sabato 25 febbraio 2017

LA STORIA DI UGOBALDO……E DEL SUO MAESTRO

C'era una volta, una piccola sala di scherma, come ce ne sono in tutta Italia.
Circa l'80% anche se si fa finta di essere tutti grandi grandi. C'era una volta l'anno post olimpico. C'era una volta la crisi economica e sociale che ha colpito un paese a macchia di leopardo: da alcune parti quasi non se ne sono accorti, da altre parti ha sfondato il tetto del 50% di disoccupazione giovanile e il 40% dei lavoratori attivi dichiara meno di 15mila euro all'anno.
Ma non è di questo che voglio parlare, era solo una premessa.
Riprendiamo il filo del racconto. Un bel giorno arriva in palestra un simpatico giovanotto, classe '99. Come i famosi ragazzi di Vittorio Veneto, ma quella è ancora un'altra storia. Oltre che un'altra epoca. L'aspirante moschettiere non si chiamava però D'Artagnan, ma un meno altisonante Ugobaldo.
Ugobaldo si è dimostrato subito un ragazzo molto volenteroso, educato e sempre pronto ad imparare. Si è appassionato di scherma seguendo per caso la finale delle olimpiadi, così mentre pigramente se ne stava nella sua cameretta a combattere contro la calura estiva. La sua è una famiglia normale, il papà lavora come impiegato alle poste, la mamma è segretaria in un modesto studio legale. Non ha fratelli, ma un sorellina più piccola, oggi capita che tra i due figli intercorrano anche una decina d'anni, con questi chiari di luna chi si fina a sfornarne due di fila? Questo allegro quadretto familiare si conclude con le feste del loro simpatico cagnolino, che tutte le volte che viene in palestra non manca mai di fare sentire la sua delicata vocina.
Ugobaldo è un ragazzo alto, direi anche sopra la media, ma non molto robusto e, ahinoi, anche con poca dimestichezza con lo sport. Pare questo sia l'unico che abbia superato la barriera del Natale, che i genitori mi hanno raccontato essere stato il capolinea delle sue (poche) avventure nel mondo del sudore e della fatica fine a se stessa. Questo purtroppo si vede. Le prime lezioni sono state un dramma, ero più impegnato a insegnargli come si mette un piede davanti all'altro senza inciampare che ha raffinare la tecnica del "passo-avanti-e-affondo". Ma è ragazzo sveglio, tanto che ha capito subito la convenzione, e anche se ha sulle spalle pochi mesi di esperienza, in palestra è uno dei più bravi ad arbitrare.
Ugobaldo quando tira è correttissimo, sempre quello che accusa le botte, anche perché il suo giubbetto elettrico è uno di quelli che abbiamo qui a disposizione di chi è agli inizi, funziona a macchie, ai genitori ho detto che ne acquisteremo uno quando faremo le gare, adesso per imparare non è necessario spendere 120/130euro per averne uno nuovo fiammante. Appunto, Ugobaldo accusa sempre le botte che prende, e conosce anche la regola per cui ha ragione l'avversario, ed è proprio questo il problema! Lui non le mette mai, o quasi. Ogni sera torna a casa felice per avere fatto qualche punto, e magari per avere imparato uno cosa nuova, ma è assai raro che porti a casa anche la soddisfazione della vittoria.
Ugobaldo proprio ieri sera mi ha posto la fatidica domanda "Maestro, quando vado anche io a fare una gara?", immediatamente è calato il gelo. Sul momento ho dato la risposta più diplomatica che mi è venuta in mente "Ughino, adesso guardiamo il calendario e vediamo cosa ci propone". Mannaggia a me!! Come vorrei essere di quei politici che davanti alla domanda imprevista del giornalista sanno così abilmente cambiare discorso e non rispondere.
Ieri sera, anzi direi fino a notte inoltrata, è stato un arrovellarsi di neuroni per capire cosa fosse meglio fare. Il calendario è piuttosto impietoso, ci sono solo gare nazionali, cioè di livello altissimo per un povero "Giovane primo anno", che lo è anche proprio di scherma. Si tratta di decidere dove mandarlo ad ammassarsi in quel 25-30% di ragazzi che la gara la termineranno dopo il primo turno.
Un paio d'anni fa c'era due ragazzi come lui, cioè nella stessa situazione. Sapete nelle piccole sale gli iscritti ci sono, pochi ma ci sono, ma arrivano senza un filo logico. Un anno puoi avere 10 bambini di 5-6 anni, poi per 5-6 anni non ne vedi più uno ma in compenso ti ritrovi con un corso Master da fare invidia. Non c'è un motivo, è così e basta. Forse perché la scherma, ovunque, è il primo sport che subisce ogni fluttuazione della nostra società, o forse perché siamo così poco bravi a fare marketing che gli iscritti ce li dobbiamo conquistare uno per uno. Forse per quello è più semplice attaccare i vicini e metterli in difficoltà, provare sempre a rubare soci agli altri, perché sono tutti già formati e inquadrati negli aspetti logistici e di costi della scherma. Sono più facili come nuovi tesserati, meno faticoso che trovarli uno alla volta. Ma anche questo è un' altro discorso.
