martedì 29 settembre 2020

UNO DEI PIU' GRANDI MAESTRI DI SCHERMA, Antonio DI CIOLO, ci ha lasciato.

 

M° Antonio DI CIOLO
È stata data stamattina la notizia della scomparsa del Maestro Antonio Di Ciolo.

Uno dei più importanti maestri di scherma del Novecento, era nato a Pisa 86 anni fa. Aveva cominciato la scherma con lo zio se non erro, ma poi con molta buona volontà si era armato di pazienza e per qualche anno, a cavallo di una vespa, andò a prendere lezione a Lucca da Oreste Puliti che viveva e operava lì da dopo la guerra.

Era diplomato ISEF e apparteneva alla scuola educativa montessoriana cosa che lo pose sempre come un outsider sia nell’insegnamento della disciplina motoria nelle scuole, che nella scherma, che pur essendo il suo secondo lavoro, era come se fosse il primo, perché il più amato. “Mai domo” era il suo motto, che aveva fatto stampare un po’ ovunque, grazie al figlio Enrico, che lo affiancò quasi da subito seguendo le orme del padre.

La casa di lavoro fu da subito il CUS Pisa, che poi divenne Pisascherma, e infine nella palestra che porta il suo nome, cioè il Club scherma Pisa - Antonio Di Ciolo. A lui si debbono una serie di leggende, come quella di essere stato bocciato all’esame di maestro, causa forse della sua vis polemica tipicamente toscana, che forse non piacque ai napoletani che lo esaminavano, e forse una non eccessiva dote nel sapersi esprimere, che in un maestro come lui, per certi versi era anche inutile. Ma diplomatosi nel 1960, seppe con il tempo non solo diventare uno dei punti di riferimento del fioretto in Italia, in un’epoca in cui i bravi maestri in quest’arma erano molti (Ezio Triccoli e Livio Di Rosa per citarne solo due che potrebbero bastare), ma anche all’estero. Oggi infatti decine di post sui social lo hanno visto protagonista di gesti di condoglianze da ogni parte del mondo. E come avrebbe potuto essere il contrario?

Gli atleti che sono usciti dalla sua lama, sono un numero notevole, Alessandro Puccini, Simone Vanni e Salvatore Sanzo in primis, che di fatto hanno vinto tutto. E poi una schiera di campioni minori che ricordarli tutti è piuttosto difficile. E se Triccoli è ricordato come il Maestro delle donne, forse Antonio, come è ricordato nella scherma al pari di Edoardo e Dario, potrebbe essere definito come il Maestro degli uomini, in quanto non si trovano o quasi campionesse nel suo lunghissimo palmarès di insegnante.

Ampia anche schiera di maestri che da lui sono derivati, la lista è parecchio lunga e complessa. Ancora più lunga però è quella che millantano d’essere suoi alllievi e forse è sterminata quella dei maestri che avrebbero voluto essere allievi suoi e poterlo anche raccontare. C’era infatti del carisma oltre che del talento in quell’omino baffuto con gli occhi grandi che pareva non fare nulla in pedana mentre dava lezione.

E anche se non fu abile parlatore, c’è da dire che fu scrittore prolifico. Al suo attivo sono da annoverare svariati libri, tutti più o meno originali, anche nei titoli, non solo nei contenuti, che mostrano la fantasia e anche l’anticonformismo che l’ha sempre contraddistinto, ultimo dei quali del 2019 “Non perdo nemmeno se mi battono”, che potremmo parafrasarlo per dire, “e ùn scompaio nemmeno se mòjo”, perché la sua lingua non era l’italiano, ma ir pisano.

A tutta la famiglia, gli allievi e i collaboratori vanno le mie personali condoglianze e quelle di tutta la scherma italiana.

Fabrizio Orsini

4 commenti:

  1. Carissimi Alessandro, Enrico e Laura, vi giungano i sentimenti del mio più profondo cordoglio,
    Mi stringo fraternamente a voi in questo doloroso momento.
    È scomparso un grande uomo e un grandissimo MAESTRO, ma sono certo che lassù continuerà a dare lezione anche agli angeli.

    Gaspare Fardella

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  2. Senza voler strumentalizzare l'accaduto, mi incuriosisce come la Fis non sia riuscita a comporre un articolo originale per questo importante maestro (magari commissionandolo) e lo abbia dovuto copiare dal sito web quinewspisa.
    I maestri, vedi articolo di M. FUMO ultimamente non sono una categoria protetta,anzi sono l'anello debole di una catena che speriamo non si spezzi.
    Antonio ci dia una mano da lassù.
    F. Orsini

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  3. Caro Fabrizio, ci ha lasciato uno dei più grandi, se non il più grande in assoluto. Sono profondamente addolorato. Ho avuto il piacere e l'onore di averlo ospite a casa mia, ho fatto lezione di fioretto con lui ed avevamo una profonda stima uno dell'altro. Potrei raccontare tante cose, però credo che il mondo schermistico conosca tutto di Antonio. Sono altresì convinto che presentandosi lassù abbia chiesto come erano messi con la scherma e se hanno una palestra per insegnare scherma.
    Ai suoi figli al fratello Alessandro giungano le più sentite condoglianze, dalla "Piazza" e mie personali.
    R.I.P. Antonio

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  4. L' ho stimato e apprezzato moltissimo, le sue parole erano un raro esempio di efficacia espressiva, di chiarezza e di sana ironia. nei rapporti con i suoi atleti era un maestro, ma anche un fratello e un amico. Indimenticabile.

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