04 marzo 2024

CHE SPORTIVI SIAMO?

Leggo con sgomento le notizie sugli avvenimenti dello stupro di Chianciano. Magistrati, indagini, droga, alcool e poi il giornalismo che stava evidentemente in agguato da mesi, in attesa di poter avere il via per pubblicare la storia. Con tempismo millimetrico la FIS esce con un comunicato, il che vuol dire che l’azione era stata comandata da un “a-voi” prima di un “pronti” che durava da tempo e che era più che consapevole da ogni parte.

Il volano non è nemmeno lento, anzi, lo sport della cavalleria, del rispetto, del saluto, del decalogo di Mangiarotti e Cerchiari, e poi quella formula unica in cui maschi e femmine si allenano assieme, precorrendo e superando quella che oggi viene considerata la disparità di genere in cui non ci sono allenamenti per maschi né per femmine, ma avvengono tutti assieme, mi faceva gloriare di essere uno schermitore. Era una novità assoluta, e anche per le donne lo era e credo lo sia ancora.

Quando andavo a scuola maschi e femmine avevano addirittura grembiuli di colore diverso, ma c’erano anche classi differenziate, e materie diverse, per non parlare della ginnastica, diversa anche quella, come se gli esercizi e gli sport maschili fossero differenti da quelli femminili. Ma la scherma no, eravamo e siamo stati sempre tutti mischiati, prima ancora di quando si pensava che maschi e femmine, dopotutto possono fare le stesse cose. Forse ai tempi di Giovanni Franceschinis a Vienna, c’erano corsi per sole donne, ma in Austria a quel tempo c’era anche l’Imperatore.

A quei tempi i maestri di scherma scrivevano Codici di cavalleria, sulla Partita d’onore, sul duello, perché gli schermitori erano i difensori dell’onore, e la reputazione andava difesa a ogni costo. Inutile dire che mancavano anche le leggi per colmare le lacune giudiziarie, quelle che si applicano oggi quando per l’appunto l’onore viene compromesso. Chi faceva scherma lo sapeva bene, il rispetto era ed è la prima cosa e in palestra vanno insegnati questi valori, anche se siamo tutti presi a vincere, o a non perdere. I maestri in primis sono i difensori ancora adesso di valori ancestrali, quei valori che chiameremmo cavallereschi che poi sono stati travasati nella totalità degli altri sport, che come si può immaginare sono nati ben dopo il combattimento. E infatti, vedere perdere lo stile agli schermitori, cioè i più antichi paladini della lealtà, quelli che non hanno mai dato scandalo, ma che in questi casi perdono l’applomb, il controllo, le redini del buon senso e del buon gusto, e precipitano fino in fondo alla scala della reputazione sociale, ferisce. E sgomenta anche. Per questo diventa notizia, crassa e succulenta. Tanto bianchi, tanto vincenti, tanto lindi, che quando si sporca un solo schermitore, la macchina del fango arriva ovunque con i suoi schizzi. E la macchia resta.

Va registrato che lo schermitore non è solo frutto dell’attività schermistica, ma di una società. In palestra il maestro e la società sportiva fanno il loro dovere fino a un certo punto, poi subentrano altri fattori educativi, che chi opera nel settore conosce bene. Famiglia, scuola, social, amicizie, il tutto che viene frullato assieme in un gran marmittone che va verso una sola direzione, la vittoria. Vincere a scuola con i bei voti, vincere nella scherma nel torneo, vincere nella vita con una montagna di soldi, vincere nella società diventando famoso con i followers e i likes, vincere con una bella ragazza/ragazzo e acquisire con questa serie di vittorie quella vittoria globale che può far dire alla gente quando uno di questi vincenti apre bocca o fa una cosa “l’ha detto lui/lei” o “l’ha fatto lui/lei”. A quel punto si può usare quella cosa o quella parola in milioni di declinazioni e così andare avanti, di esempio in esempio. Questi sono gli influencers, non quelli che ammalano la società, nooo! Quelli che la dirigono con uno schizzo di penna sulla tastiera. È una forma di atomizzazione della vita, e soprattutto di omologazione delle aspettative e dello stile di vita che sta facendo corto circuito su sé stesso. Perché se non si è vincenti si è perdenti che in america (e lasciatemela scrivere con la “a” minuscola, tanto è piccola questa faccenda!) chiamano losers. Per questo una volta scappati da casa, e fuggiti dalle regole tipiche ordinarie, in quello che può essere un momento di ritiro, e di concentrazione e focalizzazione su un’attività importante, certe persone si abbandonano all’evasione totale? Era evasione giusto? Che poi è degenerata? Oppure c’era premeditazione? O addirittura incoscienza? Le domande sono tante e altrettante se non di più le risposte.

Forse, proprio a causa di tanti fattori e rischi ancora non evidenti, dove questo avvenimento è un precedente inaccettabile, nei prossimi ritiri la FIS dovrà mettere il bidello nel corridoio dell’albergo, per evitare che avvengano le fuitine notturne, specie dove ci sono in minorenni e magari sanzionare immediatamente gli atleti esuberanti rimandandoli a casa “senza passare dal via”, anche a costo di perdere la medaglia nella gara successiva. E ogni maestro in sala scherma dovrà fare attività di severa e capillare educazione.

Fabrizio ORSINI

1 commento:

  1. Dapprima il caso dell’atleta minorenne che denuncia di abuso un arbitro, poi un’altra minorenne che denuncia di essere stata spiata nella doccia, non bastasse adesso questo caso di violenza di gruppo. Non si può parlare di casi isolati, piaccia o non piaccia il movimento schermistico Italiano è in decadenza morale. “E’ tutta la società” diranno alcuni, può darsi, ma certamente questa mania dei presidenti di club di opporsi ad un ricambio dei dirigenti federali è un elemento che non giova ne alla moralizzazione della nostra vita sportiva né al recupero di valori necessario a fare crescere il movimento. Meglio le medaglie dell’aumento degli iscritti, citava il programma elettorale del presidente, e quindi bene così, le medaglie arriveranno su questo non nutro dubbi. Contenti voi.

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