebre bozza di lettera di sfiducia al CT Cipressa che è fugata dal computer di non si sa chi e che ha fatto tremare ancora una volta la scherma italiana.
I mesi di epidemia mondiale hanno indubbiamente messo la scherma italiana in una posizione di vero privilegio giuridico e sportivo, al punto che non rientrando (giustamente!) nella classificazione degli sport di contatto veri e propri, ha permesso a tutta la scherma italiana di allenarsi liberamente in tutta Italia. La cosa ha fatto storcere il naso di qualcuno, ma poco importa, gli azzurri in questo modo non si sono mai fermati, ma, è apparso evidente che gli è mancato il circuito gare italiano e soprattutto quello internazionale. In poche parole la Coppa del mondo è saltata totalmente, ridimensionando gli allenamenti dei nostri campioni che si sono dovuti accontentare degli sparring messi a disposizione dalle sale scherma italiane. Tutto ciò si traduce in un insieme di momenti agonistici (cioè simulazione di gare o cose del genere) calibrati dalla macchina federale, ma completamente spogliati del pathos di gara vero e proprio e soprattutto mancante della controparte di livello agonistico che solitamente si trovano ad affrontare durante le competizioni internazionali. Il risultato forse non è stato all’altezza. I nostri sono arrivati con un livello di preparazione agonistica, (non fisica, sia ben chiaro), molto depotenziato rispetto al periodo pre epidemia. Accanto a questo sorge il dubbio se le seconde leve della scherma italiana siano preparate quasi come le prime, o addirittura siano all’altezza di “sostituire agonisticamente” i campioni e le campionesse straniere. Inoltre, quell’appartenenza ai gruppi militari, che rende i nostri atleti di prima linea dei veri e propri professionisti dello sport, è bastato? E inoltre, le seconde leve della scherma italiana, tolti alcuni di questi che sono militari, sono dei “semplici e normali” schermitori, senza la S di scherma disegnata sul petto, o sono all’altezza dei campioni francesi, coreani, russi? O forse sono molto al di sotto della preparazione degli avversari stranieri degli italiani, e quindi anche degli italiani stessi, per ovvi motivi di sopravvivenza economica? È naturale infatti che in Italia, chi non ha le spalle ben coperte economicamente lo sport lo può fare solo se è stipendiato da qualcuno. Va da se che le seconde leve possono fare scherma a un livello dei campioni o poco meno, solo se c’è dietro “qualcuno” che li aiuti. D’altra parte anche gli stranieri hanno rinunciato alle gare internazionali, ma ci domandiamo se gli stranieri abbiano approfittato della situazione per fare un allenamento intensivo, non fuori, ma in casa propria, per trarne il miglior profitto possibile anche rispetto agli azzurri?
Daniele GAROZZO


Insomma in mancanza delle gare internazionali sulle quali gli italiani fanno affidamento per completare l’allenamento principale, potrebbe non essere stato controbilanciato da un adeguato livello di atleti che in sostanza sono guardati con meno attenzione da parte del mondo federale e in particolar modo dai CT? Lo chiedo solo perché a volte, se non addirittura di frequente, agli allenamenti federali sono (legittimamente) presenti svariati atleti che sono posizionati in ranghi inferiori a quelli che invece ci si aspetta che dovrebbero essere chiamati e che contrariamente sono obbligati a starsene inspiegabilmente a casa. Se fosse così molte cose andrebbero cambiate, regole e dinamiche, in un’ottica tesa a rendere più omogenea la distanza fra i numeri uno e tutti gli altri.
Spero che il nuovo presidente federale vorrà prendere il coraggio a due mani e dirigere la Federazione verso una direzione innovativa, sperando di sentire stavolta i campanelli di allarme che suonano.
Fabrizio ORSINI

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