14 agosto 2025
12 agosto 2025
QUALCOSA E' CAMBIATO: il pensiero del neo CT della sciabola maschile Andrea TERENZIO.
A cura di Fabrizio Orsini
Il suo e quilibrio psichico era stato minato da un evento
del tutto imprevedibile cosicché la fatalità costruita per la commedia
cinematografica fa sì che le cose comincino a rodare in direzioni farsesche e
assurde, come nei migliori film sentimentali americani in cui la catastrofe è
sempre dietro l’angolo.
Evidentemente anche nella nazionale maggiore di sciabola
maschile, con l’arrivo di Andrea Terenzio in veste di CT, fa capire che
“qualcosa è cambiato”. I vecchi equilibri o quel che erano, sono stati
ricalibrati grazie a un metodo che con entusiasmante energia, Terenzio ha
voluto raccontarci, mostrando una visione del tutto nuova del lavoro ad alto
livello.
Daniele Garozzo
ha detto nella precedente intervista, che Luca Curatoli è stato “l’uomo
mondiale” di Tiblisi, mi viene da dire allora che tu sei il “CT mondiale”.
Mah, non saprei. Certo il lavoro è stato tanto, ma il Luca
che avete visto così in forma, deve il suo successo a un lavoro di squadra,
assiduo e costante, ma che partiva da uno scenario globale complesso.
Non immaginavamo.
Eh lo so che dalla televisione le cose sembrano diverse, ma
la realtà è che Michele Gallo dopo l’europeo si è infortunato all’anca, e da
allora a Tbilisi ha fatto solo due allenamenti e potete immaginare come. A
causa di questo ci siamo perciò concentrati su protocolli di recupero
funzionale e questioni di tipo mentale. Pietro Torre dopo essere uscito dalla
sciabola di Zanotti è passato per quella di Bauer, per poi arrivare a Bologna e
lavorare con me, tutte cose che nell’arco di un breve periodo e a un preciso
livello agonistico, incidono parecchio. Infine Matteo Neri rientrante da una
serie di infortuni lunga due anni.
Perdonami, ma con una nazionale così messa, non conveniva
lavorare con altre persone e sperimentare?
No.
Perché se un allenatore, o un CT aspetta il “giusto allineamento dei pianeti”
per avere la squadra migliore del mondo, praticamente non vincerà mai, o
comunque la probabilità di avere la giusta combinazione è molto bassa. Bisogna
saper ottimizzare tutte le situazioni, anche quelle negative come un infortunio
o problemi personali. Gli atleti, quelli davvero forti, non aspettano la
giornata di grazia per fare una buona gara.
Tieni presente però che anche le altre nazionali sono nella
medesima condizione. Nessuna nazionale al mondo ha una quaterna di atleti tutti
al massimo della forma fisica e mentale, perciò noi siamo stati bravi a
costruire un risultato che si fonda sullo studio degli atleti, e degli
avversari e la preparazione che ne consegue a valle di tutti questi dati.
Un grande lavoro
che proviene da una formazione specifica.
Ecco, questo è il centro della questione. Io mentre mi
trovavo a lavorare al CS Roma, studiavo presso la facoltà di Scienze motorie
con specializzazione in Scienze e tecnologie dello sport, perché volevo fare
l’allenatore di scherma. Benché fossi già maestro, sentivo che non mi bastava
conoscere solo la tecnica che ha reso grande l’Italia della scherma, perché
questo sport e lo sport in generale, è sempre in forte evoluzione. Poi mi sono
anche formato come rieducatore funzionale perché avevo bisogno di capire come
lavorare sulle persone infortunate e come prevenire gli infortuni. Per questo
ho lavorato alla clinica Villa Stewart per un certo periodo, dove ho sviluppato
una conoscenza sui carichi di lavoro e i recuperi degli infortunati. Competenze specifiche che hanno contribuito
a costruire un modello tuo personale.
Sì. Al punto che se non avessi potuto lavorare come volevo
qui in Italia, avrei di certo pensato di cercare un incarico all’estero, ma
poiché il progetto immaginato dalla Federazione mi è piaciuto, e corrispondeva
alle mi attese, tanto da metterle al centro del lavoro, sono rimasto di buon
grado.
Quindi il lavoro
con la squadra di sciabola è andato in maniera naturale verso una direzione
calcolata, vuoi dirci come ci sei riuscito?
La prima delle cose da fare è saper raccogliere dei dati,
delle evidenze, sulle quali poter iniziare un lavoro, quindi con una squadra
che si occupa di competenze trasversali alla scherma nuda e cruda. Io ho nella
mia squadra di lavoro una psicologa, un responsabile della performance, e un
analista di dati. Persone che mi aiutano a capire in primis le capacità di ogni
singolo atleta con il quale ho a che fare, e di come posso lavorare io con
ognuno di loro. Alla base quindi non c’è solo programmazione analitica, ma
soprattutto comunicazione che deve essere efficace, per arrivare ad avere uno
schermitore che alla fine o se vogliamo prima di tutto deve essere sicuro di
sé.
Poi l’analista mi aiuta a lavorare sugli avversari, in modo
da studiarli efficacemente e poter avere tattiche e strategie.
Vorresti
approfondire meglio?
Luca è uno sciabolatore che in attacco è molto forte,
insieme al suo maestro personale abbiamo strutturato dei lavori per potenziare
la difesa.
Parliamo sempre
di atleti di alto livello.
Ovvio. Ebbene con un serio lavoro di match analysis abbiamo
evidenziato che, per esempio, la maggior parte delle squadre avevano lacune
nell’attacco dalle ripartenze, pertanto se bloccati, accusavano delle
difficoltà non indifferenti. Noi invece proprio sulle ripartenze degli
avversari diventavamo passivi, quindi saper generare una condizione
vantaggiosa, cioè le ripartenze e bloccarli è stato uno dei centri di lavoro.
Un lavoro minuzioso sullo sviluppare bene e in maniera efficace una difesa
attiva in queste condizioni tipiche. Tutte cose che erano già iniziate in vista
dell’Europeo e negli allenamenti di Salsomaggiore, subito dopo Genova. Luca poi
rispetto agli altri quattro o cinque compagni di squadra, interpretava al
meglio questa cosa, e a Tiblisi si è visto, mostrandosi a centro pedana meno
prevedibile di prima e perdendo in tal modo quei suoi aspetti che erano
eccessivamente diretti e facilmente interpretabili.
Ha però saputo
rivestire il ruolo di sciabolatore esperto in un gruppo di giovani.
