venerdì 17 luglio 2015

LETTERA APERTA al Maestro Gianni SPERLINGA


http://www.clubschermatorino.it/public/MarioVecchione.jpgCaro Maestro,

sono stato affascinato dalla Sua Rossella. Era tempo che non vedevo coniugata tecnica, classe ed intelligenza in una spadista.

Il successo, a mio avviso, poggia su tre pilastri:

  1. il maestro che ha forgiato l'argilla grezza e continua ad allenare il Suo campione (altro che centri federali centralizzati che non servono se non per tagliare le carriere a giovani allontanati dai loro maestri, dalle loro società, dalle loro famiglie e dal loro contesto sociale);
  2. l’atleta che si sviluppa in serenità con uno stretto rapporto fiduciario insostituibile con il proprio maestro che trasmette la necessaria sicurezza:
  3. la capacità del Commissario Tecnico che non rompe questo sinergico rapporto.

Tutto ciò vale molto di più della ricerca di sparring parteners visto che il numero di gare offre tutto ciò che necessita all'atleta, comunque non si deve mai colpire il maestro, la società ed anche l'atleta perseguendo finalità che sovente non sono nemmeno raggiungibili. Ho per queste ragioni contestato quanto avviene nella sciabola tentando anche di avviare il dibattito in un recente convegno e spero che si cominci a riflettere e il Suo esempio e quello dalla Fiamingo possano essere un contributo fondamentale.

Ancora grazie ed un cordiale saluto.

Il Presidente del Club Scherma Torino

Mario Vecchione

3 commenti:

  1. Leggo con piacere l'elegante lettera di Vecchione, e me ne congratulo.
    I toni dimessi, e cordiali, nonché l'elogio per il risultato raggiunto per la seconda volta dalla splendida (in tutti i sensi) Rossella FIAMINGO non possono lasciarmi indifferente e mi fanno muovere le dita sulla tastiera per dire nuovamente grazie a persone di tale calibro, che ancora abitano nel mondo della scherma.
    Certo il RINALDI che ha evidenziato la mancanza del M° SPERLINGA nello staff della nazionale, unito all'osservazione più che giusta che fa il VECCHIONE sul rapporto maestro allievo, del suo magico equilibrio, dello speciale rapporto che si instaura fra queste due figure, specie nella scherma, fa dire che dovrebbe essere un binomio tutelato, dalla FIS.
    Evidentemente se nella nostra Federazione questa tutela manca, o è lacunosa, è lecito farsi delle domande e spesso, anche se rischioso, darsi delle risposte.
    Non è per fare polemica in linea con quelli che amano trovare sempre il negativo, e poi sparare con il cannone.
    Sarebbe grandioso però avere regole chiare, perché accade che sì seminare è bello, ma poi mietono sempre gli stessi, e benché sappiamo che seminare sia più importante che mietere, continuiamo a fare sempre allo stesso modo.
    Infine, il VECCHIONE non nasconde un aspetto che lascia interrogati ancor più amaramente, quando dice: "altro che centri federali centralizzati che non servono se non per tagliare le carriere a giovani allontanati dai loro maestri, dalle loro società, dalle loro famiglie e dal loro contesto sociale".
    Il Mario VECCHIONE sa benissimo che il contesto sociale, la famiglia e il maestro sono fondamentali per una crescita globale dell'atleta, e che i centri federali sono paragonabili a luoghi in cui si spersonalizza il metodo di allenamento e lo si raggela in maniera razionalista, come per raggiungere una prestazione "teorica", che nella scherma è quasi impossibile da acquisire, e nell'età della crescita un giovane che si vede costretto ad allontanarsi da tutto, perde ben più di qualcosa.
    Concludo dicendo che la Scherma italiana è un mondo piccolo, dove ci conosciamo tutti, è una specie di famiglia, con i suoi pregi e i suoi difetti, dove non appena uno starnutisce o tossisce, si generano stranamente terremoti e uragani, in ogni direzione si tossisca e starnutisca.
    Purtroppo in un mondo così piccolo, molto paradossalmente si sono riuscite a creare distanze enormi, siderali... cosmiche addirittura. Peccato!
    Credo che questo possa essere uno spunto di crescita non di sterile e a volte puerile polemica, perchè la polemica fine a sé stessa, specie se puerile non serve a nessuno. Mentre la scherma italiana con la sua storia e i suoi successi merita di crescere e bene anche!
    Fabrizio Orsini

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  2. Nuova su questo interessantissimo blog, mi permetto di esprimere un’opinione spassionata, scaturita dalla lettura dello scambio di opinioni su un argomento che mi ha toccata da vicino per anni (mio figlio è stato ed è uno dei primi allievi del Maestro Gianni Sperlinga).
    Dopo tanto riflettere su quanto importante sia il rapporto allievo/maestro (Fiamingo/Sperlinga), non viene in mente a nessuno dei responsabili che il reiterato comportamento e le scelte discutibilissime del CT, evidentemente avallate dalla F.I.S , potrebbero portare alla rottura di questa simbiosi profonda e vincente, arrecando un danno irreparabile alla Scherma Italiana e alle persone che vi dedicano energie e passione? Mi rincresce che un concetto così profondo, che coinvolge soprattutto umanamente chi ha svolto tanto lavoro con tale impegno, non sia considerato (o compreso?).
    Daniela D’Arrigo

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  3. Gent.ma Signora,
    grazie per il Suo contributo, purtroppo le risposte che Lei chiede non potranno arrivare poiché è molto difficile riconoscere i meriti altrui è più facile appropriarsene.
    Un cordiale saluto,
    Ezio RINALDI

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