I due ragazzotti di cui sopra sopportarono il lento tirocinio per tutto il primo anno, ma al secondo dovetti cedere e portarli ad una gara. Grandi spese per le famiglie, viaggio lunghissimo, emozione a mille per poi fare un'oretta di gara quasi all'alba e tornare a casa con un piazzamento oltre il 200° posto. Quel secondo anno cominciai a vederli molto meno, capirono loro e capirono le loro famiglie che questo sport non da soddisfazione a chi comincia, specie se inizia tardi, e che i costi per quello che poi se ne ricava sono veramente eccessivi. Lo scorso anno, a primavera, non li vidi più. Mi dissero la solita scusa standard "Sai, la scuola….. le verifiche…. fine anno….". Ci siamo capiti.
Ora siamo di nuovo nella stessa situazione, e come andrà a finire già lo so. Devo solo decidere quanto ci voglio rimettere, in termini economici. A questa gara dovrei partire ed andare solo per Ugobaldo. Un solo atleta, e pure con la certezza che sarà un massacro dal punto di vista sportivo e morale. Una spesa che tra treno, albergo, taxi, cena e pranzo non costerà meno di 400euro. Per una piccola società un peso economico non indifferente. Si potrebbe risparmiare acquistando i biglietti mesi prima, prendendo alberghi che non offrono la cancellazione gratuita fino all'ultimo giorno, ma quando si portano 1-2 atleti il rischio è altissimo. Oltre al fatto che non sarebbe nemmeno la prima volta che la gara viene spostata di data, di sede o addirittura per maltempo! E allora invece di 400euro, se ne spendono 6-700, sommando quelli persi con quelli da aggiungere per la nuova sede, data, ecc.. Se il ragazzo il giorno prima di partire viene colto da febbre, allora si perdono e basta, senza proprio nessun motivo.
Questa volta ho deciso per la "eutanasia" sportiva. Ugobaldo non farà gare, ne quest'anno e nemmeno il prossimo, se verrà. Magari gli faccio fare la garetta regionale di qualificazione per la coppa Italia, quella non costa nulla a nessuno. Certo, non gli darà nessuna soddisfazione, che sugo c'è in una misera garetta all'anno? Nemmeno il tempo di capire che stai gareggiando, che la stagione è già finita. Ma portarlo in giro per l'Italia a fare le due prove Giovani e la Coppa Italia di categoria è accanimento terapeutico. L'ho già fatto, l'ho già visto, non funziona. Ravenna, Ariccia e se vogliamo Foggia. Sono 1000 euro tondi tondi, se ci mettiamo anche la Coppa Italia sto facendo spendere ben più di uno stipendio a quella famiglia, e sommando i miei qui si parla di 2500euro all'anno spesi per fare cosa? Complessivamente 5-6 ore di gara. Siamo uno sport da 500euro l'ora, forse nemmeno la Formula 1 costa così cara. Ed ogni anno il 30% dei nostri iscritti fa questa vita. A Ugobaldo i 25 assalti che farà, gliene regalo 1 di eliminazione diretta, non si sa mai, gli costeranno 100euro l'uno. Siamo sui 33euro al minuto, se riesce a farseli durare tanto. Cristiano Ronaldo costa 52euro al minuto, con un po' di lavoro e pazienza ci possiamo arrivare. Il traguardo è vicino.
Ho detto il 30%, guarda caso proprio il 30% che qualcuno durante l'Assemblea Nazionale ultima ha avuto il coraggio di definire, con assoluta indifferenza, perdite fisiologiche. Ugobaldo non è una "perdita fisiologica", è una perdita e basta. Per una piccola società è una quota in meno, per il Maestro è la perdita di tutto un lavoro che è stato fatto per portare il ragazzi ad apprendere nuove capacità motorie, per la famiglia sia di tempo che di soldi.
Le famiglie dei due ragazzotti precedenti me lo domandarono "Ma perché la federazione non fa gare più vicine?" Nessuno pretende di avere il figlio campione, tranne sporadici casi, ma che possa nella sua mancanza di talento fare sport senza che questo dissangui il conto in banca. Che potevo rispondere? Come facciamo poi tutti: allarghiamo le braccia e facciamo una faccia rassegnata.
Tanto lo sappiamo che non cambia nulla, sappiamo che alla fine tutti bravi a lamentarsi ma altrettanto bravi a non fare mai nulla.
Paolo CUCCU