Teniamo conto che ha trentadue anni, perciò andava
ricalibrato il lavoro sui carichi, anche perché ha un ginocchio problematico,
per cui bisognava prepararlo in modo corretto. Questo ha aiutato a gestire
meglio un Curatoli in una seconda fase della sua carriera che in gara era
fresco e capace di esprimersi al suo massimo.
E gli altri?
Su tutti è stato fatto un lavoro individuale a 360 gradi
incidendo principalmente sull’atteggiamento di gara, la mentalità globale, per
poter creare uno spirito di squadra solido e capace di affrontare le situazioni
che si presentavano di volta involta, senza che sorgesse il panico, al fine di
gestire solo l’assalto, e non l’arbitro, o altri fattori che avrebbero potuto
influire in modo negativo.
Ora che ne
parliamo, non hai paura che questo modello possa in qualche modo essere
“copiato” o imitato?
Magari venisse copiato. Questa (pensiero personale) è la
migliore o forse l’unica direzione da prendere, il futuro, la più efficace,
quella che ti permette di avere il massimo controllo del risultato, perché il
modello ti permette di cucire l’allenamento sull’atleta e per farlo devi
prendere le giuste misure. È un lavoro paziente e costante, mai casuale né di
proprietà di una sola persona. E comunque non è facile copiare. Se un CT sa
costruire un modello, allora le idee nuove possono giovare, ma se non ha una
preparazione ampia, è difficile che ci riesca.
Quindi anche con
le Ukraine hai fatto lo stesso lavoro.
Certo che sì. Il cucire su misura l’allenamento su ognuna
di loro, e sul gruppo, è stato diverso, ma ricalca il medesimo principio. Ma
proprio perché venivano da un mondo del tutto diverso dal nostro è stato
fondamentale lavorare con i maestri ukraini, la loro federazione, e una serie
di componenti che servivano a realizzare un modello di allenamento efficace per
loro.
Anche nel loro
caso la medaglia non è stata casuale.
Per nulla. C’è stato un lungo e grande lavoro che si è
visto solo nell’ultima stagione. Poi ci tengo a dire che sono uomo di numeri, e
ogni successo può essere visto sotto molteplici aspetti e attribuire la
vittoria al fatto che non c’erano avversarie del medesimo livello, o perché
c’era una atleta forte come la Kharlan in squadra. Oppure perché è stato fatto
un lavoro specifico e ben fatto. Personalmente a me non interessa la
dietrologia, quanto far sapere cosa accade dietro un successo, in cui io ho preso
parte.
Anche con Luigi
Samele, quindi lungo lavoro.
Prima che arrivasse a Bologna nel 2016, non aveva vinto
quasi nulla, se non un bronzo a Londra nel 2012 in squadra e nessun titolo
nazionale. Addirittura non era nemmeno in squadra nella nazionale capeggiata da
Occhiuzzi a Rio. Però dopo una programmazione adeguata, negli anni ha vinto
quattro titoli italiani, due medaglie olimpiche individuali e un argento a
squadre. A quel punto hanno iniziato a chiamarlo “fuoriclasse”, ignorando il
lavoro che c’era dietro.
Quindi se con te
“qualcosa è cambiato” prova a dirci com’era prima il sistema nazionale.
Prima il sistema nazionale si basava su di un CT che
provava ad imporre una linea comune durante i ritiri della nazionale. Ma è
impossibile iniziare un processo di crescita e cambiamento quando si lavora
direttamente con i ragazzi solo per il 20/30 % del tempo. Si crea più
confusione che altro se a casa fanno un lavoro ed in ritiro poi si programma
qualcosa di diverso o non coordinato.
L’alto livello andrebbe o completamente delegato alla
periferia, o al commissario tecnico.
Sono cose
importanti di cui tenere conto.
Ma certo, e in molti casi si vedeva bene che i sistemi di
altre nazionali superavano di gran lunga quelli italiani, al punto che non ne
venivamo fuori. Il CT quindi deve avere un suo metodo, e deve saper costruire
una linea di lavoro univoca su tutto il gruppo e far sentire i singoli
schermitori della nazionale, tutti di eguale importanza, perché così deve
essere.
Quando hai saputo
che avresti lavorato solo sulla nazionale maschile, cosa hai pensato, che ti
avevano tarpato un’ala del lavoro di CT?
Nessun problema, anzi proprio in questa suddivisione ho
avuto l’opportunità di concentrare ulteriormente le energie in un unico
progetto. Aquili poi è appena arrivato, e deve lavorare su un gruppo completo,
perciò gli va dato tempo.
La nuova
generazione però è in evidente difficoltà, anche rispetto alla passata
generazione di sciabolatrici.
Non dimenticare che le donne della sciabola non hanno mai
vinto una medaglia olimpica. Se questo è il dato non possiamo aspettarci
qualcosa subito. Serve però che si lavori bene e al meglio. Nell’insieme il
mondo femminile italiano, oserei dire che non lo conosco per cui non so
esprimere un giudizio, se non altro superficiale e se lo facessi, sarebbe
ingiusto. Parlo quindi di quello che so e che conosco.
Torniamo quindi
al tuo metodo, che hai pienamente sviluppato alla Virtus.
Diciamo che mi ero preparato bene prima di arrivarci. Lì
l’ho messo in pratica proprio come desideravo e in questo è stata fondamentale
la fiducia di Marcello Scisciolo che dirigeva la società. Gli ho chiesto carta
bianca e me l’ha data subito. Con questa premessa ho lavorato sugli U14, gli
U20 e U23, con risultati significativi ed entusiasmanti. Quando poi è arrivato
Samele, Neri era oramai salito di livello, ho chiesto, sempre a Marcello, di
lavorare solo sull’alto livello e me lo ha nuovamente concesso. Non posso che
ringraziarlo, perché se sono arrivato a tanto è anche merito suo e alla sua
lungimiranza.
Avrai avuto anche
ottimi collaboratori che ti hanno sostituito in palestra.
Bondi e Saladini mi hanno aiutato con i gruppi giovanili in
maniera egregia, e sono grato anche a loro, con i quali c’è sempre dialogo.
Anche perché se lavori ad alto livello il numero di atleti su cui applicarti
non possono superare i sette, otto.
Si va verso il
professionismo a tutti gli effetti, come il tennis?
Magari. Avrete visto Sinner che ha uno staff ampio per
poter raggiungere quei risultati. Bisogna quindi tendere a creare un team
intorno agli atleti di prima fascia.
Il volto giovanile di Andrea Terenzio, si addice all’uomo
umile che lavora con consapevolezza e maturità, che ringrazio di cuore per
avermi rilasciato questa intervista.
