mercoledì 26 marzo 2014

CANE NON MORDE CANE

Caecus caecum ducet in foveam
Un cieco che ne guida un altro lo porta nel fosso

Roma, 24 mar. - (Adnkronos) –

"Nello sport non è la prima volta che succede, il Coni deve semplicemente informarsi e capire. Fermo restando che noi abbiamo fiducia nei presidenti federali, altrimenti tutto questo crea dei precedenti". Con queste parole il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha commentato la lettera scritta da quattro spadisti di punta della nazionale italiana, tra i quali il campione olimpico di Pechino 2008, Matteo Tagliariol e il campione mondiale di Catania 2011, Paolo Pizzo, con la quale hanno chiesto al numero uno dello sport italiano l'esonero del ct Sandro Cuomo.

Leggendo tale risposta, il titolo si chiarisce da solo. Certo, il massimo dirigente dello sport italiano, correttamente, ha detto niente precedenti, ma allo stesso tempo avrebbe dovuto dire che il CONI si sarebbe informato e riferito alla Base gli esiti della sua esplorazione.

Leggendo Facebook di queste ore, il movimento di dissenso è ben più ampio e Malagò dovrebbe assicurare i tesserati circa l’esposizione delle proprie idee, ancorché prive di offese e diffamazioni, senza dover incorrere nelle pene del "codice etico", ciò significherebbe un segnale di forte presenza del CONI, che invece con la predetta risposta si ha la sensazione di un abbandono degli iscritti, ancorché atleti, al proprio destino.

A questo punto cosa aspettarsi da un presidente federale che non ascolta la base, i vertici dirigenziali, i tecnici e gli atleti?. Ci chiediamo ma cosa c'è realmente sotto???

E’ inimmaginabile che i Consiglieri Federali, all’unanimità, condividano le indicazioni del presidente, senza avere il coraggio di dire quello che pensano, facendo venir meno la fiducia riposta in loro, quali amministratori attenti anche alle dinamiche tecniche, motivo per il quale sono stati eletti. Essi rappresentano i dirigenti, gli atleti ed i tecnici: il movimento manifesta un certo dissenso da Cuomo ma essi non ascoltano. Tutto ciò è irrazionale: lo sport dovrebbe insegnarci ad essere Uomini e Donne, con il coraggio delle proprie azioni. 

Di sicuro Malagò non si sarebbe aspettato che, dopo le vicende della Federnuoto e gli altri grattacapi a seguito della poco convincente prestazione alle olimpiadi russe, proprio dalla Federazione del suo Vicario, arrivassero le contestazioni.

La domanda è:” Ma Cuomo vale tanto per Scarso e perché? E per i Consiglieri, vale il fatto che siano ormai considerati solo dei simboli obbligatori in un CF e non delle persone autonome? 

Malagò avrà sentito solo Scarso o avrà chiamato i Consiglieri, ovviamente non quelli della stessa terra di Cuomo, che devono a lui il loro ruolo, ma i veri Consiglieri, quelli che la scherma la fanno e sanno cosa significa avere un ambiente pessimo e doversi allenare? Sappiamo di si, uno in particolare che è anche nel CONI, ma questo prima di redarguire gli atleti, ha ascoltato i Colleghi del Consiglio Fis? Ha ascoltato le ragioni degli stessi atleti e del loro gesto estremo perché inascoltati da mesi e anni? Lui ex atleta e battagliero nelle gestioni della sua arma, ha capito cosa vivono questi ragazzi e tutti quelli che non parlano o ha pensato solo all’aspetto politico di difesa dell’incarico e del suo ‘mentore’?

Da che mondo è mondo nel settore lavorativo se un dirigente non crea un gruppo di lavoro che rende, si cambia. I nostri atleti vivono di scherma e per la scherma, ma chi comanda e vive dei loro risultati, senza realmente metterci mano, non capisce e li lascia nelle mani sbagliate.

Qui c'è una macchina lavorativa come quella composta da Atleti, Tecnici e Dirigenti che protestano e non riescono ad esprimere il loro potenziale. C'è chi dovrebbe solo gestire e rendere agevole questo lavoro, invece detta Leggi e impone scelte solo per il proprio Ego. Perché di questo si tratta alla Fis di Ego. Quello di Cuomo con quello dei Dirigenti.

Berlusconi conferma Seedorf, ma paga la Società che è sua e ne risponde alle sue tasche prima e ai tifosi dopo. La Fis, pur essendo un ente di diritto privato, viene finanziata per la maggior parte dai fondi del Coni, che a sua volta è finanziato dal Governo, quindi la Federazione utilizza finanziamenti pubblici, che vengono pagati con le nostre tasse e dai nostri sacrifici di tanti genitori appassionati.

Malagò parla di precedenti, veramente se un precedente c’è lo ha creato lui, delegittimando il Coni da ruolo di garante degli atleti e tesserati a garantista della politica e degli incarichi.

Certo Malagò ha perso una occasione e come diceva una mia collega napoletana quando dibatteva con il mio direttore e lui chiedeva conferma alla schiera di tirocinanti interessati al suo consenso: “Aquaiolo l'acqua è fresca? manco la neve!”, internet mi ha aiutato a scriverlo correttamente e darne una spiegazione chiara, “per sottolineare come sia inutile chiedere spiegazioni a chi è causa del danno”.

Bianca Iannuzzi.

1 commento:

  1. Cara sig.ra Iannuzzi,
    ho ricevuto da poco anche io, dal Presidente Malagò, una risposta analoga a quella ottenuta dagli atleti della nazionale italiana di spada.
    Come ho avuto modo di rispondergli, l'interpretazione restrittiva che il Presidente fa del suo ruolo è una scelta politica di cui non ci resta che prendere atto.
    E' bene, tuttavia, che il Presidente rifletta sul fatto che scegliere di non intervenire vale quanto scegliere di dare ragione a colui contro il quale l'intervento è stato chiesto.
    Un po' come Ponzio Pilato, che con il chiamarsi fuori dal contrasto, nei fatti si schierò con i Farisei, il Presidente Malagò preferendo non immischiarsi, sta di fatto sposando la linea di condotta della Federazione e quindi ne dovrà per forza condividere gli esiti, positivi o negativi che siano.
    Avrà avuto le sue buone ragioni.
    Certamente sarebbe stato meglio che queste ragioni fossero state esplicitate, con una piena assunzione di responsabilità, piuttosto che celate dietro un'opzione non interventista, ma non si può pretendere da nessuno più di quanto sia in grado di fare.
    Cordiali saluti
    Paola Puglisi

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