2 commenti:

  1. DALLA LETTERA SECONDO S. GIORGIO:
    La scherma sul territorio nazionale è rappresentata dalle società, da cui hanno origine tutte le altre componenti. Può sembrare difficile raggiungere il giusto equilibrio fra le esigenze delle grandi società e quelle delle medio-piccole: orientate le prime, al volume e alla qualità dei risultati anche internazionali; le seconde alla crescita o al radicamento sul territorio. Le grandi società sono tali per una sequela di motivi: tradizione, presenza di un gruppo affiatato di dirigenti, sede ampia e idonea, scuola affermata e ricca di campioni con regolare ricambio, capacità di reperimento sponsor o fonti alternative di sostegno economico, posizione di classifica, ubicazione geografica, etc.; le piccole società, carenti per tanti aspetti fra quelli precedentemente indicati, sono indispensabili per la diffusione territoriale della scherma, in attesa della loro auspicabile trasformazione in società affermate. Può sembrare banale affermare che le varie compagini schermistiche debbano essere aiutate a raggiungere i loro obiettivi. Occorre in primis offrire loro una reale possibilità di partecipare alla vita federale manifestando opinioni ed esigenze, che possono non collimare con quelle federali, o con quelle che alla dirigenza appaiono come le più importanti. (PROGRAMMA ELETTORALE 2005/2008)
    A. Fileccia

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  2. Caro Paolo,hai perfettamente ragione...Io credo che nel rassegnarsi qualcosina che possa spingere questi ragazzi a continuare si possa trovare.Sembrero' retrogrado ma forse un ritorno alle origini potrebbe essere uno dei modi..potremmo tornare alla vecchie categorie in modo che quel 25/30 per cento di cui parli andrebbero a confrontarsi fra loro,dando loro soddisfazioni motivazioni che nell'altro sistema non avrebbero mai.Ci troverebbero più gusto magari sognando un passaggio ad una categoria superiore.Che senso ha oggi scannarsi per fare un 128 all'Open?Sono arrivato 113esimo...bella soddisfazione..io avrei preferito vincere gli italiani di 4 categoria.E poi diciamocela tutta..oggi se un mio ragazzino mi ponesse una domanda tipo:ma quell'arbitro quando tirava com'era?..una volta si riassumeva il tutto rispondendo : è stato un buon seconda categoria..e tutto era chiaro..oggi che potremmo rispondere?..è stato 4 mesi n'58 del ranking?..o è entrato due volte nei 64 all'Open?...mah..

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