08 agosto 2025
IL PENSIERO DEL VICE PRESIDENTE VICARIO DELLA F.I.S., Daniele GAROZZO, SUI MONDIALI DI SCHERMA GEORGIANI.
| Daniele GAROZZO |
Vicepresidente federale e
Capodelegazione a Tbilisi Daniele Garozzo ci racconta del mondiale e della
Federazione che sarà.
Rapida la voce, a tratti
inarrestabile come i suoi attacchi in pedana, è così sicuro di sé che esordisce
quasi senza porgli alcuna domanda.
È stato un ottimo
mondiale. L’oro della Sciabola a squadre non era scontato, ed ha fatto emergere
Luca Curatoli quale “uomo mondiale”.
Parlaci del tuo amato
fioretto.
Un iniziale
dispiacere per vedere l’eliminazione di un fiorettista dietro l’altro, e Choi
che andava verso la finale, ha prodotto il giorno dopo una reazione adeguata.
Da professionisti quali sono, i ragazzi hanno saputo dare tutto nella prova a
squadre e il risultato si è visto. Va comunque detto che il livello mondiale
del fioretto si è alzato, per cui il percorso verso la medaglia è sempre più
impervio. Ingiusto non riconoscere che Choi era in grande forma. Però i
campioni sanno rifarsi quando è il momento e si è visto.
Dopo la prima giornata, quando
le medaglie individuali non sono arrivate, mentre si sperava il contrario,
com’era lo spogliatoio?
Sereno.
Magari rammaricato, ma nell’insieme sereno. Vanni ha saputo dare i giusti
input.
E visto che tu hai vissuto
l’era Cerioni, mentre ora c’è Vanni, che differenze puoi rimarcare?
Cerioni
aveva molta esperienza e sapeva bene come gestire una situazione del genere,
mantenendo la concentrazione del gruppo. Vanni, pur essendo nuovo nel ruolo di
CT della nazionale maggiore, ha portato entusiasmo, nuove idee e soprattutto ha
saputo resettare il gruppo con grande lucidità, proiettandolo subito verso la
gara successiva. È stato bravo a non lasciarsi sopraffare dalla sconfitta,
affrontando il momento in modo efficace e costruttivo. Mi sono piaciuti molto.
Il rinnovamento prima o poi
doveva arrivare.
Esattamente.
Ma questo avviene in maniera fisiologica a tutti i livelli, cosa che sta
accadendo poco alla volta.
La prestazione delle donne è
in qualche modo simmetrica, anche se hanno fatto meglio, con Anna Cristino che
potremmo dire che è la rivelazione del mondiale?
Io
preferisco dire che è diventata una delle punte di diamante della nazionale.
Dall’inizio della stagione ha saputo collezionare una serie di podi in Coppa
del mondo, poi all’Europeo a squadre, e infine nel mondiale. Diciamo che era
nell’aria una prestazione di questo livello.
Le veterane sono sembrate più
affaticate o mi sbaglio?
Succede che
una gara possa andare storta. Arianna Errigo arrivava da undici medaglie
individuali consecutive vinte ai mondiali. Se anche una gara va storta, ci può
stare. Poi però nella gara a squadre si è comportata con una prestazione di
qualità, e la medaglia è arrivata. Per Martina Batini va detto che ha
incrociato una Lee Kiefer che era in grazia divina quel giorno e si è visto
anche nella gara a squadre. Per Alice non è stata la giornata migliore, ma dopo
tante prestazioni di alto livello, una gara sottotono può accadere, fa parte
del percorso.
Parliamo della spada.
Provo
personalmente un sincero dispiacere per non averli visti tornare con una
medaglia al collo, ma resta intatto l’apprezzamento per il percorso che hanno
fatto. Venivano da una grande stagione e l’ambizione di salire sul podio era
legittima. Alberta Santuccio e Rossella Fiamingo hanno mancato la semifinale
davvero per un soffio, entrambe fuori per una sola stoccata: segno che il
livello c’è ed è alto. Non parlerei affatto di una brutta gara, anzi.
Per quanto
riguarda gli uomini, siamo soddisfatti, in particolare per Galassi, che ha
confermato il suo stile atipico, coraggioso e imprevedibile, capace di mettere
in difficoltà chiunque. La squadra c’è, il gruppo è sano e determinato: a loro
va data piena fiducia e tempo per emergere.
Siamo stati abituati a vedere
Di Veroli che chiudeva nelle gare a squadre, condividi la scelta tecnica?
La scelta
tattica è di certo ragionata. Se Diego (Confalonieri ndr) ha schierato così la
squadra, aveva i suoi buoni motivi.
Abbiamo visto Dario Chiadò
seduto sugli spalti, scoprendo che lui avrebbe seguito le donne, mentre gli
uomini erano in mano a Confalonieri, come per la sciabola, ma non in maniera
ufficiale, cosa ci puoi dire?
È stato
Dario, a voler dare a Confalonieri, in qualità di delegato tecnico della spada
maschile, la possibilità di seguire da vicino la squadra: una decisione che personalmente
ritengo del tutto corretta e coerente con il suo ruolo.
Guardando il medagliere, vi
aspettavate questo risultato?
Quando andiamo in gara,
l’obiettivo è sempre quello di vincere in tutte le armi, o comunque di restare
stabilmente tra le nazioni di vertice. Guardando i risultati, possiamo dirci
soddisfatti: abbiamo chiuso terzi nel medagliere, un piazzamento solido in un
contesto internazionale sempre più competitivo.
Va anche detto che le medaglie
d’oro degli Stati Uniti sono tutte arrivate dalla straordinaria Kiefer: senza
di lei, la classifica finale avrebbe assunto contorni molto diversi.
L’Italia
deve continuare ad avere l’ambizione di vincere il medagliere, e soprattutto la
sicurezza – e anche un pizzico di sana arroganza – di poter puntare all’oro in
ogni gara. È questa la mentalità che ci ha resi grandi, e che dobbiamo
mantenere anche oggi, in un panorama in cui le medaglie sono sempre più
distribuite e le nazioni protagoniste sempre più numerose.
Mi piacerebbe parlare delle
strategie federali per aumentare i numeri della Sciabola, specie quella
femminile, che conta cifre molto basse.
