giovedì 1 maggio 2014

SOLIDARIETA’ ALL’ARBITRO INTERNAZIONALE EMANUELE BUCCA


Gent.mo sig. Rinaldi, ritorno solo per un attimo sulla controversa questione dell’etica e del diritto di pensiero critico.

Qualche giorno fa, spigolando sulla rete internet, mi sono imbattuto in una intervista televisiva rilasciata ad una tv locale da un esponente della Mazara Scherma a.s.d. nonché esponente arbitrale F.I.S Giuseppe Bucca (http://www.youtube.com/watch?v=OwzANQeBeB0).

Il suddetto personaggio dopo aver in qualche modo esaltato le prestazioni e i risultati dei propri atleti e ancor  più del proprio fratello Emanuele, dallo stesso definito come la Valentina Vezzali o l’Aldo Montano del mondo schermistico arbitrale, o meglio come uno dei migliori arbitri del panorama mondiale, ha concluso l’intervista con una inquietante dichiarazione.

Secondo il sig. Giuseppe Bucca suo fratello Emanuele non sarebbe stato inserito nella c.d. elite arbitrale per il seguente motivo: << però dietro c’è la rabbia di non essere stato inserito nell’elite arbitrale… ma sappiamo che l’inserimento nell’elite arbitrale..purtroppo ...non è bello parlarne ma anche nello sport c’è politica e in una situazione di equilibri politici internazionali si è preferito fare un altro nome piuttosto che quello di mio fratello per un volemose bene…però non è un problema….mio fratello è ben visto da tutte le Nazioni a livello mondiale..non c’è Nazione che non parli bene di mio fratello>>.

Ma cosa avrà voluto dire l’intervistato, che peraltro riveste anche un ruolo federale, con l’affermazione “nello sport c’è politica”? Ha voluto esprimere forse il proprio dramma interiore, sintomatico di una moderna e poco esaltante concezione di tutto lo sport, scherma compresa? Qual è il prezzo che lo sport deve pagare alla politica? Chi ha sacrificato l’eccellente arbitro Emanuele Bucca sull’altare di oscuri equilibri internazionali? Il presidente Giorgio Scarso, il presidente Malagò o Alisher Usmanov in persona?

Non credo che ci sia qualcuno che possa negare come nell’ultimo ventennio lo sport abbia subito la sua più radicale e decadente mutazione. Non si può certo affermare che  il mondo sportivo internazionale, e certamente quello italiano distintosi più degli altri per gli innumerevoli scandali degli ultimi anni, costituisca un ambiente del tutto sano e trasparente. Ogni competizione, che dovrebbe tener conto del rispetto dell'avversario, dei sentimenti di giustizia e di lealtà,  viene offuscata dallo spettro di una combine, di arbitraggi pilotati, intimidazioni, favori, conflitti di interesse, collusioni di ogni tipo. Lo sport in quanto fenomeno di rilevanza socio culturale è sempre stato lo specchio della società e come tale si presta ottimamente a rappresentare anche il degrado morale, culturale ed economico che caratterizza una nazione in un determinato momento della sua storia! E per l’Italia quel momento non sembra essere ancora del tutto superato. Riusciremo mai a sottrarci all’imbarbarimento dei costumi nazionali, a valicare quei meschini interessi di bottega e la vivida venerazione per la misera furbizia che sempre più sembra caratterizzare ogni tipo di condotta degli italiani?

Sarei molto lieto se il sig. Giuseppe Bucca, e magari anche il fratello Emanuele, fossero un po’ più espliciti nel manifestare il motivo della loro “rabbia” senza, per questo, doversi preoccupare di violare il codice etico federale. Ne avrebbero, infatti, tutto il diritto!

Sarei altrettanto lieto di conoscere anche l’opinione del presidente Scarso. Magari anche questa volta potrebbe minimizzare il tutto, così come ha già fatto per la nota  vicenda del delegato GSA Barrera, sostenendo che si tratta di una dichiarazione generata  unicamente dalla straordinaria sensibilità emotiva del dichiarante!

Cordiali saluti

Antonello Fileccia

 

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