Io non
parlerei della Sciabola soltanto, ma delle armi convenzionali che soffrono
molto in tal senso. I nostri obiettivi sono di migliorare la cultura formativa
dei maestri, portare avanti il progetto Scherma futura, che però sono tutte
soluzioni a lunga scadenza, con percorsi molto lunghi. Se i CAF (Centri di
allenamento federali ndr) nella spada hanno lavorato molto bene, nelle altre
armi hanno fatto più fatica, vanno pertanto ripensati in qualche modo,
studiando strategie appropriate, anche perché l’obiettivo è riuscire a
mantenere in piedi queste due armi. Ma non è l’unica cosa di cui ci stiamo
occupando, perché i problemi che sorgono con l’abbandono sono enormi. Fra
l’ultimo anno GPG e i primi due anni cadetti, fra i 13 e 16 anni di età, il
drop-out schermistico è enorme, se non preoccupante. Per questo, tra le tante
strategie, stiamo studiando una nuova App per migliorare l’engagement di nuovi
atleti e poter far seguire la scherma come si deve ai nuovi tesserati.
Cos’altro puoi dirci in
merito?
Purtroppo
ancora nulla, ma è un progetto che si farà, puoi starne certo.
Per le armi convenzionali però
un ruolo lo hanno anche gli arbitri, cosa puoi dirci in merito?
In generale
l’arbitraggio italiano è molto buono e di grande livello. Per la sciabola è
addirittura intrinseco all’arma stessa, e fa parte di quel mondo in maniera
risaputa. Quello dell’arbitraggio è comunque un settore che non mi preoccupa,
proprio perché gli arbitri italiani sono in gamba, già come persone.
Avendo poi una consigliera
esperta del settore sarete avvantaggiati, o no?
Daria
Marchetti sta portando avanti un progetto per la formazione arbitrale molto
interessante, che porterà di certo il frutto dovuto. Tutto il movimento
arbitrale comunque deve sempre crescere e far arrivare all’apice i migliori
nelle tre armi.
Vedo che ci sono molti
progetti e molto entusiasmo, auguro quindi un buon lavoro a tutto il Consiglio
federale.
Grazie, ne abbiamo bisogno.
06 agosto 2025
Anna CRISTINO - la rivelazione di Tbilisi: intervista ad Alessandro PUCCINI.
Intervista ad Alessandro Puccini - di Fabrizio ORSINI -
È la rivelazione del mondiale di
scherma di Tbilisi Anna Cristino, una storia singolare della scherma italiana.
Una
rivelazione del fioretto femminile italiano, con un esordio in silenzio, e
stoccata dopo stoccata, come all’Europeo, si è fatta notare finché è arrivata
al podio. Sentiamo cosa ha da dire il suo maestro, Alessandro Puccini.
| Alessandro PUCCINI |
È la fiorettista della porta
accanto?
È la
fiorettista che aveva bisogno di costruire una sua scherma, di lavorare con i
suoi tempi.
E alla Raggetti di Firenze ci
è riuscita.
Sì siamo
arrivati cinque anni fa e lì abbiamo trovato le condizioni ideali per
esprimerci al meglio.
Una storia lunga.
Sì. ma se
consideriamo che è giovane, nemmeno poi tanto. Comunque la costruzione
dell’alteta è una faccenda lenta per un maestro di scherma, una sua peculiarità
costruire l’allievo da quando è piccolo fino a farlo maturare nel momento
giusto.
Quando
hai visto il tabellone delle dirette cosa hai pensato?
Ero sereno.
Livello alto, ma fattibile. Siamo rimasti lucidi e concentrati, studiando le
avversarie che avremmo incontrato. Questo ha permesso di entrare in gara al
meglio e quando si è in giornata nella scherma va tutto per il verso giusto.
| Anna CRISTINO |
La gara femminile arrivava dopo una prova dei maschi, purtroppo senza medaglie. Qual era il clima globale?
Bisogna
precisare che la situazione contingente era minata da alcuni episodi
significativi. Filippo (Macchi ndr) arrivava da un infortunio, Bianchi che era
in grande forma non è riuscito a esprimersi al massimo, Marini che in qualche
modo risentiva di alcuni cambi di abitudini, a valle del trasferimento a Roma,
e Foconi che ha dovuto rinunciare al suo maestro Romagnoli, che attualmente è
in Canada, hanno cambiato un pochino l’atmosfera globale. È comunque innegabile
che il gruppo sia eccezionale, e lo ha dimostrato nella gara a squadre.
Molto
carichi insomma.
Proprio
così, e le donne non sono state da meno e anche un po’ investite da questo
sentimento.
E com’è
l’atmosfera nello spogliatoio femminile?
Molto buono
direi, in quanto Anna e Martina (Favaretto ndr) c’è una buona intesa e stanno
cercando di calcare le orme delle veterane Volpi ed Errigo.
Anche con
il nuovo CT, Simone Vanni?
Direi
ottimo. Nei collegiali sa infondere serenità e ha una buona presa sugli atleti
che ne hanno stima.
Il
passaggio fra Cerioni è stato importante credo.
Molto, anche
perché Cerioni ha grande carisma e personalità, ma Simone non è da meno, pur
mantenendo uno stile completamente diverso, grazie al quale sa infondere la
giusta competitività e serenità allo stesso tempo. E comunque l’esperienza non
manca. Sia da atleta, che nel periodo in cui è stato CT della paralimpica.
Ma torniamo alla gara di Anna Cristino.
Già, il
tabellone. Dunque io avevo personalmente qualche cruccio, visto che avrebbe
incontrato prima la Scruggs, e poi la canadese Harvey, ma poiché ha iniziato
l’assalto con la dovuta concentrazione già dai primi colpi, ho avuto la
percezione immediata che ce l’avrebbe fatta. Scherma pulita, idee chiare,
determinazione adeguate. Nulla da dire.
Poi però
la Ranvier…
Contro la
francese c’è stato un calo di prestazione da parte di Anna e cercheremo di
valutarne le cause. Va detto che la Ranvier ha fatto un gran bell’assalto. A
proposito di questo mi chiedo se da parte della Ranvier fosse preparata quella
cosa che fa nel rimettere la botta dopo aver mandato in parata l’avversaria. A
tratti sembrava che le venisse spontanea, non come se fosse preparata. Di certo
riguarderò bene i video per capire meglio e non farci trovare sguarniti,
nell’insieme l’abbiamo vista maggiormente dotata di colpi diversi dai soliti,
con una scherma in generale più varia o se vogliamo meno prevedibile del
solito.
Nella
prova a squadre Anna si è distinta comunque.
Esatto e
credo che sia merito anche di Simone Vanni, che le ha dato fiducia nel darle
l’assalto di chiusura nella finalina del terzo e quarto posto. Non è cosa da
poco.
Tutto il
contrario! Tuttavia le più esperte si sono espresse al di sotto delle proprie
capacità, o mi sbaglio?
| a sx Anna CRISTINO, a dx Alessandro PUCCINI |
Sono
entrambe fortissime e spetta solo a loro raccogliere le forze e proseguire
dando il massimo, così come solo loro sanno fare.
Parliamo
adesso di Martina Batini.
Bè la gioia
è stata pari alla rabbia quando non è riuscita a qualificarsi per la
semifinale. Partiamo però dall’inizio, cioè dal fatto che il rischio che si
potesse incrociare con la Cristino che era piuttosto alto, poi il sorteggio le
ha messe bene nel tabellone, e a quel punto la probabilità di raggiungere le
prime quattro, era tangibile. Poi però qualcosa si è inceppata.
Eppure
sembra rinata, schermisticamente parlando.
Per la
verità due anni fa ha terminato il ranking in terza posizione, e ha conquistato
il Campionato europeo individuale. Sia al mondiale di Molano che a quello di
Tiblisi si è fermata ai piedi del podio e le è mancato il guizzo finale, ma è
sempre stata fra le prime del mondo.
Due
atlete al mondiale non sono poche per un maestro, come vi allenate?
Facciamo
continui collegiali accordandoci con gli atleti di alto livello presenti nella
zona, in modo da essere presenti sempre tutti assieme in sedi diverse.
Un
sistema che sarebbe bello approfondire. Grazie per la tua disponibilità.
Grazie a te
per questa intervista
04 agosto 2025
Gigi TARANTINO, BADZAZE E UN MONDIALE FANTASTICO - Intervista all'ex Campione del mondo ed olimpionico di sciabola.
Di rientro da Tiblisi, dopo il grande successo della vittoria di Sandro Badzaze abbiamo intervistato Gigi Tarantino, allenatore del georgiano.
- Poco motivato, e sovrappeso. Le prime gare sono andate maluccio e fino a gennaio il lavoro è stato complesso. A Padova ha terminato il suo periodo negativo, a quel punto ha deciso di lavorare con severità e soprattutto costanza, così da poter raggiungere i risultati che desideravamo.
- È praticamente un hobby. Non esiste un vero movimento di qualità. La nazione è piccola e i club sono pochi, e anche gli schermitori superano di poco il centinaio. Quelli di alto livello poi non arrivano a dieci. Anche l’atleta kuwaitiano che alleno e che a livello internazionale ha dimostrato di potersela cavare a livello di U23, al mondiale non è resentato, preferendo una meritata vacanza.
- Esatto. Qui lavoriamo con soddisfazione con il materiale che c’è, ma le regole e la mentalità sono queste.
- Proprio così.
- È difficile a dirsi. L’obiettivo è Los Angeles 2028, pertanto se riuscirà ad allenarsi con continuità, e mantenere il ranking buono, alle olimpiadi ci potrà andare, e poi vedremo.
| Sandro BADZAZE |
Parli di continuità, vorresti spiegare meglio il metodo di lavoro?
- Parliamo della sciabola allora.
- Per prima cosa devo dire che ammiro da sempre Andrea Terenzio, e non mi sbagliavo. Ho visto una nazionale maschile dominante, con atleti che prima del suo arrivo andavano in gara timorosi, mentre questa volta li ho visti concentrati e più forti tecnicamente, ma soprattutto mentalmente. Anche se in pochi mesi Andrea è riuscito a costruire una nuova mentalità dal carattere dominante. A lui va dato merito del lavoro fatto e soprattutto di esserci riuscito in breve tempo. E da qui a Los Angeles può solo migliorare.
Le donne però hanno fatto più fatica.
- Va detto che da sempre la sciabola italiana è maschile, il movimento alla base è scarno e anzi fino a qualche anno fa le donne nella sciabola non esistevano proprio. Il lavoro va quindi calibrato sulle attuali, ma vanno anche reclutate le nuove e sperimentate in gara. Il lavoro che farà Aquili va valutato sul quadriennio, e siccome siamo all’inizio gli va dato tempo.
- Dovremmo riuscire a raggiungere quel livello, e magari anche a superarlo. Scouting, allenamento, lavoro di club. Però va distinta l’attività strategica del CT da quello federale. Il CT deve lavorare per la qualificazione olimpica, mentre la Federazione deve lavorare più sui numeri alla base, favorendo un allargamento globale, così da avere alla lunga più scelta. Ma quest’ultimo lavoro dura almeno dieci anni, mentre l’impegno del CT è breve e poi deve essere specifico.
- Parlo in generale e non mi riferisco a nessuno, ma per me il CT deve essere un lavoro a tempo pieno, non può essere condiviso con altri impegni, famiglia a parte.
- È logico, anzi matematico, ma se uno ci riesce magari è doppiamente bravo.
- Al contrario. Credo che la FIS paghi bene un lavoro che regala così grandi soddisfazioni.
- È fondamentale. Per esempio in Italia il Centro federale è un fulcro importante dove lavorare a livello nazionale. Se Andrea Terenzio sta concentrando il lavoro a Bologna, al quale unisce ritiri mirati, questo è di certo parte del successo. Ovviamente deve essere un lavoro quotidiano, e anche corale. Stesso discorso vale per le donne e per le altre armi.
- Italia, Ungheria, Francia sono sempre al top, sia maschile che femminile, fatta eccezione per l’Italia delle donne. Gli Usa sono in difficoltà per via di Hitcock che non è stato presente, mentre la Francia sta lavorando benissimo. La Korea è scesa, ma solo per la mancanza di Oh Sandiuk, che è un fenomeno, il quale non appena rientrerà la rivedremo ad alti livelli, possiamo starne certi. E infine l’Egitto che è una nazione emergente. Va tenuta d’occhio, anche perché si stanno impegnando in tante direzioni, e sono la prima nazione nel loro continente. Il Giappone di certo fra un paio di anni sarà a un livello davvero importante, e nemmeno loro vanno tralasciati.
- È una questione di CT, ovvio. Se a livello nazionale sono forti, a quello internazionale gli manca qualcosa, per questo hanno ingaggiato CT stranieri validi che stanno facendo un lavoro mirato. Io in generale per il futuro, se penso a loro, non dormirei troppo tranquillo.
- In generale sì, ed è merito della prima generazione dopo Bauer, che ha allevato svariati allenatori che ora stanno portando frutto, uno di questi è Arnaud Schneider, che con Bolade Apithy e Manon Brunet ha creato una accademia di eccellenza in Francia, dalla quale è uscito il Campione europeo Remi Garrigue.
- È sceso, ma era inevitabile, date le condizioni politiche del paese. Però se si risolveranno, sono certo che li rivedremo in alto.
- La sciabola è sempre stata vincolata agli arbitraggi. Fortunatamente gli arbitri che turnano a livello internazionale, tranne pochi casi, sono sempre gli stessi, pertanto sai che se fai un certo tipo di scherma, quel tal arbitro la stoccata non te la darà mai, e insistere è controproducente.
- Proprio così, ma è onestamente risaputo. Anche se è troppo influente, la realtà è questa. E non dimentichiamo che le polemiche in tal senso in quest’arma ci sono sempre state, anche prima dell’elettrificazione. È quindi importante che l’atleta sappia cambiare la propria scherma a seconda della situazione.
- La vedo poco probabile. (ride)
- Come risultato globale sì, ma arma per arma credo che sia emerso in modo chiaro quali siano i reparti sui quali lavorare con più attenzione e impegno. La spada non ha portato a casa nessuna medaglia, quindi lì bisognerà lavorare, così come la già citata sciabola femminile, ma Aquili ha piena fiducia federale e da parte delle atlete, per cui si suppone che non farà fatica a trovare le soluzioni adatte.
- Ecco, proprio lì sta la questione. Se si fosse mancato l’obiettivo, l’Italia sarebbe stata più in basso, mentre con un oro in più, magari nel fioretto maschile o femminile individuale, saremmo stati primi e con una sola medaglia.
- Esatto. Più competitività, più difficoltà, con un aumento della prestazione fisica. Non è per nulla facile, per questo bisogna allenarsi con costanza e molto lavoro.
- Con me lavora Tommaso Dentico, e Francesco Aquili per la preparazione fisica, il quale si occupa anche di Sandro Badzaze e fra tutti ammetto che c’è ottima intesa.
- Per ora qui sono contento. Se poi arriveranno nuove proposte, potrei anche valutarle, ma qui sto molto bene.
Grazie per la tua disponibilità e in bocca al lupo per il lavoro che fai.
- Grazie a tutti voi.
02 agosto 2025
UN PASSO AVANTI RISPETTO ALL'OLIMPIADE
di Fabrizio Orsini
Abbiamo intervistato il bicampione del mondo di spada Paolo Pizzo SMC dell’Aeronautica Militare, di rientro dal ritiro di Scherma futura di Bardonecchia.
Ciao Paolo, sono certo che avrai
seguito il mondiale a Tiblisi. Cosa ci puoi dire?Paolo PIZZO
La prima cosa che mi viene in mente
a caldo è che abbiamo alternato gare meravigliose ad altre in cui non tutto ha
funzionato al meglio. La prossima stagione sarà cruciale per costruire ranking
solidi in vista delle qualifiche olimpiche, di conseguenza ogni settore dovrà
valutare i lati positivi e negativi della trasferta mondiale, così da apportare
prontamente eventuali correttivi.
Invece a freddo cosa vedi?
A freddo tutto migliora decisamente.
Se guardo il medagliere, l’Italia è terza, dietro Francia e USA, perciò non
possiamo dire altro che il mondiale è andato bene, con un deciso passo avanti
rispetto all’Olimpiade di Parigi. Siamo di nuovo lì, tra le nazioni leader del
movimento schermistico a livello globale. Certo, riflettendo sulla mia amata
spada, sono sicuro che nessuno degli atleti potrà dirsi soddisfatto al 100%
della propria gara.
Da cosa sono dipese le difficoltà
della spada secondo te?
Premetto che il mio giudizio è
esterno, e ha sempre i suoi limiti. In fondo però i miei ex colleghi e amici
sono andati quasi tutti ad un passo dal podio. Forse è mancata un po' di
freddezza nei momenti cruciali, quelli decisivi per andare a conquistare il
titolo pesante del mondiale. Sappiamo bene che la squadra però sta lavorando
agli ordini del ct Dario Chiadò e dei referenti Daniele Pantoni (femminile) e
Diego Confalonieri (maschile) e dati i tempi, bisogna dare a tutti almeno un
anno di lavoro continuativo per farsi un'idea dell'andamento generale.
Ricordiamo che deve fare fede il nuovo quadriennio, che è cominciato con le
gare positive andate già in archivio a Genova.
Non è un po’ troppo un anno?
Per certi versi sì, per altri no. La
federazione si è storicamente contraddistinta per cambiamenti ai vertici delle
squadre, a volte un pochino troppo lenti, sebbene progressivi, quindi un anno è
fisiologico. Con riferimento alle tre armi comunque, auspicherei un
pizzico di coraggio in più nel dare fiducia ai giovani U23 ed U20, a partire
dal circuito di Coppa del mondo assoluta individuale e a squadre.
Torniamo ai risultati, vorresti
dire qualcosa in proposito?
La premessa doverosa è la
valutazione dell'impatto che ha avuto il ritorno alle competizioni della
nazionale russa (pur sotto bandiera neutrale), il che ovviamente alza
notevolmente il livello tecnico.
La spada, ripeto, purtroppo è tornata senza nemmeno una medaglia, il che
ovviamente fa male a tutti gli addetti ai lavori. I ragazzi sono stati
eliminati dal Kazakistan, nazione con la quale negli ultimi anni abbiamo
ingaggiato battaglie epiche.
Avversari tostissimi!
Anche fisicamente, per cui
credetemi, il risultato ci sta tutto. Piuttosto mi soffermerei sul grosso
rischio corso contro la Svezia nel match dei 32, assalto vinto con un vantaggio
di solo due stoccate, situazione sempre molto rischiosa.
Cosa vorresti dire?
Che probabilmente non abbiamo
espresso tutto il nostro potenziale, pur portando a casa il match.
C’è da lavorare quindi.
Sì, ma il margine è alto, per cui
sono fiducioso.
Cosa mi dici invece del gruppo
squadra.
Il mio parere è che fra gli spadisti
ci sono almeno in 5-6 elementi che sono davvero forti, mentre fra gli avversari
a livello tecnico attualmente soltanto il Giappone ha qualcosa in più.
Pertanto, bisogna, oltre che banalmente voler migliorare il gruppo titolare,
intervenire con decisione sulle seconde e terze linee.
Su questo ci ritorneremo fra
poco, ma cosa mi dici delle donne?
Dario conosceva già ognuna di loro.
Nell’individuale si sono fermate sotto il podio, cioè ai quarti, per cui non mi
va di dire che è stato un insuccesso totale. Il quarto posto a squadre invece
racconta la verve di un gruppo che arriva sempre in fondo e non regala
praticamente nulla a nessuno, senza dimenticare che siamo sempre la nazione da
battere. Anche per loro faccio lo stesso discorso, ovvero che vanno
inserite le nuove leve rinnovando adesso, con esperimenti su esperimenti, cioè
portando in gara il numero più alto possibile di atlete giovani.
Nelle altre armi invece?
Dunque partiamo dal fatto che “dove
vinci: hai fatto, e dove perdi: devi capire”. Se hai ricevuto in eredità un
giocattolo, bisogna capire se l’hai rotto oppure non lo hai fatto funzionare.
In tal caso Andrea Terenzio, nella sciabola maschile ha fatto un ottimo lavoro
innanzitutto con l'esperto Curatoli, che sembra godere di una seconda
giovinezza. Lì è evidente che il lavoro su di lui ha prodotto un ottimo
risultato.
E sulla squadra?
La squadra è stata spettacolare! Il
lavoro dello staff ha pagato, è innegabile, ed è stato necessario per poter
approfittare della caduta di Usa e Korea nel lato di tabellone degli azzurri.
Un pizzico di fortuna?
È ovvio che se l'occasione non la
sai gestire, puoi sciupare tutto. Dopodiché con l'Ungheria i ragazzi hanno
sfoderato una prestazione storica che rimarrà per sempre nella loro mente e nei
nostri cuori.
Sulla sciabola femminile invece?
Certo le donne non hanno brillato.
Purtroppo la Sciabola femminile sta vivendo un momentaccio e non vorrei essere
nei panni di Andrea Aquili (CT della Sciabola femminile ndr).
Tu cosa faresti?
domanda da un milione di stoccate!
In tutta onestà, se fossi al posto delle ragazze titolari mi metterei
serenamente in discussione e valuterei ogni scelta possibile per tirarmi fuori
dallo stallo di risultati attuale. Da troppo tempo si fatica a giungere più di
una o due volte nelle migliori otto in Coppa assoluta, a livello
individuale. Viene quindi naturale guardare verso le più giovani, pur
mantenendo un elemento di esperienza.
Tanto vale provare quindi?
Ma non solo. Tornando alle
valutazioni generali sulle tre armi, io sono dell’avviso che anche i più
piccoli (già dal GPG) vadano sperimentati a un livello superiore se meritevoli
di attenzione. È inutile perdere tempo se qualcuno vince tutte le gare in Italia
a livello di GPG. Ci sono infatti dei nomi che meriterebbero di essere inseriti
subito nei Cadetti.
Dici che se non li curi da
subito, svanisce il desiderio di salire alla Nazionale maggiore?
Intendo dire soltanto che ammiro gli
Usa che inseriscono la Campionessa mondiale cadetti di fioretto femminile in
prima squadra titolare, riuscendo a vincere il Mondiale a squadre. Certo Jaelyn
Liu è un fenomeno assoluto, di contro noi siamo un tantino conservativi a mio
parere.
So che sei molto preso in tante
direzioni e c’è molto di te in numerosi atleti.
Sì sto lavorando tanto e sono molto
soddisfatto.
Ti auguro allora solo il meglio e
uno splendido prosieguo di carriera.
Grazie e un saluto a tutto il mondo
della scherma.
VERSIONE IN INGLESE
Interview with Paolo Pizzo
by Fabrizio Orsini
We interviewed two-time world épée champion Paolo Pizzo, SMC of the Italian Air Force, returning from the Scherma Futura training camp in Bardonecchia.
Hi Paolo, I'm sure you followed the World Championships in Tbilisi. What can you tell us?
The first thing that comes to
mind right now is that we alternated between wonderful competitions and others
where not everything went perfectly. Next season will be crucial for building
solid rankings ahead of the Olympic qualifiers, so each sector will have to
evaluate the positives and negatives of the World Championships so as to
promptly make any necessary adjustments.
But what do you see now?
Everything is definitely improving. Looking at the medal table, Italy is
third, behind France and the USA, so we can only say that the World
Championships went well, a clear step forward from the Paris Olympics. We're
back there, among the leading fencing nations globally. Of course, reflecting
on my beloved épée, I'm sure none of the athletes will be 100% satisfied with
their competition.
What do you think contributed to the epée's difficulties?
I'll start by saying that my opinion is external, and it always has its
limits. Ultimately, however, my former colleagues and friends almost all came
within a hair's breadth of the podium. Perhaps they lacked a bit of composure
in the crucial moments, the ones that were decisive in winning the heavyweight
world title. We know full well that the team is working under the guidance of
coach Dario Chiadò and the representatives Daniele Pantoni (women's) and Diego
Confalonieri (men's), and given the timeframe, everyone needs at least a year
of continuous work to get a sense of the overall performance. Let's remember
that the new four-year period, which began with the positive competitions
already archived in Genoa, must be considered.
Isn't one year a bit too long?
In some ways, yes; in others, no.
The federation has historically been known for changes at the top of its teams,
sometimes a little too slow, though progressive, so a year is natural.
Regarding the three weapons, however, I would hope for a little more courage in
placing trust in the young U23 and U20 athletes, starting with the individual
and team World Cup circuits.
Let's get back to the results. Is there anything you'd like to say about them?
The necessary premise is to
evaluate the impact of the Russian national team's return to competition
(albeit under a neutral flag), which obviously significantly raises the
technical level.
The épée, I repeat, unfortunately
returned without a single medal, which obviously hurts everyone involved. The
boys were eliminated by Kazakhstan, a nation with which we've engaged in epic
battles in recent years.
Very tough opponents!
Physically too, so believe me,
the result was a fair one. Instead, I'd focus on the huge risk we took against
Sweden in the 32-man match, a charge we won by only two hits, always a very
risky situation.
What do you mean?
That we probably didn't reach our
full potential, despite taking the match.
There's work to be done, then.
Yes, but the margin is high, so I'm confident.
What about the team?
My opinion is that among the fencers, there are at least 5-6 players who are truly strong, while among the opponents, technically speaking, only Japan currently has something more. Therefore, beyond simply wanting to improve the starting lineup, we need to make decisive changes to the second and third lines.
We'll return to this shortly,
but what about the women?
Dario already knew each of them. In the individual event, they finished just below the podium, in the quarterfinals, so I don't want to say it was a total failure. The fourth-place team finish, however, speaks to the verve of a group that always reaches the final and gives virtually nothing away, without forgetting that we are always the nation to beat. I make the same point for them: that we need to bring in new talent by renewing ourselves now, experimenting with experimentation, that is, bringing as many young athletes as possible into the competition.
And what about the other
events?
So let's start with the principle that "where you win: you've done it, and where you lose: you have to understand." If you've inherited a toy, you need to understand whether you've broken it or not made it work. In this case, Andrea Terenzio, in the men's saber, did an excellent job, especially with the experienced Curatoli, who seems to be enjoying a resurgence. There, it's clear that the work on him has produced excellent results.
And the team?
The team was spectacular! The staff's work paid off, that's undeniable, and it was necessary to take advantage of the US and Korea's defeat on the Azzurri's side of the draw.
A pinch of luck?
It's obvious that if you don't know how to handle an opportunity, you can ruin everything. Then, against Hungary, the boys delivered a historic performance that will forever remain in their minds and in our hearts.
And what about the women's saber?
The women certainly didn't shine. Unfortunately, the women's saber is going through a rough patch, and I wouldn't want to be in Andrea Aquili's (Women's Sabre Coach, ed.) shoes.
What would you do?
A million-point question! In all honesty, if I were in the shoes of the regular girls, I would calmly question myself and evaluate every possible option to get out of the current stalemate. For too long, it's been difficult to reach the top eight in the overall World Cup, individually. It's therefore natural to look towards the younger ones, while still maintaining an element of experience.
Is it worth trying then?
But not only that. Returning to the general assessments of the three weapons, I believe that even the youngest ones (starting at the GPG level) should be tested at a higher level if they're worthy of attention. There's no point wasting time if someone wins every competition in Italy at the GPG level. Indeed, there are some names that deserve to be included in the Cadets immediately.
Are you saying that if you don't pay attention to
them immediately, their desire to make the senior national team will fade?
I'm just saying that I admire the US for adding the Cadet Women's Foil World Champion to the first team, managing to win the World Team Championship. Jaelyn Liu is certainly an absolute phenomenon, but we're a bit conservative in my opinion.
I know you're very busy in
many directions, and there's a lot of you in many athletes.
Yes, I'm working hard and I'm very satisfied.
I wish you only the best and a
wonderful continuation of your career.
Thank you and best wishes to the
entire fencing world.
31 luglio 2025
CAMPIONATI DEL MONDO DI SCHERMA - TBILISI 22-30 LUGLIO 2025: luci ed ombre
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| Squadra sciabola maschile e a dx il CT Andrea TERENZIO |
L'Italia chiude dunque la manifestazione con il
luccichio degli ori delle squadre di fioretto maschile (25/o titolo mondiale
della storia per questa specialità nei team event, firmato da Guillaume
Bianchi, Alessio Foconi, Filippo Macchi e Tommaso Marini) e di sciabola
maschile (un trionfo che mancava da dieci anni e porta il timbro di Luca
Curatoli, Michele Gallo, Matteo Neri e Pietro Torre).
Per chi scrive, una menzione particolare per la fiorettista Anna CRISTINO, la quale alla prima partecipazione ad una competizione di livello mondiale consegue una prestigiosissima, e credo anche inaspettata, medaglia di bronzo; Martina FAVARETTO ha confermato quanto di buono ha fatto vedere nel corso degli ultimi tempi. Il fioretto, in generale, non ha mai deluso, ha sempre avuto ricambi appropriati per il mantenimento dell’arma ai massimi livelli.
| squadra fioretto maschile |
Il presidente federale si dichiara molto soddisfatto ritendendo, tra l’altro, che si sarebbe potuto vincere molto di più visto e considerato che, a suo dire, la squadra azzurra ha avuto 10 atleti tra i primi otto. Ha posto in evidenza che la scherma è sempre più globalizzata e quindi la concorrenza è fortissima. Conclude asserendo che nella classifica del medagliere sono entrate ben 16 nazioni e che l’Italia con le sue 6 medaglie si è posta allo stesso livello di Francia e Ungheria, anch’esse vincitrici di 6 allori.
Come dicevo prima, tutta la Nazione ha applaudito i risultati conseguiti, confermando la grande credibilità che la scherma ha presso gli sportivi di casa nostra. Ma è tutto oro quel che luccica? Non proprio e lo sanno anche i dirigenti federali. Nel procedere con una analisi più dettagliata comincio con le pagelle:
| a dx Dario CHIADO' |
·
FIORETTO
MASCHILE: 8,5;
· FIORETTO
FEMMINILE 8
·
SPADA
MASCHILE 4,5;
·
SPADA
FEMMINILE 5;
·
SCIABOLA
FEMMINILE 3.
La media voto porta ad un totale di 6,33. Il voto (8) che il vice Presidente Vicario, ha assegnato alla spedizione azzurra, è condivisibile solo per Fioretto e Sciabola maschile. Ma questa è solo la mia opinione.
| Anna CRISTINO |
Ci sono due cose che mi hanno particolarmente colpito in senso negativo: la prima riguarda il nuovo canale TV delle FIS e la seconda il settore tecnico della spada. Per la prima mi sono già espresso in un precedente articolo nel quale esprimevo un giudizio molto positivo sulla iniziativa federale, giudizio che confermo tutt’ora, ma negativo per come è stato annunciato e per il fallimento della mancata diretta delle fasi preliminari; per la seconda, da lontano, ho potuto notare una certa distonia nella gestione dell’arma. Infatti il CT Chiadò è stato fotografato in tribuna quindi distante dalle pedane, come se la gara degli spadisti non lo riguardasse. Voci di corridoio riferiscono che egli segue la spada femminile mentre per la maschile è stata data delega a Confalonieri, domanda: ma Chiadò è un CT a 360° o è dimezzato? Credo che la situazione sia un po’ ingarbugliata. Sempre le solite voci ritengono che ci siano delle turbolenze e visto che i ct sono tra i pochi ruoli federali che percepiscono soldi veri, ci si contende per arrivare a quel ruolo. Tutti pettegolezzi ma un proverbio recita che quando il popolo mormora la verità non è lontana: staremo a vedere.
| Martina FAVARETTO |
Vorrei
anche porre l’accento su alcune considerazioni fatte sui social all’indomani
della vittoria degli sciabolatori. In particolare è stato scritto del grande ed
efficace lavoro svolto in soli sei mesi dall’attuale CT Andrea Terenzio
portando l’arma sul tetto del mondo, considerazione che condivido ma che sta a
significare il fallimento di chi non ha conseguito medaglie.
A
mio avviso e sempre nell’ottica di contribuire al miglioramento del nostro
sport e della organizzazione federale, credo che un po’ di sobrietà non guasti:
meno reel e più attenzione alle cose pratiche, in questo caso verso il settore
tecnico e la comunicazione.
Ezio RINALDI

